IO E DIO

 Molti credenti vorrebbero ascoltare la voce di Dio: essere sicuri di parlare con Lui e ricevere le sue risposte; distinguere con certezza il messaggio che Egli dà. 

La sola preghiera spesso non soddisfa alcuni credenti ed altri, dopo aver pregato, non apprezzando la risposta di Dio, non credendo per fede al Suo amore salvifico, si confondono e si smarriscono, perdendo il contatto con la preghiera e quindi il rapporto col Signore della gloria. 

Questo breve scritto vuole riassumere i principali riferimenti biblici a ricevere le risposte di Dio, a sapere com’Egli parla per ascoltarLo e ubbidirGli.

 Un esempio che vale per tutti è certamente il rapporto che mostra Gesù col Padre. Il Signore ci ha dichiarato che Egli ha fatto ogni cosa secondo quanto ha visto fare al Padre; che Egli ascolta il Padre e ne compie sulla terra la divina volontà. Gesù dimostra il rapporto costante ed immutabile col Padre del quale si considera sulla terra la diretta manifestazione.

 Per capire quello che il Signore ci ha detto e seguirne il metodo in ogni suo sviluppo procedimentale possiamo rivolgerci anche all’esempio fornitoci da Mosè, uno dei profeti cui Dio ha parlato “faccia a faccia”.

Partiremo, pertanto, dalla storia di questo gran profeta per giungere a capire le condizioni nelle quali Gesù ha mostrato di dialogare e ascoltare costantemente la Parola del Padre.

Mosè

Mosè fu caratterizzato da una nascita umana e da una rinascita attraverso le acque. Tratto dall’acqua fu condotto a vivere come principe nella casa del re tramite una nuova madre. Nuova nascita, nuova casa, nuova madre, nuovo cibo.

Nel crescere il cuore, di colui che fu tratto dalle acque, si legò alla sua progenie ed a quarant’anni desiderò salvare il suo popolo. Tutto ciò che era avvenuto nella sua vita e lo aveva distinto dal resto degli altri uomini lo condusse a cercare la progenie divina e ad avvertire in lui gli stimoli del salvatore e non dell’accusatore, del consolatore e non dell’angariatore.

Nella sua prima attività di salvatore impiegò metodi e strumenti umani che gli valsero solo ad isolarlo. Fu nel deserto, per lui luogo di salvezza e di ammaestramento, che imparò a pascere le pecore: fu nel deserto che il suo cuore fu preparato ad udire la Parola di Dio.

Il pruno ardente è il luogo dove vide il miracolo e dove udì la parola. Miracolo e parola insieme. Fuoco che brucia senza consumare e parola che si rivela all’uomo di Dio. Dopo un’esperienza di quarant’anni prima e quarant’anni dopo finalmente Mosè ode la voce di Dio; l’aveva prima sentita sotto forma di stimolo e di sentimenti che giungevano nella sua mente e maturavano nel suo cuore ma là, dove il pruno ardeva, Dio gli parlò, per la prima volta, in maniera diretta.

Nel corso del ministerio profetico Mosè ricevette dal Signore l’ordine di istituzionalizzare il rapporto con Lui ed ascoltarne giornalmente la voce, ordinando la tenda di convegno.

Fu in quella tenda che Dio stabilì un luogo per parlare ogni giorno con Mosè ed ogni volta che Mosè ne aveva bisogno.

Possiamo dire che un giorno Dio stabilì un luogo per incontrarsi con il suo servo e parlargli.

Sei un servo di Dio? Dio vuole stabilire un luogo dove incontrarsi con te, e farti udire la sua parola ed anche la sua voce.

La struttura del tabernacolo, e quindi della tenda di convegno, fu dettata a Mosè da Dio stesso; pertanto, dalla porta al luogo santissimo si può ancora percorrere la via che lo Spirito Santo, nella lettera agli Ebrei definisce la “via del santuario”.

E’ nel luogo santissimo, luogo della testimonianza di Dio che si conclude la via che porta il credente ad udire la Parola del suo Creatore.

1 CAPITOLO

LA VIA DEL SANTUARIO

 

Questa via santa si divide in tre tratti ben distinti e così sintetizzabili:

1 tratto della preghiera

2 tratto della lode

3 tratto del ringraziamento.

Non c’era nessuna possibilità di entrare nel luogo santissimo senza seguire correttamente il percorso indicato da Dio.

Questo serve a chiarire che nessuna persona può udire la risposta di Dio alle sue preghiere, la risposta di Dio alle sue richieste, se non segue la strada che il Signore ha tratteggiato a Mosè.

Ricordiamoci che molti cristiani vogliono incontrarsi con il loro Dio e che pochi giungono a sentire la risposta durante il tempo che stabiliscono per l’incontro; noi crediamo che la via del santuario ci condurrà come condusse Mosè a parlare con Dio ed a riceverne il consiglio in maniera personale, diretta, immediata.

