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GLI INTERESSI DEL MALE Nella
Bibbia sta scritto: 1. “Tua, o Eterno, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo
splendore, la maestà, perché tutto ciò che è in cielo e sulla terra è tuo. 2. Tuo, o Eterno, è IL REGNO, e tu ti innalzi sovrano sopra ogni
cosa.
Quando il Signore regna nella nostra
vita e domina nel nostro cuore, Egli ci dona 1. ricchezze, 2. gloria, 3. forza e 4. potenza. (Salvezza, potenza, regno di Dio e
potestà di Gesù Cristo–Apoc.12) Tutto ciò che riceviamo e diamo di
1. grandioso, 2. potente, 3. glorioso, 4. splendido, 5. maestoso viene da Lui; anche 1. la lode, 2. la celebrazione, 3. il ringraziamento, 4. la gloria al Suo nome, 5. tutto ciò che noi offriamo a Lui spontaneamente e
semplicemente, vengono dalle ricchezze che Egli ci
ha donato. Davide pregando dice: “Ora dunque (poiché Tu ci hai donato le tue ricchezze e
regni in noi), o Dio nostro, noi ti ringraziamo e celebriamo il tuo nome
glorioso. Ma chi sono io e chi è il mio popolo, che siamo in grado di
offrirti TUTTO spontaneamente? TUTTE LE COSE INFATTI VENGONO
DA TE e noi ti abbiamo semplicemente dato ciò che abbiamo ricevuto
dalla tua mano”. (1 Cron. 29:13-14). Per fare regnare Gesù Cristo nei nostri cuori e ricevere
pertanto le sue ricchezze ed il potere di sconfiggere il diavolo, dobbiamo
purificare il nostro cuore
e ristabilire Gesù Cristo al primo posto, mediante la
per innalzare solo Lui con tutto il nostro cuore; Per meglio sviluppare i temi proposti ci riferiremo alla
vicenda che vide coinvolto il re di Giuda Ezechia; così sta scritto: 1.
“Egli
fece ciò che è giusto agli occhi del Signore... 2.
soppresse
gli alti luoghi, 3.
frantumò
le statue, 4.
abbatté
l’idolo d’Astarte, 5.
e
fece a pezzi il serpente di rame che Mosè aveva fatto... 6.
Egli
mise la sua fiducia nel Signore... 7.
Si
tenne unito a Lui, non cessò di seguirlo e osservò i suoi comandamenti; (e per tutto questo)
Il Signore fu con Ezechia che riusciva in tutte le sue imprese. Egli si
ribellò al re d’Assiria e non gli fu più sottomesso; sconfisse i Filistei e
ne devastò il territorio... fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o
che lo precedettero, non ve ne fu nessuno simile a lui.” (2 Re 18:3-8). “In ogni lavoro che intraprese per il servizio della casa di
Dio, per la legge e per i comandamenti, per
cercare il suo Dio, egli lo fece con
tutto il suo cuore; per questo egli prosperò”(2 Cron. 31:21). Il più
grande desiderio di Ezechia era di poter compiere, durante il suo regno,
tutto ciò che è buono, retto e vero davanti il Signore e dispose tutto il suo
cuore in questo; e Dio lo riempì di benedizioni (disporre il proprio cuore
alle cose di Dio ci dà grandi ricompense, accompagnate dalla certezza che il
Signore è con noi sempre). L’interesse
delle tenebre.
Un regno così ricco e prosperoso come quello di Ezechia è
sempre mira del nemico che macchina ogni stratagemma per infiltrarsi e
prendere il posto del Re. Questo nemico, il diavolo, viene per rubare le ricchezze che
Dio ha messo nel nostro cuore per stabilire il suo regno ed utilizzare il
potere e la forza riposta nei doni dello SS per i suoi piani di male. Egli non ha potere alcuno, ha bisogno delle ricchezze dei
nostri cuori per essere forte e farci strumenti di male; quando vede
abbondanza di grazia e di potenza in un cuore, lo cinge d’assedio per
impadronirsene. Se riesce a costituire il suo regno dentro di noi, tutte le
virtù spirituali che ci disponevano a seguire il bene ed a fuggire il male,
si tramutano nel perfetto contrario (così come il regno delle tenebre è il
perfetto contrario del regno della Luce, lo spirito della “carne” è il
perfetto contrario dello SS). Un’anima sottomessa al diavolo 1.
seguirà
il male e 2.
fuggirà
il bene, 3.
se
era umile, 4.
mansueta,
5.
altruista,
6.
buona
diventerà 1.
superba,
2.
aggressiva,
3.
egoista,
4.
cattiva;
se la grazia abbondava sotto il regno di Dio, il peccato
abbonderà sotto la potestà di satana (effetto opposto della Parola: “dove il
peccato abbonda, la grazia sovrabbonda”, ma pur sempre in limiti diversi ed
assolutamente imparagonabili al potere di Dio). Le ricchezze di Dio sono intoccabili; i demoni per trarre
l’energia di queste e poter quindi acquistare forza per il loro regno, devono
Così le ricchezze di Dio tramite l’uomo vinto serviranno
all’avanzamento delle tenebre. E’ chiaro, quindi, che la colpa è dell’uomo e che la sua
sconfitta è sempre preceduta da un assedio dove gli strumenti della paura,
della parola contraria a Dio e dell’odio sono utilizzati costantemente dal
male. Più possibile sarà questa gestione dei dono buoni a favore del
male, più i demoni diventano forti. Quali armi il diavolo utilizza per entrare nei cuori che
decide di assediare, dopo aver capito che ivi sono custodite grandi
ricchezze? 1. LA PAURA (nel gioco dei contrari e degli opposti)
Un cuore stabile, che ripone completa fiducia nel Signore e
nei suoi servi non sarà mai smosso, né temerà alcun male o danno alla sua
vita poiché riconosce che in Gesù Cristo ha tutto pienamente; pertanto il
diavolo cercherà di colpire la stabilità attraverso la paura. Per incutere timore in un cuore ed aprirsi uno spiraglio da
cui entrare, screditerà il Signore ed i suoi servi al fine di far credere di
essere più forte di Dio e che la Parola pronunciata dai Suoi non è altro che
inganno e seduzione. Cercherà di far vedere tutto il bene come male nei confronti
dell’anima in quel momento combattuta, per convincerla che in realtà chi
vuole farla morire non è lui ma colui che la sta incoraggiando con la Parola
di Dio a resistergli. Queste furono le parole che il re d’Assiria pronunciò contro
Dio ed il Suo servo Ezechia, dopo che quest’ultimo incoraggiò il popolo a non
temere il nemico e ad essere forti e coraggiosi perché l’Eterno li avrebbe
soccorsi ed avrebbe combattuto per loro: “In che cosa confidate per rimanere assediati in Gerusalemme?
