
ANIMA
VERITA’
LIBERTA’
Noi parliamo di queste cose
non con parole insegnate dalla sapienza umana,
ma insegnate dallo Spirito,
adattando parole spirituali a cose spirituali.
Dal momento in cui sono venuta a conoscenza
dello studio, è subentrato il desiderio di leggerlo, sapendo che mi avrebbe
portato profondi benefici.
Ho iniziato la lettura con attenzione e col
fine di rilevare le potenzialità salvifiche dello Spirito rivelatore; dopo aver
cominciato mi è stato impossibile smettere, nonostante si fosse fatta notte.
Il primo effetto ricevuto è stata un vero
senso di pace derivante da un’analisi interiore che, avviatasi, stava operando
benefici cambiamenti.
Molte domande sono sorte durante
la lettura, come se al mio interno si stessero non solo assimilando dei
contenuti fondamentali, ma anche si stesse innescando una auto-diagnosi alla
ricerca di eventuali influenze spirituali secondo le indicazioni fornite dallo
studio.
Era un lavorio interiore, una
sorta di “scanning” che avveniva producendo gioia e serenità.
Tutto questo potrebbe sembrare
anomalo e bizzarro a chi si accosta per la prima volta alle situazioni
spirituali; la mia anima era cosciente di ricevere una rivelazione ed anche una
forza salvifica che la portava a riflessioni nuove; stabiliva così quali
potessero essere stati gli stimoli fino a quel momento giunti e quali i
comportamenti condizionatamente prodotti.
Accanto a tutto questo sorgeva
più forte la consapevolezza del grande amore di Dio per la Sua creatura e
quanto complessa e profonda fosse la nostra natura, tanto da accogliere in sé
meccanismi metafisici e determinanti per il nostro bene o male.
Questi sarebbero rimasti ancora
occulti se non fosse intervenuto il nostro potente Dio a rivelarli, tramite lo
Spirito e le Scritture.
Constatavo, inoltre, la mia
debolezza e la mia impotenza a potere umanamente far fronte agli attacchi
spirituali, che continuamente avvolgono la vita di ogni uomo (il peccato che
facilmente ci avvolge); essi operano per scardinare anche le fondamenta più
solide del nostro animo, per detronizzare il nostro Signore e la Sua Parola;
veniva dimostrato ancora come sottili e subdole siano le macchinazioni del
male. Solo l’intervento dello Spirito Santo e della Sua potenza riescono a
smascherare le astuzie del diavolo.
Tutte queste considerazioni,
nonostante la vastità del fenomeno spirituale, non causavano angosce, paure o
ansie, ma un profondo senso di sicurezza e di convinzione in Dio, sapendo con
certezza che avrebbe continuato ad assistermi e proteggermi, vincendo le
strumentalizzazioni delle tenebre ed esercitando verso me il suo intervento
liberatore.
Sono stata spinta alla vigilanza,
affinché ciò che Dio mi aveva fatto conoscere rimanesse un tesoro prezioso di
cui servirmi per contrastare gli stimoli del male e per scardinare quanto di
negativo si fosse insinuato nella mia vita a causa della superficialità con cui
ho trattato le cose spirituali.
Concludo dicendo che questa
purificazione interiore, innescata tramite la lettura dello studio non si è
conclusa al termine della stessa, ma continua, ancora adesso, a produrre
certezza di salvezza ed effetti profondi che mi porteranno ad una maggiore
consacrazione a Gesù.
Il risultato riscontrato è stato
seguito da una ulteriore dichiarazione di volontà, che adesso riconosco come
fondamentale, a volere mantenere e conservare il Suo Regno al centro degli
interessi, al di là delle circostanze esterne, delle condizioni afflittive e
delle influenze degli stimoli del male.
Sono riuscita a comprendere,
inoltre che il desiderio di conoscere il male, ed avere una intelligenza
deduttiva delle cose che gli appartengono, è il vero inizio del malessere
dell’umanità e di ogni anima in particolare.
Il Creatore ha destinato la vita
eterna nella conoscenza del solo bene; infatti Adamo ed Eva, nella mancanza di
conoscenza delle tenebre e dell’intelligenza disponibile a tali investigazioni,
vivevano in ogni bene e nella gioia con Dio; in queste condizioni potevano
scegliere di mangiare il frutto della vita eterna col consenso del Signore.
Dio evitò che i due vivessero in
eterno a motivo della conoscenza del male che genera angosce e dolori; Egli non
vuole che le sofferenze siano protratte per sempre.
Nella preghiera sacerdotale Gesù
inizia dicendo che conoscere Dio ed il suo figliolo Gesù Cristo è la vita
eterna; a questo si deve dedicare la Chiesa evitando un’ulteriore ricaduta
nella intelligenza del negativo secondo le provocazioni e le continue seduzioni
del serpente antico.
La fede nella Parola
dell’Evangelo di Gesù Cristo chiama i credenti all’amore fraterno; Pietro,
nella prima lettera (1,22), scrive:
”amatevi di cuore intensamente, poiché siete stati rigenerati non
da seme corruttibile ma da seme incorruttibile, mediante la Parola di Dio
vivente e permanente.”
La citata scrittura, fa riferimento alla Parola di Dio che nei
credenti rigenera, producendo una nuova nascita, secondo quanto indicato anche
nell’Evangelo di Giovanni (Giovanni 1:13 i quali non sono
nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da
Dio. Giovanni 3:5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno
non è nato d'acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.).
Da questa realizzazione evangelica della promessa fatta da Dio
tramite il profeta Ezechiele (Ezechiele 36:24 Io vi farò
uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro
paese; 25 vi aspergerò d'acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di
tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore
nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il
cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi
il mio spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e
osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni.), la cristianità vive una vita nuova nella natura cristiana,
realizzando nello Spirito i sentimenti che sono stati in Cristo Gesù;
unitamente a questi, trova il riposo dell’anima nella pace, nella gioia e nella
giustizia.
La vita del credente si sposta
dalle influenze afflittive, generate dalla natura carnale, in quelle
liberatorie e consolanti, generate dalla nuova nascita. Chi vive con i pensieri
e i desideri dell’anima nella nuova natura spirituale, nata dalla Parola, è
vittorioso sulle circostanze della vita e realizza in sé la forza e la potenza
che provengono dal Regno di Gesù Cristo.
Nella realtà del Cristianesimo si
trovano, oltre a questo tipo di credenti, anche altri con testimonianze di vita
diverse.
Una di queste categorie è fatta
di quanti, dopo il loro ingresso nella comunità dei Cristiani, mostrano una
realtà caratterizzata da continue lotte, con poche vittorie e molte afflizioni.
La predicazione della Parola
appare per loro diversa da ciò che vivono nell’esperienza giornaliera e, a
volte, anche inapplicabile alle situazioni in cui operano; oltre alla
proclamata vittoria in Cristo alcuni sperimentano depressioni e sofferenze,
perché non del tutto fiduciosi alle promesse di Dio e senza la speranza di
raggiungere quella pace e quella gioia tanto desiderate.
Costoro vivono una vita di fede
in modo superficiale e distaccato, quasi come fosse un’abitudine non più in
grado di suscitare in loro alcuno stimolo: nessun sentimento buono.
Quanti subiscono le condizioni
esaminate finiscono col chiedersi se il Cristianesimo prospettato dalle Sacre
Scritture sia una condizione irraggiungibile nella vita quotidiana, oppure se
occorra che siano rivisti gli insegnamenti e le convinzioni dottrinali avuti.
Dalle esperienze di alcuni
emerge, molte volte, un conflitto tra ciò che il Signore chiama a fare e ciò
che essi vorrebbero fare: conflitto di sentimenti e desideri, spesso, opposti
tra loro.
