Nella
seguente ricerca, volta ad approfondire la natura dello spirito del presente
secolo, è apparso indispensabile, da un lato, il ricorso ad un’attenta analisi
biblica, per comprendere appieno il messaggio autentico che i sacri testi
racchiudono sull’argomento, dall’altro, il recupero e la rilevazione del
rapporto che ogni cristiano deve instaurare con la propria coscienza e con Dio.
Infatti,
solo quando una mente consapevole è illuminata dalla morale cristiana, può
prendere atto della realtà intorno al proprio essere, nella sua
tridimensionalità, dove il sistema spirituale, quello materiale e quello
animico vivono una costante interconnessione.
E’
proprio dalla convergenza delle tre nature, nell’azione che l’essere umano
esprime la sua unità, acquista la consistenza della propria identità e la
coscienza stessa dell’essere.
La
parte più semplice e completa dell’unità dell’uomo è la parola; quando la
pronuncia, infatti, egli riceve per riflesso immediato l’unificazione delle sua
realtà trinitaria.
Allo
stesso modo, nel corso del presente testo si dimostrerà come, ogni altro tipo d’azione, unifichi l’uomo e
lo faccia crescere nel bene o nel male secondo la preponderanza delle sue
scelte, nell’uno o nell’altro senso.
Così,
al termine della vita terrena la posizione assunta da ciascuno a favore o
contro la vita, pro o contro il bene, è tale da risultare incontrovertibile.
Le
azioni promosse in ubbidienza alla volontà di Dio, indicate nelle Sacre
scritture, si imprimono in oro puro, in certezza di vita nonché in pace e
salute nell’intero essere umano.
Le
filosofie umanistiche e materialistiche tendono, più delle altre, a sgretolare
le convinzioni religiose minandole alla base, soprattutto col sostenere
l’inesistenza dell’anima e dello spirito.
Questo
scritto vuole dimostrare l’errore di tali filosofie, chiarire la verità del
cristianesimo e difenderlo dallo “spirito avversario”, che opera nel secolo
attuale.
In
Apocalisse, al capitolo 16, è indicata una profezia che si dovrà verificare, e,
la realtà nella quale noi viviamo, mostra segni, eventi particolarmente
somiglianti alla stessa.
Nella
Sacra visione è prefigurato che dal dragone, dalla bestia e dal falso profeta
usciranno tre demoni, simili a tre rane, che andranno per tutta la terra a
raccogliere i re ed i popoli per il gran giorno dell’Iddio Onnipotente
(Apocalisse 16,12-16).
Com’è
scritto avverrà, prima della fine dei tempi. Noi possiamo trarre da questa
profezia alcuni insegnamenti:
1. il «male» schiera tre nemici contro Dio;
2. i tre nemici lanciano tre dottrine
filosofiche;
3. le tre dottrine controllano tutti gli uomini
ribelli.
Il
dragone, o serpente antico, indica il controllo del male sulle anime degli
uomini; ne causa il peccato ed ingenera il senso della colpa.
Il
falso profeta simboleggia il falso potere religioso, al quale il diavolo è
profondamente legato.
La
«bestia», ovvero il potere politico anticristiano, rappresenta il governo delle
nazioni che hanno rinunciato a Cristo.
Il
diavolo – preconizza l’Apostolo - ha costituito sulla terra tre grandi centri
di potere, dominanti ed incontrastati; essi, al servizio delle tenebre,
genereranno tre spiriti immondi che andranno sulla terra a radunare i re ed i
popoli per il gran giorno.
Ora,
nel nostro secolo, sono sorte tre dottrine anticristiane, tre filosofie che
hanno cambiato il modo di vedere e di indirizzare la società. Esse non sono le
tre rane dell’Apocalisse ma le precedono ed in parte somigliano loro.
Le
tre ideologie sorte contro Cristo, che hanno fortemente influenzato e
determinato lo spirito di questo secolo “malvagio”, sono: la filosofia
marxista, quella di Nietzsche e quella di Freud.
Le
tre dottrine hanno persuaso parte dell’umanità a rinunciare alla legge di Dio e
le persone contaminate sono divenute, pertanto, terreno di coltura per ogni
spirito di perversione.
La
filosofi marxista, secondo i dettami del materialismo ateo, ha cercato di
estromettere, dai governi di tutto il mondo, le dottrine sociali fondate sul
cristianesimo.
La
seconda, quella di Nietzsche, ha provocato a sua volta un grave pregiudizio
contro la religione cristiana, definendola “una maledizione per il mondo”, e
riuscendo a coinvolgere nella sua visione alcuni potentati dell’Europa, fino a
produrre nelle classi giovanili una duratura attrazione verso il mito del Super
Uomo e, per conseguenza, l’oscuramento
della fede nel solo e vero Dio.
La
terza, quella di Freud, ha convinto molti uomini a liberarsi dal “timore di
Dio”, poiché le Sue leggi, generando dei divieti, inibirebbero gli impulsi, le
emozioni degli uomini, creerebbero dei tabù nella psiche umana.
Le
anime, quindi, soffocate dai limiti religiosi e morali, subirebbero continue
spinte nevrotiche che conseguentemente genererebbero delle malattie
psicofisiche.
Nei
tre settori indicati, il diavolo ha determinato la cancellazione del
cristianesimo, svuotando della sapienza di Dio le anime, le religioni ed i
governi; fino a caratterizzare questo secolo con uno spirito anticristiano,
forte come non mai.
Per
questo, le persone inconvertite si astengono dagli argomenti religiosi,
manifestando atteggiamenti di superficialità e di vergogna, tenendo a
dimostrare che, in accoglimento ai desideri dello spirito del “presente secolo
malvagio”, sono laiche ed agnostiche.
La Chiesa di Gesù ha il dovere di contrastare
il progetto del diavolo che mira ad escludere la signoria di Cristo dai tre
principali centri di potere dell’umanità.
Ella
è chiamata ad un compito, una missione gravosa: confutare le dottrine
diaboliche con quelle contenute nella Bibbia, per mostrare che il consiglio di
Dio nel settore delle religioni è migliore di quello nietzscheano; che la cura
delle anime, ovvero dell’Io cosciente, deve seguire i precetti dell’Evangelo e
non quelli della psicanalisi freudiana; infine, che le dottrine sociali del
cristianesimo, da inserire nella politica delle nazioni, sono migliori di
quelle marxiste.
L’opposizione
agli indirizzi anticristiani, fatta con le regole bibliche, servirà a radunare
i credenti intorno a nostro Signore, per il gran giorno dell’Iddio Onnipotente.
Lo studio dei passi biblici intorno
all’argomento ha fatto rilevare che:
gli attacchi dell’avversario sono sempre più vicini e simili a quelli
che saranno attuati in adempimento alle profezie bibliche.
Infatti,
lo spirito del presente secolo malvagio costituisce la sintesi delle tre
dottrine anticristiane più forti del nostro tempo; che, dai tre centri di
potere mondiale, continuano a diffondere un sistema di pensiero globale,
anticristiano, a sfondo religioso, alimentato attualmente dalla corrente di
pensiero nota come “New age”.
Il
tempo attuale somiglia “terribilmente” a quello precedente l’avvento del
Messia, quando la cultura dominante sulle nazioni, aveva creato una perfida e
tenebrosa barriera di incredulità, per cui solo poche persone stavano
aspettando il compimento della più grande di tutte le promesse di Dio.
Parimenti,
nei giorni nostri, la cultura preponderante, che ha origine da prevalenti e
profonde radici ateistiche, scientiste, materialistiche, anche quando si
presenta spirituale, assume la seduttiva connotazione del peggior panteismo,
fino a formare una barriera alla fede nel ritorno del Signore.
La
complessità interrelazionale delle tre nature rende l’uomo, nella sua
globalità, unico e diverso rispetto ad ogni altra creatura. Egli, per come è
stato formato, appartiene ed opera in entrambe le creazioni: materiale e
spirituale.
Questa realtà è confermata dalle esigenze
della carne e dello spirito, che l’anima deve soddisfare. Egli è il solo essere
che può, coscientemente, operare nell’ambito spirituale ed in quello materiale,
fino a pregare Dio e sentire nella sua anima la voce ed il consiglio divino. Il
solo cercare Dio e pregarlo dimostra che l’uomo ha una relazione con la
dimensione dello spirito, quale nessun altro essere ha.
Tale
bisogno metafisico della creatura umana lascia intendere l’esistenza di una
realtà spirituale, che per i credenti è Dio. Per coloro che non vogliono
riconoscere Dio, c’è la sola possibilità, di riflettere, più approfonditamente,
sull’esigenza insopprimibile dell’animo umano: il bisogno di trascendenza..
L’uomo
nella sua individualità, al di fuori di ogni condizionamento esterno, sia
sociale che culturale, è perfettamente consapevole della distinzione tra
stimoli fisici, soddisfatti attraverso componenti materiali, e necessità
spirituali, appagate solamente da fonti immateriali.
In
ogni parte della creazione, tranne che nell’uomo, i riscontri tra gli elementi
sono di ordine fisico. Solo nelle persone v’è una sfera diversa di interessi e
di componenti immateriali, capaci di appagare bisogni non fisiologici. Spinto
dalla sua innata necessità di sapere, e quindi di cercare la conoscenza oltre i
ristretti e angusti confini del mondo fenomenico, l’uomo giunge a
concettualizzare, a costruire sistemi filosofici o teoremi matematici di vasta
portata, mostrando che l’ambito
corporale gli risulta limitato, spesse volte inadeguato, “stretto”.
Ora,
se l’aspirazione dell’uomo va oltre i suoi limiti fisiologici, è facile capire
che dentro la sua persona, v’è una realtà di diversa natura, che desidera
spaziare oltre. Già questo dimostra che la dimensione umana si discosta da
quella di qualsiasi altro animale o creatura terrena, sottoposta alla logica
dell’evoluzione e della selezione naturale della razza, che spinge le creature
a rendere migliori i loro discendenti.
Per
la medicina convenzionale, il cervello umano è l’organo deputato
all’organizzazione di ogni attività volontaria, mediante il sistema piramidale,
mentre assolve alle attività involontarie ed automatiche mediante il sistema
extrapiramidale. Nel cervello, i neuroni, posizionati a strati, svolgono il
compito preliminare della ricezione delle sensazioni, rilevate dai cinque
sensi, i cui stimoli giungono al cervello mediante gli esterocettori.
L’impulso
sensoriale giunto nel cervello, viene codificato dai neuroni del secondo
strato, che forniscono la percezione.
La
scienza sostiene che, essendo la percezione l’ultima fase dell’attività
cerebrale, conclude il ciclo della formazione del pensiero ed il concatenamento
di questi in concetti, fino alla loro formulazione più evoluta.
Molti
psicologi pretendono di sostenere che l’esistenza dell’anima sia una pura
illusione. Essi giungono ad affermare che le cellule cerebrali, con i minuti
nervi che le collegano, funzionanti insieme, mediante processi chimici ed
elettrici, costituiscono tutto «l’Io» possibile. Secondo questa logica, si deve
necessariamente concludere che l’anima non esista che la mente dell’uomo sia
una “tabula plena” di ricordi che gli danno la consapevolezza. La mente sembra
esser posta alla stregua di una dinamo che genera elettricità e che quando si
ferma tutto si spegne.
La
«corrente di consapevolezza», per costoro, è costituita da una capacità
riflessiva che si sviluppa attraverso una concatenazione di pensieri, ove i
ricordi delle elaborazioni psichiche precedenti si connettono in vario modo per
poi trasmettersi e comporre progressivamente quelle successive. Secondo tali
concezioni, non esiste nessun’anima permanente che mantenga una identità
stabile nel corso della vita. Se ciò fosse vero, non vi sarebbe la personalità
né l’immortalità e scomparirebbe ogni responsabilità personale davanti ad un
Dio dopo la morte.
Ad
un attento esame dei pensieri, che si verificano nel cervello in continua
successione, formando un flusso cosciente, si nota come, nonostante le mille
distrazioni che possono operare in ogni momento intorno ad una persona, (rumore
degli autoveicoli, della televisione, degli elettrodomestici, degli animali),
la stessa riesce a condurre i suoi pensieri su un determinato lavoro e
svolgerlo, fino a che non decide di riposarsi; quindi, si abbandona ad altre
riflessioni per svolgere attività pratiche o per sognare e fantasticare.
Nel
citato «flusso cosciente» si può notare una semplice consequenzialità dei
pensieri che regolano il lavoro intrapreso, sul quale opera «qualcosa» che
rallenta o velocizza il lavoro medesimo, ne muta a volontà la direzione, ne
interrompe lo scorrere ed è capace di inserire un nuovo flusso di pensieri. Da
ciò si comprende che solo un agente attivo ed esterno ai pensieri medesimi può
scegliere il flusso di essi ed arrestarne lo scorrere, dopo che è stato
avviato. Se il cervello fosse una macchina chimica, dopo aver avviato un
procedimento logico, non potrebbe fermarlo ed iniziarne uno nuovo, se
dall’esterno non intervenisse uno stimolo con proposta vitale più forte di
quello che aveva generato il primo. Con questa logica, il cervello sarebbe
subordinato a stimoli esterni o interni al corpo, senza trovare in sé alcuna
capacità di dominio.
La
realtà delle cose non può accettare una tale teoria, visto che l’uomo è in
grado, volendo, di frenare ogni stimolo esterno o interno e dirigere il flusso
cosciente dei pensieri dove vuole ed anche contro l’indirizzo degli stessi
stimoli. Quindi all’interno del cervello, e più forte di ogni sollecitazione
biologica, v’è un agente attivo che dirige i pensieri secondo precisi
interessi, appartenenti ad un piano diverso e più alto di quello in cui operano
i sensi o le esigenze fisiologiche.
Solo
un agente pensante, dunque, ha la facoltà di scegliere una concatenazione di
pensieri non collegata alla precedente. Questa entità, capace di controllare il
flusso dei pensieri senza essere da questi controllata, altro non è che
l’anima, ovvero il cosiddetto «io» cosciente.
L’unica
conclusione possibile resta, quindi, quella dell’esistenza di un’anima attiva.
Essa, in quanto intimamente connessa alla elaborazione dei concetti mediante la
mente, non può essere considerata come una sostanza indipendente dal corpo.
Altra considerazione che ci conferma l’esistenza di una mente, operante sopra
il cervello, sta nel fatto che, qualora vengano asportate vaste aree cerebrali,
essa continua a produrre come prima dell’asportazione.
Pertanto
il cervello, sede del pensiero, essendo la parte più complessa ed evoluta del
corpo umano, oltre alla organizzazione delle funzioni fisiologiche, sviluppa quelle
concettuali, di cui la mente è conduttrice. Essa, diversa dai pensieri, è di
natura più elevata e sfugge ad ogni controllo diagnostico di laboratorio, là
dove gli stessi pensieri sono intercettati come attività produttrici di impulsi
bioelettrici.
La
mente, dunque, forma e dirige i pensieri, pur non facendo parte del sistema
biologico ed essendo per questo la prima componente umana di ordine metafisico.
A sua volta la stessa mente, che influisce sul cervello mediante i pensieri,
non ha una sua totale indipendenza, essendo lo strumento col quale l’anima
opera ed interviene sulla natura materiale dell’uomo. Il livello della mente,
pertanto, più elevato di quello dei pensieri e dell’organo cerebrale, è
inferiore a quello dell’anima, la cui natura, non essendo di ordine
spazio-temporale, necessita di un ambiente speciale per poter interagire col
corpo fisico e, per suo tramite, con la creazione materiale.
In
ultima analisi, la mente è il piano di lavoro dell’anima.
Essa
può essere più o meno vasta e per questo capace di trasmettere, con differente
intensità, le decisioni dell’anima.
Nella
Bibbia, unico libro dove l’argomento viene trattato in modo completo ed
esuriente, sta scritto che Dio diede a Salomone una mente vasta come la rena,
sancendo in tal modo che essa è il luogo dove il messaggio spirituale può
essere ricevuto: ad esempio, nel libro di Daniele, il Profeta, dotato di una
sapienza considerevole intuisce, esamina e ricorda al Re impaurito quali erano
le visioni che lo avevano raggiunto. La mente, quando è velata dal peccato,
risulta chiusa alla conoscenza di Dio; tanto è vero che fu Gesù stesso ad
aprirla ai discepoli perché potessero intendere le Sacre Scritture. Solo una
mente cristiana, quindi rinnovata, può trasformare i credenti in veri seguaci
di Cristo Gesù. I cristiani, uniti in un medesimo Spirito, hanno la facoltà di
vivere in una stessa mente collettiva. Infine, la Bibbia sostiene che la mente,
come la coscienza, può essere contaminata dal peccato e solo quando è rinnovata
da Cristo ed aperta alla rivelazione possiede la sapienza. Essa è, dunque, un
organo sovrannaturale, eletto e complesso, vasto e pieno di conoscenza, ma
posto al servizio dell’anima, da cui sgorga la volontà e scaturiscono i
sentimenti.
La
mente, quindi, ha la funzione di trasformare i sentimenti dell’anima in
pensieri e, tramite essi, operare a livello cerebrale per indirizzare il corpo
nelle azioni. Tale processo noetico, coinvolgente l’intero essere umano, è il
seguente: l’anima produce i sentimenti che, giunti alla mente, vengono
trasformati in pensieri e dal cervello tradotti in azioni. Che l’azione dipenda
dai pensieri risulta evidente, almeno tanto quanto lo è la derivazione dei
pensieri dai sentimenti. E’ facile dimostrare che chi ama produce pensieri di
bene in ogni tempo, mentre chi odia ha solo pensieri di male. In sostanza, la
mente dell’uomo può essere vista come il solo organo in grado di tradurre il
linguaggio dei sentimenti in quello del pensiero, come solo il cervello può
tradurre i pensieri in azioni.
E’ inoltre sufficientemente
evidente che anche gli animali, allo stesso modo degli uomini, sono capaci di
sentimenti. Questi ultimi si differenziano tuttavia da quelli umani poiché sono
di origine istintiva e seguono esclusivamente la logica della selezione e della
conservazione della specie. In conclusione è stato rilevato che, se corpo,
cervello e pensiero sono di natura materiale, la mente, i sentimenti e l’anima
sono di natura metafisica. Così, se i primi sono materialmente rilevabili, gli
altri, poiché di natura diversa, non sono dimostrabili scientificamente, anche
se la loro esistenza, si può dedurre,
in maniera incontrovertibile, dagli effetti che sortiscono nel mondo fisico:
quando il corpo muore, ad esempio, la mente umana svanisce, perché non ha più
motivo di esistere, e l’anima continua la sua vita senza corpo, unita allo
Spirito in una dimensione immateriale, in una sorta di superiore mente celeste,
da dove non può mantenere alcun rapporto con la terrestrità.
L’anima.
L’anima
è una natura immateriale dell’uomo; possiede un cuore, una mente, ha un
apparato che riceve il cibo, ha un carattere, una personalità completa di
desideri e passioni, ha occhi per vedere ed orecchi per udire; è, inoltre,
detentrice di una sua propria volontà ed immagine. Il cuore dell’anima è quello
dei sentimenti (non certo la pompa biologica che appartiene al corpo fisico) ed
i suoi desideri si differenziano da quelli dello spirito e della carne. Ora,
mentre l’anima desidera le cose che appartengono a Dio ed ama cibarsi della
Parola; il corpo desidera vivere la vita naturale e cibarsi del pane di grano,
del latte e di ogni altro tipo di cibo terreno.
Date
tali premesse, va altresì precisato che, come esiste il corpo fisico, ne esiste
anche uno spirituale, in grado di agire in quella dimensione. Per l’uomo
peccatore e non ancora cristiano, “lo spirito” appartiene al sistema detto
“mondo”, dove opera la potestà delle tenebre, e si ciba del peccato. Per i
convertiti a Cristo, divenuti cristiani, la parte spirituale è “lo Spirito di
Cristo Gesù”, detto “Spirito Santo” che si ciba della volontà di Dio ,ne ha
desiderio e “fame”.
Lo
spirito.
Le
realtà spirituali che operano sull’uomo, secondo le sue scelte, sono di tre
tipi: la prima è quella umana, dove opera lo spirito dell’uomo, cioè la natura
con la quale egli nasce; la seconda è quella del “mondo”, dove esistono ed
operano gli spiriti del male, sottoposta alla potestà del diavolo; la terza è
la sfera dello “Spirito Santo”, dove opera e si manifesta lo Spirito di Dio.
Lo
spirito dell’uomo ha
una natura assolutamente debole, che muore col peccato, infatti, quando il vaso
spirituale dell’uomo , viene riempito, mediante la corruzione della carne,
dallo spirito del mondo, languisce e muore, perché è privato della linfa vitale
che è lo spirito di Dio.
. Lo
spirito del mondo governa la natura spirituale dell’uomo, ed essendo nemico di
Dio, unitamente alla carne, corruttrice del corpo, fa prigioniera l’anima, la
quale, pur desiderando la divina sapienza, è costretta a fare ciò che non
vuole; così la condizione dell’uomo è protesa verso il male, e manifesta le sue
azioni contro la volontà di Dio
Quando l’anima grida al suo Signore,
riceve l’immediato soccorso, essendo preliminarmente educata agli stimoli
dell’amore, che il Padre le invia tramite l’energia della vita e, volendo, può
compiere il bene. Se ella impara a seguire gli insegnamenti del Padre, potrà
accedere alla conoscenza di Gesù Cristo e alla potenza salvifica del Suo
sangue, versato sulla Croce per la liberazione di chiunque crede.
Non appena l’anima realizza l’opera della
Croce e l’accetta nella sua vita, si realizza una sorta di catarsi, riceve
un’immediata liberazione dalla prigione
dov’era
reclusa e, finalmente può manifestare il suo rapporto con Dio attraverso il
corpo fisico.
Quando
lo Spirito Santo riempie il vaso spirituale del credente, allora la condizione
è di assoluta libertà per fare il bene; in questo caso, l’anima, unitamente
allo Spirito Santo, che dimorerà con lei in perpetuo, renderà prigioniera la
carne ed il corpo esprimerà la libertà di praticare il bene, propria dei figli
di Dio.
Tra
gli organi dell’anima, di certo la mente è quello più rilevante e complesso.
Essa può essere rappresentata come un mare di cristallo; pavimento per le cose
di Dio e cielo per quelle terrene, assumendo, da questi due punti di vista, la
duplice funzione di mente celeste e mente umana. La stessa, per i cristiani,
permette all’anima di ricevere gli stimoli dello Spirito Santo o della carne, e
scegliere la sua posizione, considerando che non potrà seguire
contemporaneamente carne e Spirito, in quanto, – come sta scritto nella Bibbia
– “ la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri
contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi
non fate ciò che vorreste “
Pertanto, quando la mente è illuminata
dallo Spirito Santo, risplende su di lei la radiosa immagine di Cristo; la
quale, giungendo all’anima, la nutre di splendore e di potenza. A sua volta
l’anima, irrorata dalla luce di Cristo, la invia al corpo fisico mediante i
concetti e questi giungono al cervello sotto forma di pensieri, consentendo
alla componente fisica di dominare la carne e di “tritarla sotto i piedi”.
Qualora l’anima del credente in Cristo soggiaccia alle
tentazioni materiali, spostando il suo interesse dal piano superiore della
mente a quello inferiore, causa un offuscamento a suo danno. Infatti, il
peccato, pur non potendo togliere la salvezza cristiana, è comunque in grado di
generare dei veli, con i quali riesce a coprire la coscienza fino a renderla
incapace di reagire agli inviti cristiani. Se l’anima continua a cercare i
desideri della carne, la schermatura crescerà fino a divenire una barriera che
le impedirà ogni ricezione della luce divina. Pertanto, un cristiano battezzato
di Spirito Santo può, anche, lasciarsi velare e perdere il rapporto con la
rivelazione della Parola.
La
Bibbia definisce la mente di coloro che sono illuminati da Dio “vasta come la
rena”, indicando, quindi, una potenzialità smisurata. Il convincimento che sia
vivificata
dalla realtà dello spirito è una ulteriore rivelazione biblica, tesa a farci
comprendere che la mente è anche il luogo dove può agire la dimensione
spirituale, per ricevere e comunicare con l’anima ciò di cui ha bisogno.
Una
riflessione ci permette di osservare che le visioni spirituali giungono nella
mente; tramite essa, l’uomo le osserva e le discerne. Ora, poiché la mente è il
luogo dove vengono sviluppate le cose appartenenti alla dimensione dello
Spirito (quali visioni, sogni e rivelazioni) e dove si ricevono i messaggi ed i
bisogni di quella dimensione, si può ritenere che le percezioni fisiche,
provenienti dal corpo, possano essere trasmesse ed assimilate dalla natura
spirituale, in modo tale che l’uomo può essere definito una vera e propria
porta tra il piano dello spirito e quello spazio - temporale.
La
mente, punto di convergenza delle tre nature dell’uomo, resta pertanto l’unico
luogo dove lo Spirito può svolgere le sue attività, finalizzate a toccare o
influenzare sia l’anima che il corpo. Quando affermiamo che l’uomo rappresenta
una “unità inscindibile”, intendiamo rilevare che le tre nature sono tra loro
interconnesse ed in grado di influenzarsi negli sviluppi interattivi, fino a
deliberare il pensiero e giungere teleologicamente ad un’unica azione.
L’episodio
in cui il Signore Gesù aprì la mente dei discepoli per intendere le Sacre
Scritture, indica la possibile condizione dell’uomo, in grado di essere
recettivo o meno ad un particolare grado di conoscenza metafisica.
I
discepoli di Cristo in un primo tempo non potevano ricevere i messaggi
spirituali che provenivano loro dalle Sacre Scritture, ma quando Gesù aprì le
loro menti, tutti poterono intendere.
Numerose
testimonianze odierne confermano la verità biblica sopra indicata; infatti,
anche lo scrivente, dopo quattro anni di studi in una scuola della pubblica
amministrazione, si iscrisse all’università di Catania, nella facoltà di
giurisprudenza, ma, giunto al terzultimo esame e trovandosi coinvolto dal
fascino della lettura biblica, notò che gli era difficile comprendere alcuni
concetti e intenderne il messaggio. Non mancò l’analisi del problema e la
riflessione sull’intera questione, per concludere che tale limitatezza, non
essendo dovuta ad una questione di intelligenza né di cultura, derivava solo da
un fattore spirituale. Un giorno, nel leggere il capitolo ventiquattro
dell’Evangelo di Luca, al versetto quarantacinque, lo scrivente notò che Gesù
intervenne aiutando i discepoli ad interpretare le scritture e che continuava
ad essere il solo capace di aprire la mente alla conoscenza biblica. Compreso
ciò e senza indugio alcuno, innalzò un’accorata preghiera ed il risultato fu
istantaneo, perché la mente fu aperta ed ogni passo biblico, da quel momento in
poi, poté esser inteso.
Il consiglio apostolico consiste
nel cercare di conoscere Cristo, dando ascolto alle istruzioni che provengono
dai suoi ministeri, secondo la verità che è in Gesù e per la quale bisogna
deporre il vecchio uomo, compresa la sua condotta; l'uomo “che si corrompe
dietro le passioni ingannatrici”, e rinnovarsi, secondo la denominazione
biblica - nello “spirito della mente”, per rivestire l'uomo nuovo, creato
secondo Dio nella giustizia e nella santità. Più precisamente, lo “spirito
della mente” non è lo Spirito Santo, (il quale,. essendo perfetto, non
necessita di rinnovamento), ma va considerato come una personale componente
spirituale, che nasce dal composto trinitario dell’uomo. In pratica, lo spirito
della mente è l’immagine dello Spirito Santo, la cui maggiore o minore
intensità dipende dal grado di trasparenza della mente; così, una mente
contaminata, legata ai “ceppi” dei
sensi
avrà una personale configurazione
dello Spirito, meno illuminante rispetto ad una mente ove l’influenza delle
passioni contingenti è minore.
In
base alla precedente delucidazione appare chiaro come la mente rappresenti, per
i cristiani un alveo privilegiato d’incontro dello spirito, dell’anima e del
corpo, e, nel contenere queste tre nature, le combini a sua discrezione,
desumendo da esse uno spirito proprio, influenzato, oltre che dallo spirito di
Cristo, da molti e complessi fattori :dal carattere posseduto dall’anima e dal
temperamento proprio della natura fisica. Ecco perché lo spirito della mente
deve rinnovarsi continuamente,
alla
luce di Dio, onde essere sempre più conforme allo Spirito di Cristo Gesù, dove
non v’è traccia alcuna di sedimenti terreni. Per richiamarsi ad un concetto già
più volte esposto, la mente può essere descritta come una superficie ove,
dall’alto, operano l’anima cristiana e lo Spirito Santo, mentre, dal basso,
provengono le tentazioni carnali.
Essa assorbe gli indirizzi delle tre nature e
secondo, il prevalere di ciascuna manifesta uno spirito più o meno simile a
quello che ha ricevuto da Dio.
Quando
la nostra mente è indirizzata alle cose dello Spirito, e adora il Signore,
attraverso questa via recente e vivente inaugurata nei cieli per noi, ottiene
il contatto con Dio e riceve visioni e rivelazioni: allora lo spirito della
mente le trasmette in maniera chiara, secondo la sua maggiore o minore
trasparenza rispetto alla materialità che riceve dal mondo, e, come
un’insopportabile zavorra, la “inchioda” in una dimensione orizzontale,
impedendole così di assaporare quella libertà che solo Gesù può dare.
Qualora,
al contrario, la mente, sia vittima della concupiscenza, lo spirito che
trasmette si discosta sempre più da quello di Cristo e le opere che compie sono
riprovevoli. La Scrittura, nel capitolo quinto della lettera ai Galati, a tal
proposito, sostiene: “Camminate per lo Spirito e non adempirete i desideri
della carne”; il passo mostra ancora la reale trinità dell’uomo, dove le anime
sono individuate nel «voi» del verbo «camminate» e possono decidere di seguire
lo spirito o il corpo; portando, secondo la scelta, frutti buoni oppure opere
malvagie.
