PREMESSA.

 

 

Nella seguente ricerca, volta ad approfondire la natura dello spirito del presente secolo, è apparso indispensabile, da un lato, il ricorso ad un’attenta analisi biblica, per comprendere appieno il messaggio autentico che i sacri testi racchiudono sull’argomento, dall’altro, il recupero e la rilevazione del rapporto che ogni cristiano deve instaurare con la propria coscienza e con Dio.

Infatti, solo quando una mente consapevole è illuminata dalla morale cristiana, può prendere atto della realtà intorno al proprio essere, nella sua tridimensionalità, dove il sistema spirituale, quello materiale e quello animico vivono una costante interconnessione.

E’ proprio dalla convergenza delle tre nature, nell’azione che l’essere umano esprime la sua unità, acquista la consistenza della propria identità e la coscienza stessa dell’essere.

La parte più semplice e completa dell’unità dell’uomo è la parola; quando la pronuncia, infatti, egli riceve per riflesso immediato l’unificazione delle sua realtà trinitaria.

Allo stesso modo, nel corso del presente testo si dimostrerà come,  ogni altro tipo d’azione, unifichi l’uomo e lo faccia crescere nel bene o nel male secondo la preponderanza delle sue scelte, nell’uno o nell’altro senso.

Così, al termine della vita terrena la posizione assunta da ciascuno a favore o contro la vita, pro o contro il bene, è tale da risultare incontrovertibile.

Le azioni promosse in ubbidienza alla volontà di Dio, indicate nelle Sacre scritture, si imprimono in oro puro, in certezza di vita nonché in pace e salute nell’intero essere umano.

Le filosofie umanistiche e materialistiche tendono, più delle altre, a sgretolare le convinzioni religiose minandole alla base, soprattutto col sostenere l’inesistenza dell’anima e dello spirito.

Questo scritto vuole dimostrare l’errore di tali filosofie, chiarire la verità del cristianesimo e difenderlo dallo “spirito avversario”, che opera nel secolo attuale.

In Apocalisse, al capitolo 16, è indicata una profezia che si dovrà verificare, e, la realtà nella quale noi viviamo, mostra segni, eventi particolarmente somiglianti alla stessa.

Nella Sacra visione è prefigurato che dal dragone, dalla bestia e dal falso profeta usciranno tre demoni, simili a tre rane, che andranno per tutta la terra a raccogliere i re ed i popoli per il gran giorno dell’Iddio Onnipotente (Apocalisse 16,12-16).

Com’è scritto avverrà, prima della fine dei tempi. Noi possiamo trarre da questa profezia alcuni insegnamenti:

1.    il «male» schiera tre nemici contro Dio;

2.    i tre nemici lanciano tre dottrine filosofiche;

3.    le tre dottrine controllano tutti gli uomini ribelli.

Il dragone, o serpente antico, indica il controllo del male sulle anime degli uomini; ne causa il peccato ed ingenera il senso della colpa.

Il falso profeta simboleggia il falso potere religioso, al quale il diavolo è profondamente legato.

La «bestia», ovvero il potere politico anticristiano, rappresenta il governo delle nazioni che hanno rinunciato a Cristo.

Il diavolo – preconizza l’Apostolo - ha costituito sulla terra tre grandi centri di potere, dominanti ed incontrastati; essi, al servizio delle tenebre, genereranno tre spiriti immondi che andranno sulla terra a radunare i re ed i popoli per il gran giorno.

Ora, nel nostro secolo, sono sorte tre dottrine anticristiane, tre filosofie che hanno cambiato il modo di vedere e di indirizzare la società. Esse non sono le tre rane dell’Apocalisse ma le precedono ed in parte somigliano loro.

Le tre ideologie sorte contro Cristo, che hanno fortemente influenzato e determinato lo spirito di questo secolo “malvagio”, sono: la filosofia marxista, quella di Nietzsche e quella di Freud.

Le tre dottrine hanno persuaso parte dell’umanità a rinunciare alla legge di Dio e le persone contaminate sono divenute, pertanto, terreno di coltura per ogni spirito di perversione.

La filosofi marxista, secondo i dettami del materialismo ateo, ha cercato di estromettere, dai governi di tutto il mondo, le dottrine sociali fondate sul cristianesimo.

La seconda, quella di Nietzsche, ha provocato a sua volta un grave pregiudizio contro la religione cristiana, definendola “una maledizione per il mondo”, e riuscendo a coinvolgere nella sua visione alcuni potentati dell’Europa, fino a produrre nelle classi giovanili una duratura attrazione verso il mito del Super Uomo e, per conseguenza,  l’oscuramento della fede nel solo e vero Dio.

La terza, quella di Freud, ha convinto molti uomini a liberarsi dal “timore di Dio”, poiché le Sue leggi, generando dei divieti, inibirebbero gli impulsi, le emozioni degli uomini, creerebbero dei tabù nella psiche umana.

Le anime, quindi, soffocate dai limiti religiosi e morali, subirebbero continue spinte nevrotiche che conseguentemente genererebbero delle malattie psicofisiche.

Nei tre settori indicati, il diavolo ha determinato la cancellazione del cristianesimo, svuotando della sapienza di Dio le anime, le religioni ed i governi; fino a caratterizzare questo secolo con uno spirito anticristiano, forte come non  mai.

Per questo, le persone inconvertite si astengono dagli argomenti religiosi, manifestando atteggiamenti di superficialità e di vergogna, tenendo a dimostrare che, in accoglimento ai desideri dello spirito del “presente secolo malvagio”, sono laiche ed agnostiche.

 La Chiesa di Gesù ha il dovere di contrastare il progetto del diavolo che mira ad escludere la signoria di Cristo dai tre principali centri di potere dell’umanità.

Ella è chiamata ad un compito, una missione gravosa: confutare le dottrine diaboliche con quelle contenute nella Bibbia, per mostrare che il consiglio di Dio nel settore delle religioni è migliore di quello nietzscheano; che la cura delle anime, ovvero dell’Io cosciente, deve seguire i precetti dell’Evangelo e non quelli della psicanalisi freudiana; infine, che le dottrine sociali del cristianesimo, da inserire nella politica delle nazioni, sono migliori di quelle marxiste.

L’opposizione agli indirizzi anticristiani, fatta con le regole bibliche, servirà a radunare i credenti intorno a nostro Signore, per il gran giorno dell’Iddio Onnipotente.

       Lo studio dei passi biblici intorno all’argomento ha fatto rilevare che:  gli attacchi dell’avversario sono sempre più vicini e simili a quelli che saranno attuati in adempimento alle profezie bibliche.

Infatti, lo spirito del presente secolo malvagio costituisce la sintesi delle tre dottrine anticristiane più forti del nostro tempo; che, dai tre centri di potere mondiale, continuano a diffondere un sistema di pensiero globale, anticristiano, a sfondo religioso, alimentato attualmente dalla corrente di pensiero nota come “New age”.

Il tempo attuale somiglia “terribilmente” a quello precedente l’avvento del Messia, quando la cultura dominante sulle nazioni, aveva creato una perfida e tenebrosa barriera di incredulità, per cui solo poche persone stavano aspettando il compimento della più grande di tutte le promesse di Dio.

 

Parimenti, nei giorni nostri, la cultura preponderante, che ha origine da prevalenti e profonde radici ateistiche, scientiste, materialistiche, anche quando si presenta spirituale, assume la seduttiva connotazione del peggior panteismo, fino a formare una barriera alla fede nel ritorno del Signore.


 

Capitolo I

L’UOMO CREATURA DI DIO.

 

 

La natura dell’uomo.

      

La complessità interrelazionale delle tre nature rende l’uomo, nella sua globalità, unico e diverso rispetto ad ogni altra creatura. Egli, per come è stato formato, appartiene ed opera in entrambe le creazioni: materiale e spirituale.

 Questa realtà è confermata dalle esigenze della carne e dello spirito, che l’anima deve soddisfare. Egli è il solo essere che può, coscientemente, operare nell’ambito spirituale ed in quello materiale, fino a pregare Dio e sentire nella sua anima la voce ed il consiglio divino. Il solo cercare Dio e pregarlo dimostra che l’uomo ha una relazione con la dimensione dello spirito, quale nessun altro essere ha.

Tale bisogno metafisico della creatura umana lascia intendere l’esistenza di una realtà spirituale, che per i credenti è Dio. Per coloro che non vogliono riconoscere Dio, c’è la sola possibilità, di riflettere, più approfonditamente, sull’esigenza insopprimibile dell’animo umano: il bisogno di trascendenza..

L’uomo nella sua individualità, al di fuori di ogni condizionamento esterno, sia sociale che culturale, è perfettamente consapevole della distinzione tra stimoli fisici, soddisfatti attraverso componenti materiali, e necessità spirituali, appagate solamente da fonti immateriali.

In ogni parte della creazione, tranne che nell’uomo, i riscontri tra gli elementi sono di ordine fisico. Solo nelle persone v’è una sfera diversa di interessi e di componenti immateriali, capaci di appagare bisogni non fisiologici. Spinto dalla sua innata necessità di sapere, e quindi di cercare la conoscenza oltre i ristretti e angusti confini del mondo fenomenico, l’uomo giunge a concettualizzare, a costruire sistemi filosofici o teoremi matematici di vasta portata,  mostrando che l’ambito corporale gli risulta limitato, spesse volte inadeguato, “stretto”.

Ora, se l’aspirazione dell’uomo va oltre i suoi limiti fisiologici, è facile capire che dentro la sua persona, v’è una realtà di diversa natura, che desidera spaziare oltre. Già questo dimostra che la dimensione umana si discosta da quella di qualsiasi altro animale o creatura terrena, sottoposta alla logica dell’evoluzione e della selezione naturale della razza, che spinge le creature a rendere migliori i loro discendenti.

 

La mente ed il cervello

 

Per la medicina convenzionale, il cervello umano è l’organo deputato all’organizzazione di ogni attività volontaria, mediante il sistema piramidale, mentre assolve alle attività involontarie ed automatiche mediante il sistema extrapiramidale. Nel cervello, i neuroni, posizionati a strati, svolgono il compito preliminare della ricezione delle sensazioni, rilevate dai cinque sensi, i cui stimoli giungono al cervello mediante gli esterocettori.

L’impulso sensoriale giunto nel cervello, viene codificato dai neuroni del secondo strato, che forniscono la percezione.

La scienza sostiene che, essendo la percezione l’ultima fase dell’attività cerebrale, conclude il ciclo della formazione del pensiero ed il concatenamento di questi in concetti, fino alla loro formulazione più evoluta.

 

La mente e l’anima.

 

Molti psicologi pretendono di sostenere che l’esistenza dell’anima sia una pura illusione. Essi giungono ad affermare che le cellule cerebrali, con i minuti nervi che le collegano, funzionanti insieme, mediante processi chimici ed elettrici, costituiscono tutto «l’Io» possibile. Secondo questa logica, si deve necessariamente concludere che l’anima non esista che la mente dell’uomo sia una “tabula plena” di ricordi che gli danno la consapevolezza. La mente sembra esser posta alla stregua di una dinamo che genera elettricità e che quando si ferma tutto si spegne.

La «corrente di consapevolezza», per costoro, è costituita da una capacità riflessiva che si sviluppa attraverso una concatenazione di pensieri, ove i ricordi delle elaborazioni psichiche precedenti si connettono in vario modo per poi trasmettersi e comporre progressivamente quelle successive. Secondo tali concezioni, non esiste nessun’anima permanente che mantenga una identità stabile nel corso della vita. Se ciò fosse vero, non vi sarebbe la personalità né l’immortalità e scomparirebbe ogni responsabilità personale davanti ad un Dio dopo la morte.

Ad un attento esame dei pensieri, che si verificano nel cervello in continua successione, formando un flusso cosciente, si nota come, nonostante le mille distrazioni che possono operare in ogni momento intorno ad una persona, (rumore degli autoveicoli, della televisione, degli elettrodomestici, degli animali), la stessa riesce a condurre i suoi pensieri su un determinato lavoro e svolgerlo, fino a che non decide di riposarsi; quindi, si abbandona ad altre riflessioni per svolgere attività pratiche o per sognare e fantasticare.

Nel citato «flusso cosciente» si può notare una semplice consequenzialità dei pensieri che regolano il lavoro intrapreso, sul quale opera «qualcosa» che rallenta o velocizza il lavoro medesimo, ne muta a volontà la direzione, ne interrompe lo scorrere ed è capace di inserire un nuovo flusso di pensieri. Da ciò si comprende che solo un agente attivo ed esterno ai pensieri medesimi può scegliere il flusso di essi ed arrestarne lo scorrere, dopo che è stato avviato. Se il cervello fosse una macchina chimica, dopo aver avviato un procedimento logico, non potrebbe fermarlo ed iniziarne uno nuovo, se dall’esterno non intervenisse uno stimolo con proposta vitale più forte di quello che aveva generato il primo. Con questa logica, il cervello sarebbe subordinato a stimoli esterni o interni al corpo, senza trovare in sé alcuna capacità di dominio.

La realtà delle cose non può accettare una tale teoria, visto che l’uomo è in grado, volendo, di frenare ogni stimolo esterno o interno e dirigere il flusso cosciente dei pensieri dove vuole ed anche contro l’indirizzo degli stessi stimoli. Quindi all’interno del cervello, e più forte di ogni sollecitazione biologica, v’è un agente attivo che dirige i pensieri secondo precisi interessi, appartenenti ad un piano diverso e più alto di quello in cui operano i sensi o le esigenze fisiologiche.

Solo un agente pensante, dunque, ha la facoltà di scegliere una concatenazione di pensieri non collegata alla precedente. Questa entità, capace di controllare il flusso dei pensieri senza essere da questi controllata, altro non è che l’anima, ovvero il cosiddetto «io» cosciente.

L’unica conclusione possibile resta, quindi, quella dell’esistenza di un’anima attiva. Essa, in quanto intimamente connessa alla elaborazione dei concetti mediante la mente, non può essere considerata come una sostanza indipendente dal corpo. Altra considerazione che ci conferma l’esistenza di una mente, operante sopra il cervello, sta nel fatto che, qualora vengano asportate vaste aree cerebrali, essa continua a produrre come prima dell’asportazione.

Pertanto il cervello, sede del pensiero, essendo la parte più complessa ed evoluta del corpo umano, oltre alla organizzazione delle funzioni fisiologiche, sviluppa quelle concettuali, di cui la mente è conduttrice. Essa, diversa dai pensieri, è di natura più elevata e sfugge ad ogni controllo diagnostico di laboratorio, là dove gli stessi pensieri sono intercettati come attività produttrici di impulsi bioelettrici.

La mente, dunque, forma e dirige i pensieri, pur non facendo parte del sistema biologico ed essendo per questo la prima componente umana di ordine metafisico. A sua volta la stessa mente, che influisce sul cervello mediante i pensieri, non ha una sua totale indipendenza, essendo lo strumento col quale l’anima opera ed interviene sulla natura materiale dell’uomo. Il livello della mente, pertanto, più elevato di quello dei pensieri e dell’organo cerebrale, è inferiore a quello dell’anima, la cui natura, non essendo di ordine spazio-temporale, necessita di un ambiente speciale per poter interagire col corpo fisico e, per suo tramite, con la creazione materiale.

In ultima analisi, la mente è il piano di lavoro dell’anima.

Essa può essere più o meno vasta e per questo capace di trasmettere, con differente intensità, le decisioni dell’anima.

Nella Bibbia, unico libro dove l’argomento viene trattato in modo completo ed esuriente, sta scritto che Dio diede a Salomone una mente vasta come la rena, sancendo in tal modo che essa è il luogo dove il messaggio spirituale può essere ricevuto: ad esempio, nel libro di Daniele, il Profeta, dotato di una sapienza considerevole intuisce, esamina e ricorda al Re impaurito quali erano le visioni che lo avevano raggiunto. La mente, quando è velata dal peccato, risulta chiusa alla conoscenza di Dio; tanto è vero che fu Gesù stesso ad aprirla ai discepoli perché potessero intendere le Sacre Scritture. Solo una mente cristiana, quindi rinnovata, può trasformare i credenti in veri seguaci di Cristo Gesù. I cristiani, uniti in un medesimo Spirito, hanno la facoltà di vivere in una stessa mente collettiva. Infine, la Bibbia sostiene che la mente, come la coscienza, può essere contaminata dal peccato e solo quando è rinnovata da Cristo ed aperta alla rivelazione possiede la sapienza. Essa è, dunque, un organo sovrannaturale, eletto e complesso, vasto e pieno di conoscenza, ma posto al servizio dell’anima, da cui sgorga la volontà e scaturiscono i sentimenti.

La mente, quindi, ha la funzione di trasformare i sentimenti dell’anima in pensieri e, tramite essi, operare a livello cerebrale per indirizzare il corpo nelle azioni. Tale processo noetico, coinvolgente l’intero essere umano, è il seguente: l’anima produce i sentimenti che, giunti alla mente, vengono trasformati in pensieri e dal cervello tradotti in azioni. Che l’azione dipenda dai pensieri risulta evidente, almeno tanto quanto lo è la derivazione dei pensieri dai sentimenti. E’ facile dimostrare che chi ama produce pensieri di bene in ogni tempo, mentre chi odia ha solo pensieri di male. In sostanza, la mente dell’uomo può essere vista come il solo organo in grado di tradurre il linguaggio dei sentimenti in quello del pensiero, come solo il cervello può tradurre i pensieri in azioni.

E’ inoltre sufficientemente evidente che anche gli animali, allo stesso modo degli uomini, sono capaci di sentimenti. Questi ultimi si differenziano tuttavia da quelli umani poiché sono di origine istintiva e seguono esclusivamente la logica della selezione e della conservazione della specie. In conclusione è stato rilevato che, se corpo, cervello e pensiero sono di natura materiale, la mente, i sentimenti e l’anima sono di natura metafisica. Così, se i primi sono materialmente rilevabili, gli altri, poiché di natura diversa, non sono dimostrabili scientificamente, anche se la loro esistenza, si  può dedurre, in maniera incontrovertibile, dagli effetti che sortiscono nel mondo fisico: quando il corpo muore, ad esempio, la mente umana svanisce, perché non ha più motivo di esistere, e l’anima continua la sua vita senza corpo, unita allo Spirito in una dimensione immateriale, in una sorta di superiore mente celeste, da dove non può mantenere alcun rapporto con la terrestrità.

 

L’anima.

 

L’anima è una natura immateriale dell’uomo; possiede un cuore, una mente, ha un apparato che riceve il cibo, ha un carattere, una personalità completa di desideri e passioni, ha occhi per vedere ed orecchi per udire; è, inoltre, detentrice di una sua propria volontà ed immagine. Il cuore dell’anima è quello dei sentimenti (non certo la pompa biologica che appartiene al corpo fisico) ed i suoi desideri si differenziano da quelli dello spirito e della carne. Ora, mentre l’anima desidera le cose che appartengono a Dio ed ama cibarsi della Parola; il corpo desidera vivere la vita naturale e cibarsi del pane di grano, del latte e di ogni altro tipo di cibo terreno.

Date tali premesse, va altresì precisato che, come esiste il corpo fisico, ne esiste anche uno spirituale, in grado di agire in quella dimensione. Per l’uomo peccatore e non ancora cristiano, “lo spirito” appartiene al sistema detto “mondo”, dove opera la potestà delle tenebre, e si ciba del peccato. Per i convertiti a Cristo, divenuti cristiani, la parte spirituale è “lo Spirito di Cristo Gesù”, detto “Spirito Santo” che si ciba della volontà di Dio ,ne ha desiderio e “fame”.

 

Lo spirito.

      

Le realtà spirituali che operano sull’uomo, secondo le sue scelte, sono di tre tipi: la prima è quella umana, dove opera lo spirito dell’uomo, cioè la natura con la quale egli nasce; la seconda è quella del “mondo”, dove esistono ed operano gli spiriti del male, sottoposta alla potestà del diavolo; la terza è la sfera dello “Spirito Santo”, dove opera e si manifesta lo Spirito di Dio.

Lo spirito dell’uomo ha una natura assolutamente debole, che muore col peccato, infatti, quando il vaso spirituale dell’uomo , viene riempito, mediante la corruzione della carne, dallo spirito del mondo, languisce e muore, perché è privato della linfa vitale che è lo spirito di Dio.

. Lo spirito del mondo governa la natura spirituale dell’uomo, ed essendo nemico di Dio, unitamente alla carne, corruttrice del corpo, fa prigioniera l’anima, la quale, pur desiderando la divina sapienza, è costretta a fare ciò che non vuole; così la condizione dell’uomo è protesa verso il male, e manifesta le sue azioni contro la volontà di Dio

       Quando l’anima grida al suo Signore, riceve l’immediato soccorso, essendo preliminarmente educata agli stimoli dell’amore, che il Padre le invia tramite l’energia della vita e, volendo, può compiere il bene. Se ella impara a seguire gli insegnamenti del Padre, potrà accedere alla conoscenza di Gesù Cristo e alla potenza salvifica del Suo sangue, versato sulla Croce per la liberazione di chiunque crede.

       Non appena l’anima realizza l’opera della Croce e l’accetta nella sua vita, si realizza una sorta di catarsi, riceve un’immediata liberazione dalla prigione

dov’era reclusa e, finalmente può manifestare il suo rapporto con Dio attraverso il corpo fisico.

Quando lo Spirito Santo riempie il vaso spirituale del credente, allora la condizione è di assoluta libertà per fare il bene; in questo caso, l’anima, unitamente allo Spirito Santo, che dimorerà con lei in perpetuo, renderà prigioniera la carne ed il corpo esprimerà la libertà di praticare il bene, propria dei figli di Dio.

 

La mente.

 

Tra gli organi dell’anima, di certo la mente è quello più rilevante e complesso. Essa può essere rappresentata come un mare di cristallo; pavimento per le cose di Dio e cielo per quelle terrene, assumendo, da questi due punti di vista, la duplice funzione di mente celeste e mente umana. La stessa, per i cristiani, permette all’anima di ricevere gli stimoli dello Spirito Santo o della carne, e scegliere la sua posizione, considerando che non potrà seguire contemporaneamente carne e Spirito, in quanto, – come sta scritto nella Bibbia – “ la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi non fate ciò che vorreste “

       Pertanto, quando la mente è illuminata dallo Spirito Santo, risplende su di lei la radiosa immagine di Cristo; la quale, giungendo all’anima, la nutre di splendore e di potenza. A sua volta l’anima, irrorata dalla luce di Cristo, la invia al corpo fisico mediante i concetti e questi giungono al cervello sotto forma di pensieri, consentendo alla componente fisica di dominare la carne e di “tritarla sotto i piedi”.

Qualora l’anima del credente in Cristo soggiaccia alle tentazioni materiali, spostando il suo interesse dal piano superiore della mente a quello inferiore, causa un offuscamento a suo danno. Infatti, il peccato, pur non potendo togliere la salvezza cristiana, è comunque in grado di generare dei veli, con i quali riesce a coprire la coscienza fino a renderla incapace di reagire agli inviti cristiani. Se l’anima continua a cercare i desideri della carne, la schermatura crescerà fino a divenire una barriera che le impedirà ogni ricezione della luce divina. Pertanto, un cristiano battezzato di Spirito Santo può, anche, lasciarsi velare e perdere il rapporto con la rivelazione della Parola.

 

La mente e lo spirito.

 

La Bibbia definisce la mente di coloro che sono illuminati da Dio “vasta come la rena”, indicando, quindi, una potenzialità smisurata. Il convincimento che sia

vivificata dalla realtà dello spirito è una ulteriore rivelazione biblica, tesa a farci comprendere che la mente è anche il luogo dove può agire la dimensione spirituale, per ricevere e comunicare con l’anima ciò di cui ha bisogno.

Una riflessione ci permette di osservare che le visioni spirituali giungono nella mente; tramite essa, l’uomo le osserva e le discerne. Ora, poiché la mente è il luogo dove vengono sviluppate le cose appartenenti alla dimensione dello Spirito (quali visioni, sogni e rivelazioni) e dove si ricevono i messaggi ed i bisogni di quella dimensione, si può ritenere che le percezioni fisiche, provenienti dal corpo, possano essere trasmesse ed assimilate dalla natura spirituale, in modo tale che l’uomo può essere definito una vera e propria porta tra il piano dello spirito e quello spazio - temporale.

La mente, punto di convergenza delle tre nature dell’uomo, resta pertanto l’unico luogo dove lo Spirito può svolgere le sue attività, finalizzate a toccare o influenzare sia l’anima che il corpo. Quando affermiamo che l’uomo rappresenta una “unità inscindibile”, intendiamo rilevare che le tre nature sono tra loro interconnesse ed in grado di influenzarsi negli sviluppi interattivi, fino a deliberare il pensiero e giungere teleologicamente ad un’unica azione.

L’episodio in cui il Signore Gesù aprì la mente dei discepoli per intendere le Sacre Scritture, indica la possibile condizione dell’uomo, in grado di essere recettivo o meno ad un particolare grado di conoscenza metafisica.

I discepoli di Cristo in un primo tempo non potevano ricevere i messaggi spirituali che provenivano loro dalle Sacre Scritture, ma quando Gesù aprì le loro menti, tutti poterono intendere.

Numerose testimonianze odierne confermano la verità biblica sopra indicata; infatti, anche lo scrivente, dopo quattro anni di studi in una scuola della pubblica amministrazione, si iscrisse all’università di Catania, nella facoltà di giurisprudenza, ma, giunto al terzultimo esame e trovandosi coinvolto dal fascino della lettura biblica, notò che gli era difficile comprendere alcuni concetti e intenderne il messaggio. Non mancò l’analisi del problema e la riflessione sull’intera questione, per concludere che tale limitatezza, non essendo dovuta ad una questione di intelligenza né di cultura, derivava solo da un fattore spirituale. Un giorno, nel leggere il capitolo ventiquattro dell’Evangelo di Luca, al versetto quarantacinque, lo scrivente notò che Gesù intervenne aiutando i discepoli ad interpretare le scritture e che continuava ad essere il solo capace di aprire la mente alla conoscenza biblica. Compreso ciò e senza indugio alcuno, innalzò un’accorata preghiera ed il risultato fu istantaneo, perché la mente fu aperta ed ogni passo biblico, da quel momento in poi, poté  esser inteso.

Il consiglio apostolico consiste nel cercare di conoscere Cristo, dando ascolto alle istruzioni che provengono dai suoi ministeri, secondo la verità che è in Gesù e per la quale bisogna deporre il vecchio uomo, compresa la sua condotta; l'uomo “che si corrompe dietro le passioni ingannatrici”, e rinnovarsi, secondo la denominazione biblica - nello “spirito della mente”, per rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità. Più precisamente, lo “spirito della mente” non è lo Spirito Santo, (il quale,. essendo perfetto, non necessita di rinnovamento), ma va considerato come una personale componente spirituale, che nasce dal composto trinitario dell’uomo. In pratica, lo spirito della mente è l’immagine dello Spirito Santo, la cui maggiore o minore intensità dipende dal grado di trasparenza della mente; così, una mente contaminata, legata ai “ceppi”  dei sensi

avrà una personale configurazione dello Spirito, meno illuminante rispetto ad una mente ove l’influenza delle passioni contingenti è minore.

 

Lo spirito della mente.

 

In base alla precedente delucidazione appare chiaro come la mente rappresenti, per i cristiani un alveo privilegiato d’incontro dello spirito, dell’anima e del corpo, e, nel contenere queste tre nature, le combini a sua discrezione, desumendo da esse uno spirito proprio, influenzato, oltre che dallo spirito di Cristo, da molti e complessi fattori :dal carattere posseduto dall’anima e dal temperamento proprio della natura fisica. Ecco perché lo spirito della mente deve rinnovarsi continuamente,

alla luce di Dio, onde essere sempre più conforme allo Spirito di Cristo Gesù, dove non v’è traccia alcuna di sedimenti terreni. Per richiamarsi ad un concetto già più volte esposto, la mente può essere descritta come una superficie ove, dall’alto, operano l’anima cristiana e lo Spirito Santo, mentre, dal basso, provengono le tentazioni carnali.

 Essa assorbe gli indirizzi delle tre nature e secondo, il prevalere di ciascuna manifesta uno spirito più o meno simile a quello che ha ricevuto da Dio.

Quando la nostra mente è indirizzata alle cose dello Spirito, e adora il Signore, attraverso questa via recente e vivente inaugurata nei cieli per noi, ottiene il contatto con Dio e riceve visioni e rivelazioni: allora lo spirito della mente le trasmette in maniera chiara, secondo la sua maggiore o minore trasparenza rispetto alla materialità che riceve dal mondo, e, come un’insopportabile zavorra, la “inchioda” in una dimensione orizzontale, impedendole così di assaporare quella libertà che solo Gesù può dare.

Qualora, al contrario, la mente, sia vittima della concupiscenza, lo spirito che trasmette si discosta sempre più da quello di Cristo e le opere che compie sono riprovevoli. La Scrittura, nel capitolo quinto della lettera ai Galati, a tal proposito, sostiene: “Camminate per lo Spirito e non adempirete i desideri della carne”; il passo mostra ancora la reale trinità dell’uomo, dove le anime sono individuate nel «voi» del verbo «camminate» e possono decidere di seguire lo spirito o il corpo; portando, secondo la scelta, frutti buoni oppure opere malvagie.

 

La mente e la carne.

 

Nella lettera ai Galati, capitolo 5, dal versetto 13 in poi sta scritto: [13]Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate al servizio gli uni degli altri. [14]Tutta la legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: amerai il prossimo tuo come te stesso . [15]Ma se vi mordete e divorate a vicenda, guardate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri! [16]Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; [17]la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. [18]Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. [19] Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, [20]idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, [21]invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. [22] Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; [23]contro queste cose non c'è legge.[24]Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. [25]Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito. [26]Non cerchiamo la vanagloria, provocandoci e invidiandoci gli uni gli altri. 