Non sta Ezechia ingannandovi per farvi morire di fame e di sete dicendo: - L’Eterno, il nostro Dio, ci libererà dalle mani del re di
Assiria- ? Non ha forse lo stesso Ezechia rimosso i suoi alti luoghi ed i
suoi altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: -Voi adorerete davanti a un
solo altare e su di esso offrirete incenso-? Non sapete ciò che io e i miei padri abbiamo fatto a tutti i
popoli degli altri paesi? Gli dei delle nazioni di quei paesi sono stati
capaci di liberare i loro paesi dalla mia mano? Tra tutti gli dei di queste nazioni che i miei padri hanno
votato allo sterminio, chi mai ha potuto liberare il suo popolo dalla mia
mano? Come potrà quindi il vostro Dio liberarvi dalla mia mano? Ora perciò non lasciate che Ezechia vi inganni e vi seduca in
questo modo; non prestategli fede! Poiché nessun dio di alcuna nazione o
regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano dei miei
padri, tanto meno il vostro Dio potrà liberarvi dalla mia mano!” (2 Cron.
32:10-15). Queste parole avevano lo scopo di spaventare e atterrire il
popolo di Dio per impadronirsi della città. Il re assiro continuò dicendo: “Fate pace con me e arrendetevi a me, e ciascuno di voi
mangerà i frutti della sua vigna e del suo fico e berrà l’acqua della sua cisterna,
finché io non venga per condurvi in un paese simile al vostro, paese di grano
e di vino, paese di pane e di vigne, paese di ulivi, di olio e di miele, e voi vivrete e non morrete”
(2 Re 18:31-32) “Vivrete e non morrete”: lo stesso inganno che macchinò il
serpente per spingere Eva a mangiare il frutto dell’albero del quale Dio
aveva comandato di non mangiare (egli infatti le disse:”Voi non morrete
affatto” -Gen. 3:4-). E d’allora, il diavolo utilizza la stessa tecnica per sedurre
e conquistare un’anima: mostrarsi più buono e generoso di Dio, in grado di
dare tutte le ricchezze e tutto il bene possibile, capace di farti vedere la
realtà dei fatti e fornirti tutta la verità. Quando il diavolo verrà con accuse ed insulti verso Dio ed i
Suoi servi, sebbene ti faccia credere che quella che lui ti sta fornendo è
l’unica verità, ricorda che il suo obiettivo non è aiutarti ma è conquistare
il tuo cuore per distruggere te e, se è possibile, chi ti sta vicino. nel momento del bisogno o dell’afflizione, quando l’anima deve
manifestare la sua fiducia nel Signore (che non smette mai di provvedere al
suo bene), il diavolo le invia degli stimoli per non farle vedere via
d’uscita al suo problema, metterle quindi il dubbio ed impedirle di riposare
nelle promesse di Dio. Se l’anima accetta gli input del male, entrerà nel
panico, perdendo la fede e permettendo ai demoni di fare breccia nel suo
cuore. “Essi parlarono contro il Dio di Gerusalemme come contro gli
dèi dei popoli della terra che sono opera d’uomo. Ma il re Ezechia ed il
profeta Isaia pregarono a questo proposito e gridarono al cielo. Allora l’Eterno mandò un angelo che sterminò tutti gli uomini
forti e valorosi, i principi e i capi nell’accampamento del re d’Assiria (Gesù Cristo è più forte del diavolo). Il
re d’Assiria tornò al suo paese coperto di vergogna; entrò nel tempio del suo
dio, dove i suoi stessi figli lo uccisero di spada (non esiste altro Salvatore all’infuori di nostro Signore Gesù Cristo,
l’unico Dio). Così l’Eterno salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme
dalla mano del re d’Assiria e di tutti gli altri e li protesse tutt’intorno”
(2 Cron. 32:19-22) Non permettiamo al male di spaventarci o di sedurci, perché
egli è bugiardo, qualsiasi sia la sua minaccia o la sua tentazione, egli non
potrà toccarci né può offrirci alcunché di buono. Quando giungerà la lotta, resistiamogli invocando e chiedendo
aiuto a Dio; chiediamo al Signore di liberarci dall’oppressione perché, fino
a quando Lui regnerà nel nostro cuore, nulla potrà nuocerci. Crediamo nella
Sua fedeltà, Egli ci ha promesso che fino a quando confideremo in Lui ed in
Lui ci rifugiamo “non temeremo lo spavento notturno, né la saetta che vola di
giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa a
mezzodì...Egli comanderà ai Suoi angeli di custodirci in tutte le nostre vie”
(Salmo 91). Avere fiducia in Gesù Cristo, confidando nel Suo amore e nei
suoi pensieri di bene per noi in ogni tempo, ci permette di riceve la pace,
tesoro prezioso e arma potente contro gli stimoli di paura inviatici dal
male. “Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le
vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con
ringraziamento. E la pace di Dio, che sopravanza ogni
intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.” (Fil.
4:6-7). La pace garantisce la stabilità del nostro cuore e non
permette ai nemici di assediarlo; ma per ricevere questo dono dobbiamo
credere in Dio e nelle Sue promesse, dobbiamo crederGli quando ci invita a non
temere poiché alcun male ci nuocerà: Egli è con noi dovunque andiamo. (Se non credete, certamente non sarete resi stabili-Is.7-9). “Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buon fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, PENSATE A QUESTE COSE (intelligenza del bene)” (Fil.
