L’IMPORTANZA DELL’UBBIDIENZA E DELLA SOTTOMISSIONE AI NOSTRI CONDUTTORI  

 Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime, come di chi ha da renderne conto” (Ebrei 13:17).

 L’ubbidienza e la sottomissione alle autorità che Dio ha posto nella Chiesa ci proteggono dalle forze spirituali negative che cercano di avere il controllo della nostra mente.

 In effetti, ubbidendo e sottomettendoci, noi non facciamo la nostra volontà ma la volontà di colui al quale ci sottomettiamo, lasciandoci condurre dal suo spirito. 

I demoni, per poter possedere la nostra vita, devono entrare nella nostra mente attraverso i pensieri ed i ragionamenti per portarci a concludere che Dio non è con noi, né è per noi. 

Nel momento in cui noi ci sottomettiamo ai nostri conduttori, ci lasciamo condurre dallo Spirito Santo, non permettendo a tali ragionamenti di elevarsi ed elevarci contro Cristo. 

L’apostolo Paolo, a difesa della sua autorità contro alcuni che sostenevano il suo comportamento carnale, così scrive:

Sebbene camminiamo nella carne, non combattiamo secondo la carne; infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti nel cospetto di Dio a distruggere le fortezze; poiché distruggiamo i ragionamenti ed ogni altezza che si eleva contro alla conoscenza di Dio, e facciamo prigionieri ogni pensiero traendolo all’ubbidienza di Cristo...” (II Cor. 10:3-6). 

 

Il nostro combattimento è contro le forze spirituali del male. Queste forze ci combattono all’interno della mente; la nostra vittoria si realizza scegliendo di sottometterci allo Spirito Santo; l’arma per vincere questa guerra spirituale è la sottomissione ai nostri conduttori, servi del Signore, che operano e ci ammaestrano per il bene delle nostre anime come coloro che hanno da renderne conto a Dio e che, proprio per questo, non possono insegnare altro all’infuori della Parola di Dio. 

Dobbiamo altresì considerare che la Bibbia, più volte, ci mostra che, disprezzare le autorità poste dal Signore, equivale a disprezzare Dio Stesso e la Sua Parola e che più volte lo Spirito Santo ci ha invitato ad amare e servire coloro che ci ammaestrano.

 

Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c’è autorità se non da Dio e le autorità che esistono sono istituite da Dio.

Perciò chi resiste all’autorità, resiste all’ordine di Dio e quelli che vi resistono attireranno su di sé la condanna.

I magistrati infatti non sono da temere per le opere buone, ma per le malvagie (la Parola di Dio ci spiega pertanto che, se disprezziamo l’autorità postaci, ciò che ci sta dominando non è lo Spirito Santo ma è lo spirito della carne)...perché il magistrato è ministro di Dio per te nel bene, ma se tu fai il male temi perché egli non porta la spada invano (quando disprezziamo l’autorità, la Parola di Dio ci giudica, è Dio stesso che ci mostra i nostri sbagli).

Perciò è necessario essergli sottomessi, non solo per timore dell’ira ma anche per ragione di coscienza.” (Rom. 13:1-5).

 

L’ubbidienza precede ed è indispensabile alla sottomissione; infatti essa non implica un personale ragionamento, bensì un “cieco” abbandono, una piena fiducia alla volontà dell’altro (non opero per mia volontà ma per volontà di un altro).  

Bisogna precisare che l’ubbidienza opera nel nostro cuore, sede dell’anima, e non nella mente, sede dello spirito.  

La sottomissione cambia lo spirito di chi si sottomette; non cerca una giustificazione su ciò che si è chiamati a compiere, perché, sottomessi, pensiamo e ragioniamo secondo lo spirito di colui a cui ci sottomettiamo; non lascia spazio alla nostra carne di ribellarsi, né di giudicare o accusare l’operato dell’autorità.

(“Sottomettevi dunque a Dio, opponetevi al diavolo ed egli fuggirà da voi” – Giac. 4:7).