Quando l’anima cammina seguendo lo Spirito, l’uomo è reso forte contro i desideri della carne e produce frutti di giustizia.

Essere guidati dalla carne, produrrà opere come fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizie, ire, contese, sette ed altre cose simili. E’ necessario rilevare, nella mente del cristiano, la presenza dello «Spirito» e della «carne» nonché la scelta che compie l’anima nel farsi condurre dall’uno o dall’altra.

La carne, come precisato, non è il corpo, in quanto natura biologica, ma lo spirito di corruzione che lo avvolge e attraverso il quale viene condizionata l’anima. Lo spirito della carne gioca un forte ruolo di seduzione e di adescamento verso l’anima, utilizzando, appunto, il territorio della mente, la dove l’anima, subisce l’influenza della carne e le positive proposte dello Spirito.

La carne può, dunque, essere rappresentata come un rivestimento del corpo fisico, una specie di vestito, unto dalla spiritualità terrena negativa, in perenne contatto con lo spirito malvagio che informa il presente secolo, e, quale interprete umano delle percezioni transeunti del mondo, ne riceve le energie, la forza, le passioni peccaminose e le trasmette, col codice delle immagini, alla mente, che è il suo cielo.

Gli stimoli che la carne lancia, attraverso il cervello, alla superficie inferiore della mente, ineriscono a fornicazione, impurità e quant’altro ricordato; non sono soltanto dei pensieri o delle configurazioni, ma attrazioni, adescamenti, che spingono la mente sulla scia di desideri sensuali e riprovevoli. Se il frutto dello Spirito è amore, allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza; la carne chiede opere di peccato, poiché insinua nella mente proposte seduttive.

La differenza tra “stimolo” e “frutto” consiste nel fatto che lo stimolo raggiunge e provoca l’anima per coinvolgerla nelle opere, mentre il frutto viene prodotto dallo Spirito ed offerto all’anima ed al corpo per gustarlo. Un’anima pigra sarà facilmente travolta dalla spinta degli stimoli carnali e poco gusterà dei frutti dello Spirito, considerato che, per averli, necessita il lavoro della raccolta.

L’anima, ricevendo gli stimoli della carne, e camminando sotto la conduzione d’essa, invia alla mente una serie di immagini, che producono pensieri carichi di desideri e pronti a suscitare azioni corrispondenti.. Infine, i pensieri, distribuiti nelle varie zone del cervello, organizzano l’azione attraverso il corpo.

 

La mente luogo d’incontro delle immagini.

 

Nella mente, come appena esplicato, giungono le passioni e gli stimoli della carne: le visioni, i sogni ed i frutti buoni dello Spirito.

L’anima, appellandosi alla mente, si fa condurre dalla carne o dallo Spirito; quindi, compiuta la sua scelta, attiva il processo immaginifico, che caratterizza la mente in base all’indirizzo più o meno spirituale perseguito dall’anima..

       Per le percezioni mentali, l’anima riflette ogni attività volitiva, connessa imprescindibilmente alle esperienze fatte e tende verso ciò che vuole divenire. Essa, di conseguenza, in tale rapporto con la mente, rappresenta l’io cosciente. Sia anima e spirito, che anima e corpo, all’interno della mente, trasmettono e dialogano mediante immagini. Spesso lo Spirito illumina l’anima del cristiano con un sogno o una visione, e comunque sempre con una comunicazione d’immagini. L’anima, ricevuta la configurazione della comunicazione dallo Spirito, la trasmette, a sua volta, alla mente, utilizzando un codice iconografico e quest’ultima, servendosi di un decodificatore di immagini, le concettualizza e trasforma in pensieri, che sono i soli capaci di attivare il cervello, e generare le azioni spazio - temporali. In tale procedimento, la volontà spirituale, attraverso l’uomo, diventa azione e produce i fatti.

 L’anima, per la mente, è l’Io con tutta la sua esperienza; essa si muove proiettata verso ciò che vuol essere. Lo Spirito è l’entità che collega l’anima con la dimensione di Dio; conduce l’anima verso frutti di bene. La carne è l’entità che genera stimoli e passioni negative. L’anima può accettare la guida di uno dei due altri elementi antropici per poi generare opere del valore di chi la conduce; essa, quindi, sebbene possa essere influenzata e a sua volta influenzare il corpo, non si riduce, tuttavia, a mera fisicità.

Sia anima e spirito, che anima e corpo, trasmettono e dialogano mediante immagini mentali; infatti, lo Spirito conduce l’anima del cristiano nel sogno o nella visione, che è, come tutti sanno, una comunicazione di immagini. La visione, allo stesso modo del sogno divino, giunge dalle regioni spirituali ed illumina l’anima, la quale, ricevuto il messaggio dallo Spirito, ed utilizzando un proprio traduttore di linguaggio, lo trasmette alla mente, che lo concettualizza e lo trasforma in pensieri.

 

La mente cristiana, in questo pulsare di scambi tra zona superiore e zona inferiore; dove la zona superiore è frequentata dallo Spirito e la zona inferiore è visitata dalla carne e dal corpo, viene illuminata ed oscurata secondo le prevalenze della natura che più la orientano, fino a diventare cangiante.

Per questo la stessa persona, in alcuni momenti può presentarsi illuminata e santa, mentre in altri ottenebrata e contaminata. Quando le Sacre Scritture consigliano il credente di vestirsi della carità e di cingere i lombi della nostra mente, non intendono altro che arricchire la mente delle caratteristiche di Cristo.

Infatti, l’anima che decide di essere caritatevole genera una immagine di se stessa che è benigna, paziente, non invidia, non si vanta, non si gonfia, non si comporta in modo sconveniente, non si inasprisce, non cerca il proprio interesse, non sospetta il male, soffre dell’ingiustizia, gioisce della verità, crede ogni cosa, spera, soffre, sopporta ogni cosa. L’anima decide di lasciarsi guidare dalla spirituale Parola di Dio e proietta nella mente l’immaginazione dell’uomo paziente e benigno. La mente ricevendo l’immagine trasmessa dall’anima la indossa e la trasmette in concetti che divengono pensieri per il cervello.

Pertanto, come la mente riceve immagini e sensazioni dal corpo e stimoli dalla carne, così dall’anima e dallo spirito riceve immagini che possono essere immaginazioni e visioni. Le immagini dell’anima e dello Spirito sono reali e servono per generare una realtà, per cui la visione spirituale trasmessa per immagine dalla mente al pensiero porta con sé un carico di vita e di forza, tale da diventare realtà. Le immaginazioni della carne sono irreali e generano nella mente riproduzioni virtuali fantastiche e devianti; sporcando, contaminando e guastando la mente. Esse non possono diventare realtà di vita essendo solo stimoli di morte.

 

La coscienza e la mente.

 

Ogni natura dell’uomo: spirito, anima e corpo, ha una sua coscienza d’esistere e di essere; le tre coscienze formano nella mente una sola coscienza d’azione e di manifestazione che può essere velata o meno, tanto da realizzare o no le verità che operano intorno a lei. Necessita tenere ben pulita la mente evitando ogni contaminazione onde essere sempre presenti a se stessi ed avere chiari riferimenti nella realtà esterna al corpo.

La coscienza oltre alla contezza dell’essere svolge un ruolo morale. Essa, infatti, quando è libera è anche, per conseguenza, cosciente delle leggi e della Parola di Dio fino ad operare nell’anima e sulla mente un indirizzo morale. Una buona coscienza è una convinzione d’essere nella regola cristiana ed in un rapporto di pace con Dio.

La coscienza ha in sé i criteri del giusto e dell’ingiusto, della giustizia e del dovere. Avendo ella una natura morale nulla vieta di pensare che chi l’ha creata ha una natura morale. Nell’animo dell’uomo v’è la coscienza di esistere ed i valori morali del giusto e dell’ingiusto che la indirizzano. Fare ciò che è giusto è il dettato di una buona coscienza. La mente esprime il proprio giudizio morale sulle questioni di giusto ed ingiusto quando opera su precise indicazioni e leggi approvate dalla coscienza. La mente non possiede per se stessa un criterio morale. che è frutto di molti fattori: l’educazione, l’ambiente, l’atteggiamento religioso, quando è vissuto dalla persona in uno stato di coscienza e di libera scelta.

 

 

La mente della Chiesa.

 

La Chiesa è il corpo di Cristo, per essere tale ha ricevuto lo Spirito Santo ed è invitata alla comunione di tutti i membri in una medesima mente. La realtà della Chiesa è particolare rispetto ad ogni altra associazione di persone. Essa, infatti, ha i membri uniti in una intima comunione fraterna dove c’è il pari sentimento, dove c’è l’incontro nello stesso luogo di radunamento, dove c’è lo stesso modo di sentire le cose a motivo di una mente comune che amalgama i vari elementi di cui si compone. Così anche la Chiesa nel suo più o meno grande numero di membri, avendo un pari sentimento, avendo uno stesso Spirito, avendo una stessa mente, avendo uno stesso Dio, è un solo corpo. Per questo la Chiesa ha la sua psiche.

 

Il cuore dell’anima.

 

Il cuore fisiologico pulsa e distribuisce con la sua forza il sangue che dona la vita in ogni parte del corpo. Il cuore fisico può essere sostituito con un cuore artificiale ed il corpo continuerebbe a vivere ed a ricevere sentimenti e passioni. Che il cuore artificiale possa assolvere le funzioni di pompare il sangue è evidente, ma nessuno può sostenere che l’organo meccanico produca anche sentimenti e passioni. Ora, se le passioni ed i sentimenti non derivano dal cuore fisiologico da quale altro cuore essi derivano? Una risposta plausibile è quella che fa derivare i sentimenti e le passioni dal cuore che possiede l’anima. Egli è il tabernacolo dello Spirito Santo, da esso scorrono le sorgenti della vita e per questo deve essere custodito più di ogni altra cosa.

Dio ha promesso a quanti si convertiranno a Cristo Gesù di cambiare il cuore di pietra in cuore di carne ed il vecchio spirito col Suo Spirito. Anche in questo caso il cuore che sostituirà sarà quello dell’anima. Il cuore dell’anima genera dei «pensieri animici» di bene, perché alimentati da un sentimento positivo; per divenire azioni del corpo devono toccare la mente che, dopo averli recepiti e concettualizzati, li trasmette in «pensieri cerebrali» al cervello che organizza il corpo per compiere azioni adeguate.

 

Conclusioni.

 

Lo spirito, l’anima ed il corpo, interagenti mediante una mente, rendono l’uomo simile a Dio, dove Padre, Figlio e Spirito Santo interagiscono nella mente di Cristo. Un solo Dio in tre nature collegate dalla mente ed un solo uomo in tre nature collegate dalla mente. La mente è il luogo sul quale operano le vicende celesti ed umane ed è rappresentata come un mare di cristallo trasparente con la faccia superiore utilizzata dalle azioni del cielo e quella inferiore che riflette le azioni terrene e carnali. La mente osserva la coscienza delle tre nature e ne ha una propria, formata dalle tre, con prevalenza operativa fornita da quella più forte o dominante. Con la coscienza della mente la persona formula il giudizio e le scelte. La coscienza morale dell’uomo è riposta nella sua natura animica, dove opera il cuore dei sentimenti e dei pensieri. Le due diverse condizioni dell’uomo. Quando nell’uomo non v’è lo Spirito di Dio la sua realtà è particolare, considerato che la natura spirituale superiore è formata dallo spirito del mondo e dall’anima dell’uomo. Lo spirito del mondo approfittando del vaso spirituale dell’uomo, svuotato dal peccato, subentra riempiendolo. La condizione dell’uomo diventa propendente verso il male, poiché l’anima restando il solo elemento desideroso di Dio viene resa schiava dello spirito del mondo, che a sua volta concorre con la carne alla ribellione verso le leggi naturali e divine. L’anima, resa prigioniera dello spirito del mondo e dalla carne, è costretta a vivere una vita destinata alla morte. Le sue azioni sono drogate dallo spirito che opera contro Dio, e se non fa il male non dorme, per dire che la sua tendenzialità è solo male in ogni tempo. Questa è, dalla caduta dell’Eden, la condizione umana dell’uomo, dalla quale gli è impossibile svincolarsi. Solo Gesù Cristo avendo pagato per i peccati di tutti gli uomini, mediante l’opera della croce, è in grado di purificare l’essere umano e la sua coscienza dalle opere morte.

 

Il sangue di Gesù Cristo, versato sulla croce, è l’espiazione dei peccati di coloro che credono nella sua opera salvifica. La parola dell’Evangelo è la sola in grado di separare l’anima dell’uomo dall’influenza dello spirito del mondo, pertanto se udendo la predicazione della parola della croce l’anima accetta in se il messaggio e crede che Gesù Cristo è morto sulla croce per lei, l’effetto del sangue di Cristo opera sul suo intero essere, purificandolo e liberandolo dallo spirito del mondo. Se l’anima continua il suo cammino cristiano e riceve il dono dello Spirito Santo, la sua casa spirituale, il suo cuore verrà riempito con la luce di Cristo. In questa nuova condizione l’anima e lo Spirito Santo, che è Spirito di libertà, operano di comune accordo e sono in grado di sottomettere la carne con le sue passioni peccaminose.

 

Lo Spirito Santo aiuta l’anima alla conversione e la persona da «essere» tendente al male, privo della comprensione di Dio, diventa tendente al bene e pieno della rivelazione di Dio e delle cose appartenenti al regno Suo. I temi sopra esaminati sono la sintesi di uno studio più ampio e complesso che lo scrivente ha in trattazione e che non può essere riportato per intero in questo libro, visto che le finalità che si è prefisso di raggiungere sono diverse. Quanto argomentato, d’altro canto, è stato necessario per dimostrare e far comprendere come l’intero essere umano è formato dallo spirito dall’anima e dal corpo, che operano su un traduttore metafisico che è la mente.

 

Nella speranza di aver dimostrato le sostanziali differenze tra cuore biologico e cuore animico e tra carne e corpo, resta ora da capire le filosofie di quanti hanno voluto trattare questi argomenti su basi anticristiane, portando l’umanità lontana da Dio, per renderla schiava dello spirito di questo secolo che opera al presente negli uomini ribelli.

 


Capitolo II

CHIARIMENTI BIBLICI SULLO SPIRITO DEL MONDO

 

Lo spirito del presente secolo secondo le Scritture.

 

       Per comprendere qual è la rivelazione dello Spirito Santo procederemo secondo un metodo indicato dalle Scritture dove, nel salmo 119, enuncia che nella somma della Parola c’è la verità. Sarà necessario considerare con attenzione tutti i passi biblici che trattano il nostro argomento, per giungere ad una sintesi conclusiva condivisibile. Da un’accurata analisi dei testi Sacri è stato rilevato che il tema viene trattato dai seguenti passi: Efesini 2,2; I Timoteo 4,1; Luca 16,8; Romani 12,2; I Corinzi 2,6; 2 Timoteo 4,10; Galati 1,4; Apocalisse 16.

 

       Lo studio inizia con Efesini 2,2:

 

[1]Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, [2]nei quali un tempo viveste alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle potenze dell'aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. [3]Nel numero di quei ribelli, del resto, siamo vissuti anche tutti noi, un tempo, con i desideri della nostra carne, seguendo le voglie della carne e i desideri cattivi; ed eravamo per natura meritevoli d'ira, come gli altri. [4]Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, [5]da morti che eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. [6]Con lui ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, [7]per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.  [8]Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; [9]né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. [10]Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.

 

       Lo Spirito comunica la condizione dell’uomo ed il suo rapporto con la vita. La dichiarazione biblica è di morte a motivo dei peccati, che ogni uomo ha commesso e commette; l’azione dell’Evangelo si mostra forte e vincente poiché trasporta gli uomini dalla morte alla vita. L’analisi semantica mostra l’evidente dominio della potestà delle tenebre su gli uomini ribelli, per questo morti alle cose di Dio. Il principe delle potenze dell’aria è uno spirito che domina e indirizza verso il male coloro che giunge a possedere, esso ha dei progetti secolari con i quali opera le sue strategie e macchinazioni. Contro lo spirito del secolo opera lo Spirito Santo, il solo in grado di distruggere le opere del diavolo, per mostrare nei secoli che verranno la straordinaria ricchezza della grazia di Dio.

       Quanto chiarito mette in luce una realtà spirituale avversaria a quella di Dio, che opera nei confronti degli uomini ribelli il cui dio è il ventre ed operano ciò che torna loro di vergogna. Uno spirito opera nel mondo e nel presente secolo. Ai tempi di Paolo esso contaminava il mondo con la idolatria, il paganesimo, la persecuzione; era spirito anticristiano e dominava il mondo, in quanto principe delle potenze dell’aria capace di operare negli uomini ribelli.

 

In Romani 12, 2

 

si vede ancora meglio lo spirito dominante il secolo di Paolo. L’apostolo mosso dallo Spirito di Cristo scriveva: «[1]Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. [2]Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto.

Paolo temeva per i giovani fratelli nella fede e desiderava preservarli dalla mentalità che lo spirito del secolo inculcava loro. Pertanto forniva il consiglio di non conformarsi alla mentalità che lo spirito dominante quel secolo diffondeva nella società e nel cuore degli uomini. Contro uno spirito così forte e pervasivo era necessario proteggere la mente dei cristiani dalle insidie e dalle contaminazioni che gli venivano quotidianamente proposte. Infatti, il principe della potestà dell’aria assorbe la mente e,  imponendo la sua volontà , li rende schiavi. Lo spirito dominatore di quel secolo, secondo Paolo, cercava di operare nella mente dei cristiani con concetti ed immagini reprobe e contaminanti, pertanto i fratelli avrebbero dovuto disporre una difesa della mente evocando in essa le immagini che le Sacre Scritture e la Parola di Dio fanno sorgere. Solo così facendo il cristiano sarà inattaccabile dallo spirito del presente secolo.

 

Nella prima lettera di I Timoteo -4,1- sta scritto:

 

[1]Lo Spirito dichiara apertamente che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede, dando retta a spiriti menzogneri e a dottrine diaboliche, [2]sedotti dall'ipocrisia di impostori, già bollati a fuoco nella loro coscienza. [3]Costoro vieteranno il matrimonio, imporranno di astenersi da alcuni cibi che Dio ha creato per essere mangiati con rendimento di grazie dai fedeli e da quanti conoscono la verità. [4]Infatti tutto ciò che è stato creato da Dio è buono e nulla è da scartarsi, quando lo si prende con rendimento di grazie, [5]perché esso viene santificato dalla parola di Dio e dalla preghiera.

Gli ultimi tempi saranno caratterizzati dalla presenza e dal proliferare di dottrine diaboliche e spiriti di menzogna. Da un esame della questione religiosa prodotta dal cristianesimo notiamo che, nel corso dei secoli, non è mai mancato chi sorgesse contro la verità delle Sacre Scritture per insegnare false dottrine col sostegno di falsi profeti carichi di menzogne. Fin dalle origini del cristianesimo, sorsero le conflittualità dottrinali con la costante sconfitta della menzogna e della falsa dottrina.

Oggi il grave attacco alla fede cristiana, oltre a veder continuare il sorgere di nuove eresie, vede il sorgere di terribili spiriti di menzogna protesi alla negazione di Dio e schierati contro l’opera di Gesù Cristo. Il loro obbiettivo è di annullare e far sparire il cristianesimo dal cuore degli uomini, la fede nella salvezza della Croce, cercando di riportare la cultura e la fede dell’umanità a dottrine precristiane oppure al convincimento che il cristianesimo non è verità ma un effetto reattivo e terapeutico ad una nevrosi dell’umanità, per cui, conosciuta la causa nevrotica e rimossa con un preciso metodo psicoanalitico, il cristianesimo perde il suo motivo d’essere ed è destinato a scomparire.

Le insidie portate avanti da spiriti di menzogna e da false dottrine, nel nostro secolo ha raggiunto proporzioni mai viste prima. Lo spirito marxista del materialismo storico, inserito nel comunismo scientifico ha fatto gridare dallo spazio al primo astronauta che lì Dio non c’era. Quello spirito aveva l’ambizione di conquistare il mondo e cambiare le menti e le coscienze, inserendo la diabolica dottrina del materialismo. In questo secolo hanno avuto presa, si sono sviluppati e messi in pratica i principi di una dottrina anticristiana, che, in luogo della fede e dell’amore promuoveva il convincimento che il destino dell’umanità sarebbe migliorato con la creazione di una razza scelta e l’abbattimento delle razze meno pure; Hitler ne ha colto l’invito e, con una politica dissennata, ha compiuto i crimini peggiori della storia. Infine, la teoria del superamento nevrotico dell’umanità, con la liberazione dell’uomo dai tabù religiosi e dai limiti morali del cristianesimo, promise che avrebbe portato il genere umano in una condizione di migliore vivibilità; le società mondiali hanno inserito questi concetti negli insegnamenti scolastici ed universitari.

Nel corso della loro applicazione, queste dottrine si sono rilevate terribilmente mortali, portando con sé milioni di vittime umane e degradando il senso della morale fino a scardinare in questo secolo il timore di Dio dal cuore degli uomini, lasciando l’umanità in preda ad una angoscia e ad una nevrosi collettiva che spinge, come non mai, al suicidio, alla droga, alla violenza e ad ogni forma di ingiustizia.

 

Nell’evangelo di Luca -16,8-:

 

[8]Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo secolo (mondo) sono accorti , infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.

Il Signore fa notare con chiarezza che in continua opposizione ai figli della luce cristiana, stanno i figli del presente secolo, i quali sono accorti e scaltri tanto da riuscire a raggirare i loro antagonisti, se questi non diventano savi e cauti. La forza dei cristiani è riposta nello Spirito Santo; pertanto, se il contatto con Lui resta aperto e costante nessuna insidia riuscirà a prevalere sui figli della luce.

 

Nella prima lettera ai 1 Corinzi 2,6:

 

[1]Anch'io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. [2]Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso. [3]Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; [4]e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, [5]perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio. [6]Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo  secolo (mondo), né dei dominatori (principi) di questo secolo (mondo) che vengono ridotti al nulla; [7]parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. [8]Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. [9]Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano.

Secondo le Scritture Sacre, i dominatori di questo secolo, hanno una sapienza che non è in grado di comprendere le cose di Dio. Solo la fede cristiana porta l’uomo verso la perfezione. La via di Cristo Gesù, per l’elevazione dell’uomo dalle sue miserie, non prevede selezione di razze, di ceti o di capacità. Egli volendo dare a tutti una vita migliore di quella umana, corrotta ed avvelenata dal peccato, ha portato il suo evangelo della grazia, raggiungibile da ogni essere umano povero o ricco che sia, debole o forte, schiavo o libero. Per Gesù ogni uomo ha lo stesso preziosissimo valore del suo sangue, perché ogni uomo ha diritto alla dignità che devono avere coloro che portano con se l’immagine di Dio.

 

Nella seconda lettera a 2 Timoteo -4,10-:

 

[9]Cerca di venire presto da me, [10]perché Dema mi ha abbandonato avendo amato il presente secolo ed è partito per Tessalonica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. [11]Solo Luca è con me. Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero. [12]Ho inviato Tìchico a Efeso. [13]Venendo, portami il mantello che ho lasciato a Troade in casa di Carpo e anche i libri, soprattutto le pergamene. [14]Alessandro, il ramaio, mi ha procurato molti mali.  Il Signore gli  renderà secondo le sue opere ; [15]guàrdatene anche tu, perché è stato un accanito avversario della nostra predicazione.

Lo spirito del presente secolo è scaltro e costantemente proteso a recare morte all’umanità ed a riprendere i convertiti che si conducono scioccamente, fino a mettersi contro l’opera di Cristo. Nel caso in esame, la provocazione dello spirito del presente secolo è stata cosi determinata e convincente che un cristiano di nome Dema ha abbandonato la fede per amore verso il mondo e lo spirito del suo secolo.

 

In Galati -1,4-:

 

[1]Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo  di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai  morti, [2]e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia. [3]Grazia a voi e pace da parte di Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, [4]che ha dato se stesso per i nostri peccati, per strapparci dal presente secolo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, [5]al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

La riflessione dell’Apostolo è fortificante per i cristiani di ogni tempo, poiché ricorda che il sangue di Gesù Cristo è stato versato sulla croce per salvare i fedeli dallo spirito del presente secolo malvagio. Anche oggi la nostra fede nell’opera della croce è potente a strapparci dalle tentazioni che inocula lo spirito di questo secolo. Da soli non scamperemmo, ma, con l’aiuto dell’opera della croce, che suscita in noi l’immagine dell’amore di Dio, continueremo con Lui a vincere il mondo. Nella lettera ai Colossesi, capitolo tre dal versetto uno in poi, sta scritto: «Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di sopra dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Abbiate l’animo alle cose di sopra, non a quelle che sono sulla terra». Lo spirito del presente secolo porta con sé una unzione che toccando l’uomo peccatore, predisposto a tale negatività rafforzata dalla cultura dei popoli e da quella scolastica e religiosa, genera in lui una proiezione di stimoli e di provocazioni chiamata «carne». Esso tramite la «carne» produce nella mente immagini di peccato e tentazioni.

Le immagini suggerite dalla carne stimolano l’anima a condursi secondo l’indirizzo che forniscono, e se questa la segue l’uomo produrrà opere di male. Paolo sa come lo spirito del presente secolo riesce a trascinare con sé gli uomini ribelli a Dio ed invita la fratellanza a stare attenta a tale perversa macchinazione. In questo caso suggerisce un preciso metodo: poiché la carne invia immagini alla mente per provocare e condurre l’anima nelle vie della ribellione, necessita distruggere l’immagine della tentazione. La possibilità di ottenere un tale risultato sta nell’evocazione dell’opera della croce di Gesù, cercando mediante immagini della mente le cose di lassù dove Dio è seduto.

Se l’anima è nelle cose di sopra e non in quelle che sono sulla terra allora sarà condotta dallo Spirito di Dio ed i suoi frutti saranno per la testimonianza cristiana ed il bene del prossimo. La lettura della Bibbia evoca alla mente immagini delle cose di Dio, lo stesso fa la lode, la preghiera, l’adorazione, l’ascolto della predicazione della Parola; inoltre quando queste azioni si svolgono con la fratellanza la mente collettiva della Chiesa produce una immagine collettiva delle cose di Dio. L’immagine, nella mente, delle cose di sopra che appartengono a Cristo mette in contatto la mente con lo Spirito Santo e produce un collegamento diretto tra l’anima e Dio. Questa è la via recente e vivente inaugurata nei cieli della mente, perché giungiamo con immediatezza a Dio ed a Lui possiamo portare la preghiera. La lode e l’adorazione sono dei formidabili attivatori della nostra mente alle cose di Dio. Quando mettiamo le nostre anime in comunione con lo Spirito che opera nella nostra mente possiamo riferire a Dio e da Lui ricevere simultaneamente.

 

Conclusione.

 

Le Sacre Scritture pongono ai credenti la questione «dello spirito del presente secolo» come di un’autorità che domina sugli uomini ribelli e si caratterizza sempre più dello spirito dell’anticristo. Tra i passi biblici esaminati s’è constatato come, lo spirito del nostro secolo, è basato su dottrine atee guidate dalla menzogna. La nostra cultura è pervasa dal materialismo e dalla fede nel superuomo, il solo ritenuto in grado di risolvere i problemi e sciogliere le ansie dell’umanità. 

Una nuova morale si è aggiunta, in questo nostro secolo, che propugna la dottrina della liberazione, affinché l’uomo acquisti la sua sanità psicofisica rinunciando ai tabù culturali e religiosi. Essa, dopo avere pervertito nella società l’idea di Dio ed il timore che di Lui si deve avere, ha avviato la ricerca verso il superuomo per disfarsi per sempre di Dio. La dottrina che annulla i limiti di ogni legge morale, ha spinto le anime nella libertà incondizionata perché privata della responsabilità verso Dio. Questo secolo si trova condotto da uno spirito che, mediante i suoi tre profeti, l’ha sradicato con violenza da una cultura bimillenaria a fede cristiana, è l’ha posto in bilico ad una voragine di perdizione, dove è pronta la «new age», ultima e perfida macchinazione filosofica, epilogo tragico di un mondo pervaso da una cultura anticristiana.

       La Bibbia insegna che il cristiano ha una mente, così è anche la Chiesa, unione dei credenti ha una mente collettiva. Lo stesso è per il mondo dove l’uomo ha la sua mente e la società ha una sua mente collettiva fino al massimo raggruppamento che è il mondo.

       Il mondo, avendo la sua mente ha anche il suo immaginario collettivo formato da convinzioni generali che si affermano e si rinnovano. In questo secolo si sta affermando sempre più la convinzione che i governi, per essere giusti, devono essere laici; non sottoposti ad alcuna influenza di ordine religioso, aperti ad ogni inserimento di stati a fede islamica o di altra derivazioni a condizione,però,  che non siano cristiani. Un nuovo umanismo materialistico sta guidando la cultura mondiale che, lasciata la religione cristiana, sta ponendo fede nella tecnologia e nei suoi interminabili progressi nel campo della medicina, dell’informatica, della farmaceutica. Infine, è diventata convinzione mondiale, la pratica psicanalitica per la cura dell’uomo interiore e della sua natura psichica. Infatti le problematiche dell’anima si chiamano casi psichici o psichiatrici ed i sensi di colpa, prodotti dal peccato e curabili con la fede nell’opera della croce di Cristo, si chiamano problemi nevrotici da curarsi con sedute o «confessioni» psicanalitiche.