Nella
lettera ai Galati, capitolo 5, dal versetto 13 in poi sta scritto: [13]Voi
infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non
divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate al
servizio gli uni degli altri. [14]Tutta la legge infatti trova la sua pienezza
in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso . [15]Ma se vi
mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli
uni gli altri! [16]Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete
portati a soddisfare i desideri della carne; [17]la carne infatti ha desideri
contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose
si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. [18]Ma se vi
lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. [19] Del resto le
opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio,
[20]idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi,
divisioni, fazioni, [21]invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa
queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il
regno di Dio. [22] Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace,
pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; [23]contro
queste cose non c'è legge.[24]Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso
la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. [25]Se pertanto viviamo
dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. [26]Non cerchiamo la
vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri.
Quando
l’anima cammina seguendo lo Spirito, l’uomo è reso forte contro i desideri
della carne e produce frutti di giustizia.
Essere
guidati dalla carne, produrrà opere come fornicazione, impurità, dissolutezza,
idolatria, stregoneria, inimicizie, ire, contese, sette ed altre cose simili.
E’ necessario rilevare, nella mente del cristiano, la presenza dello «Spirito»
e della «carne» nonché la scelta che compie l’anima nel farsi condurre dall’uno
o dall’altra.
La
carne, come precisato, non è il corpo, in quanto natura biologica, ma lo
spirito di corruzione che lo avvolge e attraverso il quale viene condizionata
l’anima. Lo spirito della carne gioca un forte ruolo di seduzione e di
adescamento verso l’anima, utilizzando, appunto, il territorio della mente, la
dove l’anima, subisce l’influenza della carne e le positive proposte dello
Spirito.
La
carne può, dunque, essere rappresentata come un rivestimento del corpo fisico,
una specie di vestito, unto dalla spiritualità terrena negativa, in perenne
contatto con lo spirito malvagio che informa il presente secolo, e, quale
interprete umano delle percezioni transeunti del mondo, ne riceve le energie,
la forza, le passioni peccaminose e le trasmette, col codice delle immagini,
alla mente, che è il suo cielo.
Gli
stimoli che la carne lancia, attraverso il cervello, alla superficie inferiore
della mente, ineriscono a fornicazione, impurità e quant’altro ricordato; non
sono soltanto dei pensieri o delle configurazioni, ma attrazioni, adescamenti,
che spingono la mente sulla scia di desideri sensuali e riprovevoli. Se il
frutto dello Spirito è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà,
fedeltà, dolcezza, temperanza; la carne chiede opere di peccato, poiché insinua
nella mente proposte seduttive.
La
differenza tra “stimolo” e “frutto” consiste nel fatto che lo stimolo raggiunge
e provoca l’anima per coinvolgerla nelle opere, mentre il frutto viene prodotto
dallo Spirito ed offerto all’anima ed al corpo per gustarlo. Un’anima pigra
sarà facilmente travolta dalla spinta degli stimoli carnali e poco gusterà dei
frutti dello Spirito, considerato che, per averli, necessita il lavoro della
raccolta.
L’anima,
ricevendo gli stimoli della carne, e camminando sotto la conduzione d’essa,
invia alla mente una serie di immagini, che producono pensieri carichi di desideri
e pronti a suscitare azioni corrispondenti.. Infine, i pensieri, distribuiti
nelle varie zone del cervello, organizzano l’azione attraverso il corpo.
Nella
mente, come appena esplicato, giungono le passioni e gli stimoli della carne:
le visioni, i sogni ed i frutti buoni dello Spirito.
L’anima,
appellandosi alla mente, si fa condurre dalla carne o dallo Spirito; quindi,
compiuta la sua scelta, attiva il processo immaginifico, che caratterizza la
mente in base all’indirizzo più o meno spirituale perseguito dall’anima..
Per le percezioni mentali, l’anima
riflette ogni attività volitiva, connessa imprescindibilmente alle esperienze
fatte e tende verso ciò che vuole divenire. Essa, di conseguenza, in tale rapporto
con la mente, rappresenta l’io cosciente. Sia anima e spirito, che anima e
corpo, all’interno della mente, trasmettono e dialogano mediante immagini.
Spesso lo Spirito illumina l’anima del cristiano con un sogno o una visione, e
comunque sempre con una comunicazione d’immagini. L’anima, ricevuta la
configurazione della comunicazione dallo Spirito, la trasmette, a sua volta,
alla mente, utilizzando un codice iconografico e quest’ultima, servendosi di un
decodificatore di immagini, le concettualizza e trasforma in pensieri, che sono
i soli capaci di attivare il cervello, e generare le azioni spazio - temporali.
In tale procedimento, la volontà spirituale, attraverso l’uomo, diventa azione
e produce i fatti.
L’anima,
per la mente, è l’Io con tutta la sua esperienza; essa si muove proiettata
verso ciò che vuol essere. Lo Spirito è l’entità che collega l’anima con la
dimensione di Dio; conduce l’anima verso frutti di bene. La carne è l’entità
che genera stimoli e passioni negative. L’anima può accettare la guida di uno
dei due altri elementi antropici per poi generare opere del valore di chi la
conduce; essa, quindi, sebbene possa essere influenzata e a sua volta
influenzare il corpo, non si riduce, tuttavia, a mera fisicità.
Sia
anima e spirito, che anima e corpo, trasmettono e dialogano mediante immagini
mentali; infatti, lo Spirito conduce l’anima del cristiano nel sogno o nella
visione, che è, come tutti sanno, una comunicazione di immagini. La visione,
allo stesso modo del sogno divino, giunge dalle regioni spirituali ed illumina
l’anima, la quale, ricevuto il messaggio dallo Spirito, ed utilizzando un
proprio traduttore di linguaggio, lo trasmette alla mente, che lo
concettualizza e lo trasforma in pensieri.
La
mente cristiana, in questo pulsare di scambi tra zona superiore e zona
inferiore; dove la zona superiore è frequentata dallo Spirito e la zona
inferiore è visitata dalla carne e dal corpo, viene illuminata ed oscurata
secondo le prevalenze della natura che più la orientano, fino a diventare cangiante.
Per
questo la stessa persona, in alcuni momenti può presentarsi illuminata e santa,
mentre in altri ottenebrata e contaminata. Quando le Sacre Scritture
consigliano il credente di vestirsi della carità e di cingere i lombi della
nostra mente, non intendono altro che arricchire la mente delle caratteristiche
di Cristo.
Infatti,
l’anima che decide di essere caritatevole genera una immagine di se stessa che
è benigna, paziente, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta
in modo sconveniente, non si inasprisce, non cerca il proprio interesse, non
sospetta il male, soffre dell’ingiustizia, gioisce della verità, crede ogni
cosa, spera, soffre, sopporta ogni cosa. L’anima decide di lasciarsi guidare
dalla spirituale Parola di Dio e proietta nella mente l’immaginazione dell’uomo
paziente e benigno. La mente ricevendo l’immagine trasmessa dall’anima la
indossa e la trasmette in concetti che divengono pensieri per il cervello.
Pertanto,
come la mente riceve immagini e sensazioni dal corpo e stimoli dalla carne,
così dall’anima e dallo spirito riceve immagini che possono essere
immaginazioni e visioni. Le immagini dell’anima e dello Spirito sono reali e
servono per generare una realtà, per cui la visione spirituale trasmessa per
immagine dalla mente al pensiero porta con sé un carico di vita e di forza,
tale da diventare realtà. Le immaginazioni della carne sono irreali e generano
nella mente riproduzioni virtuali fantastiche e devianti; sporcando,
contaminando e guastando la mente. Esse non possono diventare realtà di vita
essendo solo stimoli di morte.
Ogni
natura dell’uomo: spirito, anima e corpo, ha una sua coscienza d’esistere e di
essere; le tre coscienze formano nella mente una sola coscienza d’azione e di
manifestazione che può essere velata o meno, tanto da realizzare o no le verità
che operano intorno a lei. Necessita tenere ben pulita la mente evitando ogni
contaminazione onde essere sempre presenti a se stessi ed avere chiari
riferimenti nella realtà esterna al corpo.
La
coscienza oltre alla contezza dell’essere svolge un ruolo morale. Essa,
infatti, quando è libera è anche, per conseguenza, cosciente delle leggi e
della Parola di Dio fino ad operare nell’anima e sulla mente un indirizzo
morale. Una buona coscienza è una convinzione d’essere nella regola cristiana
ed in un rapporto di pace con Dio.
La
coscienza ha in sé i criteri del giusto e dell’ingiusto, della giustizia e del
dovere. Avendo ella una natura morale nulla vieta di pensare che chi l’ha
creata ha una natura morale. Nell’animo dell’uomo v’è la coscienza di esistere
ed i valori morali del giusto e dell’ingiusto che la indirizzano. Fare ciò che
è giusto è il dettato di una buona coscienza. La mente esprime il proprio
giudizio morale sulle questioni di giusto ed ingiusto quando opera su precise
indicazioni e leggi approvate dalla coscienza. La mente non possiede per se
stessa un criterio morale. che è frutto di molti fattori: l’educazione,
l’ambiente, l’atteggiamento religioso, quando è vissuto dalla persona in uno
stato di coscienza e di libera scelta.
La
Chiesa è il corpo di Cristo, per essere tale ha ricevuto lo Spirito Santo ed è
invitata alla comunione di tutti i membri in una medesima mente. La realtà
della Chiesa è particolare rispetto ad ogni altra associazione di persone.
Essa, infatti, ha i membri uniti in una intima comunione fraterna dove c’è il
pari sentimento, dove c’è l’incontro nello stesso luogo di radunamento, dove
c’è lo stesso modo di sentire le cose a motivo di una mente comune che amalgama
i vari elementi di cui si compone. Così anche la Chiesa nel suo più o meno
grande numero di membri, avendo un pari sentimento, avendo uno stesso Spirito,
avendo una stessa mente, avendo uno stesso Dio, è un solo corpo. Per questo la
Chiesa ha la sua psiche.
Il
cuore fisiologico pulsa e distribuisce con la sua forza il sangue che dona la
vita in ogni parte del corpo. Il cuore fisico può essere sostituito con un
cuore artificiale ed il corpo continuerebbe a vivere ed a ricevere sentimenti e
passioni. Che il cuore artificiale possa assolvere le funzioni di pompare il
sangue è evidente, ma nessuno può sostenere che l’organo meccanico produca
anche sentimenti e passioni. Ora, se le passioni ed i sentimenti non derivano
dal cuore fisiologico da quale altro cuore essi derivano? Una risposta
plausibile è quella che fa derivare i sentimenti e le passioni dal cuore che
possiede l’anima. Egli è il tabernacolo dello Spirito Santo, da esso scorrono
le sorgenti della vita e per questo deve essere custodito più di ogni altra
cosa.
Dio
ha promesso a quanti si convertiranno a Cristo Gesù di cambiare il cuore di
pietra in cuore di carne ed il vecchio spirito col Suo Spirito. Anche in questo
caso il cuore che sostituirà sarà quello dell’anima. Il cuore dell’anima genera
dei «pensieri animici» di bene, perché alimentati da un sentimento positivo; per divenire azioni del corpo devono
toccare la mente che, dopo averli recepiti e concettualizzati, li trasmette in
«pensieri cerebrali» al cervello che organizza il corpo per compiere azioni
adeguate.
Lo spirito, l’anima ed il corpo, interagenti mediante
una mente, rendono l’uomo simile a Dio, dove Padre, Figlio e Spirito Santo
interagiscono nella mente di Cristo. Un solo Dio in tre nature collegate dalla
mente ed un solo uomo in tre nature collegate dalla mente. La mente è il luogo
sul quale operano le vicende celesti ed umane ed è rappresentata come un mare
di cristallo trasparente con la faccia superiore utilizzata dalle azioni del
cielo e quella inferiore che riflette le azioni terrene e carnali. La mente
osserva la coscienza delle tre nature e ne ha una propria, formata dalle tre,
con prevalenza operativa fornita da quella più forte o dominante. Con la coscienza
della mente la persona formula il giudizio e le scelte. La coscienza morale
dell’uomo è riposta nella sua natura animica, dove opera il cuore dei
sentimenti e dei pensieri. Le due diverse condizioni dell’uomo. Quando nell’uomo non v’è lo Spirito di Dio la sua realtà
è particolare, considerato che la natura spirituale superiore è formata dallo
spirito del mondo e dall’anima dell’uomo. Lo spirito del mondo approfittando
del vaso spirituale dell’uomo, svuotato dal peccato, subentra riempiendolo. La
condizione dell’uomo diventa propendente verso il male, poiché l’anima restando
il solo elemento desideroso di Dio viene resa schiava dello spirito del mondo,
che a sua volta concorre con la carne alla ribellione verso le leggi naturali e
divine. L’anima, resa prigioniera dello spirito del mondo e dalla carne, è
costretta a vivere una vita destinata alla morte. Le sue azioni sono drogate
dallo spirito che opera contro Dio, e se non fa il male non dorme, per dire che
la sua tendenzialità è solo male in ogni tempo. Questa è, dalla caduta
dell’Eden, la condizione umana dell’uomo, dalla quale gli è impossibile
svincolarsi. Solo Gesù Cristo avendo pagato per i peccati di tutti gli uomini,
mediante l’opera della croce, è in grado di purificare l’essere umano e la sua
coscienza dalle opere morte.
Il
sangue di Gesù Cristo, versato sulla croce, è l’espiazione dei peccati di
coloro che credono nella sua opera salvifica. La parola dell’Evangelo è la sola
in grado di separare l’anima dell’uomo dall’influenza dello spirito del mondo,
pertanto se udendo la predicazione della parola della croce l’anima accetta in
se il messaggio e crede che Gesù Cristo è morto sulla croce per lei, l’effetto
del sangue di Cristo opera sul suo intero essere, purificandolo e liberandolo
dallo spirito del mondo. Se l’anima continua il suo cammino cristiano e riceve
il dono dello Spirito Santo, la sua casa spirituale, il suo cuore verrà
riempito con la luce di Cristo. In questa nuova condizione l’anima e lo Spirito
Santo, che è Spirito di libertà, operano di comune accordo e sono in grado di
sottomettere la carne con le sue passioni peccaminose.
Lo
Spirito Santo aiuta l’anima alla conversione e la persona da «essere» tendente
al male, privo della comprensione di Dio, diventa tendente al bene e pieno
della rivelazione di Dio e delle cose appartenenti al regno Suo. I temi sopra
esaminati sono la sintesi di uno studio più ampio e complesso che lo scrivente
ha in trattazione e che non può essere riportato per intero in questo libro,
visto che le finalità che si è prefisso di raggiungere sono diverse. Quanto
argomentato, d’altro canto, è stato necessario per dimostrare e far comprendere
come l’intero essere umano è formato dallo spirito dall’anima e dal corpo, che
operano su un traduttore metafisico che è la mente.
Nella speranza di aver dimostrato le sostanziali
differenze tra cuore biologico e cuore animico e tra carne e corpo, resta ora
da capire le filosofie di quanti hanno voluto trattare questi argomenti su basi
anticristiane, portando l’umanità lontana da Dio, per renderla schiava dello
spirito di questo secolo che opera al presente negli uomini ribelli.
Lo spirito del presente
secolo secondo le Scritture.
Per comprendere qual è la rivelazione dello Spirito Santo
procederemo secondo un metodo indicato dalle Scritture dove, nel salmo 119,
enuncia che nella somma della Parola c’è la verità. Sarà necessario considerare
con attenzione tutti i passi biblici che trattano il nostro argomento, per
giungere ad una sintesi conclusiva condivisibile. Da un’accurata analisi dei
testi Sacri è stato rilevato che il tema viene trattato dai seguenti passi:
Efesini 2,2; I Timoteo 4,1; Luca 16,8; Romani 12,2; I Corinzi 2,6; 2 Timoteo
4,10; Galati 1,4; Apocalisse 16.
Lo studio inizia con Efesini 2,2:
[1]Anche voi eravate morti per le
vostre colpe e i vostri peccati, [2]nei quali un tempo viveste alla maniera di
questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che
ora opera negli uomini ribelli. [3]Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo
vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo
le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli
d'ira, come gli altri. [4]Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore
con il quale ci ha amati, [5]da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti
rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. [6]Con lui ci ha
anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, [7]per
mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante
la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
[8]Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non
viene da voi, ma è dono di Dio; [9]né viene dalle opere, perché nessuno possa
vantarsene. [10]Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere
buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.
Lo Spirito
comunica la condizione dell’uomo ed il suo rapporto con la vita. La dichiarazione
biblica è di morte a motivo dei peccati, che ogni uomo ha commesso e commette;
l’azione dell’Evangelo si mostra forte e vincente poiché trasporta gli uomini
dalla morte alla vita. L’analisi semantica mostra l’evidente dominio della
potestà delle tenebre su gli uomini ribelli, per questo morti alle cose di Dio.
Il principe delle potenze dell’aria è uno spirito che domina e indirizza verso
il male coloro che giunge a possedere, esso ha dei progetti secolari con i
quali opera le sue strategie e macchinazioni. Contro lo spirito del secolo
opera lo Spirito Santo, il solo in grado di distruggere le opere del diavolo,
per mostrare nei secoli che verranno la straordinaria ricchezza della grazia di
Dio.
Quanto chiarito mette in luce una realtà
spirituale avversaria a quella di Dio, che opera nei confronti degli uomini
ribelli il cui dio è il ventre ed operano ciò che torna loro di vergogna. Uno
spirito opera nel mondo e nel presente secolo. Ai tempi di Paolo esso
contaminava il mondo con la idolatria, il paganesimo, la persecuzione; era
spirito anticristiano e dominava il mondo, in quanto principe delle potenze
dell’aria capace di operare negli uomini ribelli.
In
Romani 12, 2
si
vede ancora meglio lo spirito dominante il secolo di Paolo. L’apostolo mosso
dallo Spirito di Cristo scriveva: «[1]Vi esorto dunque, fratelli, per la
misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e
gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. [2]Non conformatevi alla
mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per
poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.
Paolo
temeva per i giovani fratelli nella fede e desiderava preservarli dalla
mentalità che lo spirito del secolo inculcava loro. Pertanto forniva il
consiglio di non conformarsi alla mentalità che lo spirito dominante quel
secolo diffondeva nella società e nel cuore degli uomini. Contro uno spirito
così forte e pervasivo era necessario proteggere la mente dei cristiani dalle
insidie e dalle contaminazioni che gli venivano quotidianamente proposte.
Infatti, il principe della potestà dell’aria assorbe la mente e, imponendo la sua volontà , li rende schiavi.
Lo spirito dominatore di quel secolo, secondo Paolo, cercava di operare nella
mente dei cristiani con concetti ed immagini reprobe e contaminanti, pertanto i
fratelli avrebbero dovuto disporre una difesa della mente evocando in essa le
immagini che le Sacre Scritture e la Parola di Dio fanno sorgere. Solo così
facendo il cristiano sarà inattaccabile dallo spirito del presente secolo.
Nella
prima lettera di I Timoteo -4,1- sta scritto:
[1]Lo
Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno
dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche,
[2]sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro
coscienza. [3]Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da
alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai
fedeli e da quanti conoscono la verità. [4]Infatti tutto ciò che è stato creato
da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di
grazie, [5]perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.
Gli
ultimi tempi saranno caratterizzati dalla presenza e dal proliferare di
dottrine diaboliche e spiriti di menzogna. Da un esame della questione
religiosa prodotta dal cristianesimo notiamo che, nel corso dei secoli, non è
mai mancato chi sorgesse contro la verità delle Sacre Scritture per insegnare
false dottrine col sostegno di falsi profeti carichi di menzogne. Fin dalle
origini del cristianesimo, sorsero le conflittualità dottrinali con la costante
sconfitta della menzogna e della falsa dottrina.
Oggi
il grave attacco alla fede cristiana, oltre a veder continuare il sorgere di
nuove eresie, vede il sorgere di terribili spiriti di menzogna protesi alla
negazione di Dio e schierati contro l’opera di Gesù Cristo. Il loro obbiettivo
è di annullare e far sparire il cristianesimo dal cuore degli uomini, la fede
nella salvezza della Croce, cercando di riportare la cultura e la fede
dell’umanità a dottrine precristiane oppure al convincimento che il
cristianesimo non è verità ma un effetto reattivo e terapeutico ad una nevrosi
dell’umanità, per cui, conosciuta la causa nevrotica e rimossa con un preciso
metodo psicoanalitico, il cristianesimo perde il suo motivo d’essere ed è
destinato a scomparire.
Le
insidie portate avanti da spiriti di menzogna e da false dottrine, nel nostro
secolo ha raggiunto proporzioni mai viste prima. Lo spirito marxista del
materialismo storico, inserito nel comunismo scientifico ha fatto gridare dallo
spazio al primo astronauta che lì Dio non c’era. Quello spirito aveva
l’ambizione di conquistare il mondo e cambiare le menti e le coscienze,
inserendo la diabolica dottrina del materialismo. In questo secolo hanno avuto
presa, si sono sviluppati e messi in pratica i principi di una dottrina
anticristiana, che, in luogo della fede e dell’amore promuoveva il
convincimento che il destino dell’umanità sarebbe migliorato con la creazione
di una razza scelta e l’abbattimento delle razze meno pure; Hitler ne ha colto
l’invito e, con una politica dissennata, ha compiuto i crimini peggiori della
storia. Infine, la teoria del superamento nevrotico dell’umanità, con la
liberazione dell’uomo dai tabù religiosi e dai limiti morali del cristianesimo,
promise che avrebbe portato il genere umano in una condizione di migliore
vivibilità; le società mondiali hanno inserito questi concetti negli insegnamenti
scolastici ed universitari.
Nel
corso della loro applicazione, queste dottrine si sono rilevate terribilmente
mortali, portando con sé milioni di vittime umane e degradando il senso della
morale fino a scardinare in questo secolo il timore di Dio dal cuore degli
uomini, lasciando l’umanità in preda ad una angoscia e ad una nevrosi
collettiva che spinge, come non mai, al suicidio, alla droga, alla violenza e
ad ogni forma di ingiustizia.
Nell’evangelo
di Luca -16,8-:
[8]Il
padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.
I figli di questo secolo (mondo) sono accorti , infatti, verso i loro pari sono
più scaltri dei figli della luce.
Il
Signore fa notare con chiarezza che in continua opposizione ai figli della luce
cristiana, stanno i figli del presente secolo, i quali sono accorti e scaltri
tanto da riuscire a raggirare i loro antagonisti, se questi non diventano savi
e cauti. La forza dei cristiani è riposta nello Spirito Santo; pertanto, se il
contatto con Lui resta aperto e costante nessuna insidia riuscirà a prevalere
sui figli della luce.
Nella
prima lettera ai 1 Corinzi 2,6:
[1]Anch'io,
o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi
la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. [2]Io ritenni
infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi
crocifisso. [3]Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e
trepidazione; [4]e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi
persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua
potenza, [5]perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma
sulla potenza di Dio. [6]Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una
sapienza che non è di questo secolo
(mondo), né dei dominatori (principi) di questo secolo (mondo) che vengono
ridotti al nulla; [7]parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta
nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria.
[8]Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero
conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. [9]Sta scritto
infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in
cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.
Secondo
le Scritture Sacre, i dominatori di questo secolo, hanno una sapienza che non è
in grado di comprendere le cose di Dio. Solo la fede cristiana porta l’uomo
verso la perfezione. La via di Cristo Gesù, per l’elevazione dell’uomo dalle
sue miserie, non prevede selezione di razze, di ceti o di capacità. Egli
volendo dare a tutti una vita migliore di quella umana, corrotta ed avvelenata
dal peccato, ha portato il suo evangelo della grazia, raggiungibile da ogni
essere umano povero o ricco che sia, debole o forte, schiavo o libero. Per Gesù
ogni uomo ha lo stesso preziosissimo valore del suo sangue, perché ogni uomo ha
diritto alla dignità che devono avere coloro che portano con se l’immagine di
Dio.
Nella
seconda lettera a 2 Timoteo -4,10-:
[9]Cerca
di venire presto da me, [10]perché Dema mi ha abbandonato avendo amato il
presente secolo ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia,
Tito in Dalmazia. [11]Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché
mi sarà utile per il ministero. [12]Ho inviato Tìchico a Efeso. [13]Venendo,
portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i libri,
soprattutto le pergamene. [14]Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti
mali. Il Signore gli renderà secondo le sue opere ;
[15]guàrdatene anche tu, perché è stato un accanito avversario della nostra
predicazione.
Lo
spirito del presente secolo è scaltro e costantemente proteso a recare morte
all’umanità ed a riprendere i convertiti che si conducono scioccamente, fino a
mettersi contro l’opera di Cristo. Nel caso in esame, la provocazione dello
spirito del presente secolo è stata cosi determinata e convincente che un
cristiano di nome Dema ha abbandonato la fede per amore verso il mondo e lo
spirito del suo secolo.
In
Galati -1,4-:
[1]Paolo,
apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha
risuscitato dai morti, [2]e tutti i
fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia. [3]Grazia a voi e pace da
parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, [4]che ha dato se stesso
per i nostri peccati, per strapparci dal presente secolo malvagio, secondo la
volontà di Dio e Padre nostro, [5]al quale sia gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
La riflessione
dell’Apostolo è fortificante per i cristiani di ogni tempo, poiché ricorda che
il sangue di Gesù Cristo è stato versato sulla croce per salvare i fedeli dallo
spirito del presente secolo malvagio. Anche oggi la nostra fede nell’opera
della croce è potente a strapparci dalle tentazioni che inocula lo spirito di
questo secolo. Da soli non scamperemmo, ma, con l’aiuto dell’opera della croce,
che suscita in noi l’immagine dell’amore di Dio, continueremo con Lui a vincere
il mondo. Nella lettera ai Colossesi, capitolo tre dal versetto uno in poi, sta
scritto: «Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di
sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Abbiate l’animo alle cose di
sopra, non a quelle che sono sulla terra». Lo spirito del presente secolo porta
con sé una unzione che toccando l’uomo peccatore, predisposto a tale negatività
rafforzata dalla cultura dei popoli e da quella scolastica e religiosa, genera
in lui una proiezione di stimoli e di provocazioni chiamata «carne». Esso
tramite la «carne» produce nella mente immagini di peccato e tentazioni.
Le
immagini suggerite dalla carne stimolano l’anima a condursi secondo l’indirizzo
che forniscono, e se questa la segue l’uomo produrrà opere di male. Paolo sa
come lo spirito del presente secolo riesce a trascinare con sé gli uomini
ribelli a Dio ed invita la fratellanza a stare attenta a tale perversa
macchinazione. In questo caso suggerisce un preciso metodo: poiché la carne
invia immagini alla mente per provocare e condurre l’anima nelle vie della
ribellione, necessita distruggere l’immagine della tentazione. La possibilità
di ottenere un tale risultato sta nell’evocazione dell’opera della croce di
Gesù, cercando mediante immagini della mente le cose di lassù dove Dio è seduto.
Se
l’anima è nelle cose di sopra e non in quelle che sono sulla terra allora sarà
condotta dallo Spirito di Dio ed i suoi frutti saranno per la testimonianza
cristiana ed il bene del prossimo. La lettura della Bibbia evoca alla mente
immagini delle cose di Dio, lo stesso fa la lode, la preghiera, l’adorazione,
l’ascolto della predicazione della Parola; inoltre quando queste azioni si
svolgono con la fratellanza la mente collettiva della Chiesa produce una
immagine collettiva delle cose di Dio. L’immagine, nella mente, delle cose di
sopra che appartengono a Cristo mette in contatto la mente con lo Spirito Santo
e produce un collegamento diretto tra l’anima e Dio. Questa è la via recente e
vivente inaugurata nei cieli della mente, perché giungiamo con immediatezza a
Dio ed a Lui possiamo portare la preghiera. La lode e l’adorazione sono dei
formidabili attivatori della nostra mente alle cose di Dio. Quando mettiamo le
nostre anime in comunione con lo Spirito che opera nella nostra mente possiamo
riferire a Dio e da Lui ricevere simultaneamente.
Conclusione.
Le
Sacre Scritture pongono ai credenti la questione «dello spirito del presente
secolo» come di un’autorità che domina sugli uomini ribelli e si caratterizza
sempre più dello spirito dell’anticristo. Tra i passi biblici esaminati s’è
constatato come, lo spirito del nostro secolo, è basato su dottrine atee
guidate dalla menzogna. La nostra cultura è pervasa dal materialismo e dalla
fede nel superuomo, il solo ritenuto in grado di risolvere i problemi e sciogliere
le ansie dell’umanità.
Una
nuova morale si è aggiunta, in questo nostro secolo, che propugna la dottrina
della liberazione, affinché l’uomo acquisti la sua sanità psicofisica
rinunciando ai tabù culturali e religiosi. Essa, dopo avere pervertito nella
società l’idea di Dio ed il timore che di Lui si deve avere, ha avviato la
ricerca verso il superuomo per disfarsi per sempre di Dio. La dottrina che
annulla i limiti di ogni legge morale, ha spinto le anime nella libertà
incondizionata perché privata della responsabilità verso Dio. Questo secolo si
trova condotto da uno spirito che, mediante i suoi tre profeti, l’ha sradicato
con violenza da una cultura bimillenaria a fede cristiana, è l’ha posto in
bilico ad una voragine di perdizione, dove è pronta la «new age», ultima e
perfida macchinazione filosofica, epilogo tragico di un mondo pervaso da una
cultura anticristiana.
La Bibbia insegna che il cristiano ha una
mente, così è anche la Chiesa, unione dei credenti ha una mente collettiva. Lo
stesso è per il mondo dove l’uomo ha la sua mente e la società ha una sua mente
collettiva fino al massimo raggruppamento che è il mondo.