La Scrittura spiega questo stadio
della crescita spirituale e stima costoro come “ancora carnali e bambini in
Cristo” (1Corinzi 3:1 Fratelli, io
non ho potuto parlarvi come a spirituali, ma ho dovuto parlarvi come a carnali,
come a bambini in Cristo. 2 Vi ho nutriti di latte, non di cibo solido,
perché non eravate capaci di sopportarlo; anzi, non lo siete neppure adesso,
perché siete ancora carnali. 3 Infatti, dato che ci sono tra di voi
gelosie e contese, non siete forse carnali e non vi comportate come qualsiasi
uomo?); infatti, nella lettera ai Galati, (Galati 5:16 Io dico:
camminate secondo lo Spirito e non adempirete affatto i desideri della carne. 17
Perché la carne ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri
contrari alla carne; sono cose opposte tra di loro; in modo che non potete fare
quello che vorreste.), Paolo consiglia ai credenti di camminare per lo Spirito, onde
non adempiere i desideri della carne, ed aggiunge che queste due realtà hanno
desideri tra loro contrari e, quindi, opposti, tali da non permettere all’anima
di fare ciò che vorrebbe.
Nel citato passo, è facile notare
come il credente sia chiamato a scegliere un compagno di viaggio, lungo il
percorso della vita: o la carne con i suoi desideri o lo Spirito. Nessun uomo,
sostiene la Bibbia, potrà mettere a tacere la sua dimensione carnale; tuttavia
quest’ultima, con tutti i suoi stimoli, deve essere sottoposta allo spirito di
Cristo Gesù.
La Bibbia sostiene che l’anima,
sottoposta alla carne, manifesta sempre le seguenti opere: fornicazione,
impurità, dissolutezza, idolatria, stregoneria, inimicizia, discordia, gelosia,
ira, contesa, divisioni, sette, invidie, ubriachezze, gozzoviglie ed altre
simili cose.
Dal momento in cui avviene la
nuova nascita e lo Spirito Santo entra nel cuore di una persona, questa mette sotto
il suo controllo i desideri della carne; solo così l’anima avrà una reale
svolta e godrà i frutti che nasceranno dalla nuova guida. Essi sono: amore,
allegrezza, pace, longanimità, benignità, bontà, fedeltà, dolcezza, temperanza.
Contro tali cose non esiste la legge, poiché esse la superano; l’azione
cristiana, quindi, non sarà più limitata da alcun divieto.
Quanto chiarito sfata le
convinzioni sostenute da taluni secondo le quali le coscienze umane, mature ed
autonome, sono capaci di vivere al di sopra del bene e del male e dimostra come
chi non farà il bene sarà costretto a fare, inevitabilmente, il male.
Nella prima
lettera ai Tessalonicesi (5,23 sgg) sta scritto:
“[23]Il Dio della pace vi
santifichi fino alla perfezione, e tutto l’intero essere vostro, spirito, anima
e corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù
Cristo.”
La citazione
biblica sopraccennata evidenzia il sistema che opera nell’uomo; esso si compone
dei seguenti elementi principali:
. spirito,
. anima,
. corpo.
Questo
sistema, formato da nature di ordine fisico (corpo) e metafisico (l’anima e lo
spirito), interagisce con la realtà terrena e, quindi, con tutto ciò che, di
massima, è stato rilevato dalla psicologia.
La nostra
attenzione si rivolge al bisogno psichico di coloro che hanno scelto il
Cristianesimo e subiscono, addolorati, le opere della carne, tanto da volerle
evitare, date le angosce, le paure e le sofferenze ricevute quotidianamente.
In questa
fascia di credenti si sviluppa una continua ricerca della verità di ciò che
stanno vivendo, stimolata dalla necessità di raggiungere condizioni di pace,
onde stare nel riposo dalle proprie opere e ottenere la libertà della vera
vita.
Nel momento in
cui aumenta la sofferenza, ed il pensiero che forse questa non avrà mai fine,
le anime subiscono un perverso giogo, dal quale sentono la necessità di
sgravarsi e, quindi, pregano per esserne liberate.
Nello stesso
tempo, però, le logiche di una dottrina poco chiara le spingono alla
introversione ed alla chiusura verso tutto e tutti, sia per il timore di
manifestare agli altri i propri problemi e di essere giudicate, sia perché
ignare dell’inganno che stanno vivendo.
Alla fine,
stanche di lottare e di non giungere a veri risultati, terminano con
l’arrendersi, aspettando inermi e passive la conclusione delle loro sofferenze
e la consumazione della loro sconfitta, mentre continuano, nella loro resa, a
testimoniare della fede e dichiarare la vittoria della resurrezione di Gesù
Cristo.
Nel fare ciò
evidenziano un reale sdoppiamento ed una perdita della integrale visione della
verità del Cristianesimo nella realtà del vivere terreno.
Lettera ai
Romani, (7,12 sgg):
“...la legge è certamente santa,
e il comandamento santo, giusto e buono.
13 Ciò che è buono è dunque
diventato morte per me? Così non sia; anzi il peccato mi è diventato morte,
affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è
buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del
comandamento. 14 Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono
carnale, venduto come schiavo al peccato.
15
Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma
faccio quello che odio. 16 Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che
la legge è buona. 17 Quindi non sono più io ad agire, ma è il peccato che abita
in me. 18 Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene,
poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo
di compierlo. 19 Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che
non voglio, quello faccio.
20 Ora, se faccio ciò che non
voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.
21 Io scopro dunque questa legge:
che volendo fare il bene, in me è presente il male.
22 Infatti io mi diletto nella
legge di Dio secondo l'uomo interiore, 23 ma vedo un'altra legge nelle mie
membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo
della legge del peccato che è nelle mie membra. 24 O miserabile uomo che sono!
Chi mi libererà da questo corpo di morte? 25 Io rendo grazie a Dio per mezzo di
Gesù Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio,
ma con la carne la legge del peccato”.
Lettera ai
Romani, cap. 8 dal vers. 1:
“Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non
camminano secondo la carne, ma secondo lo Spirito”
Dalla lettera ai Galati, (5,16), alla
lettera ai Romani scorre lo stesso consiglio dello Spirito Santo. Perché Paolo
dice di trovarsi costretto a fare ciò che non vuole e di non poter fare ciò che
vuole? Il chiarimento può esser dato solo mediante la comprensione del sistema
metafisico che opera nei cristiani, dove alla natura fisica, carnale ed animica
si aggiunge quella del figlio di Dio, mediante la nuova nascita.
La Bibbia sostiene, infatti, che i
credenti in Gesù nascono di nuovo in una natura spirituale come quella del
figlio di Dio. In costoro, oltre alla natura fisica, appartenente ad un corpo
terreno, esiste – come sopra accennato - anche una natura carnale, che è di
ordine spirituale; ad essa, come precisato, si aggiunge la nuova natura. Questa
è generata dalla fede nella Parola, che annuncia l’ubbidienza di Gesù fino alla
croce, e ne perpetua nel credente le tendenzialità benigne e benefiche.
L’Apostolo, in più occasioni, tratta la
questione inerente il sistema umano, considerando la sua tripartita natura:
fisica, animica e spirituale. Lo stesso sostiene, inoltre, che la legge è
santa, buona e giusta, nonostante sia incondivisibile con la natura carnale ed
appaia in un primo tempo contraria all’uomo. La chiarificazione non si presta
ad alcun dubbio: le cose che Dio dice sono incontestabili; siamo noi che, per
comprenderle, abbiamo bisogno dello Spirito Santo.