       Lo spirito delle tenebre, che non può passare dove c’è la luce di Cristo, avendo prima svuotato con le dottrine anticristiane i tre centri di potere dell’umanità:  quello religioso, quello del governo sociale e quello animico, ha reso più forte la sua manifestazione mediante la mente collettiva mondiale. Mai come oggi l’umanità ha visto una così forte manifestazione di malvagità dello spirito del mondo. Madri che uccidono i figli; figli che per denaro uccidono i genitori; pedofilia diffusa a livello mondiale; idolatria di mammona e idolatria del proprio corpo fisico. Le guerre fanno sentire la loro sinistra e quotidiana presenza ed interi popoli soffrono la fame mentre altri sprecano abbondanze di beni.

       Le caratteristiche dello spirito del presente secolo sono tinte della perfidia e della malvagità. La seduzione dello spirito del male che pervade il mondo, in questo secolo, è giunta a livelli incredibili, tali da far passare per cristianesimo vere e proprie organizzazioni di male che facendosi scudo del nome di Gesù, compiono le peggiori violenze contro l’anima nascondendo la verità dell’evangelo con dottrine d’uomini. Solo gli eletti non possono essere ingannati da queste perfide strategie del presente spirito ribelle.

 

       La seduzione di questo spirito ha forte presa sulle anime deboli perché private della fede cristiana dalle tre filosofie dominanti. Alla seduzione lo spirito della menzogna aggiunge la falsità e con essa confonde ogni rapporto tra gli uomini. Infatti, sta crescendo a livello mondiale la disonestà e nessuno riesce a credere nei patti sulla parola poiché ne teme lo spergiuro. Nessuno sa più dire il vero al suo prossimo, la verità e la giustizia stanno venendo meno tra gli uomini in maniera travolgente, sono ormai delle chimere, vere e proprie utopie.

       Sottoposti a questo spirito mondiale caratterizzato ormai dalla idolatria del denaro e del sesso, privo di ogni verità e giustizia, gli uomini educati dai tre filosofi all’anticristianesimo cercano punti di riferimento e sorgenti di verità e di giustizia che lontano da Gesù Cristo non possono trovare. La loro anima brama le cose di Dio ma la furbizia dello spirito di questo secolo ha distrutto ogni ponte di riferimento per spingere l’umanità in una nevrosi collettiva e gettarla nel precipizio della guerra finale. 

       Tutto questo sta avvenendo mentre le manifestazioni apparenti stanno confermando che la fede nel superuomo è ben riposta, visti i grandi progressi nella tecnologia, nell’informatica, nella farmaceutica, nella medicina e negli accordi politici internazionali. Per tutto questo vale una sola riflessione:, quanto può durare l’immagine falsata di un umanità vittoriosa ed opulenta quando il cancro dell’immoralità, della menzogna, dell’ingiustizia, la sta divorando all’interno? Mai come in questi tempi sono stati registrati flussi migratori di intere etnie, che lasciano le loro terre, rese inabitabili dalla cattiveria dello spirito del presente secolo, per cercare salvezza in nazioni ritenute prospere per essere poi sottoposti allo sfruttamento dei ricchi e creare in sé una coscienza che per le ingiustizie subite scarica nella nuova società la ribellione morale e sociale con furti, omicidi, stupri, violenze di ogni tipo, aumentando nelle nuove nazioni tensioni, diffidenze e reazioni xenofobe

       Lo spirito del secolo presente sta crescendo in forza ed arroganza e, come Golia impaurito, sfidava Israele così questo sta sfidando la Chiesa di Cristo a suo parere impaurita e chiusa in se stessa per non farsi sporcare dalle tenebre con le quali il mondo sta venendo avvolto.

       Lo scrivente ritiene che lo spirito del presente secolo, ancora una volta, ha sbagliato i calcoli, visto che lo Spirito cristiano, se ha un popolo impaurito ha anche molti ‘Davide’ capaci di centrare la fronte avversaria con una delle cinque pietre ministeriali colte nel fiume dello Spirito Santo, e riportare una nuova e schiacciante vittoria affinché Cristo regni.

Pertanto, cosa devono fare i cristiani davanti a tale dramma, avendo da Dio ricevuto l’incarico di essere luce del mondo e sale della terra? Certo la peggiore condizione sarà quella di stare sotto il moggio e nella saliera, che significa desistere dalla lotta e dalle responsabilità, che abbiamo nei confronti di questa generazione e dell’intera umanità. Pertanto, se l’attività cristiana è ciò che Dio si sta aspettando, per contrastare lo spirito di questo secolo malvagio, tutti i veri credenti devono prendere coscienza dell’empietà commessa da tre diaboliche dottrine sorte contro la cristianità, al solo scopo di radunare i popoli a combattere contro il Signor nostro Gesù Cristo.

Noi cristiani, per prima cosa, vogliamo confutare le tre dottrine che più hanno aggredito la cristianità ed il nome del nostro Dio, poi, sulla base di uno scontro spirituale, dobbiamo radunare intorno al nome di Gesù Cristo i credenti di ogni lingua, popolo e nazione, per affermare la potenza, la sapienza e la salvezza dell’opera della croce, nonché confessare e manifestare il regno di Dio per il ritorno di Gesù Cristo, unico Re dei re e Signore dei Signori.

Chiunque può con noi convenire che le tre dottrine anticristiane che hanno influenzato intere moltitudini, dando una visione atea della storia e della società; esse, appartengono a Marx, Nietzsche e Freud.

       Il presente studio continuerà con la trattazione della vita e del pensiero dei tre personaggi, e con la personale confutazione delle loro dottrine, al solo scopo di affermare la verità di Dio e sostenere la difesa del cuore dei giovani cristiani e di tutti gli altri che desiderano trovare la verità e non il relativo pensiero di un uomo, per quanto stimato possa essere.

 


 

Capitolo III

LE TRE DOTTRINE ANTICRISTIANE.

 

Karl Marx. Storia e pensiero.

 

Filosofo, economista e rivoluzionario tedesco, nato il 1818 a Treviri e morto a Londra il 1883. Figlio di un avvocato di tendenze liberali, discendeva sia per linea paterna che materna da famiglie di rabbini. Il nonno paterno, rabbino a Treviri, aveva abbreviato il cognome da Marx-Levy, in quello di Marx. Suo padre, Hirschel, si era staccato dalla religione ebraica e, solo formalmente, per motivi professionali, si era convertito al protestantesimo.

Il primo orientamento spirituale di Marx fu determinato dal razionalismo e dal liberalismo religioso e politico del padre che, negli anni dell'adolescenza, esercitò su di lui un'influenza preponderante. Per desiderio del padre, che prevedeva per lui una carriera giuridica, si iscrisse alla facoltà di legge dell'università di Bonn, seguendo però parallelamente corsi di letteratura. Nel 1836 passò all'università di Berlino dove seguì i corsi di diritto, di due scuole giuridiche opposte: il primo della Scuola storica di diritto, il secondo della Scuola hegeliana. Partecipò al confronto giuridico della lotta politica tra conservatorismo e liberalismo.

Mai, Marx, tralasciò le esercitazioni letterarie, scrivendo poesie, un dramma e un romanzo. Il contrasto tra il liberalismo democratico, verso cui andava orientandosi, e il romanticismo, rispondente alle esigenze reazionarie dell'epoca, provocò in Marx una crisi intellettuale che lo portò ad orientarsi verso la filosofia hegeliana e a formulare una concezione più realistica del mondo.

La morte del padre, nel maggio 1838, gli consentì di abbandonare gli studi giuridici per quelli filosofici e di iniziare un’intensa attività pubblicistica. La sua conversione all'hegelismo rispondeva al desiderio di partecipare attivamente alla lotta fra liberalismo e conservatorismo.

La sua nuova concezione del mondo e dei rapporti tra uomo e mondo, è documentata dalla tesi di laurea avente titolo «Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro», presentata nel 1841 all'università di Jena quando aveva ventitré anni. Divenuto redattore del giornale d'opposizione "Gazzetta Renana", ne seguì l'evoluzione dalla critica teologica a quella politica e nel tempo cominciò a prendere posizione contro l'eccessiva astrazione del pensiero hegeliano, distanziandosi sempre più dalle posizioni della stessa "sinistra hegeliana" e dal criticismo intellettualistico di questa, orientandosi su posizioni decisamente democratiche. L'inasprirsi della censura, la soppressione della "Gazzetta Renana" e il clima di soffocante reazionarismo della Germania, lo indussero a trasferirsi a Parigi dove, pubblicò gli "Annali Franco-tedeschi" e prese contatto con i circoli rivoluzionari della capitale francese. Nel corso della sua permanenza a Parigi (1843-44) andò orientandosi verso il socialismo, prendendo contatto col movimento politico degli operai e artigiani tedeschi all'estero, capeggiato da Weitling. L'amicizia e la collaborazione con F. Engels, reduce da un'importante esperienza in Inghilterra, dove aveva condotto un'approfondita analisi sulla classe operaia, lo orientò verso l'economia politica, distaccandolo definitivamente dalla filosofia del diritto. Primo frutto dell'amicizia e della collaborazione con Engels fu la Sacra Famiglia (1845), seguita dall'Ideologia germanica (1846). Venivano così sviluppandosi le basi teoretiche del "materialismo storico" e la sua totale adesione al comunismo.

Entrato in contatto coll'associazione comunista Lega dei Giusti, operò in modo da liberarla da ogni componente utopistica, trasformandola in Lega dei Comunisti (1847) ed elaborando per essa, insieme con Engels, il famoso Manifesto, pubblicato nel febbraio 1848 a Londra. Esso indicava, nella rivoluzione e nell'assunzione del potere da parte del proletariato, la strada da percorrere per eliminare lo sfruttamento, e l'unica possibilità per restituire all'uomo la sua piena umanità, perduta ad opera della società capitalistica. Scoppiata la rivoluzione parigina del febbraio 1848, lasciò il Belgio per la Francia, da dove si recò in Germania per seguirne gli eventi rivoluzionari.

A Colonia assunse la direzione della «Nuova Gazzetta Renana", ma la controrivoluzione lo costrinse al definitivo esilio di Londra, dove rimase dal 1849 sino alla morte. Visse in condizioni di estrema indigenza, alleviata dal sostegno economico dell'amico Engels che gli consentì di continuare a dedicarsi ad approfonditi studi storici ed economici e di svolgere contemporaneamente un'intensa attività politica di collegamento coi partiti operai dei vari paesi europei aderenti alla Prima Internazionale (1864-75).  Per guadagnarsi da vivere collaborava a giornali, soprattutto americani, in particolare al "New York Daily Tribune". Animatore e guida dell'Internazionale (propriamente Associazione Internazionale dei Lavoratori), condusse fuori e dentro di essa una durissima lotta contro le tendenze, borghesi e insurrezionali, dei mazziniani. Insieme a scritti di carattere politico, elaborò la sua opera fondamentale, Il Capitale, di cui pubblicò il primo volume nel 1867, all’età di 49 anni. Visse altri 16 anni e morì all’età di 65.

 

Concetti tratti dal pensiero filosofico di Marx.

(Materialismo storico ed economia politica)

 

Nella produzione sociale della loro esistenza gli uomini vengono a trovarsi in rapporti necessari ed indipendenti dalla loro volontà, cioè in rapporti di produzione corrispondenti ad un determinato livello di sviluppo delle loro forze produttive. Pertanto, secondo Marx, il complesso di tali rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società. Essa è la base reale su cui si eleva, per conseguente necessità sociale, una sovrastruttura giuridica e politica a cui corrispondono determinate forme di coscienza delle masse popolari.

Il modo di produzione della vita materiale è, quindi, ciò che per Marx condiziona il processo sociale, politico e spirituale dei popoli. Per questi presupposti la riflessione conseguente giunge alla conclusione che non è la coscienza degli uomini a determinare il modo d’essere ma, al contrario, è il loro grado sociale che determina la loro coscienza. Altra rilevante riflessione del Filosofo fu il sostenere che ad un certo grado di sviluppo, le forze produttive della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti ovvero quelli della proprietà. Marx giunse così a sostenere che i rapporti di produzione essendo forme di sviluppo sociale, erano sottoposti ad un particolare momento di crisi sistemica, per il quale si sarebbero tramutati in vincoli ed elementi di ostacolo alla produzione medesima.

La crisi della produzione, elemento primario e fondante la vita sociale, avrebbe generato una consequenziale spinta verso la rivoluzione. In tali circostanze la rivoluzione sociale è ritenuta l’unico elemento in grado di sbloccare un sistema che senza di essa resterebbe inceppato. La necessaria rivoluzione determinerebbe un cambiamento delle basi dell’economia e della produzione con l’ascesa al potere della classe proletaria, la sola in grado di sovvertire le inutili sovrastrutture sociali e piccolo-borghesi. Con la divisione in classi dei vari reparti interessanti il lavoro nasceva la conflittualità fra l'interesse del singolo individuo, o della singola famiglia, e l'interesse collettivo, di tutti gli individui. Questo interesse collettivo esiste nella dipendenza reciproca di individui fra i quali il lavoro è diviso. Tutto questo è per Marx ciò che vale, in quanto vita pratica ed analisi condotta su fenomeni reali, quindi non frutto di alcuna immaginazione filosofica o speculazione intellettuale.

La tensione fra interessi particolari e privati e l’interesse collettivo, determina e genera l’esigenza dello Stato, che, separato dall’interesse privato dei singoli, cura gli interessi collettivi, sulla base di legami esistenti in ogni piano della struttura sociale, che dal singolo si espande nella famiglia e da questa nelle associazioni, quindi nelle istituzioni e, per la sua interezza e globalità, nello Stato. In parallelo a tale struttura sociale ed in concomitanza interrelazionale ed organica, nell’ambito del lavoro si stagliano le varie classi che dal proletariato giungono alla borghesia, alla dirigenza ed alla politica. Le classi sociali derivano dal lavoro ed esistono in ogni raggruppamento umano.; comunque, sarà sempre una classe a dominare sulle altre. Ne consegue che tutte le lotte nell'ambito dello Stato: la lotta fra democrazia, aristocrazia e monarchia, la lotta per il diritto di voto, le lotte per l’uguaglianza sociale, sono forme di lotta reali combattute tra le diverse classi.

Per Marx, ogni classe che aspiri al dominio, anche quando, come nel caso del proletariato, il suo dominio implica il superamento di tutta la vecchia forma di società, deve per prima cosa conquistare il potere politico, attraverso il quale rappresentare il suo particolare interesse come universale. Le idee maturate dalla classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti., infatti, la classe che domina la società è in pari tempo la sua potenza spirituale. essa dispone dei mezzi per la produzione materiale dispone, in pari tempo, dei mezzi per la produzione intellettuale. Pertanto ad essa sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l'espressione ideale dei rapporti sociali egemoni.

Marx riduce la storia dell’umanità alla lotta di classi. Particolari filosofie «guida» hanno condotto la vita dei popoli e tutte sono derivate, sono state il frutto dalla classe dominante. Infatti, al tempo in cui la società era guidata dall'aristocrazia dominavano i concetti d’onore e di fedeltà, durante il dominio della borghesia dominavano i concetti di libertà, di uguaglianza, mentre dove ha dominato il proletariato le idee di base sono state volte alla soddisfazione dei bisogni umani e alla garanzia del lavoro e del guadagno di chi ha fornito una prestazione di lavoro.

Questa concezione della storia, è divenuta comune a molti addetti ai lavori a partire dal diciottesimo secolo; è per questo che, le idee dominanti, assumono maggiore astrattezza ed acquistano una forma sempre più universale. Così ogni classe che ha assunto il potere, sarà costretta a dare al suo interesse i caratteri dell’universalità, e a presentare le proprie idee come le sole razionali e valide. La classe rivoluzionaria è tale poiché si contrappone a quella dominante, non come classe alternativa bensì massa sociale rappresentante dell'intero popolo.

 

Il fallimento delle idee marxiste.

 

Da un’attenta analisi storica si rilevano precisi limiti nell’ideologia socio-politica del filosofo più idolatrato dell'ultimo secolo e nella società comunista, che non avrebbe dovuto contemplare né Stato, né contraddizioni, né mercato poiché protesa a garantire unicamente il trasferimento dell’umanità dal regno della necessità al regno della libertà. Molti scrittori, attenti al marxismo ed allo sviluppo pratico delle sue teorie, hanno invitato a diffidare delle tesi di Marx quanto più queste sono rivoluzionarie, e considerare con sospetto le teorie socio analitiche quando propongono eventuali rinvii o approfondimenti, strategicamente disattesi o elusi da invettive contro il lettore. Altri scrittori hanno rilevato in Marx la presunzione di avere il sapere unico e assoluto e di essere il solo a possedere il senso della storia. Tali presunzioni hanno finito col renderlo intollerante con coloro che non si adeguavano al suo pensiero.

Marx col Manifesto del Partito Comunista, diviene guida delle masse popolari poiché converte il disagio delle stesse in ribellione; usa la temporanea fase di trasformazione della società in uno spettro di disordine sociale dal quale uscire mediante la rivoluzione. Lo scrivente non ritiene che il Filosofo fosse cosciente del danno sociale che avrebbe prodotto con le previsioni d’imminenti catastrofi sociali, era certamente cosciente della forza rivoluzionaria del proletariato.

Nel Manifesto appare un Marx che ha la pretesa di porsi come profeta di un futuro imminente dove il proletariato sarebbe giunto all’emancipazione sociale e politica., non mancando, come scienziato della storia e della società, di addurre sicure dimostrazioni in merito all’imminente crollo del capitalismo ed alla crisi mortale della società borghese. L'intera costruzione di Marx poggia sulla convinzione che la storia dell’umanità sia diretta dai perenni conflitti tra le classi sociali, che si formano in base al lavoro umano finalizzato alla produzione di beni. Tale fondamento della teoria marxista, non è fondamento unico e assoluto della storia umana., ma,

per una visione più completa e vera della storia umana, deve essere considerata concausa che interagisce  con altri fattori come quello religioso, culturale, razziale. Circa un metodo da applicare all’interpretazione della storia va considerato che in ogni epoca ci sono in guerra ristretti gruppi di dominatori e vasti gruppi di sfruttati. Le masse di schiavi, fin dall’antichità, hanno compiuto ogni sorta di lavoro manuale, mentre arti, scienze e amministrazione della cosa pubblica erano riservate ai ceti più abbienti L’età feudale che seguì fu caratterizzata da un bipolarismo che suddivideva la società in chi possedeva la terra (l'aristocrazia) e in chi la lavorava (servi della gleba). Nel periodo dei «comuni» i ceti mercantili hanno soppiantato i ceti nobiliari perché abili a concentrare la ricchezza tramite il commercio e le attività artigianali. Con l’industrializzazione, la borghesia è ascesa al primato in campo economico, divenendo classe dominante.

Col progresso della tecnologia, il lavoro dell'operaio fu reso disumano ed alienante. Questo stato di fatto determinò il desiderio radicale e definitivo della liberazione, fino a desiderare l’affidamento della produzione alla classe operaia, così pure le fabbriche e la terra, e distribuire equamente i beni prodotti secondo il bisogno di ciascuno.

Davanti a tale progetto, secondo Marx, il dovere dei lavoratori era quello di saper considerare le proprie condizioni e la propria forza fino ad avere una comune coscienza di classe, per collegarsi al di là di ogni distinzione nazionale, di ogni confine di Stato; quindi, bisognava inserirsi nel processo della storia, esasperare con la lotta di classe le contraddizioni insite nel sistema capitalistico. Queste convinzioni fanno concludere il manifesto con la frase: "Proletari di tutto il mondo, unitevi".

Marx credette allo sgretolamento del capitalismo a motivo di alcune constatazioni emerse nel fenomeno della sovrapproduzione industriale che, a suo dire, avrebbe causato gravi e ricorrenti crisi di mercato, di volta in volta sempre più violente e funeste per il proletariato. Fu l’azione psicologica della paura, per un prossimo cataclisma sociale che avrebbe portato morte in mezzo al popolo, a far leva sulle decisioni degli operai a favore della rivoluzione, vista come unico rimedio contro l’incombente pericolo.

Per scongiurare il pericolo della rivoluzione, uno dei rimedi possibili ed alternativi poteva essere quello di mantenere la produzione nelle giuste proporzioni. Il problema, quindi, consisteva nel trovare un accordo con i proprietari delle industrie per stabilire i ritmi produttivi e gli obiettivi da conseguire. sotto il profilo della produzione Con tale sistema la produzione doveva esser costretta a seguire i consumi ovvero la domanda dei beni da produrre, valutata sulla base dei bisogni della società, doveva precedere l’offerta di beni da parte dei produttori.. La grande industria nel sistema del libero mercato operava col criterio inverso poiché non aspettava alcuna richiesta da terzi istituzionalizzati ma valutava direttamente la possibile richiesta di mercato e produceva beni in più, fino a formare scorte di magazzino.

La logica del libero mercato avviava le industrie verso una maggiore espansione, proiettando la produzione verso un’auspicante crescita del consumo e consequenziale riduzione dei prezzi di vendita d’ogni singolo bene.

Per certo il sistema capitalistico ed industriale, nella fase del suo avviamento storico non presentava la flessibilità e la capacità d’espansione che avrebbe acquisito nel tempo, attraverso le esperienze e le lotte sociali. Nel suo inizio, l’industrializzazione non potendo garantire le sicurezze della terra ed i ritmi invariabili della natura generò un momento di crisi sociale sotto il condizionamento di intuizioni fuorvianti e paure che nel tempo mostrarono di avere un fondamento irreale generato da errata valutazione dello sviluppo sociale ed industriale.

La teoria di Marx, quindi, non tenendo conto delle grandi capacità di adattabilità del libero mercato, base del capitalismo, propose di far dipendere la produzione dei beni dalla valutazione delle esigenze della popolazione, per evitare il plusvalore che avrebbe visto scorte di magazzino tali da fermare le industrie e con esse i posti di lavoro; determinando povertà nelle grandi aree urbane dove il supporto dei beni naturali, come l’agricoltura familiare, non sarebbe potuto arrivare. 

Anche Engels, come Marx, aveva rilevato, nei suoi «Lineamenti di una critica dell'economia politica», che ogni successiva crisi sociale, generata dal lavoro nelle industrie, sarebbe stata più grave della precedente, fino a ridurre in miseria la maggior parte dei piccoli capitalisti facendo accrescere il numero degli appartenenti alla classe di coloro che vivono del solo lavoro; aumentando il proletariato da occupare che, privo di lavoro, avrebbe provocato una rivoluzione sociale. Per queste prospettive di imminente disastro le masse vedevano, un futuro sempre più incerto e minaccioso.

Per i due scrittori, Marx ed Engels l'economia capitalista era affetta dal mortale vizio organico della sovrapproduzione, in quanto si produce per smania di fare denaro e non esclusivamente per soddisfare i reali bisogni naturali degli uomini. La loro teoria che incriminava i padroni capitalisti attirava il consenso delle masse operaie alle quali sfuggiva la più semplice delle riflessioni, in grado di svilire l’invito marxista alla sommossa. Infatti, il timore di una sovrapproduzione in grado di scatenare rivolgimenti sociali era da considerare infondato, per come la storia dimostrò successivamente, poiché nessun industriale avrebbe mai prodotto oltre l’analizzata e possibile richiesta di mercato, fatto salvo un naturale quantitativo per scorte di magazzino, considerato che, oltre questo limite, il resto della produzione sarebbe diventata una perdita.

Bastava riflettere sul perché il capitalista opera l’impresa, dove espone al rischio il suo capitale, per comprendere che le sue logiche sarebbero state contenute dall’obbiettivo del guadagno e quindi del giusto equilibrio tra produzione e consumo, con sempre maggior riduzione delle eccedenze rispetto al fabbisogno. A riguardo l’economista Keynes scrive che "la caratteristica essenziale del capitalismo è la dipendenza da un forte appello agli istinti degli individui del far denaro e dell'amare il denaro come principale forza motrice della macchina economica" mentre la super produzione, l’eccesso rispetto al fabbisogno, genera perdite economiche che sono in antitesi col pensiero e la cultura capitalista. L’auspicio marxista prevedeva la caduta del capitalismo, l’eliminazione della borghesia ed il conseguente annullamento del valore dato al denaro, perché, dove è sorto, il sistema comunista ha determinato il fallimento sociale ed economico.

. Ancora una volta s’è mostrato utopistico il progetto di una società dove si possa annullare la spinta umana a concorrere verso mete e guadagni personali. La competizione tra tutti i membri della società e motivo di confronto, di stimolo a far meglio, di selezione per giungere al meglio possibile, cosa che altri sistemi non hanno saputo fare.

Molti economisti hanno accusato Marx di aver compiuto sostanzialmente un madornale errore metodologico, costruendo una teoria che prescinde dall'esperienza e di aver concepito un modello astratto che non poteva reggere al controllo empirico, per com’è stato dimostrato dalla storia del presente secolo.

In seno allo stesso movimento marxista, Bernstein fondatore del revisionismo marxista - capì quanto il preteso crollo del capitalismo fosse un’illogicità considerato che gli equilibri di mercato avrebbero razionalizzato l'economia capitalista, di modo che le eventuali crisi sarebbero diventate meno frequenti e violente. Uno tra i più grandi errori di Marx rimarrà l’idea che l'organizzazione sociale possa fare a meno del mercato.

Il marxismo prevedeva una società dove non erano necessari gli strumenti della mediazione sociale come mercati, denaro, politica o diritto. Questa convinzione ideologica è stata per lungo tempo considerata come faro luminoso nell'ambito del pensiero della sinistra più radicale ed ha stentato a morire, causando conseguenze assai funeste.: E’ stato un colossale errore nato da quell’illusione tanto gradita a molti intellettuali di poter confondere utopia con realtà, di voler quindi credere ad una società egualmente bene organizzata e razionalmente costituita, pur facendo a meno del ricorso al mercato.

Il problema sociale della sovrapproduzione esiste ma non in termini di economia, di mercato, di lavoro, ma in termini di consumo. Oggi, la ricchezza crescente dei popoli a capitalismo industriale si scontra con la miseria di tanti altri Paesi sfruttati dai primi come colonie, e divenuti Terzo mondo. Pertanto la questione doveva essere posta non sul plusvalore ma sul consumismo per garantire il bene prodotto, possibilmente, alla maggior parte dei bisognosi. La nuova frontiera della politica economica non potrà che essere quella della regolazione etica del consumismo. La prospettiva dell'estinzione dello Stato e della politica in una società comunista non poteva non essere utopistica, visto che pretendeva di realizzare nella storia quell'assoluto che il cristianesimo ripone nella speranza delle divine promesse, mentre per Marx era riposto nel futuro.

       In conclusione, le previsioni socio-politiche di Marx, poggiate sulla paura e su errati convincimenti hanno mostrato il loro fallimento storico e lo hanno dimensionato nella sfera dei falsi profeti e degli ultimi utopisti.

 

La questione religiosa.

 

Marx, provenendo dalle convinzioni umanistiche, affermò, inoltre, che il diritto, la politica, la religione, la filosofia  non hanno il loro fondamento nell’idea, bensì nella produzione materiale, secondo la direttrice della sua visione materialistica. Ciò perché una determinata produzione materiale è anche un complesso di rapporti sociali, di rapporti di proprietà, di rapporti di classe. Di qui l’elaborazione delle dottrine giuridiche e politiche , che servono a giustificare quei rapporti. Manifestazioni intellettuali più astratte come le religioni e le filosofie, secondo Marx, hanno anch’esse il loro fondamento nel modo in cui gli uomini si appropriano della natura e conducono la loro vita.

Marx sostenne che la produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale ed alle relazioni materiali degli uomini; linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni ed i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso modo per la produzione spirituale, quale essa si manifesta nel linguaggio della politica, delle leggi, della morale, delle religioni e della metafisica di un popolo. Sono gli uomini i produttori delle loro rappresentazioni e delle loro idee.

E’ chiaro che, in una concezione come questa, la religione è intesa come il prodotto dell’evoluzione dello spirito umano. Il primo metodo per studiare la religione e capirla, secondo Marx,  sta nel considerarla come il prodotto economico e sociale degli uomini. Questo risultato è uno tra i più importanti della concezione di Marx e toglie qualsiasi fondamento alla storia spirituale, intesa come storia indipendente e autonoma, e la sostituisce con una sociologia delle idee e delle forme della coscienza. La religione naturale si manifesta in una fase assai primitiva della storia umana, quando la natura si erge di contro agli uomini come una potenza assolutamente estranea, onnipotente ed inattaccabile, verso la quale essi si comportano in modo puramente animale e dalla quale sono dominati come le bestie.

Si vede subito – dice Marx – che questa religione naturale, o questo determinato comportamento verso la natura, è determinato dalla forma sociale e viceversa. A differenza di quanto pensa Hegel , e cioè che nella religione si esprime il principio essenziale di un popolo, sicché, qual è la natura della religione tale è quella dello Stato e della sua costituzione, cioè di tutti i rapporti economici sociali e politici. Per Marx, a differenza di Hegel, sia lo stato che la politica si spiegano come conseguenze, risultati di una determinata struttura economica. Mentre per Hegel un popolo che considera la natura come il suo Dio non può essere un popolo libero, per Marx, invece, un popolo ha necessariamente una religione naturale quando non è libero perché interamente dominato dalla natura e dipendente da essa nella produzione materiale della vita. Questa forma della coscienza è determinata dalla produzione elementare ed arcaica della vita, e non viceversa. Per Marx la stessa formazione della storia procede dalla prassi materiale, pertanto, non esiste l’anima,

non esiste Dio, la religione e l’esigenza di essa va ricondotta ad una visione naturalistica e materialistica. Per il Filosofo, infine la religione è “ l’oppio dei popoli.” La religione secondo Marx, in quanto esigenza dell’uomo invocata per risolvere il rapporto con tutto ciò che di naturale è sconosciuto, è destinata ad “estinguersi” man mano che l’uomo acquista il controllo sulla natura, quindi, non ha più bisogno di esorcizzare le proprie paure.

