GLI INTERESSI DEL MALE

 

Nella Bibbia sta scritto:

1.  “Tua, o Eterno, è la grandezza, la potenza, la gloria, lo splendore, la maestà, perché tutto ciò che è in cielo e sulla terra è tuo.

2.  Tuo, o Eterno, è IL REGNO, e tu ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.

  1. Da te vengono la ricchezza e la gloria; tu domini su tutto;
  2. nella tua mano sono la forza e la potenza e
  3. tu hai il potere di rendere grande e
  4. di dare forza a tutti.” (1 Cron. 29:11-12)

 

Quando il Signore regna nella nostra vita e domina nel nostro cuore, Egli ci dona

1.  ricchezze,

2.  gloria,

3.  forza e

4.  potenza. 

(Salvezza, potenza, regno di Dio e potestà di Gesù Cristo–Apoc.12)

 

Tutto ciò che riceviamo e diamo di

1.  grandioso,

2.  potente,

3.  glorioso,

4.  splendido,

5.  maestoso

viene da Lui;

anche

1.  la lode,

2.  la celebrazione,

3.  il ringraziamento,

4.  la gloria al Suo nome,

5.  tutto ciò che noi offriamo a Lui spontaneamente e semplicemente,

vengono dalle ricchezze che Egli ci ha donato.

Davide pregando dice:

“Ora dunque (poiché Tu ci hai donato le tue ricchezze e regni in noi), o Dio nostro, noi ti ringraziamo e celebriamo il tuo nome glorioso. Ma chi sono io e chi è il mio popolo, che siamo in grado di offrirti TUTTO spontaneamente?

TUTTE LE COSE INFATTI VENGONO DA TE

 e noi ti abbiamo semplicemente dato ciò che abbiamo ricevuto dalla tua mano”. (1 Cron. 29:13-14).

 

Per fare regnare Gesù Cristo nei nostri cuori e ricevere pertanto le sue ricchezze ed il potere di sconfiggere il diavolo, dobbiamo purificare il nostro cuore

  • da ogni idolo innalzato,
  • da ogni “cosa immonda”
  • da ogni odio

e ristabilire Gesù Cristo al primo posto, mediante la

  1. fede (fiducia) nella sua Parola, ( per contrastare i pensieri e le parole che si oppongono ad Ella);
  2. offrendo il sacrificio della continua lode al suo nome (per creare a Gesù un trono da cui regnare su noi e coinvolgere ogni cosa che sta dentro noi alla lode –salmo 103,1);
  3. ubbidendo ai ministeri operanti nella sua Chiesa, dove siamo nati o condotti dallo Spirito Santo (e sapendo che non c’è ubbidienza se non si riconosce una autorità spirituale operante nella Chiesa);

per innalzare solo Lui con tutto il nostro cuore;

 

Per meglio sviluppare i temi proposti ci riferiremo alla vicenda che vide coinvolto il re di Giuda Ezechia; così sta scritto:

1.  “Egli fece ciò che è giusto agli occhi del Signore...

2.  soppresse gli alti luoghi,

3.  frantumò le statue,

4.  abbatté l’idolo d’Astarte,

5.  e fece a pezzi il serpente di rame che Mosè aveva fatto...

6.  Egli mise la sua fiducia nel Signore...

7.  Si tenne unito a Lui, non cessò di seguirlo e osservò i suoi comandamenti;

(e per tutto questo) Il Signore fu con Ezechia che riusciva in tutte le sue imprese. Egli si ribellò al re d’Assiria e non gli fu più sottomesso; sconfisse i Filistei e ne devastò il territorio... fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero, non ve ne fu nessuno simile a lui.” (2 Re 18:3-8).

 

“In ogni lavoro che intraprese per il servizio della casa di Dio, per la legge e per i comandamenti, per cercare il suo Dio, egli lo fece con tutto il suo cuore; per questo egli prosperò”(2 Cron. 31:21).

 

Il più grande desiderio di Ezechia era di poter compiere, durante il suo regno, tutto ciò che è buono, retto e vero davanti il Signore e dispose tutto il suo cuore in questo; e Dio lo riempì di benedizioni (disporre il proprio cuore alle cose di Dio ci dà grandi ricompense, accompagnate dalla certezza che il Signore è con noi sempre).


 

L’interesse delle tenebre.

 

Un regno così ricco e prosperoso come quello di Ezechia è sempre mira del nemico che macchina ogni stratagemma per infiltrarsi e prendere il posto del Re.

 

Questo nemico, il diavolo, viene per rubare le ricchezze che Dio ha messo nel nostro cuore per stabilire il suo regno ed utilizzare il potere e la forza riposta nei doni dello SS per i suoi piani di male.

 

Egli non ha potere alcuno, ha bisogno delle ricchezze dei nostri cuori per essere forte e farci strumenti di male; quando vede abbondanza di grazia e di potenza in un cuore, lo cinge d’assedio per impadronirsene.

 

Se riesce a costituire il suo regno dentro di noi, tutte le virtù spirituali che ci disponevano a seguire il bene ed a fuggire il male, si tramutano nel perfetto contrario (così come il regno delle tenebre è il perfetto contrario del regno della Luce, lo spirito della “carne” è il perfetto contrario dello SS).

Un’anima sottomessa al diavolo

1.  seguirà il male e

2.  fuggirà il bene,

3.  se era umile,

4.  mansueta,

5.  altruista,

6.  buona

diventerà

1.  superba,

2.  aggressiva,

3.  egoista,

4.  cattiva;

se la grazia abbondava sotto il regno di Dio, il peccato abbonderà sotto la potestà di satana (effetto opposto della Parola: “dove il peccato abbonda, la grazia sovrabbonda”, ma pur sempre in limiti diversi ed assolutamente imparagonabili al potere di Dio).

 

Le ricchezze di Dio sono intoccabili; i demoni per trarre l’energia di queste e poter quindi acquistare forza per il loro regno, devono

  1. occupare il cuore
  2. rubare le ricchezze ed
  3. utilizzarle tramite l’uomo vinto in strumenti votati alla gestione del male.

Così le ricchezze di Dio tramite l’uomo vinto serviranno all’avanzamento delle tenebre.

E’ chiaro, quindi, che la colpa è dell’uomo e che la sua sconfitta è sempre preceduta da un assedio dove gli strumenti della paura, della parola contraria a Dio e dell’odio sono utilizzati costantemente dal male.

 

Più possibile sarà questa gestione dei dono buoni a favore del male, più i demoni diventano forti.

 

Quali armi il diavolo utilizza per entrare nei cuori che decide di assediare, dopo aver capito che ivi sono custodite grandi ricchezze?

 

1. LA PAURA (nel gioco dei contrari e degli opposti)

Un cuore stabile, che ripone completa fiducia nel Signore e nei suoi servi non sarà mai smosso, né temerà alcun male o danno alla sua vita poiché riconosce che in Gesù Cristo ha tutto pienamente; pertanto il diavolo cercherà di colpire la stabilità attraverso la paura.

 

Per incutere timore in un cuore ed aprirsi uno spiraglio da cui entrare, screditerà il Signore ed i suoi servi al fine di far credere di essere più forte di Dio e che la Parola pronunciata dai Suoi non è altro che inganno e seduzione.