La sua prima illuminazione sulla legge,
rispetto alla realtà dell’uomo, che pur vive in un corpo fisico e terreno
(spesse volte lasciato intendere erroneamente come “carne”), consiste nel fatto
che il comandamento ha reso il peccato (lo stimolo a violare la legge) ancora
più forte, proprio mediante il divieto. Esso, divieto, produce nella natura
carnale una reazione di disubbidienza, secondo il suo precipuo istinto, e,
quindi, di contrasto e desiderio di opposizione.
La natura carnale, insita nell’essere
umano, reagisce sempre con disubbidienza alle regole date da Dio, dimostrando
in tal senso che il cosiddetto “peccato originale” la condiziona ancora oggi,
tant’è che l’Apostolo dichiara nei versetti successivi:
“...chi mi libererà da questo corpo di morte?. Infatti noi
sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al
peccato”.
In effetti, a motivo del peccato di
Adamo, il corpo non è più spirituale ma carnale, ovvero non è più condotto
dagli stimoli e dai desideri della Parola di Dio, e pertanto l’uomo si trova a
vivere in condizioni che non gli permettono di adempiere alla legge, riservata
alla natura spirituale (infatti, solo la nuova nascita operante nel credente
può adempierla).
Al di sotto di questo livello di
comprensione della verità sorgono gli innumerevoli fraintendimenti:
1.
alcuni sostengono che la fede in Gesù
renda l’uomo libero dalla sua natura terrena, influenzata da quella carnale generata
dal peccato di Adamo,
2.
altri ritengono che quanto è prodotto
dalla propria natura umana non incida sulle condizioni spirituali.
Lo Spirito Santo, invece, attraverso
Paolo, informa la Cristianità che ogni credente porterà sempre con sé la natura
post-edenica come porterà anche quella del figlio di Dio, secondo il nuovo
Adamo. La condizione che l’Apostolo vuole far comprendere è indicata nella
lettera ai Romani (8,5):
“5 Coloro che son secondo la
carne, pensano, ed hanno l'animo alle cose della carne; ma coloro che son secondo lo Spirito, alle cose
dello Spirito. 6 Ciò a cui la carne pensa, ed ha l'animo,produce morte; ma ciò
a che lo Spirito pensa, ed ha l'animo, è
vita e pace. 7 Poichè il pensiero, e l'affezione della carne, prima o poi,
portano all’inimicizia dell’uomo con Dio; essa, la carne, non si sottomette
alla legge di Dio; né può farlo. 8 E coloro che son nella carne (perché vi
pensano e vi hanno l’animo) non possono piacere a Dio”.
Nella citazione viene ripetuto il verbo
“pensare”, che ha un
significato diverso del verbo “operare”:
il pensiero sorge nella mente ed è stimolato dal cuore, soggetto a diversi
sentimenti e pulsioni, secondo lo spirito che lo governa.
La chiave della spiegazione di Paolo sta
in ciò che l’uomo “pensa ed a cui ha l’animo” e non in ciò che subisce ed in
cui è coinvolto. Nel caso in cui il credente sceglie di camminare nella nuova
nascita, nulla può imporgli la natura carnale, che resta ancora in lui, sebbene
incapace di operare nel suo cuore, arreso ormai agli stimoli dello Spirito
Santo:
“9 Or voi non siete nella carne
(ovvero, non avete i pensieri e l’animo alle cose della carne, visto che il
primo posto dei pensieri e dell’animo è alle cose di Dio) anzi nello Spirito,
se pur lo Spirito di Dio abita in voi (tutto ciò opera pur vivendo in un corpo
fisico terreno, che è quindi cosa diversa dalla natura carnale)”.
Infatti, quando lo Spirito di Dio abita
nell’uomo, i suoi pensieri e la sua anima sono rivolti alle cose di Cristo,
agli affetti che nascono nell’opera di Cristo, quindi, alle comunioni che
sorgono per cercare il Regno di Dio e la sua giustizia, alla consolazione che
c’è nella Parola di Dio e nella speranza delle sue promesse, alla potenza che
si manifesta mediante i doni ed i ministeri.
La natura carnale continuerà ad
esistere, sempre più piccola e aggricciata, nel cristiano che cammina nello
Spirito, visto che ha messo al primo posto del cuore le cose di Dio e
contrastato, vincendo, gli stimoli della carne.
Onde evitare qualunque fraintendimento
legato al fatto che il Signore abbia voluto in qualche modo disprezzare la
natura fisica dell’uomo, occorre invece puntualizzare come Egli conferisca
dignità ed intenda conservare nel modo migliore la realtà terrena dell’uomo, al
fine di poter serbare anche quella spirituale: il corpo fisico di chi vive
nello Spirito Santo viene reso, infatti, sempre più un “aiuto convenevole” ai
pensieri ed all’animo che ha scelto il Regno di Dio.
A conferma di quanto sostenuto, nella
Bibbia troviamo molti esempi di come il Signore abbia grande cura dei nostri
corpi fisici e, quindi, della nostra natura terrena ed umana: su di essa,
infatti, interviene con liberazioni, guarigioni e purificazioni da ogni forma
di male.
Dio, dopo aver posto Adamo nel giardino
dell’Eden, fece spuntare dal suolo ogni sorta di alberi piacevoli a vedersi, ed
il cui frutto era buono a mangiarsi; Dio si preoccupò di rispondere alle
esigenze del corpo fisico dell’uomo, non solo alla sua necessità di nutrirsi,
ma anche alle sue soddisfazioni mediante il piacere.
Il diavolo sedusse Eva, mostrando le
qualità dell’albero della conoscenza del bene e del male ed evidenziando in
primo luogo che le sue virtù erano pari a quelle di tutti gli altri alberi, con
una sola aggiunta: era desiderabile
per chiunque volesse divenire intelligente, mediante la conoscenza del bene e
del male.
Lo stimolo ad aumentare il grado di
intelligenza umana, mediante la conoscenza del bene e del male, diventò in Eva,
che credette, un momento di reale concupiscenza, ovvero di forte desiderio;
esso, acquistò una forza che si arricchì col concorso della volontà e si
concluse con la disubbidienza.
Il desiderio è la molla che spinge
all’azione. Gli alberi erano piacevoli; questo ci fa ritenere che il piacere è
un elemento voluto nell’ambito del giardino. Prendere ciò che è buono ed è
bello non costituisce peccato ma soddisfazione. Cosa diversa appare il
desiderio egoistico, che, sostenuto dallo spirito dell’iniquità, diventa
concupiscenza, ovvero forza in grado di prevalere il bisogno naturale e di
rivestirsi di una volontà operante contro il comandamento di Dio.
Vale notare come il buon pensiero di Dio
avesse costituito l’uomo per la conoscenza del bene soltanto e lo volesse
preservare dalla conoscenza del male e dall’amaritudine mortale. Se l’uomo si
fosse attenuto alla volontà di Dio, la sua conoscenza del bene sarebbe stata
illimitata e, con essa, la gioia e la pace, nella più ampia libertà.
L’uomo ha rigettato il santo consiglio
del Creatore e, pensando in opposizione alla Parola della vita, ha deciso, su
consiglio delle tenebre, di sperimentare anche la conoscenza del male, ignaro
dei frutti che tale soluzione avrebbe prodotto (depressioni, svuotamenti,
tenebre e disordine).