 

 

Nietzsche Friedrich Wilhelm. Storia e pensiero

 

Il 15 ottobre in Rocken, Sassonia, nasce Nietzsche, da Karl Ludwig, pastore protestante e da Franziska Oehler, anch’essa figlia di un pastore protestante. Il piccolo Friedrich viene cresciuto in un’atmosfera fortemente religiosa-protestante, dove accanto alla lettura della Bibbia ha grande importanza la musica, il canto e la poesia.

Filosofo tedesco, studiò filologia classica a Bonn e a Lipsia, coltivando ben presto un'ispirazione poetico-filosofica che nasceva da una sintesi audacissima di romanticità e di classicismo. Si dedicò subito ,con impegno, agli studi filologici, guadagnandosi la stima dei maggiori esperti. Fu nominato professore di filologia greca all'Università di Basilea nel 1868, a soli 24 anni, prima ancora di conseguire la laurea. Insegnò fino al 1879, anno in cui ottenne la dispensa dall'insegnamento per motivi di malattia ed il godimento di una congrua pensione, che lo mise in grado di poter affrontare il resto della sua esistenza senza problemi di natura economica, potendosi dedicare attivamente ai suoi studi preferiti.

Durante il periodo dell'insegnamento si legò con profonda amicizia a Wagner, ma non durò oltre il periodo universitario, per il diverso itinerario spirituale seguito.. Nietzsche identificando la vita con l'esaltazione della dimensione eroica dello spirito non poteva accettare la tendenza che Wagner aveva manifestato nel Parsifal, di rinuncia melanconica all'affermazione assoluta della vita come lotta eroica irriducibile, per un ritorno al modello cristiano di fronte alle avversità del destino.

Nell'opera Umano, troppo umano, Nietzsche manifestò il suo distacco dai filosofi contemporanei per la sua concezione sulla volontà di vivere che regge le sorti dell'universo agendo come forza primordiale della natura e come essenza stessa dello psichismo umano. Wagner, appariva a Nietzsche come un traditore dell'ispirazione originaria, che aveva trovato sbocco nel suo opposto, cioè nella soppressione ascetica della volontà di vivere, identificata come fonte di dolore.

Dopo aver abbandonato l'insegnamento, Nietzsche continuò nella sua opera di scrittore, alquanto deluso dalla scarsità di veri seguaci che le sue teorie ottenevano. Col libro “La gaia scienza” affermò che solo ai filosofi fosse possibile mutare il corso degli eventi. Così parlò Zaratustra”,  opera fondamentale di Nietzsche, nella quale la sua ispirazione tragica e grandiosa; raggiunse il suo momento più alto, fu completata, nelle sue parti essenziali, in un paio d'anni. A causa di un attacco di follia che lo colse nel 1889, mentre assisteva sdegnato al maltrattamento di un cavallo.

rimase invece incompiuta l'opera che, avrebbe dovuto costituire come la sintesi della concezione filosofica di Nietzsche, a causa di un attacco di follia che lo colse nel 1889, mentre assisteva sdegnato al maltrattamento di un cavallo.

La filosofia di Nietzsche rappresenta un tentativo di superamento teorico dei limiti costitutivi della natura dell'uomo. Se per alcuni filosofi l'esistenza umana altro non è che dolore ed illusoria ricerca della felicità, è anche vero che all'uomo si aprono due fondamentali possibilità, intorno alle quali può edificare il suo essere: quella di soccombere dinanzi alla prospettiva del nulla, riconoscendo la propria debolezza e rinunciando a lottare per la propria vita, e quella di non accettare il limite della morte mediante l'affermazione assoluta dei valori vitali.

La prospettiva cristiana della vita eterna non rappresenta, secondo Nietzsche, un elemento reale di salvezza, ma è una ingannevole proiezione, in un aldilà illusorio, del desiderio di felicità dell'uomo, che in tal modo si rassegna a rinunciare alla lotta per la propria esistenza ed i propri desideri terreni. La morale cristiana è quindi la morale dei deboli, degli sconfitti, che rinnegano la propria natura umana inseguendo un sogno ingannevole.

Socrate è, per Nietzsche, l’anticipatore dello spirito cristiano che distrugge l'uomo, il quale ha disprezzato la vita del corpo fino a vedere nella morte la liberazione di una presunta vita dello spirito dalla prigione materiale, ed ha affermato, sempre in omaggio alla concezione spiritualistica, che è meglio patire che compiere ingiustizia.

Di fronte alla posizione rinunciataria sta l'esaltazione della vita in tutta la sua pienezza. Simbolo di questa concezione positiva nei confronti della vita terrena è la divinità greca Dioniso, sinonimo di ebbrezza e di sensualità. La grandezza dello spirito greco, che ha espresso la più alta civiltà mai raggiunta dall'uomo, sta nell'aver compreso ed accettato il messaggio dionisiaco, temperandolo senza rinnegarlo, con il richiamo ad un'altra divinità, Apollo, che è il simbolo della forma dell'arte.

Nietzsche sostenne che la tragedia greca è stata la sintesi dello spirito dionisiaco, che, nella musica, ha trovato la sua espressione più eccelsa e dello spirito apollineo, che si esprime nel modo più elevato con il linguaggio della poesia. La tragedia greca è stata la più alta e completa manifestazione dell'arte e dello spirito umano, attraverso la quale l'eroe, raffigurante l'umanità stessa, vince i limiti della propria natura divenendo simile agli dei. Nel pensiero nitzscheano l’uomo si trova di fronte alla scelta tra il rinnegamento del suo stesso esistere, che prevede l’affidamento alla divinità, e l’affermazione del superuomo, dove si prevede il superamento degli antichi limiti filosofici.

L'uomo, secondo Nietzsche, si trova davanti ad una scelta: rinnegare se stesso per trovare nel cristianesimo la soluzione alle sue sofferenze, oppure, può superare se stesso divenendo superuomo, secondo il modello della tragedia classica.

É questo l'annuncio radicale di Zaratustra,: proclamare che Dio è morto e che spetta quindi all'uomo sostituirsi a lui senza più temere un giudizio divino per le sue azioni.  La morale teologica del cristianesimo viene da Nietzsche sovvertita fino al punto da essere considerata come un prodotto generato dall'invidia degli dei per le possibilità vitali aperte all'uomo. Egli sostiene che al di là del bene e del male, il superuomo, preannunciato da Zaratustra, sarà capace di restituire all'umanità il proprio adeguato oggetto di adorazione, che si identifica con il flusso vitale culminante nello spirito umano.

Nonostante la prospettiva del superamento volontaristico del suo destino, rimane all'uomo l'unica possibilità della morte.  Nietzsche, giungendo alla consapevolezza del fallimento inevitabile del programma di superamento dell'uomo, non si rassegna a cedere al destino di morte, ma nega la morte stessa, ritenendo che nello spegnersi del respiro individuale si manifesta l'infinità di una vita cosmica entro la quale si colloca la stessa esistenza del singolo.

Il giusto atteggiamento non è quindi quello di lottare contro il destino, ma è quello di identificarsi con il destino stesso, cioè con il principio assoluto che regola le vicende del mondo.  É questo l'amor fati, l'estrema e trionfale affermazione della vita. La storia non è altro che la manifestazione di una realtà assoluta e onnipotente, per cui ciò che «è stato» si identifica con ciò che «doveva necessariamente essere»; è saggio colui che giunge a volere, che accoglie ciò che è stato, così come ciò che necessariamente sarà.

 

L’Anticristo.

 

Tra le opere di Nietzsche, quella che ci riguarda più da vicino è LAanticristo – Maledizione del Cristianesimo. In tale scritto emerge il pensiero del Filosofo contro il Cristianesimo e la stessa figura di Gesù Cristo.  Egli sostiene che i deplorevoli effetti prodotti dalla morale e dalla religione sono già impliciti nella loro origine: esse non possono produrre guasto maggiore della loro stessa esistenza.

Forte è la critica a Kant per la stima che rivolge al «valore» inteso come il «dover essere» poiché esso conta oltre la realtà e si basa sulla irrealtà. L’ideale è, per definizione, qualcosa che vale a prescindere dalla realtà. Si dischiude così un ambito che sta sopra la realtà fenomenica, e che consente di esprimere su di questa un giudizio, una valutazione, una sentenza. La morale si costituisce come elemento determinante quando assume una distanza nei confronti della realtà. Così, mentre per Kant questo allontanamento serve a difendere l’ideale ed i valori, per Nietzsche è un procedimento di puro nichilismo perchè allontana il «valore» dallo «effettuale».

Il Filosofo ritiene che la super-realtà dei valori è annullante poiché sa di non potersi affermare a livello di fatto. Essa si presenta ideale perché non può essere reale; si pone al di là poiché non ha la forza di stare nella vita pratica; parla di vita trascendente e futura perché è stata sconfitta nell’unica vita esistente.

Per Nietzsche la morale nasce per l’esigenza di mantenere ciò che è stato condannato dalla storia, ciò che è malato, maturo per il tramonto, fallito sul piano dei fatti. Quando le azioni, ritenute morali, erano viventi sul piano dei fatti non avevano bisogno di essere considerate ideali ne astrazioni.

Con L’Anticristo Nietzsche prende in esame il concetto morale di Dio. Egli ritiene che l’Iddio originario degli ebrei era una naturale rappresentazione della potenza del popolo ebraico: esso era concepito come padre e re, potente e vendicativo. Pertanto, quando questa potenza venne meno i preti ebraici iniziarono un’operazione di moralizzazione e purificazione del concetto di Dio che trova il suo completamento nel cristianesimo. Così la moralizzazione e la purezza vengono attribuiti a Dio come conseguenza del fatto che non è più reale. In conclusione il concetto morale di Dio si fonda sulla sua morte. Per Nietzsche il cristianesimo è la prosecuzione dell’ebraismo: Paolo di Tarso ed i primi cristiani, non potendo sopportare la morte di Gesù ne stravolgono l’insegnamento in senso morale, introducendo la prospettiva del peccato, della colpa, dell’aldilà che era estranea al Gesù storico. Alla base del cristianesimo sta un risentimento verso la realtà che si manifesta nell’affermazione morale. Il cristianesimo, religione che annulla l’uomo, che soffoca il suo spirito dionisiaco, spirito di ebbrezza, di gioia selvaggia, , sostiene Nietzsche, è nichilista. L’origine del cristianesimo sta, dunque, nel progetto di prospettare la sconfitta storica di Gesù, la sua morte sulla croce, in una vittoria, in un altro mondo. Per questo, secondo Nietzsche, il cristianesimo e la morale sono connessi alla debolezza perché non sopportano la morte di Dio, il naturale declino ed esaurimento delle esperienze, la fine di un’epoca (secolo) poiché non sono in grado di creare realtà, di dar vita ad esperienze originali, di inaugurare una nuova età come la «New age».

. Il cristianesimo è, dal quarto secolo, la religione dei vincitori, del potere, Nietzsche è il filosofo dell’opposizione che è avverso e combatte tutto questo. La morale è il mezzo col quale i preti costituiscono il loro potere. Il progetto storico del cristianesimo consiste in una grande mistificazione per cui i più nichilisti, i più impotenti, i meno capaci di creare, diventano padroni del mondo in nome di una entità trascendente. Egli è fautore di una opposizione forte, gli appaiono deboli le opposizioni socialisteggianti, quelle anarchiche e quelle femministe, valutandole come continuazioni laiche della morale cristiana.

Il Filosofo volge lo sguardo anticristiano sull’Italia e ritiene che nella storia universale moderna essa ha un primato nel fatto che «Dio è morto» prima ed in modo definitivo che in qualsiasi altro luogo. La libertà per Nietzsche consiste nella mancanza di condizionamenti metafisici ovvero nel riconoscimento del carattere temporale, politico di questi. Per Nietzsche la compassione cristiana è una condizione nichilista poiché intralcia totalmente la legge dell’evoluzione che è legge della selezione. Compatire è la prassi che dall’annullamento porta alla scomparsa.

 

Nietzsche ed il pensiero cristiano.

 

Mentre Nietzsche afferma che né morale, né religione nel cristianesimo toccano un aspetto della realtà, ritenendo immaginarie le cause, come: peccato, Dio, anima, io, volere, e gli effetti come morte eterna, vita eterna, punizione, grazia, redenzione, conclude col considerare tutto questo come parte di una scienza immaginaria, capace di dimenticare che l’uomo è il centro di innumerevoli riferimenti della natura. Nella sua concezione antropocentrica il Filosofo smarrisce le elementari esigenze che portano l’uomo a Dio, e tra queste la prima è il bisogno di cercarlo. Bisogno innato che prescinde le culture umane ed opera al di là delle stesse. La ricerca di Dio e l’incontro con la verità appaga l’uomo, lo libera dalle nevrosi, gli infonde certezze e sicurezza, e lo eleva nella dimensione di governatore della natura.

Fin tanto che l’uomo è considerato come un elemento della natura, al pari degli altri, la visione di Nietzsche può esser compresa nella sua logica, ma quando si constata che l’uomo è il «diverso», perché il solo in grado di vivere l’interconnessione delle sue tre nature, animica, spirituale e fisica, allora si scopre la sua dimensione di frontiera fra le tre dimensioni che lo connotano e che caratterizzano l’intera creazione. E’ in questa caratteristica dell’uomo che le cose, ritenute da Nietzsche immaginarie, sono reali ed operano come cause dalle quali sorgono precisi effetti.

Non conoscere la natura dell’uomo è causa di una scorretta visione delle cose interiori tra cui quelle relative alla fede in Dio ed alla religiosità. Per l’uomo, per come già precisato, la religione non è una questione puramente culturale ma una innata esigenza desiderosa di appagamento e soddisfatta solo dal rapporto con Dio. Non capire questo e non volerlo accettare come un bisogno insopprimibile dell’animo umano, determina le considerazioni esposte da Nietzsche. Egli ha esaminato la religione cristiana istituzionalizzata, quella secolarizzata e carica di sovrastrutture umane, nella convinzione che fosse il solo cristianesimo possibile in quanto il solo sociologicamente rilevante .Bisogna riconoscere che Nietzsche non sbaglia, anche quando vede la religione cristiana come una conseguenza storica di un ebraismo, dove la visione di Dio e delle cose che gli appartengono si era conclusa con la pietà in luogo della forza, della misericordia in luogo del vigore, della carità in luogo della conquista. Nel vero cristianesimo, quindi, non in quello istituzionalizzato, vivono i principi della conquista per la vita, la forza, il coraggio, la risolutezza d’animo corroborati dalla misericordia, dalla pietà e dalla carità e non in opposizione od in sostituzione d’essi, per come Nietzsche rilevò.

Nietzsche valutando la religiosità istituzionalizzata del cristianesimo aveva colto nel segno, affermando che quella aveva bisogno dei valori ed ideali come verità, giustizia, misericordia ed altro, per sostenere la sua visibilità e credibilità, visto che nel corso del tempo, aveva perso la forza e la potenza di una vita spirituale, dove i valori sono prassi di vita quotidiana.

L’analisi e le considerazioni di Nietzsche sono dunque vere e chiarificanti fintanto che riguardano la religione cristiana istituzionalizzata, che è una dimensione virtuale della «vivente fede cristiana» che il filosofo mai realizzò ne poté osservare intorno a sé, sebbene il padre era un pastore luterano. Dobbiamo dedurre da ciò che la fede dei genitori del Filosofo si era caricata di sovrastrutture formali ed atteggiamenti pietistici che fanno parte di un cristianesimo vittimistico e non forte come quello di nostro Signore Gesù Cristo che seppe sempre esprimere chiarezza, fermezza, decisione, serenità, fiducia, aspetto fiero, autorevole e caritatevole nello stesso tempo.

 

Il cristianesimo fede vivente.

 

La vivente fede cristiana è una realtà che Nietzsche non ha valutato, perché a lui sconosciuta. In essa la verità non è un valore ma la persona di Gesù Cristo; infatti, nel capitolo 14 dell’Evangelo di Giovanni il Signore dichiara: Io sono la via, la verità e la vita. E’ la prima volta che un uomo esprime una tale dichiarazione. Per Gesù la verità non è un valore ne un ideale ma la sua stessa persona e la sua stessa natura, quindi il suo modo di vivere e di confrontarsi. Per i seguaci di Cristo la condizione deve restare identica; la verità non sarà mai un valore ma una prassi di vita ed una condizione naturale. La prima chiarificazione tra valori, ideali e prassi di vita la fece il Signore mille ed ottocento anni prima di Nietzsche.

Cristianesimo non è naturalità carnale, pervertita che tendenzialmente, rivolta verso il male, produce morte in ogni tempo. Cristianesimo è nuova nascita, quindi, nuova natura che genera vita ovunque ed a chiunque tocca. La mancata conoscenza della nuova natura, che caratterizza i cristiani nati di nuovo che vivono la fede in Cristo e nella sua Parola, ha permesso al Filosofo di guardare gli errori della religione pseudo cristiana. La nuova natura e, quindi, l’uomo nuovo, che offre il cristianesimo vivente, è di gran lunga migliore del decantato super uomo, per giungere al quale secondo Nietzsche è necessaria la selezione della specie, mediante l’abbattimento dei deboli, dei malati, dei mal riusciti. La nuova natura che ci rende «figli di Dio» può sorgere in tutti gli uomini compresi i deboli, i malati ed i mal riusciti, evitandone l’abbattimento e garantendo loro, come anche ai forti ed ai ben riusciti, una vita nuova, che inizia su questa terra e tende alla perfezione nella quale Cristo Gesù ha vissuto.

 

Nietzsche favorevole al Buddhismo.

 

Per il Filosofo entrambe le confessioni di fede, cristiana e buddista, sono nichiliste sebbene profondamente diverse. Il Buddismo, scrive, è una religione realistica per cui è l’unica di ordine positivista che la storia ha prodotto. Esso non dice lotta contro il peccato bensì contro il dolore evitando, la impostura dei concetti morali. Per il Buddismo l’essere buoni è un mezzo per conseguire la propria salute, e non per compiacere a Dio secondo il modello cristiano. Nel sottolineare la diversità delle due religioni Nietzsche , alla comprensione buddhista oppone la intransigenza cristiana, la persecuzione e l’odio per i dissidenti sostenendo altresì che di origine cristiana è l’odio per i signori della terra e per i nobili.

Il Buddhismo secondo Nietzsche è cento volte più realistico del cristianesimo, esso non dice lotta contro il peccato bensì lotta contro il dolore, evita i concetti morali e si pone al di là del bene e del male, fino a spazzare via dalla sua logica il concetto di Dio. La questione della depressione dell’uomo, a contatto con i precetti religiosi, è affrontata dai buddhisti col metodo igienico tanto da condurre una vita all’aperto; la moderazione nella scelta dell’alimentazione; cautela con gli alcolici; la prudenza con tutti gli alimenti che producono bile o che riscaldano il sangue, evitando ogni preoccupazione per sé o per gli altri.

 

La condanna degli Ebrei.

 

Nietzsche osserva che le radici del cristianesimo affondano nell’ebraismo ed a questo non è ne sarà ostile. Sulla persona di nostro Signore Gesù Cristo il Filosofo ha sostenuto che «il tipo psicologico del Galileo è ancora riconoscibile, e solo nella sua completa degenerazione ha potuto servire all’uso che ne è stato fatto, al tipo cioè di un redentore dell’umanità.» Nella sua analisi tra cristianesimo ed ebraismo osserva che la razza ebraica è la più considerevole della storia mondiale perché, posta davanti alla questione dell’essere o non essere, ha scelto di essere ad ogni costo; fino a falsificare ogni realtà, fino a rovesciare l’ordine della religione, la morale, il culto, la storia.

Il popolo ebraico, esaminato da Nietzsche sotto il profilo psicologico, è un popolo dalla tenacissima forza vitale, che con la saggezza dell’autoconservazione si schiera a favore di tutti gli istinti della decadenza fino a porsi con Paolo alla testa del cristianesimo, ritenuto dal filosofo come la massima espressione della «decadence». Per Nietzsche la «decadence» è per il tipo d’uomo che tende alla potenza, tipo sacerdotale, solo un mezzo: questa specie d’uomini ha un interesse che consiste nel rendere ammalato il genere umano. Per Nietzsche la felicità è nella crescita della potenza o nella vittoria contro una resistenza. Per queste deduzioni la felicità sta nel raggiungimento di una maggior potenza e non nell’appagamento dei bisogni; per concludere, la felicità non è collegata alla pace ma alla lotta. Sulla base di questi convincimenti concluse che il vero amore per la razza umana si sarebbe manifestato nel far soccombere i deboli ed i mal riusciti fino al punto di dar loro una mano in tal senso. Ritenne, inoltre, che la compassione cristiana per i deboli ed i mal riusciti è più nociva di qualsiasi vizio. Pose la questione dell’evoluzione dell’umanità e si interrogò su quale tipo d’uomo si doveva puntare per meglio garantire nel futuro il genere umano.

Il tipo del super uomo è esistito spesso come frutto del caso e mai perché voluto e prestabilito, considerato che esso è temuto dall’umanità debole che per paura d’esso ha scelto di rafforzare l’uomo domestico, l’uomo malato, l’uomo che si identifica in un gruppo sociale la cui sintesi massima per Nietzsche è rappresentata dal cristiano.

Nietzsche sostiene che l’umanità non ha un suo sviluppo verso il «migliore», il più forte o il superiore perché il cristianesimo ha condotto una guerra senza quartiere contro questo tipo, fino a soffocare, bandire gli istinti fondamentali del superuomo tanto da far apparire l’uomo forte come tipicamente riprovevole. Nietzsche continua a condannare il cristianesimo poiché si è schierato dalla parte di tutto ciò che è debole, miserabile e malriuscito ed ha fatto un ideale della contraddizione contro gli istinti conservativi della vita forte; il pensiero cristiano per Nietzsche ha pervertito la spiritualità degli uomini forti, insegnando loro a sentire come ripugnanti e peccaminosi i massimi valori della spiritualità. La perdita degli istinti umani soffocati dal cristianesimo è per Nietzsche una causa di forte degenerazione, che induce l’uomo a scegliere e preferire ciò che lo danneggia. Per Nietzsche la stessa vita vale poiché promuove l’istinto della crescita, l’istinto della durata, l’istinto delle accumulazioni di energie, l’istinto della potenza, poiché dove la volontà di potenza manca c’è declino.

La compassione, secondo la visione nietzscheana, si contrappone agli effetti tonici che accrescono l’energia del sentimento vitale. Quando si compatisce si riceve un effetto di depressione e perdita di forza. La sofferenza tramite la compassione diventa contagiosa e proporzionata al quantum della causa ovvero alla gravità della sofferenza, di cui si ha compassione. A tal punto Nietzsche fa riferimento alla morte sulla croce di nostro Signore Gesù Cristo chiamandolo semplicemente Nazareno.

Egli vede la compassione come un intralcio posto contro la legge dell’evoluzione, che, in quanto tale, è legge di selezione. L’accusa torna ancora sul cristianesimo che, mediante la compassione, oppone resistenza all’uomo forte per avvantaggiare i diseredati ed i mal riusciti, aumentando i quali finisce col dare un aspetto grigio e precario alla vita, fino a concludere che compatire è la prassi del nichilismo e dell’annullamento.

Nietzsche individua anche nelle teorie genericamente socialiste un fondamento cristiano, anzi ebraico. Gli ebrei sottomessi ai popoli circostanti avrebbero inventato una teologia critica, negativa, avrebbero esaltato, sentendosi tra gli sconfitti, lo sconfitto contro il forte. Nel cristianesimo tale convinzione assume una dimensione cosmica. Secondo il Filosofo, gli ebrei minano l’altrui forza per essere forti mentre i cristiani chiedono che la forza umana non abbia orgoglio di sé ma per questo si senta in colpa verso i deboli. Cosi il proprietario terriero o l’industriale si senta in colpa verso il proletario. Con queste sue affermazioni Nietzsche continua a vedere in maniera falsata il cristianesimo tanto da identificarlo in una immagine virtuale e deforme di una religiosità cristiana che ha perso il rapporto con la vita dello Spirito e si sostiene con la forza di una struttura plurisecolare.

 

 

Freud Sigmund. Storia e pensiero.

 

Psicanalista austriaco, fondatore della psicoanalisi, nato a Freiberg in Moravia il 1856 e morto a Londra 1939. Di famiglia ebrea, compì gli studi a Vienna dove si era trasferito a quattro anni. S'interessò presto di problemi filosofici e psicologici e si iscrisse alla facoltà di medicina, spinto non tanto dal desiderio di esercitare la professione, ma per l'interesse che era andato maturando per la ricerca fisiologica. Fu questa ad assorbirlo maggiormente, tanto che si laureò solo nel 1881, con tre anni di ritardo, quando già si era fatto un nome come ricercatore e la laurea gli serviva per qualificarsi come insegnante di fisiologia.

Il suo interesse era particolarmente indirizzato allo studio del sistema nervoso e su questo argomento egli aveva pubblicato, all’età di ventun anni, la sua prima relazione scritta nel 1877. Contemporaneamente si era interessato ai problemi della suggestione ipnotica e nel 1878 aveva seguito alcune dimostrazioni del famoso neurologo francese Charcot e si era interessato all'uso che dell'ipnosi facevano i medici della scuola di Nancy. La maggiore influenza sul suo orientamento la esercitò però il medico viennese J. Breuer che gli fu molto vicino e lo aiutò anche finanziariamente. Questi aveva cominciato a curare, sin dal 1881, individui affetti da nevrosi con un metodo da lui definito "catarsi ipnotica".

Conseguita la libera docenza nel 1886, Freud cominciò a esercitare a Vienna la libera professione, curando dapprima l'isteria e le altre forme nevrotiche coi metodi tradizionali: riposo, massaggi, idroterapia, stimolazioni elettriche, ecc., poi (1887) ricorrendo alla suggestione ipnotica e successivamente (1889) alla catarsi ipnotica di Breuer, attraverso la quale elaborò una propria tecnica che cominciò ad applicare nel 1892. Frutto della sua collaborazione con Breuer fu tra l'altro un lavoro di fondamentale importanza per lo sviluppo della dottrina e della tecnica psicoanalitica: Studi sull'isteria. Maturando nella conoscenza psichiatrica giunse alla conclusione che la scienza non era ancora in grado di costruire, su basi neurologiche, una completa teoria psicologica. Cominciò così a elaborare le prime idee direttive della psicoanalisi, termine da lui introdotto nel 1896. Nel 1899 portò a termine la stesura dell'Interpretazione dei sogni, in cui pervenne a una formulazione precisa delle sue scoperte. Nel 1901 pubblicò La psicopatologia della vita quotidiana, in cui esaminava alcuni particolari fenomeni che si possono riscontrare nel funzionamento della nostra memoria.

Sin dal suo primo diffondersi, le sue teorie provocarono, da un lato, interesse e adesioni entusiastiche, dall'altro, dure opposizioni e ostilità, soprattutto da parte degli ambienti accademici tradizionali. Nel 1902 fu nominato professore straordinario all’Università di Vienna, ma solo nel 1920 ottenne la nomina a professore ordinario. Nel 1905 la pubblicazione dell'opera Tre saggi sulla teoria della sessualità, sollevò contro di lu,i nuove accuse d'immoralità, ma frattanto, attorno alla nuova dottrina, andava costituendosi un primo gruppo di seguaci. Negli anni seguenti, Freud perfezionò e modificò, sia sul piano tecnico che su quello teorico, la psicoanalisi, illustrando i risultati conseguiti in vari scritti. Nel 1938 in seguito all'occupazione nazista dell'Austria, lasciò Vienna, trasferendosi, vecchio e sofferente, a Londra dove morì di cancro (i primi sintomi si erano manifestati sin dal 1923). Freud possedeva una forte capacità introspettiva e una grande abilità nel servirsi dei risultati dell'introspezione per indovinare i pensieri e i sentimenti altrui.

Egli stesso, inoltre, fu vittima di una forma nevrotica: durante tutto il periodo in cui stava sviluppando la sua tecnica terapeutica, soffriva di una paura eccessiva per la morte e per i viaggi lunghi; era preso alternativamente da stati di allegria e di depressione; soffriva di disturbi cardiaci e gastrici, senza che sussistessero cause fisiche determinabili. Ciò gli facilitò, in parte, il compito, consentendogli di condurre le proprie osservazioni anche su se stesso e di trarne le opportune deduzioni. Del resto, nel 1912 affermò con grande fermezza che il solo modo per essere qualificati a praticare la psicoanalisi era quello di essere stati psicoanalizzati. Introdusse inoltre continue innovazioni e formulò durante tutto il corso della sua vita nuove ardite teorie. Freud considerò, all'inizio, la psicoanalisi come un semplice trattamento terapeutico per la cura delle nevrosi, poi come un metodo generale per indagare sulla parte inconscia della psiche umana e, infine, giunse a formulare un complesso di dottrine e di ardite ipotesi, psicofilosofiche, tendenti a spiegare ogni attività umana.

Un'edizione completa delle sue opere fu pubblicata quando egli era ancora in vita Gesammelte Schriften von Sigmund Freud, 10 volumi 1924-1934. Oltre agli scritti citati vanno ricordati:

Delirio e sogni della "Gradiva" di Jensen (1907); 2. Un ricordo d'infanzia di Leonardo da Vinci (1910); 3. Totem e Tabù (1913); 4. Al di là del principio del piacere (1919); 5. Psicologia delle masse e analisi dell’Io (1921); 6. ’Io e l'Es (1923); 7. Inibizione, sintomo, angoscia (1925); 8. Il disagio della civiltà (1929);  Mosé e il monoteismo (1934).