 

Cercherà di far vedere tutto il bene come male nei confronti dell’anima in quel momento combattuta, per convincerla che in realtà chi vuole farla morire non è lui ma colui che la sta incoraggiando con la Parola di Dio a resistergli.

 

Queste furono le parole che il re d’Assiria pronunciò contro Dio ed il Suo servo Ezechia, dopo che quest’ultimo incoraggiò il popolo a non temere il nemico e ad essere forti e coraggiosi perché l’Eterno li avrebbe soccorsi ed avrebbe combattuto per loro:

“In che cosa confidate per rimanere assediati in Gerusalemme? Non sta Ezechia ingannandovi per farvi morire di fame e di sete dicendo:

- L’Eterno, il nostro Dio, ci libererà dalle mani del re di Assiria- ?

 

Non ha forse lo stesso Ezechia rimosso i suoi alti luoghi ed i suoi altari, dicendo a Giuda e a Gerusalemme: -Voi adorerete davanti a un solo altare e su di esso offrirete incenso-?

 

Non sapete ciò che io e i miei padri abbiamo fatto a tutti i popoli degli altri paesi? Gli dei delle nazioni di quei paesi sono stati capaci di liberare i loro paesi dalla mia mano?

 

Tra tutti gli dei di queste nazioni che i miei padri hanno votato allo sterminio, chi mai ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano? Come potrà quindi il vostro Dio liberarvi dalla mia mano?

 

Ora perciò non lasciate che Ezechia vi inganni e vi seduca in questo modo; non prestategli fede! Poiché nessun dio di alcuna nazione o regno ha potuto liberare il suo popolo dalla mia mano o dalla mano dei miei padri, tanto meno il vostro Dio potrà liberarvi dalla mia mano!” (2 Cron. 32:10-15).

 

Queste parole avevano lo scopo di spaventare e atterrire il popolo di Dio per impadronirsi della città.

 

Il re assiro continuò dicendo:

“Fate pace con me e arrendetevi a me, e ciascuno di voi mangerà i frutti della sua vigna e del suo fico e berrà l’acqua della sua cisterna, finché io non venga per condurvi in un paese simile al vostro, paese di grano e di vino, paese di pane e di vigne, paese di ulivi, di olio e di miele,

e voi vivrete e non morrete” (2 Re 18:31-32)

 

“Vivrete e non morrete”: lo stesso inganno che macchinò il serpente per spingere Eva a mangiare il frutto dell’albero del quale Dio aveva comandato di non mangiare (egli infatti le disse:”Voi non morrete affatto” -Gen. 3:4-).

E d’allora, il diavolo utilizza la stessa tecnica per sedurre e conquistare un’anima: mostrarsi più buono e generoso di Dio, in grado di dare tutte le ricchezze e tutto il bene possibile, capace di farti vedere la realtà dei fatti e fornirti tutta la verità.

 

Quando il diavolo verrà con accuse ed insulti verso Dio ed i Suoi servi, sebbene ti faccia credere che quella che lui ti sta fornendo è l’unica verità, ricorda che il suo obiettivo non è aiutarti ma è conquistare il tuo cuore per distruggere te e, se è possibile, chi ti sta vicino.

 

nel momento del bisogno o dell’afflizione, quando l’anima deve manifestare la sua fiducia nel Signore (che non smette mai di provvedere al suo bene), il diavolo le invia degli stimoli per non farle vedere via d’uscita al suo problema, metterle quindi il dubbio ed impedirle di riposare nelle promesse di Dio. Se l’anima accetta gli input del male, entrerà nel panico, perdendo la fede e permettendo ai demoni di fare breccia nel suo cuore.

 

“Essi parlarono contro il Dio di Gerusalemme come contro gli dèi dei popoli della terra che sono opera d’uomo. Ma il re Ezechia ed il profeta Isaia pregarono a questo proposito e gridarono al cielo.

Allora l’Eterno mandò un angelo che sterminò tutti gli uomini forti e valorosi, i principi e i capi nell’accampamento del re d’Assiria (Gesù Cristo è più forte del diavolo). Il re d’Assiria tornò al suo paese coperto di vergogna; entrò nel tempio del suo dio, dove i suoi stessi figli lo uccisero di spada (non esiste altro Salvatore all’infuori di nostro Signore Gesù Cristo, l’unico Dio).

Così l’Eterno salvò Ezechia e gli abitanti di Gerusalemme dalla mano del re d’Assiria e di tutti gli altri e li protesse tutt’intorno” (2 Cron. 32:19-22)

 

Non permettiamo al male di spaventarci o di sedurci, perché egli è bugiardo, qualsiasi sia la sua minaccia o la sua tentazione, egli non potrà toccarci né può offrirci alcunché di buono.

 

Quando giungerà la lotta, resistiamogli invocando e chiedendo aiuto a Dio; chiediamo al Signore di liberarci dall’oppressione perché, fino a quando Lui regnerà nel nostro cuore, nulla potrà nuocerci. Crediamo nella Sua fedeltà, Egli ci ha promesso che fino a quando confideremo in Lui ed in Lui ci rifugiamo “non temeremo lo spavento notturno, né la saetta che vola di giorno, né la peste che vaga nelle tenebre, né lo sterminio che imperversa a mezzodì...Egli comanderà ai Suoi angeli di custodirci in tutte le nostre vie” (Salmo 91).

 

Avere fiducia in Gesù Cristo, confidando nel Suo amore e nei suoi pensieri di bene per noi in ogni tempo, ci permette di riceve la pace, tesoro prezioso e arma potente contro gli stimoli di paura inviatici dal male.

 

“Non siate in ansietà per cosa alcuna, ma in ogni cosa le vostre richieste siano rese note a Dio mediante preghiera e supplica, con ringraziamento.

E la pace di Dio, che sopravanza ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.” (Fil. 4:6-7).

 

La pace garantisce la stabilità del nostro cuore e non permette ai nemici di assediarlo; ma per ricevere questo dono dobbiamo credere in Dio e nelle Sue promesse, dobbiamo crederGli quando ci invita a non temere poiché alcun male ci nuocerà: Egli è con noi dovunque andiamo.

(Se non credete, certamente non sarete resi stabili-Is.7-9).

 

“Quanto al rimanente, fratelli,

tutte le cose veraci,

tutte le cose che sono oneste,

tutte le cose che sono giuste,

tutte le cose che sono amabili,

tutte le cose che sono di buon fama,

se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode,

PENSATE A QUESTE COSE (intelligenza del bene)” (Fil. 4:8).

 

Dopo aver riposto la nostra fede in Dio, il consiglio dell’apostolo Paolo è di occupare la nostra mente con tutto ciò che è bene e ci permette di lodare il Signore in ogni tempo; in tal modo non ci sarà posto dentro di noi per alcun pensiero di male od alcuna concupiscenza, ma cuore e mente saranno sottoposti al nostro Re Gesù Cristo.

 

2. L’ORGOGLIO

Attraverso l’orgoglio, il diavolo impedisce all’anima di essere sottomessa ed ingannandola le farà credere di essere libera e superiore a chiunque, pertanto di non aver bisogno degli insegnamenti di alcuno, anzi lei stessa può permettersi di giudicare ed ammaestrare.