Dopo la disubbidienza mutò il cuore
dell’uomo, mentre rimase intatto ed invariato il corpo fisico, ovvero la sua
natura terrena. Purtroppo, errate interpretazioni dei Testi hanno portato a
reprimere le istanze fisiologiche della natura terrena, confondendola con
quella carnale e favorendo le mortificazioni del corpo con ogni sorta di
oppressione e contrasto, fino ad ossessionare la coscienza dell’uomo con
inutili sensi di colpa. Il corpo terreno è stimato da Dio come tempio per lo
Spirito Santo; esso è lo strumento del piacere di vivere e, come tale, del
piacere di gustare il frutto dell’albero della vita, che è la Parola di Gesù
Cristo, ed ogni altro frutto degli alberi buoni che ci è permesso di godere.
Dunque, sono i desideri che devono
essere valutati e promossi o impediti, secondo la loro provenienza spirituale e
la loro tendenzialità a produrre frutti di bene o di male, prediligendo i primi
per averne la conoscenza che fa vivere e non i secondi per una intelligenza che
uccide (sospetti di male, amaritudini, depressioni, gelosie, invidie e
quant’altro simile).
Gli stimoli e la conoscenza del male,
come si può notare, si propongono quali elementi di deduzione intellettiva e
capacità di comprendere nel male quanto gli altri non possono. L’intelligenza
del sospetto avuto fa parte di presunte virtù superiori, fino a stimolare nel
mal capitato il sentimento dell’orgoglio, che lo mette in sintonia col fautore
del primo di tutti i peccati.
Le due nature, dunque, quella spirituale
( che vince ed impedisce alla natura carnale di manifestarsi) e quella terrena
(diversa da quella carnale), devono convivere, mantenendo ciascuna il proprio
ruolo: a quella spirituale deve essere affidata la direzione e la guida della
vita, a quella naturale deve essere concesso il posto di servizio convenevole.
Entrambe le nature devono convivere in armonia per scongiurare situazioni di
conflittualità, che creano traumi, depressioni e nevrosi.
Per concludere, possiamo sostenere che il corpo fisico sta allo
Spirito come il tempio sta al Signore. Questa è la condizione dove lo Spirito
Santo ci porta a vivere quando sappiamo spogliarci della natura di peccato, che
è quella carnale e non quella fisica (Romani
6:6 Sappiamo infatti che il nostro
vecchio uomo è stato crocifisso con lui affinché il corpo del peccato fosse
annullato e noi non serviamo più al peccato).
Il conflitto conoscitivo (e di vita)
sorge tra il rapporto che si deve avere col corpo fisico e quello che si deve
mantenere con i comandamenti della legge.
La legge per i nati di nuovo deve
intendersi come superata dalla grazia. Essa non è più la via da seguire per
ottenere la salvezza, nonostante resti la via per ricevere la prosperità e la
benedizione con le quali Dio vuole condurci nel corso della vita terrena.
Paolo, a chiarimento della libertà dei
cristiani dalla osservanza dei comandamenti della legge, ottenuta per la
grazia, in Romani, scrive:
cap.
14:16. “Perciò quel che per voi è bene non diventi motivo di biasimo 17 poiché
il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito
Santo”.
Cap.
15: “Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non
compiacere a noi stessi. 2 Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, per
l'edificazione”.
Inoltre, nella Prima lettera ai Corinzi
(6,12) sta scritto:
“Ogni cosa m’è lecita ma non
tutto è utile (quindi, deve essere utile).
Ogni cosa m’è lecita ma non mi
lascerò dominare da cosa alcuna” (
quindi, devo restare libero).
Anche in 10,23 della stessa lettera,
Paolo scrive:
“Ogni cosa è lecita ma non ogni
cosa è utile (deve essere utile);
ogni cosa è lecita ma non ogni
cosa edifica (deve edificare).
Nessuno cerchi il proprio
vantaggio ma ciascuno cerchi l’altrui (devo amare altruisticamente, secondo
Dio)”.
Dalle scritture, quindi, emergono i
vasti confini della libertà cristiana, data da Dio solo agli amministratori
(nati di nuovo) e non ai servi, credenti privi della nuova nascita (essi sono
chiamati ad osservare tutta la legge).
Pertanto la libertà e la liceità di ogni
cosa fatta dagli amministratori è sottoposta non a regole bensì a condizioni:
1.
utilità delle azione compiute;
2.
libertà dalle azioni compiute;
3.
utilità delle cose fatte;
4.
produrre frutto di edificazione per il
Regno;
5.
determinare con ciò che si fa un
vantaggio per gli altri;
6.
evitare lo scandalo e la contaminazione.
L’analisi evidenzia la grande differenza
esistente tra i credenti nel vecchio patto ed i figli di Dio: i primi chiamati,
come già accennato, a seguire tutta la legge e ad essere condotti dai
comandamenti, in ogni pur minimo aspetto della loro vita; i secondi liberi,
come lo possono essere solo i figli, di amministrare i beni ricevuti, con
l’impegno, però, di produrre e mostrare un frutto stabile; ed ancora, i primi
chiamati all’ubbidienza pedissequa, i secondi alla proficuità dell’azione.
Il concetto evidenziato viene
ripreso in più occasioni. Infatti, in Atti (15,20) davanti alla sottoposizione
della Cristianità ai comandamenti della legge, gli Apostoli scrivono ai
credenti di astenersi solo: “da cose contaminate dai sacrifici agli idoli, dalla
fornicazione, dalle cose soffocate e dal sangue”;“state sani” è la conclusione
della lettera apostolica, quindi, il motivo di rispetto dei quattro punti
appare soprattutto teso ad impedire la diffusione delle malattie e delle
contaminazioni spirituali.
Una particolare spiegazione della
funzione che ha la legge, per i cristiani, è indicata in Romani (3,20):
“poiché, per le opere della legge, nessuno sarà giustificato al
suo cospetto; giacché mediante la legge è data la conoscenza del peccato”.
La legge serve, quindi, a far
conoscere il peccato ed a far capire che l’uomo carnale non ha la forza di
praticarla; per questo egli necessita della nuova nascita e della nuova natura
spirituale.
Da queste scritture possiamo meglio
comprendere in quale percentuale la legge debba operare sui cristiani e come la
grazia debba essere conservata nel cuore, mediante l’assegnazione del primo
posto ai pensieri ed all’animo rivolto alle cose del Signore.
Sono questi gli elementi che devono
stare sempre al centro dell’interesse, poiché saranno questi stessi che
regoleranno gli equilibri tra natura terrena dell’uomo, collegata a quella
carnale della disubbidienza, e natura cristiana.
Sarà lo
Spirito Santo a dare la libertà, a suo tempo e senza traumi, tanto da produrre
pace e gioia, e non sofferenze da privazioni e tensioni o paure derivanti da
sensi di colpa; la crescita cristiana e la conversione avvengono con gradualità,
libera scelta e desiderio del Regno.
In questo particolare momento, simile a
quello in cui visse l’Apostolo quando fu chiamato “Simone-Pietro”, appare forte
ed evidente il ruolo della libertà e della dignità dei credenti, che Dio con
dolcezza e garbo rispetta, aspettando che la sua proposta di amore e di bene
venga prima o dopo compresa, accettata ed incarnata per stabilire la gioia e
l’allegrezza.
La conversione è un percorso di vita
fatto di esperienze nella conoscenza, con cadute e rialzamenti, con gioie ed
afflizioni: tutte fasi necessarie ed utili per portare nel bene l’antica
condizione dell’uomo che, diventato credente e postosi nelle mani dello Spirito
Santo, viene guidato di valore in valore e di fede in fede.
Adamo nel giardino aveva:
. una
natura terrena (corpo fisico proveniente dalla polvere della terra);
. una natura spirituale
(proveniente dal soffio
di
Dio);
. una
natura animica (proveniente dalla volontà divina ed esistente solo sulla base
delle prime due nature).