Il mondo, avendo la sua mente ha anche il
suo immaginario collettivo formato da convinzioni generali che si affermano e
si rinnovano. In questo secolo si sta affermando sempre più la convinzione che
i governi, per essere giusti, devono essere laici; non sottoposti ad alcuna
influenza di ordine religioso, aperti ad ogni inserimento di stati a fede
islamica o di altra derivazioni a condizione,però, che non siano cristiani. Un nuovo umanismo materialistico sta
guidando la cultura mondiale che, lasciata la religione cristiana, sta ponendo
fede nella tecnologia e nei suoi interminabili progressi nel campo della
medicina, dell’informatica, della farmaceutica. Infine, è diventata convinzione
mondiale, la pratica psicanalitica per la cura dell’uomo interiore e della sua
natura psichica. Infatti le problematiche dell’anima si chiamano casi psichici
o psichiatrici ed i sensi di colpa, prodotti dal peccato e curabili con la fede
nell’opera della croce di Cristo, si chiamano problemi nevrotici da curarsi con
sedute o «confessioni» psicanalitiche.
Lo spirito delle tenebre, che non può
passare dove c’è la luce di Cristo, avendo prima svuotato con le dottrine
anticristiane i tre centri di potere dell’umanità: quello religioso, quello del governo sociale e quello animico, ha
reso più forte la sua manifestazione mediante la mente collettiva mondiale. Mai
come oggi l’umanità ha visto una così forte manifestazione di malvagità dello
spirito del mondo. Madri che uccidono i figli; figli che per denaro uccidono i
genitori; pedofilia diffusa a livello mondiale; idolatria di mammona e
idolatria del proprio corpo fisico. Le guerre fanno sentire la loro sinistra e
quotidiana presenza ed interi popoli soffrono la fame mentre altri sprecano
abbondanze di beni.
Le caratteristiche dello spirito del
presente secolo sono tinte della perfidia e della malvagità. La seduzione dello
spirito del male che pervade il mondo, in questo secolo, è giunta a livelli
incredibili, tali da far passare per cristianesimo vere e proprie
organizzazioni di male che facendosi scudo del nome di Gesù, compiono le
peggiori violenze contro l’anima nascondendo la verità dell’evangelo con dottrine
d’uomini. Solo gli eletti non possono essere ingannati da queste perfide
strategie del presente spirito ribelle.
La seduzione di questo spirito ha forte
presa sulle anime deboli perché private della fede cristiana dalle tre
filosofie dominanti. Alla seduzione lo spirito della menzogna aggiunge la
falsità e con essa confonde ogni rapporto tra gli uomini. Infatti, sta
crescendo a livello mondiale la disonestà e nessuno riesce a credere nei patti
sulla parola poiché ne teme lo spergiuro. Nessuno sa più dire il vero al suo
prossimo, la verità e la giustizia stanno venendo meno tra gli uomini in
maniera travolgente, sono ormai delle chimere, vere e proprie utopie.
Sottoposti a questo spirito mondiale
caratterizzato ormai dalla idolatria del denaro e del sesso, privo di ogni
verità e giustizia, gli uomini educati dai tre filosofi all’anticristianesimo
cercano punti di riferimento e sorgenti di verità e di giustizia che lontano da
Gesù Cristo non possono trovare. La loro anima brama le cose di Dio ma la furbizia
dello spirito di questo secolo ha distrutto ogni ponte di riferimento per
spingere l’umanità in una nevrosi collettiva e gettarla nel precipizio della
guerra finale.
Tutto questo sta avvenendo mentre le
manifestazioni apparenti stanno confermando che la fede nel superuomo è ben
riposta, visti i grandi progressi nella tecnologia, nell’informatica, nella
farmaceutica, nella medicina e negli accordi politici internazionali. Per tutto
questo vale una sola riflessione:, quanto può durare l’immagine falsata di un
umanità vittoriosa ed opulenta quando il cancro dell’immoralità, della
menzogna, dell’ingiustizia, la sta divorando all’interno? Mai come in questi
tempi sono stati registrati flussi migratori di intere etnie, che lasciano le
loro terre, rese inabitabili dalla cattiveria dello spirito del presente
secolo, per cercare salvezza in nazioni ritenute prospere per essere poi
sottoposti allo sfruttamento dei ricchi e creare in sé una coscienza che per le
ingiustizie subite scarica nella nuova società la ribellione morale e sociale
con furti, omicidi, stupri, violenze di ogni tipo, aumentando nelle nuove
nazioni tensioni, diffidenze e reazioni xenofobe
Lo spirito del secolo presente sta
crescendo in forza ed arroganza e, come Golia impaurito, sfidava Israele così
questo sta sfidando la Chiesa di Cristo a suo parere impaurita e chiusa in se
stessa per non farsi sporcare dalle tenebre con le quali il mondo sta venendo
avvolto.
Lo scrivente ritiene che lo spirito del
presente secolo, ancora una volta, ha sbagliato i calcoli, visto che lo Spirito
cristiano, se ha un popolo impaurito ha anche molti ‘Davide’ capaci di centrare
la fronte avversaria con una delle cinque pietre ministeriali colte nel fiume
dello Spirito Santo, e riportare una nuova e schiacciante vittoria affinché
Cristo regni.
Pertanto,
cosa devono fare i cristiani davanti a tale dramma, avendo da Dio ricevuto
l’incarico di essere luce del mondo e sale della terra? Certo la peggiore
condizione sarà quella di stare sotto il moggio e nella saliera, che significa
desistere dalla lotta e dalle responsabilità, che abbiamo nei confronti di
questa generazione e dell’intera umanità. Pertanto, se l’attività cristiana è
ciò che Dio si sta aspettando, per contrastare lo spirito di questo secolo
malvagio, tutti i veri credenti devono prendere coscienza dell’empietà commessa
da tre diaboliche dottrine sorte contro la cristianità, al solo scopo di
radunare i popoli a combattere contro il Signor nostro Gesù Cristo.
Noi
cristiani, per prima cosa, vogliamo confutare le tre dottrine che più hanno
aggredito la cristianità ed il nome del nostro Dio, poi, sulla base di uno
scontro spirituale, dobbiamo radunare intorno al nome di Gesù Cristo i credenti
di ogni lingua, popolo e nazione, per affermare la potenza, la sapienza e la
salvezza dell’opera della croce, nonché confessare e manifestare il regno di
Dio per il ritorno di Gesù Cristo, unico Re dei re e Signore dei Signori.
Chiunque
può con noi convenire che le tre dottrine anticristiane che hanno influenzato
intere moltitudini, dando una visione atea della storia e della società; esse,
appartengono a Marx, Nietzsche e Freud.
Il presente studio continuerà con la
trattazione della vita e del pensiero dei tre personaggi, e con la personale
confutazione delle loro dottrine, al solo scopo di affermare la verità di Dio e
sostenere la difesa del cuore dei giovani cristiani e di tutti gli altri che
desiderano trovare la verità e non il relativo pensiero di un uomo, per quanto
stimato possa essere.
Filosofo,
economista e rivoluzionario tedesco, nato il 1818 a Treviri e morto a Londra il
1883. Figlio di un avvocato di tendenze liberali, discendeva sia per linea
paterna che materna da famiglie di rabbini. Il nonno paterno, rabbino a
Treviri, aveva abbreviato il cognome da Marx-Levy, in quello di Marx. Suo
padre, Hirschel, si era staccato dalla religione ebraica e, solo formalmente,
per motivi professionali, si era convertito al protestantesimo.
Il primo
orientamento spirituale di Marx fu determinato dal razionalismo e dal
liberalismo religioso e politico del padre che, negli anni dell'adolescenza,
esercitò su di lui un'influenza preponderante. Per desiderio del padre, che
prevedeva per lui una carriera giuridica, si iscrisse alla facoltà di legge
dell'università di Bonn, seguendo però parallelamente corsi di letteratura. Nel
1836 passò all'università di Berlino dove seguì i corsi di diritto, di due
scuole giuridiche opposte: il primo della Scuola storica di diritto, il secondo
della Scuola hegeliana. Partecipò al confronto giuridico della lotta politica
tra conservatorismo e liberalismo.
Mai,
Marx, tralasciò le esercitazioni letterarie, scrivendo poesie, un dramma e un
romanzo. Il contrasto tra il liberalismo democratico, verso cui andava
orientandosi, e il romanticismo, rispondente alle esigenze reazionarie
dell'epoca, provocò in Marx una crisi intellettuale che lo portò ad orientarsi
verso la filosofia hegeliana e a formulare una concezione più realistica del
mondo.
La
morte del padre, nel maggio 1838, gli consentì di abbandonare gli studi
giuridici per quelli filosofici e di iniziare un’intensa attività
pubblicistica. La sua conversione all'hegelismo rispondeva al desiderio di
partecipare attivamente alla lotta fra liberalismo e conservatorismo.
La
sua nuova concezione del mondo e dei rapporti tra uomo e mondo, è documentata
dalla tesi di laurea avente titolo «Differenza tra la filosofia della natura di
Democrito e quella di Epicuro», presentata nel 1841 all'università di Jena
quando aveva ventitré anni. Divenuto redattore del giornale d'opposizione
"Gazzetta Renana", ne seguì l'evoluzione dalla critica teologica a
quella politica e nel tempo cominciò a prendere posizione contro l'eccessiva
astrazione del pensiero hegeliano, distanziandosi sempre più dalle posizioni
della stessa "sinistra hegeliana" e dal criticismo intellettualistico
di questa, orientandosi su posizioni decisamente democratiche. L'inasprirsi
della censura, la soppressione della "Gazzetta Renana" e il clima di
soffocante reazionarismo della Germania, lo indussero a trasferirsi a Parigi
dove, pubblicò gli "Annali Franco-tedeschi" e prese contatto con i
circoli rivoluzionari della capitale francese. Nel corso della sua permanenza a
Parigi (1843-44) andò orientandosi verso il socialismo, prendendo contatto col
movimento politico degli operai e artigiani tedeschi all'estero, capeggiato da
Weitling. L'amicizia e la collaborazione con F. Engels, reduce da un'importante
esperienza in Inghilterra, dove aveva condotto un'approfondita analisi sulla
classe operaia, lo orientò verso l'economia politica, distaccandolo
definitivamente dalla filosofia del diritto. Primo frutto dell'amicizia e della
collaborazione con Engels fu la Sacra Famiglia (1845), seguita dall'Ideologia
germanica (1846). Venivano così sviluppandosi le basi teoretiche del
"materialismo storico" e la sua totale adesione al comunismo.
Entrato
in contatto coll'associazione comunista Lega dei Giusti, operò in modo da
liberarla da ogni componente utopistica, trasformandola in Lega dei Comunisti
(1847) ed elaborando per essa, insieme con Engels, il famoso Manifesto,
pubblicato nel febbraio 1848 a Londra. Esso indicava, nella rivoluzione e
nell'assunzione del potere da parte del proletariato, la strada da percorrere
per eliminare lo sfruttamento, e l'unica possibilità per restituire all'uomo la
sua piena umanità, perduta ad opera della società capitalistica. Scoppiata la
rivoluzione parigina del febbraio 1848, lasciò il Belgio per la Francia, da
dove si recò in Germania per seguirne gli eventi rivoluzionari.
A
Colonia assunse la direzione della «Nuova Gazzetta Renana", ma la
controrivoluzione lo costrinse al definitivo esilio di Londra, dove rimase dal
1849 sino alla morte. Visse in condizioni di estrema indigenza, alleviata dal
sostegno economico dell'amico Engels che gli consentì di continuare a dedicarsi
ad approfonditi studi storici ed economici e di svolgere contemporaneamente
un'intensa attività politica di collegamento coi partiti operai dei vari paesi
europei aderenti alla Prima Internazionale (1864-75). Per guadagnarsi da vivere collaborava a giornali, soprattutto
americani, in particolare al "New York Daily Tribune". Animatore e guida
dell'Internazionale (propriamente Associazione Internazionale dei Lavoratori),
condusse fuori e dentro di essa una durissima lotta contro le tendenze,
borghesi e insurrezionali, dei mazziniani. Insieme a scritti di carattere
politico, elaborò la sua opera fondamentale, Il Capitale, di cui pubblicò il primo
volume nel 1867, all’età di 49 anni. Visse altri 16 anni e morì all’età di 65.
(Materialismo
storico ed economia politica)
Nella
produzione sociale della loro esistenza gli uomini vengono a trovarsi in
rapporti necessari ed indipendenti dalla loro volontà, cioè in rapporti di
produzione corrispondenti ad un determinato livello di sviluppo delle loro
forze produttive. Pertanto, secondo Marx, il complesso di tali rapporti di
produzione costituisce la struttura economica della società. Essa è la base
reale su cui si eleva, per conseguente necessità sociale, una sovrastruttura
giuridica e politica a cui corrispondono determinate forme di coscienza delle
masse popolari.
Il
modo di produzione della vita materiale è, quindi, ciò che per Marx condiziona
il processo sociale, politico e spirituale dei popoli. Per questi presupposti
la riflessione conseguente giunge alla conclusione che non è la coscienza degli
uomini a determinare il modo d’essere ma, al contrario, è il loro grado sociale
che determina la loro coscienza. Altra rilevante riflessione del Filosofo fu il
sostenere che ad un certo grado di sviluppo, le forze produttive della società
entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti ovvero quelli
della proprietà. Marx giunse così a sostenere che i rapporti di produzione
essendo forme di sviluppo sociale, erano sottoposti ad un particolare momento
di crisi sistemica, per il quale si sarebbero tramutati in vincoli ed elementi
di ostacolo alla produzione medesima.
La
crisi della produzione, elemento primario e fondante la vita sociale, avrebbe
generato una consequenziale spinta verso la rivoluzione. In tali circostanze la
rivoluzione sociale è ritenuta l’unico elemento in grado di sbloccare un
sistema che senza di essa resterebbe inceppato. La necessaria rivoluzione
determinerebbe un cambiamento delle basi dell’economia e della produzione con
l’ascesa al potere della classe proletaria, la sola in grado di sovvertire le
inutili sovrastrutture sociali e piccolo-borghesi. Con la divisione in classi
dei vari reparti interessanti il lavoro nasceva la conflittualità fra
l'interesse del singolo individuo, o della singola famiglia, e l'interesse
collettivo, di tutti gli individui. Questo interesse collettivo esiste nella
dipendenza reciproca di individui fra i quali il lavoro è diviso. Tutto questo
è per Marx ciò che vale, in quanto vita pratica ed analisi condotta su fenomeni
reali, quindi non frutto di alcuna immaginazione filosofica o speculazione
intellettuale.
La
tensione fra interessi particolari e privati e l’interesse collettivo,
determina e genera l’esigenza dello Stato, che, separato dall’interesse privato
dei singoli, cura gli interessi collettivi, sulla base di legami esistenti in
ogni piano della struttura sociale, che dal singolo si espande nella famiglia e
da questa nelle associazioni, quindi nelle istituzioni e, per la sua interezza
e globalità, nello Stato. In parallelo a tale struttura sociale ed in
concomitanza interrelazionale ed organica, nell’ambito del lavoro si stagliano
le varie classi che dal proletariato giungono alla borghesia, alla dirigenza ed
alla politica. Le classi sociali derivano dal lavoro ed esistono in ogni
raggruppamento umano.; comunque, sarà sempre una classe a dominare sulle altre.
Ne consegue che tutte le lotte nell'ambito dello Stato: la lotta fra
democrazia, aristocrazia e monarchia, la lotta per il diritto di voto, le lotte
per l’uguaglianza sociale, sono forme di lotta reali combattute tra le diverse
classi.
Per
Marx, ogni classe che aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del
proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma
di società, deve per prima cosa conquistare il potere politico, attraverso il
quale rappresentare il suo particolare interesse come universale. Le idee
maturate dalla classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti., infatti,
la classe che domina la società è in pari tempo la sua potenza spirituale. essa
dispone dei mezzi per la produzione materiale dispone, in pari tempo, dei mezzi
per la produzione intellettuale. Pertanto ad essa sono assoggettate le idee di
coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee
dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti sociali egemoni.
Marx
riduce la storia dell’umanità alla lotta di classi. Particolari filosofie
«guida» hanno condotto la vita dei popoli e tutte sono derivate, sono state il
frutto dalla classe dominante. Infatti, al tempo in cui la società era guidata
dall'aristocrazia dominavano i concetti d’onore e di fedeltà, durante il
dominio della borghesia dominavano i concetti di libertà, di uguaglianza,
mentre dove ha dominato il proletariato le idee di base sono state volte alla
soddisfazione dei bisogni umani e alla garanzia del lavoro e del guadagno di
chi ha fornito una prestazione di lavoro.
Questa
concezione della storia, è divenuta comune a molti addetti ai lavori a partire
dal diciottesimo secolo; è per questo che, le idee dominanti, assumono maggiore
astrattezza ed acquistano una forma sempre più universale. Così ogni classe che
ha assunto il potere, sarà costretta a dare al suo interesse i caratteri
dell’universalità, e a presentare le proprie idee come le sole razionali e
valide. La classe rivoluzionaria è tale poiché si contrappone a quella
dominante, non come classe alternativa bensì massa sociale rappresentante
dell'intero popolo.
Da
un’attenta analisi storica si rilevano precisi limiti nell’ideologia
socio-politica del filosofo più idolatrato dell'ultimo secolo e nella società
comunista, che non avrebbe dovuto contemplare né Stato, né contraddizioni, né
mercato poiché protesa a garantire unicamente il trasferimento dell’umanità dal
regno della necessità al regno della libertà. Molti scrittori, attenti al
marxismo ed allo sviluppo pratico delle sue teorie, hanno invitato a diffidare
delle tesi di Marx quanto più queste sono rivoluzionarie, e considerare con
sospetto le teorie socio analitiche quando propongono eventuali rinvii o
approfondimenti, strategicamente disattesi o elusi da invettive contro il
lettore. Altri scrittori hanno rilevato in Marx la presunzione di avere il
sapere unico e assoluto e di essere il solo a possedere il senso della storia.
Tali presunzioni hanno finito col renderlo intollerante con coloro che non si
adeguavano al suo pensiero.
Marx
col Manifesto del Partito Comunista, diviene guida delle masse popolari poiché
converte il disagio delle stesse in ribellione; usa la temporanea fase di
trasformazione della società in uno spettro di disordine sociale dal quale
uscire mediante la rivoluzione. Lo scrivente non ritiene che il Filosofo fosse
cosciente del danno sociale che avrebbe prodotto con le previsioni d’imminenti
catastrofi sociali, era certamente cosciente della forza rivoluzionaria del
proletariato.
Nel
Manifesto appare un Marx che ha la pretesa di porsi come profeta di un futuro
imminente dove il proletariato sarebbe giunto all’emancipazione sociale e
politica., non mancando, come scienziato della storia e della società, di
addurre sicure dimostrazioni in merito all’imminente crollo del capitalismo ed
alla crisi mortale della società borghese. L'intera costruzione di Marx poggia
sulla convinzione che la storia dell’umanità sia diretta dai perenni conflitti
tra le classi sociali, che si formano in base al lavoro umano finalizzato alla
produzione di beni. Tale fondamento della teoria marxista, non è fondamento
unico e assoluto della storia umana., ma,
per
una visione più completa e vera della storia umana, deve essere considerata
concausa che interagisce con altri
fattori come quello religioso, culturale, razziale. Circa un metodo da
applicare all’interpretazione della storia va considerato che in ogni epoca ci
sono in guerra ristretti gruppi di dominatori e vasti gruppi di sfruttati. Le
masse di schiavi, fin dall’antichità, hanno compiuto ogni sorta di lavoro
manuale, mentre arti, scienze e amministrazione della cosa pubblica erano
riservate ai ceti più abbienti L’età feudale che seguì fu caratterizzata da un
bipolarismo che suddivideva la società in chi possedeva la terra
(l'aristocrazia) e in chi la lavorava (servi della gleba). Nel periodo dei
«comuni» i ceti mercantili hanno soppiantato i ceti nobiliari perché abili a
concentrare la ricchezza tramite il commercio e le attività artigianali. Con
l’industrializzazione, la borghesia è ascesa al primato in campo economico,
divenendo classe dominante.
Col
progresso della tecnologia, il lavoro dell'operaio fu reso disumano ed
alienante. Questo stato di fatto determinò il desiderio radicale e definitivo
della liberazione, fino a desiderare l’affidamento della produzione alla classe
operaia, così pure le fabbriche e la terra, e distribuire equamente i beni
prodotti secondo il bisogno di ciascuno.
Davanti
a tale progetto, secondo Marx, il dovere dei lavoratori era quello di saper
considerare le proprie condizioni e la propria forza fino ad avere una comune
coscienza di classe, per collegarsi al di là di ogni distinzione nazionale, di
ogni confine di Stato; quindi, bisognava inserirsi nel processo della storia,
esasperare con la lotta di classe le contraddizioni insite nel sistema
capitalistico. Queste convinzioni fanno concludere il manifesto con la frase:
"Proletari di tutto il mondo, unitevi".
Marx
credette allo sgretolamento del capitalismo a motivo di alcune constatazioni
emerse nel fenomeno della sovrapproduzione industriale che, a suo dire, avrebbe
causato gravi e ricorrenti crisi di mercato, di volta in volta sempre più
violente e funeste per il proletariato. Fu l’azione psicologica della paura,
per un prossimo cataclisma sociale che avrebbe portato morte in mezzo al
popolo, a far leva sulle decisioni degli operai a favore della rivoluzione,
vista come unico rimedio contro l’incombente pericolo.
Per
scongiurare il pericolo della rivoluzione, uno dei rimedi possibili ed
alternativi poteva essere quello di mantenere la produzione nelle giuste
proporzioni. Il problema, quindi, consisteva nel trovare un accordo con i
proprietari delle industrie per stabilire i ritmi produttivi e gli obiettivi da
conseguire. sotto il profilo della produzione Con tale sistema la produzione
doveva esser costretta a seguire i consumi ovvero la domanda dei beni da
produrre, valutata sulla base dei bisogni della società, doveva precedere
l’offerta di beni da parte dei produttori.. La grande industria nel sistema del
libero mercato operava col criterio inverso poiché non aspettava alcuna
richiesta da terzi istituzionalizzati ma valutava direttamente la possibile
richiesta di mercato e produceva beni in più, fino a formare scorte di
magazzino.
La
logica del libero mercato avviava le industrie verso una maggiore espansione,
proiettando la produzione verso un’auspicante crescita del consumo e
consequenziale riduzione dei prezzi di vendita d’ogni singolo bene.
Per
certo il sistema capitalistico ed industriale, nella fase del suo avviamento
storico non presentava la flessibilità e la capacità d’espansione che avrebbe
acquisito nel tempo, attraverso le esperienze e le lotte sociali. Nel suo
inizio, l’industrializzazione non potendo garantire le sicurezze della terra ed
i ritmi invariabili della natura generò un momento di crisi sociale sotto il
condizionamento di intuizioni fuorvianti e paure che nel tempo mostrarono di
avere un fondamento irreale generato da errata valutazione dello sviluppo
sociale ed industriale.
La
teoria di Marx, quindi, non tenendo conto delle grandi capacità di adattabilità
del libero mercato, base del capitalismo, propose di far dipendere la
produzione dei beni dalla valutazione delle esigenze della popolazione, per
evitare il plusvalore che avrebbe visto scorte di magazzino tali da fermare le
industrie e con esse i posti di lavoro; determinando povertà nelle grandi aree
urbane dove il supporto dei beni naturali, come l’agricoltura familiare, non
sarebbe potuto arrivare.
Anche
Engels, come Marx, aveva rilevato, nei suoi «Lineamenti di una critica
dell'economia politica», che ogni successiva crisi sociale, generata dal lavoro
nelle industrie, sarebbe stata più grave della precedente, fino a ridurre in
miseria la maggior parte dei piccoli capitalisti facendo accrescere il numero
degli appartenenti alla classe di coloro che vivono del solo lavoro; aumentando
il proletariato da occupare che, privo di lavoro, avrebbe provocato una
rivoluzione sociale. Per queste prospettive di imminente disastro le masse
vedevano, un futuro sempre più incerto e minaccioso.
Per
i due scrittori, Marx ed Engels l'economia capitalista era affetta dal mortale
vizio organico della sovrapproduzione, in quanto si produce per smania di fare
denaro e non esclusivamente per soddisfare i reali bisogni naturali degli
uomini. La loro teoria che incriminava i padroni capitalisti attirava il
consenso delle masse operaie alle quali sfuggiva la più semplice delle
riflessioni, in grado di svilire l’invito marxista alla sommossa. Infatti, il
timore di una sovrapproduzione in grado di scatenare rivolgimenti sociali era
da considerare infondato, per come la storia dimostrò successivamente, poiché
nessun industriale avrebbe mai prodotto oltre l’analizzata e possibile
richiesta di mercato, fatto salvo un naturale quantitativo per scorte di
magazzino, considerato che, oltre questo limite, il resto della produzione
sarebbe diventata una perdita.
Bastava
riflettere sul perché il capitalista opera l’impresa, dove espone al rischio il
suo capitale, per comprendere che le sue logiche sarebbero state contenute
dall’obbiettivo del guadagno e quindi del giusto equilibrio tra produzione e
consumo, con sempre maggior riduzione delle eccedenze rispetto al fabbisogno. A
riguardo l’economista Keynes scrive che "la caratteristica essenziale del
capitalismo è la dipendenza da un forte appello agli istinti degli individui
del far denaro e dell'amare il denaro come principale forza motrice della
macchina economica" mentre la super produzione, l’eccesso rispetto al
fabbisogno, genera perdite economiche che sono in antitesi col pensiero e la
cultura capitalista. L’auspicio marxista prevedeva la caduta del capitalismo,
l’eliminazione della borghesia ed il conseguente annullamento del valore dato
al denaro, perché, dove è sorto, il sistema comunista ha determinato il
fallimento sociale ed economico.
.
Ancora una volta s’è mostrato utopistico il progetto di una società dove si
possa annullare la spinta umana a concorrere verso mete e guadagni personali.
La competizione tra tutti i membri della società e motivo di confronto, di
stimolo a far meglio, di selezione per giungere al meglio possibile, cosa che
altri sistemi non hanno saputo fare.
Molti
economisti hanno accusato Marx di aver compiuto sostanzialmente un madornale
errore metodologico, costruendo una teoria che prescinde dall'esperienza e di
aver concepito un modello astratto che non poteva reggere al controllo
empirico, per com’è stato dimostrato dalla storia del presente secolo.
In
seno allo stesso movimento marxista, Bernstein fondatore del revisionismo
marxista - capì quanto il preteso crollo del capitalismo fosse un’illogicità
considerato che gli equilibri di mercato avrebbero razionalizzato l'economia
capitalista, di modo che le eventuali crisi sarebbero diventate meno frequenti
e violente. Uno tra i più grandi errori di Marx rimarrà l’idea che
l'organizzazione sociale possa fare a meno del mercato.
Il
marxismo prevedeva una società dove non erano necessari gli strumenti della
mediazione sociale come mercati, denaro, politica o diritto. Questa convinzione
ideologica è stata per lungo tempo considerata come faro luminoso nell'ambito
del pensiero della sinistra più radicale ed ha stentato a morire, causando
conseguenze assai funeste.: E’ stato un colossale errore nato da
quell’illusione tanto gradita a molti intellettuali di poter confondere utopia
con realtà, di voler quindi credere ad una società egualmente bene organizzata
e razionalmente costituita, pur facendo a meno del ricorso al mercato.
Il
problema sociale della sovrapproduzione esiste ma non in termini di economia,
di mercato, di lavoro, ma in termini di consumo. Oggi, la ricchezza crescente
dei popoli a capitalismo industriale si scontra con la miseria di tanti altri
Paesi sfruttati dai primi come colonie, e divenuti Terzo mondo. Pertanto la
questione doveva essere posta non sul plusvalore ma sul consumismo per
garantire il bene prodotto, possibilmente, alla maggior parte dei bisognosi. La
nuova frontiera della politica economica non potrà che essere quella della
regolazione etica del consumismo. La prospettiva dell'estinzione dello Stato e
della politica in una società comunista non poteva non essere utopistica, visto
che pretendeva di realizzare nella storia quell'assoluto che il cristianesimo
ripone nella speranza delle divine promesse, mentre per Marx era riposto nel
futuro.
In conclusione, le previsioni
socio-politiche di Marx, poggiate sulla paura e su errati convincimenti hanno
mostrato il loro fallimento storico e lo hanno dimensionato nella sfera dei
falsi profeti e degli ultimi utopisti.
Marx,
provenendo dalle convinzioni umanistiche, affermò, inoltre, che il diritto, la
politica, la religione, la filosofia
non hanno il loro fondamento nell’idea, bensì nella produzione
materiale, secondo la direttrice della sua visione materialistica. Ciò perché
una determinata produzione materiale è anche un complesso di rapporti sociali,
di rapporti di proprietà, di rapporti di classe. Di qui l’elaborazione delle
dottrine giuridiche e politiche , che servono a giustificare quei rapporti.
Manifestazioni intellettuali più astratte come le religioni e le filosofie,
secondo Marx, hanno anch’esse il loro fondamento nel modo in cui gli uomini si
appropriano della natura e conducono la loro vita.
Marx
sostenne che la produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza
è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale ed alle
relazioni materiali degli uomini; linguaggio della vita reale. Le
rappresentazioni ed i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono
come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso
modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della
politica, delle leggi, della morale, delle religioni e della metafisica di un
popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni e delle loro
idee.
E’
chiaro che, in una concezione come questa, la religione è intesa come il
prodotto dell’evoluzione dello spirito umano. Il primo metodo per studiare la
religione e capirla, secondo Marx, sta
nel considerarla come il prodotto economico e sociale degli uomini. Questo
risultato è uno tra i più importanti della concezione di Marx e toglie
qualsiasi fondamento alla storia spirituale, intesa come storia indipendente e
autonoma, e la sostituisce con una sociologia delle idee e delle forme della
coscienza. La religione naturale si manifesta in una fase assai primitiva della
storia umana, quando la natura si erge di contro agli uomini come una potenza
assolutamente estranea, onnipotente ed inattaccabile, verso la quale essi si
comportano in modo puramente animale e dalla quale sono dominati come le
bestie.