 

In questo modo il diavolo regnerà nel cuore dell’ingannato senza che questi si renda conto di essere posseduto, poiché il suo padrone le farà sentire un senso di libertà, di calma e di giustizia, quando in realtà la sua mente è completamente confusa e soggiogata.

 

Il male mira a far inorgoglire un cuore che da Dio ha ricevuto molte ricchezze, perché proprio su queste si baserà per far credere alla sua vittima di essere così forte, così “santa” da potersi gestire da sola.

 

Ed è proprio quello che accadde a Lucifero, l’angelo più bello, che avendo ricevuto tanto dall’Eterno, si inorgoglì al punto di volere prendere il posto del Creatore; ma quale fu la sua fine? L’ira di Dio si scagliò sull’angelo che passò da tanta grandezza a tanta meschinità.

 

Se l’anima accetterà questi pensieri, non riconoscerà più tutti i benefici che il Signore le ha fatto e si dimenticherà di Lui.

 

Questo accadde anche al re Ezechia:

“In quei giorni Ezechia si ammalò mortalmente. Egli pregò l’Eterno che gli parlò e gli diede un segno.

Ma Ezechia non corrispose al beneficio a lui fatto, perché il suo cuore si era inorgoglito; perciò su di lui, su Giuda e su Gerusalemme si riversò l’ira dell’Eterno.

Poi Ezechia si umiliò dell’orgoglio del suo cuore, lui e gli abitanti di Gerusalemme; perciò l’ira dell’Eterno non venne sopra di loro durante la vita di Ezechia (Il nostro Signore non aspetta altro che perdonarci)”.

 

Quando il nostro cuore si inorgoglisce (e noi lo capiremo nel momento in cui non sopporteremo più la sottomissione e l’ubbidienza alle autorità poste da Dio), umiliamoci al Signore, che è pronto a perdonarci e ristabilire in noi tutti i doni fattici.

Riconosciamo sempre che tutto ciò che noi riceviamo ci viene dall’alto e niente c’è dato per i nostri meriti, ma solo per l’immensa grazia di nostro Padre. (L’orgoglio dell’uomo lo porta in basso, ma chi è umile di spirito otterrà gloria – Prov. 29:23).

 

“In quel tempo il re di Babilonia mandò una lettera e un dono a Ezechia perché aveva sentito che Ezechia era stato ammalato (il diavolo cerca sempre di ammaliare la sua preda per conquistarla).

Ezechia diede udienza agli inviati (errore grave: mai rispondere agli stimoli del diavolo, per quanto possano sembrare innocenti e gentili) e mostrò loro tutta la casa del suo tesoro (rispondere al diavolo significa accoglierlo nel nostro cuore): l’argento, l’oro, gli aromi, gli oli finissimi, il suo arsenale e tutto ciò che si trovava nei suoi magazzini. Non ci fu nulla nella sua casa ed in tutti i suoi domini che Ezechia non facesse loro vedere” (2 Re 20:12-13).

 

Per questo grave errore commesso da Ezechia, tutto ciò che si trovava nella sua casa e tutto ciò che i suoi padri avevano accumulato fu trasportato in Babilonia (2 Re 20:17).

Nel libro del profeta Geremia sta scritto infatti che il popolo di Dio fu condotto in cattività da Gerusalemme a Babilonia e fu schiavo per ben settant’anni degli stranieri.

 

Inorgoglitosi a motivo della seduzione del re babilonese, Ezechia non ragionò sulla gravità di mostrare ai messaggeri le sue ricchezze.

 

Anche quando Isaia gli profetizzò intorno all’esilio in Babilonia, egli considerò questo evento cosa buona e propizia, perché ripose fiducia negli stranieri e non li considerò più dei nemici.

Questa infatti fu la risposta di Ezechia alla profezia:

“-La parola dell’Eterno che tu hai pronunciata è buona.- Egli infatti pensava : - Non sarà forse una bella cosa se ci sarà pace e sicurezza durante la mia vita?” (2 Re 20:19).

 

Ezechia considerò che il bene gli sarebbe venuto dal re babilonese, eppure il Signore non fece mai mancare nel suo regno alcuna ricchezza, né mai abbandonò lui ed il suo popolo nelle mani dei nemici.

Nonostante tutte le esperienze che Ezechia fece col Signore, fu così ammaliato dagli stranieri che dimenticò tutto il bene ricevuto da Dio.

 

L’orgoglio è un’arma micidiale del diavolo perché rende insensati e non più capaci di distinguere il bene dal male, tant’è che l’orgoglioso dialoga col nemico come se fosse il suo migliore amico e lo considera sempre a suo favore; quand’anche un servo del Signore provasse a convincerlo del contrario, chi si inorgoglisce crederà più al diavolo che a Dio.

 

3. L’IDOLATRIA

“Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano,

anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano perchè

DOVE E’ IL VOSTRO TESORO, LA’ SARA’ IL VOSTRO CUORE (Mt. 6:19)”.

 

Accumuliamo tesori in cielo ogni qualvolta siamo disposti a seguire Gesù Cristo in ogni circostanza, qualsiasi sia la condizione, perché il Signore è al centro dei nostri interessi (Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo – Luca 14:32).

Un cuore così disposto sarà intoccabile dal diavolo; egli non potrà sfondarlo per rubare le ricchezze in esso conservate.

 

Viceversa, se abbiamo dei tesori che per noi sono così importanti da prendere il posto di Dio (e diventare per tanto un idolo), il nostro cuore sarà preda del diavolo che facilmente sfonderà e conquisterà.

 

Questo non vuol dire che per seguire Gesù Cristo non dobbiamo amare alcuno, ma che niente e nessuno deve essere più importante di nostro Signore.

Infatti Gesù disse:

“Chi ama padre o madre, figlio o figlia PIU’ DI ME non è degno di me” (Mt. 10:37).

Il diavolo spesso inganna i cristiani facendogli credere che bisogna amare solo Dio e che amare il prossimo non sia necessario; cerca sempre di mettere separazione laddove Dio unisce con l’amore ( vincolo della perfezione - Col. 3:14).

 

Come il diavolo può innalzare un idolo nel nostro cuore?

Cercando di far concentrare la nostra mente e la nostra vita a ciò che è al secondo posto per prenderne il primo riservato a Dio.

Così il diavolo proverà a metterci paure, dubbi, macchinando contro ciò che è più importante per noi dopo Gesù Cristo.

 

Egli ci invierà dei pensieri-accusa su chi teniamo al secondo posto per farci temere di perderlo o di essere da questi ingannati; cercherà di distorcere ogni azione, ogni parola di chi amiamo senza che questi faccia nulla di male nei nostri confronti. Così infatti fece il re assiro quando accusò Ezechia davanti il popolo per impadronirsi della città: mostrare tutte le azioni buone compiute dal servo di Dio in azioni malvagie.

 

Questi pensieri-accusa saranno nella nostra mente dei continui bombardamenti da parte del diavolo. Se noi li crederemo, inizieremo a disperarci perché ci sentiremo persi, abbandonati e traditi, dimenticando che abbiamo un Dio che ci ama più di tutti, che non ci abbandona mai e che ha cura di noi.