 

Concetti tratti da alcuni scritti di Freud

 

       Sigmund Freud interessandosi delle malattie psichiche comprese che tutti i trattamenti in auge non davano alcun risultato e che una contaminazione tra le «menti autorevoli » confondeva sintomi e cause, i procedimenti della cura e le malattie sopravvenute.

       Nel corso dei suoi studi intuì che nell’essere umano, complementare alla coscienza, v’è la realtà di un «continente perduto» che definì «inconscio» e ne provò le caratteristiche e il funzionamento. L’inconscio, per Freud, divenne la parte integrante e funzione dinamica della personalità. Attraverso tale intuizione prese corpo la teoria dei processi mentali, dello sviluppo dell’essere umano con i suoi drammi, i suoi conflitti istintivi fra il desiderio, 1’aggressività e l’inevitabile adattamento alla società.

Freud ha cercato di dimostrare che, quando l’essere umano è contenuto e frenato, i suoi desideri imbrigliati cercheranno nuove vie di sfogo alla loro energia, generando angoscia, ansia, sostituzioni nevrotiche. Freud ha messo a punto un metodo d’esplorazione, d’inventario di quegli « stocks » immagazzinati nel corso «dell’esperienza di vita » 1’interpretazione dei sogni, degli atti mancati di ogni genere, 1a libera associazione delle idee fanno riaffiorare a livello cosciente i segreti nascosti e 1i esprimono, per poter fornire delle soluzioni razionali.

Con questo metodo venne stabilito il trattamento dei disordini nevrotici. L’indagine psicanalitica è innanzi tutto un’analisi che si sforza di riconoscere i fattori posti al di fuori del libero arbitrio, della volontà e della coscienza. Essi sono i padroni della personalità, la indeboliscono e intaccano, menomano i suoi atteggiamenti. La loro conseguenza è la malattia che diventa il fattore dominante di tutti gli altri da cui si origina.

Se Freud avesse proposto solamente un metodo di cura, avrebbe occupato un capitolo della storia della psicoterapia. Ma questi metodi, questo trattamento sono inseparabili da un sistema terapeutico che chiamò psicanalisi. La psicanalisi prende in considerazione la forza primitiva di certi impulsi sessuali. Essa, prima di tutto ne valuta l’importanza, poi il compimento e, quindi, il soddisfacimento o meno degli istinti fondamentali. La psicanalisi valuta inoltre l’importanza e l’enorme complessità dei comportamenti umani, l’ambiguità dei rapporti interpersonali, il peso di certi simboli e 1’esistenza di una sessualità infantile.

Per questo nuovo modo di valutare la realtà dell’inconscio nacque una forte riflessione che ancor oggi, dopo quasi un secolo, la nostra cultura cerca di assimilare. Sono state proposte numerose pseudo-psicanalisi: ma nessuna è feconda quanto quella ideata da Freud.

La psicanalisi ha riportato la psicologia in ambiti pratici e quotidiani facendogli superare le sue costruzioni logiche, spesso fuori dal contesto della normalità, e mettendo in prima linea il dinamismo della vita psichica, gli scambi, la lotta per la propria affermazione, per il soddisfacimento degli impulsi. La psicanalisi, costituita dalla vita individuale, ha dato alla psicologia strumenti di osservazione, d’interpretazione e d’intervento che l’hanno rivoluzionata. La psicologia è progredita verso la definizione dell’identità strutturale di ciò che è normale e ciò che è anormale fino a ridurre i disturbi psichici ad un disturbo nel funzionamento psichico. Ragionevole o pazzo, ebbro o sobrio, razionale o irrazionale, colto o analfabeta, genio o idiota, malato o sano, le proiezioni di un individuo o di gruppi sociali sono fatti scientifici, atti ad essere studiati, esaminati.

Questa reintegrazione dell’irrazionale nella realtà umana costituisce uno dei tanti apporti di Freud al mondo in cui viviamo. Le manifestazione dell’Io, dell’Es e del Super-io, nello studio della psicanalisi, hanno moventi vicini alla verità individuale, anche perché superano quelli che la società, la cultura e le abitudini morali avevano difeso.

Dichiarare la verità delle pulsioni operanti nell’intimo dell’uomo, secondo Freud, non ha il fine di sminuirne la dignità. Svelare quali urgenze fondamentali, talvolta soffocate fino all’angoscia, fanno agire l’uomo significa ridargli dei valori, offrirgli la possibilità di sostituire ad un orgoglio o ad un abbandono una condotta autentica, restituirgli una responsabilità nel suo progresso. Freud ha sostenuto che la psicanalisi esce vittoriosa anche quando è applicata alle morali ed alle religioni. Per Freud tutto è autorizzato ed ormai non c’è più peccato. Se il moralismo e l’immoralismo erano stati i principi regolatori della vita psichica, i convincimenti freudiani, tesi a liberare l’uomo da ogni tabù, hanno spinto la civiltà occidentale ad una nuova metodica spirituale, sempre più sgombra da limiti e leggi etiche e morali. Egli sostiene che l’uomo deve adattarsi a vivere insieme all’istinto della vita e all’istinto della morte, che in perenne lotta costruiscono la storia dell’uomo..

Freud, per mezzo di una più approfondita conoscenza della totalità psichica, invita ogni essere umano alla sua realizzazione, evitando l’antica convinzione che ha portato alla rimozione degli impulsi originali fino a trasformarli in sensi di colpa intimi o morali. Contro ogni forma di divieto ha tentato di far comprendere le cause che la proibizione comporta, fino a proporre una liberazione mediante la psicanalisi.

Lo stesso giunse a sostenere che le credenze religiose scatenano elementi infantili o nevrotici come il bisogno di protezione da parte dei genitori, rifugio narcisistico, sentimento di colpa; quest’ultimo è stato ritenuto come originato da una religione di terrore e di angoscia che termina la sua azione divenendo elemento sacro di un castigo eterno. Pertanto, Freud denuncia le nozioni di errore e di peccato, quali matrici di una morale astratta e inibitoria e sostiene che in questa vita terrena si fa la storia di ogni persona ed è qui che 1’umanesimo e la ragione devono spiegare le favole morali e religiose, per svelare i misteri della psiche umana.

Per Freud, Dio non esiste e tutto ciò che è religioso e porta divieti all’uomo può determinargli sensi di colpa e depressioni fino a malattie psicosomatiche. La psicanalisi ambisce prendere per mano l’uomo per fargli affrontare la realtà della vita terrena onde capire ed ammettere che è fatto di spirito e di carne, anima e corpo, e che la sua felicità e la sua verità si riuniscono ed esistono l’una per l’altra, fino a giustificare, con questa logica, le passioni della carne

       Freud come ogni altro scienziato che non conosce e non crede nella perfezione delle Sacre Scritture, intuisce alcuni ambienti e logiche facenti parte delle nature metafisiche dell’uomo ma non riesce a distinguerle nelle loro specificità, nelle loro funzioni e nelle loro interazioni.

Così, se per Freud il senso di colpa si rimuove con la psicanalisi e col convincimento che tutto ciò che è naturale è lecito, il cristianesimo rimuove il senso di colpa con la certezza del perdono cristiano mediante la fede nell’opera della croce di Cristo Gesù, la quale non annulla la legge divina e morale della Bibbia, come fa la psicanalisi ma la conferma santa buona e giusta. Col perdono cristiano si apprezza il timore di Dio mentre con la psicanalisi si rompe tale limite morale e si scade nella morale personale dove non c’è il bene del prossimo bensì quello dell’Io più egoista e prevaricatore, generando nel tessuto sociale macchie di illegalità morale e di spinte a stimoli sempre più asociali e perfidi che rompono la pace sociale ed ingenerano un clima di ansie, paure e nevrosi che si moltiplica esponenzialmente. Se l’uomo non saprà recuperare in breve tempo il bene di Dio, e rientrare nella pratica della verità, della giustizia e dell’altruismo, vivrà i frutti della pseudo liberazione freudiana, che se nell’immediato sgravano la coscienza del singolo, per un breve refrigerio suggestivo, portano con sé un grave carico di morte.

 

Compendio della psicoanalisi

 

       Come procedimento terapeutico, la psicoanalisi sembra in grado di aiutare i malati affetti da sindrome neuro-psichiche più di qualsiasi altro trattamento. Il suo campo di applicazione sono le nevrosi più leggere, l’isteria, le fobie e gli stati ossessivi, inoltre le deformazioni di carattere, le inibizioni sessuali e le abnormità. Il suo influsso sulla demenza precoce e la paranoia è dubbio; in circostanze favorevoli può anche venire a capo di gravi depressioni. In tutti i casi impone grandi attenzioni e sforzi sia al medico che al malato, richiedendo al primo una particolare formazione e un lungo approfondimento di ogni singolo malato, ed all’ultimo cospicui sacrifici materiali e psichici.  L’influsso terapeutico della psicoanalisi si fonda sulla sostituzione degli atti psichici inconsci con atti psichici coscienti, e giunge fin dove lo permette questo fattore. La sostituzione viene prodotta dal superamento delle resistenze interne nella vita psichica del malato. Probabilmente il futuro stabilirà che il significato della psicoanalisi come scienza dell’inconscio oltrepassa di gran lunga il suo significato terapeutico.

Come psicologia del profondo, la psicoanalisi considera la vita psichica da tre punti di vista:  quello dinamico, quello economico e quello topografico. Riguardo al primo, dinamico, essa riconduce tutti i processi psichici, a prescindere dalla percezione di stimoli esteriori, al giuoco di forze che si promuovono o s’inibiscono a vicenda, che s’associano le une con le altre, che entrano in compromesso. Originariamente queste forze, tutte della stessa natura degl’istinti, quindi di provenienza organica, sono caratterizzate da una grandiosa riserva energetica (somatica) – la ripetizione coatta - e vengono psichicamente rappresentate in immagini o idee con carica affettiva.

Anche per la psicoanalisi la dottrina degli istinti è un campo oscuro.  L’analisi empirica. conduce alla distinzione tra due gruppi di istinti, i cosiddetti istinti dell’Io, la cui meta è l’autoaffermazione, e gli istinti dell’oggetto aventi per contenuto la relazione con l’oggetto. Gli istinti sociali non vengono riconosciuti come elementari e inderivabili ma come complessi e derivati dai primi. La speculazione teorica ci induce a supporre l’esistenza di due istinti fondamentali che si celano dietro ai manifesti istinti dell’Io e dell’oggetto, di cui l’uno è l’istinto del congiungimento che sempre tende alla continuazione, denominato Eros, e l’altro è l’istinto di distruzione che conduce al dissolversi della vita. In psicoanalisi la manifestazione energetica dell’Eros è detta libido.

Il punto di vista economico ipotizza che le rappresentanze psichiche degli istinti abbiano una carica di una determinata quantità di energia, e che l’apparato psichico tenda a prevenire un ingorgo di queste energie ed a mantenere possibilmente bassa la somma totale delle eccitazioni che lo aggravano. Il decorso dei processi psichici viene regolato automaticamente dal principio del piacere-dispiacere, in cui il dispiacere si connette in qualche maniera con un accrescimento, il piacere con una diminuzione dell’eccitazione. L’originario principio del piacere, nel corso dello sviluppo, subisce una modifica in riferimento al mondo esterno (principio della realtà), per cui l’apparato psichico impara a depositare nell’inconscio gli appagamenti del piacere ed a sopportare per un certo periodo le sensazioni di dispiacere.

Il punto di vista topografico, concepisce l’apparato psichico come uno strumento composto, e tenta di stabilire in quali parti di esso si compiono i diversi processi psichici. In base alla nostra conoscenza odierna, l’apparato psichico si suddivide in un Es: latore degli impulsi istintivi, in un Io che rappresenta la parte più superficiale dell’Es modificata dall’influsso del mondo esteriore, e in un Super-Io che, nato dall’Es, domina l’Io e rappresenta le inibizioni degli istinti caratteristici dell’uomo.

I processi nell’Es sono tutti inconsci, mentre la coscienza è la funzione degli strati più esterni dell’Io, destinati alla percezione del mondo esterno. E’ il momento di fare due osservazioni. Non si deve vedere in queste rappresentazioni di carattere generalissimo le premesse del lavoro psicoanalitico. Sono piuttosto i suoi ultimi risultati passibili di revisione.

La psicoanalisi si fonda certamente sull’osservazione dei fatti della vita psichica, talché la sua sovrastruttura teorica, ancora incompiuta, è in via di continue trasformazioni. In secondo luogo: non c’è da stupirsi se la psicoanalisi, che in origine voleva soltanto spiegare fenomeni psichici patologici, è giunta a sviluppare una psicologia della vita psichica normale. Compito primo della psicoanalisi fu la spiegazione delle malattie nevrotiche. La dottrina analitica delle nevrosi poggia su tre pilastri:

l) la teoria della rimozione;

2.) il significato degli istinti sessuali,

3) la traslazione.

Nella vita psichica esiste una potenza di censura, che esclude dalla coscienza e da ogni influsso sull’azione, le tendenze a non accettare degli stimoli esterni. Tali tendenze sono dette «rimosse». Rimangono inconsce; e il tentativo di portarle alla coscienza del malato provoca una resistenza. Tali moti istintivi rimossi non sempre divengono impotenti, in molti casi anzi riescono a procurarsi per vie traverse un influsso sulla vita psichica e gli appagamenti surrogativi del rimosso così conseguiti formano i sintomi nevrotici.

Per ragioni legate alla civiltà, gli istinti giovanili vengono colpiti dalla rimozione, con intensità massima, ma proprio nel loro caso è più probabile che la rimozione fallisca tanto che i sintomi nevrotici appaiono come il soddisfacimento surrogativo della sessualità rimossa. Non è esatto sostenere che la vita sessuale dell’uomo inizi soltanto con la pubertà; anzi essa, dimostrabile sin dall’inizio della vita extrauterina, raggiunge il suo primo apice entro il quinto anno di età e subisce poi un’inibizione o interruzione (periodo di latenza). Tutte le esperienze di questo primo periodo d’infanzia sono di grande importanza per 1’individuo; assieme alla costituzione sessuale ereditata esse instaurano le disposizioni per lo sviluppo futuro del carattere e della malattia.

 

L’origine della religione.

 

Freud sosteneva di aver molte ragioni per chiarire lo sviluppo delle religioni, dalla loro origine nel Totemismo fine al loro stato attuale. Per tali dimostrazioni si propose di seguire due linee che sembrano risaltare molto chiaramente nella trama. La prima di esse è il motivo del sacrificio totemico e la seconda sta tra figlio e padre, entrambi incentrati sulla fede cristiana, quasi che le altre religioni mondiali non abbiano avuto alcuna origine ancestrale. Ora, se le religioni  sono sorte per soddisfare le nevrosi della società, perché interessarsi solo a quella cristiana? La spiegazione può essere data solo in quanto ciò è dimostrazione di una inconscia riluttanza freudiana al cristianesimo. Comunque, torniamo all’argomento.

Per Freud i due motivi si fondono nel banchetto comune dove avviene la santificazione dei partecipanti e nel quale il sentimento di colpa può venir calmato dalla solidarietà di tutti i commensali. Nel banchetto religioso viene aggiunta la divinità della tribù alla cui presenza si immagina abbia luogo il sacrificio. In tale contesto la divinità prende parte al banchetto come un compagno di tribù con la quale ci si identifica mangiando la vittima.

Freud per prima formula la sua ipotesi, parafrasando la Santa cena, e poi si chiede: «come mai entra il dio in questa situazione a lui originariamente estranea? Si potrebbe credere che frattanto – chi lo sa da dove – sia sorta 1’idea di Dio, che essa abbia sottomesso tutta la vita religiosa e che anche il banchetto totemico, con tutto ciò che volle conservarsi e sostenersi con lui, abbia dovuto informarsi al nuovo sistema. Ma l’esame psicoanalitico dell’individuo singolo c’insegna che Dio è dovunque formato a immagine del padre, che il rapporto col Dio dipende dal rapporto col proprio padre carnale, che con questo esso varia e si trasforma, e che Dio in fondo non è altro che un padre di un ordine più elevato.»

Per sua deduzione Freud ha sostenuto che la psicoanalisi propende anche in questo caso, come in quello del Totemismo, a prestare fede ai credenti che chiamano padre il loro Dio. Il suo riferimento al cristianesimo è sempre più chiaro e specifico. Egli ha precisato come per la psichiatria è necessario ammettere che 1’elemento paterno ha una grandissima parte nell’idea divina, a prescindere anche da tutte le altre origini e gli altri significati della divinità, su cui la psicoanalisi non è in grado di dare una spiegazione.

Lo Studioso ha sostenuto che vi sono parecchi rapporti tra il Dio e l’animale sacro (totem, animale sacrificato) e cioè: ad ogni  Dio è comunemente sacro un animale, non di rado più di uno; nei sacrifici « mistici », viene offerto al Dio appunto l’animale a lui sacro ’, il Dio è spesso venerato in forma d’animale, oppure alcuni animali sono l’oggetto di una venerazione divina. Nei miti il Dio si trasforma spesso in un animale, non di rado in quello a lui sacro. Detta logica indurrebbe alla conclusione che il Dio stesso sia l’animale totem dal quale si sarebbe sviluppata un’ulteriore fase del sentimento religioso. Nella interpretazione freudiana si sostiene che il totem, ovvero l’oggetto elementare dell’adorazione, non è altro che un surrogato del padre. Questo modo particolare di vedere l’origine della religione, basato sulla nostalgia del padre, trova il suo sviluppo nel momento in cui subentrarono dei mutamenti radica1i nei rapporti col padre e forse anche in quelli con gli animali. Tali mutamenti sono facilmente constatabili anche quando non si voglia pensare a un alienamento psichico degli animali e al decadere del totemismo con 1’addomesticamento degli animali. Nella situazione creata dalla oppressione del padre vi era un elemento il quale col tempo doveva promuovere la nostalgia del padre. La teoria di Freud, sulla nascita della religione, continua col ritenere che i fratelli, unitisi per uccidere il padre, erano tutti animati dal desiderio di divenire uguali a lui ed avevano dato espressione a questo desiderio mangiando parti del suo «surrogato» nel banchetto totemico. Nel caso dei cristiani il «surrogato» è l’Agnello.

La teoria continua precisando che questo desiderio dovette rimanere insoddisfatto per la pressione che esercitava su di ogni commensale il gruppo fraterno. Nessuno poteva né doveva arrivare alla perfetta potenza paterna, alla quale tutti avevano agognato. Così poté affievolirsi col .tempo quell’inimicizia verso il padre che li aveva spinti all’uccisione; poté accrescersi la nostalgia di lui e far sorgere un ideale di illimitata potenza del progenitore, una volta combattuto, come pure nascere il desiderio di una sottomissione assoluta.

L’originaria equiparazione democratica di tutti i compagni di tribù non poteva più reggersi per i profondi mutamenti culturali sopravvenuti e si andò manifestando una tendenza a ravvivare l’antico ideale paterno nella creazione di dei, rivolgendo a loro quella venerazione di cui erano fino allora partecipi gli uomini che si erano distinti. L’idea che un uomo diventi un Dio e che un Dio muoia, non era punto estranea al modo di sentire dell’antichità classica. L’elevazione del padre ucciso a divinità, dalla quale la tribù faceva derivare la sua origine, era un mezzo di espiazione molto più radicale che non fosse a suo tempo d’accordo col totem.

Dove si trovi, in questa evoluzione, il posto per le grandi divinità materne, che forse precedettero comunque gli dei paterni, non fu indicato da Freud. Sembra però certo che, il mutamento nel rapporto col padre, non si restringesse al campo religioso, ma si estendesse, per naturale conseguenza, anche all’organizzazione sociale, che sentì le conseguenze della soppressione del padre.

Con l’introduzione delle divinità paterne la società, senza padre ,si mutò a poco a poco in una società patriarcalmente ordinata. La famiglia divenne una restaurazione dell’orda originaria d’una volta e restituì ai padri una gran parte dei loro originari diritti. C’erano nuovamente dei padri, ma le conquiste sociali del clan fraterno non andarono perdute e la distanza effettiva che correva fra i nuovi padri di famiglia e l’originario progenitore dell’orda fu grande abbastanza da assicurare la continuazione del bisogno religioso e la conservazione dell’inappagata nostalgia del padre. Nella scena del sacrificio al Dio della tribù è dunque rappresentato realmente due volte il padre, quale dio e quale animale- totem sacrificato.

Dopo tale disamina Freud, avendo tentato di inoculare nei lettori l’assenza di un vero Dio, ammanta le sue affermazioni con uno strato di pacata obiettività affermando che necessita guardarsi bene da spiegazioni che volessero interpretare in modo superficiale l’origine di Dio, riducendo tutto ad un’allegoria e dimenticando le conseguenze che producono in tale campo le stratificazioni storiche. La duplice presenza del padre corrisponde ai due significati della scena che si vengono ad alternare. L’atteggiamento ambivalente verso il padre ha trovato, per Freud un’espressione plastica e così pure la vittoria dei moti affettuosi del figlio su quelli ostili. L’importanza che il sacrificio ha avuto sta nel fatto che esso offre al padre soddisfazione per l’onta sofferta, nella stessa pratica che continua il ricordo di tale misfatto. In seguito l’animale perde la sua santità e nel sacrificio cessa il rapporto con la festa totemica; il sacrificio diventa così una semplice offerta alla divinità, una autoprivazione in favore del dio.

Dio stesso è ora tanto al disopra degli uomini che i rapporti con lui sono possibili per mezzo del sacerdote. Nello stesso tempo l’ordinamento sociale ha dei re, dei simili che trasportavano nello stato il sistema patriarcale. Dobbiamo ricordare che la vendetta del padre, abbattuto e reintegrato, è stata ben dura e che il potere dell’autorità è divenuto grandissimo.

I figli sottomessi hanno approfittato delle nuove condizioni per sgravare ancor più il loro sentimento di colpa. Il sacrificio, com’era, ora non entra nell’ordine della loro responsabilità. Dio stesso l’ha richiesto ed ordinato. A questa fase appartengono i miti in cui il dio stesso uccide l’animale che gli è sacro, che in fondo viene ad essere lui stesso. Questa è l’estrema rinnegazione del grande crimine, con cui incominciarono la società e il sentimento di colpa. Non va disconosciuto un secondo significato di quest’ultima concezione del sacrificio. Esso esprime l’appagamento che gli uomini provarono abbandonando il primo surrogato del padre in favore di un concetto più alto della divinità. L’interpretazione piattamente allegorica della scena coincide presso a poco con l’interpretazione psicoanalitica. Quella dice: «E’ dimostrato come il dio supera la parte bestiale del suo essere ».

Sarebbe errore credere che in quest’epoca di rinnovata autorità paterna fossero completamente sedati gli impulsi ostili che appartengono al complesso paterno. Anzi, nelle prime fasi del dominio delle due nuove formazioni che sostituiscono il padre: quelle degli dei e dei re, ritroviamo più che mai accentuate le manifestazioni di quell’ambivalenza che costituisce un tratto caratteristico della religione. La posizione di anticristianesimo si mantiene forte ed invariata, i suoi esempi di applicazione della psicanalisi del gruppo sociale, si confrontano sempre con l’opera della croce per giustificarla come un rimedio contro la nevrosi del gruppo sociale perciò continua a sostenere quanto segue. Il sacrificio annuale (l’auto sacrificio) d’un dio sembra essere stato un tratto essenziale delle religioni semite. Il cerimoniale dei sacrifici umani, nelle parti più diverse della terra abitata, non lascia quasi dubbio che questi uomini trovassero la loro morte quali rappresentanti della divinità.

I1 sacrificio divino illumina di una chiara luce il significato delle forme di sacrificio più antiche. Esso mostra, chiaramente, che l’oggetto del sacrificio è sempre lo stesso:. il padre venerato quale un dio. Il rapporto tra il sacrificio animale e quello umano trova ora una facile soluzione. Il sacrificio animale originario era già un surrogato di quello umano, della solenne uccisione del padre; e quando il surrogato de1 padre riebbe la sua figura umana, anche il sacrificio animale poté trasformarsi nuovamente nel sacrificio umano. In tal modo il ricordo di quel primo sacrificio si era dimostrato incancellabile, malgrado tutti gli sforzi per dimenticarlo e appunto, quando più volle allontanarsi dalle ragioni che avevano provocato quell’atto, ricomparve la relativa riproduzione inalterata nella forma del sacrificio divino.

Freud continua ad affermare che nell’evoluzione delle religioni mai si estinguono i due fattori moventi del sentimento di colpa e della fierezza filiale. Qualunque tentativo di spiegare il problema religioso, qualunque esperimento di conciliazione fra le due forze psichiche contrastanti fallisce via via probabilmente sotto 1’influsso combinato di avvenimenti storici, mutamenti culturali e interiori trasformazioni psichiche.

Sempre più evidente si fa lo sforzo del figlio di mettersi al posto del dio-padre. Col sorgere dell’agricoltura aumenta 1’importanza del figlio nella famiglia patriarcale. Egli si concede forme nuove della sua libido incestuosa che trova un appagamento simbolico nella lavorazione della madre terra.

Quando il Cristianesimo penetrò nel mondo antico esso incontrò 1a rivalità della religione del dio Mitra e, per un momento, fu dubbia la vittoria fra le due divinità. Si può dedurre forse dalle rappresentazioni di uccisioni di tori fatte da Mitra che egli rappresentasse quel figlio che da solo aveva compiuto i1 sacrificio del padre ed aveva in tal modo liberato i fratelli dalla complicità. V’era un’altra via per sopire questo sentimento di colpa e questa fu battuta appena da Cristo. Egli venne e sacrificò la Sua vita e liberò così i fratelli dal peccato originale.

Freud pone le Sacre Scritture alla pari della mitologia greca e continua la sua analisi ricordando che gli uomini erano i discendenti dei titani che avevano ucciso e sbranato il giovane Dioniso; il peso di questo delitto li opprimeva.

Egli, Freud, sostiene che nel mito cristiano il peccato originale è senza dubbio un peccato contro dio-padre e conclude che se Cristo redime gli uomini dalla colpa del peccato originale immolando la propria vita, ne consegue che il peccato sia stato un’uccisione. Secondo la legge del taglione, profondamente radicata nel sentire umano, un’uccisione non può essere espiata che col sacrificio d’un’altra vita; l’autosacrifizio presuppone un omicidio. Se questo sacrificio della propria vita porta con sé la riconciliazione col dio- padre, il delitto da espiare non può essere stato che 1’uccisione del padre stesso. Così l’umanità confessa francamente, nella dottrina cristiana ,l’azione peccaminosa delle origini, poiché hanno trovato nel sacrificio d’un suo figlio l’espiazione piena della sua colpa. E’ convinzione di Freud che la riconciliazione col padre è tanto più profonda in quanto assieme a questo sacrificio avviene la completa rinunzia alla donna, per la quale era avvenuta la ribellione al padre.

Ora anche la fatalità psicologica dell’ambivalenza reclama i suoi diritti. Con lo stesso atto che offre al padre la maggior riparazione che si possa immaginare, anche il figlio raggiunge la meta dei suoi desideri contro il padre. Diventa egli stesso dio accanto, anzi al posto del padre. La religione del figlio si sostituisce alla religione del padre. Quale segno di questa sostituzione Freud richiama in vita l’antico banchetto totemico, nella forma della comunione dove ora i fratelli si nutrono della carne e del sangue del figlio e non più del padre, si santificano con quest’atto e s’identificano con lui.

La comunione cristiana è però in fondo una nuova eliminazione del padre, una «ripetizione » dell’azione che si doveva espiare. Viene ricordata la proposizione del Frazer: «La comunione cristiana ha assorbito in sé un sacramento che è indubbiamente molto più antico de1 Cristianesimo! » Un fatto ,come la soppressione del progenitore da parte della schiera dei fratelli, doveva lasciare tracce indelebili nella storia dell’umanità e trovare quindi espressione in formazioni sostitutive tanto più numerose quanto meno esso voleva essere ricordato.

Nella storia dell’arte greca v’è una situazione che mostra evidenti somiglianze e non meno profonde differenze con la scena del banchetto totemico. L’eroe della tragedia doveva soffrire; tale è rimasto il contenuto della tragedia. Egli si era sobbarcato la cosiddetta « colpa tragica », la quale non è sempre giustificata chiaramente; spesso non è una colpa per come comunemente s’intende. Per lo più essa consisteva nella ribellione ad un’autorità divina od umana ed il coro accompagnava l’eroe partecipando al suo dolore, cercava di trattenerlo, di ammonirlo, di moderarlo e lo compiangeva quando, per il suo ardire, ebbe la meritata punizione. Nell’esame degli elementi Freud si chiede perchè l’eroe della tragedia deve soffrire e che cosa significa la sua colpa « tragica »? La risposta fornita è che deve soffrire perché lui è il progenitore, l’eroe di quella grande tragedia primitiva, che trova qui una ripetizione tendenziosa; e la colpa tragica è quella che egli deve caricare su di sé per liberare il coro dalla sua colpa.

In quell’antica realtà erano appunto i .compagni del coro quelli che cagionavano il dolore dell’eroe; qui invece essi si esauriscono in commiserazioni e compianti e 1’eroe stesso ha tutta la colpa del suo soffrire. II delitto riversato su lui, ossia la tracotanza e la ribellione ad una grande autorità, è appunto quello che in realtà opprime i compagni del coro, la schiera dei fratelli. Così l’eroe tragico diventa secondo Freud il salvatore del coro, contro il suo stesso volere.