Si
vede subito – dice Marx – che questa religione naturale, o questo determinato
comportamento verso la natura, è determinato dalla forma sociale e viceversa. A
differenza di quanto pensa Hegel , e cioè che nella religione si esprime il
principio essenziale di un popolo, sicché, qual è la natura della religione
tale è quella dello Stato e della sua costituzione, cioè di tutti i rapporti
economici sociali e politici. Per Marx, a differenza di Hegel, sia lo stato che
la politica si spiegano come conseguenze, risultati di una determinata
struttura economica. Mentre per Hegel un popolo che considera la natura come il
suo Dio non può essere un popolo libero, per Marx, invece, un popolo ha
necessariamente una religione naturale quando non è libero perché interamente
dominato dalla natura e dipendente da essa nella produzione materiale della
vita. Questa forma della coscienza è determinata dalla produzione elementare ed
arcaica della vita, e non viceversa. Per Marx la stessa formazione della storia
procede dalla prassi materiale, pertanto, non esiste l’anima,
non esiste Dio, la religione e
l’esigenza di essa va ricondotta ad una visione naturalistica e materialistica.
Per il Filosofo, infine la religione è “ l’oppio dei popoli.” La religione
secondo Marx, in quanto esigenza dell’uomo invocata per risolvere il rapporto
con tutto ciò che di naturale è sconosciuto, è destinata ad “estinguersi” man
mano che l’uomo acquista il controllo sulla natura, quindi, non ha più bisogno
di esorcizzare le proprie paure.
Nietzsche
Friedrich Wilhelm. Storia e pensiero
Il
15 ottobre in Rocken, Sassonia, nasce Nietzsche, da Karl Ludwig, pastore
protestante e da Franziska Oehler, anch’essa figlia di un pastore protestante.
Il piccolo Friedrich viene cresciuto in un’atmosfera fortemente
religiosa-protestante, dove accanto alla lettura della Bibbia ha grande
importanza la musica, il canto e la poesia.
Filosofo
tedesco, studiò filologia classica a Bonn e a Lipsia, coltivando ben presto
un'ispirazione poetico-filosofica che nasceva da una sintesi audacissima di
romanticità e di classicismo. Si dedicò subito ,con impegno, agli studi
filologici, guadagnandosi la stima dei maggiori esperti. Fu nominato professore
di filologia greca all'Università di Basilea nel 1868, a soli 24 anni, prima
ancora di conseguire la laurea. Insegnò fino al 1879, anno in cui ottenne la
dispensa dall'insegnamento per motivi di malattia ed il godimento di una
congrua pensione, che lo mise in grado di poter affrontare il resto della sua
esistenza senza problemi di natura economica, potendosi dedicare attivamente ai
suoi studi preferiti.
Durante
il periodo dell'insegnamento si legò con profonda amicizia a Wagner, ma non
durò oltre il periodo universitario, per il diverso itinerario spirituale
seguito.. Nietzsche identificando la vita con l'esaltazione della dimensione
eroica dello spirito non poteva accettare la tendenza che Wagner aveva
manifestato nel Parsifal, di rinuncia melanconica all'affermazione assoluta
della vita come lotta eroica irriducibile, per un ritorno al modello cristiano
di fronte alle avversità del destino.
Nell'opera
Umano, troppo umano, Nietzsche manifestò il suo distacco dai filosofi
contemporanei per la sua concezione sulla volontà di vivere che regge le sorti
dell'universo agendo come forza primordiale della natura e come essenza stessa
dello psichismo umano. Wagner, appariva a Nietzsche come un traditore
dell'ispirazione originaria, che aveva trovato sbocco nel suo opposto, cioè
nella soppressione ascetica della volontà di vivere, identificata come fonte di
dolore.
Dopo
aver abbandonato l'insegnamento, Nietzsche continuò nella sua opera di
scrittore, alquanto deluso dalla scarsità di veri seguaci che le sue teorie
ottenevano. Col libro “La gaia scienza” affermò che solo ai filosofi fosse
possibile mutare il corso degli eventi. Così parlò Zaratustra”, opera fondamentale di Nietzsche, nella quale
la sua ispirazione tragica e grandiosa; raggiunse il suo momento più alto, fu
completata, nelle sue parti essenziali, in un paio d'anni. A causa di un
attacco di follia che lo colse nel 1889, mentre assisteva sdegnato al
maltrattamento di un cavallo.
rimase
invece incompiuta l'opera che, avrebbe dovuto costituire come la sintesi della
concezione filosofica di Nietzsche, a causa di un attacco di follia che lo
colse nel 1889, mentre assisteva sdegnato al maltrattamento di un cavallo.
La
filosofia di Nietzsche rappresenta un tentativo di superamento teorico dei
limiti costitutivi della natura dell'uomo. Se per alcuni filosofi l'esistenza
umana altro non è che dolore ed illusoria ricerca della felicità, è anche vero
che all'uomo si aprono due fondamentali possibilità, intorno alle quali può
edificare il suo essere: quella di soccombere dinanzi alla prospettiva del
nulla, riconoscendo la propria debolezza e rinunciando a lottare per la propria
vita, e quella di non accettare il limite della morte mediante l'affermazione
assoluta dei valori vitali.
La
prospettiva cristiana della vita eterna non rappresenta, secondo Nietzsche, un
elemento reale di salvezza, ma è una ingannevole proiezione, in un aldilà
illusorio, del desiderio di felicità dell'uomo, che in tal modo si rassegna a
rinunciare alla lotta per la propria esistenza ed i propri desideri terreni. La
morale cristiana è quindi la morale dei deboli, degli sconfitti, che rinnegano
la propria natura umana inseguendo un sogno ingannevole.
Socrate
è, per Nietzsche, l’anticipatore dello spirito cristiano che distrugge l'uomo,
il quale ha disprezzato la vita del corpo fino a vedere nella morte la
liberazione di una presunta vita dello spirito dalla prigione materiale, ed ha
affermato, sempre in omaggio alla concezione spiritualistica, che è meglio
patire che compiere ingiustizia.
Di
fronte alla posizione rinunciataria sta l'esaltazione della vita in tutta la
sua pienezza. Simbolo di questa concezione positiva nei confronti della vita
terrena è la divinità greca Dioniso, sinonimo di ebbrezza e di sensualità. La
grandezza dello spirito greco, che ha espresso la più alta civiltà mai
raggiunta dall'uomo, sta nell'aver compreso ed accettato il messaggio
dionisiaco, temperandolo senza rinnegarlo, con il richiamo ad un'altra
divinità, Apollo, che è il simbolo della forma dell'arte.
Nietzsche
sostenne che la tragedia greca è stata la sintesi dello spirito dionisiaco,
che, nella musica, ha trovato la sua espressione più eccelsa e dello spirito
apollineo, che si esprime nel modo più elevato con il linguaggio della poesia.
La tragedia greca è stata la più alta e completa manifestazione dell'arte e
dello spirito umano, attraverso la quale l'eroe, raffigurante l'umanità stessa,
vince i limiti della propria natura divenendo simile agli dei. Nel pensiero
nitzscheano l’uomo si trova di fronte alla scelta tra il rinnegamento del suo
stesso esistere, che prevede l’affidamento alla divinità, e l’affermazione del
superuomo, dove si prevede il superamento degli antichi limiti filosofici.
L'uomo,
secondo Nietzsche, si trova davanti ad una scelta: rinnegare se stesso per
trovare nel cristianesimo la soluzione alle sue sofferenze, oppure, può
superare se stesso divenendo superuomo, secondo il modello della tragedia
classica.
É
questo l'annuncio radicale di Zaratustra,: proclamare che Dio è morto e che
spetta quindi all'uomo sostituirsi a lui senza più temere un giudizio divino
per le sue azioni. La morale teologica
del cristianesimo viene da Nietzsche sovvertita fino al punto da essere
considerata come un prodotto generato dall'invidia degli dei per le possibilità
vitali aperte all'uomo. Egli sostiene che al di là del bene e del male, il
superuomo, preannunciato da Zaratustra, sarà capace di restituire all'umanità
il proprio adeguato oggetto di adorazione, che si identifica con il flusso
vitale culminante nello spirito umano.
Nonostante
la prospettiva del superamento volontaristico del suo destino, rimane all'uomo
l'unica possibilità della morte.
Nietzsche, giungendo alla consapevolezza del fallimento inevitabile del
programma di superamento dell'uomo, non si rassegna a cedere al destino di
morte, ma nega la morte stessa, ritenendo che nello spegnersi del respiro
individuale si manifesta l'infinità di una vita cosmica entro la quale si
colloca la stessa esistenza del singolo.
Il
giusto atteggiamento non è quindi quello di lottare contro il destino, ma è
quello di identificarsi con il destino stesso, cioè con il principio assoluto
che regola le vicende del mondo. É
questo l'amor fati, l'estrema e trionfale affermazione della vita. La storia
non è altro che la manifestazione di una realtà assoluta e onnipotente, per cui
ciò che «è stato» si identifica con ciò che «doveva necessariamente essere»; è
saggio colui che giunge a volere, che accoglie ciò che è stato, così come ciò
che necessariamente sarà.
Tra
le opere di Nietzsche, quella che ci riguarda più da vicino è LAanticristo –
Maledizione del Cristianesimo. In tale scritto emerge il pensiero del Filosofo
contro il Cristianesimo e la stessa figura di Gesù Cristo. Egli sostiene che i deplorevoli effetti
prodotti dalla morale e dalla religione sono già impliciti nella loro origine:
esse non possono produrre guasto maggiore della loro stessa esistenza.
Forte
è la critica a Kant per la stima che rivolge al «valore» inteso come il «dover
essere» poiché esso conta oltre la realtà e si basa sulla irrealtà. L’ideale è,
per definizione, qualcosa che vale a prescindere dalla realtà. Si dischiude
così un ambito che sta sopra la realtà fenomenica, e che consente di esprimere
su di questa un giudizio, una valutazione, una sentenza. La morale si
costituisce come elemento determinante quando assume una distanza nei confronti
della realtà. Così, mentre per Kant questo allontanamento serve a difendere
l’ideale ed i valori, per Nietzsche è un procedimento di puro nichilismo perchè
allontana il «valore» dallo «effettuale».
Il
Filosofo ritiene che la super-realtà dei valori è annullante poiché sa di non
potersi affermare a livello di fatto. Essa si presenta ideale perché non può
essere reale; si pone al di là poiché non ha la forza di stare nella vita
pratica; parla di vita trascendente e futura perché è stata sconfitta
nell’unica vita esistente.
Per
Nietzsche la morale nasce per l’esigenza di mantenere ciò che è stato
condannato dalla storia, ciò che è malato, maturo per il tramonto, fallito sul
piano dei fatti. Quando le azioni, ritenute morali, erano viventi sul piano dei
fatti non avevano bisogno di essere considerate ideali ne astrazioni.
Con
L’Anticristo Nietzsche prende in esame il concetto morale di Dio. Egli ritiene
che l’Iddio originario degli ebrei era una naturale rappresentazione della
potenza del popolo ebraico: esso era concepito come padre e re, potente e
vendicativo. Pertanto, quando questa potenza venne meno i preti ebraici
iniziarono un’operazione di moralizzazione e purificazione del concetto di Dio
che trova il suo completamento nel cristianesimo. Così la moralizzazione e la
purezza vengono attribuiti a Dio come conseguenza del fatto che non è più
reale. In conclusione il concetto morale di Dio si fonda sulla sua morte. Per
Nietzsche il cristianesimo è la prosecuzione dell’ebraismo: Paolo di Tarso ed i
primi cristiani, non potendo sopportare la morte di Gesù ne stravolgono
l’insegnamento in senso morale, introducendo la prospettiva del peccato, della
colpa, dell’aldilà che era estranea al Gesù storico. Alla base del
cristianesimo sta un risentimento verso la realtà che si manifesta
nell’affermazione morale. Il cristianesimo, religione che annulla l’uomo, che
soffoca il suo spirito dionisiaco, spirito di ebbrezza, di gioia selvaggia, ,
sostiene Nietzsche, è nichilista. L’origine del cristianesimo sta, dunque, nel
progetto di prospettare la sconfitta storica di Gesù, la sua morte sulla croce,
in una vittoria, in un altro mondo. Per questo, secondo Nietzsche, il
cristianesimo e la morale sono connessi alla debolezza perché non sopportano la
morte di Dio, il naturale declino ed esaurimento delle esperienze, la fine di
un’epoca (secolo) poiché non sono in grado di creare realtà, di dar vita ad
esperienze originali, di inaugurare una nuova età come la «New age».
. Il
cristianesimo è, dal quarto secolo, la religione dei vincitori, del potere,
Nietzsche è il filosofo dell’opposizione che è avverso e combatte tutto questo.
La morale è il mezzo col quale i preti costituiscono il loro potere. Il
progetto storico del cristianesimo consiste in una grande mistificazione per
cui i più nichilisti, i più impotenti, i meno capaci di creare, diventano
padroni del mondo in nome di una entità trascendente. Egli è fautore di una
opposizione forte, gli appaiono deboli le opposizioni socialisteggianti, quelle
anarchiche e quelle femministe, valutandole come continuazioni laiche della
morale cristiana.
Il
Filosofo volge lo sguardo anticristiano sull’Italia e ritiene che nella storia
universale moderna essa ha un primato nel fatto che «Dio è morto» prima ed in
modo definitivo che in qualsiasi altro luogo. La libertà per Nietzsche consiste
nella mancanza di condizionamenti metafisici ovvero nel riconoscimento del
carattere temporale, politico di questi. Per Nietzsche la compassione cristiana
è una condizione nichilista poiché intralcia totalmente la legge
dell’evoluzione che è legge della selezione. Compatire è la prassi che
dall’annullamento porta alla scomparsa.
Mentre
Nietzsche afferma che né morale, né religione nel cristianesimo toccano un aspetto
della realtà, ritenendo immaginarie le cause, come: peccato, Dio, anima, io,
volere, e gli effetti come morte eterna, vita eterna, punizione, grazia,
redenzione, conclude col considerare tutto questo come parte di una scienza
immaginaria, capace di dimenticare che l’uomo è il centro di innumerevoli
riferimenti della natura. Nella sua concezione antropocentrica il Filosofo
smarrisce le elementari esigenze che portano l’uomo a Dio, e tra queste la
prima è il bisogno di cercarlo. Bisogno innato che prescinde le culture umane
ed opera al di là delle stesse. La ricerca di Dio e l’incontro con la verità
appaga l’uomo, lo libera dalle nevrosi, gli infonde certezze e sicurezza, e lo
eleva nella dimensione di governatore della natura.
Fin
tanto che l’uomo è considerato come un elemento della natura, al pari degli
altri, la visione di Nietzsche può esser compresa nella sua logica, ma quando
si constata che l’uomo è il «diverso», perché il solo in grado di vivere
l’interconnessione delle sue tre nature, animica, spirituale e fisica, allora
si scopre la sua dimensione di frontiera fra le tre dimensioni che lo connotano
e che caratterizzano l’intera creazione. E’ in questa caratteristica dell’uomo
che le cose, ritenute da Nietzsche immaginarie, sono reali ed operano come
cause dalle quali sorgono precisi effetti.
Non
conoscere la natura dell’uomo è causa di una scorretta visione delle cose
interiori tra cui quelle relative alla fede in Dio ed alla religiosità. Per
l’uomo, per come già precisato, la religione non è una questione puramente
culturale ma una innata esigenza desiderosa di appagamento e soddisfatta solo
dal rapporto con Dio. Non capire questo e non volerlo accettare come un bisogno
insopprimibile dell’animo umano, determina le considerazioni esposte da Nietzsche.
Egli ha esaminato la religione cristiana istituzionalizzata, quella
secolarizzata e carica di sovrastrutture umane, nella convinzione che fosse il
solo cristianesimo possibile in quanto il solo sociologicamente rilevante
.Bisogna riconoscere che Nietzsche non sbaglia, anche quando vede la religione
cristiana come una conseguenza storica di un ebraismo, dove la visione di Dio e
delle cose che gli appartengono si era conclusa con la pietà in luogo della
forza, della misericordia in luogo del vigore, della carità in luogo della
conquista. Nel vero cristianesimo, quindi, non in quello istituzionalizzato,
vivono i principi della conquista per la vita, la forza, il coraggio, la
risolutezza d’animo corroborati dalla misericordia, dalla pietà e dalla carità e
non in opposizione od in sostituzione d’essi, per come Nietzsche rilevò.
Nietzsche
valutando la religiosità istituzionalizzata del cristianesimo aveva colto nel
segno, affermando che quella aveva bisogno dei valori ed ideali come verità,
giustizia, misericordia ed altro, per sostenere la sua visibilità e
credibilità, visto che nel corso del tempo, aveva perso la forza e la potenza
di una vita spirituale, dove i valori sono prassi di vita quotidiana.
L’analisi
e le considerazioni di Nietzsche sono dunque vere e chiarificanti fintanto che
riguardano la religione cristiana istituzionalizzata, che è una dimensione
virtuale della «vivente fede cristiana» che il filosofo mai realizzò ne poté
osservare intorno a sé, sebbene il padre era un pastore luterano. Dobbiamo
dedurre da ciò che la fede dei genitori del Filosofo si era caricata di
sovrastrutture formali ed atteggiamenti pietistici che fanno parte di un
cristianesimo vittimistico e non forte come quello di nostro Signore Gesù
Cristo che seppe sempre esprimere chiarezza, fermezza, decisione, serenità,
fiducia, aspetto fiero, autorevole e caritatevole nello stesso tempo.
La
vivente fede cristiana è una realtà che Nietzsche non ha valutato, perché a lui
sconosciuta. In essa la verità non è un valore ma la persona di Gesù Cristo;
infatti, nel capitolo 14 dell’Evangelo di Giovanni il Signore dichiara: Io sono
la via, la verità e la vita. E’ la prima volta che un uomo esprime una tale
dichiarazione. Per Gesù la verità non è un valore ne un ideale ma la sua stessa
persona e la sua stessa natura, quindi il suo modo di vivere e di confrontarsi.
Per i seguaci di Cristo la condizione deve restare identica; la verità non sarà
mai un valore ma una prassi di vita ed una condizione naturale. La prima
chiarificazione tra valori, ideali e prassi di vita la fece il Signore mille ed
ottocento anni prima di Nietzsche.
Cristianesimo
non è naturalità carnale, pervertita che tendenzialmente, rivolta verso il
male, produce morte in ogni tempo. Cristianesimo è nuova nascita, quindi, nuova
natura che genera vita ovunque ed a chiunque tocca. La mancata conoscenza della
nuova natura, che caratterizza i cristiani nati di nuovo che vivono la fede in
Cristo e nella sua Parola, ha permesso al Filosofo di guardare gli errori della
religione pseudo cristiana. La nuova natura e, quindi, l’uomo nuovo, che offre
il cristianesimo vivente, è di gran lunga migliore del decantato super uomo,
per giungere al quale secondo Nietzsche è necessaria la selezione della specie,
mediante l’abbattimento dei deboli, dei malati, dei mal riusciti. La nuova
natura che ci rende «figli di Dio» può sorgere in tutti gli uomini compresi i
deboli, i malati ed i mal riusciti, evitandone l’abbattimento e garantendo
loro, come anche ai forti ed ai ben riusciti, una vita nuova, che inizia su
questa terra e tende alla perfezione nella quale Cristo Gesù ha vissuto.
Per
il Filosofo entrambe le confessioni di fede, cristiana e buddista, sono
nichiliste sebbene profondamente diverse. Il Buddismo, scrive, è una religione
realistica per cui è l’unica di ordine positivista che la storia ha prodotto.
Esso non dice lotta contro il peccato bensì contro il dolore evitando, la
impostura dei concetti morali. Per il Buddismo l’essere buoni è un mezzo per
conseguire la propria salute, e non per compiacere a Dio secondo il modello
cristiano. Nel sottolineare la diversità delle due religioni Nietzsche , alla
comprensione buddhista oppone la intransigenza cristiana, la persecuzione e
l’odio per i dissidenti sostenendo altresì che di origine cristiana è l’odio
per i signori della terra e per i nobili.
Il
Buddhismo secondo Nietzsche è cento volte più realistico del cristianesimo,
esso non dice lotta contro il peccato bensì lotta contro il dolore, evita i
concetti morali e si pone al di là del bene e del male, fino a spazzare via
dalla sua logica il concetto di Dio. La questione della depressione dell’uomo,
a contatto con i precetti religiosi, è affrontata dai buddhisti col metodo igienico
tanto da condurre una vita all’aperto; la moderazione nella scelta
dell’alimentazione; cautela con gli alcolici; la prudenza con tutti gli
alimenti che producono bile o che riscaldano il sangue, evitando ogni
preoccupazione per sé o per gli altri.
Nietzsche
osserva che le radici del cristianesimo affondano nell’ebraismo ed a questo non
è ne sarà ostile. Sulla persona di nostro Signore Gesù Cristo il Filosofo ha
sostenuto che «il tipo psicologico del Galileo è ancora riconoscibile, e solo
nella sua completa degenerazione ha potuto servire all’uso che ne è stato
fatto, al tipo cioè di un redentore dell’umanità.» Nella sua analisi tra
cristianesimo ed ebraismo osserva che la razza ebraica è la più considerevole
della storia mondiale perché, posta davanti alla questione dell’essere o non
essere, ha scelto di essere ad ogni costo; fino a falsificare ogni realtà, fino
a rovesciare l’ordine della religione, la morale, il culto, la storia.
Il
popolo ebraico, esaminato da Nietzsche sotto il profilo psicologico, è un
popolo dalla tenacissima forza vitale, che con la saggezza
dell’autoconservazione si schiera a favore di tutti gli istinti della decadenza
fino a porsi con Paolo alla testa del cristianesimo, ritenuto dal filosofo come
la massima espressione della «decadence». Per Nietzsche la «decadence» è per il
tipo d’uomo che tende alla potenza, tipo sacerdotale, solo un mezzo: questa
specie d’uomini ha un interesse che consiste nel rendere ammalato il genere
umano. Per Nietzsche la felicità è nella crescita della potenza o nella
vittoria contro una resistenza. Per queste deduzioni la felicità sta nel
raggiungimento di una maggior potenza e non nell’appagamento dei bisogni; per
concludere, la felicità non è collegata alla pace ma alla lotta. Sulla base di
questi convincimenti concluse che il vero amore per la razza umana si sarebbe
manifestato nel far soccombere i deboli ed i mal riusciti fino al punto di dar
loro una mano in tal senso. Ritenne, inoltre, che la compassione cristiana per
i deboli ed i mal riusciti è più nociva di qualsiasi vizio. Pose la questione
dell’evoluzione dell’umanità e si interrogò su quale tipo d’uomo si doveva
puntare per meglio garantire nel futuro il genere umano.
Il
tipo del super uomo è esistito spesso come frutto del caso e mai perché voluto
e prestabilito, considerato che esso è temuto dall’umanità debole che per paura
d’esso ha scelto di rafforzare l’uomo domestico, l’uomo malato, l’uomo che si
identifica in un gruppo sociale la cui sintesi massima per Nietzsche è
rappresentata dal cristiano.
Nietzsche
sostiene che l’umanità non ha un suo sviluppo verso il «migliore», il più forte
o il superiore perché il cristianesimo ha condotto una guerra senza quartiere
contro questo tipo, fino a soffocare, bandire gli istinti fondamentali del
superuomo tanto da far apparire l’uomo forte come tipicamente riprovevole.
Nietzsche continua a condannare il cristianesimo poiché si è schierato dalla
parte di tutto ciò che è debole, miserabile e malriuscito ed ha fatto un ideale
della contraddizione contro gli istinti conservativi della vita forte; il
pensiero cristiano per Nietzsche ha pervertito la spiritualità degli uomini
forti, insegnando loro a sentire come ripugnanti e peccaminosi i massimi valori
della spiritualità. La perdita degli istinti umani soffocati dal cristianesimo
è per Nietzsche una causa di forte degenerazione, che induce l’uomo a scegliere
e preferire ciò che lo danneggia. Per Nietzsche la stessa vita vale poiché
promuove l’istinto della crescita, l’istinto della durata, l’istinto delle
accumulazioni di energie, l’istinto della potenza, poiché dove la volontà di
potenza manca c’è declino.
La
compassione, secondo la visione nietzscheana, si contrappone agli effetti
tonici che accrescono l’energia del sentimento vitale. Quando si compatisce si
riceve un effetto di depressione e perdita di forza. La sofferenza tramite la
compassione diventa contagiosa e proporzionata al quantum della causa ovvero
alla gravità della sofferenza, di cui si ha compassione. A tal punto Nietzsche
fa riferimento alla morte sulla croce di nostro Signore Gesù Cristo chiamandolo
semplicemente Nazareno.
Egli
vede la compassione come un intralcio posto contro la legge dell’evoluzione,
che, in quanto tale, è legge di selezione. L’accusa torna ancora sul
cristianesimo che, mediante la compassione, oppone resistenza all’uomo forte
per avvantaggiare i diseredati ed i mal riusciti, aumentando i quali finisce
col dare un aspetto grigio e precario alla vita, fino a concludere che
compatire è la prassi del nichilismo e dell’annullamento.
Nietzsche
individua anche nelle teorie genericamente socialiste un fondamento cristiano,
anzi ebraico. Gli ebrei sottomessi ai popoli circostanti avrebbero inventato
una teologia critica, negativa, avrebbero esaltato, sentendosi tra gli
sconfitti, lo sconfitto contro il forte. Nel cristianesimo tale convinzione
assume una dimensione cosmica. Secondo il Filosofo, gli ebrei minano l’altrui
forza per essere forti mentre i cristiani chiedono che la forza umana non abbia
orgoglio di sé ma per questo si senta in colpa verso i deboli. Cosi il
proprietario terriero o l’industriale si senta in colpa verso il proletario.
Con queste sue affermazioni Nietzsche continua a vedere in maniera falsata il
cristianesimo tanto da identificarlo in una immagine virtuale e deforme di una
religiosità cristiana che ha perso il rapporto con la vita dello Spirito e si
sostiene con la forza di una struttura plurisecolare.
Psicanalista
austriaco, fondatore della psicoanalisi, nato a Freiberg in Moravia il 1856 e
morto a Londra 1939. Di famiglia ebrea, compì gli studi a Vienna dove si era
trasferito a quattro anni. S'interessò presto di problemi filosofici e
psicologici e si iscrisse alla facoltà di medicina, spinto non tanto dal
desiderio di esercitare la professione, ma per l'interesse che era andato
maturando per la ricerca fisiologica. Fu questa ad assorbirlo maggiormente,
tanto che si laureò solo nel 1881, con tre anni di ritardo, quando già si era
fatto un nome come ricercatore e la laurea gli serviva per qualificarsi come
insegnante di fisiologia.
Il
suo interesse era particolarmente indirizzato allo studio del sistema nervoso e
su questo argomento egli aveva pubblicato, all’età di ventun anni, la sua prima
relazione scritta nel 1877. Contemporaneamente si era interessato ai problemi
della suggestione ipnotica e nel 1878 aveva seguito alcune dimostrazioni del
famoso neurologo francese Charcot e si era interessato all'uso che dell'ipnosi
facevano i medici della scuola di Nancy. La maggiore influenza sul suo
orientamento la esercitò però il medico viennese J. Breuer che gli fu molto
vicino e lo aiutò anche finanziariamente. Questi aveva cominciato a curare, sin
dal 1881, individui affetti da nevrosi con un metodo da lui definito
"catarsi ipnotica".
Conseguita
la libera docenza nel 1886, Freud cominciò a esercitare a Vienna la libera
professione, curando dapprima l'isteria e le altre forme nevrotiche coi metodi
tradizionali: riposo, massaggi, idroterapia, stimolazioni elettriche, ecc., poi
(1887) ricorrendo alla suggestione ipnotica e successivamente (1889) alla
catarsi ipnotica di Breuer, attraverso la quale elaborò una propria tecnica che
cominciò ad applicare nel 1892. Frutto della sua collaborazione con Breuer fu
tra l'altro un lavoro di fondamentale importanza per lo sviluppo della dottrina
e della tecnica psicoanalitica: Studi sull'isteria. Maturando nella conoscenza
psichiatrica giunse alla conclusione che la scienza non era ancora in grado di
costruire, su basi neurologiche, una completa teoria psicologica. Cominciò così
a elaborare le prime idee direttive della psicoanalisi, termine da lui
introdotto nel 1896. Nel 1899 portò a termine la stesura dell'Interpretazione
dei sogni, in cui pervenne a una formulazione precisa delle sue scoperte. Nel
1901 pubblicò La psicopatologia della vita quotidiana, in cui esaminava alcuni
particolari fenomeni che si possono riscontrare nel funzionamento della nostra
memoria.
Sin
dal suo primo diffondersi, le sue teorie provocarono, da un lato, interesse e
adesioni entusiastiche, dall'altro, dure opposizioni e ostilità, soprattutto da
parte degli ambienti accademici tradizionali. Nel 1902 fu nominato professore
straordinario all’Università di Vienna, ma solo nel 1920 ottenne la nomina a
professore ordinario. Nel 1905 la pubblicazione dell'opera Tre saggi sulla
teoria della sessualità, sollevò contro di lu,i nuove accuse d'immoralità, ma
frattanto, attorno alla nuova dottrina, andava costituendosi un primo gruppo di
seguaci. Negli anni seguenti, Freud perfezionò e modificò, sia sul piano
tecnico che su quello teorico, la psicoanalisi, illustrando i risultati
conseguiti in vari scritti. Nel 1938 in seguito all'occupazione nazista
dell'Austria, lasciò Vienna, trasferendosi, vecchio e sofferente, a Londra dove
morì di cancro (i primi sintomi si erano manifestati sin dal 1923). Freud
possedeva una forte capacità introspettiva e una grande abilità nel servirsi
dei risultati dell'introspezione per indovinare i pensieri e i sentimenti altrui.