Queste erano tra loro in perfetta
armonia ed esprimevano, nelle loro azioni, un’unica volontà.
Adamo nel giardino era libero di fare
ogni cosa, eccetto mangiare il frutto vietato; egli stava con Eva, sua moglie,
ed in quanto tale il rapporto era completo.
Le funzioni vitali dell’uomo nel
giardino seguivano le pulsioni naturali in ogni necessità fisiologica, tant’è
che per Adamo ed Eva nulla era “carnale” bensì tutto naturale: benedetto,
perché voluto e creato da Dio.
La Parola di Dio ed il servizio alle
cose sue stavano al primo posto del cuore di Adamo e di Eva. Tutto il resto
seguiva, con piena soddisfazione dei bisogni naturali, collegati alla gioia e
privati da ogni senso di colpa.
La grande svolta avvenne nell’uomo
quando ascoltò la voce del serpente e vi credette, fino ad agire secondo quella
nemica volontà e scalzare, di conseguenza, la Parola del Signore dal primo
posto, là dove dimora il principale interesse.
Dopo aver mangiato il frutto vietato, il
cuore cambiò natura, mentre il corpo fisico conservò tutte le sue esigenze da
soddisfare quotidianamente, rimanendo così come era stato creato, nella sua
forma e nelle sue funzioni; non cambiò dunque la natura terrena e fisica
dell’uomo, ma solo la sua natura spirituale, poiché egli accettò il soffio e le
parole del male, tanto da crederle e praticarle, scalzando il soffio di Dio e
la sua Parola, ossia la Vita a la sua Signoria.
L’anima (e quindi il cuore in essa
ospitato) da spirituale divenne carnale, cosicché l’uomo subì una metamorfosi
da amministratore delle cose di Dio in servo venduto al male. Lo schema
seguente mostra le caratteristiche del cambiamento dall’uomo libero all’uomo
toccato dal peccato:
|
PRIMA CONDIZIONE – uomo nel giardino |
SECONDA CONDIZIONE – Uomo fuori dal giardino |
|
TERRENA |
TERRENA |
|
SPIRITUALE |
CARNALE |
AREA - DIVINA
|
AREA - DIABOLICA |
L’unica natura
che rimase uguale fu quella terrena, ovvero quella fisica, con tutte le sue
esigenze, mentre l’influenza spirituale, dapprima divina, divenne diabolica
(questi sono i termini che usa la Bibbia: parole spirituali per cose
spirituali).
L’opera della
Croce di Gesù Cristo ha riordinato l’essere umano, annullando, col sangue
versato, gli effetti del peccato e sostituendo lo spirito delle parole del
serpente con lo Spirito Santo contenuto nella Parola (Giovanni 6,63). E’ il
Verbo che genera nell’uomo una nuova creatura spirituale, ovvero quella
cristiana, posta in opposizione ed in coabitazione con quella carnale (che
ripetiamo non significa corpo fisico).
Pertanto, nel
corso della storia, le condizioni dell’uomo sono state le seguenti:
Le condizioni
del Cristiano sono invece quelle sotto riportate.
Nella vita
terrena dell’uomo cristiano restano le tracce delle sue esperienze; rimane,
dunque, la natura carnale, ricevuta tramite la disubbidienza, con l’aggiunta di
una nuova natura, che è quella ubbidiente del figliolo di Dio.
La dimensione
carnale dell’anima, nel cristiano, non prevale, perché lo Spirito Santo la fa
prigioniera e rende libero il corpo fisico, che opera in armonia con la natura
di Gesù Cristo, il nuovo Adamo, il vero uomo.
La parola
seduttrice creò in Adamo un’immagine spirituale nella quale gli stimoli e le
esigenze della natura fisica e terrena furono recepiti e collocati al primo
posto del cuore, fondando nell’uomo il potere della “carne”, sotto il tipico
aspetto dell’egoismo, che è opposto all’atteggiamento altruistico dell’amore di
Dio.
La carne è
indicata dalla Bibbia come cosa diversa dal corpo fisico, creato da Dio e
condiviso dall’uomo nel corso della sua vita terrena. La natura carnale,
sovrapposta a quella terrena, approfitta di ogni bisogno e desiderio dell’uomo
, li inserisce al centro degli interessi del cuore, ed il più delle volte li
trasforma in passioni, rendendoli, comunque, elemento di dominio dell’intero
essere.
Così come lo
spirito del peccato, anche lo Spirito Santo giunge nel cuore (mediante la
Parola dell’Evangelo della grazia) e genera una nuova creatura spirituale, che
porta, a differenza dello spirito della disubbidienza, l’immagine di Gesù
Cristo, la sua natura buona, il suo carattere benigno, la sua intelligenza per
il bene e la gioia nel conoscere la bontà.
La Parola di
Dio è potente a scalzare dal centro del cuore lo spirito della carne e a dare
all’uomo gli stimoli appartenenti alla natura del figlio di Dio, natura che ama
il corpo fisico (terreno), ne approva tutti i bisogni ed è in grado di
soddisfarli, garantendo all’uomo una grande libertà di azione.
Lo Spirito
Santo interviene in favore dell’uomo nuovo, risponde ad ogni esigenza
dell’anima, del suo corpo terreno e, nel contempo, impedisce ogni possessione e
schiavitù, che angoscia.
Dunque, la
natura spirituale che deriva dalla Parola di Dio, unita alla libera scelta
dell’anima, è capace di dominare la natura carnale ed il suo spirito, che in
tali circostanze viene sottoposto e fatto prigioniero. La carne, ormai vinta,
non può più costringere l’uomo alle sue voglie né a realizzarne gli
adempimenti, operati in ubbidienza agli stimoli provenienti dall’area del male.
Le necessità
dell’animo umano, rinato nella natura spirituale del figlio di Dio, invece di
passioni, diventano “sentimenti”. Essi, quando sono gli stessi che hanno
albergato in Cristo Gesù e sono condivisi da molti altri credenti, formano
l’unità cristiana, ovvero il corpo di Cristo. In queste condizioni di unità dei
sentimenti si realizzano gli ambienti dove si manifestano i miracoli e si
muovono con forza la potenza ed il fuoco dello Spirito Santo, producendo
liberazioni dal male.
C’è, pertanto,
differenza tra passione e sentimenti; infatti, la passione amorosa è diversa
dai sentimenti d’amore: la prima ruba le energie del corpo terreno e rende
schiavi i cuori; i secondi, ovvero i sentimenti d’amore, invece, ricevono dal
cielo le energie divine e con esse arricchiscono ed alimentano il corpo
terreno, fino a dare condizioni di pace, di libertà nonché guarigioni.
Dalle
riflessioni evidenziate appare una costituzione dell’uomo cristiano, così
composta:
1.
corpo fisico terreno;
2.
anima, libertà, volontà;
3.
natura carnale o “carne” (ovvero spirito
del mondo, che assume l’immagine umana; aderisce al corpo terreno come un
vestito, ne coglie gli stimoli e li innesta al centro del cuore, rendendoli
egoisticamente dominanti, fino a generare le passioni);
4.
natura del figlio di Dio (essa riveste
il corpo fisico dell’immagine di Gesù Cristo - Galati 3,27-; inserisce nel
cuore gli stimoli della natura di Gesù. Essi, accolti dalla volontà
dell’individuo, producono opere buone e generano sentimenti di bene in ogni
tempo);
5.
Spirito Santo (Egli va a vivere nella
natura del figlio di Dio e la rende forte e capace della rivelazione; impedisce
gli inganni, scopre le macchinazioni, permette di vedere la provenienza e
l’utilità del bene; rende libero l’uomo per auto determinarsi e lo soddisfa con
quella gioia chiamata giubilo, ogni qual volta fa la di Lui volontà).