Nella sua conclusione Freud rileva che nel complesso edipico i princìpi della religione, della moralità, della società e dell’arte coincidono perfettamente con gli accertamenti della psicoanalisi, che trovano così il nocciolo di tutte le nevrosi. Egli è soddisfatto per aver teorizzato, attraverso il metodo della psicanalisi, l’origine della religione e la radice del cristianesimo che affonda la sua origine in un atavico rapporto col padre e l’uccisione da parte dei figli.

Freud dopo aver concluso la sua teoria ricorda che la base della sua analisi parte da una psiche collettiva, in cui si compiono i processi psichici come nella vita psichica dell’individuo singolo. Egli  era certo che l’umanità fa perdurare ed agire per dei millenni il sentimento di colpa su generazioni, che del fatto, al quale esso si riallaccia nulla potevano sapere, facendo continuare in nuove genesi un processo affettivo che poteva sorgere in generazioni di figli maltrattati dal padre.

Senza la premessa d’una psiche collettiva, d’una continuità nella vita affettiva degli uomini, che consenta di non tener conto delle interruzioni degli atti psichici causate dalla scomparsa degli individui, la demopsicologia non potrebbe assolutamente esistere. Se i processi psichici di una generazione non continuassero in quella successiva, ogni generazione dovrebbe crearsi ex novo il suo atteggiamento di fronte alla vita; non si avrebbe allora alcun progresso né evoluzione alcuna. Si presentano dunque due nuovi quesiti: fino a che punto conviene tener conto della continuità psichica nelle diverse generazioni, e di quali mezzi si vale una generazione per trasmettere le sue condizioni psichiche a quella successiva. In generale la demopsicologia si preoccupa poco di conoscere in qual modo avvenga la continuità nella vita psichica delle generazioni che vengono a susseguirsi. Una parte del compito sembra risolto dall’ereditarietà di disposizioni psichiche, che hanno tuttavia bisogno di certe spinte nella vita individuale per risvegliarsi ed agire.

Freud ammette che nessuna generazione è in grado di celare alla successiva dei processi psichici importanti. La psicoanalisi infatti insegna che ogni uomo possiede nella sua attività inconscia dello spirito un apparato che gli permette di interpretare le relazioni di altri uomini, di stornare le deformazioni che l’altro ha dato all’espressione dei suoi moti affettivi. Per questa comprensione inconscia di tutti quei costumi, di tutte quelle cerimonie e di tutti quei precetti che 1’originario rapporto col padre primitivo aveva lasciati, potrebbe essere stato possibile anche alle generazioni più tarde di assumere quella eredità affettiva.

Un altro dubbio potrebbe esser sollevato dal metodo psicoanalitico. Le prime prescrizioni morali e le prime restrizioni etiche della società primitiva sono state considerate quali reazioni ad un’azione, concepita dai suoi autori come un delitto. Pentiti di quell’azione essi avrebbero deciso che essa non dovesse più ripetersi né portare ad alcuno un vantaggio. Freud sostiene che questo sentimento di colpa così reattivo non è spento negli uomini. Esso è trovato nei nevrotici ove agisce in maniera asociale, per creare nuove prescrizioni morali e restrizioni continuate, quali espiazioni per delitti commessi e quali misure preventive per quelli che potrebbero esser commessi.

Se si cerca di scoprire nei nevrotici le azioni che hanno destato queste reazioni, v’è il rischio di restare delusi poiché non si trovano dei fatti ma degli impulsi. A base del sentimento di colpa dei nevrotici stanno soltanto delle realtà psichiche e non delle realtà materiali. La nevrosi è caratterizzata dal fatto che metta la realtà psichica al di sopra di quella effettiva reagisce tanto seriamente a dei pensieri quanto le nature normali reagiscono soltanto a delle realtà. Sulla base di questa riflessione Freud si chiede se ciò non possa esser avvenuto nei popoli primitivi.

Sarebbero perciò bastati i soli impulsi di ostiltà verso il padre, 1’esistenza di un desiderio immaginario di ucciderlo e di divorarlo, per far sorgere quella reazione morale che ha generato il totemismo e il tabù.

Sarebbe evitata così la necessità di far risalire a un orrendo misfatto, che offende tutti gli umani sentimenti, il principio del patrimonio culturale di cui l’umanità si vanta. Nel voler sostenere la sua teoria e renderla comprensibile, Freud rasserena i lettori precisando che il collegamento causale che va da quel principio sino ai tempi nostri non causerebbe alcun danno, poiché la realtà psichica sarebbe salda abbastanza per reggere tutte le conseguenze. Il mutamento potrebbe esser avvenuto in modo meno violento ed aver contenuto tuttavia in sé le condizioni adatte per far sorgere la reazione morale. Finché si sentiva 1’oppressione del progenitore, erano giustificati i sentimenti ostili verso di lui e il relativo pentimento dovette aspettare un altro momento per farsi sentire.

Egualmente poco plausibile è l’obiezione secondo la quale tutto ciò che deriva dalla relazione ambivalente col padre, cioè il tabù è le prescrizioni del sacrificio, porta con sé il carattere della massima serietà e della più completa realtà. Anche il cerimoniale e le inibizioni degli ammalati di nevrosi coatta, rivelano questo carattere e risalgono tuttavia soltanto a realtà psichiche, ad intenzioni e non ad azioni realmente commesse. Freud invita a guardarsi dal trasportare il dispregio di quanto è solamente pensato e desiderato dal nostro assennato mondo ricco di valori materiali, al mondo ricco solamente di avvenimenti interiori dell’uomo primitivo e del nevrotico. Necessita convenire che la differenza non tocca i tratti essenziali della questione.

Se per i popoli primitivi, i desideri e gli impulsi, hanno il valore di realtà, va seguito con intendimento il loro modo di pensare, e non correggerlo secondo un criterio che appartiene alla cultura di questo secolo. Esaminiamo quindi più da vicino i1 quadro della nevrosi che ci ha indotto a questo dubbio. Non è esatto ritenere che i nevrotici coatti, che stanno sotto l’influenza di una supermorale, si difendono soltanto dalla realtà psichica delle tentazioni e si puniscono solamente per aver sentito degli impulsi.

L’analogia fra i popoli primitivi ed i nevrotici viene stabilita maggiormente quando ammettiamo che anche tra i primi la realtà psichica, della cui conformazione non vi è alcun dubbio, si sia incontrata in origine con la realtà effettiva, che cioè gli uomini primitivi abbiano realmente fatto ciò che, secondo tutte le testimonianze, avevano l’intenzione di fare. Né dobbiamo nel nostro giudizio sui popoli primitivi lasciarci influenzare troppo dalla relativa analogia con i nevrotici. Bisogna tener conto anche delle rispettive differenze. Certamente, tanto nei selvaggi come nei nevrotici, non ci sono quelle divisioni nette tra pensiero ed azione che sono in noi. Solamente nel nevrotico e inibito nell’azione, in lui il pensiero è il vero surrogato dell’azione.

 

L’influenza sul mondo da parte di Marx, Nietzsche e Freud.

 

Marx, Nietzsche e Freud hanno stabilito una maniera nuova per vedere la realtà sociale ed agire in essa. Oggi nel mondo, inevitabilmente, la grande maggioranza di persone è stata influenzata dal pensiero dei tre filosofi. Questo mondo ha perso il suo rapporto con Dio secondo come l’aveva iniziato a vivere prima della fine dell’anno mille, quando l’Europa veniva cristianizzata ed i grandi re la definivano Sacro romano impero. I filosofi hanno disquisito, fino all’arrivo dei tre personaggi esaminati, di ogni aspetto della realtà umana utilizzando la base cristiana. Con Marx, Nietzsche e Freud tutto cambia e viene stravolto, tanto che Dio è visto come l’entità virtuale creata dall’uomo; i tre sostengono che quando gli uomini conosceranno il loro pensiero l’idea di Dio svanirà dai cuori.

I tre personaggi avvertono l’esigenza della liberazione del mondo dalle condizioni in cui versa e ciascuno teorizza il suo agente liberatore. Per Marx è il proletariato che, per liberare la società dai dominatori, eliminerà le classi e il «dominio» di una sull’altra. Il filosofo osservò che anche la religione cristiana voleva liberare l’uomo dal «dominio» del mondo e dai dominatori che lo assoggettano, ma concluse che l’azione cristiana è e resterà illusoria poiché sposta la liberazione in un altro mondo e con essa la felicità che il proletariato potrà raggiungere su questa terra. Marx sostenne che la liberazione cristiana è illusoria come illusoria è la felicità che si raggiunge con “l’oppio” per cui i cristiani risolvono, a dire di Marx, le sofferenze reali illusoriamente. Da ciò la convinzione dello stesso che la religione è per i popoli simile all’oppio.

Il materialismo storico acquista sempre maggiore forza nella coscienza sociale e forma la società laica intesa come società senza subordinazione verso alcun Dio, che rispetta in maniera equidistante le religioni dei popoli in quanto esigenza degli stessi. La posizione dei governi è sempre più laica e quindi naturalista e materialista.

Per Nietzsche il salvatore del mondo è il superuomo, frutto dell’evoluzione umana mediante il criterio della selezione naturale, per come avviene nel mondo animale, dove il più forte, il più abile, il più sapiente vincerà per dominare con le proprie qualità superiori, liberando il mondo dalla mediocrità dei cristiani e dei religiosi in genere.

Nietzsche parte dalla convinzione che il forte ed il bello è anche sapiente ed intelligente, per come Hitler capì fino a dedicarsi all’esaltazione della razza ariana e determinare il genocidio della razza ebraica, quasi che la prima fosse depositaria della purezza e delle facoltà dei superuomini mentre la seconda portasse con sé la contaminazione dell’umanità.

La cultura odierna è fondata sull’esaltazione del superuomo capace di salvare il mondo da ogni suo problema. Tale cultura ha pervaso ogni aspetto della nostra società per cui nei films, per televisione, durante i telegiornali si evidenzia la capacità salvifica dei super eroi fino al punto di chiamarne uno col nome di «superman» o superuomo. E’ quasi impossibile sentire che Dio ha salvato qualcuno o che nel suo nome sono stati fatti prodigi o opere salvifiche verso la società. Dio è fuori, escluso, rigettato e con Lui i suoi. Infatti i cristiani che vivono con Gesù Cristo come unico loro salvatore subiscono quotidiana emarginazione e vengono classificati come uomini di serie «b», di seconda categoria, di classe infima.

Per Freud la salvezza dell’uomo viene dalla psicanalisi e dalla rimozione dei limiti della legge divina e del timore di Dio dalle coscienze umane, dichiarando di liberare gli uomini dai tabù religiosi che, frenando i loro impulsi e le loro pulsioni deviano le energie, in esse contenute, verso sintomi nevrotici che, esasperati diventano malattie psicosomatiche. In conclusione, la causa dell’oppressione umana è la legge divina ed il timore di Dio il tabù totemico da rimuovere per liberare l’uomo al fine di fargli realizzare la felicità. Infatti, oggi gli psichiatri aumentano di numero e i nevrotici sotto cura crescono a vista d’occhio mentre il dato statistico più grave resta quello dell’incremento dei suicidi e del numero dei disperati, i quali dopo aver sperimentato ogni umano rimedio restano senza quello di Dio; perché v’è stato chi con specifica attenzione l’ha in premessa demolito.

Freud,  nel suo libro Totem e tabù sgretola non solo l’idea di Dio ma demolisce la fede cristiana fino ad illustrarla come un insieme di riti e cerimonie volte a rimuovere un ricordo ancestrale che mantiene sotto un senso di colpa l’umanità rea di aver causato la morte di un primo progenitore, per sete di potere da parte dei figli, per cui la santa cena viene vista come rito sacrificale del figlio che appaga la colpa verso il padre. Se le teorie di Freud possono ricevere apprezzamento dagli scienziati, per noi cristiani, sono  quanto mai sommarie e blasfeme. Le opere dei tre filosofi portano ad una umanità senza Dio e senza speranza, alla ricerca di un nuovo salvatore avendo rifiutato Cristo Gesù.

 

La triade avversaria.

 

Nelle Sacre Scritture si incontra una triade nemica ovunque Dio instaura la sua testimonianza e svolge un suo progetto. Ai tempi di Mosè sorsero come avversari del Profeta, Dathan, Kore ed Abiram, tre figli del popolo d’Israele. Costoro radunarono contro Mosè una parte del popolo per criticarlo ed impedirgli di fare la volontà di Dio. Tutti e tre furono inghiottiti dalla terra che si aprì sotto i loro piedi.

Con Giobbe, anche tre furono coloro che raccolsero contro il Servo del Signore accuse e teorie per deprimerlo. Tre furono i nemici del servo di Dio Nehemia. Costoro sono indicati nella Bibbia con i nomi di Tobia, Ghescem ed Sanballat. Anche questi radunarono i popoli confinanti per muovere guerra contro Nehemia e disfare l’opera di Gerusalemme. Contro Gesù Cristo, nostro Signore, Giuda, Anna e Caiafa, raccolsero il popolo contro Cristo per crocifiggerlo.

Nel capitolo sedici del libro dell’Apocalisse, dal versetto tredici sta così scritto: « Poi vidi uscire dalla bocca del dragone, dalla bocca della bestia e dalla bocca del falso profeta tre spiriti immondi, simili a rane. Essi sono spiriti di demoni e vanno dai re della terra e del mondo intero, per radunarli per la guerra del gran giorno di Dio Onnipotente>>.

       Ogni azione avversaria all’opera di Cristo cerca di somigliare il più possibile a quella descritta nel passo citato. Quando Dio si in un giorno particolare «Il gran giorno dell’Iddio Onnipotente» allora il nemico farà uscire dalla bocca dei suoi tre servi più fidati tre spiriti immondi. Nel nostro caso trattasi di tre dottrine filosofiche che radunano il mondo contro il cristianesimo e, quindi, contro il nostro Signore e Padrone Gesù Cristo. Queste tre filosofie hanno cancellato dal cuore di molte genti il timore e la fede in Dio, rendendole avversarie dei piani e dei progetti di Gesù Cristo.

Marx, Nietzsche e Freud, i principali anticristiani di questo secolo hanno cambiato le menti ed i cuori di moltitudini che sono state svuotate dalla fede e dai principi cristiani per accogliere la più perfida delle religioni. Da un punto di vista sembra che la nuova religione mondiale si basi sulle filosofie dei tre anticristiani. Dette filosofie essendo state sconfitte sul piano reale vengono sublimate ed idealizzate per costituire insieme il fulcro della «New age».

 

Conclusione.

 

Lo spirito del presente secolo, è costituito dalle tre dottrine anticristiane di cui una si riferisce al sistema sociale, una al sistema religioso ed una all’animo umano. E’ chiaro che Marx opera contro il cristianesimo nel sistema sociale, Nietzsche contro il sistema religioso cristiano e Freud contro la mente ed il cuore dei cristiani.

Questo spirito immondo,  il dominatore del presente secolo malvagio porta con sé la ribellione a Cristo, nella maniera più aperta e sfacciata. Rende nobile lo Stato laicizzandolo, per cui i governanti sono ben preparati al rigetto del cristianesimo per non essere di parte, volendo per il rispetto dell’uomo onorare ogni tipo di religione, da tenere comunque a debita distanza evitando che i princìpi cristiani ingeriscano con le scelte di governo. Riduce la religione ad un aspetto sociale ed è interessato a renderla sempre più marginale. Libera l’uomo dai limiti della legge e del timore di Dio per permettergli ogni pulsione o stimolo carnale purché non si violi la legge umana, derivante da una gestione laica dei rapporti con gli uomini e con la fede.

Lo spirito del presente secolo laico, libertino, senza la verità di Dio , sta radunando le moltitudini per scagliarle contro la cristianità, e quanto ella esprime mediante la sua fede vivente. E’ uno spirito seduttore che contamina la mente dei cristiani e opera macchinazioni per scandalizzare le genti contro la dottrina di Cristo Gesù.

 

New Age

 

Molti scrittori hanno definito la «New age» un sistema di pensiero che influenza la società in ogni settore. Esso si poggia quasi interamente sull’idea dell’infinita grandezza e capacità che appartengono all’uomo. Già nel Rinascimento, gli umanisti avevano rimosso Dio e messo l’uomo al centro dell’attenzione, per renderlo il riferimento delle umane speranze che solo un nuovo dio può garantire. L’Uumanesimo divenne la base ideologica del marxismo e del capitalismo, dei naturalisti e dei materialisti.

Nel presente secolo, sotto l’influenza dei tre spiriti esaminati, la cultura dei popoli ha acquisito la convinzione che l’uomo possa risolvere i propri problemi ed è in grado di donarsi pace, prosperità, libertà e felicità. Nietzsche dichiarando che  «Dio è morto» affermava che l’uomo ha giunto la piena maturità esistenziale ed è ormai in grado di giungere alle mete desiderate senza alcun soccorso divino.

Altro principio su cui si fonda la New age è la relatività della verità o relativismo. Essendo l’uomo la misura di ogni cosa lo è anche della verità che procedendo da un relativo è relativa, mentre quella di Dio, procedendo da un assoluto è assoluta. Mancando Dio ed essendo l’uomo la misura di ogni cosa, anche la verità è a misura d’uomo. Pertanto, il bene ed il male, sono definiti dall’uomo che ne può mutare le caratteristiche a piacimento essendo egli l’essere supremo ed unico.

Il relativismo si applica anche alla religione. Per la New age tutte le religioni sono ugualmente valide, innalzino l’uomo, e non dicano di avere verità assolute La religione della New age ha il compito di liberare l’uomo dalla sofferenza, principio guida del buddismo, e di innalzarlo a divinità, superuomo di Nietzsche.

       L’Umanesimo della New age ha caratteristiche diverse perché, a differenza di quello rinascimentale, non afferma la visione materialistica, per come Marx la proseguì, ma propone la visione spiritualistica. Così, la nuova religione innalza la spiritualità dell’uomo a livello cosmico, seguendo il pensiero di Nietzsche, ed andando oltre considera la dimensione materiale come lo scarto di un’era da annullare. Con la New age, l’Umanesimo cosmico e spirituale sostituisce quello secolare e naturalistico. L’uomo dio, non come governatore naturale della terra ma come influenza spirituale a livello cosmico.

La New age propone un rapporto con il trascendente, collocando la divinità all’interno dell’uomo. Essa afferma che dentro l’uomo ci sono universi mistici da scoprire, potenzialità spirituali infinite tali da poter dire che l’uomo è «dio». Questa parte trova le sue origini nelle teorie di Freud che, rilevando la realtà dell’inconscio umano, ne intuisce la vastità e spinge l’uomo all’introspezione per recuperare la serenità, la pace e la gioia.

Altro elemento rilevante della «New age» è il peccato che viene definito un concetto umiliante che deve essere rifiutato con forza; il peccato originale è una idea totalmente falsa. La vera religione della New age non ha niente a che fare con il peccato, la colpa è ritenuta un sentimento arcaico da cui liberarsi, affermando che «Nessuno è colpevole. Siamo tutti innocenti». Il suo interesse per l’uomo è lo sviluppo spirituale e non la ricerca dei sensi di colpa che non devono più esistere. In questo argomento, ancora una volta la New age, prende energia dai tre filosofi e giunge a parafrasare Freud e la teoria dei totem, dei tabù e dei sensi di colpa, dove il medico viennese sostiene che rimuovendoli si ottiene lo scarico della nevrosi, il recupero dell’equilibrio interiore e la libertà dai limiti culturali e religiosi che generano le tensioni.

Mediante lo spiritualismo orientale, a cui la New age fa spesso riferimento, il peccato è definito come lo stato d’ignoranza a cui l’uomo non riconosce di essere uno con tutto. Pertanto la vera salvezza dell’uomo consiste nel prendere coscienza di essere parte integrante del tutto, dove tutto è Dio, e Dio è tutto, secondo la teoria panteista. Se la teoria panteista viene estremizzata si può concludere che, se Dio è il tutto, tutto è Dio, nel tutto v’è la musica, l’arte, la natura, l’uomo per cui credere in qualsiasi cosa, che è parte del tutto, significa credere in Dio. Pertanto credere nell’uomo significa credere in Dio, e questo è il punto di arrivo della New age.

Tramite l’acquisizione della teoria panteista per giungere all’uomo dio, la New age, prosegue verso la logica accoglienza della reincarnazione che viene incorporata integralmente nel sistema. Pertanto la vita è una delle tante vite e la morte è il passaggio dell’anima da una forma ad un’altra, con la convinzione di poter fare ciò che si vuole poiché si tornerà a vivere ancora. Sulla base del panteismo, della liberazione del concetto di peccato e sulla credenza nella reincarnazione si possono ordire infiniti disegni di vita e seguire innumerevoli esperienze personali e collettive, senza dover temere alcunché. Su questa base possono trovare accoglienza le esperienze più strane e proibite dalla nostra cultura occidentale o dal residuo del senso morale di questa civiltà. Potranno essere fatte esperienze con il regno dell’occulto, praticare riti magici, ipnosi, viaggi nel mondo della droga estatica e quant’altro si vuole fare. In tutto questo una cosa è certa, l’uomo è privato dalla salvezza cristiana, Cristo Gesù è tolto di mezzo, le genti sono radunate intorno al superuomo, anzi all’uomo dio.  Per Freud esiste l’inconscio umano e l’inconscio collettivo. La New age mutua il concetto freudiano e conclude che Dio è anche l’inconscio collettivo. Attraverso la meditazione si può entrare nell’inconscio collettivo, avendo coscienza del proprio sé ma sgravati dai pensieri per giungere alla consapevolezza che il nostro sé è eterno e trascendente. I tre filosofi, con le loro tre dottrine, hanno svuotato l’anima delle genti dal cristianesimo ed avviato l’umanità verso la New age, dove sarà riempita dell’uomo dio, per poi ricevere, il generatore di ogni morte:  l’anticristo.

 


 

Capitolo IV

LO SPIRITO DEL REGNO INVISIBILE.

 

Nel capitolo 6 di Efesini sta scritto: «Rivestitevi dell’intera armatura di Dio, onde possiate restare ritti e fermi contro le insidie del diavolo, poiché il vostro combattimento non è contro sangue e carne ma contro i principati, contro le potestà, contro i dominatori del mondo delle tenebre di questo secolo, contro gli spiriti malvagi che sono nei luoghi celesti.»

La realtà spirituale avversaria genera insidie contro i cristiani di tutto il mondo. Il diavolo ne è a capo e produce contro i credenti un vero e proprio combattimento.

Il primo consiglio precisa che nelle lotte non si deve mai pensare che esse derivino dall’uomo, che è fatto di carne e di sangue, poiché i reali oppositori e nemici sono gli spiriti, che, si servono degli uomini dopo averli vinti e fatti schiavi. L’uomo, dunque, va sempre compreso e perdonato poiché non sa quello che fa. Bisogna pregare per lui affinché, ricevendo la grazia del ravvedimento, possa lasciare i legami del diavolo e divenire libero in Cristo.

Il combattimento, invece, va affrontato e sostenuto contro:

1.    i principati spirituali;

2.    le potestà delle tenebre;

3.    i dominatori del mondo delle tenebre, che operano in questo secolo;

4.    gli spiriti malvagi che sono nei luoghi celesti.

Il regno delle tenebre appare come una organizzazione gerarchica dove la potestà suprema è retta dal diavolo. Al suo servizio operano dei principi che reggono il mondo diviso in principati. Nei principati si manifesta il potere delle tenebre e i dominatori del mondo delle tenebre usano precise strategie di lotta contro gli unici nemici in grado di contrastarli e vincerli: i cristiani. Al servizio dei dominatori delle tenebre operano gli spiriti maligni che sono nei luoghi celesti. La Scrittura afferma che mentre eravamo nel peccato abbiamo seguito il corso di questo mondo, imposto dal principe della potestà dell’aria. Anche in questo caso la dominazione del mondo è diretta dal principe della potestà dell’aria, da una autorità del regno spirituale delle tenebre che imprime al mondo un corso, una via da seguire nella ribellione contro i cristiani e contro il Signore nostro Gesù Cristo.

 

Il governo mondiale della potestà delle tenebre.

 

E’ evidente che quanti non sono di Cristo ed agiscono contro il Signore sono sotto la potestà delle tenebre, di quello spirito che opera, al presente, negli uomini ribelli. Marx, Nietzsche e Freud non sono stati che dei ribelli al cristianesimo ed al suo Dio, spingendo, con i loro scritti, le genti contro Cristo e generando una cultura laica. Il mondo, attraverso questi tre filosofi ha assunto un corso, una direzione, contraria a quella desiderata dallo Spirito Santo.

Lo spirito di questo secolo, quello dominante il mondo, è caratterizzato dalle tre dottrine uscite dai filosofi per radunare i popoli per la guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente. I tre filosofi hanno seguito i comandi del principe della potestà delle tenebre, ed hanno scritto le dottrine che gli venivano suggerite. Il nostro rammarico è verso di loro perché si sono prestati all’avversario di Cristo mentre il nostro combattimento è contro gli spiriti che li hanno mossi. I principati che hanno operato nei tre scrittori sono: quello che influenza i governi, rappresentato dalla bestia; quello che influenza le religioni, rappresentato dal falso profeta; quello che influenza l’anima rappresentato dal dragone.

La triade avversaria, dragone, bestia e falso profeta ha inoculato nel mondo le sue tre dottrine, indirizzando le genti a lasciare Cristo per poi radunarli contro. La prima fase della strategia diabolica, per radunare i popoli ed i loro re contro Cristo è stata posta in essere mediante l’aggressività delle tre dottrine alla fede verso il Signore. La seconda fase prevede un invito ed adunamento sotto una nuova bandiera spirituale che sarà poggiata ideologicamente sulle tre dottrine esaminate. La strategia mondiale è dunque sempre più chiara e lo spirito del presente secolo malvagio sta convogliando i suoi sforzi per radunare le genti e combattere nel gran giorno dell’Iddio Onnipotente. Oltre alla strategia a livello mondiale lo spirito del presente secolo sta, mediante i dominatori delle tenebre, conducendo una lotta contro la cristianità nei luoghi dove il mondo mantiene la sua presenza; quindi, sulle nazioni e nelle città. I governi delle nazioni cristiane stanno divenendo sempre più laici e quindi idolatri, mettendo alla pari tutte le religioni e decidendo sopra di esse mediante il potere legislativo, sottomettono Cristo ed il cristianesimo alla volontà degli uomini, che, a loro volta, subisce l’indirizzo ed il corso dei principi della potestà dell’aria. Le leggi ordinarie dei vari stati stanno violando in maniera sempre più manifesta le leggi di Dio


 

Capitolo V

I CRISTIANI E LE NAZIONI PROSSIME AL GIUDIZIO.

 

 

Il giudizio delle nazioni segue quello della chiesa e precede quello delle genti. Il giudizio che sta per venire sulla terra, secondo le profezie bibliche è quello delle nazioni. Pertanto uno sguardo particolare deve essere dato alla conduzione delle nazioni rispetto alla Parola di Dio. Il governo delle nazioni è, per la maggior parte, nelle mani di uomini ribelli a Cristo e per questo condotti dallo spirito del presente secolo. Esso, per le sue opere utilizza l’indirizzo delle tre dottrine che interessano il governo, la religione e l’animo dell’uomo.

I dominatori delle tenebre hanno operato nelle nazioni per renderle sempre più laiche, permettendo governi islamici e di qualsiasi altra religione tranne quella cristiana. Il timore che i princìpi di Cristo possano governare le nazioni rende irato lo spirito del mondo che scaglia ogni suo servo contro chi vuole far regnare la cristianità e indirizzare le nazioni nel corso dello Spirito della Santa Parola.

La lotta è e resterà spirituale sebbene il confronto sarà tra strumenti umani. In premessa bisognerebbe chiedersi per quali interessi lo spirito del presente secolo desidera così tanto regnare sulle nazioni, e se fosse per togliere gli uomini al potere di Cristo? Se così operando sa di potersi permettere di influenzare con più facilità i cuori e le coscienze degli uomini, per allontanarli da Cristo, non sarebbe già questo un motivo sufficiente per contrastarlo e combatterlo. Combattere il corso delle tenebre con coraggio, con animo e determinazione senza rinunciare al combattimento, su qualsiasi piano viene generato, sapendo che chi rinuncia a combattere le potestà delle tenebre scade quanto alla fede.

La lotta di questo secolo è indirizzata principalmente sulle nazioni visto che Dio sta per giudicarle. Il diavolo conserva le sue strategie e prima di raccogliere le nazioni contro Cristo le conquista e le indirizza, influenzando quelli che le governano.

In questa strategia portata avanti dai dominatori del mondo delle tenebre cosa farà il cristiano? Avrà una strategia per sconfiggere i dominatori di questo secolo o starà a guardare che il male consumi il mondo e tolga ai cristiani i propri diritti e le proprie ricchezze? Per avere una strategia è necessario conoscere le forze nemiche, le loro dottrine, i loro piani. Dove trovare la conoscenza di tutto questo se non nella Bibbia e nella rivelazione che Dio darà attraverso la preghiera.

Se lo spirito del presente secolo vuole gestire incontrastato i governi delle nazioni, non per questo i cristiani devono ubbidirgli lasciando il campo libero, anzi devono armarsi dell’armatura di Dio e resistere alle forze avversarie, affinché ciò che è di Cristo sia governato con la dottrina e la Parola di Dio. Contro la dottrina di Marx, a difesa anche delle nazioni, sorse il cristianesimo cattolico che mediante l’enciclica «Rerum novarum» si oppose all’invasione della dottrina ateo-marxista, ottenendo la vittoria totale nel 1989. Purtroppo nei giorni nostri il potere politico di fede marxista ha saputo gestire la sconfitta per proporre ed ottenere la condivisibilità politica con i cattolici, che hanno dimostrato non tanto di aver voluto difendere le questioni della fede cristiana dall’ateismo marxista, bensì i propri interessi secolari, visto che ora fatti salvi questi hanno trovato l’intesa ed il dialogo.