Egli
stesso, inoltre, fu vittima di una forma nevrotica: durante tutto il periodo in
cui stava sviluppando la sua tecnica terapeutica, soffriva di una paura
eccessiva per la morte e per i viaggi lunghi; era preso alternativamente da
stati di allegria e di depressione; soffriva di disturbi cardiaci e gastrici,
senza che sussistessero cause fisiche determinabili. Ciò gli facilitò, in
parte, il compito, consentendogli di condurre le proprie osservazioni anche su
se stesso e di trarne le opportune deduzioni. Del resto, nel 1912 affermò con
grande fermezza che il solo modo per essere qualificati a praticare la
psicoanalisi era quello di essere stati psicoanalizzati. Introdusse inoltre
continue innovazioni e formulò durante tutto il corso della sua vita nuove
ardite teorie. Freud considerò, all'inizio, la psicoanalisi come un semplice
trattamento terapeutico per la cura delle nevrosi, poi come un metodo generale
per indagare sulla parte inconscia della psiche umana e, infine, giunse a
formulare un complesso di dottrine e di ardite ipotesi, psicofilosofiche,
tendenti a spiegare ogni attività umana.
Un'edizione
completa delle sue opere fu pubblicata quando egli era ancora in vita
Gesammelte Schriften von Sigmund Freud, 10 volumi 1924-1934. Oltre agli scritti
citati vanno ricordati:
Delirio
e sogni della "Gradiva" di Jensen (1907); 2. Un ricordo d'infanzia di
Leonardo da Vinci (1910); 3. Totem e Tabù (1913); 4. Al di là del principio del
piacere (1919); 5. Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921); 6. ’Io e
l'Es (1923); 7. Inibizione, sintomo, angoscia (1925); 8. Il disagio della
civiltà (1929); Mosé e il monoteismo
(1934).
Sigmund Freud interessandosi delle
malattie psichiche comprese che tutti i trattamenti in auge non davano alcun
risultato e che una contaminazione tra le «menti autorevoli » confondeva
sintomi e cause, i procedimenti della cura e le malattie sopravvenute.
Nel corso dei suoi studi intuì che
nell’essere umano, complementare alla coscienza, v’è la realtà di un
«continente perduto» che definì «inconscio» e ne provò le caratteristiche e il
funzionamento. L’inconscio, per Freud, divenne la parte integrante e funzione
dinamica della personalità. Attraverso tale intuizione prese corpo la teoria dei
processi mentali, dello sviluppo dell’essere umano con i suoi drammi, i suoi
conflitti istintivi fra il desiderio, 1’aggressività e l’inevitabile
adattamento alla società.
Freud
ha cercato di dimostrare che, quando l’essere umano è contenuto e frenato, i
suoi desideri imbrigliati cercheranno nuove vie di sfogo alla loro energia,
generando angoscia, ansia, sostituzioni nevrotiche. Freud ha messo a punto un
metodo d’esplorazione, d’inventario di quegli « stocks » immagazzinati nel
corso «dell’esperienza di vita » 1’interpretazione dei sogni, degli atti
mancati di ogni genere, 1a libera associazione delle idee fanno riaffiorare a
livello cosciente i segreti nascosti e 1i esprimono, per poter fornire delle
soluzioni razionali.
Con
questo metodo venne stabilito il trattamento dei disordini nevrotici.
L’indagine psicanalitica è innanzi tutto un’analisi che si sforza di
riconoscere i fattori posti al di fuori del libero arbitrio, della volontà e
della coscienza. Essi sono i padroni della personalità, la indeboliscono e
intaccano, menomano i suoi atteggiamenti. La loro conseguenza è la malattia che
diventa il fattore dominante di tutti gli altri da cui si origina.
Se
Freud avesse proposto solamente un metodo di cura, avrebbe occupato un capitolo
della storia della psicoterapia. Ma questi metodi, questo trattamento sono
inseparabili da un sistema terapeutico che chiamò psicanalisi. La psicanalisi
prende in considerazione la forza primitiva di certi impulsi sessuali. Essa,
prima di tutto ne valuta l’importanza, poi il compimento e, quindi, il
soddisfacimento o meno degli istinti fondamentali. La psicanalisi valuta
inoltre l’importanza e l’enorme complessità dei comportamenti umani,
l’ambiguità dei rapporti interpersonali, il peso di certi simboli e 1’esistenza
di una sessualità infantile.
Per
questo nuovo modo di valutare la realtà dell’inconscio nacque una forte
riflessione che ancor oggi, dopo quasi un secolo, la nostra cultura cerca di
assimilare. Sono state proposte numerose pseudo-psicanalisi: ma nessuna è feconda
quanto quella ideata da Freud.
La
psicanalisi ha riportato la psicologia in ambiti pratici e quotidiani
facendogli superare le sue costruzioni logiche, spesso fuori dal contesto della
normalità, e mettendo in prima linea il dinamismo della vita psichica, gli
scambi, la lotta per la propria affermazione, per il soddisfacimento degli
impulsi. La psicanalisi, costituita dalla vita individuale, ha dato alla
psicologia strumenti di osservazione, d’interpretazione e d’intervento che
l’hanno rivoluzionata. La psicologia è progredita verso la definizione
dell’identità strutturale di ciò che è normale e ciò che è anormale fino a
ridurre i disturbi psichici ad un disturbo nel funzionamento psichico.
Ragionevole o pazzo, ebbro o sobrio, razionale o irrazionale, colto o
analfabeta, genio o idiota, malato o sano, le proiezioni di un individuo o di
gruppi sociali sono fatti scientifici, atti ad essere studiati, esaminati.
Questa
reintegrazione dell’irrazionale nella realtà umana costituisce uno dei tanti
apporti di Freud al mondo in cui viviamo. Le manifestazione dell’Io, dell’Es e
del Super-io, nello studio della psicanalisi, hanno moventi vicini alla verità
individuale, anche perché superano quelli che la società, la cultura e le
abitudini morali avevano difeso.
Dichiarare
la verità delle pulsioni operanti nell’intimo dell’uomo, secondo Freud, non ha
il fine di sminuirne la dignità. Svelare quali urgenze fondamentali, talvolta
soffocate fino all’angoscia, fanno agire l’uomo significa ridargli dei valori,
offrirgli la possibilità di sostituire ad un orgoglio o ad un abbandono una
condotta autentica, restituirgli una responsabilità nel suo progresso. Freud ha
sostenuto che la psicanalisi esce vittoriosa anche quando è applicata alle
morali ed alle religioni. Per Freud tutto è autorizzato ed ormai non c’è più
peccato. Se il moralismo e l’immoralismo erano stati i principi regolatori
della vita psichica, i convincimenti freudiani, tesi a liberare l’uomo da ogni
tabù, hanno spinto la civiltà occidentale ad una nuova metodica spirituale,
sempre più sgombra da limiti e leggi etiche e morali. Egli sostiene che l’uomo
deve adattarsi a vivere insieme all’istinto della vita e all’istinto della
morte, che in perenne lotta costruiscono la storia dell’uomo..
Freud,
per mezzo di una più approfondita conoscenza della totalità psichica, invita
ogni essere umano alla sua realizzazione, evitando l’antica convinzione che ha
portato alla rimozione degli impulsi originali fino a trasformarli in sensi di
colpa intimi o morali. Contro ogni forma di divieto ha tentato di far
comprendere le cause che la proibizione comporta, fino a proporre una
liberazione mediante la psicanalisi.
Lo
stesso giunse a sostenere che le credenze religiose scatenano elementi
infantili o nevrotici come il bisogno di protezione da parte dei genitori,
rifugio narcisistico, sentimento di colpa; quest’ultimo è stato ritenuto come
originato da una religione di terrore e di angoscia che termina la sua azione
divenendo elemento sacro di un castigo eterno. Pertanto, Freud denuncia le
nozioni di errore e di peccato, quali matrici di una morale astratta e
inibitoria e sostiene che in questa vita terrena si fa la storia di ogni
persona ed è qui che 1’umanesimo e la ragione devono spiegare le favole morali
e religiose, per svelare i misteri della psiche umana.
Per
Freud, Dio non esiste e tutto ciò che è religioso e porta divieti all’uomo può
determinargli sensi di colpa e depressioni fino a malattie psicosomatiche. La
psicanalisi ambisce prendere per mano l’uomo per fargli affrontare la realtà
della vita terrena onde capire ed ammettere che è fatto di spirito e di carne,
anima e corpo, e che la sua felicità e la sua verità si riuniscono ed esistono
l’una per l’altra, fino a giustificare, con questa logica, le passioni della
carne
Freud come ogni altro scienziato che non
conosce e non crede nella perfezione delle Sacre Scritture, intuisce alcuni
ambienti e logiche facenti parte delle nature metafisiche dell’uomo ma non
riesce a distinguerle nelle loro specificità, nelle loro funzioni e nelle loro
interazioni.
Così,
se per Freud il senso di colpa si rimuove con la psicanalisi e col
convincimento che tutto ciò che è naturale è lecito, il cristianesimo rimuove
il senso di colpa con la certezza del perdono cristiano mediante la fede nell’opera
della croce di Cristo Gesù, la quale non annulla la legge divina e morale della
Bibbia, come fa la psicanalisi ma la conferma santa buona e giusta. Col perdono
cristiano si apprezza il timore di Dio mentre con la psicanalisi si rompe tale
limite morale e si scade nella morale personale dove non c’è il bene del
prossimo bensì quello dell’Io più egoista e prevaricatore, generando nel
tessuto sociale macchie di illegalità morale e di spinte a stimoli sempre più
asociali e perfidi che rompono la pace sociale ed ingenerano un clima di ansie,
paure e nevrosi che si moltiplica esponenzialmente. Se l’uomo non saprà
recuperare in breve tempo il bene di Dio, e rientrare nella pratica della
verità, della giustizia e dell’altruismo, vivrà i frutti della pseudo liberazione
freudiana, che se nell’immediato sgravano la coscienza del singolo, per un
breve refrigerio suggestivo, portano con sé un grave carico di morte.
Compendio
della psicoanalisi
Come procedimento terapeutico, la
psicoanalisi sembra in grado di aiutare i malati affetti da sindrome
neuro-psichiche più di qualsiasi altro trattamento. Il suo campo di
applicazione sono le nevrosi più leggere, l’isteria, le fobie e gli stati
ossessivi, inoltre le deformazioni di carattere, le inibizioni sessuali e le abnormità.
Il suo influsso sulla demenza precoce e la paranoia è dubbio; in circostanze
favorevoli può anche venire a capo di gravi depressioni. In tutti i casi impone
grandi attenzioni e sforzi sia al medico che al malato, richiedendo al primo
una particolare formazione e un lungo approfondimento di ogni singolo malato,
ed all’ultimo cospicui sacrifici materiali e psichici. L’influsso terapeutico della psicoanalisi si
fonda sulla sostituzione degli atti psichici inconsci con atti psichici
coscienti, e giunge fin dove lo permette questo fattore. La sostituzione viene
prodotta dal superamento delle resistenze interne nella vita psichica del
malato. Probabilmente il futuro stabilirà che il significato della psicoanalisi
come scienza dell’inconscio oltrepassa di gran lunga il suo significato
terapeutico.
Come
psicologia del profondo, la psicoanalisi considera la vita psichica da
tre punti di vista: quello dinamico,
quello economico e quello topografico. Riguardo al primo, dinamico, essa
riconduce tutti i processi psichici, a prescindere dalla percezione di stimoli
esteriori, al giuoco di forze che si promuovono o s’inibiscono a vicenda, che
s’associano le une con le altre, che entrano in compromesso. Originariamente
queste forze, tutte della stessa natura degl’istinti, quindi di provenienza
organica, sono caratterizzate da una grandiosa riserva energetica (somatica) –
la ripetizione coatta - e vengono psichicamente rappresentate in immagini o
idee con carica affettiva.
Anche
per la psicoanalisi la dottrina degli istinti è un campo oscuro. L’analisi empirica. conduce alla distinzione
tra due gruppi di istinti, i cosiddetti istinti dell’Io, la cui meta è
l’autoaffermazione, e gli istinti dell’oggetto aventi per contenuto la
relazione con l’oggetto. Gli istinti sociali non vengono riconosciuti come
elementari e inderivabili ma come complessi e derivati dai primi. La
speculazione teorica ci induce a supporre l’esistenza di due istinti
fondamentali che si celano dietro ai manifesti istinti dell’Io e dell’oggetto,
di cui l’uno è l’istinto del congiungimento che sempre tende alla
continuazione, denominato Eros, e l’altro è l’istinto di distruzione che
conduce al dissolversi della vita. In psicoanalisi la manifestazione energetica
dell’Eros è detta libido.
Il
punto di vista economico ipotizza che le rappresentanze psichiche degli istinti
abbiano una carica di una determinata quantità di energia, e che l’apparato
psichico tenda a prevenire un ingorgo di queste energie ed a mantenere
possibilmente bassa la somma totale delle eccitazioni che lo aggravano. Il
decorso dei processi psichici viene regolato automaticamente dal principio del
piacere-dispiacere, in cui il dispiacere si connette in qualche maniera con un
accrescimento, il piacere con una diminuzione dell’eccitazione. L’originario
principio del piacere, nel corso dello sviluppo, subisce una modifica in
riferimento al mondo esterno (principio della realtà), per cui l’apparato
psichico impara a depositare nell’inconscio gli appagamenti del piacere ed a
sopportare per un certo periodo le sensazioni di dispiacere.
Il
punto di vista topografico, concepisce l’apparato psichico come uno strumento
composto, e tenta di stabilire in quali parti di esso si compiono i diversi
processi psichici. In base alla nostra conoscenza odierna, l’apparato psichico
si suddivide in un Es: latore degli impulsi istintivi, in un Io che rappresenta
la parte più superficiale dell’Es modificata dall’influsso del mondo esteriore,
e in un Super-Io che, nato dall’Es, domina l’Io e rappresenta le inibizioni
degli istinti caratteristici dell’uomo.
I
processi nell’Es sono tutti inconsci, mentre la coscienza è la funzione degli
strati più esterni dell’Io, destinati alla percezione del mondo esterno. E’ il
momento di fare due osservazioni. Non si deve vedere in queste rappresentazioni
di carattere generalissimo le premesse del lavoro psicoanalitico. Sono
piuttosto i suoi ultimi risultati passibili di revisione.
La
psicoanalisi si fonda certamente sull’osservazione dei fatti della vita
psichica, talché la sua sovrastruttura teorica, ancora incompiuta, è in via di
continue trasformazioni. In secondo luogo: non c’è da stupirsi se la
psicoanalisi, che in origine voleva soltanto spiegare fenomeni psichici
patologici, è giunta a sviluppare una psicologia della vita psichica normale.
Compito primo della psicoanalisi fu la spiegazione delle malattie nevrotiche.
La dottrina analitica delle nevrosi poggia su tre pilastri:
l)
la teoria della rimozione;
2.)
il significato degli istinti sessuali,
3)
la traslazione.
Nella
vita psichica esiste una potenza di censura, che esclude dalla coscienza e da
ogni influsso sull’azione, le tendenze a non accettare degli stimoli esterni.
Tali tendenze sono dette «rimosse». Rimangono inconsce; e il tentativo di
portarle alla coscienza del malato provoca una resistenza. Tali moti istintivi
rimossi non sempre divengono impotenti, in molti casi anzi riescono a
procurarsi per vie traverse un influsso sulla vita psichica e gli appagamenti
surrogativi del rimosso così conseguiti formano i sintomi nevrotici.
Per
ragioni legate alla civiltà, gli istinti giovanili vengono colpiti dalla
rimozione, con intensità massima, ma proprio nel loro caso è più probabile che
la rimozione fallisca tanto che i sintomi nevrotici appaiono come il
soddisfacimento surrogativo della sessualità rimossa. Non è esatto sostenere
che la vita sessuale dell’uomo inizi soltanto con la pubertà; anzi essa,
dimostrabile sin dall’inizio della vita extrauterina, raggiunge il suo primo
apice entro il quinto anno di età e subisce poi un’inibizione o interruzione
(periodo di latenza). Tutte le esperienze di questo primo periodo d’infanzia
sono di grande importanza per 1’individuo; assieme alla costituzione sessuale
ereditata esse instaurano le disposizioni per lo sviluppo futuro del carattere
e della malattia.
Freud
sosteneva di aver molte ragioni per chiarire lo sviluppo delle religioni, dalla
loro origine nel Totemismo fine al loro stato attuale. Per tali dimostrazioni
si propose di seguire due linee che sembrano risaltare molto chiaramente nella
trama. La prima di esse è il motivo del sacrificio totemico e la seconda sta
tra figlio e padre, entrambi incentrati sulla fede cristiana, quasi che le
altre religioni mondiali non abbiano avuto alcuna origine ancestrale. Ora, se
le religioni sono sorte per soddisfare
le nevrosi della società, perché interessarsi solo a quella cristiana? La
spiegazione può essere data solo in quanto ciò è dimostrazione di una inconscia
riluttanza freudiana al cristianesimo. Comunque, torniamo all’argomento.
Per
Freud i due motivi si fondono nel banchetto comune dove avviene la
santificazione dei partecipanti e nel quale il sentimento di colpa può venir
calmato dalla solidarietà di tutti i commensali. Nel banchetto religioso viene
aggiunta la divinità della tribù alla cui presenza si immagina abbia luogo il
sacrificio. In tale contesto la divinità prende parte al banchetto come un
compagno di tribù con la quale ci si identifica mangiando la vittima.
Freud
per prima formula la sua ipotesi, parafrasando la Santa cena, e poi si chiede:
«come mai entra il dio in questa situazione a lui originariamente estranea? Si
potrebbe credere che frattanto – chi lo sa da dove – sia sorta 1’idea di Dio,
che essa abbia sottomesso tutta la vita religiosa e che anche il banchetto
totemico, con tutto ciò che volle conservarsi e sostenersi con lui, abbia
dovuto informarsi al nuovo sistema. Ma l’esame psicoanalitico dell’individuo
singolo c’insegna che Dio è dovunque formato a immagine del padre, che il
rapporto col Dio dipende dal rapporto col proprio padre carnale, che con questo
esso varia e si trasforma, e che Dio in fondo non è altro che un padre di un
ordine più elevato.»
Per
sua deduzione Freud ha sostenuto che la psicoanalisi propende anche in questo
caso, come in quello del Totemismo, a prestare fede ai credenti che chiamano
padre il loro Dio. Il suo riferimento al cristianesimo è sempre più chiaro e
specifico. Egli ha precisato come per la psichiatria è necessario ammettere che
1’elemento paterno ha una grandissima parte nell’idea divina, a prescindere
anche da tutte le altre origini e gli altri significati della divinità, su cui
la psicoanalisi non è in grado di dare una spiegazione.
Lo
Studioso ha sostenuto che vi sono parecchi rapporti tra il Dio e l’animale
sacro (totem, animale sacrificato) e cioè: ad ogni Dio è comunemente sacro un animale, non di rado più di uno; nei
sacrifici « mistici », viene offerto al Dio appunto l’animale a lui sacro ’, il
Dio è spesso venerato in forma d’animale, oppure alcuni animali sono l’oggetto
di una venerazione divina. Nei miti il Dio si trasforma spesso in un animale,
non di rado in quello a lui sacro. Detta logica indurrebbe alla conclusione che
il Dio stesso sia l’animale totem dal quale si sarebbe sviluppata un’ulteriore
fase del sentimento religioso. Nella interpretazione freudiana si sostiene che
il totem, ovvero l’oggetto elementare dell’adorazione, non è altro che un
surrogato del padre. Questo modo particolare di vedere l’origine della
religione, basato sulla nostalgia del padre, trova il suo sviluppo nel momento
in cui subentrarono dei mutamenti radica1i nei rapporti col padre e forse anche
in quelli con gli animali. Tali mutamenti sono facilmente constatabili anche
quando non si voglia pensare a un alienamento psichico degli animali e al
decadere del totemismo con 1’addomesticamento degli animali. Nella situazione
creata dalla oppressione del padre vi era un elemento il quale col tempo doveva
promuovere la nostalgia del padre. La teoria di Freud, sulla nascita della
religione, continua col ritenere che i fratelli, unitisi per uccidere il padre,
erano tutti animati dal desiderio di divenire uguali a lui ed avevano dato
espressione a questo desiderio mangiando parti del suo «surrogato» nel
banchetto totemico. Nel caso dei cristiani il «surrogato» è l’Agnello.
La
teoria continua precisando che questo desiderio dovette rimanere insoddisfatto
per la pressione che esercitava su di ogni commensale il gruppo fraterno.
Nessuno poteva né doveva arrivare alla perfetta potenza paterna, alla quale
tutti avevano agognato. Così poté affievolirsi col .tempo quell’inimicizia
verso il padre che li aveva spinti all’uccisione; poté accrescersi la nostalgia
di lui e far sorgere un ideale di illimitata potenza del progenitore, una volta
combattuto, come pure nascere il desiderio di una sottomissione assoluta.
L’originaria
equiparazione democratica di tutti i compagni di tribù non poteva più reggersi
per i profondi mutamenti culturali sopravvenuti e si andò manifestando una
tendenza a ravvivare l’antico ideale paterno nella creazione di dei, rivolgendo
a loro quella venerazione di cui erano fino allora partecipi gli uomini che si
erano distinti. L’idea che un uomo diventi un Dio e che un Dio muoia, non era
punto estranea al modo di sentire dell’antichità classica. L’elevazione del
padre ucciso a divinità, dalla quale la tribù faceva derivare la sua origine,
era un mezzo di espiazione molto più radicale che non fosse a suo tempo
d’accordo col totem.
Dove
si trovi, in questa evoluzione, il posto per le grandi divinità materne, che
forse precedettero comunque gli dei paterni, non fu indicato da Freud. Sembra
però certo che, il mutamento nel rapporto col padre, non si restringesse al
campo religioso, ma si estendesse, per naturale conseguenza, anche
all’organizzazione sociale, che sentì le conseguenze della soppressione del
padre.
Con
l’introduzione delle divinità paterne la società, senza padre ,si mutò a poco a
poco in una società patriarcalmente ordinata. La famiglia divenne una
restaurazione dell’orda originaria d’una volta e restituì ai padri una gran
parte dei loro originari diritti. C’erano nuovamente dei padri, ma le conquiste
sociali del clan fraterno non andarono perdute e la distanza effettiva che
correva fra i nuovi padri di famiglia e l’originario progenitore dell’orda fu
grande abbastanza da assicurare la continuazione del bisogno religioso e la
conservazione dell’inappagata nostalgia del padre. Nella scena del sacrificio
al Dio della tribù è dunque rappresentato realmente due volte il padre, quale
dio e quale animale- totem sacrificato.
Dopo
tale disamina Freud, avendo tentato di inoculare nei lettori l’assenza di un
vero Dio, ammanta le sue affermazioni con uno strato di pacata obiettività
affermando che necessita guardarsi bene da spiegazioni che volessero
interpretare in modo superficiale l’origine di Dio, riducendo tutto ad
un’allegoria e dimenticando le conseguenze che producono in tale campo le
stratificazioni storiche. La duplice presenza del padre corrisponde ai due
significati della scena che si vengono ad alternare. L’atteggiamento
ambivalente verso il padre ha trovato, per Freud un’espressione plastica e così
pure la vittoria dei moti affettuosi del figlio su quelli ostili. L’importanza
che il sacrificio ha avuto sta nel fatto che esso offre al padre soddisfazione
per l’onta sofferta, nella stessa pratica che continua il ricordo di tale
misfatto. In seguito l’animale perde la sua santità e nel sacrificio cessa il
rapporto con la festa totemica; il sacrificio diventa così una semplice offerta
alla divinità, una autoprivazione in favore del dio.
Dio
stesso è ora tanto al disopra degli uomini che i rapporti con lui sono
possibili per mezzo del sacerdote. Nello stesso tempo l’ordinamento sociale ha
dei re, dei simili che trasportavano nello stato il sistema patriarcale.
Dobbiamo ricordare che la vendetta del padre, abbattuto e reintegrato, è stata
ben dura e che il potere dell’autorità è divenuto grandissimo.
I
figli sottomessi hanno approfittato delle nuove condizioni per sgravare ancor
più il loro sentimento di colpa. Il sacrificio, com’era, ora non entra
nell’ordine della loro responsabilità. Dio stesso l’ha richiesto ed ordinato. A
questa fase appartengono i miti in cui il dio stesso uccide l’animale che gli è
sacro, che in fondo viene ad essere lui stesso. Questa è l’estrema rinnegazione
del grande crimine, con cui incominciarono la società e il sentimento di colpa.
Non va disconosciuto un secondo significato di quest’ultima concezione del
sacrificio. Esso esprime l’appagamento che gli uomini provarono abbandonando il
primo surrogato del padre in favore di un concetto più alto della divinità.
L’interpretazione piattamente allegorica della scena coincide presso a poco con
l’interpretazione psicoanalitica. Quella dice: «E’ dimostrato come il dio
supera la parte bestiale del suo essere ».
Sarebbe
errore credere che in quest’epoca di rinnovata autorità paterna fossero
completamente sedati gli impulsi ostili che appartengono al complesso paterno.
Anzi, nelle prime fasi del dominio delle due nuove formazioni che sostituiscono
il padre: quelle degli dei e dei re, ritroviamo più che mai accentuate le
manifestazioni di quell’ambivalenza che costituisce un tratto caratteristico
della religione. La posizione di anticristianesimo si mantiene forte ed
invariata, i suoi esempi di applicazione della psicanalisi del gruppo sociale,
si confrontano sempre con l’opera della croce per giustificarla come un rimedio
contro la nevrosi del gruppo sociale perciò continua a sostenere quanto segue.
Il sacrificio annuale (l’auto sacrificio) d’un dio sembra essere stato un
tratto essenziale delle religioni semite. Il cerimoniale dei sacrifici umani,
nelle parti più diverse della terra abitata, non lascia quasi dubbio che questi
uomini trovassero la loro morte quali rappresentanti della divinità.
I1
sacrificio divino illumina di una chiara luce il significato delle forme di
sacrificio più antiche. Esso mostra, chiaramente, che l’oggetto del sacrificio
è sempre lo stesso:. il padre venerato quale un dio. Il rapporto tra il
sacrificio animale e quello umano trova ora una facile soluzione. Il sacrificio
animale originario era già un surrogato di quello umano, della solenne
uccisione del padre; e quando il surrogato de1 padre riebbe la sua figura umana,
anche il sacrificio animale poté trasformarsi nuovamente nel sacrificio umano.
In tal modo il ricordo di quel primo sacrificio si era dimostrato
incancellabile, malgrado tutti gli sforzi per dimenticarlo e appunto, quando
più volle allontanarsi dalle ragioni che avevano provocato quell’atto,
ricomparve la relativa riproduzione inalterata nella forma del sacrificio
divino.
Freud
continua ad affermare che nell’evoluzione delle religioni mai si estinguono i
due fattori moventi del sentimento di colpa e della fierezza filiale. Qualunque
tentativo di spiegare il problema religioso, qualunque esperimento di
conciliazione fra le due forze psichiche contrastanti fallisce via via
probabilmente sotto 1’influsso combinato di avvenimenti storici, mutamenti
culturali e interiori trasformazioni psichiche.
Sempre
più evidente si fa lo sforzo del figlio di mettersi al posto del dio-padre. Col
sorgere dell’agricoltura aumenta 1’importanza del figlio nella famiglia
patriarcale. Egli si concede forme nuove della sua libido incestuosa che trova
un appagamento simbolico nella lavorazione della madre terra.
Quando
il Cristianesimo penetrò nel mondo antico esso incontrò 1a rivalità della
religione del dio Mitra e, per un momento, fu dubbia la vittoria fra le due
divinità. Si può dedurre forse dalle rappresentazioni di uccisioni di tori
fatte da Mitra che egli rappresentasse quel figlio che da solo aveva compiuto
i1 sacrificio del padre ed aveva in tal modo liberato i fratelli dalla
complicità. V’era un’altra via per sopire questo sentimento di colpa e questa
fu battuta appena da Cristo. Egli venne e sacrificò la Sua vita e liberò così i
fratelli dal peccato originale.
Freud
pone le Sacre Scritture alla pari della mitologia greca e continua la sua
analisi ricordando che gli uomini erano i discendenti dei titani che avevano
ucciso e sbranato il giovane Dioniso; il peso di questo delitto li opprimeva.
Egli,
Freud, sostiene che nel mito cristiano il peccato originale è senza dubbio un
peccato contro dio-padre e conclude che se Cristo redime gli uomini dalla colpa
del peccato originale immolando la propria vita, ne consegue che il peccato sia
stato un’uccisione. Secondo la legge del taglione, profondamente radicata nel
sentire umano, un’uccisione non può essere espiata che col sacrificio
d’un’altra vita; l’autosacrifizio presuppone un omicidio. Se questo sacrificio
della propria vita porta con sé la riconciliazione col dio- padre, il delitto
da espiare non può essere stato che 1’uccisione del padre stesso. Così
l’umanità confessa francamente, nella dottrina cristiana ,l’azione peccaminosa
delle origini, poiché hanno trovato nel sacrificio d’un suo figlio l’espiazione
piena della sua colpa. E’ convinzione di Freud che la riconciliazione col padre
è tanto più profonda in quanto assieme a questo sacrificio avviene la completa
rinunzia alla donna, per la quale era avvenuta la ribellione al padre.
Ora
anche la fatalità psicologica dell’ambivalenza reclama i suoi diritti. Con lo
stesso atto che offre al padre la maggior riparazione che si possa immaginare,
anche il figlio raggiunge la meta dei suoi desideri contro il padre. Diventa
egli stesso dio accanto, anzi al posto del padre. La religione del figlio si
sostituisce alla religione del padre. Quale segno di questa sostituzione Freud
richiama in vita l’antico banchetto totemico, nella forma della comunione dove
ora i fratelli si nutrono della carne e del sangue del figlio e non più del
padre, si santificano con quest’atto e s’identificano con lui.
La
comunione cristiana è però in fondo una nuova eliminazione del padre, una
«ripetizione » dell’azione che si doveva espiare. Viene ricordata la
proposizione del Frazer: «La comunione cristiana ha assorbito in sé un
sacramento che è indubbiamente molto più antico de1 Cristianesimo! » Un fatto
,come la soppressione del progenitore da parte della schiera dei fratelli,
doveva lasciare tracce indelebili nella storia dell’umanità e trovare quindi
espressione in formazioni sostitutive tanto più numerose quanto meno esso
voleva essere ricordato.