In queste
condizioni l’anima, in libertà e volenterosamente, può scegliere di ubbidire
agli stimoli di Dio che provengono nella sua natura divina, ricevendo la forza
dello Spirito Santo e rendendo prigioniera la natura carnale che, pur
sussistendo, è totalmente vinta e costretta a vedere la gloria di Gesù Cristo
in colui che aveva prima ottenebrato; con questi elementi, si realizza la
vittoria dei credenti indicata nel capitolo otto della lettera ai Romani, dal
versetto 31 in poi.
Nell’uomo
senza Cristo mancano la nuova nascita e la presenza dello Spirito Santo; per
questo lo spirito del mondo alimenta la natura carnale e l’anima viene resa
schiava della volontà del male.
Il sistema
metafisico dell’uomo, in queste condizioni, appare il seguente:
Tra tutto
quello che si può leggere intorno ai fatti avvenuti nel giardino dell’Eden c’è
da considerare un argomento importante che è quello dell’autorità spirituale.
Il Signore
affida all’uomo l’autorità sul governo della creazione terrena: Eva gli deve
stare sottomessa perché ha il ruolo di aiuto convenevole; pertanto, quando la
sua azione non è convenevole ella non è più un aiuto per Adamo.
Adamo dipende
da Dio ed Eva da Adamo. Nel momento in cui Eva accetta il dialogo col serpente,
prende delle decisioni autonome e conclude con la scelta di cibarsi del frutto
vietato, andando contro la Parola, senza chiedere il consiglio di Adamo ed
ancor meglio la sua decisione.
Altro errore
commesso sulla linea dell’autorità è l’atteggiamento di Adamo il quale, pur
assistendo a tutto il dialogo tra Eva ed il serpente, non intervenne per
fermare le menzogne diaboliche dette contro Dio né impedì ad Eva di compiere
l’atto della disubbidienza.
Al termine
dell’errore commesso da Eva, Adamo stesso vi partecipò mangiando il frutto
proibito. Il mancato esercizio dell’autorità ricevuta per curare e custodire le
cose di Dio, aggiunto al mancato rispetto dei ruoli assegnati dal Creatore alle
sue creature, permette alle parole del male di attecchire e velare il bene anzi
ricevuto.
Per comprendere la Santa Parola di Dio è sempre necessario
riconoscere l’autorità di Gesù Cristo e dei suoi ministeri terreni. Anche la
mancata sottomissione alle loro parole permette di ricevere, in sostituzione,
le parole della frode dell’uomo e della sua arte seduttrice dell’errore (Efesini 4:11
È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come
evangelisti, altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei
santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di
Cristo, 13 fino a che tutti giungiamo all'unità della fede e della piena
conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomini fatti, all'altezza della
statura perfetta di Cristo; 14 affinché non siamo più come bambini
sballottati e portati qua e là da ogni vento di dottrina per la frode degli
uomini, per l'astuzia loro nelle arti seduttrici dell'errore;15 ma, seguendo
la verità nell'amore, cresciamo in ogni cosa verso colui che è il capo, cioè
Cristo.). La chiusura del cuore all’amore della
verità fa entrare l’efficacia dell’errore (2Tessalonicesi 2:10 con ogni
tipo d'inganno e d'iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno
aperto il cuore all'amore della verità per essere salvati. 11 Perciò Dio
manda loro una potenza d'errore perché credano alla menzogna; 12
affinché tutti quelli che non hanno creduto alla verità ma si sono compiaciuti
nell'iniquità, siano giudicati.).
Lo Spirito Santo è il vero teologo ed il rivelatore delle Sacre
Scritture (Giovanni 14: 26 ma il Consolatore, lo Spirito Santo, che il
Padre manderà nel mio nome, vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto quello
che vi ho detto. 16.13 quando però sarà venuto lui, lo Spirito della
verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà
tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire. 1Giovanni 2:26 Vi ho scritto queste cose riguardo a quelli che
cercano di sedurvi. 27 Ma quanto a voi, l'unzione che avete ricevuta da
lui rimane in voi, e non avete bisogno dell'insegnamento di nessuno; ma siccome
la sua unzione vi insegna ogni cosa ed è veritiera, e non è menzogna, rimanete
in lui come essa vi ha insegnato.), senza di
Lui le scritture uccidono, poiché appaiono contraddicenti e viziate da due
diversi toni. Lo Spirito è Colui che vivifica le cose a Lui sottoposte comprese
anche le Sacre Scritture:
“...la nostra capacità viene da
Dio, che ci ha resi capaci d’essere ministri di un nuovo patto, non di lettera,
ma di spirito; perché la lettera uccide, ma lo spirito vivifica” (2Corinzi 3:6)
L’autorità
delle Sacre Scritture non deve essere posta mai in dubbio per nessuna ragione o
influenza spirituale di persone che nel loro ruolo umano chiedono la nostra
subordinazione.
Paolo nella
prima lettera ai Corinzi, al capitolo quattro e dal versetto sei in poi scrive:
“ ... onde per nostro mezzo impariate a praticare il non oltre
ciò che è scritto onde non vi gonfiate d’orgoglio esaltando l’uno a danno
dell’altro.
L’Apostolo
nella seconda lettera a Timoteo (3,16) scrive:
“Ogni scrittura è ispirata
da Dio”.
Anche
l’Apostolo Pietro nella seconda lettera al capitolo uno scrive:
“.. sapendo che nessuna profezia delle Scritture procede da vedute
particolari; .. ma degli uomini hanno scritto perché sospinti dallo Spirito
Santo”.
Nessuna
presunta scienza del terzo millennio deve mai poter inficiare l’autorità della
Santa Parola. Solo se crediamo in questo, ovvero:
1.
nell’autorità delle Sacre Scritture,
2.
nell’autorità rivelatrice dello Spirito
Santo,
3.
nell’autorità della Signoria di Gesù
Cristo,
nell’autorità che il Signore ha dato ai ministeri da cui si
dipende spiritualmente (Ebrei 13:17 Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a
loro, perché essi vegliano per la vostra vita come chi deve renderne conto,
affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe
di alcuna utilità.),
la nostra fede
sarà protetta dalla seduzione del seduttore di tutte le genti, e dai suoi
argomenti vacui e strumentali che prendono le menti deboli e le deviano dalla
salvezza per condurle alla morte eterna.
L’intervento
della Parola di Dio nel cuore dell’uomo è di reale salvezza dalle forze
spirituali del male che vengono ascoltate, accolte e gestite dallo spirito
della “carne” (che, come sopra spiegato, è cosa diversa dal corpo terreno).
Colui che può produrre questa salvezza è il Liberatore profetizzato fin
dall’antichità.
Nella lettera
ai Romani, nel capitolo undici, dal versetto 26 in poi, sta scritto:
“ ... così tutto Israele sarà salvato
secondo che è scritto: il liberatore verrà da Sion; Egli allontanerà da
Giacobbe l’empietà; e questo sarà il mio patto con loro quando Io torrò via i
loro peccati”.
Nella
citazione si evince che:
1.
al popolo di Dio viene mandato un
salvatore per allontanare da Giacobbe l’empietà;
2.
un Salvatore che viene per liberare il
popolo del Signore.
Tutti i
cristiani, per l’opera e le virtù del Signore, sono diventati popolo di Dio; il
battesimo nell’acqua ha dato loro la nuova nascita e la cittadinanza nella
Gerusalemme celeste, che è nostra madre: la Sion del Santo d’Israele.