 

Il rapporto con i nostri conduttori, sebbene uomini, è un rapporto spirituale che, per il nostro bene, bisogna che venga reso duraturo nel tempo con l’ubbidienza e la sottomissione nell’amore, al fine di evitare ribellioni e ragionamenti carnali su cose spirituali. 

Vittorie sul male e protezioni dagli spiriti maligni accompagnano le sottomissioni ai servi di Dio:

Davide rimase sottomesso a Saul, nonostante questi lo volesse uccidere, solo perchè lo considerava l’unto del Signore e non rispose male al male, cosicché il Signore lo protesse sempre e gli diede vittorie sui nemici. Eliseo non abbandonò mai Elia, ma a questi si sottomise, rimase al suo servizio, ottenendo la parte doppia del suo spirito.

 

L’esempio più alto ci viene da Gesù, basti pensare, infatti, alla sua completa sottomissione al Padre, tant’è che egli mai peccò, mai cadde sotto il controllo di spiriti maligni, ma resistette e soffrì per compiere non la sua volontà ma la volontà del Padre.  

Sottomettersi, infatti, significa rinunciare alla propria volontà e, insieme all’ubbidienza, è la via verso la santità.

 

Uno dei discepoli che imparò che essere santi significa sottomettersi a Dio e non solo ubbidirgli fu Pietro che, dopo le sue esperienze, è arrivato a scrivere nelle sue lettere che la purificazione delle nostre anime avviene con l’ubbidienza e la gloria di Dio si manifesta in noi attraverso la sottomissione.  

Pietro più volte ha cercato la via della santità con le sue forze, con la sua volontà, cercando di ubbidire secondo la sua logica e finendo spesso a giudicare ciò che Gesù faceva o diceva.

 

La santità non la raggiungeremo cercando di considerare da noi stessi la volontà di Dio per concludere, delusi che, nonostante gli sforzi e i sacrifici fatti, nessun cambiato è avvenuto in noi e nessun vantaggio ci è stato reso nell’avere fatto il bene.  

Posso operare bene, ma se non sono sottomesso non ho lo spirito, non ho la retta conoscenza, per rallegrarmi di ciò che faccio nel Signore, cammino ancora secondo la carne che si ribella al bene.

 

Do infatti loro atto che hanno zelo per Dio, ma non secondo una retta conoscenza.

Non volendo infatti riconoscere la giustizia di Dio e cercando di far sussistere la propria, non si sono sottomessi alla giustizia di Dio” (Rom. 10:2-3).

 

Se camminiamo secondo la nostra giustizia, non troveremo mai giovamento dalle nostre opere, né possiamo sperare di crescere spiritualmente.  

Se operiamo, sottomessi, ciò che giustifica il nostro operare è la fede in Gesù Cristo, tant’è che operiamo non aspettando il compimento della nostra volontà ma quella di Colui che ci ha chiamati; se perseveriamo nella nostra ragione, cercheremo sempre il nostro bene, ma se ci sottomettiamo alla giustizia di Dio, cercheremo per primo il bene altrui.


LA REAZIONE DELL’ANIMA ALL’UBBIDIENZA ED ALLA SOTTOMISSIONE

 

La vita di nostro Signore Gesù Cristo mostra un continuo agire in totale ed assoluta sottomissione al Padre.  

Egli nel cap. 6 di Giov. Dal vers. 38 così dice:

“Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato e questa è la Sua volontà: che io non perda nulla di quello che Egli mi ha dato”.

 

E’ chiaro che la vita del Signore è una completa dimostrazione di sottomissione. Gesù conosce la volontà del Padre perché ha deciso di essergli sottomesso.

Gesù conosce la volontà del Padre perché è sottomesso al Padre.

 

Lo stesso centurione evidenzia questo principio della sottomissione e riconosce a Gesù Cristo il potere della Parola di Dio, poiché è certo che a Dio è sottomesso.  

Dalla vita del Signore comprendiamo che la sottomissione è l’elemento necessario ed imprescindibile per la conduzione dello Spirito dell’autorità a colui che ad essa si sottomette.  