4:8). Dopo aver riposto la nostra fede in Dio, il consiglio
dell’apostolo Paolo è di occupare la nostra mente con tutto ciò che è bene e
ci permette di lodare il Signore in ogni tempo; in tal modo non ci sarà posto
dentro di noi per alcun pensiero di male od alcuna concupiscenza, ma cuore e
mente saranno sottoposti al nostro Re Gesù Cristo. 2. L’ORGOGLIO
Attraverso l’orgoglio, il diavolo impedisce all’anima di
essere sottomessa ed ingannandola le farà credere di essere libera e
superiore a chiunque, pertanto di non aver bisogno degli insegnamenti di
alcuno, anzi lei stessa può permettersi di giudicare ed ammaestrare. In questo modo il diavolo regnerà nel cuore dell’ingannato
senza che questi si renda conto di essere posseduto, poiché il suo padrone le
farà sentire un senso di libertà, di calma e di giustizia, quando in realtà
la sua mente è completamente confusa e soggiogata. Il male mira a far inorgoglire un cuore che da Dio ha ricevuto
molte ricchezze, perché proprio su queste si baserà per far credere alla sua
vittima di essere così forte, così “santa” da potersi gestire da sola. Ed è proprio quello che accadde a Lucifero, l’angelo più
bello, che avendo ricevuto tanto dall’Eterno, si inorgoglì al punto di volere
prendere il posto del Creatore; ma quale fu la sua fine? L’ira di Dio si
scagliò sull’angelo che passò da tanta grandezza a tanta meschinità. Se l’anima accetterà questi pensieri, non riconoscerà più
tutti i benefici che il Signore le ha fatto e si dimenticherà di Lui. Questo accadde anche al re Ezechia: “In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Egli pregò
l’Eterno che gli parlò e gli diede un segno. Ma Ezechia non corrispose al beneficio a lui fatto, perché il
suo cuore si era inorgoglito; perciò su di lui, su Giuda e su Gerusalemme si
riversò l’ira dell’Eterno. Poi Ezechia si umiliò dell’orgoglio del suo cuore, lui e gli
abitanti di Gerusalemme; perciò l’ira dell’Eterno non venne sopra di loro
durante la vita di Ezechia (Il nostro
Signore non aspetta altro che perdonarci)”. Quando il nostro cuore si inorgoglisce (e noi lo capiremo nel
momento in cui non sopporteremo più la sottomissione e l’ubbidienza alle
autorità poste da Dio), umiliamoci al Signore, che è pronto a perdonarci e
ristabilire in noi tutti i doni fattici. Riconosciamo sempre che tutto ciò che noi riceviamo ci viene
dall’alto e niente c’è dato per i nostri meriti, ma solo per l’immensa grazia
di nostro Padre. (L’orgoglio dell’uomo lo porta in basso, ma chi è umile di
spirito otterrà gloria – Prov. 29:23). “In quel tempo il re di Babilonia mandò una lettera e un dono
a Ezechia perché aveva sentito che Ezechia era stato ammalato (il diavolo cerca sempre di ammaliare la
sua preda per conquistarla). Ezechia diede udienza agli inviati (errore grave: mai rispondere agli stimoli del diavolo, per quanto
possano sembrare innocenti e gentili) e mostrò loro tutta la casa del suo
tesoro (rispondere al diavolo significa
accoglierlo nel nostro cuore): l’argento, l’oro, gli aromi, gli oli
finissimi, il suo arsenale e tutto ciò che si trovava nei suoi magazzini. Non
ci fu nulla nella sua casa ed in tutti i suoi domini che Ezechia non facesse
loro vedere” (2 Re 20:12-13). Per questo grave errore commesso da Ezechia, tutto ciò che si
trovava nella sua casa e tutto ciò che i suoi padri avevano accumulato fu
trasportato in Babilonia (2 Re 20:17). Nel libro del profeta Geremia sta scritto infatti che il
popolo di Dio fu condotto in cattività da Gerusalemme a Babilonia e fu
schiavo per ben settant’anni degli stranieri. Inorgoglitosi a motivo della seduzione del re babilonese,
Ezechia non ragionò sulla gravità di mostrare ai messaggeri le sue ricchezze. Anche quando Isaia gli profetizzò intorno all’esilio in
Babilonia, egli considerò questo evento cosa buona e propizia, perché ripose
fiducia negli stranieri e non li considerò più dei nemici. Questa infatti fu la risposta di Ezechia alla profezia: “-La parola dell’Eterno che tu hai pronunciata è buona.- Egli
infatti pensava : - Non sarà forse una bella cosa se ci sarà pace e sicurezza
durante la mia vita?” (2 Re 20:19). Ezechia considerò che il bene gli sarebbe venuto dal re
babilonese, eppure il Signore non fece mai mancare nel suo regno alcuna
ricchezza, né mai abbandonò lui ed il suo popolo nelle mani dei nemici. Nonostante tutte le esperienze che Ezechia fece col Signore,
fu così ammaliato dagli stranieri che dimenticò tutto il bene ricevuto da
Dio. L’orgoglio è un’arma micidiale del
diavolo perché rende insensati e non più capaci di distinguere il bene dal
male, tant’è che l’orgoglioso dialoga col nemico come se fosse il suo
migliore amico e lo considera sempre a suo favore; quand’anche un servo del
Signore provasse a convincerlo del contrario, chi si inorgoglisce crederà più
al diavolo che a Dio. 3. L’IDOLATRIA
“Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine
guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine
consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano perchè DOVE E’ IL VOSTRO TESORO, LA’ SARA’ IL VOSTRO CUORE (Mt.
6:19)”. Accumuliamo tesori in cielo ogni qualvolta siamo disposti a
seguire Gesù Cristo in ogni circostanza, qualsiasi sia la condizione, perché
il Signore è al centro dei nostri interessi (Così dunque ognuno di voi, che
non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo – Luca
14:32). Un cuore così disposto sarà intoccabile dal diavolo; egli non
potrà sfondarlo per rubare le ricchezze in esso conservate. Viceversa, se abbiamo dei tesori che per noi sono così
importanti da prendere il posto di Dio (e diventare per tanto un idolo), il
nostro cuore sarà preda del diavolo che facilmente sfonderà e conquisterà. Questo non vuol dire che per seguire Gesù Cristo non dobbiamo
amare alcuno, ma che niente e nessuno deve essere più importante di nostro
Signore. Infatti Gesù disse: “Chi ama padre o madre, figlio o figlia PIU’ DI ME non è degno
di me” (Mt. 10:37). Il diavolo spesso inganna i cristiani facendogli credere che
bisogna amare solo Dio e che amare il prossimo non sia necessario; cerca
sempre di mettere separazione laddove Dio unisce con l’amore ( vincolo della
perfezione - Col. 3:14). Come il diavolo può innalzare un idolo nel nostro cuore? Cercando di far concentrare la nostra mente e la nostra vita a
ciò che è al secondo posto per prenderne il primo riservato a Dio. Così il diavolo proverà a metterci paure, dubbi, macchinando
contro ciò che è più importante per noi dopo Gesù Cristo. Egli ci invierà dei pensieri-accusa su chi teniamo al secondo
posto per farci temere di perderlo o di essere da questi ingannati; cercherà
di distorcere ogni azione, ogni parola di chi amiamo senza che questi faccia
nulla di male nei nostri confronti. Così infatti fece il re assiro quando
accusò Ezechia davanti il popolo per impadronirsi della città: mostrare tutte le azioni buone compiute
dal servo di Dio in azioni malvagie. Questi pensieri-accusa saranno nella nostra mente dei continui
bombardamenti da parte del diavolo. Se noi li crederemo, inizieremo a
disperarci perché ci sentiremo persi, abbandonati e traditi, dimenticando che
abbiamo un Dio che ci ama più di tutti, che non ci abbandona mai e che ha cura
di noi. Arriveremo persino a disinteressarci dell’amore di Dio perché
il diavolo è riuscito a rendere più importante chi fino a poco tempo prima
tenevamo al secondo posto. Più noi combatteremo per conquistare il nostro
“idolo”, più il diavolo ci farà sentire di averlo perso e di non poter fare
nulla per averlo e che il nostro destino sarà quello di vivere soli, con il
dolore che ci lacera dentro e la convinzione che mai nessuno potrà consolarci
o guarirci. Ormai siamo caduti in un buio profondo in cui v’è solo
disperazione e panico, in cui l‘unica voce (camuffata in nostra) che
riusciamo ad ascoltare è quella dei demoni. Sebbene anche in questi momenti riceviamo i consigli di Dio
per farci uscire da questo tunnel, appena il male ci dirà di non crederci
perché sono inganni (questo infatti disse il re assiro: “Ora Ezechia non
v’inganni e non vi svii in questa maniera, non gli prestate fede”) noi non daremo più ascolto alla voce
dello SS. Alla fine, stanchi dei tormenti e delle paure, col solo desiderio
di scappare lontano da tutti e, nello stesso tempo, consumati dai sensi di
colpa, finiremo per odiare chi prima amavamo e riempirci di rancori ed
amarezze senza senso. Un cuore idolatra diventa regno del diavolo e come i regni
idolatri del V.T. (tutti caduti nelle mani dei nemici), vivrà in continue
guerre e rovine, senza pace e prosperità, fino a quando non abbatterà l’idolo
e non si purificherà per restaurare il regno di Dio. 4.LE
PASSIONI (I DESISDERI CHE CI VINCONO)
Fin dal principio, quando Dio creò la Terra, di tutto ciò che
Egli formò, considerò l’uomo l’opera migliore di tutte, tanto che a lui diede
il dominio sulle cose create. “Facciamo l’uomo a nostra
immagine, conforme alla nostra somiglianza e abbia dominio sui pesci del
mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i
rettili che strisciano sulla terra... Dio vide quello che aveva
fatto, ed ecco, era molto buono.”(Gen.