Comunque, mai il vero cristianesimo ha saputo indicare una posizione di chiarezza e di contrasto contro le tre dottrine esaminate, principalmente nei confronti di quella marxista. I tempi del giudizio delle nazioni stanno per giungere e forse ci è data un’ultima possibilità di combattere contro le tre filosofie che hanno fondato lo spirito del presente secolo. Attraverso lo studio delle Sacre Scritture si è potuto ricostruire un piccolo schema circa i regni nei quali l’uomo può vivere. Essi sono stati schematizzati come nel quadro che segue.

 

I QUATTRO PIANI DELL’UOMO

 

1.

L’UOMO NELLA GRAZIA E CON CORPO DI RESURREZIONE VIVE NEL

REGNO DI DIO DOVE ABITA LA GIUSTIZIA

 

2.

L’UOMO NELLA GRAZIA ED IN UN CORPO DI PECCATO VIVE LA VITA COMUNITARIA CRISTIANIZZATA O IL REGNO DI DIO DOVE OPERA PERDONO E MISERICORDIA

(REGNO DI GESÙ CRISTO O REGNO DELLA CHIESA)

 

3.

L’UOMO SENZA GRAZIA ED IN UN CORPO DI PECCATO DEVE VIVERE SOTTO IL REGNO DELL’UOMO SECONDO LA LEGGE DI DIO

 

4.

L’UOMO IN CORPO DI PECCATO, SENZA GRAZIA E CHE RINUNCIA ALLA LEGGE VIVE SOTTO LA

POTESTÀ DELLE TENEBRE

 

In quale dei quattro piani indicati può vivere una nazione? E’ una domanda necessaria. Nella Bibbia sta scritto che il «.. mondo giace nel maligno …>> (Giov.5,19). E’ ovvio che la Bibbia definisce mondo l’umanità ovvero l’insieme degli uomini e quindi la società e le società, di ogni ordine e tipo, esclusa la comunità dei credenti in Gesù Cristo, che formano la «Chiesa», la quale è nel mondo ma non è del mondo.

Sulla Terra, in conclusione operano due sistemi spirituali che sono quello del  «mondo» e quello della «Chiesa». Il problema di una politica cristiana e di una struttura cristiana in politica fu sollevato fin dai tempi di Sant’Agostino d’Ipponia  413-423  d.C., quando, per redimere le perplessità di una vita cristiana socialmente coinvolta, scrisse un libro intitolato «De civitate Dei», nel quale inserì il suo pensiero ed i concetti fondamentali, validi per una società cristiana o cristianizzata.

Nell’opera, egli contrappone alla città terrena la città divina; la prima fondata sull’orgoglio e sulla superbia, la seconda sull’amore di Dio. Indubbiamente è il primo risultato verso la realizzazione di una società cristianizzata. Ci volle il tempo della riforma protestante per vedere applicati i principi cristiani nel governo di alcune città europee tra le quali Ginevra. In essa, ne1 541, Giovanni Calvino instaurò un governo dove l’aspetto religioso dominò su quello politico, sebbene Calvino si opponeva per principio ad una combinazione tra Stato e Chiesa. Tale esperimento si concluse con un'esperienza limitata perché non condivisa e forse impostata in maniera incondivisibile.

I nuovi stimoli verso l’inserimento dei princìpi cristiani in politica nacquero con la dichiarazione contenuta nel Patto di Losanna -1974- e sostenuta in Losanna II, tenutasi a Manila 1989. Infatti nel 1975, in Svizzera sorse il primo partito politico a base biblica «U.D.F.». Esso, a differenza della visione Agostiniana, dai contenuti utopistici, e dalla esperienza di Calvino a Ginevra, si poneva il solo scopo di concorrere nel sistema costituzionale svizzero, rispettandone, senza volerlo innovare con l’ideologia, i principi e la dottrina sociale contenuti nelle Sacre Scritture.

Oggi, in Europa e nel mondo, si contano oltre 35 partiti che hanno scelto l’ideologia ed i principi biblici. E’ certamente un tempo nuovo, per una nuova applicazione della Parola di Dio e per la realizzazione di nuove esperienze. Le esperienze politiche della cristianità in altri Stati ci incoraggiano a seguire la visione per l’operatività di un partito politico a base biblica, anche in Italia.

Dalle esigenze sociali del nostro Paese e dal desiderio di applicare in politica la perfezione dei consigli biblici, nel dicembre del 1994 è sorto il primo partito politico italiano a base biblica denominato P.A.C.E. che, alla stregua dell’U.D.F. vuole concorrere al miglioramento della politica, sorretta e determinata da principi e valori cristiani, nel rispetto assoluto del sistema costituzionale ed istituzionale.

L'autocritica cristiana ed il consequenziale pentimento manifestato a Losanna ed a Manila negli anni 1974 - 1989, per aver abbandonato con pregiudizievole disinteresse i fatti della società e della politica ha riportato i credenti alla riscoperta di un nuovo impegno socio-politico, certamente più concreto di quello agostiniano e più maturo e consono di quello calviniano.

 

Il mio regno non è di questo mondo.

 

Nel capitolo 18 al versetto 36 dell’evangelo di Giovanni, il Signore disse: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo i miei servi combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui».  Signore si dichiara Re di un regno e, precisa, che il suo regno non è di questo mondo; molti intendono che si tratti del regno sovrannaturale posto al di là del terreno.

Per comprendere meglio questo concetto necessita considerare l’interpretazione autentica del termine «mondo». Sta scritto nel capitolo diciassette dell’evangelo di Giovanni, dal versetto 6 : «Padre . io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dato dal mondo, … io prego per loro non prego per il mondo ..ora io non sono più nel mondo, ma essi sono nel mondo,  … io non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi che tu mi hai dato non sono del mondo ma sono nel mondo. I discepoli di Cristo hanno ricevuto il regno di Dio dentro di loro, mentre la comunità dei credenti è il regno di Dio in mezzo a loro. Di questo regno il re è Gesù Cristo. Esso regno, quindi, è nel mondo ma non è del mondo.

Gesù ha detto : « Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servi combatterebbero affinché io non fossi dato in mano dei Giudei» . .E’ evidente che non stava sostenendo la realtà del suo regno solo a livello spirituale ma che stesse chiarendo che il suo regno non essendo di questo mondo, sebbene è in questo mondo, non utilizzava i sistemi del mondo, qual’è la lotta armata, contro gli uomini e contro la carne ed il sangue. Così nostro Signore chiariva che il suo regno è sulla terra, «Io sono re è sono nato per questo» ma che esso non ha la tipologia di quelli del mondo. Egli è nato sulla terra, proprio qui, per essere re delle cose che sono qui, sulla terra. Cercate prima il regno e la sua giustizia, il resto vi sarà sopraggiunto, ha il significato specifico di un regno presente sulla terra che produce giustizia. Cercare di applicare questo regno tra gli uomini, e la giustizia di questo regno nella società, garantisce l’intervento diretto di Dio che fornirà tutto il resto gratuitamente. Come cristiani stiamo cercando di manifestare il regno e la giustizia di Dio fra gli uomini, con ogni mezzo non violento né armato, affinché sia lo Spirito del Signore a dominare e non quello dei dominatori di questo mondo di tenebre.

 

Il cristiano e la politica.

 

Al punto 5 del Patto di Losanna è indicato come il cristiano ben conosce, che riconciliazione con gli uomini non significa riconciliazione con Dio, né^ l’azione sociale sia da identificare con l’evangelizzazione, e neppure l’azione politica significa salvezza. Pertanto i contenuti e gli insegnamenti della dottrina sociale della Bibbia e l'evangelizzazione fanno parte ambedue del dovere cristiano. Una riconciliazione tra l'azione evangelistica e quella socio-politica, mostrerà che sono tra loro compatibili e convergenti. Infatti, entrambi i progetti sono votati verso l'unico proponimento del globalismo e della centralità cristiana che consiste nel far regnare Cristo Gesù e la sua Parola.

La coscienza cristiano-biblica, spesso posizionata alla immagine mentale degli accadimenti scritturali, fuori dal nostro tempo e dalle circostanze sociali, finisce con sfuggire dalla realtà contemporanea. Saper essere presenti con la dottrina cristiana in ogni aspetto della realtà odierna, ci porta ad evitare gli sdoppiamenti culturali e ci inserisce in una visione realistica del cristianesimo, dove pur mutando le circostanze non mutino i princìpi e l’etica cristiana.

Affermata la necessità dei valori cristiani in politica, si rileva anche teologicamente la importanza e la necessità della scelta, considerato che solo la legge sociale, prescritta da Dio, può innalzare il livello umano dalla posizione di sottomissione alla «potestà delle tenebre», fino alla posizione  di sottomissione alla legge, ai principi ed ai valori di Dio, pur lasciando la società libera nella scelta di accettare o meno la salvezza cristiana.

La potestà delle tenebre - Atti 26,18- è la peggiore condizione o piano di vita dove l’umanità può stare. A tale amaro livello, essa è giunta per essersi staccata dalla legge morale, conservata nella coscienza degli uomini ed indicata nella legge mosaica. Una legge umana diversa, da quella stabilita da Dio, sta portando l’uomo verso la distruzione di tutto ciò che dalla legge di Dio è regolato, per come la struttura familiare ne è un chiaro esempio. La scelta di leggi sociali difformi da quelle appartenenti alla morale ed alla coscienza biblica, stanno sgretolando tutto ciò che è naturale e quindi appartenente alla creazione ed al Creatore.

Noi cristiani abbiamo capito che la creazione funziona bene solo seguendo le leggi disposte dal Creatore; così deve essere anche per la società umana. Cambiare le leggi della creazione produce una conseguente distruzione del bene, la cui unica possibilità di conservarsi sta nel rispettare le regole naturali. Se si inserisce qualunque altro liquido nelle vene, diverso dal sangue, il corpo fisico muore, così è se si respira qualsiasi altro gas tranne l’aria; tali conclusioni sono anche per una società che non vive nelle regole e nella legge divina. Noi cristiani, con la testimonianza e con la predicazione della «Parola della croce» vediamo passare i credenti dalla miseria umana, soggiacente alla potestà delle tenebre, priva per questo della legge e delle regole di Dio, al Regno di Dio, con estrema facilità e potenza, pertanto capiamo che questo essenzialmente è personale e non sociale, è soprannaturale e non religioso.

Per l’umanità dobbiamo sapere scegliere il governo della nazione con criteri cristiani; specie oggi che abbiamo il diritto di voto politico, valido anche per la regolazione della morale pubblica ed individuale, nonché per la formazione, la scelta e l’osservanza delle leggi dello Stato.  In una nazione sono le leggi che formano le condizioni della vita sociale, fanno e riformano la cultura del popolo e dell’individuo, e quindi seguono o meno le leggi sociali che Dio ha dato,  per la conservazione del diritto morale e naturale, che permette alla società di essere più sana e meno corrotta. La nostra presa di coscienza politica ci porta ad utilizzare questo nostro ennesimo talento,  secondo la volontà di Dio,  per il bene di tutti.

 

Il voto politico.

 

Marx teorizzò la presa del governo delle nazioni mediante la rivoluzione. I cristiani, sottomessi alle leggi operano senza rivoluzioni. La loro azione rispettosa e pacifica è volta ad  affermare i principi cristiani nel governo di una nazione. Così, mentre la nostra evangelizzazione porta l’individuo dalle tenebre alla luce e dalla potestà di satana a Dio, il voto politico dei cristiani è in grado di portare la società, dal terrificante piano delle tenebre morali, a quello illuminato dalla legge di Dio, dove, almeno le questioni nazionali, possono trovare le soluzioni della prosperità economica e della pace tra le relazioni umane.

Del resto Israele, popolo chiamato alla legge, nelle tenebre dell’Egitto possedeva la luce. Se guardiamo con attenzione tra le nazioni, quelle che maggiormente si sono lasciate influenzare dai principi biblici e cristiani, vivono una prosperità economica ed un ordine sociale migliori di quante non hanno accettato. Germania, Inghilterra, Svizzera, Francia, Svezia, U.S.A., Canada ecc. sono realtà che fanno riflettere, se si considera che rispetto all’Italia hanno una cultura sociale più influenzata dai principi biblici. In esse la fede delle genti è percentualmente più vicina a quella indicata nelle Sacre Scritture. Per noi non sono coincidenze, è la risposta che, per una società italiana, più ordinata e prospera della stessa Germania, sta nella maggiore e più corretta applicazione della legge di Dio, in un sempre maggior numero di sfere e di interessi pubblici e privati.

Inoltre, esistono esempi di Stati sociali toccati dalla grazia e quindi intere società spostate al secondo livello, ovvero quello della Grazia, anche se per brevi anni. Un esempio è stato la Scozia quando, nel corso di un risveglio cristiano ricevuto nei primi anni del 1800, vi furono migliaia e migliaia di conversioni personali a Cristo con chiusura delle case di appuntamento, di cantine, di bische e quant’altro ancora oggi appare negativo agli occhi del Signore, per un ritorno di forte pace sociale con conseguente clima di solidarietà e di vera fratellanza. Niente evasori fiscali, nessun approfittatore, niente ladri né briganti, né adulteri né omicidi, solo conoscitori della Santa Parola, in grado di vivere nel rispetto reciproco, cercando il bene altrui prima del proprio.

Lo stato sociale tende a raggiungere il massimo del bene per il cittadino; mediante il cristianesimo è dimostrato che raggiunte le condizioni di rispetto delle leggi di Dio, la prosperità, la pace e la giustizia sociale si manifestano con grande forza.  E’ dunque interesse dello Stato capire ed attuare questi principi per ottenere secondo le sue attese. Ora, non è possibile che alcuno possa operare secondo la volontà di Dio se non la si conosce, ecco la necessità che vi siano cristiani in grado di far udire la voce della chiesa e consigliare secondo la dottrina sociale di Dio. Per poter giungere a questo occorre che concorriamo con ogni nostro mezzo, beni e facoltà, compresa la nostra delega di governo ovvero voto politico, affinché vi siano cristiani in parlamento capaci di raggiungere lo scopo indicato.

Oggi, il voto evangelico non è più ricercato dalle sinistre, ormai soddisfatte dal più numeroso voto cattolico, che mai più perderebbero per sostenere una eventuale questione evangelica. Così il voto evangelico ha perso il suo ruolo storico, derivantegli per conseguenza di scelte altrui. Rimane, quindi, un voto cristiano non cattolico, di risulta, e quasi non collocabile, considerato il fastidio che porterebbe qualora la parte cattolica, più forte e numerosa, ponesse eventuali veti e condizionamenti. Per tali ragion,i la gestione del voto evangelico è destinata, nell’attuale sistema e quadro politico, a produrre una ricaduta negativa in qualunque schieramento si scelga di servire.

Resta dunque una sola possibilità di riscatto e di reale utilizzo della nostra pur minima forza politica e questa si trova in un partito a base biblica, con le finalità per le quali PA.C.E. (Patto cristiano esteso) è stato creato. Le riflessioni sopra riportate, hanno mostrato, tra i presenti, un grado di coscienza e di maturità, quasi inattesi, a dimostrazione che la cristianità è da tempo pronta ad essere visibile anche sul piano socio-politico, nonostante le voci di isolati opinionisti, che, attraverso i piccoli centri di potere dell’informazione evangelica, hanno tentato di sovvertire ciò che è già radicato nell’animo e nelle coscienze dei cristiani.  Costoro non sono più disponibili a lasciarsi condurre nei santuari dell’ateismo dalle sinistre o nei templi mammonici dalle destre, solo per soddisfare il tornaconto personale di pochi imbonitori, attrezzati di piccoli periodici, ancor più feroci quando sono di area evangelica. Le reazioni scomposte  di pochi, di fronte alla maturità ed al consenso delle singole personalità, furono reazioni ingiuste e personalistiche;, in alcuni casi mosse da gelosie per desiderio di primati insostenibili, perchè mancanti di capacità organizzative ed ideologiche, prive di ogni visione profetica, e cariche di interessi reconditi per rapporti politici, stipulati di nascosto, a scopi personali e familiari, contro ogni volontà dei credenti, con partiti cattocomunisti o liberal-mammonici. Grazie a Dio nella massa vi sono santi credenti e Ministri dell’Evangelo che, pur non avendo la visione di contrastare l’anticristianità politica, hanno saputo agire con sapienza evitando critica e permettendo nel progetto la manifestazione della volontà di Dio.

Le opinioni di dissenso verso l’inserimento socio-politico dei cristiani, non essendo frutto di una decisione della base che, come dimostrato, attende la presentazione di un forte progetto politico e sociale, sono state il frutto di una anacronistica speranza da parte di quei pochi personaggi, che non volevano e non vogliono rinunciare ai personali ed antichi privilegi, tanto da esser giunti a far capire ai propri credenti per una loro personalistica visione, l’anticristianità del voto politico.

Altra posizione assunta dagli oppositori è stata quella di far considerare ai credenti la inutilità del voto e la sua negatività dal punto di vista cristiano (cosa assolutamente falsa) tanto da poterlo assegnare a chiunque, favorendo così il politico a cui gli imbonitori erano interessati. A tale giustificazione alcuni avranno aggiunto che, guarda caso proprio in tempo di elezione, stavano testimoniando di Gesù al candidato politico e che questo poteva diventare un cristiano, riducendo di fatto la forza e la potenza sociale del voto evangelico ad un atto di estrema marginalità.

Successivamente al voto e fino alla data odierna, non si è vista alcuna conversione di politici, per cui è facile sostenere che è stata sempre una strategia per massificare e pilotare il nostro voto, non per i fini della testimonianza cristiana e per gli interessi della minoranza evangelica, ai quali obbiettivi, ogni singolo cristiano tiene, ma per gestire con strumentali menzogne un tornaconto personale, alle spalle di ogni fratello.

Lo spirito del mondo, con grande scaltrezza, ha disprezzato e fatto disprezzare, dai suoi portavoce, il valore della nostra delega di governo, o voto elettorale, per mercanteggiarlo con piccole cose. Le nostre deleghe di governo disprezzate dai responsabili delle comunità, e svendute, sono spesso state utilizzate, in maniera mortale, contro le leggi di Dio e contro la chiesa di Gesù Cristo, generando la crescita dell’immoralità e della idolatria. Non sono essi sostenitori delle politiche di un mondo sempre più determinato a violare le leggi di Dio, e per questo in evidente concorso di responsabilità? Fino ad ora abbiamo commesso un errore storico, per cui non è più il caso di assecondare l’interesse personale di piccoli personaggi, che vorrebbero lasciare il sociale nello squallore attuale, per perpetuare i rapporti di simpatia e di solidarietà con personaggi politici che continuano a scambiare il nostro voto, prezioso alla causa dell’evangelo, finalizzata alla riconquista della morale e dell’etica «cristiana», con le solite cianfrusaglie.

 

I predicatori di giustizia.

 

Tale atteggiamento per i predicatori di giustizia non è più accettabile. Perché, se la parola della salvezza individuale è quella della grazia, la predicazione della salvezza sociale è quella della giustizia; Noè era predicatore di giustizia, in una società che si avvicinava al diluvio, per avere scelto il peccato e la violazione della legge di Dio a sistema sociale e culturale. Quel grande servo di Dio non ebbe la sorte dei sottomessi allo spirito del mondo perché seppe predicare la giustizia verso Dio e verso le nazioni.

Oggi, siamo in un tempo dove il peccato e la violazione delle leggi di Dio hanno pervaso ogni parte del sistema sociale. Come era ai tempi di Noè così è ai nostri giorni. Nel presente secolo molti sono i predicatori della grazia per la salvezza delle anime mentre pochi sono i profeti ed i predicatori della giustizia sociale.  In nessuna parte della Bibbia si trova alcun comando di abbandonare la società nelle mani del male, del peccato e della violazione della legge; piuttosto c’è la chiamata cristiana ad essere sale della terra e luce del mondo. Questo non significa stare inermi ad aspettare il ritorno di Gesù, che pure e la più grande speranza cristiana, ma stare nel sociale, senza innovare le strutture o i sistemi democratici, ma parteciparvi per inserire i principi ed i valori cristiani.

Così, se la Terra è il villaggio globale, ed in essa opera un mondo che «giace nel maligno», riteniamo ormai giunta l’ora di far sapere che v’è anche la Chiesa di Gesù Cristo, la quale possiede la luce della vita e la sapienza del bene, al fine di adempiere il mandato cristiano, che consiste nel dare sapore alle cose terrene, contribuendo, con i nostri comportamenti e princìpi, alla scelta di azioni sociali serene e sapienti, ed illuminando gli uomini che giacciono nelle "tenebre", con la luce della morale cristiana. Per ottenere l’inserimento della luce e del sale cristiano nel cuore di ogni uomo necessita la Parola della croce, che giunge nel luogo di governo dell’uomo; che è il cuore. Per trasmettere il sale e la luce cristiana nella cultura e nel sistema sociale, bisogna raggiungere il cuore della società e quindi il luogo del suo governo; ciò può avvenire principalmente attraverso il corretto uso del voto politico.

E’ necessario comprendere che la storia dell’umanità sta cambiando, e con essa le istituzioni e le strutture sociali, che influenzano la vita quotidiana degli uomini e dei cristiani. In questo tempo ci è data facoltà di partecipare alla scelta della politica nazionale mediante una individuale delega governativa, perché rinunciarvi? Perché privare i nostri connazionali di una voce profetica per la proclamazione della giustizia? Per noi è chiara la distinzione biblica tra uomo e società, poiché Dio ha disposto per il primo la grazia e per la società la giustizia. Pertanto se la «grazia» va annunciata ad ogni creatura, la giustizia va sostenuta in ogni società. Quindi, perché il cristiano si deve occupare solo dell’uomo e non anche della società? - Sale del mondo, luce della Terra.

Se l’anima è raggiungibile dalla predicazione della Parola della croce, la società e le sue istituzioni sono raggiungibili dalla voce della giustizia, sostenuta dai nuovi «predicatori». Per predicare e promuovere la Parola della grazia necessitano le comunità cristiane e la loro organizzazione, per promuovere e sostenere la voce della giustizia sociale, necessita il voto e lo strumento con cui gestire il voto, che è il partito.

La triade filosofica ha cercato il suo spazio sia negli ambienti del mondo che in quelli cristiani. Trasformare l’integrità cristiana in centri d’interessi, separati e contrastanti, dà il senso dello spirito del presente secolo.

 


 

Capitolo VI

GLI SPIRITI TERRITORIALI

 

Il regno di Satana è una gerarchia limitata di spiriti malvagi, con ordini, autorità e catene di comando. Le personalità soprannaturali di elevata gerarchia sono descritte come principati, potestà, dominatori di precise aree geografiche, nazioni, città, associazioni e culture.

La Scrittura dice ai credenti di trattare con rispetto queste entità sebbene comanda ai cristiani di imprigionarle, di legare l’uomo forte, di catturarne le spoglie, di abbattere il governo e le autorità del maligno. Come credenti, abbiamo già la vittoria contro il nemico e ciò deriva dalla vittoria che nostro Signore ha conquistato sulla croce. Per tutto questo i cristiani sono chiamati ad applicare strategicamente la potenza di Dio basata sul discernimento del regno invisibile. Come metodo di conquista dei luoghi, i cristiani devono prima vincere il nemico per poi esercitare il ministerio evangelistico e pastorale nei confronti delle persone.

Gesù disse: «ogni casa divisa in parti contrarie non può durare». L’autorità spirituale è presente in proporzione all’armonia delle relazioni tra credenti, che si uniscono insieme per un obiettivo comune.

Con la caduta di Adamo ed Eva nel peccato, satana si impossessò dell’autorità dell’uomo e divenne   «dio di questo secolo». Con l’arrivo di Cristo e l’avvento della Chiesa il potere delle tenebre ha incominciato a spostare la sua influenza malefica per impedire ai credenti la conquista del dominio sulla terra. Con la Chiesa che reclama il suo regno, il diavolo deve essere sfrattato perché abusivo. Ogni secolo ed ogni generazione affronta il diavolo in forma di spirito anticristiano o come dominazione mondiale. Nel primo caso basta osservare l’opera dei tre filosofi e la dottrina di Marx, Nietzsche e Freud nel secondo caso, quello manifestato nell’ambizione di dominare il mondo possiamo osservare le opere di Hitler, Mussolini e Stalin. Questi ultimi volevano impadronirsi della terra e di ciò che è in essa e si trovarono a combattere con Dio che è il Proprietario.

La vera Chiesa deve conoscere queste strategie sataniche, combatterle con la preghiera e contrastarle con ogni metodo e strumento legittimo che ha l’occasione di utilizzare, se non vuole trovarsi in un mondo in fiamme. Lo spirito del presente secolo malvagio che domina il mondo, può emergere solo quando i cristiani non sono vigilanti o quando la Chiesa a livello internazionale, nazionale e locale si divide perdendo la comunione con tutti i credenti. Nel libro di Nahum sta scritto: «E’ salito contro di te un devastatore. Custodisci bene la fortezza, sorveglia la strada, fortifica i tuoi lombi, raccogli tutta la tua forza».

Ogni territorio ha il suo dominatore spirituale e la sua forza governativa, spesso sottomessa in maniera evidente a quella spirituale. Per vincere questa combinazione spirituale e di dominio umano i cristiani devono applicare  un metodo biblico che consiste nell’applicare la fede spirituale e l’obbedienza nelle questioni umane in maniera strategica, fatta quindi con intelligenza. Così le riforme legislative positive nascono solo da un territorio conquistato nel regno dell’invisibile e con l’apporto di ogni forza sociale in nostro possesso, sebbene piccola. La Scrittura dice: «Se il popolo, sul quale è invocato il mio nome, si umilia e prega, cerca la mia faccia e torna indietro dalle sue vie malvagie, Io ascolterò dal cielo, perdonerò i suoi peccati e guarirò il suo paese».

Su ogni territorio domina uno spirito come su ogni generazione e su ogni secolo. Quando in un territorio domina lo Spirito della Chiesa, le condizioni di vivibilità migliorano progressivamente, cresce la pace sociale e la giustizia viene amministrata con correttezza. Quando dominano le forze spirituali della malvagità il degrado cresce e con esso l’ingiustizia e le contese. Nel secondo caso il cristiano deve discernere il potere spirituale che opera nella città, legare l’uomo forte e togliergli il bottino.

I dominatori di questo mondo di tenebre che operano nelle nostre città e località possono essere vinti. Lo spirito dominatore si chiude in fortezze che possono essere distrutte dalla lode e dall’adorazione. Tutto ciò che viene da Dio segue un percorso naturale poiché nasce nell’adorazione segue come concepimento, ed ha la sua fase di gestazione, travaglio e parto. Quando adoriamo Dio genera in noi l’immagine del suo volto e la sua mente ed il suo cuore operano tramite noi a favore delle nostre città.

 

 


 

Capitolo VII

STRATEGIE PER VINCERE LO SPIRITO DEL PRESENTE SECOLO.

 

Esso opera nel mondo su ogni uomo ribelle e, rendendolo schiavo, lo inserisce nel corso del tempo che porta verso la perdizione eterna, là v’è solo confusione poiché i veli della mente sono tanti da impedire che su loro risplenda la luce dell’immagine di Dio che è in Cristo Gesù.

Come mantenere la vita libera dallo spirito del mondo? Nel salmo 119 la Scrittura dice che il giovane potrà riuscirvi custodendola con la Parola di Dio. Dall’esame che abbiamo fatto sulla strategia diabolica, abbiamo visto che l’avversario, lo spirito che opera al presente negli uomini ribelli, in primo luogo ha fatto parlare i più forti rappresentanti del tempo ed esporre le loro tre dottrine anticristiane. Esse, colpendo la società, le religioni, e l’animo umano hanno svuotato le coscienze e le menti della certezza cristiana, inoculando loro l’opposta convinzione, per la quale Dio non esiste. Le tre dottrine hanno fatto il giro del mondo ed insegnato ai maestri di vita un nuovo modo di interpretare la storia, vedere le religioni e conoscere l’inconscio umano. La finalità delle tre dottrine è palese poiché serve a recidere la presenza di Dio nelle coscienze, oppure a generare un clima di attesa del «nuovo» senza contatto alcuno con ciò che è stato.

       La cristianità ha sempre reagito alle provocazioni del male, radunando la sua fede ed i suoi credenti, per giungere alla battaglia di Dio. Le alterne vicende nella lotta tra luce e tenebre subiscono le conseguenze dei principati e delle potestà cristiane.

 

Ubbidire alle gerarchie spirituali.

 

       Ai tempi di Mosè, Amalek mosse guerra contro Israele col peggiore metodo, colpendo i deboli, i piccoli e gli indifesi. L’esercito di Israele si radunò nella valle di Refidim e combatté contro gli amalekiti. Le autorità spirituali si portarono sulla vetta del colle e mentre gli eserciti combattevano la guerra delle armi, loro combattevano quella dello spirito nei luoghi celesti.

       Ora mentre Mosè teneva un braccio alto verso il cielo Israele vinceva, quando l’abbassava perdeva. Notata la conseguenza in campo del comportamento di Mosè, Hur ed Aronne, accompagnatori di Mosè, presero una pietra vi fecero sedere Mosè e ciascuno di loro prendendo un braccio di Mosé li tennero alzati fino alla fine della battaglia che si concluse con la vittoria di Israele. La potenza del cielo passava attraverso le braccia alzate su Mosè. Giosuè conduceva la battaglia umana e Mosè manteneva il rapporto col cielo, ed in cielo si combatté ed il popolo di Dio vinse.