Pertanto, dove manca la sottomissione nel rapporto, non esiste trasmissione dello spirito che dall’autorità giunge a chi si sottomette.

 

La sottomissione spirituale è la sola in grado di intervenire in tutte le tre nature ovvero quella spirituale, animica e fisiologica.  

In conclusione, attraverso queste brevi relazioni, si può intravedere una dimensione dell’umanità divisa tra spiriti che hanno autorità e spiriti ad essi sottomessi.

 


LA GERARCHIA DELLE SOTTOMISSIONI SPIRITUALI

 

Spiriti dominatori

Dalle Scritture in Efesini 6 troviamo che la potestà delle tenebre è formata da “dominatori” che operano su soggetti dominati. Questi sono sottomessi ai primi mediante i ragionamenti e lo spirito che domina la loro mente (2 Corinzi 10).

IL diavolo si presento ad Eva che ragiono secondo gli indirizzi propostigli dal serpente antico fino ad accettare ogni stimolo contrario a Dio e concludere la sua vicenda con la disubbidienza, quale atto finale che sancisce la scelta fatta tramite i ragionamenti.

Gli spiriti dominatori dunque usano la mente dell’uomo e si avvalgono di specifici ragionamenti in grado da giungere a fatti precisi e distinti, tutti in grado di dimostrare la scelta e la volontà dell’operatore.

Le autorità si affermano mediante i ragionamenti e nei ragionamenti sostengono la loro disponibilità al bene di chi viene convinto. Il sottomesso viene convinto dalla logica del ragionamento, dalla realtà dei fatti che sono utilizzati dal ragionamento e dalla premura ed affetto che si manifestano nei concetti espressi. Il ragionamento per generare sottomissione ed ubbidienza dimostra che i fatti sono reali che su di essi v’è una precisa logica che giunge ad un fine specifico ed inoltre che l’intera logica serve a promuovere il bene di colui che si deve sottomettere.

 

Queste tre caratteristiche presenti nei ragionamenti che vogliono determinare sottomissione sono le stesse sia per lo spirito del bene che per quello del male, con la differenza che quello del bene mantiene le promesse fatte mentre quello del male le tradisce e le finalizza ogni cosa alla morte anziché alla vita.

 

Eva è nel giardino di Dio, il luogo chiuso, appartato che Dio ha affidato alle cure di Adamo e, quindi, anche di Eva, suo aiuto convenevole.

 

Eva è sottomessa ad Adamo che è sottomesso a Dio; tutte le cose che sono intono a loro gli sono sottomesse.  

La potenza e la Parola di Dio operano in Adamo fintanto che Adamo riconosce e si sottomette a Dio.  Eva ha lo stesso potere di Adamo e per questo ne è l’aiuto convenevole in quanto sta ad Adamo sottomessa.

Anche in questo caso notiamo come l’autorità ed il potere di Dio giungono alle creature che sanno sottomettersi alle autorità che rappresentano Dio.

Nostro Signore a tal proposito nel cap.16 di Giovanni dice: “Chi ascolta voi ascolta ma e chi ascolta me colui che mi ha mandato”. Anche il potere del diavolo attraverso il principio della sottomissione esercita il suo potere e trasmette ai suoi membri le facoltà del male. Infatti nessuna ubbidienza avrebbe ottenuto da Eva se prima non avesse sottomessa. Ora è chiaro quale è il procedimento che il diavolo usa per sottomettere alla sua autorità l’anima degli uomini. Paolo dichiara di conoscere le macchinazioni di satana e nel capitolo 10 della II Lettera ai Corinti sostiene che i ragionamenti sono uno strumento con il quale l’avversario conduce i deboli lontano dalla volontà di Dio e li induce con seduzione a seguire le sue logiche.

Tornando a Eva è facile capire come il serpente applica la tecnica dei ragionamenti per sedurla e sottometterla alle sue logiche contro Dio.  