1). Dio amò grandemente l’uomo da dargli come dimora il giardino
dell’Eden; questo luogo era pieno di ricchezze e di meraviglie: il Signore
mise in esso tutto ciò che sarebbe piaciuto e servito alla Sua creatura come
segno del Suo amore. Pose nel mezzo del giardino ciò che è più prezioso per l’uomo: -
l’albero
della vita (Dio ha donato a noi che crediamo la vita eterna) e -
l’albero
della conoscenza del bene e del male (anche se Dio proibì all’uomo di
mangiarne il frutto, Egli lo amò veramente tanto da lasciarlo libero di
scegliere: la libertà è da sempre la maggiore aspirazione dell’uomo ed è la
condizione che l’amore di nostro Signore garantisce costantemente). Fin dalla Creazione, l’uomo può comprendere che solo il
Signore con il Suo amore può garantirgli ciò che desidera, ciò che è bene per
lui: solo l’amore di Dio riesce a rispondere a tutti i bisogni dell’anima. Se Dio amò così tanto l’uomo da soddisfare le sue esigenze e
primariamente quelle della vita eterna e dalla libertà, il diavolo, come
nemico di Dio, odia grandemente l’uomo privandolo di ciò che più desidera ed
appaga la sua anima, pertanto cercherà di dargli la morte al posto della
vita, la schiavitù al posto della libertà. Il serpente, per far cadere Adamo ed Eva nel suo tranello,
giocò sul piano della libertà, perché è proprio su questo piano che l’uomo
concede, disubbidendo alla volontà di Dio, occasione al diavolo di dominarlo
attraverso le passioni; così infatti Eva fu vinta dal desiderio di mangiare
il frutto proibito e questa passione diveniva tanto forte quanto più ella
ragionava con il serpente su ciò che il Signore non voleva. Peccando, Adamo ed Eva hanno perso non solo la libertà, ma
anche la vita eterna, cadendo nella schiavitù della conoscenza del male e nel
peccato che produce la morte. Ritornando alla vicenda dell’assedio del re d’Assiria, questi,
abbiamo visto, oltre ad attaccare il popolo di Dio con paure e dubbi, tentò
di sedurlo proponendogli un posto migliore di quello in cui già viveva, la
città del suo regno. Ma“...quelli (il popolo)
tacquero e non gli risposero nulla perché il re aveva dato quest’ordine : - Non
gli rispondete – “ (Isaia 36:21). Se il popolo avesse risposto, avrebbe desiderato arrendersi al
nemico, avrebbe desiderato abbandonare la cittadinanza celeste per quella
dell’inferno. Ragionare con i demoni significa accettare le loro parole e le
loro seduzioni, non poter più sottomettere e controllare i pensieri e i
desideri da queste generati; saranno così forti da considerare la loro
proposta “buona, bella, desiderabile” tanto da vincere la nostra anima e
renderci schiavi di ciò che ci ha dominati: il male. L’uomo agisce in base alla conoscenza che possiede: egli
riceve delle informazioni, le organizza e stabilisce il suo comportamento, il
suo agire con gli altri, il suo reagire alle varie circostanze che vive. Fin dal principio Dio pose l’uomo come vincitore di tutto ciò
che è nella terra (RENDETE LA TERRA SOGGETTA A VOI - Gen 1 :28),
sottomettendo alla propria volontà quella degli altri al fine di non essere
vinto ma di vincere. Ora Adamo ed Eva avevano solo la conoscenza del bene: essi
ricevevano ed organizzavano in loro solo informazioni di bene e reagivano di
conseguenza (le loro azioni, i loro pensieri, il loro modo di vivere erano
solo di bene in ogni tempo), pertanto la loro volontà era assoggettata a
quella del loro Creatore ed a questa stessa avrebbero assoggettato la terra. Acquisendo la conoscenza del male, l’uomo riceve dall’esterno
non solo informazioni di bene ma anche di male ed in base a ciò che lo
domina, che vince la sua volontà, egli agirà, penserà, vivrà. Il mondo giace nel maligno perché ciò che lo domina è il male:
il diavolo ha sottomesso gli uomini alla sua volontà attraverso il peccato,
rendendoli mortali e schiavi. Gesù Cristo ha vinto il mondo, pertanto ha vinto chi lo aveva
dominato e ha chi crede in Lui, a chi nasce di nuovo, Egli ha dato la
salvezza (vita eterna) e la libertà, ristabilendo ciò che Dio fin dal
principio aveva donato all’uomo. Tuttavia il cristiano si troverà, nell’arco della sua vita, a
scegliere se camminare (e quindi reagire) secondo lo spirito della carne
(ricevendo solo la conoscenza del male) o secondo lo Spirito Santo (ricevendo
solo la conoscenza del bene). Il diavolo possiede già il cuore degli uomini che non hanno
come re Gesù Cristo, ma chi non ha sotto il suo dominio è il cuore dei figli
di Dio ed è a questi che egli dichiara guerra aperta. Per tal motivo il Signore ci invita a sottomettere la carne
allo Spirito Santo per regnare in noi e vincere il nemico che approfitterà
della nostra libertà. Gesù venne per fare non la sua volontà ma la volontà del
Padre, ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre nostro venga il tuo regno sia
fatta la tua volontà” e ci ha dimostrato sul Getsemani come vincere la nostra
volontà e fare quella di nostro Padre. Egli sottomise il suo volere a quello di Dio e
vinse il mondo;
così anche noi siamo chiamati a sottometterci alla volontà del Padre ed a
pregare per questo al fine di non cadere nelle tentazioni di satana, ma
poterle vincere. “State dunque saldi nella
libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti
sotto il giogo della schiavitù... Voi, fratelli, siete stati
chiamati a libertà; soltanto non usate questa
libertà per dare un’occasione alla carne… (Gal. 5:1 e 13). Il diavolo tenterà di distoglierci dal fare la volontà del
Padre nostro, costringendoci, attraverso le passioni, a seguire la carne e
ritornare suoi schiavi e cercherà di sedurci attraverso ciò che possiede: le
ricchezze del mondo. Così cercò di tentare Gesù, così il re d’Assiria cercò di
conquistare il cuore del popolo di Dio proponendogli il suo regno al posto di
quello del re Ezechia. Quando scegliamo di seguire la nostra volontà, siamo caduti
nell’inganno del male che con le sue seduzioni, ci spingerà nella sua via,
quella della morte. 5.L’ODIO (E
LA MANCANZA DEL PERDONO)
Dio è amore e, il diavolo, essendo nemico di Dio, è nemico
dell’amore. Il male, in effetti, non riesce a stare laddove regna l’amore
di Cristo e cerca in tutti i modi di creare contrasti e discordie tra i
fratelli per evitarne la comunione, nonché per iniettare nei cuori odi,
rancori e amarezze e prepararsi, quindi, il terreno alla conquista. Possiamo dire di amare Dio ma se non amiamo i nostri fratelli
le Scritture affermano che siamo nelle tenebre, perché se amiamo Dio il Suo
amore dimora in noi e chi ha questo amore riesce ad amare i propri fratelli;
se li odia vuol dire che nel suo cuore regna un signore diverso ed opposto a
Gesù Cristo, Colui che ci ha insegnato e mostrato il vero amore. Il diavolo può seminare discordie tra i fratelli attraverso
l’invidia, la gelosia, la mancanza di perdono: sentimenti che, se coltivati e
non distrutti immediatamente, generano odio. “Sei cose odia il Signore anzi sette gli sono in abominio: gli occhi alteri (la superbia) la lingua bugiarda (l’ipocrisia) le mani che spargono sangue innocente (l’ingiustizia) il cuore che medita disegni iniqui (la perversità) il piedi che corrono frettolosi al male (l’iniquità) il falso testimone che proferisce menzogne (la falsità) chi semina discordie tra fratelli (odio)” (Prov.