Nella
storia dell’arte greca v’è una situazione che mostra evidenti somiglianze e non
meno profonde differenze con la scena del banchetto totemico. L’eroe della
tragedia doveva soffrire; tale è rimasto il contenuto della tragedia. Egli si
era sobbarcato la cosiddetta « colpa tragica », la quale non è sempre
giustificata chiaramente; spesso non è una colpa per come comunemente
s’intende. Per lo più essa consisteva nella ribellione ad un’autorità divina od
umana ed il coro accompagnava l’eroe partecipando al suo dolore, cercava di
trattenerlo, di ammonirlo, di moderarlo e lo compiangeva quando, per il suo
ardire, ebbe la meritata punizione. Nell’esame degli elementi Freud si chiede
perchè l’eroe della tragedia deve soffrire e che cosa significa la sua colpa «
tragica »? La risposta fornita è che deve soffrire perché lui è il progenitore,
l’eroe di quella grande tragedia primitiva, che trova qui una ripetizione
tendenziosa; e la colpa tragica è quella che egli deve caricare su di sé per
liberare il coro dalla sua colpa.
In
quell’antica realtà erano appunto i .compagni del coro quelli che cagionavano
il dolore dell’eroe; qui invece essi si esauriscono in commiserazioni e
compianti e 1’eroe stesso ha tutta la colpa del suo soffrire. II delitto
riversato su lui, ossia la tracotanza e la ribellione ad una grande autorità, è
appunto quello che in realtà opprime i compagni del coro, la schiera dei
fratelli. Così l’eroe tragico diventa secondo Freud il salvatore del coro,
contro il suo stesso volere.
Nella
sua conclusione Freud rileva che nel complesso edipico i princìpi della
religione, della moralità, della società e dell’arte coincidono perfettamente
con gli accertamenti della psicoanalisi, che trovano così il nocciolo di tutte
le nevrosi. Egli è soddisfatto per aver teorizzato, attraverso il metodo della
psicanalisi, l’origine della religione e la radice del cristianesimo che
affonda la sua origine in un atavico rapporto col padre e l’uccisione da parte
dei figli.
Freud
dopo aver concluso la sua teoria ricorda che la base della sua analisi parte da
una psiche collettiva, in cui si compiono i processi psichici come nella vita
psichica dell’individuo singolo. Egli
era certo che l’umanità fa perdurare ed agire per dei millenni il
sentimento di colpa su generazioni, che del fatto, al quale esso si riallaccia
nulla potevano sapere, facendo continuare in nuove genesi un processo affettivo
che poteva sorgere in generazioni di figli maltrattati dal padre.
Senza
la premessa d’una psiche collettiva, d’una continuità nella vita affettiva
degli uomini, che consenta di non tener conto delle interruzioni degli atti
psichici causate dalla scomparsa degli individui, la demopsicologia non
potrebbe assolutamente esistere. Se i processi psichici di una generazione non
continuassero in quella successiva, ogni generazione dovrebbe crearsi ex novo il suo atteggiamento di
fronte alla vita; non si avrebbe allora alcun progresso né evoluzione alcuna.
Si presentano dunque due nuovi quesiti: fino a che punto conviene tener conto
della continuità psichica nelle diverse generazioni, e di quali mezzi si vale
una generazione per trasmettere le sue condizioni psichiche a quella
successiva. In generale la demopsicologia si preoccupa poco di conoscere in
qual modo avvenga la continuità nella vita psichica delle generazioni che
vengono a susseguirsi. Una parte del compito sembra risolto dall’ereditarietà
di disposizioni psichiche, che hanno tuttavia bisogno di certe spinte nella
vita individuale per risvegliarsi ed agire.
Freud
ammette che nessuna generazione è in grado di celare alla successiva dei
processi psichici importanti. La psicoanalisi infatti insegna che ogni uomo
possiede nella sua attività inconscia dello spirito un apparato che gli
permette di interpretare le relazioni di altri uomini, di stornare le
deformazioni che l’altro ha dato all’espressione dei suoi moti affettivi. Per
questa comprensione inconscia di tutti quei costumi, di tutte quelle cerimonie
e di tutti quei precetti che 1’originario rapporto col padre primitivo aveva
lasciati, potrebbe essere stato possibile anche alle generazioni più tarde di
assumere quella eredità affettiva.
Un
altro dubbio potrebbe esser sollevato dal metodo psicoanalitico. Le prime
prescrizioni morali e le prime restrizioni etiche della società primitiva sono
state considerate quali reazioni ad un’azione, concepita dai suoi autori come
un delitto. Pentiti di quell’azione essi avrebbero deciso che essa non dovesse
più ripetersi né portare ad alcuno un vantaggio. Freud sostiene che questo
sentimento di colpa così reattivo non è spento negli uomini. Esso è trovato nei
nevrotici ove agisce in maniera asociale, per creare nuove prescrizioni morali
e restrizioni continuate, quali espiazioni per delitti commessi e quali misure
preventive per quelli che potrebbero esser commessi.
Se
si cerca di scoprire nei nevrotici le azioni che hanno destato queste reazioni,
v’è il rischio di restare delusi poiché non si trovano dei fatti ma degli
impulsi. A base del sentimento di colpa dei nevrotici stanno soltanto delle
realtà psichiche e non delle realtà materiali. La nevrosi è caratterizzata dal
fatto che metta la realtà psichica al di sopra di quella effettiva reagisce
tanto seriamente a dei pensieri quanto le nature normali reagiscono soltanto a
delle realtà. Sulla base di questa riflessione Freud si chiede se ciò non possa
esser avvenuto nei popoli primitivi.
Sarebbero
perciò bastati i soli impulsi di ostiltà verso il padre, 1’esistenza di un
desiderio immaginario di ucciderlo e di divorarlo, per far sorgere quella
reazione morale che ha generato il totemismo e il tabù.
Sarebbe
evitata così la necessità di far risalire a un orrendo misfatto, che offende
tutti gli umani sentimenti, il principio del patrimonio culturale di cui
l’umanità si vanta. Nel voler sostenere la sua teoria e renderla comprensibile,
Freud rasserena i lettori precisando che il collegamento causale che va da quel
principio sino ai tempi nostri non causerebbe alcun danno, poiché la realtà
psichica sarebbe salda abbastanza per reggere tutte le conseguenze. Il mutamento
potrebbe esser avvenuto in modo meno violento ed aver contenuto tuttavia in sé
le condizioni adatte per far sorgere la reazione morale. Finché si sentiva
1’oppressione del progenitore, erano giustificati i sentimenti ostili verso di
lui e il relativo pentimento dovette aspettare un altro momento per farsi
sentire.
Egualmente
poco plausibile è l’obiezione secondo la quale tutto ciò che deriva dalla
relazione ambivalente col padre, cioè il tabù è le prescrizioni del sacrificio,
porta con sé il carattere della massima serietà e della più completa realtà.
Anche il cerimoniale e le inibizioni degli ammalati di nevrosi coatta, rivelano
questo carattere e risalgono tuttavia soltanto a realtà psichiche, ad
intenzioni e non ad azioni realmente commesse. Freud invita a guardarsi dal
trasportare il dispregio di quanto è solamente pensato e desiderato dal nostro
assennato mondo ricco di valori materiali, al mondo ricco solamente di
avvenimenti interiori dell’uomo primitivo e del nevrotico. Necessita convenire
che la differenza non tocca i tratti essenziali della questione.
Se
per i popoli primitivi, i desideri e gli impulsi, hanno il valore di realtà, va
seguito con intendimento il loro modo di pensare, e non correggerlo secondo un
criterio che appartiene alla cultura di questo secolo. Esaminiamo quindi più da
vicino i1 quadro della nevrosi che ci ha indotto a questo dubbio. Non è esatto
ritenere che i nevrotici coatti, che stanno sotto l’influenza di una
supermorale, si difendono soltanto dalla realtà psichica delle tentazioni e si
puniscono solamente per aver sentito degli impulsi.
L’analogia
fra i popoli primitivi ed i nevrotici viene stabilita maggiormente quando
ammettiamo che anche tra i primi la realtà psichica, della cui conformazione
non vi è alcun dubbio, si sia incontrata in origine con la realtà effettiva,
che cioè gli uomini primitivi abbiano realmente fatto ciò che, secondo tutte le
testimonianze, avevano l’intenzione di fare. Né dobbiamo nel nostro giudizio
sui popoli primitivi lasciarci influenzare troppo dalla relativa analogia con i
nevrotici. Bisogna tener conto anche delle rispettive differenze. Certamente,
tanto nei selvaggi come nei nevrotici, non ci sono quelle divisioni nette tra
pensiero ed azione che sono in noi. Solamente nel nevrotico e inibito nell’azione,
in lui il pensiero è il vero surrogato dell’azione.
Marx,
Nietzsche e Freud hanno stabilito una maniera nuova per vedere la realtà
sociale ed agire in essa. Oggi nel mondo, inevitabilmente, la grande
maggioranza di persone è stata influenzata dal pensiero dei tre filosofi.
Questo mondo ha perso il suo rapporto con Dio secondo come l’aveva iniziato a
vivere prima della fine dell’anno mille, quando l’Europa veniva cristianizzata
ed i grandi re la definivano Sacro romano impero. I filosofi hanno disquisito,
fino all’arrivo dei tre personaggi esaminati, di ogni aspetto della realtà
umana utilizzando la base cristiana. Con Marx, Nietzsche e Freud tutto cambia e
viene stravolto, tanto che Dio è visto come l’entità virtuale creata dall’uomo;
i tre sostengono che quando gli uomini conosceranno il loro pensiero l’idea di
Dio svanirà dai cuori.
I
tre personaggi avvertono l’esigenza della liberazione del mondo dalle
condizioni in cui versa e ciascuno teorizza il suo agente liberatore. Per Marx
è il proletariato che, per liberare la società dai dominatori, eliminerà le
classi e il «dominio» di una sull’altra. Il filosofo osservò che anche la
religione cristiana voleva liberare l’uomo dal «dominio» del mondo e dai
dominatori che lo assoggettano, ma concluse che l’azione cristiana è e resterà
illusoria poiché sposta la liberazione in un altro mondo e con essa la felicità
che il proletariato potrà raggiungere su questa terra. Marx sostenne che la liberazione
cristiana è illusoria come illusoria è la felicità che si raggiunge con
“l’oppio” per cui i cristiani risolvono, a dire di Marx, le sofferenze reali
illusoriamente. Da ciò la convinzione dello stesso che la religione è per i
popoli simile all’oppio.
Il
materialismo storico acquista sempre maggiore forza nella coscienza sociale e
forma la società laica intesa come società senza subordinazione verso alcun
Dio, che rispetta in maniera equidistante le religioni dei popoli in quanto
esigenza degli stessi. La posizione dei governi è sempre più laica e quindi
naturalista e materialista.
Per
Nietzsche il salvatore del mondo è il superuomo, frutto dell’evoluzione umana
mediante il criterio della selezione naturale, per come avviene nel mondo
animale, dove il più forte, il più abile, il più sapiente vincerà per dominare
con le proprie qualità superiori, liberando il mondo dalla mediocrità dei
cristiani e dei religiosi in genere.
Nietzsche
parte dalla convinzione che il forte ed il bello è anche sapiente ed intelligente,
per come Hitler capì fino a dedicarsi all’esaltazione della razza ariana e
determinare il genocidio della razza ebraica, quasi che la prima fosse
depositaria della purezza e delle facoltà dei superuomini mentre la seconda
portasse con sé la contaminazione dell’umanità.
La
cultura odierna è fondata sull’esaltazione del superuomo capace di salvare il
mondo da ogni suo problema. Tale cultura ha pervaso ogni aspetto della nostra
società per cui nei films, per televisione, durante i telegiornali si evidenzia
la capacità salvifica dei super eroi fino al punto di chiamarne uno col nome di
«superman» o superuomo. E’ quasi impossibile sentire che Dio ha salvato
qualcuno o che nel suo nome sono stati fatti prodigi o opere salvifiche verso
la società. Dio è fuori, escluso, rigettato e con Lui i suoi. Infatti i
cristiani che vivono con Gesù Cristo come unico loro salvatore subiscono
quotidiana emarginazione e vengono classificati come uomini di serie «b», di
seconda categoria, di classe infima.
Per
Freud la salvezza dell’uomo viene dalla psicanalisi e dalla rimozione dei
limiti della legge divina e del timore di Dio dalle coscienze umane,
dichiarando di liberare gli uomini dai tabù religiosi che, frenando i loro
impulsi e le loro pulsioni deviano le energie, in esse contenute, verso sintomi
nevrotici che, esasperati diventano malattie psicosomatiche. In conclusione, la
causa dell’oppressione umana è la legge divina ed il timore di Dio il tabù
totemico da rimuovere per liberare l’uomo al fine di fargli realizzare la
felicità. Infatti, oggi gli psichiatri aumentano di numero e i nevrotici sotto
cura crescono a vista d’occhio mentre il dato statistico più grave resta quello
dell’incremento dei suicidi e del numero dei disperati, i quali dopo aver
sperimentato ogni umano rimedio restano senza quello di Dio; perché v’è stato
chi con specifica attenzione l’ha in premessa demolito.
Freud, nel suo libro Totem e tabù sgretola non solo l’idea di Dio ma demolisce la
fede cristiana fino ad illustrarla come un insieme di riti e cerimonie volte a
rimuovere un ricordo ancestrale che mantiene sotto un senso di colpa l’umanità
rea di aver causato la morte di un primo progenitore, per sete di potere da
parte dei figli, per cui la santa cena viene vista come rito sacrificale del figlio
che appaga la colpa verso il padre. Se le teorie di Freud possono ricevere
apprezzamento dagli scienziati, per noi cristiani, sono quanto mai sommarie e blasfeme. Le opere dei
tre filosofi portano ad una umanità senza Dio e senza speranza, alla ricerca di
un nuovo salvatore avendo rifiutato Cristo Gesù.
Nelle
Sacre Scritture si incontra una triade nemica ovunque Dio instaura la sua
testimonianza e svolge un suo progetto. Ai tempi di Mosè sorsero come avversari
del Profeta, Dathan, Kore ed Abiram, tre figli del popolo d’Israele. Costoro
radunarono contro Mosè una parte del popolo per criticarlo ed impedirgli di
fare la volontà di Dio. Tutti e tre furono inghiottiti dalla terra che si aprì
sotto i loro piedi.
Con
Giobbe, anche tre furono coloro che raccolsero contro il Servo del Signore
accuse e teorie per deprimerlo. Tre furono i nemici del servo di Dio Nehemia.
Costoro sono indicati nella Bibbia con i nomi di Tobia, Ghescem ed Sanballat.
Anche questi radunarono i popoli confinanti per muovere guerra contro Nehemia e
disfare l’opera di Gerusalemme. Contro Gesù Cristo, nostro Signore, Giuda, Anna
e Caiafa, raccolsero il popolo contro Cristo per crocifiggerlo.
Nel
capitolo sedici del libro dell’Apocalisse, dal versetto tredici sta così
scritto: « Poi vidi uscire dalla bocca del dragone, dalla bocca della bestia e
dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. Essi sono
spiriti di demoni e vanno dai re della terra e del mondo intero, per radunarli
per la guerra del gran giorno di Dio Onnipotente>>.
Ogni azione avversaria all’opera di
Cristo cerca di somigliare il più possibile a quella descritta nel passo
citato. Quando Dio si in un giorno particolare «Il gran giorno dell’Iddio
Onnipotente» allora il nemico farà uscire dalla bocca dei suoi tre servi più
fidati tre spiriti immondi. Nel nostro caso trattasi di tre dottrine
filosofiche che radunano il mondo contro il cristianesimo e, quindi, contro il
nostro Signore e Padrone Gesù Cristo. Queste tre filosofie hanno cancellato dal
cuore di molte genti il timore e la fede in Dio, rendendole avversarie dei
piani e dei progetti di Gesù Cristo.
Marx,
Nietzsche e Freud, i principali anticristiani di questo secolo hanno cambiato
le menti ed i cuori di moltitudini che sono state svuotate dalla fede e dai
principi cristiani per accogliere la più perfida delle religioni. Da un punto
di vista sembra che la nuova religione mondiale si basi sulle filosofie dei tre
anticristiani. Dette filosofie essendo state sconfitte sul piano reale vengono
sublimate ed idealizzate per costituire insieme il fulcro della «New age».
Lo
spirito del presente secolo, è costituito dalle tre dottrine anticristiane di
cui una si riferisce al sistema sociale, una al sistema religioso ed una all’animo
umano. E’ chiaro che Marx opera contro il cristianesimo nel sistema sociale,
Nietzsche contro il sistema religioso cristiano e Freud contro la mente ed il
cuore dei cristiani.
Questo
spirito immondo, il dominatore del
presente secolo malvagio porta con sé la ribellione a Cristo, nella maniera più
aperta e sfacciata. Rende nobile lo Stato laicizzandolo, per cui i governanti
sono ben preparati al rigetto del cristianesimo per non essere di parte,
volendo per il rispetto dell’uomo onorare ogni tipo di religione, da tenere
comunque a debita distanza evitando che i princìpi cristiani ingeriscano con le
scelte di governo. Riduce la religione ad un aspetto sociale ed è interessato a
renderla sempre più marginale. Libera l’uomo dai limiti della legge e del timore
di Dio per permettergli ogni pulsione o stimolo carnale purché non si violi la
legge umana, derivante da una gestione laica dei rapporti con gli uomini e con
la fede.
Lo
spirito del presente secolo laico, libertino, senza la verità di Dio , sta
radunando le moltitudini per scagliarle contro la cristianità, e quanto ella
esprime mediante la sua fede vivente. E’ uno spirito seduttore che contamina la
mente dei cristiani e opera macchinazioni per scandalizzare le genti contro la
dottrina di Cristo Gesù.
Molti
scrittori hanno definito la «New age» un sistema di pensiero che influenza la
società in ogni settore. Esso si poggia quasi interamente sull’idea
dell’infinita grandezza e capacità che appartengono all’uomo. Già nel
Rinascimento, gli umanisti avevano rimosso Dio e messo l’uomo al centro
dell’attenzione, per renderlo il riferimento delle umane speranze che solo un
nuovo dio può garantire. L’Uumanesimo divenne la base ideologica del marxismo e
del capitalismo, dei naturalisti e dei materialisti.
Nel
presente secolo, sotto l’influenza dei tre spiriti esaminati, la cultura dei
popoli ha acquisito la convinzione che l’uomo possa risolvere i propri problemi
ed è in grado di donarsi pace, prosperità, libertà e felicità. Nietzsche
dichiarando che «Dio è morto» affermava che l’uomo ha giunto la piena maturità
esistenziale ed è ormai in grado di giungere alle mete desiderate senza alcun
soccorso divino.
Altro
principio su cui si fonda la New age è la relatività della verità o
relativismo. Essendo l’uomo la misura di ogni cosa lo è anche della verità che
procedendo da un relativo è relativa, mentre quella di Dio, procedendo da un
assoluto è assoluta. Mancando Dio ed essendo l’uomo la misura di ogni cosa,
anche la verità è a misura d’uomo. Pertanto, il bene ed il male, sono definiti
dall’uomo che ne può mutare le caratteristiche a piacimento essendo egli
l’essere supremo ed unico.
Il
relativismo si applica anche alla religione. Per la New age tutte le religioni
sono ugualmente valide, innalzino l’uomo, e non dicano di avere verità assolute
La religione della New age ha il compito di liberare l’uomo dalla sofferenza,
principio guida del buddismo, e di innalzarlo a divinità, superuomo di
Nietzsche.
L’Umanesimo della New age ha
caratteristiche diverse perché, a differenza di quello rinascimentale, non
afferma la visione materialistica, per come Marx la proseguì, ma propone la
visione spiritualistica. Così, la nuova religione innalza la spiritualità
dell’uomo a livello cosmico, seguendo il pensiero di Nietzsche, ed andando
oltre considera la dimensione materiale come lo scarto di un’era da annullare.
Con la New age, l’Umanesimo cosmico e spirituale sostituisce quello secolare e
naturalistico. L’uomo dio, non come governatore naturale della terra ma come
influenza spirituale a livello cosmico.
La
New age propone un rapporto con il trascendente, collocando la divinità
all’interno dell’uomo. Essa afferma che dentro l’uomo ci sono universi mistici
da scoprire, potenzialità spirituali infinite tali da poter dire che l’uomo è
«dio». Questa parte trova le sue origini nelle teorie di Freud che, rilevando
la realtà dell’inconscio umano, ne intuisce la vastità e spinge l’uomo
all’introspezione per recuperare la serenità, la pace e la gioia.
Altro
elemento rilevante della «New age» è il peccato che viene definito un concetto
umiliante che deve essere rifiutato con forza; il peccato originale è una idea
totalmente falsa. La vera religione della New age non ha niente a che fare con
il peccato, la colpa è ritenuta un sentimento arcaico da cui liberarsi,
affermando che «Nessuno è colpevole. Siamo tutti innocenti». Il suo interesse
per l’uomo è lo sviluppo spirituale e non la ricerca dei sensi di colpa che non
devono più esistere. In questo argomento, ancora una volta la New age, prende
energia dai tre filosofi e giunge a parafrasare Freud e la teoria dei totem,
dei tabù e dei sensi di colpa, dove il medico viennese sostiene che
rimuovendoli si ottiene lo scarico della nevrosi, il recupero dell’equilibrio
interiore e la libertà dai limiti culturali e religiosi che generano le
tensioni.
Mediante
lo spiritualismo orientale, a cui la New age fa spesso riferimento, il peccato
è definito come lo stato d’ignoranza a cui l’uomo non riconosce di essere uno
con tutto. Pertanto la vera salvezza dell’uomo consiste nel prendere coscienza
di essere parte integrante del tutto, dove tutto è Dio, e Dio è tutto, secondo
la teoria panteista. Se la teoria panteista viene estremizzata si può
concludere che, se Dio è il tutto, tutto è Dio, nel tutto v’è la musica,
l’arte, la natura, l’uomo per cui credere in qualsiasi cosa, che è parte del
tutto, significa credere in Dio. Pertanto credere nell’uomo significa credere
in Dio, e questo è il punto di arrivo della New age.
Tramite
l’acquisizione della teoria panteista per giungere all’uomo dio, la New age,
prosegue verso la logica accoglienza della reincarnazione che viene incorporata
integralmente nel sistema. Pertanto la vita è una delle tante vite e la morte è
il passaggio dell’anima da una forma ad un’altra, con la convinzione di poter
fare ciò che si vuole poiché si tornerà a vivere ancora. Sulla base del
panteismo, della liberazione del concetto di peccato e sulla credenza nella
reincarnazione si possono ordire infiniti disegni di vita e seguire innumerevoli
esperienze personali e collettive, senza dover temere alcunché. Su questa base
possono trovare accoglienza le esperienze più strane e proibite dalla nostra
cultura occidentale o dal residuo del senso morale di questa civiltà. Potranno
essere fatte esperienze con il regno dell’occulto, praticare riti magici,
ipnosi, viaggi nel mondo della droga estatica e quant’altro si vuole fare. In
tutto questo una cosa è certa, l’uomo è privato dalla salvezza cristiana,
Cristo Gesù è tolto di mezzo, le genti sono radunate intorno al superuomo, anzi
all’uomo dio. Per Freud esiste
l’inconscio umano e l’inconscio collettivo. La New age mutua il concetto
freudiano e conclude che Dio è anche l’inconscio collettivo. Attraverso la meditazione
si può entrare nell’inconscio collettivo, avendo coscienza del proprio sé ma
sgravati dai pensieri per giungere alla consapevolezza che il nostro sé è
eterno e trascendente. I tre filosofi, con le loro tre dottrine, hanno svuotato
l’anima delle genti dal cristianesimo ed avviato l’umanità verso la New age,
dove sarà riempita dell’uomo dio, per poi ricevere, il generatore di ogni
morte: l’anticristo.
Nel
capitolo 6 di Efesini sta scritto: «Rivestitevi dell’intera armatura di Dio,
onde possiate restare ritti e fermi contro le insidie del diavolo, poiché il
vostro combattimento non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro
le potestà, contro i dominatori del mondo delle tenebre di questo secolo,
contro gli spiriti malvagi che sono nei luoghi celesti.»
La
realtà spirituale avversaria genera insidie contro i cristiani di tutto il
mondo. Il diavolo ne è a capo e produce contro i credenti un vero e proprio
combattimento.
Il
primo consiglio precisa che nelle lotte non si deve mai pensare che esse
derivino dall’uomo, che è fatto di carne e di sangue, poiché i reali oppositori
e nemici sono gli spiriti, che, si servono degli uomini dopo averli vinti e
fatti schiavi. L’uomo, dunque, va sempre compreso e perdonato poiché non sa
quello che fa. Bisogna pregare per lui affinché, ricevendo la grazia del
ravvedimento, possa lasciare i legami del diavolo e divenire libero in Cristo.
Il
combattimento, invece, va affrontato e sostenuto contro:
1. i principati spirituali;
2. le potestà delle tenebre;
3. i dominatori del mondo delle tenebre, che
operano in questo secolo;
4. gli spiriti malvagi che sono nei luoghi
celesti.
Il
regno delle tenebre appare come una organizzazione gerarchica dove la potestà
suprema è retta dal diavolo. Al suo servizio operano dei principi che reggono
il mondo diviso in principati. Nei principati si manifesta il potere delle
tenebre e i dominatori del mondo delle tenebre usano precise strategie di lotta
contro gli unici nemici in grado di contrastarli e vincerli: i cristiani. Al
servizio dei dominatori delle tenebre operano gli spiriti maligni che sono nei
luoghi celesti. La Scrittura afferma che mentre eravamo nel peccato abbiamo
seguito il corso di questo mondo, imposto dal principe della potestà dell’aria.
Anche in questo caso la dominazione del mondo è diretta dal principe della
potestà dell’aria, da una autorità del regno spirituale delle tenebre che
imprime al mondo un corso, una via da seguire nella ribellione contro i
cristiani e contro il Signore nostro Gesù Cristo.
E’
evidente che quanti non sono di Cristo ed agiscono contro il Signore sono sotto
la potestà delle tenebre, di quello spirito che opera, al presente, negli
uomini ribelli. Marx, Nietzsche e Freud non sono stati che dei ribelli al
cristianesimo ed al suo Dio, spingendo, con i loro scritti, le genti contro
Cristo e generando una cultura laica. Il mondo, attraverso questi tre filosofi
ha assunto un corso, una direzione, contraria a quella desiderata dallo Spirito
Santo.
Lo
spirito di questo secolo, quello dominante il mondo, è caratterizzato dalle tre
dottrine uscite dai filosofi per radunare i popoli per la guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente.
I tre filosofi hanno seguito i comandi del principe della potestà delle
tenebre, ed hanno scritto le dottrine che gli venivano suggerite. Il nostro
rammarico è verso di loro perché si sono prestati all’avversario di Cristo
mentre il nostro combattimento è contro gli spiriti che li hanno mossi. I
principati che hanno operato nei tre scrittori sono: quello che influenza i
governi, rappresentato dalla bestia; quello che influenza le religioni,
rappresentato dal falso profeta; quello che influenza l’anima rappresentato dal
dragone.
La
triade avversaria, dragone, bestia e falso profeta ha inoculato nel mondo le
sue tre dottrine, indirizzando le genti a lasciare Cristo per poi radunarli
contro. La prima fase della strategia diabolica, per radunare i popoli ed i
loro re contro Cristo è stata posta in essere mediante l’aggressività delle tre
dottrine alla fede verso il Signore. La seconda fase prevede un invito ed
adunamento sotto una nuova bandiera spirituale che sarà poggiata
ideologicamente sulle tre dottrine esaminate. La strategia mondiale è dunque
sempre più chiara e lo spirito del presente secolo malvagio sta convogliando i
suoi sforzi per radunare le genti e combattere nel gran giorno dell’Iddio
Onnipotente. Oltre alla strategia a livello mondiale lo spirito del presente
secolo sta, mediante i dominatori delle tenebre, conducendo una lotta contro la
cristianità nei luoghi dove il mondo mantiene la sua presenza; quindi, sulle
nazioni e nelle città. I governi delle nazioni cristiane stanno divenendo
sempre più laici e quindi idolatri, mettendo alla pari tutte le religioni e
decidendo sopra di esse mediante il potere legislativo, sottomettono Cristo ed
il cristianesimo alla volontà degli uomini, che, a loro volta, subisce
l’indirizzo ed il corso dei principi della potestà dell’aria. Le leggi
ordinarie dei vari stati stanno violando in maniera sempre più manifesta le
leggi di Dio
Il giudizio delle nazioni
segue quello della chiesa e precede quello delle genti. Il giudizio che sta per
venire sulla terra, secondo le profezie bibliche è quello delle nazioni.
Pertanto uno sguardo particolare deve essere dato alla conduzione delle nazioni
rispetto alla Parola di Dio. Il governo delle nazioni è, per la maggior parte,
nelle mani di uomini ribelli a Cristo e per questo condotti dallo spirito del
presente secolo. Esso, per le sue opere utilizza l’indirizzo delle tre dottrine
che interessano il governo, la religione e l’animo dell’uomo.
I dominatori delle tenebre
hanno operato nelle nazioni per renderle sempre più laiche, permettendo governi
islamici e di qualsiasi altra religione tranne quella cristiana. Il timore che
i princìpi di Cristo possano governare le nazioni rende irato lo spirito del
mondo che scaglia ogni suo servo contro chi vuole far regnare la cristianità e
indirizzare le nazioni nel corso dello Spirito della Santa Parola.
La
lotta è e resterà spirituale sebbene il confronto sarà tra strumenti umani. In
premessa bisognerebbe chiedersi per quali interessi lo spirito del presente
secolo desidera così tanto regnare sulle nazioni, e se fosse per togliere gli
uomini al potere di Cristo? Se così operando sa di potersi permettere di
influenzare con più facilità i cuori e le coscienze degli uomini, per
allontanarli da Cristo, non sarebbe già questo un motivo sufficiente per
contrastarlo e combatterlo. Combattere il corso delle tenebre con coraggio, con
animo e determinazione senza rinunciare al combattimento, su qualsiasi piano
viene generato, sapendo che chi rinuncia a combattere le potestà delle tenebre
scade quanto alla fede.