Il modello della vittoria sui  dominatori del mondo delle tenebre, che muovono le loro armate contro i credenti, è rappresentato da guerrieri ubbidienti al comando di Giosuè, mandato in guerra da Mosè, e mentre si combatteva la battaglia il Profeta con i suoi fidati osservava lo svolgersi degli eventi, mantenendo il suo rapporto col cielo da cui era stato mandato per svolgere il compito di conduttore.

       Noi siamo nel giusto posto quando viviamo le nostre battaglie in ubbidienza a coloro che sono mandati per condurci. La battaglia o la guerra avrà esito favorevole se aiuteremo il profeta a mantenere il giusto rapporto col cielo, togliendo a lui ogni fatica, affinché mantenga con gioia le sue braccia verso l’alto, mentre osserva lo svolgimento della lotta. Gli ubbidienti del popolo di Dio sono i vincitori, i ribelli a Dio sono i perdenti. In ogni tempo e luogo questo modello non è mai mutato, trovando sempre corrispondenza nella logica biblica e donando vittoria a coloro che sanno attenersi ad esso.

 

L’adorazione.

 

Mentre adoriamo, Dio forma in noi la Sua mente ed il Suo cuore. Adorare significa stare davanti a Dio ed aprirgli tutto il cuore, la mente, la vita. Dio è il solo che, nel momento dell’apertura dell’anima al Suo amore ed alla Sua persona, ci riempie dei suoi doni. Egli vuole che Lo teniamo al primo posto e Lo adoriamo per riempirci della Sua personalità, delle Sue virtù e del Suo Spirito. Quando l’adorazione viene rivolta a chiunque altro, la vita di colui che adora si espone al furto, poiché apre il suo cuore alla creatura che, in quanto tale, desidera ricevere. Ora, se questa è uno spirito del male allora il furto diventa grave poiché giunge anche a rubare la vita. Il divieto di non adorare nessuno, tranne il creatore, non è utile a Dio ma all’uomo, che evita il furto dei doni ricevuti e mantiene pulita la mente. L’adorazione è una profonda risposta emotiva verso Dio, viene dal termine greco «proskuneo» e significa «indirizzare un bacio». La posizione emotiva del cuore cristiano è facilmente raggiungibile quando si ricorda alla mente ed al cuore l’opera della croce di Cristo. Dalla meditazione sulla croce e dall’amore manifestato attraverso essa, sorge il ringraziamento, come un dolce vento di lode. Adorare Dio ha l’ulteriore significato di riconoscerLo sopra tutto e tutti. L’atteggiamento dell’adorazione si mostra particolarmente utile quando si desidera avere un reale contatto con Dio e ricevere da Lui risposte, consigli, indirizzi per compiere le opere di Dio. Mosè entrava nella tenda di convegno, offriva la carne mediante il fuoco, si purificava con la bacinella del lavacro e poi entrava nel tabernacolo. Ivi giunto vedeva il pane illuminato dalla luce emanata dal candelabro; attraversava i due oggetti e si poneva davanti all’altare dei profumi dove ardeva un fuoco. Mosè poteva entrare nel luogo santissimo solo dopo avere versato sul fuoco il profumo prescritto.

Nel luogo santissimo alla presenza dell’arca su cui poggiava il propiziatorio e gli angeli, Mosè si prostrava ed inginocchiandosi adorava. In nessuna parte della «via» della tenda di convegno e del luogo santo Dio parlò con Mosè, tranne che nel santuario mentre prostrato alla presenza dell’arca attendeva la Parola di Dio o presentava a Dio le questioni del popolo. Con questo modello la Scrittura ci illustra un preciso metodo per giungere ad un vero momento di adorazione durante il quale Dio viene a parlarci ed a toccarci. Anche oggi, possiamo giungere ai piedi di Dio con lo spirito della nostra mente e ricevere da Lui il giusto consiglio per combattere la guerra spirituale per la quale ci ha arruolati.

 

La lode.

 

Lodare Dio biblicamente ha il significato pratico di innalzare il Suo nome, di gridare le Sue lodi , riconoscere con parole nostre e canti che egli è Dio e noi siamo suoi, il popolo che Egli pasce. Un potente esempio di lode, che vince contro i nemici, è scritto nel libro di 2 Cronache 20:21-22 quando il re Giosafath chiamato da Dio a mostrarsi e ad uscire contro il nemico, organizzò la sua uscita in maniera assolutamente anomala, poiché non guidò un esercito armato ma uscì con dei cantori che innalzarono lodi a Dio, cantando inni e dicendo « cantate all’Eterno poiché la sua benignità dura in perpetuo». La  Scrittura racconta che non appena il popolo iniziò a lodare Dio, l’Eterno tese un’imboscata contro i figli di Ammon, di Moab e di Seir sconfiggendoli.

       E’ Scritto che Dio pone il Suo trono in mezzo alle lodi del suo popolo. Innalzare lodi a Dio significa prepararGli un trono dove farLo sedere, perché possa porre attenzione alle nostre lotte dandoci vittoria contro i nemici. Solo mediante la lode a Gesù Cristo è stata vista una liberazione di un uomo da spiriti del male. Lodare con gioia ha sempre provocato l’intervento salvifico di Dio in ogni circostanza. Paolo e Sila erano chiusi nella prigione di Filippi quando, sulla mezzanotte, iniziarono a gridare lodi al Signore e furono liberati. La potenza della lode è una grande verità cristiana.

 

Il riposo.

 

E’ uno stato dell’animo dove non esistono le ansie e le paure. In Ebrei al capitolo 4 è precisato che coloro i quali avevano udito la Parola non l’avevano assimilata per mezzo della fede e per questo erano stati rigettati dalla condizione del riposo. Chi disubbidisce non avrà riposo, ma chi ubbidisce ed assimila per la fede la Parola udita entra nel riposo.

       La Parola udita deve essere assimilata per la fede e colui che ubbidisce entra nel riposo delle opere proprie, come Dio si riposò dalle sue. Uno stato dell’animo che riesce a non essere sollecito per le opere proprie, poiché sa di averle fatte in Cristo Gesù, ubbidendo alla Parola ed applicandola mediante la fede. Esempio di riposo è il Signore che sebbene i venti e la barca traballante riposava mentre i discepoli impauriti vivevano un’angoscia di morte. Oppure, Gesù a Nazaret portato sulla rupe per esservi precipitato, senza ansia né timore si girò e passò tra la folla senza essere toccato. Nelle circostanze più tragiche Egli riposava.

       Il Signore vuole che tutti entrino nel riposo suo, quello che si ottiene portando il suo dolce carico e leggero peso. Un riposo che appartiene all’anima più che al corpo, per il quale si sa della presenza e dell’intervento salvifico di Dio nella propria vita. Un riposo che si ottiene a condizione di portare il carico ed il peso. La considerazione che emerge in queste poche riflessioni bibliche mostra che, quanti hanno un compito da svolgere o un servizio da attuare per il regno di Dio in nome di Gesù Cristo, ricevono la certezza che saranno divinamente aiutati a compiere il compito assegnato, e che nessuno potrà loro impedirlo. Per questo motivo ogni circostanza umana o problema naturale e sociale sono già sottoposti all’ordine di Dio, per il quale il Suo mandato giungerà a compiere l’impresa.

       Vieni, tu che non hai riposo, impara da Me, dice il Signore, prenditi il tuo compito cristiano, con un cuore umile e mansueto, e la tua vita entrerà nel riposo dalle opere, poiché prima che il tuo compito finisca nessuno potrà buttarti dalla rupe né capovolgere in mare la tua barca. Se le onde sono alte o la folla è inferocita sappi che Dio ti ha dato potere sull’une e sull’altra di sottometterle e nulla ti farà del male. Se sei o diventi Suo servo passerai per le acque e non ti sommergeranno, per il fuoco e non sarai arso, perché Egli ha comandato che tu giunga a compiere il tuo progetto per il Suo regno.

 

Essi lo hanno vinto.

 

       In Apocalisse al capitolo dodicesimo, versetto undici, sta scritto che il diavolo è stato vinto da coloro che hanno creduto nell’opera salvifica del sangue dell’Agnello di Dio ed non hanno desistito dall’annunciare la parola della testimonianza. Vincere lo spirito del presente secolo malvagio è semplice per chi ha fede nell’opera della croce di Gesù Cristo ed annuncia l’Evangelo testimoniando cosa Dio ha fatto per lui. Anche in questo caso la vittoria è garantita a chi ha fede in Cristo e serve per l’avanzamento del regno di Dio sulla terra.

 

Conoscenza delle strategie avversarie.

 

       Eliseo era profeta di Dio in Israele e quando l’esercito dei siri stava per invadere il paese da una parte della frontiera, Eliseo avvertiva il Re indicandogli per tempo dove i nemici avrebbero invaso il territorio. Il Re credendo nel Profeta preparava sul terreno indicato l’esercito ed i nemici venivano sconfitti. Conoscere le strategie del diavolo è presupposto per la vittoria. Lo spirito del presente secolo ha il chiaro intento di raccogliere i re ed i popoli di tutta la terra per il gran giorno di Dio.

       Per questo obiettivo sta impegnando i suoi centri di potere indicati da Apocalisse capitolo sedici in potere religioso, potere politico e potere psichico individuale. La rivelazione è contenuta nelle Sacre Scritture che vengono aperte ed illustrate solo dallo Spirito Santo. La rivelazione sta anche nell’applicazione delle conoscenze che il Signore ci dona. Così coloro che ascoltano ed entrano nella volontà di Dio distinguono la strada che devono seguire per compiere il loro servizio.

       La strategia cristiana in questi tempi, dove si stanno realizzando le circostanze per il ritorno di Cristo è quella di resistere al diavolo, per farlo fuggire da noi. Resistere significa contrastare, quindi, recarci sul territorio dove vuole avanzare ed impedirgli l’invasione. Se il territorio della sua conquista sono le anime lì deve giungere l’azione cristiana con la predicazione dell’evangelo della grazia e della salvezza ad ogni creatura.

       Se l’altro terreno dove combattere è la religione, il sistema di rapporti di culti e di vita con Dio, lì il cristiano deve affermare l’unica verità del culto e della fede in Gesù Cristo.

       Se il terzo terreno scelto dalla potestà delle tenebre per combattere Cristo è il governo di ogni nazione, allora anche lì deve essere organizzata una resistenza cristiana, in grado di sconfiggere l’assalto nemico.

 

Ampiezza della lotta di liberazione.

 

       Avendo lo spirito del presente secolo pervaso ogni territorio ed ambiente la resistenza cristiana dovrà svolgersi su ciascuno d’essi. I veri soldati cristiani non si perdono d’animo, iniziano dalla frontiera più vicina ricordando che la battaglia inizia a livello personale e si intensifica attraverso crescenti livelli di difficoltà e obiettivi quali sono: quello personale; familiare; della vita nella comunità locale; della chiesa nella città; della chiesa nella nazione e della chiesa a livello internazionale.

       Tutte le grandi vittorie della Chiesa sono state concepite nei quieti momenti del sacrificio della lode, quando il cuore dell’individuo si rivolge a Dio e Lo loda soltanto per il Suo carattere, per chi Lui è, per il privilegio di averLo potuto conoscere, per la vita che ci dona e perché Egli ci provvede alle necessità quotidiane. Ringraziare Dio per ogni cosa e principalmente per la misericordia avuta verso di noi è il principio di ogni vittoria. Senza la sua misericordia nessuno avrebbe avuto salvezza e saremmo stati distrutti. Tuttavia con la salvezza Egli ci ha dato in abbondanza doni, opere e ministeri per poterlo servire in questa generazione; così più alziamo il nostro sguardo nella lode più riceviamo la rivelazione del nostro compito cristiano.

 

Prima condizione: rompere col peccato.

 

La prima condizione della vittoria personale sullo spirito del presente secolo consiste nel rompere col peccato. L’Apostolo Giovanni nella prima lettera, dal capitolo uno in poi scrive: «  [8]Se diciamo che siamo senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. [9]Se riconosciamo i nostri peccati, egli che è fedele e giusto ci perdonerà i peccati e ci purificherà da ogni colpa. [10]Se diciamo che non abbiamo peccato, facciamo di lui un bugiardo e la sua parola non è in noi.»  Dio non pretende che siamo perfetti poiché s’è impegnato a perfezionarci. Egli chiede che siamo in grado di conoscere il peccato che così facilmente ci avvolge e confessarlo. Se saremo attenti a questo e cercheremo costantemente la verifica della nostra vita alla luce della Parola Egli ci perdonerà i peccati e ci purificherà dalla colpa. Il rapporto onesto e trasparente con Dio diventa la premessa per un’anima ed una mente illuminate.

       Al capitolo due l’Apostolo così scrive: «[1]Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto. [2]Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo.» La grande vittoria contro l’impero del male è l’opera della Croce. Il sangue di Gesù versato per il perdono dei peccati ha vinto lo spirito del mondo che cerca il possesso delle anime. Chiunque riconosce che Gesù è morto sulla croce per Lui sarà salvato per diventare soldato di Cristo nella lotta del regno della luce contro quello delle tenebre.

 

Seconda condizione: osservare i comandamenti e mostrare l’amore.

 

Nessuno può combattere nell’esercito di Dio senza conoscere Cristo, la cui vera conoscenza si ha quando osserviamo i suoi comandamenti. Nella fine dell’evangelo di Matteo il Signore ordina ai discepoli di andare a predicare a tutte le genti ed insegnare i comandamenti da Lui ricevuti. Coloro che li osserveranno impareranno a conoscere veramente il Signore, per poterlo poi servire con tutta l’anima, la mente e le forze. Infatti sta scritto:

«    [3]Da questo sappiamo d'averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti. [4]Chi dice: «Lo conosco» e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e la verità non è in lui; [5]ma chi osserva la sua parola, in lui l'amore di Dio è veramente perfetto. Da questo conosciamo di essere in lui. [6]Chi dice di dimorare in Cristo, deve comportarsi come lui si è comportato.     [7]Carissimi, non vi scrivo un nuovo comandamento, ma un comandamento antico, che avete ricevuto fin da principio. Il comandamento antico è la parola che avete udito. [8]E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende. [9]Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. [10]Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. [11]Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi.»

Da tutto questo emerge l’importanza dell’amore fraterno che vince lo spirito dell’odio, che appartiene a quello del mondo e che opera nel secolo presente. Questi versetti oltre ad essere una indicazione a praticare i comandamenti del Signore per poterlo conoscere ci invitano ad amare i fratelli per poter vivere il regno di Dio portato sulla terra. Oltre questo ci viene data la possibilità di misurare la cristianità di quanti si dichiarano cristiani e tali non sono perché non amano i fratelli, camminando per questo nelle tenebre.

 

Terza condizione: guardarsi dal mondo

 

       La terza condizione della vittoria cristiana contro le potestà delle tenebre consiste nel guardarsi da tutto ciò che è mondo. Giovanni così scrive:  [12]Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati rimessi i peccati in virtù del suo nome. [13]Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il maligno. [14]Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre. Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno. La conoscenza di Colui che è fin dal principio e la remissione dei peccati personali sono la prima vittoria contro lo spirito del mondo. Inoltre la Parola di Gesù nei cuori rende forti tutti ed in maniera particolare i giovani che, a motivo della loro poca esperienza, rischiano di ricevere i danni maggiori dalla realtà dell’errore e delle tenebre.

       L’Apostolo continua il suo consiglio invitando tutti, e principalmente i giovani a non amare il mondo, Infatti così scrive:  «  [15]Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; [16]perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. [17]E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! »   La scelta di libertà resta ai cristiani, mentre il consiglio di Dio è l’invito a non amare il mondo , né le cose che sono del mondo, che appartengono alla concupiscenza della carne, a quella degli occhi ed a ciò che genera superbia della vita.

 

Quarta condizione: guardarsi dagli anticristi.

 

« [18]Figlioli, questa è l'ultima ora. Come avete udito che deve venire l'anticristo, di fatto ora molti anticristi sono apparsi. Da questo conosciamo che è l'ultima ora. [19]Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma doveva rendersi manifesto che non tutti sono dei nostri. [20]Ora voi avete l'unzione ricevuta dal Santo e tutti avete la scienza. [21]Non vi ho scritto perché non conoscete la verità, ma perché la conoscete e perché nessuna menzogna viene dalla verità. [22]Chi è il menzognero se non colui che nega che Gesù è il Cristo? L'anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio. [23]Chiunque nega il Figlio, non possiede nemmeno il Padre; chi professa la sua fede nel Figlio possiede anche il Padre.  [24]Quanto a voi, tutto ciò che avete udito da principio rimanga in voi. Se rimane in voi quel che avete udito da principio, anche voi rimarrete nel Figlio e nel Padre. [25]E questa è la promessa che egli ci ha fatto: la vita eterna. [26]Questo vi ho scritto riguardo a coloro che cercano di traviarvi. [27]E quanto a voi, l'unzione che avete ricevuto da lui rimane in voi e non avete bisogno che alcuno vi ammaestri; ma come la sua unzione vi insegna ogni cosa, è veritiera e non mentisce, così state saldi in lui, come essa vi insegna. [28]E ora, figlioli, rimanete in lui, perché possiamo aver fiducia quando apparirà e non veniamo svergognati da lui alla sua venuta. [29]Se sapete che egli è giusto, sappiate anche che chiunque opera la giustizia, è nato da lui. ».

L’arte perfida dello spirito del presente secolo consiste nel far lottare i fratelli, in guerre intestine, dove il solo vantaggio, appartiene alla potestà delle tenebre. Le contese tra cristiani annullano gli sforzi fatti contro l’impero del male, che sta soggiogando il mondo. Giovanni, nostro fratello, Apostolo dell’Iddio Altissimo, mostra nelle Scritture di essere impegnato seriamente in una santa causa, combattendo nel nome di Cristo la guerra contro il maligno. Egli non cavilla sui particolari, sulle dottrine più disparate, sa che la lotta è tra due posizioni, bene e male, luce e tenebre, per questo invita a raccolta i cristiani. Nella citata scrittura l’Apostolo riconosce come cristiani tutti coloro che confessano Gesù come il solo Cristo di Dio, e che il Padre ed il Figlio sono uno, sostenendo che chiunque nega il figlio non  possiede neppure il Padre e chi professa la fede nel Figlio possiede anche il Padre.

Nostro Signore tiene aperto il campo dei partecipanti, alla guerra contro il male, allargandolo anche a coloro che (Marco 9,40) non sono contro di noi: « [38]Giovanni gli disse: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava i demòni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato, perché non era dei nostri». [39]Ma Gesù disse: «Non glielo proibite, perché non c'è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito dopo possa parlare male di me. [40]Chi non è contro di noi è per noi».. La grande seduzione diabolica spesso è portata contro la Chiesa, facendoci vedere e seguire falsi obbiettivi, onde il «nemico» possa restare libero e continuare la sua azione. contro Cristo Gesù. Seguire i cavillosi particolarismi, fino a misurare la decima della menta e del comino, è più utile di unire gli sforzi, anche di chi non è contro di noi, per difendere gli interessi di Dio e del suo regno su questa terra? La scelta che separa le forze cristiane è supersantità o stoltezza? Non sarebbe meglio seguire i consigli di Nostro Signore Gesù Cristo e coalizzare le forze per combattere lo spirito del mondo che opera nel presente secolo?

       L’Islam è alle porte della società occidentale. Nella seconda metà dell’anno 1500, l’arroganza dell’Islam fu svigorita dalla forza cristiana, che rigettò nel mare di Lepanto l’invasione degli anticristi. L’attesa per i mussulmani è stata lunga, ma nulla li ha convinti a desistere dall’iniziale proponimento per la strategica conquista di Roma. L’Islam frammentato e diviso nel suo interno per problemi dottrinali (curdi, sciiti, magrebini, fondamentalisti, ecc.), nazionali, etnici ed economici ha conservato una sola unità che li vede attivi e vigorosi contro Israele e contro il Cristianesimo. Le dichiarazioni di invasione alla società cristianizzata, espressa dai capi religiosi mussulmani odierni è manifesta a tutti, anche tramite le cronache giornalistiche. Il momento appare sempre più vicino per il loro antico progetto di conquistare Roma, visto che una ulteriore falla si è aperta per la immigrazione di questi popoli in Europa, principalmente attraverso l’Italia.

Nessun appartenente all’Islam può convertirsi al cristianesimo senza subire persecuzioni, fino alle minacce ed alle percosse. Noi cristiani, nei loro paesi di origine, non possiamo predicare l’evangelo ai loro connazionali, poiché è un reato punito con la reclusione ed in alcuni casi anche con la pena di morte, mentre da noi manifestano la loro fede liberamente e fanno proseliti in ogni ambiente.

Al nostro Stato laico non interessa la necessità di applicare la norma internazionale della «reciprocità», poiché per i politici che lo governano questo non è un loro problema. Così il governo che abbiamo, e che votiamo, non si cura dei nostri interessi fondamentali e della nostra fede. Purtroppo a livello politico si ode solo la voce del voto e della forza di scambio, il resto non conta. Infatti pur avendo dei «fratelli parlamentari» dov’è la loro voce a favore degli interessi cristiani? Dai risultati visti è verosimile ritenere che anche loro stanno partecipando alle scelte del sistema, in aperto concorso. Ed i fratelli elettori, che rigettano una nostra politica sociale per la tutela degli interessi cristiani, cosa stanno facendo? Anche loro, quindi, per consenso astensionistico, sono in concorso con il sistema laico, che continua a stimare gli evangelici cittadini di categoria ancora imprecisata, poiché la «b», la «c», la «d» sono già assegnate e certamente non facciamo parte della prima.

Alcuni cronisti della carta stampata hanno scritto che l’immissione prossima di 250.000 extracomunitari è stata progettata dalle sinistre, per svincolarsi dal voto cristiano cattolico che le ricatta, essendo garantiti dal voto musulmano rigorosamente anticristiano e, nella maggior parte dei casi, filo comunista. I mussulmani non si curano delle politiche della sinistra o della destra italiana; sono con chiunque soddisfa le loro strategie per l’affermazione della fede Islamica e la sconfitta di quella cristiana.

Stiamo combattendo lo spirito del mondo sul piano delle anime, mentre quasi nulla è stato fatto sul piano delle religioni, vedi Islam, per concludere che, nel campo del governo di una nazione, i cristiani pur avendo facoltà di intervenire e di influire sulle scelte di governo, col voto politico, per come non ci era mai capitato nella storia, intimoriti da preconcetti, abbiamo lasciato il campo all’avversario, col nostro avallo e concorso. Sveglia!!! Gesù sta per tornare, sii tu pronto! cosa hai fatto per Lui e per il Suo regno?

       Ancora oggi, dopo aver chiarito queste cose fin dal 1994, siamo di fronte ad una realtà cristiana in alcuni casi segretamente collusa con questa o quella fazione politica, dove i molti hanno agito solo sul campo delle anime per la causa del Regno di Dio, mentre altri hanno preferito buttare «le loro perle», continuando a non voler capire che la facoltà di scegliersi chi governa è una occasione di libertà, che mai prima d’ora la cristianità ha avuto, e non per questo deve essere trascurata. Approfittare delle occasioni è un comando biblico per difendere la fede cristiana. L’unità dei cristiani per combattere un nemico comune non significa condivisione con tutti dei propri affetti familiari; pertanto le nostre comunioni dottrinali non saranno mai poste in discussione quando ci muoveremo in coalizione per obiettivi comuni, come quelli di combattere le guerre contro le tenebre. Coalizione, quindi, non significa comunione. Questi termini indicano concetti di gran lunga diversi tra loro.

L’obiettivo deve essere quello di una cristianità unita contro il potere delle tenebre gestito dai tre centri di potere anticristiani, che stanno crescendo di forza per nostra debolezza di visione e di coalizione (ripeto, non di comunione). L’impegno di partecipare alla guerra cristiana contro l’impero del male, deve sempre seguire e mai precedere, quello della Evangelizzazione e della Comunione. La guerra non ha riposi o congedi, né permette di scegliersi i campi dove combattere, quando il nemico ha già invaso una zona della nostra frontiera. Il buon senso chiede di spostare le forze là dove avviene l’invasione, facendo convergere tutti i compagni d’armi disponibili, siano essi della nostra tribù o alleati, altrimenti ci sarà sconfitta e morte, poiché è guerra; altro che purezze dottrinali ascetiche, infruttuose ed irraggiungibili che concludono solo col portare divisioni da coloro che «non sono simili» a noi. La logica dell’esclusività porterà fino alla divisione del letto matrimoniale, e quando si è da soli si può fare poco, contro le tenebre di questo secolo. Questa non era la visione dell’apostolo Giovanni ed ancor meno dell’unico Signore e Padrone della Chiesa Gesù Cristo.


 

Per i giovani.

 

       I cristiani giovani entrando a pieno titolo nel combattimento contro lo spirito di questo secolo hanno il dovere di conoscere le strategie avversarie e le fortezze che si è costituito nel mondo. La loro lotta non potrà che essere quella di tutti i cristiani in ogni parte della terra. E’ incoraggiante per loro leggere quanto ha scritto nostro fratello Giovanni nella sua prima lettera, al capitolo due, quando ,dal versetto otto in poi, chiarisce sul nuovo comandamento affidato da Gesù alla sua Chiesa:

« [8]E tuttavia è un comandamento nuovo quello di cui vi scrivo, il che è vero in lui e in voi, perché le tenebre stanno diradandosi e la vera luce già risplende. [9]Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre. [10]Chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v'è in lui occasione di inciampo. [11]Ma chi odia suo fratello è nelle tenebre, cammina nelle tenebre e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi. [12]Scrivo a voi, figlioli, perché vi sono stati rimessi i peccati in virtù del suo nome. [13]Scrivo a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Scrivo a voi, giovani, perché avete vinto il maligno. [14]Ho scritto a voi, figlioli, perché avete conosciuto il Padre. Ho scritto a voi, padri, perché avete conosciuto colui che è fin dal principio. Ho scritto a voi, giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno. [15]Non amate né il mondo, né le cose del mondo! Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui; [16]perché tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. [17]E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno! »

       L’Apostolo vede nei giovani la grande riscossa cristiana in grado di vincere le armate del maligno: «giovani, perché avete vinto il maligno» è una chiamata alle armi di Cristo con la garanzia di una vittoria certa. Dio metterà nel cuore dei giovani l’audacia, il coraggio, la forza d’animo di combattere come fece il giovane Giosuè, il buon combattimento della fede. I giovani forti ed audaci hanno dimorante in loro la parola di Dio: «giovani, perché siete forti, e la parola di Dio dimora in voi e avete vinto il maligno.». Loro non possono essere ingannati né confusi, hanno la rivelazione che viene dallo Spirito di Dio, che è verace, non è menzogna, ed insegna ogni cosa.

       Giovani cristiani convocati per la battaglia contro il male è l’invito attuale dello Spirito Santo. Giovani senza preconcetti religiosi, dalla mente libera perché ripiena della Parola e non dalle tradizioni umane, siano esse familiari, comunitarie o religiose. Giovani leggeri e veloci, non appesantiti dalle sovrastrutture umane e dottrinali. Giovani che, come Davide, sanno rinunciare alla corazza ed alle armi del re della nazione perché nel loro cuore c’è la forza dello Spirito e nelle loro mani l’energia della Chiesa e le pietre ministeriali.

       Giovani che rifiutano le tende degli uomini e vanno ad armarsi presso il fiume dello Spirito portando con sé le cinque pietre che sono le parole dei cinque ministeri cristiani. Anche oggi, solo queste pietre sante possono colpire il capo del nuovo «Golia» ed abbatterlo, affinché i giovani possano regnare da vincitori sui centri di potere che la triade avversaria muove contro il popolo cristiano. Dio, ai tempi di Davide non puntò su gli anziani ma scelse un giovane pieno della Parola, che scriveva canti d’amore all’Eterno e lo serviva ubbidendo ai genitori, lavorando per la sua famiglia e portando il pane ai fratelli che erano in armi. Il Capo dell’esercito di Dio sceglierà giovani siffatti, che sanno avere il rispetto per le autorità e scegliere le parole ministeriali per vincere ancora, onde il nome dell’Iddio dei cristiani sia onorato e glorificato.

 

 

 


 

Indirizzi Ed Elementi Utili Per Un Dibattito

Sull’argomento Del Presente Studio.

 

I numeri telefonici della segreteria sono i seguenti:

 

0965- 372526

0965- 373001

 

fax 0965 371373 (sempre in linea).

Le «e-mail» di riferimento sono:

ipfonlus@tin.it.

 

xrigil@tin.it

 

le «url» sono:

 

http://web.tin.it/istitutofamiglia

 

Indirizzi postali:

 

Chiesa cristiana evangelica «Gesù Cristo è il Signore»

Via Scacchieri, 5

Località Gallico

Comune di Reggio Calabria

CAP. 89055.

 

Per coloro che desiderano contribuire alla ristampa di questo libro ed alla sua divulgazione nonché ai lavori per il «Campo di preghiera», dove prepareremo gli incontri del Duemila, si fornisce il numero di conto corrente postale intestato all’Associazione religiosa «Gesù Cristo è il Signore» di Reggio Calabria.

 

Intestazione per il conto corrente postale:

 

«Associazione Gesù Cristo è il Signore

via Scacchieri, 5 - località Gallico

Reggio Calabria - cap 89055

numero di          c.c.p. / 12781894


 

I N D I C E