6:16-19). Ciò che Dio odia è ciò che caratterizza il diavolo (come
abbiamo già considerato il male è il perfetto contrario del bene); infatti le
cose sopra elencate non sono altro che le caratteristiche e le azioni degli
uomini sotto il dominio di satana, caratteristiche ed azioni di chi ha nel
cuore l’odio: il regno delle tenebre. Infatti così sta scritto: “Chi odia parla con dissimulazione, ma dentro medita l’inganno; quando parla con voce graziosa non fidarti, perchè ha sette abominazioni nel cuore (le sette cose odiate dal
Signore!). Il suo odio si nasconde sotto la finzione, ma la sua malvagità si rivelerà nell’assemblea... La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito...(Prov.
26:26-28). Per portarci ad odiare, il diavolo cercherà di farci sentire
meno amati o meno stimati di un fratello o di una sorella, attribuendo a
questi la colpa di tali mancanze. Infatti il male giustificherà l’odio che proveremo nel cuore
perché ci farà credere che chi stiamo odiando, abbia compiuto qualche cattiva
azione nei nostri confronti o che ci stia rubando ciò che amiamo o stia
rovinando i nostri interessi e, pertanto, merita di essere disprezzato. Finiremo quindi per mentire al fine di ferire, di macchinare
il male contro il nostro prossimo, di desiderare perfino la sua morte perché
solo questa (pensiamo) ci può dare la pace... a questo punto il nostro cuore
è diventato il regno ideale di satana. Perché Caino odiò suo fratello Abele fino al punto di
ucciderlo? Perché l’offerta di suo fratello era migliore della sua. Ma Dio non gradì l’offerta di Caino non per colpa di Abele che
diede i primogeniti del suo gregge (offrì il meglio che aveva), ma perché
Caino non diede con tutto il suo cuore in quanto aveva delle riserve per se
stesso. Quando odiamo, il difetto è in noi e non nell’altro. Ricordiamoci che Dio non ha riguardi personali, ma il nostro
rapporto con Lui dipende dalla disposizione del nostro cuore, da quanto siamo
disposti ad amarLo e servirLo. Perché Giuseppe fu odiato dai suoi fratelli? Perché Giuseppe era amato dal padre più degli altri. Ma egli
si acquistò questo amore, perchè l’onorava più dei suoi fratelli e più degli
altri era onesto. Anche in questo episodio, il difetto non era in chi era più
amato ma in chi odiava (sul conto dei fratelli di Giuseppe, infatti,
circolava una cattiva fama – Gen. 37-2). Chi odia un fratello cammina nelle tenebre ed è un omicida,
pertanto non può trovare giustificazione alcuna ai suoi sentimenti negativi,
né può credere che, pur essendo cristiano, possiede la vita eterna (I Giov.
3:15). Amiamo con l’amore di Cristo che cerca l’interesse del
prossimo prima del proprio, avendo fede che sarà Dio a curare i nostri
interessi. Amiamo col vero amore perché saremo in grado di dare sempre ed in
ogni tempo, perché l’amore di Cristo è: paziente, benevolo, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in maniera sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode l’ingiustizia, ma gioisce con la verità, soffre ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa (I Cor. 13:4-7). Quando amiamo veramente il diavolo non potrà indurci ad odiare
i nostri fratelli, perché mai potrà iniettare nel nostro cuore il suo veleno
(invidia, gelosia, egoismo) poiché non troverai in noi nessuna possibile
occasione, né mai ci farà sospettare il male nei nostri fratelli. Un cuore che sa amare in tal modo è regno in cui domina Gesù
Cristo e sarà un regno stabile e forte (Chi ama suo fratello rimane nella
luce e non c’è nulla in lui che lo faccia inciampare – I Giov. 2:10). Le
conseguenze del male secondo Genesi 2
Esaminando in maniera più organica la vicenda di Eva ed Adamo,
al fine di coglierne la dimensione spirituale e distinguerla come modello a
cui riferirsi, per meglio valutare le manifestazioni che operano nell’animo
dei credenti anche del tempo odierno, riteniamo che la parola di Dio e quella
del diavolo sono state capaci di influenzare i caratteri di Caino e di Abele. Se consideriamo la parola come lo stimolo più forte che può
giungere all’uomo, notiamo che è a motivo di questa che lo stesso indirizza
le sue scelte, la sua volontà e la sua vita, poiché attraverso di essa forma
la sua conoscenza e coscienza. Quando Adamo aveva nel cuore solo la Parola di Dio la vita era
per lui un vero paradiso, ovvero sentiva intorno a sè la pace, la gioia, la
giustizia, tutto era buono per la sua coscienza tenuta nell’intelligenza del
bene: il rapporto con Dio era quotidiano, amichevole, vivificante. Quando Eva, la parte meno responsabile della coppia, si fermò
ad ascoltare le parole del diavolo, un meccanismo particolare si avviò nel
cuore dell’uomo, condotto ormai dall’abilità seduttrice del serpente antico. Solo fermarsi ad ascoltare chi è nemico di Dio ed a Lui
contrario, riduce l’anima nella condizione del male. Infatti, le parole del serpente furono inizialmente
indirizzate a mostrare che Dio non aveva, in fondo, tutti i migliori
propositi per le Sue creature, visto che voleva impedir loro la conoscenza di
ogni cosa. Quando Eva, poco sobria e nello stesso tempo anche poco
attenta alle strategie, accettò in sé le parole contro Dio, ragionandone con
il serpente, il suo cuore per conseguenza inserì la parola del diffamatore in
cambio di quella di Colui che veniva diffamato. Chi parla male del prossimo ha sempre il fine di screditarlo,
per farci perdere la fiducia in lui e poter governare con la menzogna sul
nostro rapporto, prima governato dall’amore. Basta notare questi pochi elementi per capire quali meccanismi
si sviluppano in una persona e come questi siano in grado di cambiarne i