 

Arriveremo persino a disinteressarci dell’amore di Dio perché il diavolo è riuscito a rendere più importante chi fino a poco tempo prima tenevamo al secondo posto. Più noi combatteremo per conquistare il nostro “idolo”, più il diavolo ci farà sentire di averlo perso e di non poter fare nulla per averlo e che il nostro destino sarà quello di vivere soli, con il dolore che ci lacera dentro e la convinzione che mai nessuno potrà consolarci o guarirci.

 

Ormai siamo caduti in un buio profondo in cui v’è solo disperazione e panico, in cui l‘unica voce (camuffata in nostra) che riusciamo ad ascoltare è quella dei demoni.

 

Sebbene anche in questi momenti riceviamo i consigli di Dio per farci uscire da questo tunnel, appena il male ci dirà di non crederci perché sono inganni (questo infatti disse il re assiro: “Ora Ezechia non v’inganni e non vi svii in questa maniera, non gli prestate fede”) noi non daremo più ascolto alla voce dello SS.

 

Alla fine, stanchi dei tormenti e delle paure, col solo desiderio di scappare lontano da tutti e, nello stesso tempo, consumati dai sensi di colpa, finiremo per odiare chi prima amavamo e riempirci di rancori ed amarezze senza senso.

 

Un cuore idolatra diventa regno del diavolo e come i regni idolatri del V.T. (tutti caduti nelle mani dei nemici), vivrà in continue guerre e rovine, senza pace e prosperità, fino a quando non abbatterà l’idolo e non si purificherà per restaurare il regno di Dio.


 

4.LE PASSIONI (I DESISDERI CHE CI VINCONO)

Fin dal principio, quando Dio creò la Terra, di tutto ciò che Egli formò, considerò l’uomo l’opera migliore di tutte, tanto che a lui diede il dominio sulle cose create.

“Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza e abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutta la terra e su tutti i rettili che strisciano sulla terra...

Dio vide quello che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.”(Gen. 1).

 

Dio amò grandemente l’uomo da dargli come dimora il giardino dell’Eden; questo luogo era pieno di ricchezze e di meraviglie: il Signore mise in esso tutto ciò che sarebbe piaciuto e servito alla Sua creatura come segno del Suo amore.

 

Pose nel mezzo del giardino ciò che è più prezioso per l’uomo:

-       l’albero della vita (Dio ha donato a noi che crediamo la vita eterna) e

-       l’albero della conoscenza del bene e del male (anche se Dio proibì all’uomo di mangiarne il frutto, Egli lo amò veramente tanto da lasciarlo libero di scegliere: la libertà è da sempre la maggiore aspirazione dell’uomo ed è la condizione che l’amore di nostro Signore garantisce costantemente).

 

Fin dalla Creazione, l’uomo può comprendere che solo il Signore con il Suo amore può garantirgli ciò che desidera, ciò che è bene per lui: solo l’amore di Dio riesce a rispondere a tutti i bisogni dell’anima.

 

Se Dio amò così tanto l’uomo da soddisfare le sue esigenze e primariamente quelle della vita eterna e dalla libertà, il diavolo, come nemico di Dio, odia grandemente l’uomo privandolo di ciò che più desidera ed appaga la sua anima, pertanto cercherà di dargli la morte al posto della vita, la schiavitù al posto della libertà.

 

Il serpente, per far cadere Adamo ed Eva nel suo tranello, giocò sul piano della libertà, perché è proprio su questo piano che l’uomo concede, disubbidendo alla volontà di Dio, occasione al diavolo di dominarlo attraverso le passioni; così infatti Eva fu vinta dal desiderio di mangiare il frutto proibito e questa passione diveniva tanto forte quanto più ella ragionava con il serpente su ciò che il Signore non voleva.

 

Peccando, Adamo ed Eva hanno perso non solo la libertà, ma anche la vita eterna, cadendo nella schiavitù della conoscenza del male e nel peccato che produce la morte.

 

Ritornando alla vicenda dell’assedio del re d’Assiria, questi, abbiamo visto, oltre ad attaccare il popolo di Dio con paure e dubbi, tentò di sedurlo proponendogli un posto migliore di quello in cui già viveva, la città del suo regno.

Ma“...quelli (il popolo) tacquero e non gli risposero nulla perché il re aveva dato quest’ordine : - Non gli rispondete – “ (Isaia 36:21).

 

Se il popolo avesse risposto, avrebbe desiderato arrendersi al nemico, avrebbe desiderato abbandonare la cittadinanza celeste per quella dell’inferno.

 

Ragionare con i demoni significa accettare le loro parole e le loro seduzioni, non poter più sottomettere e controllare i pensieri e i desideri da queste generati; saranno così forti da considerare la loro proposta “buona, bella, desiderabile” tanto da vincere la nostra anima e renderci schiavi di ciò che ci ha dominati: il male.

 

L’uomo agisce in base alla conoscenza che possiede: egli riceve delle informazioni, le organizza e stabilisce il suo comportamento, il suo agire con gli altri, il suo reagire alle varie circostanze che vive.

 

Fin dal principio Dio pose l’uomo come vincitore di tutto ciò che è nella terra (RENDETE LA TERRA SOGGETTA A VOI - Gen 1 :28), sottomettendo alla propria volontà quella degli altri al fine di non essere vinto ma di vincere.

 

Ora Adamo ed Eva avevano solo la conoscenza del bene: essi ricevevano ed organizzavano in loro solo informazioni di bene e reagivano di conseguenza (le loro azioni, i loro pensieri, il loro modo di vivere erano solo di bene in ogni tempo), pertanto la loro volontà era assoggettata a quella del loro Creatore ed a questa stessa avrebbero assoggettato la terra.

 

Acquisendo la conoscenza del male, l’uomo riceve dall’esterno non solo informazioni di bene ma anche di male ed in base a ciò che lo domina, che vince la sua volontà, egli agirà, penserà, vivrà.

 

Il mondo giace nel maligno perché ciò che lo domina è il male: il diavolo ha sottomesso gli uomini alla sua volontà attraverso il peccato, rendendoli mortali e schiavi.

 

Gesù Cristo ha vinto il mondo, pertanto ha vinto chi lo aveva dominato e ha chi crede in Lui, a chi nasce di nuovo, Egli ha dato la salvezza (vita eterna) e la libertà, ristabilendo ciò che Dio fin dal principio aveva donato all’uomo.

 

Tuttavia il cristiano si troverà, nell’arco della sua vita, a scegliere se camminare (e quindi reagire) secondo lo spirito della carne (ricevendo solo la conoscenza del male) o secondo lo Spirito Santo (ricevendo solo la conoscenza del bene).

 

Il diavolo possiede già il cuore degli uomini che non hanno come re Gesù Cristo, ma chi non ha sotto il suo dominio è il cuore dei figli di Dio ed è a questi che egli dichiara guerra aperta.

 

Per tal motivo il Signore ci invita a sottomettere la carne allo Spirito Santo per regnare in noi e vincere il nemico che approfitterà della nostra libertà.