Questi
elementi ci rendono coscienti di essere un popolo in lotta contro le potestà
delle tenebre e di avere un potente salvatore che è pronto a liberarci dai
nostri peccati e dalle mani di quelli che ci odiano.
In molte
testimonianze cristiane v’è la presunzione che dopo la salvezza non può esserci
più la ricaduta nel peccato. Questo tipo di credo poggia su una conoscenza
incompleta delle Sacre Scritture; chi la segue entra con facilità in una crisi
profonda.
Essa agisce
nella coscienza creando, in molti casi, un buco logico, data la non
corrispondenza tra ciò in cui ascolta e legge e quello che vive; giunge, così,
ad una personale incomprensione e ad una reticenza a confessare la condizione
di conflittualità nella quale si trova.
Questa
posizione dell’anima è incapace di fare la volontà di Dio, dato che è resa
prigioniera da nemici che la odiano e la conducono a vivere in mancanza di
santità e di giustizia.
Essere entrati
a far parte del popolo di Dio non significa essere giunti alla perfezione o
alla intoccabilità.
La
conservazione della propria integrità e l’impegno quotidiano per la giustizia,
permettono al credente di fare la volontà del Signore, libero dai legami e
dagli impedimenti dei nemici spirituali.
Un cuore geloso, invidioso, che nutre contese, ire, divisioni,
amaritudine, anche se non ruba alla cassa o non commette adulterio, resta un
cuore che alberga gli stimoli del male e la sua azione di presunta sapienza
risulta certamente di ordine terreno, carnale (o animale) e diabolico (Giacomo 3:15
Questa non è la saggezza che scende dall'alto; ma è terrena, animale e
diabolica.).
Purtroppo, non
tutti, nel corso della loro vita di fede, riescono a mantenersi integri e
retti, temendo Dio e facendo il bene; questo, però, non deve indurre
nell’errore opposto e farli ritenere estranei e non più parte del popolo santo.
E’ a questo
tipo di credenti che viene rivolta l’attenzione del presente studio, affinché
conoscano meglio la loro condizione e la volontà di Dio nei loro confronti,
onde giungano a comprendere la via della vittoria e della liberazione, prodotta
dal quel santo Liberatore che viene, anche ora, da Sion, a sciogliere le loro
anime dai legami del male, portandole con la forza dello Spirito Santo a
servire, ogni giorno e senza paura, all’Iddio vivente.
Ripetiamo
ancora una volta che nel Cristianesimo è sorta una errata convinzione. Essa
continua a sostenere che l’uomo evangelizzato, battezzato ed inserito nella
comunità dei credenti, non è più aggredibile dai nemici spirituali e, per
questo, risulta sempre libero di fare la volontà di Dio.
Questa
convinzione è così fortemente diffusa da essersi ormai radicata nell’area
dell’inconscio del popolo cristiano, da cui diffonde il suo indirizzo sia ai
pensieri che alle concettualizzazioni inerenti gli argomenti e le testimonianze
della propria fede e della dottrina professata.
Il credente,
nato di nuovo, si convince, così, che non può più cadere nelle mani dei nemici
della fede; pertanto, quando accoglie nel suo cuore gli stimoli del male e li
alimenta non si rende poi conto di essere da loro dominato. E’ in questi
momenti che sorge la crisi tra l’insegnamento ricevuto e la realtà che vive
sulla propria pelle.
Questo studio
vuole dimostrare che anche nella cristianità e nella famiglia del nuovo Adamo,
c’è chi cammina per lo Spirito e chi per la carne, manifestando i frutti e le
opere dell’area scelta.
Conoscere i
meccanismi che si svilupparono nel cuore di Caino o in quello di Eva, come in
quello di Adamo o di Abele, è necessario per capire le condizioni nelle quali
ciascuno di noi sta vivendo, al fine di poter prendere i giusti provvedimenti e
tornare a credere con forza e speranza nelle promesse di Dio.
Creato dalla
polvere della terra, nella forma del figlio di Dio, per il soffio vitale
diventa anima vivente; riceve la Parola di Dio per servirlo ed acquista la
dignità umana. Nella libertà conosce l’amore del suo Creatore e con zelo lo
serve. La sua gioia consiste nel fare la volontà del Signore, curando e
custodendo il giardino.
La
remunerazione che riceve oltre la vita nella gioia è il rapporto di amicizia
che ottiene nel passeggiare ogni sera con Colui che lo ha creato. Nella sua
vita non c’è ansia, né sollecitudine, né paura, né vergogna, ma pace, riposo,
certezze di bene, sicurezze.
Il suo corpo
fisico era in armonia con la creazione intera e col giardino in particolare.
Tutto gli era possibile fare e godere tranne una cosa, ovvero mangiare i frutti
dell’albero della conoscenza del bene e del male.
La mente ed il
cuore di Adamo erano ripieni e venivano giornalmente soddisfatti dalla Parola
vivente. Dio disse:
“Non è bene che l’uomo stia solo; io gli farò un aiuto che gli sia
convenevole”.
Per questo
formò la donna che diventò moglie di Adamo; i due, marito e moglie, vissero
nudi senza sentir vergogna. La manifestazione della natura terrena di Adamo era
buona in ogni espressione.
Fu creata per
essere l’aiuto convenevole di Adamo, l’autorità posta da Dio al governo della
sua particolare proprietà terrena: il giardino dell’Eden. Ella ebbe un ruolo
preciso da non travalicare. Nel suo ruolo trovava la sua dignità e la sua
manifestazione. Ricevette nella sua persona ed anche nel suo corpo ogni
dotazione naturale, terrena e divina per svolgere il compito affidatole. Portò
nella sua natura le caratteristiche di Adamo, onde potesse meglio comprenderlo
e servirlo. Il suo punto di riferimento principale resta suo marito, attraverso
il quale conosce il compito che Dio le ha affidato e la volontà che deve
rispettare.
Fu Adamo che
diede alla moglie il nome di Eva dopo l’uscita dal giardino.
La natura
umana, ovvero quella di Adamo e di Eva, nel giardino dell’Eden, era terrena,
naturale, spirituale, divina ( i due, ricordiamo, erano marito e moglie). In
questo stato esercitavano ogni azione riconosciuta a loro.
Tutto era per
la gioia: i frutti degli alberi erano cibo per il corpo terreno; l’aria
ossigenata, il clima temperato, l’ombra degli alberi, erano per la
respirazione, la frescura e la soddisfazione dei corpi terreni.
La creazione e
le ricchezze del giardino rallegravano l’anima dei due abitanti, consolando per
prima i loro corpi fisici e, tramite questi, assaporava la gioia della natura.
Aveva formato,
fatto vivere, cibato, rallegrato e consolato le Sue creature dando loro ogni
bene. Il Verbo diede ad Adamo l’amministrazione del giardino, il potere di dare
il nome a tutte le bestie della campagna, il potere di dare il nome alla
moglie, il potere della conoscenza del bene, il potere di praticare ogni cosa
(ad esclusione di una soltanto).
Nel giardino
di Dio, e nel luogo dove c’era l’unico divieto, il nemico si introdusse, per
mezzo della più astuta bestia dei campi.
L’antico
tentatore evitò di parlare al mandato di Dio e scelse il soggetto meno forte e
meno autorevole: Eva. Nel dialogo tra i due, Adamo era presente e lasciò
parlare il serpente senza intervenire.
Eva fu
agganciata, convinta e portata alla violazione dell’unico comandamento dato
loro dal Creatore. Adamo accettò nel suo corpo fisico il frutto della
disubbidienza; questo produsse in lui ed in Eva, la conversione delle loro
tendenzialità, da positive in negative.