Ancora oggi con tutte le anime ed in particolar modo con i credenti più instabili utilizza la seduzione della mente mediante i suoi perversi ragionamenti e portandoli nella sottomissione fa compiere loro gli atti della disubbidienza che producono la morte. Nessun cristiano disattento sfuggirà alla seduzione diabolica. Vinceranno solo coloro che sono sobri e vegliano del continuo. Tanto per sfatare un luogo comune quando il serpente parlò a Eva, non stava sull’albero, egli parlò a Eva: “come Dio vi ha detto di non mangiare di nessun albero del giardino?”. Egli avvia la sua strategia con una domanda e niente stimola il ragionamento più di una domanda. La domanda è furbesca ed equilibrata al punto da far dichiarare ad Eva quale fosse il suo rapporto con Dio. Eva risponde dichiarando tutto quello che conosceva senza essere sobria ne attenta ovvero sveglia quindi incosciente a ciò che si stava verificando intorno a lei e non si rendeva conto di chi fosse colui che gli parlava.  

Ogni cristiano deve essere costantemente vigile alle domande, agli stimoli ai ragionamenti che giungono alla sua mente ed in primo luogo deve cercare di capire chi è che li promuove; deve tenere sempre presente che il suo nemico è il diavolo che utilizza il più sottili e seducenti ragionamenti per toglierlo dalla sottomissione alla parola di Dio e portarlo alla sottomissione alla sua parola. Coloro che ragionano con ogni stimolo e non stanno per nulla attenti guardinghi e svegli finiscono spesse volte a rispondere alle domande del diavolo e mediante la seduzione giungere alla sottomissione per farne la maligna volontà. La seduzione della mente è una particola arte del potere delle tenebre. Il maligno non propone soluzione preconcette ma fa ragionare la mente del mal capitato sulla base di elementi reali, per indirizzare con sue brevi conclusioni a ciò che vuole giungere. All’inizio la domanda del serpente sembra neutra e formulata solo per conoscere la verità dei fatti. Ma è proprio neutra e disinteressata la domanda di colui che continua a desistere a motivo della paura della morte con la quale mantiene schiavi gli uomini e ne ruba la vita? Ogni parola pronunziata porta con se lo spirito di colui che parla e quand’anche quelle iniziali parole possono sembrare neutre contengono in realtà la vita e lo spirito di colui che parla ed essendo il diavolo contengono la morte.  

Comunque analizzando quella prima domanda, si scorgono evidenti elementi di provocazione interessate a destabilizzare il rapporto tra l’uomo e Dio.

IL seduttore di tutte le genti avvia i suoi ragionamenti su basi reali:

Primo elemento- era fatto reale che Dio avesse parlato all’uomo;

Secondo elemento- era fatto reale che Dio avesse comandato all’uomo di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.

Così nessuno di noi può pensare che il diavolo cerchi di sottomettere con fantasticherie ma agirà sempre su fatti reali abilmente formulati. “Ma è proprio vero che Dio abbia detto questo?”: questa è la riflessione alla quale il diavolo chiede una risposta.

Nelle sue parole si nota come giunge a fare intendere che Dio non avrebbe dovuto fare quello che ha fatto, ma se ha vietato di mangiare quel frutto vuol dire che non ama l’uomo, non lo stima e non ne cura gli interessi.  

Ma è proprio vero che Dio ha fatto questo; è proprio vero che sia giunto a vietare il cibo all’uomo?

Abbiamo iniziato dicendo che la domanda inizialmente appariva neutra ma stiamo comprendendo la pluralità delle insidie poste contro Dio per discreditarlo alla vista dell’uomo e togliere quindi dalla sua sottomissione per giungere a fatti di reale disubbidienza.

Paolo nella II Lettera ai Corinzi scrive di temere che il diavolo possa sedurre i fratelli come un giorno sedusse Eva. Quello che stiamo vedendo è il metodo del diavolo per togliere l’uomo dalla sottomissione a Dio, un metodo antico ma tuttora attivo, un metodo di cui conosciamo le metodiche e le modalità, un metodo che non può superare ma che può ripetere nella mente dei cristiani attuali.  