Nel cap. 8 di Isaia il Signore chiede ai suoi credenti di rivolgersi a Lui per riceverne consiglio e di evitare di fare come fanno gli uomini e cioè di invocare spiriti, demoni, maghi.

Ancora nel cap. 1 lo stesso profeta parla nel nome di Dio ed invita i credenti a venire ad incontrarLo per discutere assieme. Dove incontrare il Signore se non nella tenda del Convegno.

Nel luogo dove Egli ha posto il suo nome, nella Chiesa o nella tua cameretta dove, serratone l’uscio, hai deciso di incontrarti col tuo Dio.

Tre aree: il cortile; il luogo santo; il luogo santissimo. Dalla porta della tenda al luogo santo si incontrano tre elementi ai quali riferirsi e capire.

Ma prima che questi e prima di ogni cosa si voglia valutare, analizzare e discutere va considerato il colore e l’odore della terra che bisogna calcare per entrare nella tenda del convegno.

Essa ha il colore e l’odore aspro ed acre del sangue versato dalle vittime offerte in sacrificio.

Nessuno può mai pensare di poter parlare con Dio se non sa cogliere l’odore ed apprezzare il colore del sangue dell’Agnello versato per il perdono dei peccati del mondo.

La porta dell’ingresso è formata da 5 colonne che rappresentano i ministeri della parola di Dio e nessuno può entrare se non attraverso la parola ministeriale predicata.

Il primo elemento all’interno del cortile è l’altare degli olocausti laddove ogni uomo deve bruciare il proprio animale; più avanti giunge alla bacinella per il lavacro dove deve purificarsi da tutto ciò che del mondo e della carne ha toccato.

Solo così può entrare nel luogo santo il cui ingresso è ancora caratterizzato da 5 colonne che come le prime rappresentano la predicazione della parola.

Ciò vuol dire che possono entrare nel luogo santo solo coloro che amano ed ascoltano la predicazione della parola.

Il luogo santo è illuminato da 7 lampade ardenti poste sul candelabro in rappresentanza dello SS dato alla chiesa; questa luce illumina il tavolo dei pani della parola di Dio e di fronte, prima del luogo santissimo, c’è l’altare dei profumi di lode al Signore; ancora 5 colonne, ancora un velo e si entra nel luogo santissimo: quello dove Dio parla al servo che entra dopo aver percorso la via del santuario.

Nel luogo santissimo ci sono ancora tre oggetti, ma questa volta collocati uno sopra l’altro: c’è l’arca con sopra il propiziatorio e sopra tutto due angeli con le ali spiegate.

All’interno dell’arca le tre testimonianze di Dio: le tavole, la manna, la verga di Aronne. Tutto è una pulsione che segna l’unità e la trinità: dall’uno al tre; dall’uno al tre; dall’uno al tre; dall’uno al tre.

Mosè entrava nel luogo santissimo, presentava a Dio i problemi del popolo e Dio gli parlava e gli spiegava ciò che doveva fare.

Un rapporto personale, intimo, diretto, immediato.

Anche noi oggi ancor più di Mosè, come Gesù, possiamo parlare a Dio e sentire la sua risposta a condizione che percorriamo correttamente la via del santuario.

2 capitolo

I tre momenti che precedono il dialogo con Dio.

Nessuna cosa ci viene data da Dio se non riconosciamo il sangue di Dio versato sulla croce per noi. Il primo elemento che si sviluppa in questo percorso possiamo sintetizzarlo con la preghiera laddove portiamo ai piedi di Dio tutte le nostre richieste.

1 FASE - PREGHIERA

Nella preghiera sottomettiamo a Dio ogni carnalità, ogni orgoglio umano e riconosciamo che solo ai piedi del Signore ci conviene portare il nostro peso.

In pratica con la preghiera scarichiamo la nostra vita da tutte le sollecitudini.

Nel corso della preghiera in maniera meravigliosa incominceranno a sorgere dentro di noi molte problematiche che prima della preghiera neppure ricordavamo; esse sgorgano dall’inconscio e diventano manifeste.

Per questo è bene prima di pregare avere una penna ed un quaderno dove annotare tutte le ansie che sorgono dal nostro inconscio; queste, oltre a scriverle bisogna, come quelle coscienti, consegnarle nelle mani del Signore affinché Egli provveda. Il tempo della preghiera termina quando terminano i soggetti che rendono sollecita la vita del credente.