 

Gesù venne per fare non la sua volontà ma la volontà del Padre, ci ha insegnato a pregare dicendo “Padre nostro venga il tuo regno sia fatta la tua volontà” e ci ha dimostrato sul Getsemani come vincere la nostra volontà e fare quella di nostro Padre.

 

Egli sottomise il suo volere a quello di Dio e vinse il mondo; così anche noi siamo chiamati a sottometterci alla volontà del Padre ed a pregare per questo al fine di non cadere nelle tentazioni di satana, ma poterle vincere.

 

“State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati,

e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù...

Voi, fratelli, siete stati chiamati a libertà;

soltanto non usate questa libertà per dare un’occasione alla carne… (Gal. 5:1 e 13).

 

Il diavolo tenterà di distoglierci dal fare la volontà del Padre nostro, costringendoci, attraverso le passioni, a seguire la carne e ritornare suoi schiavi e cercherà di sedurci attraverso ciò che possiede: le ricchezze del mondo.

Così cercò di tentare Gesù, così il re d’Assiria cercò di conquistare il cuore del popolo di Dio proponendogli il suo regno al posto di quello del re Ezechia.

 

Quando scegliamo di seguire la nostra volontà, siamo caduti nell’inganno del male che con le sue seduzioni, ci spingerà nella sua via, quella della morte.

 


 

5.L’ODIO (E LA MANCANZA DEL PERDONO)

Dio è amore e, il diavolo, essendo nemico di Dio, è nemico dell’amore.

Il male, in effetti, non riesce a stare laddove regna l’amore di Cristo e cerca in tutti i modi di creare contrasti e discordie tra i fratelli per evitarne la comunione, nonché per iniettare nei cuori odi, rancori e amarezze e prepararsi, quindi, il terreno alla conquista.

 

Possiamo dire di amare Dio ma se non amiamo i nostri fratelli le Scritture affermano che siamo nelle tenebre, perché se amiamo Dio il Suo amore dimora in noi e chi ha questo amore riesce ad amare i propri fratelli; se li odia vuol dire che nel suo cuore regna un signore diverso ed opposto a Gesù Cristo, Colui che ci ha insegnato e mostrato il vero amore.

 

Il diavolo può seminare discordie tra i fratelli attraverso l’invidia, la gelosia, la mancanza di perdono: sentimenti che, se coltivati e non distrutti immediatamente, generano odio.

 

“Sei cose odia il Signore anzi sette gli sono in abominio:

gli occhi alteri (la superbia)

la lingua bugiarda (l’ipocrisia)

le mani che spargono sangue innocente (l’ingiustizia)

il cuore che medita disegni iniqui (la perversità)

il piedi che corrono frettolosi al male (l’iniquità)

il falso testimone che proferisce menzogne (la falsità)

chi semina discordie tra fratelli (odio)” (Prov. 6:16-19).

 

Ciò che Dio odia è ciò che caratterizza il diavolo (come abbiamo già considerato il male è il perfetto contrario del bene); infatti le cose sopra elencate non sono altro che le caratteristiche e le azioni degli uomini sotto il dominio di satana, caratteristiche ed azioni di chi ha nel cuore l’odio: il regno delle tenebre.

 

Infatti così sta scritto:

“Chi odia parla con dissimulazione,

ma dentro medita l’inganno;

quando parla con voce graziosa non fidarti, perchè ha

sette abominazioni nel cuore (le sette cose odiate dal Signore!).

Il suo odio si nasconde sotto la finzione,

ma la sua malvagità si rivelerà nell’assemblea...

La lingua bugiarda odia quelli che ha ferito...(Prov. 26:26-28).

 

Per portarci ad odiare, il diavolo cercherà di farci sentire meno amati o meno stimati di un fratello o di una sorella, attribuendo a questi la colpa di tali mancanze.

Infatti il male giustificherà l’odio che proveremo nel cuore perché ci farà credere che chi stiamo odiando, abbia compiuto qualche cattiva azione nei nostri confronti o che ci stia rubando ciò che amiamo o stia rovinando i nostri interessi e, pertanto, merita di essere disprezzato.

Finiremo quindi per mentire al fine di ferire, di macchinare il male contro il nostro prossimo, di desiderare perfino la sua morte perché solo questa (pensiamo) ci può dare la pace... a questo punto il nostro cuore è diventato il regno ideale di satana.

 

Perché Caino odiò suo fratello Abele fino al punto di ucciderlo? Perché l’offerta di suo fratello era migliore della sua.

Ma Dio non gradì l’offerta di Caino non per colpa di Abele che diede i primogeniti del suo gregge (offrì il meglio che aveva), ma perché Caino non diede con tutto il suo cuore in quanto aveva delle riserve per se stesso.

 

Quando odiamo, il difetto è in noi e non nell’altro.

Ricordiamoci che Dio non ha riguardi personali, ma il nostro rapporto con Lui dipende dalla disposizione del nostro cuore, da quanto siamo disposti ad amarLo e servirLo.

 

Perché Giuseppe fu odiato dai suoi fratelli?

Perché Giuseppe era amato dal padre più degli altri. Ma egli si acquistò questo amore, perchè l’onorava più dei suoi fratelli e più degli altri era onesto.

Anche in questo episodio, il difetto non era in chi era più amato ma in chi odiava (sul conto dei fratelli di Giuseppe, infatti, circolava una cattiva fama – Gen. 37-2).

 

Chi odia un fratello cammina nelle tenebre ed è un omicida, pertanto non può trovare giustificazione alcuna ai suoi sentimenti negativi, né può credere che, pur essendo cristiano, possiede la vita eterna (I Giov. 3:15).

 

Amiamo con l’amore di Cristo che cerca l’interesse del prossimo prima del proprio, avendo fede che sarà Dio a curare i nostri interessi. Amiamo col vero amore perché saremo in grado di dare sempre ed in ogni tempo,

perché l’amore di Cristo è:

paziente,

benevolo,

non invidia,

non si vanta,

non si gonfia,

non si comporta in maniera sconveniente,

non cerca il proprio interesse,

non s’inasprisce,

non addebita il male,

non gode l’ingiustizia,

ma gioisce con la verità,

soffre ogni cosa,

spera ogni cosa,

sopporta ogni cosa (I Cor. 13:4-7).

 

Quando amiamo veramente il diavolo non potrà indurci ad odiare i nostri fratelli, perché mai potrà iniettare nel nostro cuore il suo veleno (invidia, gelosia, egoismo) poiché non troverai in noi nessuna possibile occasione, né mai ci farà sospettare il male nei nostri fratelli.

 

Un cuore che sa amare in tal modo è regno in cui domina Gesù Cristo e sarà un regno stabile e forte (Chi ama suo fratello rimane nella luce e non c’è nulla in lui che lo faccia inciampare – I Giov. 2:10).

 


 

Le conseguenze del male secondo Genesi 2

 

Esaminando in maniera più organica la vicenda di Eva ed Adamo, al fine di coglierne la dimensione spirituale e distinguerla come modello a cui riferirsi, per meglio valutare le manifestazioni che operano nell’animo dei credenti anche del tempo odierno, riteniamo che la parola di Dio e quella del diavolo sono state capaci di influenzare i caratteri di Caino e di Abele.