Ora se il ragionamento è la sua arma di seduzione, a noi il Signore ha dato armi potenti per distruggere pensieri e ragionamenti e siamo intenzionati ad usarle. Una prima riflessione è la rilevanza fra le cose dette e chi le dice. Una certa logica umana afferma la veridicità delle cose dette a prescindere da chi li dice. La bibbia in maniera totalmente opposta sostiene che e di maggior rilevanza il soggetto che parla rispetto alle cose che dice.

Un passo per tutti è certamente il cap. 16 degli Atti quando Paolo caccia il demone dalla donna indovino. Ciò che la donna indovino diceva era sostanzialmente corretto ma P. non considerava per primo i concetti ma lo spirito che li enunciava e fu per questo che egli sgridò e cacciò lo spirito sebbene parlasse in suo favore.  

Del resto una pur minima riflessione ci potrebbe far comprendere le ragioni di Paolo visto che uno spirito può mutare in ogni tempo i suoi concetti mentre non è possibile al contrario.

Il cristiano deve essere sobrio, deve vegliare e tener costantemente presente che il suo nemico il diavolo va in giro a guisa di leone ruggente pronto a sbranarlo.

Eva risponde dicendo la verità che conosce, quasi difendendo Dio da una ingiusta critica e dichiarando che da solo un albero non potevano mangiare il frutto e che questo era l’albero della conoscenza del bene e del male posto in mezzo al giardino.

E’ da notare che il diavolo diventa più specifico negli argomenti che Eva stessa gli rivela. Dio rimproverò il re Ezechia per aver mostrato i suoi tesori al nemico; Dio continua a rimproverare anche oggi i cristiani che danno le perle ai porci e le cose sante ai cani.

Siate sobri e vegliate, non rivelate nulla delle vostre ricchezze al nemico, non aprite il vostro cuore e la vostra ingenuità ma resistete ai ragionamenti e non rispondete alle domande ma valutate chi ve le pone.  

Facendo seguito all’ingenuità di Eva e notando che ella è disponibile a rispondere a tutte le domande che gli vengono fatte il diavolo diventa più specifico e aggressivo contro la Parola di Dio fino a sostenere il contrario di ciò che Dio dice...n., non morrete affatto... . Eva non muove alcuna obiezione e lascia libero il serpente di dire ciò che vuole, non difende Dio, e assume una posizione di acquiescenza. Ormai, per tali condizioni, il cuore di Eva sembra propendere a favore delle parole del serpente che si rende più ardito e incomincia a parlare male di Dio fino a mostrarlo come il vero nemico, sostenendo che Dio impedisce loro di mangiare il frutto dell’albero perché mangiandolo diventerebbero come Dio. I ragionamenti della seduzione erano giunti a compimento. In tutto questo si notano tre fasi:

Prima fase - caratterizzata dall’incautagine di Eva  a ragionare con ogni spirito;

Seconda fase – rivela la posizione equidistante tra la Parola di Dio e quella del diavolo;

Terza fase – caratterizzata dall’acquiescenza di Eva alle posizioni sataniche manifestate contro Dio e quindi la sua sottomissione allo spirito della ribellione.

Ora Eva non è più sottomessa ad Adamo né allo Spirito di Dio ma è sottomessa allo spirito del diavolo. E’ il nuovo spirito che gli fa vedere cose che prima non vedeva; infatti l’albero ed il suo frutto erano alla vista di Eva che non distinse prima del rapporto con il diavolo gli elementi della bellezza della bontà e della desiderabilità.  

Sottomessa a Dio viveva nell’ubbidienza e ciò che le era vietato non le appariva assolutamente interessante. Dopo che la sua anima si sottomise ai ragionamenti del diavolo, il frutto dell’albero gli apparve buono bello e desiderabile. L’elemento reale, ovvero l’albero ed il frutto era lo stesso sia prima che dopo, ma era la sottomissione allo spirito di Dio o a quello del diavolo che rendevano diversa la valutazione di quell’unica realtà. Per questo si sostiene ancora una volta che più importante l’elemento reale è lo spirito a cui l’uomo è sottomesso.