1.  Si prega prima per le cose che interessano la propria persona:

a.    perdona i miei peccati: elencarne il più possibile

b.    fa che non sia esposto alla tentazione

c.    liberami dal maligno

d.    ricordare i nove elementi del Padre nostro

e.    chiedere il riempimento dello Spirito Santo;

f.    pregare per le autorità spirituali;

g.    pregare per coloro che stiamo curando;

h.    pregare per la fratellanza

i.    chiedere ogni cosa che ci rende solleciti intorno alla nostra persona, alla nostra famiglia, alla nostra casa, alla nostra comunità di fede; alla nostra comunità sociale;

j.    pregare per ogni altro tipo di richiesta.

Quando sono terminate le richieste rese note a Dio con la preghiera si passa con la seconda fase che è quella della lode.

2 FASE – LA LODE

Scaricata la vita del credente dai pesi che lo legano a terra ecco che indossa le ali della lode per salire in alto.

La lode consiste nell’innalzare sopra tutti la persona di Dio rivelatasi a noi in Cristo Gesù.

Significa glorificare a voce alta il nome di Gesù Cristo, cantare le sue lodi, riconoscere la sua benignità. In questa fase conviene farsi guidare dal Cantico dei cantici e dal sentimento con il quale la sposa parla dello Sposo. E’ buono parlare delle virtù del nostro Signore Gesù Cristo, della sua compassione, del suo amore, della sua misericordia, della sua comprensione, del suo perdono e quant’altro a questo simile.

Esempio:

1.                Gloria al Santo Nome di Gesù Cristo;

2.                gloria al Padre al Figlio ed allo Spirito Santo;

3.                Santo, Santo, Santo è il Signore Dio l’Onnipotente, Colui che era che è e che viene;

4.                Degno sei Signore Dio nostro di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: poiché tu creasti tutte le cose, e per la tua volontà esistettero e furono create.

5.                Tu sei Degno di prendere il libro e di aprire i sigilli perché sei stato immolato ed hai comprato a Dio, col tuo sangue, gente d’ogni tribù e lingua e popoli e nazioni  e ne hai fatto per il nostro Dio un popolo di Re e di Sacerdoti che regneranno sulla Terra.

6.                Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere la potenza e la ricchezza e la sapienza e l’onore e la gloria e la benedizione.

7.                A Colui che siede sul trono ed all’Agnello siano la benedizione e l’onore e la gloria e l’imperio nei secoli dei secoli. Amen

8.                Degno, degno, degno è l’Agnello che è stato Immolato di ricevere il Regno la gloria e la potenza, poiché col suo sangue a comprato a Dio gente di ogni nazione, popolo e tribù e ne ha fatto un regno di re e sacerdoti che regneranno sulla terra nei secoli dei secoli;

9.                Le carezze del Signore Gesù sono migliori del vino. Egli è il Re dei re, il Signore dei Signori, l’imperio riposa sulle sue spalle; Egli è il consigliere, l’ammirabile, Dio potente, Padre eterno, principe della pace. Egli sostiene il suo regno con la pace e lo stabilisce col diritto e la giustizia.

10.            Lo Spirito del Signore è su Gesù Cristo. Egli è sapiente, è intelligente, ha il buon consiglio, ha la forza, ha il timore di Dio.

11.            Il nome di Gesù Cristo è un profumo che si spande.

12.            Oh tu che l’anima mia ama dimmi, dove porti a pascere il tuo gregge? Tu sei il buon pastore che mette la sua vita per le pecore, le conosci tutte per nome e le proteggi e nessuna ne perdi dando loro vita eterna. Tu conduci le tue pecore nei pascoli erbosi ed alle sorgenti dell’acqua viva fino a dare loro beni e benignità tutti i giorni della loro vita.

13.            Tu sei la porta dell’ovile delle pecore, tu sei la via, la verità e la vita. Tu sei la vite. Tu sei la resurrezione.

14.            Gesù è bianco e vermiglio, e si distingue fra diecimila. Il suo capo è oro finissimo, le sue chiome sono crespe e nere. I suoi occhi paion delle colombe in riva a dei ruscelli, lavati nel latte. Le sue gote sono come un’aia d’aromi, come un’aiuola di fiori odorosi, le sue labbra sono gigli e stillano mirra liquida. Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di berillio. Il suo corpo è d’avorio terso, coperto di zaffiri. Il suo palato è una dolcezza la sua persona è tutta un incanto.

15.            Io ti esalterò o mio Dio o mio re  e benedirò il tuo nome in sempiterno. Ogni giorno ti benedirò e loderò il tuo nome in sempiterno. Dal salmo 145 al salmo 150.

Quando la lode è forte allora si sentirà una parola nuova che ci conduce nella fase dell’adorazione e questa parola è “Grazie”.

3 FASE – RINGRAZIAMENTO

Quando il cuore è riempito dalla gratitudine, l’anima del credente è nell’adorazione. Ringraziare Dio con tutto il cuore per il bene che da lui abbiamo ricevuto è il momento che precede l’invio della Sua parola che salva libera e riempie di SS.