La
lotta di questo secolo è indirizzata principalmente sulle nazioni visto che Dio
sta per giudicarle. Il diavolo conserva le sue strategie e prima di raccogliere
le nazioni contro Cristo le conquista e le indirizza, influenzando quelli che
le governano.
In
questa strategia portata avanti dai dominatori del mondo delle tenebre cosa
farà il cristiano? Avrà una strategia per sconfiggere i dominatori di questo
secolo o starà a guardare che il male consumi il mondo e tolga ai cristiani i
propri diritti e le proprie ricchezze? Per avere una strategia è necessario
conoscere le forze nemiche, le loro dottrine, i loro piani. Dove trovare la
conoscenza di tutto questo se non nella Bibbia e nella rivelazione che Dio darà
attraverso la preghiera.
Se lo
spirito del presente secolo vuole gestire incontrastato i governi delle
nazioni, non per questo i cristiani devono ubbidirgli lasciando il campo
libero, anzi devono armarsi dell’armatura di Dio e resistere alle forze
avversarie, affinché ciò che è di Cristo sia governato con la dottrina e la
Parola di Dio. Contro la dottrina di Marx, a difesa anche delle nazioni, sorse
il cristianesimo cattolico che mediante l’enciclica «Rerum novarum» si oppose
all’invasione della dottrina ateo-marxista, ottenendo la vittoria totale nel
1989. Purtroppo nei giorni nostri il potere politico di fede marxista ha saputo
gestire la sconfitta per proporre ed ottenere la condivisibilità politica con i
cattolici, che hanno dimostrato non tanto di aver voluto difendere le questioni
della fede cristiana dall’ateismo marxista, bensì i propri interessi secolari,
visto che ora fatti salvi questi hanno trovato l’intesa ed il dialogo.
Comunque,
mai il vero cristianesimo ha saputo indicare una posizione di chiarezza e di
contrasto contro le tre dottrine esaminate, principalmente nei confronti di
quella marxista. I tempi del giudizio delle nazioni stanno per giungere e forse
ci è data un’ultima possibilità di combattere contro le tre filosofie che hanno
fondato lo spirito del presente secolo. Attraverso lo studio delle Sacre
Scritture si è potuto ricostruire un piccolo schema circa i regni nei quali
l’uomo può vivere. Essi sono stati schematizzati come nel quadro che segue.
I QUATTRO PIANI DELL’UOMO
1.
L’UOMO NELLA GRAZIA E CON CORPO DI RESURREZIONE VIVE NEL
2.
L’UOMO NELLA GRAZIA ED IN UN CORPO DI PECCATO VIVE LA
VITA COMUNITARIA CRISTIANIZZATA O IL REGNO DI DIO DOVE OPERA PERDONO E
MISERICORDIA
(REGNO DI GESÙ CRISTO O REGNO DELLA CHIESA)
3.
L’UOMO SENZA GRAZIA ED IN UN CORPO DI PECCATO DEVE VIVERE
SOTTO IL REGNO DELL’UOMO SECONDO LA LEGGE DI DIO
4.
L’UOMO IN CORPO DI PECCATO, SENZA GRAZIA E CHE RINUNCIA
ALLA LEGGE VIVE SOTTO LA
In
quale dei quattro piani indicati può vivere una nazione? E’ una domanda
necessaria. Nella Bibbia sta scritto che il «.. mondo giace nel maligno
…>> (Giov.5,19). E’ ovvio che la Bibbia definisce mondo l’umanità ovvero
l’insieme degli uomini e quindi la società e le società, di ogni ordine e tipo,
esclusa la comunità dei credenti in Gesù Cristo, che formano la «Chiesa», la
quale è nel mondo ma non è del mondo.
Sulla
Terra, in conclusione operano due sistemi spirituali che sono quello del «mondo» e quello della «Chiesa». Il problema
di una politica cristiana e di una struttura cristiana in politica fu sollevato
fin dai tempi di Sant’Agostino
d’Ipponia 413-423 d.C., quando, per redimere le perplessità di
una vita cristiana socialmente coinvolta, scrisse un libro intitolato «De civitate Dei», nel quale inserì il
suo pensiero ed i concetti fondamentali, validi per una società cristiana o
cristianizzata.
Nell’opera,
egli contrappone alla città terrena la città divina; la prima fondata
sull’orgoglio e sulla superbia, la seconda sull’amore di Dio. Indubbiamente è
il primo risultato verso la realizzazione di una società cristianizzata. Ci
volle il tempo della riforma protestante per vedere applicati i principi
cristiani nel governo di alcune città europee tra le quali Ginevra. In essa,
ne1 541, Giovanni Calvino instaurò un governo dove l’aspetto religioso dominò
su quello politico, sebbene Calvino si opponeva per principio ad una
combinazione tra Stato e Chiesa. Tale esperimento si concluse con un'esperienza
limitata perché non condivisa e forse impostata in maniera incondivisibile.
I
nuovi stimoli verso l’inserimento dei princìpi cristiani in politica nacquero
con la dichiarazione contenuta nel Patto di Losanna -1974- e sostenuta in
Losanna II, tenutasi a Manila 1989. Infatti nel 1975, in Svizzera sorse il primo
partito politico a base biblica «U.D.F.». Esso, a differenza della visione
Agostiniana, dai contenuti utopistici, e dalla esperienza di Calvino a Ginevra,
si poneva il solo scopo di concorrere nel sistema costituzionale svizzero,
rispettandone, senza volerlo innovare con l’ideologia, i principi e la dottrina
sociale contenuti nelle Sacre Scritture.
Oggi,
in Europa e nel mondo, si contano oltre 35 partiti che hanno scelto l’ideologia
ed i principi biblici. E’ certamente un tempo nuovo, per una nuova applicazione
della Parola di Dio e per la realizzazione di nuove esperienze. Le esperienze
politiche della cristianità in altri Stati ci incoraggiano a seguire la visione
per l’operatività di un partito politico a base biblica, anche in Italia.
Dalle
esigenze sociali del nostro Paese e dal desiderio di applicare in politica la
perfezione dei consigli biblici, nel dicembre del 1994 è sorto il primo partito
politico italiano a base biblica denominato P.A.C.E. che, alla stregua
dell’U.D.F. vuole concorrere al miglioramento della politica, sorretta e
determinata da principi e valori cristiani, nel rispetto assoluto del sistema
costituzionale ed istituzionale.
L'autocritica
cristiana ed il consequenziale pentimento manifestato a Losanna ed a Manila
negli anni 1974 - 1989, per aver abbandonato con pregiudizievole disinteresse i
fatti della società e della politica ha riportato i credenti alla riscoperta di
un nuovo impegno socio-politico, certamente più concreto di quello agostiniano
e più maturo e consono di quello calviniano.
Nel
capitolo 18 al versetto 36 dell’evangelo di Giovanni, il Signore disse: «Il mio
regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo i miei servi
combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei; ma ora il mio
regno non è di qui». Signore si
dichiara Re di un regno e, precisa, che il suo regno non è di questo mondo;
molti intendono che si tratti del regno sovrannaturale posto al di là del
terreno.
Per
comprendere meglio questo concetto necessita considerare l’interpretazione
autentica del termine «mondo». Sta scritto nel capitolo diciassette
dell’evangelo di Giovanni, dal versetto 6 : «Padre . io ho manifestato il tuo
nome agli uomini che tu m’hai dato dal mondo, … io prego per loro non prego per
il mondo ..ora io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo, … io non chiedo che tu li tolga dal mondo,
ma che tu li preservi dal maligno. Essi che tu mi hai dato non sono del mondo
ma sono nel mondo. I discepoli di Cristo hanno ricevuto il regno di Dio dentro
di loro, mentre la comunità dei credenti è il regno di Dio in mezzo a loro. Di
questo regno il re è Gesù Cristo. Esso regno, quindi, è nel mondo ma non è del
mondo.
Gesù
ha detto : « Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi
combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei» . .E’ evidente
che non stava sostenendo la realtà del suo regno solo a livello spirituale ma
che stesse chiarendo che il suo regno non essendo di questo mondo, sebbene è in
questo mondo, non utilizzava i sistemi del mondo, qual’è la lotta armata,
contro gli uomini e contro la carne ed il sangue. Così nostro Signore chiariva
che il suo regno è sulla terra, «Io sono re è sono nato per questo» ma che esso
non ha la tipologia di quelli del mondo. Egli è nato sulla terra, proprio qui,
per essere re delle cose che sono qui, sulla terra. Cercate prima il regno e la
sua giustizia, il resto vi sarà sopraggiunto, ha il significato specifico di un
regno presente sulla terra che produce giustizia. Cercare di applicare questo
regno tra gli uomini, e la giustizia di questo regno nella società, garantisce
l’intervento diretto di Dio che fornirà tutto il resto gratuitamente. Come
cristiani stiamo cercando di manifestare il regno e la giustizia di Dio fra gli
uomini, con ogni mezzo non violento né armato, affinché sia lo Spirito del
Signore a dominare e non quello dei dominatori di questo mondo di tenebre.
Al
punto 5 del Patto di Losanna è indicato come il cristiano ben conosce, che
riconciliazione con gli uomini non significa riconciliazione con Dio, né^
l’azione sociale sia da identificare con l’evangelizzazione, e neppure l’azione
politica significa salvezza. Pertanto i contenuti e gli insegnamenti della
dottrina sociale della Bibbia e l'evangelizzazione fanno parte ambedue del
dovere cristiano. Una riconciliazione tra l'azione evangelistica e quella
socio-politica, mostrerà che sono tra loro compatibili e convergenti. Infatti,
entrambi i progetti sono votati verso l'unico proponimento del globalismo e
della centralità cristiana che consiste nel far regnare Cristo Gesù e la sua
Parola.
La
coscienza cristiano-biblica, spesso posizionata alla immagine mentale degli
accadimenti scritturali, fuori dal nostro tempo e dalle circostanze sociali,
finisce con sfuggire dalla realtà contemporanea. Saper essere presenti con la
dottrina cristiana in ogni aspetto della realtà odierna, ci porta ad evitare
gli sdoppiamenti culturali e ci inserisce in una visione realistica del cristianesimo,
dove pur mutando le circostanze non mutino i princìpi e l’etica cristiana.
Affermata
la necessità dei valori cristiani in politica, si rileva anche teologicamente
la importanza e la necessità della scelta, considerato che solo la legge
sociale, prescritta da Dio, può innalzare il livello umano dalla posizione di
sottomissione alla «potestà delle tenebre», fino alla posizione di sottomissione alla legge, ai principi ed
ai valori di Dio, pur lasciando la società libera nella scelta di accettare o
meno la salvezza cristiana.
La
potestà delle tenebre - Atti 26,18-
è la peggiore condizione o piano di vita dove l’umanità può stare. A tale amaro
livello, essa è giunta per essersi staccata dalla legge morale, conservata
nella coscienza degli uomini ed indicata nella legge mosaica. Una legge umana
diversa, da quella stabilita da Dio, sta portando l’uomo verso la distruzione
di tutto ciò che dalla legge di Dio è regolato, per come la struttura familiare
ne è un chiaro esempio. La scelta di leggi sociali difformi da quelle
appartenenti alla morale ed alla coscienza biblica, stanno sgretolando tutto
ciò che è naturale e quindi appartenente alla creazione ed al Creatore.
Noi
cristiani abbiamo capito che la creazione funziona bene solo seguendo le leggi
disposte dal Creatore; così deve essere anche per la società umana. Cambiare le
leggi della creazione produce una conseguente distruzione del bene, la cui
unica possibilità di conservarsi sta nel rispettare le regole naturali. Se si
inserisce qualunque altro liquido nelle vene, diverso dal sangue, il corpo
fisico muore, così è se si respira qualsiasi altro gas tranne l’aria; tali
conclusioni sono anche per una società che non vive nelle regole e nella legge
divina. Noi cristiani, con la testimonianza e con la predicazione della «Parola
della croce» vediamo passare i credenti dalla miseria umana, soggiacente alla
potestà delle tenebre, priva per questo della legge e delle regole di Dio, al
Regno di Dio, con estrema facilità e potenza, pertanto capiamo che questo
essenzialmente è personale e non sociale, è soprannaturale e non religioso.
Per
l’umanità dobbiamo sapere scegliere il governo della nazione con criteri
cristiani; specie oggi che abbiamo il diritto di voto politico, valido anche
per la regolazione della morale pubblica ed individuale, nonché per la
formazione, la scelta e l’osservanza delle leggi dello Stato. In una nazione sono le leggi che formano le
condizioni della vita sociale, fanno e riformano la cultura del popolo e
dell’individuo, e quindi seguono o meno le leggi sociali che Dio ha dato, per la conservazione del diritto morale e
naturale, che permette alla società di essere più sana e meno corrotta. La
nostra presa di coscienza politica ci porta ad utilizzare questo nostro
ennesimo talento, secondo la volontà di
Dio, per il bene di tutti.
Marx
teorizzò la presa del governo delle nazioni mediante la rivoluzione. I
cristiani, sottomessi alle leggi operano senza rivoluzioni. La loro azione
rispettosa e pacifica è volta ad
affermare i principi cristiani nel governo di una nazione. Così, mentre
la nostra evangelizzazione porta l’individuo dalle tenebre alla luce e dalla
potestà di satana a Dio, il voto politico dei cristiani è in grado di portare
la società, dal terrificante piano delle tenebre morali, a quello illuminato
dalla legge di Dio, dove, almeno le questioni nazionali, possono trovare le
soluzioni della prosperità economica e della pace tra le relazioni umane.
Del
resto Israele, popolo chiamato alla legge, nelle tenebre dell’Egitto possedeva
la luce. Se guardiamo con attenzione tra le nazioni, quelle che maggiormente si
sono lasciate influenzare dai principi biblici e cristiani, vivono una
prosperità economica ed un ordine sociale migliori di quante non hanno
accettato. Germania, Inghilterra, Svizzera, Francia, Svezia, U.S.A., Canada
ecc. sono realtà che fanno riflettere, se si considera che rispetto all’Italia
hanno una cultura sociale più influenzata dai principi biblici. In esse la fede
delle genti è percentualmente più vicina a quella indicata nelle Sacre
Scritture. Per noi non sono coincidenze, è la risposta che, per una società
italiana, più ordinata e prospera della stessa Germania, sta nella maggiore e
più corretta applicazione della legge di Dio, in un sempre maggior numero di
sfere e di interessi pubblici e privati.
Inoltre,
esistono esempi di Stati sociali toccati dalla grazia e quindi intere società
spostate al secondo livello, ovvero quello della Grazia, anche se per brevi
anni. Un esempio è stato la Scozia quando, nel corso di un risveglio cristiano
ricevuto nei primi anni del 1800, vi furono migliaia e migliaia di conversioni
personali a Cristo con chiusura delle case di appuntamento, di cantine, di
bische e quant’altro ancora oggi appare negativo agli occhi del Signore, per un
ritorno di forte pace sociale con conseguente clima di solidarietà e di vera
fratellanza. Niente evasori fiscali, nessun approfittatore, niente ladri né
briganti, né adulteri né omicidi, solo conoscitori della Santa Parola, in grado
di vivere nel rispetto reciproco, cercando il bene altrui prima del proprio.
Lo
stato sociale tende a raggiungere il massimo del bene per il cittadino;
mediante il cristianesimo è dimostrato che raggiunte le condizioni di rispetto
delle leggi di Dio, la prosperità, la pace e la giustizia sociale si
manifestano con grande forza. E’ dunque
interesse dello Stato capire ed attuare questi principi per ottenere secondo le
sue attese. Ora, non è possibile che alcuno possa operare secondo la volontà di
Dio se non la si conosce, ecco la necessità che vi siano cristiani in grado di
far udire la voce della chiesa e consigliare secondo la dottrina sociale di
Dio. Per poter giungere a questo occorre che concorriamo con ogni nostro mezzo,
beni e facoltà, compresa la nostra delega di governo ovvero voto politico,
affinché vi siano cristiani in parlamento capaci di raggiungere lo scopo
indicato.
Oggi,
il voto evangelico non è più ricercato dalle sinistre, ormai soddisfatte dal
più numeroso voto cattolico, che mai più perderebbero per sostenere una
eventuale questione evangelica. Così il voto evangelico ha perso il suo ruolo
storico, derivantegli per conseguenza di scelte altrui. Rimane, quindi, un voto
cristiano non cattolico, di risulta, e quasi non collocabile, considerato il
fastidio che porterebbe qualora la parte cattolica, più forte e numerosa,
ponesse eventuali veti e condizionamenti. Per tali ragion,i la gestione del
voto evangelico è destinata, nell’attuale sistema e quadro politico, a produrre
una ricaduta negativa in qualunque schieramento si scelga di servire.
Resta
dunque una sola possibilità di riscatto e di reale utilizzo della nostra pur
minima forza politica e questa si trova in un partito a base biblica, con le
finalità per le quali PA.C.E. (Patto cristiano esteso) è stato creato. Le
riflessioni sopra riportate, hanno mostrato, tra i presenti, un grado di
coscienza e di maturità, quasi inattesi, a dimostrazione che la cristianità è
da tempo pronta ad essere visibile anche sul piano socio-politico, nonostante
le voci di isolati opinionisti, che, attraverso i piccoli centri di potere
dell’informazione evangelica, hanno tentato di sovvertire ciò che è già
radicato nell’animo e nelle coscienze dei cristiani. Costoro non sono più disponibili a lasciarsi condurre nei
santuari dell’ateismo dalle sinistre o nei templi mammonici dalle destre, solo
per soddisfare il tornaconto personale di pochi imbonitori, attrezzati di
piccoli periodici, ancor più feroci quando sono di area evangelica. Le reazioni
scomposte di pochi, di fronte alla
maturità ed al consenso delle singole personalità, furono reazioni ingiuste e
personalistiche;, in alcuni casi mosse da gelosie per desiderio di primati
insostenibili, perchè mancanti di capacità organizzative ed ideologiche, prive
di ogni visione profetica, e cariche di interessi reconditi per rapporti
politici, stipulati di nascosto, a scopi personali e familiari, contro ogni
volontà dei credenti, con partiti cattocomunisti o liberal-mammonici. Grazie a
Dio nella massa vi sono santi credenti e Ministri dell’Evangelo che, pur non
avendo la visione di contrastare l’anticristianità politica, hanno saputo agire
con sapienza evitando critica e permettendo nel progetto la manifestazione
della volontà di Dio.
Le
opinioni di dissenso verso l’inserimento socio-politico dei cristiani, non
essendo frutto di una decisione della base che, come dimostrato, attende la
presentazione di un forte progetto politico e sociale, sono state il frutto di
una anacronistica speranza da parte di quei pochi personaggi, che non volevano
e non vogliono rinunciare ai personali ed antichi privilegi, tanto da esser
giunti a far capire ai propri credenti per una loro personalistica visione,
l’anticristianità del voto politico.
Altra
posizione assunta dagli oppositori è stata quella di far considerare ai
credenti la inutilità del voto e la sua negatività dal punto di vista cristiano
(cosa assolutamente falsa) tanto da poterlo assegnare a chiunque, favorendo
così il politico a cui gli imbonitori erano interessati. A tale giustificazione
alcuni avranno aggiunto che, guarda caso proprio in tempo di elezione, stavano
testimoniando di Gesù al candidato politico e che questo poteva diventare un
cristiano, riducendo di fatto la forza e la potenza sociale del voto evangelico
ad un atto di estrema marginalità.
Successivamente
al voto e fino alla data odierna, non si è vista alcuna conversione di
politici, per cui è facile sostenere che è stata sempre una strategia per
massificare e pilotare il nostro voto, non per i fini della testimonianza
cristiana e per gli interessi della minoranza evangelica, ai quali obbiettivi,
ogni singolo cristiano tiene, ma per gestire con strumentali menzogne un
tornaconto personale, alle spalle di ogni fratello.
Lo
spirito del mondo, con grande scaltrezza, ha disprezzato e fatto disprezzare,
dai suoi portavoce, il valore della nostra delega di governo, o voto
elettorale, per mercanteggiarlo con piccole cose. Le nostre deleghe di governo
disprezzate dai responsabili delle comunità, e svendute, sono spesso state
utilizzate, in maniera mortale, contro le leggi di Dio e contro la chiesa di
Gesù Cristo, generando la crescita dell’immoralità e della idolatria. Non sono
essi sostenitori delle politiche di un mondo sempre più determinato a violare
le leggi di Dio, e per questo in evidente concorso di responsabilità? Fino ad
ora abbiamo commesso un errore storico, per cui non è più il caso di
assecondare l’interesse personale di piccoli personaggi, che vorrebbero
lasciare il sociale nello squallore attuale, per perpetuare i rapporti di simpatia
e di solidarietà con personaggi politici che continuano a scambiare il nostro
voto, prezioso alla causa dell’evangelo, finalizzata alla riconquista della
morale e dell’etica «cristiana», con le solite cianfrusaglie.
Tale atteggiamento per i
predicatori di giustizia non è più accettabile. Perché, se la parola della
salvezza individuale è quella della grazia, la predicazione della salvezza
sociale è quella della giustizia; Noè era predicatore di giustizia, in una società
che si avvicinava al diluvio, per avere scelto il peccato e la violazione della
legge di Dio a sistema sociale e culturale. Quel grande servo di Dio non ebbe
la sorte dei sottomessi allo spirito del mondo perché seppe predicare la
giustizia verso Dio e verso le nazioni.
Oggi,
siamo in un tempo dove il peccato e la violazione delle leggi di Dio hanno
pervaso ogni parte del sistema sociale. Come era ai tempi di Noè così è ai
nostri giorni. Nel presente secolo molti sono i predicatori della grazia per la
salvezza delle anime mentre pochi sono i profeti ed i predicatori della
giustizia sociale. In nessuna parte
della Bibbia si trova alcun comando di abbandonare la società nelle mani del
male, del peccato e della violazione della legge; piuttosto c’è la chiamata
cristiana ad essere sale della terra e luce del mondo. Questo non significa
stare inermi ad aspettare il ritorno di Gesù, che pure e la più grande speranza
cristiana, ma stare nel sociale, senza innovare le strutture o i sistemi
democratici, ma parteciparvi per inserire i principi ed i valori cristiani.
Così,
se la Terra è il villaggio globale, ed in essa opera un mondo che «giace nel
maligno», riteniamo ormai giunta l’ora di far sapere che v’è anche la Chiesa di
Gesù Cristo, la quale possiede la luce della vita e la sapienza del bene, al
fine di adempiere il mandato cristiano, che consiste nel dare sapore alle cose
terrene, contribuendo, con i nostri comportamenti e princìpi, alla scelta di
azioni sociali serene e sapienti, ed illuminando gli uomini che giacciono nelle
"tenebre", con la luce della morale cristiana. Per ottenere
l’inserimento della luce e del sale cristiano nel cuore di ogni uomo necessita
la Parola della croce, che giunge nel luogo di governo dell’uomo; che è il
cuore. Per trasmettere il sale e la luce cristiana nella cultura e nel sistema
sociale, bisogna raggiungere il cuore della società e quindi il luogo del suo
governo; ciò può avvenire principalmente attraverso il corretto uso del voto
politico.
E’
necessario comprendere che la storia dell’umanità sta cambiando, e con essa le
istituzioni e le strutture sociali, che influenzano la vita quotidiana degli
uomini e dei cristiani. In questo tempo ci è data facoltà di partecipare alla
scelta della politica nazionale mediante una individuale delega governativa,
perché rinunciarvi? Perché privare i nostri connazionali di una voce profetica
per la proclamazione della giustizia? Per noi è chiara la distinzione biblica
tra uomo e società, poiché Dio ha disposto per il primo la grazia e per la società
la giustizia. Pertanto se la «grazia» va annunciata ad ogni creatura, la
giustizia va sostenuta in ogni società. Quindi, perché il cristiano si deve
occupare solo dell’uomo e non anche della società? - Sale del mondo, luce della
Terra.
Se
l’anima è raggiungibile dalla predicazione della Parola della croce, la società
e le sue istituzioni sono raggiungibili dalla voce della giustizia, sostenuta
dai nuovi «predicatori». Per predicare e promuovere la Parola della grazia
necessitano le comunità cristiane e la loro organizzazione, per promuovere e
sostenere la voce della giustizia sociale, necessita il voto e lo strumento con
cui gestire il voto, che è il partito.
La
triade filosofica ha cercato il suo spazio sia negli ambienti del mondo che in
quelli cristiani. Trasformare l’integrità cristiana in centri d’interessi,
separati e contrastanti, dà il senso dello spirito del presente secolo.
Capitolo VI
Il
regno di Satana è una gerarchia limitata di spiriti malvagi, con ordini, autorità
e catene di comando. Le personalità soprannaturali di elevata gerarchia sono
descritte come principati, potestà, dominatori di precise aree geografiche,
nazioni, città, associazioni e culture.
La
Scrittura dice ai credenti di trattare con rispetto queste entità sebbene
comanda ai cristiani di imprigionarle, di legare l’uomo forte, di catturarne le
spoglie, di abbattere il governo e le autorità del maligno. Come credenti,
abbiamo già la vittoria contro il nemico e ciò deriva dalla vittoria che nostro
Signore ha conquistato sulla croce. Per tutto questo i cristiani sono chiamati
ad applicare strategicamente la potenza di Dio basata sul discernimento del
regno invisibile. Come metodo di conquista dei luoghi, i cristiani devono prima
vincere il nemico per poi esercitare il ministerio evangelistico e pastorale
nei confronti delle persone.
Gesù
disse: «ogni casa divisa in parti
contrarie non può durare». L’autorità spirituale è presente in
proporzione all’armonia delle relazioni tra credenti, che si uniscono insieme
per un obiettivo comune.
Con
la caduta di Adamo ed Eva nel peccato, satana si impossessò dell’autorità
dell’uomo e divenne «dio
di questo secolo». Con l’arrivo di Cristo e l’avvento della Chiesa il potere
delle tenebre ha incominciato a spostare la sua influenza malefica per impedire
ai credenti la conquista del dominio sulla terra. Con la Chiesa che reclama il
suo regno, il diavolo deve essere sfrattato perché abusivo. Ogni secolo ed ogni
generazione affronta il diavolo in forma di spirito anticristiano o come
dominazione mondiale. Nel primo caso basta osservare l’opera dei tre filosofi e
la dottrina di Marx, Nietzsche e Freud nel secondo caso, quello manifestato
nell’ambizione di dominare il mondo possiamo osservare le opere di Hitler,
Mussolini e Stalin. Questi ultimi volevano impadronirsi della terra e di ciò
che è in essa e si trovarono a combattere con Dio che è il Proprietario.
La
vera Chiesa deve conoscere queste strategie sataniche, combatterle con la
preghiera e contrastarle con ogni metodo e strumento legittimo che ha
l’occasione di utilizzare, se non vuole trovarsi in un mondo in fiamme. Lo
spirito del presente secolo malvagio che domina il mondo, può emergere solo
quando i cristiani non sono vigilanti o quando la Chiesa a livello internazionale,
nazionale e locale si divide perdendo la comunione con tutti i credenti. Nel
libro di Nahum sta scritto: «E’ salito
contro di te un devastatore. Custodisci bene la fortezza, sorveglia la strada,
fortifica i tuoi lombi, raccogli tutta la tua forza».
Ogni
territorio ha il suo dominatore spirituale e la sua forza governativa, spesso
sottomessa in maniera evidente a quella spirituale. Per vincere questa
combinazione spirituale e di dominio umano i cristiani devono applicare un metodo biblico che consiste
nell’applicare la fede spirituale e l’obbedienza nelle questioni umane in
maniera strategica, fatta quindi con intelligenza. Così le riforme legislative
positive nascono solo da un territorio conquistato nel regno dell’invisibile e
con l’apporto di ogni forza sociale in nostro possesso, sebbene piccola. La
Scrittura dice: «Se il popolo, sul
quale è invocato il mio nome, si umilia e prega, cerca la mia faccia e torna
indietro dalle sue vie malvagie, Io ascolterò dal cielo, perdonerò i suoi
peccati e guarirò il suo paese».
Su
ogni territorio domina uno spirito come su ogni generazione e su ogni secolo.
Quando in un territorio domina lo Spirito della Chiesa, le condizioni di
vivibilità migliorano progressivamente, cresce la pace sociale e la giustizia
viene amministrata con correttezza. Quando dominano le forze spirituali della
malvagità il degrado cresce e con esso l’ingiustizia e le contese. Nel secondo
caso il cristiano deve discernere il potere spirituale che opera nella città,
legare l’uomo forte e togliergli il bottino.
I
dominatori di questo mondo di tenebre che operano nelle nostre città e località
possono essere vinti. Lo spirito dominatore si chiude in fortezze che possono
essere distrutte dalla lode e dall’adorazione. Tutto ciò che viene da Dio segue
un percorso naturale poiché nasce nell’adorazione segue come concepimento, ed
ha la sua fase di gestazione, travaglio e parto. Quando adoriamo Dio genera in
noi l’immagine del suo volto e la sua mente ed il suo cuore operano tramite noi
a favore delle nostre città.
Esso
opera nel mondo su ogni uomo ribelle e, rendendolo schiavo, lo inserisce nel
corso del tempo che porta verso la perdizione eterna, là v’è solo confusione
poiché i veli della mente sono tanti da impedire che su loro risplenda la luce
dell’immagine di Dio che è in Cristo Gesù.
Come
mantenere la vita libera dallo spirito del mondo? Nel salmo 119 la Scrittura
dice che il giovane potrà riuscirvi custodendola con la Parola di Dio.