 

Se consideriamo la parola come lo stimolo più forte che può giungere all’uomo, notiamo che è a motivo di questa che lo stesso indirizza le sue scelte, la sua volontà e la sua vita, poiché attraverso di essa forma la sua conoscenza e coscienza.

 

Quando Adamo aveva nel cuore solo la Parola di Dio la vita era per lui un vero paradiso, ovvero sentiva intorno a sè la pace, la gioia, la giustizia, tutto era buono per la sua coscienza tenuta nell’intelligenza del bene: il rapporto con Dio era quotidiano, amichevole, vivificante.

 

Quando Eva, la parte meno responsabile della coppia, si fermò ad ascoltare le parole del diavolo, un meccanismo particolare si avviò nel cuore dell’uomo, condotto ormai dall’abilità seduttrice del serpente antico.

 

Solo fermarsi ad ascoltare chi è nemico di Dio ed a Lui contrario, riduce l’anima nella condizione del male.

 

Infatti, le parole del serpente furono inizialmente indirizzate a mostrare che Dio non aveva, in fondo, tutti i migliori propositi per le Sue creature, visto che voleva impedir loro la conoscenza di ogni cosa.

 

Quando Eva, poco sobria e nello stesso tempo anche poco attenta alle strategie, accettò in sé le parole contro Dio, ragionandone con il serpente, il suo cuore per conseguenza inserì la parola del diffamatore in cambio di quella di Colui che veniva diffamato.

 

Chi parla male del prossimo ha sempre il fine di screditarlo, per farci perdere la fiducia in lui e poter governare con la menzogna sul nostro rapporto, prima governato dall’amore.

 

Basta notare questi pochi elementi per capire quali meccanismi si sviluppano in una persona e come questi siano in grado di cambiarne i sentimenti, gli atteggiamenti e le azioni, spesso, anche, in maniera così repentina da sconfessare ogni umana logica tesa a trovarne le consequenzialità; solo la conoscenza biblica rende il procedimento, operante nell’anima, comprensibile, logico, consequenziale, teleologico.

 

Dopo aver dimostrato come il serpente operi con una logica astuta e seduttrice fino a far capire che Dio non dice la verità, in maniera compiuta, e utilizza metodi impropri tanto da spaventare le persone anche con la paura della morte eterna.

 

Dalle parole dette il diavolo discredita il Creatore facendo intendere che non ama l’uomo con correttezza ed interamente, tant’è che gli nasconde altre possibilità come quella della conoscenza anche del male.

 

Alla fine Dio appare come colui che impedisce la totale conoscenza onde l’uomo non diventi simile a lui ed acquisti così le sue stesse facoltà.

 

In effetti dalle Scritture abbiamo rilevato la tecnica del male per guastare nei credenti il buon rapporto con Dio ed anche con coloro che Lo servono e rappresentano, come i ministeri, gli anziani ed i diaconi (basti pensare alle parole del re d’Assiria contro il re Ezechia).

 

Va così notato che tutto ciò che appartiene alle tenebre inizia a scalzare la fiducia nei servi di Dio, utilizzando l’antico metodo

1.              con la messa in dubbio delle cose affermate da chi rappresenta la Parola di Dio

(ma, veramente Dio vi ha detto di non mangiare del frutto di tutti gli alberi del giardino?);

la domanda è subdola e contiene in sè una proiezione logica contro Dio, specie quando interroga se veramente Dio ha detto questo, tanto da far capire che l’Onnipotente aveva superato ogni limite della decenza per imporre una ubbidienza che penalizza la creatura impedendola a raggiungere il massimo bene.

 

Da queste brevi e devastanti riflessioni e stimoli del male si ingenera in Eva anche la convinzione che Dio si riservi a danno dell’uomo una conoscenza che lo migliorerebbe.

 

Da tutto questo, il dubbio inoculato sotto gli aspetti più utilitaristici dell’attività di Dio, volta sempre ai suoi reconditi interessi e spesso a scapito dell’uomo, porta Eva ed Adamo a ridimensionare l’amore del Signore e cercare un’alternativa personale o esterna in grado di completare il bisogno di amore che a motivo delle parole del serpente, ha iniziato ad apparire incompleto ed a volte non corretto.

 

Alla fame di amore dell’Uomo, che Dio aveva sempre soddisfatto, satana fa credere che esso sia sempre stato inidoneo, c’è la paura di essere stati ingannati e si rinuncia all’ubbidienza poiché la si ritiene un utile per chi poco ama e che vuole gestire la vita del credente con un falso amore.

 

Di conseguenza solo chi li aveva avvertiti ed aperto gli occhi ad un simile inganno perpetrato da Dio può divenire il nuovo soggetto in cui porre la fede assoluta, tanto da fargli occupare il primo posto del cuore.

(La banalità del male, è posta dal serpente ad Eva, e genera un male radicale).

 

Sulla scia di queste parole luciferine, cominciano a serpeggiare pensieri nella mente dell’uomo che, pervaso da dubbi e incertezze, con distacco ed ostilità, scruta e giudica l’operato del Creatore.

 

Frutto di questo turbinio e vortice caotico di pensieri,è una immagine distorta e traviata di Dio: Egli, creatore onnipotente, appare ora una creatura”umana, troppo umana” ovvero mediocre, subdola e calcolatrice, una mera creatura dalla natura ambigua.

 

Nostro Signore Gesù ha detto: tutto quello che hanno fatto a me lo faranno anche a voi. E’ facile dedurre da ciò che il modo col quale è stata guastata l’immagine e la dignità di Dio sarà utilizzato a guastare chi oggi porta e rappresenta la Santa Parola.

 

Il modello si ripete, il metodo torna ad essere applicato entro i limità

 

Così la prima azione delle forze spirituali della malvagità tende a cambiare la natura e l’immagine di Dio che, è considerato alla stregua di una “mera” creatura,e dargli le coloriture della negatività, tanto da limitarlo nella onnipotenza e nel concetto di amore, che ora appare utilitaristico, tornacontistico ed impaurito per le detrazioni che l’uomo ne potrebbe fare.

 

La capricciosità di un Dio, che impedisce alla sua principale creatura di cibarsi di tutto, la si ritiene dimostrata dalla richiesta d’ubbidienza: essa, ne rappresenta l’elemento più evidente, eclatante e prova incontrovertibile di un operare scorretto fino a far apparire interesse dell’uomo ciò che è invece specifico ed esclusivo interesse di Dio: quindi un parlare per giungere con inganno a fini diversi dove l’interesse tutelato è la conoscenza che Dio si è riservata e non il rischio dell’uomo alla morte.

Quindi, un Dio strano, che utilizza la paura della morte per evitare di vedere nelle sue creature la conoscenza di tutto ed anche del male.

 

Purtroppo se la seduzione appare logica e consequenziale essendo una menzogna artificiosamente composta pure, come al solito, manca delle corrette chiarificazioni nel suo aspetto globale. Questo significa che, proiettando oltre le logiche che affermano una menzogna, si nota che essa non è espandibile ed è quindi ristretta in limiti angusti. Infatti nel caso in esame, quando Dio è mostrato come un limitatore della libertà dell’uomo e dei suoi interessi alla totale conoscenza, superando i limiti della menzogna si possono avanzare delle richieste chiarificatrici come la seguente:

1.              perché Dio ha creato l’uomo con tali poteri da minacciarne la stessa autorità divina e potenza?