Il ringraziamento come già detto è il riconoscimento di ciò che Dio ha fatto nella nostra vita.

Per ricordare come dice il Salmo 105 le meraviglie che egli ha fatto, tutti i suoi miracoli e ringraziarLo di tutti i suoi giusti giudizi.

1. Gesù grazie che hai lasciato il trono della gloria e sei venuto sulla terra incarnandoti nel seno della vergine Maria e vivendo come uomo tra gli uomini per farti conoscere da me;

2. Gesù, grazie per essere morto sulla croce per me;

3. grazie, per essere risorto per me;

4. grazie che siedi sul trono di Dio per me;

5. grazie perché preghi per me.

6. Grazie per il perdono dei peccati;

7. grazie per le guarigioni ricevute da te;

8. grazie per i dolori che hai portato al posto mio;

9. grazie per ………….ecc.

Questa fase si conclude quando nel cuore scende forte e potente come una nuvola la pace, la gioia e la giustizia (giustificazione).

Mentre la potenza dello Spirito Santo scende ed avvolge ogni cosa Dio toglie dalla nostra vita ogni sacerdote umano (I Re 8, 1-11), ogni parola umana, ogni ragionamento umano ed in quel momento, la Parola del Signore, potente e benigna, scende e parla direttamente al cuore precisando la sua volontà e dando risposta ad ogni domanda; così il Signore parla ad ogni credente che sa percorrere la via del santuario.

Se tarda aspettalo perché sta purificando il tuo cuore da ogni scoria umana. Egli sa come farti capire e convincere devi solo venire a Lui con tutto il cuore e stare in riposo. Nella calma e nella fiducia riceverai la sua forza, le sue energie, il suo Santo Spirito.

IL SIGNIFICATO DEL DESERTO

“Perciò, ecco, io l’attirerò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore” (Osea 2:14).

Molti credenti non riescono ad avere un rapporto personale e diretto con Dio perché troppo presi da altri interessi o troppo convinti di potersi gestire da soli; questi stessi non hanno coscienza di avere tali convinzioni se non solo nell’afflizione.

E’ nella sofferenza che ognuno di noi può constatare quanto vane siano le sue sole forze per uscire dai problemi che l’affliggono, nonché quanto valore abbiano l’amore e la fedeltà di Dio per lui.

Spesso, nel momento della prova, non siamo in grado di discernere se in realtà siamo troppo convinti di noi stessi o se abbiamo qualche manchevolezza nel nostro rapporto con Dio; spesso, delle nostre preghiere senza risposta, delle nostre opere senza frutto, ne addebitiamo la responsabilità a Dio perché non vediamo in noi l’errore.

In realtà, non valutiamo che le nostre preghiere sono delle pretese e che il nostro cuore innalza del continuo la nostra persona e non quella di nostro Signore Gesù Cristo; il frutto delle nostre opere non è il frutto del nostro amore e della nostra fedeltà a Dio ma sono frutto di “prostituzioni”.

Ci ritroviamo, dopo aver provato e pensato di tutto per uscire dai nostri drammi, senza pace e gioia, senza speranza perché convinti che Dio ci abbia abbandonati...tutto ciò che Dio ci aveva donato, le sue ricchezze dentro di noi (ricchezze che ritenevamo, ormai, nostre doti personali) sono state rubate dal nemico.

Il Signore vede tutto questo ed il Suo amore desidera recuperarci nonostante tutto.

Così Egli ci conduce nel deserto, nella solitudine, senza appoggi personali (che sono ciò di cui ci vantavamo o consideravamo più importanti di Dio) e senza benessere e libertà, laddove possiamo renderci conto della nostra debolezza, laddove possiamo considerare che Gesù Cristo è la sola nostra speranza ed il solo vero aiuto.

Ed è in questo nostro stato d’animo, che Dio parla al nostro cuore perché finalmente non ci sono altri interessi, altri desideri, altre convinzioni, solo il bisogno di incontrarci con Lui.

In quel giorno avverrà che io risponderò – dice l’Eterno”.(Os.2:21).

Ciò che per prima avvertiremo saranno i sentimenti della speranza, della pace e della gioia. Dopodiché Dio ristabilirà con noi il Suo rapporto donandoci ciò che ci necessita per poterlo mantenere costante e duraturo (ciò che prima di questo momento non esisteva in noi in quanto vivevamo l’esatto contrario):

giustizia, equità, benignità, compassione, FEDELTA’. (OSEA)

Adesso che realmente abbiamo la possibilità di conoscere come Egli è (adesso che conosciamo il Vero Dio e la vita eterna: Gesù Cristo), siamo pronti per sentire, nel nostro cuore, la Parola di Dio che ci consola, ci fortifica e ci mostra la via d’uscita da ogni nostra angustia.