sentimenti, gli atteggiamenti e le azioni, spesso, anche, in maniera così
repentina da sconfessare ogni umana logica tesa a trovarne le
consequenzialità; solo la conoscenza biblica rende il procedimento, operante
nell’anima, comprensibile, logico, consequenziale, teleologico. Dopo aver dimostrato come il serpente operi con una logica
astuta e seduttrice fino a far capire che Dio non dice la verità, in maniera
compiuta, e utilizza metodi impropri tanto da spaventare le persone anche con
la paura della morte eterna. Dalle parole dette il diavolo discredita il Creatore facendo
intendere che non ama l’uomo con correttezza ed interamente, tant’è che gli
nasconde altre possibilità come quella della conoscenza anche del male. Alla fine Dio appare come colui che impedisce la totale
conoscenza onde l’uomo non diventi simile a lui ed acquisti così le sue
stesse facoltà. In effetti dalle Scritture abbiamo rilevato la tecnica del
male per guastare nei credenti il buon rapporto con Dio ed anche con coloro
che Lo servono e rappresentano, come i ministeri, gli anziani ed i diaconi
(basti pensare alle parole del re d’Assiria contro il re Ezechia). Va così notato che tutto ciò che appartiene alle tenebre
inizia a scalzare la fiducia nei servi di Dio, utilizzando l’antico metodo 1.
con
la messa in dubbio delle cose affermate da chi rappresenta la Parola di Dio (ma, veramente Dio vi ha
detto di non mangiare del frutto di tutti gli alberi del giardino?); la domanda è subdola e
contiene in sè una proiezione logica contro Dio, specie quando interroga se
veramente Dio ha detto questo, tanto da far capire che l’Onnipotente aveva
superato ogni limite della decenza per imporre una ubbidienza che penalizza
la creatura impedendola a raggiungere il massimo bene. Da queste brevi e devastanti
riflessioni e stimoli del male si ingenera in Eva anche la convinzione che
Dio si riservi a danno dell’uomo una conoscenza che lo migliorerebbe. Da tutto questo, il dubbio
inoculato sotto gli aspetti più utilitaristici dell’attività di Dio, volta
sempre ai suoi reconditi interessi e spesso a scapito dell’uomo, porta Eva ed
Adamo a ridimensionare l’amore del Signore e cercare un’alternativa personale
o esterna in grado di completare il bisogno di amore che a motivo delle
parole del serpente, ha iniziato ad apparire incompleto ed a volte non
corretto. Alla fame di amore dell’Uomo,
che Dio aveva sempre soddisfatto, satana fa credere che esso sia sempre stato
inidoneo, c’è la paura di essere stati ingannati e si rinuncia all’ubbidienza
poiché la si ritiene un utile per chi poco ama e che vuole gestire la vita
del credente con un falso amore. Di conseguenza solo chi li
aveva avvertiti ed aperto gli occhi ad un simile inganno perpetrato da Dio
può divenire il nuovo soggetto in cui porre la fede assoluta, tanto da fargli
occupare il primo posto del cuore. (La banalità del male, è
posta dal serpente ad Eva, e genera un male radicale). Sulla scia di queste parole
luciferine, cominciano a serpeggiare pensieri nella mente dell’uomo che,
pervaso da dubbi e incertezze, con distacco ed ostilità, scruta e giudica
l’operato del Creatore. Frutto di questo turbinio e
vortice caotico di pensieri,è una immagine distorta e traviata di Dio: Egli,
creatore onnipotente, appare ora una creatura”umana, troppo umana” ovvero
mediocre, subdola e calcolatrice, una mera creatura dalla natura ambigua. Nostro Signore Gesù ha detto:
tutto quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. E’ facile dedurre
da ciò che il modo col quale è stata guastata l’immagine e la dignità di Dio
sarà utilizzato a guastare chi oggi porta e rappresenta la Santa Parola. Il modello si ripete, il
metodo torna ad essere applicato entro i limità Così la prima azione delle
forze spirituali della malvagità tende a cambiare la natura e l’immagine di
Dio che, è considerato alla stregua di una “mera” creatura,e dargli le
coloriture della negatività, tanto da limitarlo nella onnipotenza e nel
concetto di amore, che ora appare utilitaristico, tornacontistico ed impaurito
per le detrazioni che l’uomo ne potrebbe fare. La capricciosità di un Dio,
che impedisce alla sua principale creatura di cibarsi di tutto, la si ritiene
dimostrata dalla richiesta d’ubbidienza: essa, ne rappresenta l’elemento più
evidente, eclatante e prova incontrovertibile di un operare scorretto fino a
far apparire interesse dell’uomo ciò che è invece specifico ed esclusivo
interesse di Dio: quindi un parlare per giungere con inganno a fini diversi
dove l’interesse tutelato è la conoscenza che Dio si è riservata e non il
rischio dell’uomo alla morte. Quindi, un Dio strano, che
utilizza la paura della morte per evitare di vedere nelle sue creature la
conoscenza di tutto ed anche del male. Purtroppo se la seduzione
appare logica e consequenziale essendo una menzogna artificiosamente composta
pure, come al solito, manca delle corrette chiarificazioni nel suo aspetto
globale. Questo significa che, proiettando oltre le logiche che affermano una
menzogna, si nota che essa non è espandibile ed è quindi ristretta in limiti
angusti. Infatti nel caso in esame, quando Dio è mostrato come un limitatore
della libertà dell’uomo e dei suoi interessi alla totale conoscenza,
superando i limiti della menzogna si possono avanzare delle richieste
chiarificatrici come la seguente: 1.
perché
Dio ha creato l’uomo con tali poteri da minacciarne la stessa autorità divina
e potenza? 2.
se
Lui è il Creatore unico come mai non ha ridimensionato l’uomo come ha fatto
per tutte le creature? 3.
e
se Dio cercava un interlocutore assolutamente ubbidiente e sottomesso, gli
mancava la sapienza e la potenza per farlo in tal guisa? 4.