2.              se Lui è il Creatore unico come mai non ha ridimensionato l’uomo come ha fatto per tutte le creature?

3.              e se Dio cercava un interlocutore assolutamente ubbidiente e sottomesso, gli mancava la sapienza e la potenza per farlo in tal guisa?

4.              Se Dio ha pienamente dimostrato di aver creato ogni cosa per amore, ovvero per dare tutto quello che ha senza rinfacciare avendo nella sua natura la gioia di dare anziché ricevere, come mai solo con l’uomo opera contrariamente?

 

Pertanto, alla luce di questi inquietanti interrogativi, emerge una uova conoscenza di Dio, fatta anche di spetti tipicamente umani come

1.  la paura,

2.  la gelosia del sapere,

3.  la capricciosità dell’ordine imposto.

Eva e Adamo si rapportano con la Parola di Dio in maniera nuova e ridimensionata visto che non è più quella pura, perfetta e piena d’amore così come avevano creduto fino ad allora e considerato anche che il serpente li aveva totalmente riposizionati verso di essa ed in modo contrario a prima.

 

Pertanto nel rapporto tra l’uomo e Dio, l’elemento sostanziale che viene meno è la fiducia, mentre l’elemento nuovo che sorge è il sospetto del male e la paura di seguire ordini non utili ai propri interessi.

 

Il demone che ha dominato in primis il cuore di Adamo ed Eva e poi ha devastato la loro mente e l’intero loro essere, spirito anima e corpo, è incapace di ubbidire, è figlio di satana, re e signore dell’oscurità, della menzogna, della depravazione, il suo solo potere è svilire, contaminare, succhiare la vita di tutto ciò che tocca

 

L’epilogo di questo caotico processo e di questo logorio interiore, scandito da atteggiamenti altalenanti, ragionamenti contorti, inconcludenti, da affermazioni antitetiche, da antinomie che scadono nel paradosso, trova la sua “naturale” estrinsecazione in un gesto di ribellione assoluta, da absolutus che significa sciolto, proprio perché è un atto che palesa la volontà cosciente e determinata a ribellarsi, a spezzare un’armonia ed un equilibrio che Dio per amore e solo per amore, aveva creato e di cui Adamo ed Eva avrebbero potuto godere in eterno.

 

Ciò che Dio aveva creato era perfetto, nella sua pienezza, di nulla mancante, ogni cosa era sottomessa al Creatore, tutto era un tripudio, una manifestazione esuberante di colori, gioia, bellezza.

 

Ma, quando nel cuore dell’uomo avvolto dalle spire del serpente, nascono sentimenti di orgoglio, di ribellione, di onnipotenza, tutto viene stravolto, ogni ordine è sovvertito

Non c’è più ordine, non si riconosce più alcuna autorità, c’è anarchia che sfocia nel totalitarismo: l’uomo vittima inconsapevole, dominata e guidata da satana, diventa il detentore ed il garante della verità, sarà lui dominato e vinto dalla sete di onnipotenza, a governare un mondo che, sarà così privato della luce e dei colori, perché è stata esautorata e scacciata la sola, unica e vera fonte di luce, un mondo che va allo sbando, che brancola nel buio, un mondo popolato ed abitato da fiere, non da uomini che, cedendo alle seduzioni di satana, cadendo nel peccato, si è snaturato, ormai privato dell’humanitas, ovvero di quel cuore sensibile, che Dio aveva donato al genere umano, è incapace così’di concepire il limite, ignora cosa e quale sia il bene ed il male, mira solo al soddisfacimento egoistico e pernicioso dei propri bisogni.

 

Questa critica alla decisione di Dio sull’unica ubbidienza chiesta ad Adamo avvia il processo della disubbidienza, lo scopo delle parole del diavolo e la base dalla quale ogni anima si separa dal suo Signore.

 

2.              La prima chiave del diavolo per aprire un cuore è la sfiducia in ciò che Dio dice e fa. L’avversario vuole far credere che Dio pur potendo dare ogni bene all’uomo si riserva le cose più potenti per impedire alla creatura di diventare a Lui simile. Da ciò Eva intese che Dio non li amava in maniera completa ma limitata e che forse in Dio v’erano delle convenienze nel tenerli nel giardino e non vero amore.

3.              Bastarono queste poche parole del serpente per condurre Eva nella convinzione che Dio non era poi quello che loro avevano creduto fino ad allora e che nel suo amore v’erano delle convenienze egoistiche che teneva ben custodite fino ad impedire di mangiare il frutto di un albero per timore di perdere il primato ed il potere.

4.              Generare la sfiducia in chi ama con l’amore di Dio facendo credere che questi fa le cose per sua convenienza recondita e non per interesse di chi sta curando è la prima attività che gli spiriti del male promuovono per conquistare un’anima che dimora nel giardino di Dio.

5.              Un Pastore che sta curando un’anima spesso chiede che alcune cose non vengano fatte per il bene ed al solo scopo di difenderla dal male, così come Dio fece con Adamo. Laddove sorge un divieto per garantire una difese, lo spirito del male sorge per incitare alla disubbidienza ed a generare la separazione del ministerio che predica la Parola e che sta proteggendo l’anima. Distruggi il pastore e saranno disperse le pecore fa parte dell’antica strategia del male. Il pensiero sorge veloce nella mente di chi deve ubbidire e la prospettiva è la stessa:

... per quale interesse personale il Pastore mi vuole impedire di fare o non fare? Forse ubbidire a ciò che mi chiede serve ad impedirmi di conoscere meglio le cose e questo mi renderebbe uguale a lui? ...

Alla fine nell’anima sorge una sfiducia verso il Ministerio e la sua fede si volge agli stimoli che inducono a vedere male colui che gli porta l’amore di Dio.

6.              La fase successiva è quella dell’ascolto con fede delle parole di colui che ha scalzato la fiducia nel Pastore e l’adesione al suo progetto fino al compimento dell’atto di disubbidienza che viene determinato col seguente percorso:

a.             affermare e sostenere con logiche convincenti che la disubbidienza porta ad un vantaggio reale;

b.             che chi da questi consigli è interessato al bene più di chi è l’autorità spirituale costituita da Dio a motivo della nuova nascita e che ha disposto l’azione di ubbidienza;

c.             che l’utilità della disubbidienza gli renderà una immediata convenienza.

7.              L’ascolto della parola dell’anti-pastore genera nell’anima di chi lo crede una visione nuova delle cose ed inizia a rendersi conto di ciò che prima non vedeva, ovvero che la disubbidienza è bella da farsi, e buona per essere praticata, desiderabile per diventare migliori. La strategia avversaria giunge così a generare la concupiscenza degli occhi, la concupiscenza della carne e l’orgoglio della vita.

8.              A questo punto, non è più necessaria la partecipazione del diavolo e la sua ulteriore conduzione, visto che l’uomo si è lasciato convincere ed ora è deciso ad agire da solo e con la propria coscienza.