Dall’esame che abbiamo fatto sulla strategia diabolica, abbiamo visto che
l’avversario, lo spirito che opera al presente negli uomini ribelli, in primo
luogo ha fatto parlare i più forti rappresentanti del tempo ed esporre le loro
tre dottrine anticristiane. Esse, colpendo la società, le religioni, e l’animo
umano hanno svuotato le coscienze e le menti della certezza cristiana,
inoculando loro l’opposta convinzione, per la quale Dio non esiste. Le tre
dottrine hanno fatto il giro del mondo ed insegnato ai maestri di vita un nuovo
modo di interpretare la storia, vedere le religioni e conoscere l’inconscio
umano. La finalità delle tre dottrine è palese poiché serve a recidere la
presenza di Dio nelle coscienze, oppure a generare un clima di attesa del
«nuovo» senza contatto alcuno con ciò che è stato.
La cristianità ha sempre reagito alle
provocazioni del male, radunando la sua fede ed i suoi credenti, per giungere
alla battaglia di Dio. Le alterne vicende nella lotta tra luce e tenebre
subiscono le conseguenze dei principati e delle potestà cristiane.
Ai tempi di Mosè, Amalek mosse guerra
contro Israele col peggiore metodo, colpendo i deboli, i piccoli e gli
indifesi. L’esercito di Israele si radunò nella valle di Refidim e combatté
contro gli amalekiti. Le autorità spirituali si portarono sulla vetta del colle
e mentre gli eserciti combattevano la guerra delle armi, loro combattevano
quella dello spirito nei luoghi celesti.
Ora mentre Mosè teneva un braccio alto
verso il cielo Israele vinceva, quando l’abbassava perdeva. Notata la
conseguenza in campo del comportamento di Mosè, Hur ed Aronne, accompagnatori
di Mosè, presero una pietra vi fecero sedere Mosè e ciascuno di loro prendendo
un braccio di Mosé li tennero alzati fino alla fine della battaglia che si
concluse con la vittoria di Israele. La potenza del cielo passava attraverso le
braccia alzate su Mosè. Giosuè conduceva la battaglia umana e Mosè manteneva il
rapporto col cielo, ed in cielo si combatté ed il popolo di Dio vinse.
Il
modello della vittoria sui dominatori
del mondo delle tenebre, che muovono le loro armate contro i credenti, è
rappresentato da guerrieri ubbidienti al comando di Giosuè, mandato in guerra
da Mosè, e mentre si combatteva la battaglia il Profeta con i suoi fidati
osservava lo svolgersi degli eventi, mantenendo il suo rapporto col cielo da
cui era stato mandato per svolgere il compito di conduttore.
Noi siamo nel giusto posto quando viviamo
le nostre battaglie in ubbidienza a coloro che sono mandati per condurci. La
battaglia o la guerra avrà esito favorevole se aiuteremo il profeta a mantenere
il giusto rapporto col cielo, togliendo a lui ogni fatica, affinché mantenga
con gioia le sue braccia verso l’alto, mentre osserva lo svolgimento della
lotta. Gli ubbidienti del popolo di Dio sono i vincitori, i ribelli a Dio sono
i perdenti. In ogni tempo e luogo questo modello non è mai mutato, trovando
sempre corrispondenza nella logica biblica e donando vittoria a coloro che sanno
attenersi ad esso.
Mentre
adoriamo, Dio forma in noi la Sua mente ed il Suo cuore. Adorare significa
stare davanti a Dio ed aprirgli tutto il cuore, la mente, la vita. Dio è il
solo che, nel momento dell’apertura dell’anima al Suo amore ed alla Sua
persona, ci riempie dei suoi doni. Egli vuole che Lo teniamo al primo posto e
Lo adoriamo per riempirci della Sua personalità, delle Sue virtù e del Suo
Spirito. Quando l’adorazione viene rivolta a chiunque altro, la vita di colui
che adora si espone al furto, poiché apre il suo cuore alla creatura che, in
quanto tale, desidera ricevere. Ora, se questa è uno spirito del male allora il
furto diventa grave poiché giunge anche a rubare la vita. Il divieto di non
adorare nessuno, tranne il creatore, non è utile a Dio ma all’uomo, che evita
il furto dei doni ricevuti e mantiene pulita la mente. L’adorazione è una
profonda risposta emotiva verso Dio, viene dal termine greco «proskuneo» e significa «indirizzare
un bacio». La posizione emotiva del cuore cristiano è facilmente raggiungibile
quando si ricorda alla mente ed al cuore l’opera della croce di Cristo. Dalla
meditazione sulla croce e dall’amore manifestato attraverso essa, sorge il
ringraziamento, come un dolce vento di lode. Adorare Dio ha l’ulteriore
significato di riconoscerLo sopra tutto e tutti. L’atteggiamento
dell’adorazione si mostra particolarmente utile quando si desidera avere un
reale contatto con Dio e ricevere da Lui risposte, consigli, indirizzi per
compiere le opere di Dio. Mosè entrava nella tenda di convegno, offriva la
carne mediante il fuoco, si purificava con la bacinella del lavacro e poi
entrava nel tabernacolo. Ivi giunto vedeva il pane illuminato dalla luce
emanata dal candelabro; attraversava i due oggetti e si poneva davanti
all’altare dei profumi dove ardeva un fuoco. Mosè poteva entrare nel luogo
santissimo solo dopo avere versato sul fuoco il profumo prescritto.
Nel
luogo santissimo alla presenza dell’arca su cui poggiava il propiziatorio e gli
angeli, Mosè si prostrava ed inginocchiandosi adorava. In nessuna parte della
«via» della tenda di convegno e del luogo santo Dio parlò con Mosè, tranne che
nel santuario mentre prostrato alla presenza dell’arca attendeva la Parola di
Dio o presentava a Dio le questioni del popolo. Con questo modello la Scrittura
ci illustra un preciso metodo per giungere ad un vero momento di adorazione
durante il quale Dio viene a parlarci ed a toccarci. Anche oggi, possiamo
giungere ai piedi di Dio con lo spirito della nostra mente e ricevere da Lui il
giusto consiglio per combattere la guerra spirituale per la quale ci ha
arruolati.
Lodare
Dio biblicamente ha il significato pratico di innalzare il Suo nome, di gridare
le Sue lodi , riconoscere con parole nostre e canti che egli è Dio e noi siamo
suoi, il popolo che Egli pasce. Un potente esempio di lode, che vince contro i
nemici, è scritto nel libro di 2 Cronache 20:21-22 quando il re Giosafath
chiamato da Dio a mostrarsi e ad uscire contro il nemico, organizzò la sua
uscita in maniera assolutamente anomala, poiché non guidò un esercito armato ma
uscì con dei cantori che innalzarono lodi a Dio, cantando inni e dicendo « cantate all’Eterno poiché la sua benignità
dura in perpetuo». La Scrittura
racconta che non appena il popolo iniziò a lodare Dio, l’Eterno tese
un’imboscata contro i figli di Ammon, di Moab e di Seir sconfiggendoli.
E’ Scritto che Dio pone il Suo trono in
mezzo alle lodi del suo popolo. Innalzare lodi a Dio significa prepararGli un
trono dove farLo sedere, perché possa porre attenzione alle nostre lotte
dandoci vittoria contro i nemici. Solo mediante la lode a Gesù Cristo è stata
vista una liberazione di un uomo da spiriti del male. Lodare con gioia ha
sempre provocato l’intervento salvifico di Dio in ogni circostanza. Paolo e
Sila erano chiusi nella prigione di Filippi quando, sulla mezzanotte,
iniziarono a gridare lodi al Signore e furono liberati. La potenza della lode è
una grande verità cristiana.
E’
uno stato dell’animo dove non esistono le ansie e le paure. In Ebrei al
capitolo 4 è precisato che coloro i quali avevano udito la Parola non l’avevano
assimilata per mezzo della fede e per questo erano stati rigettati dalla
condizione del riposo. Chi disubbidisce non avrà riposo, ma chi ubbidisce ed assimila
per la fede la Parola udita entra nel riposo.
La Parola udita deve essere assimilata
per la fede e colui che ubbidisce entra nel riposo delle opere proprie, come
Dio si riposò dalle sue. Uno stato dell’animo che riesce a non essere sollecito
per le opere proprie, poiché sa di averle fatte in Cristo Gesù, ubbidendo alla
Parola ed applicandola mediante la fede. Esempio
di riposo è il Signore che sebbene i venti e la barca traballante riposava
mentre i discepoli impauriti vivevano un’angoscia di morte. Oppure, Gesù a
Nazaret portato sulla rupe per esservi precipitato, senza ansia né timore si
girò e passò tra la folla senza essere toccato. Nelle circostanze più tragiche
Egli riposava.
Il Signore vuole che tutti entrino nel
riposo suo, quello che si ottiene portando il suo dolce carico e leggero peso.
Un riposo che appartiene all’anima più che al corpo, per il quale si sa della
presenza e dell’intervento salvifico di Dio nella propria vita. Un riposo che
si ottiene a condizione di portare il carico ed il peso. La considerazione che
emerge in queste poche riflessioni bibliche mostra che, quanti hanno un compito
da svolgere o un servizio da attuare per il regno di Dio in nome di Gesù
Cristo, ricevono la certezza che saranno divinamente aiutati a compiere il
compito assegnato, e che nessuno potrà loro impedirlo. Per questo motivo ogni
circostanza umana o problema naturale e sociale sono già sottoposti all’ordine
di Dio, per il quale il Suo mandato giungerà a compiere l’impresa.
Vieni, tu che non hai riposo, impara da
Me, dice il Signore, prenditi il tuo compito cristiano, con un cuore umile e
mansueto, e la tua vita entrerà nel riposo dalle opere, poiché prima che il tuo
compito finisca nessuno potrà buttarti dalla rupe né capovolgere in mare la tua
barca. Se le onde sono alte o la folla è inferocita sappi che Dio ti ha dato
potere sull’une e sull’altra di sottometterle e nulla ti farà del male. Se sei
o diventi Suo servo passerai per le acque e non ti sommergeranno, per il fuoco
e non sarai arso, perché Egli ha comandato che tu giunga a compiere il tuo
progetto per il Suo regno.
In Apocalisse al capitolo dodicesimo,
versetto undici, sta scritto che il diavolo è stato vinto da coloro che hanno
creduto nell’opera salvifica del sangue dell’Agnello di Dio ed non hanno
desistito dall’annunciare la parola della testimonianza. Vincere lo spirito del
presente secolo malvagio è semplice per chi ha fede nell’opera della croce di
Gesù Cristo ed annuncia l’Evangelo testimoniando cosa Dio ha fatto per lui.
Anche in questo caso la vittoria è garantita a chi ha fede in Cristo e serve
per l’avanzamento del regno di Dio sulla terra.
Eliseo era profeta di Dio in Israele e
quando l’esercito dei siri stava per invadere il paese da una parte della
frontiera, Eliseo avvertiva il Re indicandogli per tempo dove i nemici
avrebbero invaso il territorio. Il Re credendo nel Profeta preparava sul
terreno indicato l’esercito ed i nemici venivano sconfitti. Conoscere le strategie
del diavolo è presupposto per la vittoria. Lo spirito del presente secolo ha il
chiaro intento di raccogliere i re ed i popoli di tutta la terra per il gran
giorno di Dio.
Per questo obiettivo sta impegnando i
suoi centri di potere indicati da Apocalisse capitolo sedici in potere
religioso, potere politico e potere psichico individuale. La rivelazione è
contenuta nelle Sacre Scritture che vengono aperte ed illustrate solo dallo
Spirito Santo. La rivelazione sta anche nell’applicazione delle conoscenze che
il Signore ci dona. Così coloro che ascoltano ed entrano nella volontà di Dio
distinguono la strada che devono seguire per compiere il loro servizio.
La strategia cristiana in questi tempi,
dove si stanno realizzando le circostanze per il ritorno di Cristo è quella di
resistere al diavolo, per farlo fuggire da noi. Resistere significa
contrastare, quindi, recarci sul territorio dove vuole avanzare ed impedirgli
l’invasione. Se il territorio della sua conquista sono le anime lì deve
giungere l’azione cristiana con la predicazione dell’evangelo della grazia e
della salvezza ad ogni creatura.
Se l’altro terreno dove combattere è la
religione, il sistema di rapporti di culti e di vita con Dio, lì il cristiano
deve affermare l’unica verità del culto e della fede in Gesù Cristo.
Se il terzo terreno scelto dalla potestà
delle tenebre per combattere Cristo è il governo di ogni nazione, allora anche
lì deve essere organizzata una resistenza cristiana, in grado di sconfiggere
l’assalto nemico.
Avendo lo spirito del presente secolo
pervaso ogni territorio ed ambiente la resistenza cristiana dovrà svolgersi su
ciascuno d’essi. I veri soldati cristiani non si perdono d’animo, iniziano
dalla frontiera più vicina ricordando che la battaglia inizia a livello
personale e si intensifica attraverso crescenti livelli di difficoltà e
obiettivi quali sono: quello personale; familiare; della vita nella comunità
locale; della chiesa nella città; della chiesa nella nazione e della chiesa a
livello internazionale.
Tutte le grandi vittorie della Chiesa
sono state concepite nei quieti momenti del sacrificio della lode, quando il
cuore dell’individuo si rivolge a Dio e Lo loda soltanto per il Suo carattere,
per chi Lui è, per il privilegio di averLo potuto conoscere, per la vita che ci
dona e perché Egli ci provvede alle necessità quotidiane. Ringraziare Dio per
ogni cosa e principalmente per la misericordia avuta verso di noi è il
principio di ogni vittoria. Senza la sua misericordia nessuno avrebbe avuto
salvezza e saremmo stati distrutti. Tuttavia con la salvezza Egli ci ha dato in
abbondanza doni, opere e ministeri per poterlo servire in questa generazione;
così più alziamo il nostro sguardo nella lode più riceviamo la rivelazione del
nostro compito cristiano.
La
prima condizione della vittoria personale sullo spirito del presente secolo
consiste nel rompere col peccato. L’Apostolo Giovanni nella prima lettera, dal
capitolo uno in poi scrive: « [8]Se diciamo che siamo senza peccato,
inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. [9]Se riconosciamo i nostri
peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da
ogni colpa. [10]Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo
e la sua parola non è in noi.» Dio non
pretende che siamo perfetti poiché s’è impegnato a perfezionarci. Egli chiede
che siamo in grado di conoscere il peccato che così facilmente ci avvolge e
confessarlo. Se saremo attenti a questo e cercheremo costantemente la verifica
della nostra vita alla luce della Parola Egli ci perdonerà i peccati e ci
purificherà dalla colpa. Il rapporto onesto e trasparente con Dio diventa la
premessa per un’anima ed una mente illuminate.
Al capitolo due l’Apostolo così scrive:
«[1]Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno
ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. [2]Egli è
vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche
per quelli di tutto il mondo.» La grande vittoria contro l’impero del male è
l’opera della Croce. Il sangue di Gesù versato per il perdono dei peccati ha
vinto lo spirito del mondo che cerca il possesso delle anime. Chiunque
riconosce che Gesù è morto sulla croce per Lui sarà salvato per diventare
soldato di Cristo nella lotta del regno della luce contro quello delle tenebre.
Nessuno
può combattere nell’esercito di Dio senza conoscere Cristo, la cui vera
conoscenza si ha quando osserviamo i suoi comandamenti. Nella fine
dell’evangelo di Matteo il Signore ordina ai discepoli di andare a predicare a
tutte le genti ed insegnare i comandamenti da Lui ricevuti. Coloro che li
osserveranno impareranno a conoscere veramente il Signore, per poterlo poi
servire con tutta l’anima, la mente e le forze. Infatti sta scritto:
« [3]Da questo sappiamo d'averlo conosciuto:
se osserviamo i suoi comandamenti. [4]Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i
suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; [5]ma chi osserva la
sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di
essere in lui. [6]Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si
è comportato. [7]Carissimi, non vi
scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto fin
da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. [8]E tuttavia
è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi,
perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende. [9]Chi dice
di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. [10]Chi ama
suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. [11]Ma
chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va,
perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.»
Da
tutto questo emerge l’importanza dell’amore fraterno che vince lo spirito
dell’odio, che appartiene a quello del mondo e che opera nel secolo presente.
Questi versetti oltre ad essere una indicazione a praticare i comandamenti del
Signore per poterlo conoscere ci invitano ad amare i fratelli per poter vivere
il regno di Dio portato sulla terra. Oltre questo ci viene data la possibilità
di misurare la cristianità di quanti si dichiarano cristiani e tali non sono
perché non amano i fratelli, camminando per questo nelle tenebre.
La terza condizione della vittoria
cristiana contro le potestà delle tenebre consiste nel guardarsi da tutto ciò
che è mondo. Giovanni così scrive:
[12]Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati rimessi i peccati in
virtù del suo nome. [13]Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è
fin dal principio. Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il maligno. [14]Ho
scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre. Ho scritto a voi,
padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Ho scritto a voi,
giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il
maligno. La conoscenza di Colui che è fin dal principio e la remissione dei
peccati personali sono la prima vittoria contro lo spirito del mondo. Inoltre
la Parola di Gesù nei cuori rende forti tutti ed in maniera particolare i giovani
che, a motivo della loro poca esperienza, rischiano di ricevere i danni
maggiori dalla realtà dell’errore e delle tenebre.
L’Apostolo continua il suo consiglio
invitando tutti, e principalmente i giovani a non amare il mondo, Infatti così
scrive: « [15]Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il
mondo, l'amore del Padre non è in lui; [16]perché tutto quello che è nel mondo,
la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della
vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. [17]E il mondo passa con la sua
concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! » La scelta di libertà resta ai cristiani,
mentre il consiglio di Dio è l’invito a non amare il mondo , né le cose che
sono del mondo, che appartengono alla concupiscenza della carne, a quella degli
occhi ed a ciò che genera superbia della vita.
«
[18]Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire
l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo
che è l'ultima ora. [19]Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se
fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi
manifesto che non tutti sono dei nostri. [20]Ora voi avete l'unzione ricevuta
dal Santo e tutti avete la scienza. [21]Non vi ho scritto perché non conoscete
la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità.
[22]Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo?
L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. [23]Chiunque nega il
Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio
possiede anche il Padre. [24]Quanto a
voi, tutto ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi
quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre.
[25]E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna. [26]Questo vi
ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi. [27]E quanto a voi,
l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che
alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e
non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna. [28]E ora,
figlioli, rimanete in lui, perché possiamo aver fiducia quando apparirà e non
veniamo svergognati da lui alla sua venuta. [29]Se sapete che egli è giusto,
sappiate anche che chiunque opera la giustizia, è nato da lui. ».
L’arte
perfida dello spirito del presente secolo consiste nel far lottare i fratelli,
in guerre intestine, dove il solo vantaggio, appartiene alla potestà delle
tenebre. Le contese tra cristiani annullano gli sforzi fatti contro l’impero
del male, che sta soggiogando il mondo. Giovanni, nostro fratello, Apostolo
dell’Iddio Altissimo, mostra nelle Scritture di essere impegnato seriamente in
una santa causa, combattendo nel nome di Cristo la guerra contro il maligno.
Egli non cavilla sui particolari, sulle dottrine più disparate, sa che la lotta
è tra due posizioni, bene e male, luce e tenebre, per questo invita a raccolta
i cristiani. Nella citata scrittura l’Apostolo riconosce come cristiani tutti
coloro che confessano Gesù come il solo Cristo di Dio, e che il Padre ed il
Figlio sono uno, sostenendo che chiunque nega il figlio non possiede neppure il Padre e chi professa la
fede nel Figlio possiede anche il Padre.
Nostro
Signore tiene aperto il campo dei partecipanti, alla guerra contro il male,
allargandolo anche a coloro che (Marco 9,40) non sono contro di noi: «
[38]Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel
tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». [39]Ma Gesù
disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel
mio nome e subito dopo possa parlare male di me. [40]Chi non è contro di noi è
per noi».. La grande seduzione diabolica spesso è portata contro la Chiesa,
facendoci vedere e seguire falsi obbiettivi, onde il «nemico» possa restare
libero e continuare la sua azione. contro Cristo Gesù. Seguire i cavillosi
particolarismi, fino a misurare la decima della menta e del comino, è più utile
di unire gli sforzi, anche di chi non è contro di noi, per difendere gli
interessi di Dio e del suo regno su questa terra? La scelta che separa le forze
cristiane è supersantità o stoltezza? Non sarebbe meglio seguire i consigli di
Nostro Signore Gesù Cristo e coalizzare le forze per combattere lo spirito del
mondo che opera nel presente secolo?
L’Islam è alle porte della società
occidentale. Nella seconda metà dell’anno 1500, l’arroganza dell’Islam fu
svigorita dalla forza cristiana, che rigettò nel mare di Lepanto l’invasione
degli anticristi. L’attesa per i mussulmani è stata lunga, ma nulla li ha
convinti a desistere dall’iniziale proponimento per la strategica conquista di
Roma. L’Islam frammentato e diviso nel suo interno per problemi dottrinali
(curdi, sciiti, magrebini, fondamentalisti, ecc.), nazionali, etnici ed
economici ha conservato una sola unità che li vede attivi e vigorosi contro
Israele e contro il Cristianesimo. Le dichiarazioni di invasione alla società
cristianizzata, espressa dai capi religiosi mussulmani odierni è manifesta a
tutti, anche tramite le cronache giornalistiche. Il momento appare sempre più
vicino per il loro antico progetto di conquistare Roma, visto che una ulteriore
falla si è aperta per la immigrazione di questi popoli in Europa,
principalmente attraverso l’Italia.
Nessun
appartenente all’Islam può convertirsi al cristianesimo senza subire
persecuzioni, fino alle minacce ed alle percosse. Noi cristiani, nei loro paesi
di origine, non possiamo predicare l’evangelo ai loro connazionali, poiché è un
reato punito con la reclusione ed in alcuni casi anche con la pena di morte,
mentre da noi manifestano la loro fede liberamente e fanno proseliti in ogni
ambiente.
Al
nostro Stato laico non interessa la necessità di applicare la norma
internazionale della «reciprocità», poiché per i politici che lo governano
questo non è un loro problema. Così il governo che abbiamo, e che votiamo, non
si cura dei nostri interessi fondamentali e della nostra fede. Purtroppo a
livello politico si ode solo la voce del voto e della forza di scambio, il
resto non conta. Infatti pur avendo dei «fratelli parlamentari» dov’è la loro
voce a favore degli interessi cristiani? Dai risultati visti è verosimile
ritenere che anche loro stanno partecipando alle scelte del sistema, in aperto
concorso. Ed i fratelli elettori, che rigettano una nostra politica sociale per
la tutela degli interessi cristiani, cosa stanno facendo? Anche loro, quindi, per
consenso astensionistico, sono in concorso con il sistema laico, che continua a
stimare gli evangelici cittadini di categoria ancora imprecisata, poiché la
«b», la «c», la «d» sono già assegnate e certamente non facciamo parte della
prima.
Alcuni
cronisti della carta stampata hanno scritto che l’immissione prossima di
250.000 extracomunitari è stata progettata dalle sinistre, per svincolarsi dal
voto cristiano cattolico che le ricatta, essendo garantiti dal voto musulmano
rigorosamente anticristiano e, nella maggior parte dei casi, filo comunista. I
mussulmani non si curano delle politiche della sinistra o della destra
italiana; sono con chiunque soddisfa le loro strategie per l’affermazione della
fede Islamica e la sconfitta di quella cristiana.
Stiamo
combattendo lo spirito del mondo sul piano delle anime, mentre quasi nulla è
stato fatto sul piano delle religioni, vedi Islam, per concludere che, nel
campo del governo di una nazione, i cristiani pur avendo facoltà di intervenire
e di influire sulle scelte di governo, col voto politico, per come non ci era
mai capitato nella storia, intimoriti da preconcetti, abbiamo lasciato il campo
all’avversario, col nostro avallo e concorso. Sveglia!!! Gesù sta per tornare,
sii tu pronto! cosa hai fatto per Lui e per il Suo regno?
Ancora oggi, dopo aver chiarito queste
cose fin dal 1994, siamo di fronte ad una realtà cristiana in alcuni casi
segretamente collusa con questa o quella fazione politica, dove i molti hanno
agito solo sul campo delle anime per la causa del Regno di Dio, mentre altri
hanno preferito buttare «le loro perle»,
continuando a non voler capire che la facoltà di scegliersi chi governa è una
occasione di libertà, che mai prima d’ora la cristianità ha avuto, e non per
questo deve essere trascurata. Approfittare delle occasioni è un comando
biblico per difendere la fede cristiana. L’unità dei cristiani per combattere
un nemico comune non significa condivisione con tutti dei propri affetti
familiari; pertanto le nostre comunioni dottrinali non saranno mai poste in
discussione quando ci muoveremo in coalizione per obiettivi comuni, come quelli
di combattere le guerre contro le tenebre. Coalizione, quindi, non significa
comunione. Questi termini indicano concetti di gran lunga diversi tra loro.
L’obiettivo
deve essere quello di una cristianità unita contro il potere delle tenebre
gestito dai tre centri di potere anticristiani, che stanno crescendo di forza
per nostra debolezza di visione e di coalizione (ripeto, non di comunione).
L’impegno di partecipare alla guerra cristiana contro l’impero del male, deve
sempre seguire e mai precedere, quello della Evangelizzazione e della
Comunione. La guerra non ha riposi o congedi, né permette di scegliersi i campi
dove combattere, quando il nemico ha già invaso una zona della nostra
frontiera. Il buon senso chiede di spostare le forze là dove avviene
l’invasione, facendo convergere tutti i compagni d’armi disponibili, siano essi
della nostra tribù o alleati, altrimenti ci sarà sconfitta e morte, poiché è
guerra; altro che purezze dottrinali ascetiche, infruttuose ed irraggiungibili
che concludono solo col portare divisioni da coloro che «non sono simili» a
noi. La logica dell’esclusività porterà fino alla divisione del letto
matrimoniale, e quando si è da soli si può fare poco, contro le tenebre di
questo secolo. Questa non era la visione dell’apostolo Giovanni ed ancor meno
dell’unico Signore e Padrone della Chiesa Gesù Cristo.
I cristiani giovani entrando a pieno
titolo nel combattimento contro lo spirito di questo secolo hanno il dovere di
conoscere le strategie avversarie e le fortezze che si è costituito nel mondo.
La loro lotta non potrà che essere quella di tutti i cristiani in ogni parte
della terra. E’ incoraggiante per loro leggere quanto ha scritto nostro
fratello Giovanni nella sua prima lettera, al capitolo due, quando ,dal
versetto otto in poi, chiarisce sul nuovo comandamento affidato da Gesù alla
sua Chiesa:
«
[8]E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in
lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già
risplende. [9]Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle
tenebre. [10]Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione
di inciampo. [11]Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle
tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.
[12]Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati rimessi i peccati in virtù del
suo nome. [13]Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal
principio. Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il maligno. [14]Ho scritto
a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre. Ho scritto a voi, padri,
perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Ho scritto a voi, giovani,
perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno.
[15]Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore
del Padre non è in lui; [16]perché tutto quello che è nel mondo, la
concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della
vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. [17]E il mondo passa con la sua
concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! »
L’Apostolo vede nei giovani la grande
riscossa cristiana in grado di vincere le armate del maligno: «giovani, perché
avete vinto il maligno» è una chiamata alle armi di Cristo con la garanzia di
una vittoria certa. Dio metterà nel cuore dei giovani l’audacia, il coraggio,
la forza d’animo di combattere come fece il giovane Giosuè, il buon
combattimento della fede. I giovani forti ed audaci hanno dimorante in loro la
parola di Dio: «giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e
avete vinto il maligno.». Loro non possono essere ingannati né confusi, hanno
la rivelazione che viene dallo Spirito di Dio, che è verace, non è menzogna, ed
insegna ogni cosa.
Giovani cristiani convocati per la
battaglia contro il male è l’invito attuale dello Spirito Santo. Giovani senza
preconcetti religiosi, dalla mente libera perché ripiena della Parola e non
dalle tradizioni umane, siano esse familiari, comunitarie o religiose. Giovani
leggeri e veloci, non appesantiti dalle sovrastrutture umane e dottrinali.
Giovani che, come Davide, sanno rinunciare alla corazza ed alle armi del re
della nazione perché nel loro cuore c’è la forza dello Spirito e nelle loro
mani l’energia della Chiesa e le pietre ministeriali.
Giovani che rifiutano le tende degli
uomini e vanno ad armarsi presso il fiume dello Spirito portando con sé le cinque
pietre che sono le parole dei cinque ministeri cristiani. Anche oggi, solo
queste pietre sante possono colpire il capo del nuovo «Golia» ed abbatterlo, affinché i giovani possano regnare da
vincitori sui centri di potere che la triade avversaria muove contro il popolo
cristiano. Dio, ai tempi di Davide non puntò su gli anziani ma scelse un
giovane pieno della Parola, che scriveva canti d’amore all’Eterno e lo serviva
ubbidendo ai genitori, lavorando per la sua famiglia e portando il pane ai
fratelli che erano in armi. Il Capo dell’esercito di Dio sceglierà giovani
siffatti, che sanno avere il rispetto per le autorità e scegliere le parole
ministeriali per vincere ancora, onde il nome dell’Iddio dei cristiani sia
onorato e glorificato.
Indirizzi Ed Elementi Utili Per Un Dibattito
Sull’argomento Del Presente Studio.
I numeri telefonici della segreteria sono i seguenti:
0965- 372526
0965- 373001
fax 0965 371373 (sempre in linea).
Le «e-mail» di riferimento sono:
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Indirizzi
postali:
Chiesa
cristiana evangelica «Gesù Cristo è il Signore»
Via
Scacchieri, 5
Località
Gallico
Comune
di Reggio Calabria
CAP.
89055.
Per
coloro che desiderano contribuire alla ristampa di questo libro ed alla sua
divulgazione nonché ai lavori per il «Campo di preghiera», dove prepareremo gli
incontri del Duemila, si fornisce il numero di conto corrente postale intestato
all’Associazione religiosa «Gesù Cristo è il Signore» di Reggio Calabria.
Intestazione
per il conto corrente postale:
«Associazione
Gesù Cristo è il Signore
via
Scacchieri, 5 - località Gallico
Reggio
Calabria - cap 89055
numero
di c.c.p. / 12781894
I N D I C E