Se
Dio ha pienamente dimostrato di aver creato ogni cosa per amore, ovvero per
dare tutto quello che ha senza rinfacciare avendo nella sua natura la gioia
di dare anziché ricevere, come mai solo con l’uomo opera contrariamente? Pertanto, alla luce di questi
inquietanti interrogativi, emerge una uova conoscenza di Dio, fatta anche di
spetti tipicamente umani come 1.
la
paura, 2.
la
gelosia del sapere, 3.
la
capricciosità dell’ordine imposto. Eva e Adamo si rapportano con
la Parola di Dio in maniera nuova e ridimensionata visto che non è più quella
pura, perfetta e piena d’amore così come avevano creduto fino ad allora e
considerato anche che il serpente li aveva totalmente riposizionati verso di
essa ed in modo contrario a prima. Pertanto nel rapporto tra
l’uomo e Dio, l’elemento sostanziale che viene meno è la fiducia, mentre
l’elemento nuovo che sorge è il sospetto del male e la paura di seguire
ordini non utili ai propri interessi. Il demone che ha dominato in
primis il cuore di Adamo ed Eva e poi ha devastato la loro mente e
l’intero loro essere, spirito anima e corpo, è incapace di ubbidire, è figlio
di satana, re e signore dell’oscurità, della menzogna, della depravazione, il
suo solo potere è svilire, contaminare, succhiare la vita di tutto ciò che
tocca L’epilogo di questo caotico
processo e di questo logorio interiore, scandito da atteggiamenti
altalenanti, ragionamenti contorti, inconcludenti, da affermazioni antitetiche,
da antinomie che scadono nel paradosso, trova la sua “naturale”
estrinsecazione in un gesto di ribellione assoluta, da absolutus che
significa sciolto, proprio perché è un atto che palesa la volontà cosciente e
determinata a ribellarsi, a spezzare un’armonia ed un equilibrio che Dio per
amore e solo per amore, aveva creato e di cui Adamo ed Eva avrebbero potuto
godere in eterno. Ciò che Dio aveva creato era
perfetto, nella sua pienezza, di nulla mancante, ogni cosa era sottomessa al
Creatore, tutto era un tripudio, una manifestazione esuberante di colori,
gioia, bellezza. Ma, quando nel cuore
dell’uomo avvolto dalle spire del serpente, nascono sentimenti di orgoglio,
di ribellione, di onnipotenza, tutto viene stravolto, ogni ordine è
sovvertito Non c’è più ordine, non si
riconosce più alcuna autorità, c’è anarchia che sfocia nel totalitarismo:
l’uomo vittima inconsapevole, dominata e guidata da satana, diventa il
detentore ed il garante della verità, sarà lui dominato e vinto dalla sete di
onnipotenza, a governare un mondo che, sarà così privato della luce e dei
colori, perché è stata esautorata e scacciata la sola, unica e vera fonte di
luce, un mondo che va allo sbando, che brancola nel buio, un mondo popolato
ed abitato da fiere, non da uomini che, cedendo alle seduzioni di satana,
cadendo nel peccato, si è snaturato, ormai privato dell’humanitas, ovvero
di quel cuore sensibile, che Dio aveva donato al genere umano, è incapace
così’di concepire il limite, ignora cosa e quale sia il bene ed il male, mira
solo al soddisfacimento egoistico e pernicioso dei propri bisogni. Questa critica alla decisione
di Dio sull’unica ubbidienza chiesta ad Adamo avvia il processo della
disubbidienza, lo scopo delle parole del diavolo e la base dalla quale ogni
anima si separa dal suo Signore. 2.
La
prima chiave del diavolo per aprire un cuore è la sfiducia in ciò che Dio
dice e fa. L’avversario vuole far credere che Dio pur potendo dare ogni bene
all’uomo si riserva le cose più potenti per impedire alla creatura di diventare
a Lui simile. Da ciò Eva intese che Dio non li amava in maniera completa ma
limitata e che forse in Dio v’erano delle convenienze nel tenerli nel
giardino e non vero amore. 3.
Bastarono
queste poche parole del serpente per condurre Eva nella convinzione che Dio
non era poi quello che loro avevano creduto fino ad allora e che nel suo
amore v’erano delle convenienze egoistiche che teneva ben custodite fino ad
impedire di mangiare il frutto di un albero per timore di perdere il primato
ed il potere. 4.
Generare
la sfiducia in chi ama con l’amore di Dio facendo credere che questi fa le
cose per sua convenienza recondita e non per interesse di chi sta curando è
la prima attività che gli spiriti del male promuovono per conquistare
un’anima che dimora nel giardino di Dio. 5.
Un
Pastore che sta curando un’anima spesso chiede che alcune cose non vengano
fatte per il bene ed al solo scopo di difenderla dal male, così come Dio fece
con Adamo. Laddove sorge un divieto per garantire una difese, lo spirito del
male sorge per incitare alla disubbidienza ed a generare la separazione del
ministerio che predica la Parola e che sta proteggendo l’anima. Distruggi il
pastore e saranno disperse le pecore fa parte dell’antica strategia del male.
Il pensiero sorge veloce nella mente di chi deve ubbidire e la prospettiva è
la stessa: ... per quale interesse
personale il Pastore mi vuole impedire di fare o non fare? Forse ubbidire a
ciò che mi chiede serve ad impedirmi di conoscere meglio le cose e questo mi
renderebbe uguale a lui? ... Alla fine nell’anima sorge
una sfiducia verso il Ministerio e la sua fede si volge agli stimoli che
inducono a vedere male colui che gli porta l’amore di Dio. 6.
La
fase successiva è quella dell’ascolto con fede delle parole di colui che ha
scalzato la fiducia nel Pastore e l’adesione al suo progetto fino al
compimento dell’atto di disubbidienza che viene determinato col seguente
percorso: a.
affermare
e sostenere con logiche convincenti che la disubbidienza porta ad un
vantaggio reale; b.
che
chi da questi consigli è interessato al bene più di chi è l’autorità
spirituale costituita da Dio a motivo della nuova nascita e che ha disposto
l’azione di ubbidienza; c.
che
l’utilità della disubbidienza gli renderà una immediata convenienza. 7.
L’ascolto
della parola dell’anti-pastore genera nell’anima di chi lo crede una visione
nuova delle cose ed inizia a rendersi conto di ciò che prima non vedeva,
ovvero che la disubbidienza è bella da farsi, e buona per essere praticata,
desiderabile per diventare migliori. La strategia avversaria giunge così a
generare la concupiscenza degli occhi, la concupiscenza della carne e
l’orgoglio della vita. 8.
A
questo punto, non è più necessaria la partecipazione del diavolo e la sua
ulteriore conduzione, visto che l’uomo si è lasciato convincere ed ora è
deciso ad agire da solo e con la propria coscienza. 9.
Lo
stimolo 10.
del male ha armato l’anima dell’uomo ed ora
e questi che si determina all’azione con tutta la sua coscienza, per cui la
parte finale della disubbidienza è interamente dell’uomo. 11.
Dio
nel giardino del bene nulla fa per impedire l’autodeterminazione di Eva e poi
di Adamo, mentre fuori dal giardino fino all’ultimo momento cerca di far
desistere Caino e gli spiega le strategie del male. 12.