9.              Lo stimolo

10.          del male ha armato l’anima dell’uomo ed ora e questi che si determina all’azione con tutta la sua coscienza, per cui la parte finale della disubbidienza è interamente dell’uomo.

11.         Dio nel giardino del bene nulla fa per impedire l’autodeterminazione di Eva e poi di Adamo, mentre fuori dal giardino fino all’ultimo momento cerca di far desistere Caino e gli spiega le strategie del male.

12.         Pertanto quando un cristiano è nella grazia il Signore si astiene dall’intervenire poiché ha tutti gli strumenti e la libertà di poter contrastare il male. Fuori dal Regno della pace e della grazia Dio interviene per svegliare l’anima da un giogo di gelosie, rabbia, odio che gli impediscono di comprendere la sua reale posizione.

13.         Il momento conclusivo della battaglia interiore contro gli stimoli del male porta l’uomo fino alle considerazioni della croce del Golgota dove tutto l’umano si compie nella morte per giungere a vita eterna con la resurrezione.

14.         Dopo le tentazioni e le continue lotte di Gesù contro lo spirito del male, contro il diavolo ed i demoni, l’angoscia mortale prende il cuore del Signore.

 

 

L’intervento di Dio è diverso in base alle diverse condizioni nelle quali un’anima si trova. La parola di Dio è nel cuore di Eva e non deve essere da ella disprezzata per nessun motivo e seduzione. Con Caino la Parola è al di fuori di Lui è giunge a parlare nel cuore per salvarlo dalle insidie dello spirito del peccato che lo spia ed aspetta il tempo opportuno per dominarlo.

 

Dopo l’atto di disubbidienza la vita della persona cambia e la condizione della sua anima assume delle connotazioni particolari:

1.               

2.              il senso di colpa lo raggiunge e si sente accusato dalla propria coscienza e da chiunque gli vuole bene;

3.              avverte un profondo senso di paura e per questo si nasconde da colui che lo ama;

4.              si copre perché ritiene che le sue intimità non debbano essere viste;

5.              all’invito di chi l’ama non risponde;

6.              da colui verso il quale ha sbagliato sente solo la voce del giudizio e della condanna;

7.              alle contestazioni della disubbidienza e della violazione dell’ordine si difende accusando chi gli sta più vicino;

8.              la visione reale dei fatti e la sua reale responsabilità gli sfugge e vede la causa della sua disubbidienza in altri e mai in se stessa.

 

Tutto questo porta l’anima ad uscire degli effetti del Regno che sono pace, gioia, giustizia.

 

L’uscita dell’uomo dal giardino avviene per sua incompatibilità spirituale visto che ne cuore ormai ospita le parole del diavolo che muovono la sua intelligenza a tutto ciò che è negativo per investigarlo e conoscerlo; ha disubbidito a Dio ed ha accettato la proposta antitetica trasmessagli dal serpente. In un solo cuore due parole e due spiriti.

L’uomo uscì fuori dall’Eden cambiato nella sua natura spirituale che era divenuta di peccato. Il suo modo di vedere la vita era mutato e per la prima volta incominciò a fare i conti con la paura ovvero col vuoto della fede, con l’assenza della fiducia in Dio e con l’incredulità nelle Sue Parole.

Ora in lui c’erano due parole opposte tra loro dove una ricordava il bene ricevuto e l’altra temeva il male che stava per venire mentre il suo presente era di incertezze, di amaritudini e senza speranza.

Per la prima volta, fuori dal giardino imparò a valutare la sua morte ed a motivo di ciò il desiderio di perpetuarsi in una progenie.

Da Adamo ed Eva nacquero Caino ed Abele, l’uno con tendenzialità verso il male e l’altro verso il bene; caratteri diversi, indirizzati dalle parole che avevano influenzato la vita dei genitori.

Ciascuno visse con la conseguenza delle parole che riempivano la vita dei progenitori; in altri passi la Bibbia sostiene che sui figli opera la benedizione e la maledizione raggiunta dai progenitori.

Dio nella sua infinita misericordia non trascuro la vita di Caino e prima che giungesse a sbagliare lo invitò a riflettere ed a scegliere il bene anziché il male.

 

Il diavolo non possedette Adamo ma gli inserì un veleno che lo cambio e lo rese diverso come diverse furono rese le condizioni della sua vita, ora avrebbe dovuto lavorare e mangiare con sudore, mentre Eva avrebbe dovuto partorire figli con le doglie del parto. La conclusione della vita contaminata dal peccato era opposta a quella senza peccato; quest’ultima era senza dolore quella con dolore.

 

Caino ed Abele sono due figli e non due realtà spirituali, una di male e l’altra di bene, essi portano con loro le condizioni dei genitori dove in Caino c’è la realizzazione del peccato in azioni ed in Abele il subirne le conseguenze. Il mondo era dunque nel peccato e chi vi abitava ne subiva le conseguenze. Ancora oggi le cose sono analoghe le nature simili a Caino continuano a spandere il male e quelle simili ad Abele continuano a subirlo ed a morire a motivo dei primi. Il mondo giace nel maligno con persone simili a Caino ed altre simili ad Abele, dove nessuno può sfuggire alle logiche del male sia che lo voglia e sia che lo subisca.

 

Se il male di Caino vuole togliere dal mondo Abele la vicenda mostra che Dio non sta a guardare e se un Abele muore un Set nasce affinché i rappresentanti del bene non spariscano bensì aumentino.

Da Set viene l’umanità buona che impara il nome di Dio e che offre i sacrifici all’Eterno. Attraverso la progenie del bene viene salvata l’umanità e da questa progenie sorge Abramo, il popolo santo, Davide e Gesù Cristo.

 

Del male si perderà la memoria ed i pochi ricordati non hanno una progenie di riferimento. Il male è senza un albero genealogico mentre quello del bene dura in eterno e noi facciamo parte di Cristo, figli di Dio, progenie che vive in eterno.

 

La Bibbia chiama la progenie di Set “figli di Dio” mentre non qualifica figli del diavolo quelli nati da Caino, non c’è dunque per il Signore una dichiarazione di demoniacità dell’uomo ma di schiavitù nel peccato; chi è schiavo non è figlio per cui v’è una suddivisione dell’umanità

1.              in figli di Dio,

2.              in uomini resi liberi,

3.              in schiavi del peccato ed

4.              in figli del diavolo.

Con l’avvento del Regno di Dio portato in terra da Gesù Cristo i figli di dio nascono dalla Parola dell’Evangelo e formano il corpo visibile di Cristo. Gli oppositori a Cristo diventano figli del Diavolo. Così prima della venuta del signore i figli di Dio erano la progenie di Set che si conservava nel bene, mentre la maggioranza degli uomini viveva sotto la schiavitù del peccato e, quindi, del diavolo. Con la venuta del Signore chiunque crede in Lui diventa figlio di Dio e chi si oppone a Lui diventa figlio del diavolo.

 

Non c’è, dunque, una possessione generalizzata da demoni ma una condizione umana che appartiene a Cristo o è contro Cristo. Gli stimoli spirituali del male sono delle forze che indirizzano i figli del diavolo ad azioni negative o le persone rese schiave a comportamenti di cui non si rendono conto, tanto da fare e dire ciò di cui non sono coscienti e quindi non sanno.