Pertanto
quando un cristiano è nella grazia il Signore si astiene dall’intervenire
poiché ha tutti gli strumenti e la libertà di poter contrastare il male.
Fuori dal Regno della pace e della grazia Dio interviene per svegliare
l’anima da un giogo di gelosie, rabbia, odio che gli impediscono di
comprendere la sua reale posizione. 13.
Il
momento conclusivo della battaglia interiore contro gli stimoli del male
porta l’uomo fino alle considerazioni della croce del Golgota dove tutto
l’umano si compie nella morte per giungere a vita eterna con la resurrezione. 14.
Dopo
le tentazioni e le continue lotte di Gesù contro lo spirito del male, contro
il diavolo ed i demoni, l’angoscia mortale prende il cuore del Signore. L’intervento di Dio è diverso in base alle diverse condizioni
nelle quali un’anima si trova. La parola di Dio è nel cuore di Eva e non deve
essere da ella disprezzata per nessun motivo e seduzione. Con Caino la Parola
è al di fuori di Lui è giunge a parlare nel cuore per salvarlo dalle insidie
dello spirito del peccato che lo spia ed aspetta il tempo opportuno per dominarlo. Dopo l’atto di disubbidienza la vita della persona cambia e la
condizione della sua anima assume delle connotazioni particolari: 1.
2.
il
senso di colpa lo raggiunge e si sente accusato dalla propria coscienza e da
chiunque gli vuole bene; 3.
avverte
un profondo senso di paura e per questo si nasconde da colui che lo ama; 4.
si
copre perché ritiene che le sue intimità non debbano essere viste; 5.
all’invito
di chi l’ama non risponde; 6.
da
colui verso il quale ha sbagliato sente solo la voce del giudizio e della
condanna; 7.
alle
contestazioni della disubbidienza e della violazione dell’ordine si difende
accusando chi gli sta più vicino; 8.
la
visione reale dei fatti e la sua reale responsabilità gli sfugge e vede la
causa della sua disubbidienza in altri e mai in se stessa. Tutto questo porta l’anima ad uscire degli effetti del Regno
che sono pace, gioia, giustizia. L’uscita dell’uomo dal giardino avviene per sua
incompatibilità spirituale visto che ne cuore ormai ospita le parole del
diavolo che muovono la sua intelligenza a tutto ciò che è negativo per
investigarlo e conoscerlo; ha disubbidito a Dio ed ha accettato la proposta
antitetica trasmessagli dal serpente. In un solo cuore due parole e due
spiriti. L’uomo uscì fuori dall’Eden cambiato nella sua natura
spirituale che era divenuta di peccato. Il suo modo di vedere la vita era
mutato e per la prima volta incominciò a fare i conti con la paura ovvero col
vuoto della fede, con l’assenza della fiducia in Dio e con l’incredulità
nelle Sue Parole. Ora in lui c’erano due parole opposte tra loro dove una
ricordava il bene ricevuto e l’altra temeva il male che stava per venire
mentre il suo presente era di incertezze, di amaritudini e senza speranza. Per la prima volta, fuori dal giardino imparò a valutare la
sua morte ed a motivo di ciò il desiderio di perpetuarsi in una progenie. Da Adamo ed Eva nacquero Caino ed Abele, l’uno con
tendenzialità verso il male e l’altro verso il bene; caratteri diversi,
indirizzati dalle parole che avevano influenzato la vita dei genitori. Ciascuno visse con la conseguenza delle parole che riempivano
la vita dei progenitori; in altri passi la Bibbia sostiene che sui figli
opera la benedizione e la maledizione raggiunta dai progenitori. Dio nella sua infinita misericordia non trascuro la vita di
Caino e prima che giungesse a sbagliare lo invitò a riflettere ed a scegliere
il bene anziché il male. Il diavolo non possedette Adamo ma gli inserì un veleno che lo
cambio e lo rese diverso come diverse furono rese le condizioni della sua
vita, ora avrebbe dovuto lavorare e mangiare con sudore, mentre Eva avrebbe
dovuto partorire figli con le doglie del parto. La conclusione della vita
contaminata dal peccato era opposta a quella senza peccato; quest’ultima era
senza dolore quella con dolore. Caino ed Abele sono due figli e non due realtà spirituali, una
di male e l’altra di bene, essi portano con loro le condizioni dei genitori
dove in Caino c’è la realizzazione del peccato in azioni ed in Abele il
subirne le conseguenze. Il mondo era dunque nel peccato e chi vi abitava ne
subiva le conseguenze. Ancora oggi le cose sono analoghe le nature simili a
Caino continuano a spandere il male e quelle simili ad Abele continuano a
subirlo ed a morire a motivo dei primi. Il mondo giace nel maligno con
persone simili a Caino ed altre simili ad Abele, dove nessuno può sfuggire
alle logiche del male sia che lo voglia e sia che lo subisca. Se il male di Caino vuole togliere dal mondo Abele la vicenda
mostra che Dio non sta a guardare e se un Abele muore un Set nasce affinché i
rappresentanti del bene non spariscano bensì aumentino. Da Set viene l’umanità buona che impara il nome di Dio e che
offre i sacrifici all’Eterno. Attraverso la progenie del bene viene salvata
l’umanità e da questa progenie sorge Abramo, il popolo santo, Davide e Gesù
Cristo. Del male si perderà la memoria ed i pochi ricordati non hanno
una progenie di riferimento. Il male è senza un albero genealogico mentre
quello del bene dura in eterno e noi facciamo parte di Cristo, figli di Dio,
progenie che vive in eterno. La Bibbia chiama la progenie di Set “figli di Dio” mentre non
qualifica figli del diavolo quelli nati da Caino, non c’è dunque per il
Signore una dichiarazione di demoniacità dell’uomo ma di schiavitù nel
peccato; chi è schiavo non è figlio per cui v’è una suddivisione dell’umanità
1.
in
figli di Dio, 2.
in
uomini resi liberi, 3.
in
schiavi del peccato ed 4.
in
figli del diavolo. Con l’avvento del Regno di Dio portato in terra da Gesù Cristo
i figli di dio nascono dalla Parola dell’Evangelo e formano il corpo visibile
di Cristo. Gli oppositori a Cristo diventano figli del Diavolo. Così prima
della venuta del signore i figli di Dio erano la progenie di Set che si
conservava nel bene, mentre la maggioranza degli uomini viveva sotto la
schiavitù del peccato e, quindi, del diavolo. Con la venuta del Signore
chiunque crede in Lui diventa figlio di Dio e chi si oppone a Lui diventa
figlio del diavolo. Non c’è, dunque, una possessione generalizzata da demoni ma
una condizione umana che appartiene a Cristo o è contro Cristo. Gli stimoli
spirituali del male sono delle forze che indirizzano i figli del diavolo ad
azioni negative o le persone rese schiave a comportamenti di cui non si
rendono conto, tanto da fare e dire ciò di cui non sono coscienti e quindi non
sanno. |