La parola del serpente corruppe e contaminò la buona natura terrena,
creata in Adamo da Dio. Mediante l’uomo, governatore della creazione terrena,
la corruzione si è diffusa in ogni cosa e in ogni creatura.
A partire da questo
momento in poi, la natura umana porterà con sé un bagaglio di elementi protesi
all’ascolto della voce e degli stimoli del male, anziché di quelli del bene,
per i quali era stata creata; ma il Signore non nega mai il Suo intervento per
aiutare l’uomo a ritrovare la via del bene.
Infatti, nel
capitolo tre di Genesi, il Signore invita Caino a fare il bene, indicando ciò
come unica via che permette di riascoltare gli stimoli della vita, e di
sfuggire a quelli della morte, dando, inoltre, la possibilità di rialzare il
capo fino a ripristinare in sé la dignità dell’uomo libero. L’uomo, è dunque,
chiamato a scegliere una delle due realtà spirituali.
Il male
diffuso nel mondo a motivo del peccato originale invade e ottenebra le anime,
in alcuni casi, anche quelle dei cristiani.
La Scrittura, in Luca
1:67 dice “Zaccaria, suo padre, fu
pieno di Spirito Santo e profetizzò, dicendo:68 «Benedetto sia il
Signore, il Dio d'Israele, perché ha visitato e riscattato il suo popolo, 69
e ci ha suscitato un potente Salvatore nella casa di Davide suo servo, 70
come aveva promesso da tempo per bocca dei suoi profeti; 71 uno che ci
salverà dai nostri nemici e dalle mani di tutti quelli che ci odiano. 72
Egli usa così misericordia verso i nostri padri e si ricorda del suo santo
patto, 73 del giuramento che fece ad Abraamo nostro padre, 74 di
concederci che, liberati dalla mano dei nostri nemici, lo serviamo senza paura,
75 in santità e giustizia, alla sua presenza, tutti i giorni della
nostra vita.)
Con questo
passo indica l’impegno di Dio verso il suo popolo, reso prigioniero da nemici
che lo odiano, ed assegna ad esso un potente salvatore, che darà la libertà e
permetterà a tutti i riscattati di potere servire Dio.
Il potente
Salvatore è inviato da Sion per liberare il suo popolo. Con ciò non vogliamo
disconoscere che nostro Signore Gesù Cristo è venuto a salvare tutti gli uomini
e che l’evangelo della grazia è stato predicato per salvare ogni anima, del
giudeo prima e poi del greco; vogliamo, invece, affermare che l’uomo convertito
a Cristo, dopo aver lasciato la cittadinanza di questo mondo ed acquistata
quella del regno della Luce, diventa parte del popolo di Dio. E’ in questa
realtà che il Salvatore promette di intervenire per liberare e riportare i
credenti a fare la sua volontà.
I credenti che
vivono la loro fede nella fascia grigia, posta tra la luce e le tenebre,
quindi, tutti quelli che in molte occasioni mantengono “i piedi dai due lati”,
sono coloro che sperimentano le crisi dell’anima e vengono legati e impediti a
fare la volontà di Dio come vorrebbero, e ancor di più come dovrebbero.
Il Salvatore
ha promesso di liberarli dai nemici che li odiano e li ostacolano a fare la Sua
santa volontà. E’ a questa promessa che ci riferiamo maggiormente per far
comprendere a quanti sono nelle mani dei nemici, pur essendo popolo del
Signore, quanto il Salvatore è interessato a loro e desidera renderli liberi di
poter servire con integrità e giustizia.
In molte
testimonianze ricevute da vari credenti coraggiosi, è stata tratta una
condizione dell’anima sottoposta a procedimenti particolarmente afflittivi e
depressivi; pertanto, se questi non sono compresi, nei loro risvolti
spirituali, e valutati, in funzione di ciò che producono in precisi fatti, non
possono essere distinti, classificati, affrontati correttamente e gestiti per
il bene.
Dai casi
trattati emerge un comune elemento: i soggetti, che fanno parte della fascia di
cristianità in esame, non hanno più Cristo Gesù al primo posto nel cuore.
La strategia
avversaria, per conquistare il cuore di un credente, è sempre la stessa: essa
propone al posto di Gesù anche l’interesse verso persone o cose appartenenti
all’opera di Dio, in maniera tale che mai si possa pensare di essere vittima
dell’errore; crederà così di fare una cosa secondo la volontà del Signore ma in
sostanza metterà Gesù fuori dal primo posto.
L’inganno
sebbene sia sottile e perfido, si manifesta, in tutta la sua carica di
iniquità, quando chiede la violazione del primo e del più grande comandamento:
“Ama, dunque, il Signore il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, la
tua anima, la tua mente, le tue forze, con tutto te stesso ... ed a Lui solo
rendi il culto”.
Nessuno mai
può, né dovrà, prendere il posto di Dio che appartiene solo al Signor nostro
Gesù Cristo ed al suo Santo Spirito.
Tutti
dovrebbero capire che solo Cristo, quando è al primo posto del cuore, dei
nostri interessi e dei nostri affetti, ci renderà liberi dalle influenze del
male e garantirà alla nostra vita i benefici dell’amore che vivifica noi e chi
ci sta vicino.
Solo quando
Gesù è al primo posto, colui che sta al secondo vive di benedizione e di ogni
abbondanza sia di affetti, sia di certezze che di gioia.
Pertanto, in
chi ha vissuto la sua esperienza come Eva o Caino, come Pietro o come i
cinquecento giudei che avevano creduto in Gesù, è stato rilevato che il male,
dopo aver preso il controllo del cuore, ha iniziato a gestire la vita della
persona irretita con un’azione velenosa, adoperando le armi più devastanti e
comunque insidiando Cristo e la sua Parola.
Infatti, lo
spirito anticristiano utilizza sempre ragionamenti scollegati dalla realtà, che
del resto l'anima non conosce né può conoscere (simili alla realtà), e nel caso
in questione assolutamente illusori e falsi; così, nelle condizioni di
schiavitù in cui è stata ridotta, l'anima riceve le proposte del male, fittizie
sebbene verosimili, certamente più aggressive perché credibili.
L'operazione
termina con l'accettare profondamente le voci e le immagini proposte come se
fossero assolutamente reali e vere: siamo di fronte ad un plagio della mente.
Ciò, che
meglio dimostra lo stato di controllo dell'anima, consiste nella perdita d'ogni
possibilità critica e di contrapposizione logica, con elementi e ipotesi
diversi da quelli suggeritile dal male.
La facoltà
critica di formulare ipotesi opposte permette sempre, nella serenità,
un'indagine tesa a raggiungere l'assunzione della verità.
Del resto,
quando la verifica dei fatti appare impossibile, è necessario stabilire una par condicio tra le ipotesi
antitetiche, onde, a quelle proposte dai pensieri del male, si possano
contrapporre anche quelle fornite dal bene.
Nel caso
prevalga l'amore e l'aspetto della misericordia e della comprensione, la
strategia del male può in alcuni casi apparire solo per brevi istanti, per
essere immediatamente dissolta dalla luce del bene.
Pertanto,
quando nei pensieri subentra l'amore, la fiducia e l'affetto, si giunge a
credere negli elementi che si oppongono alle tenebre delle gelosie, delle
invidie e dei sospetti di male.
Tutto questo
fornisce elementi in grado di contrastare le ipotesi delle forze spirituali
della malvagità; quando ciò non avviene, bisogna capire che il potere delle
tenebre, con la sua azione, ha attaccato e controllato non solo i pensieri ma
anche il cuore ed i sentimenti, riducendo la propria “vittima delle
macchinazioni” a soggetto da contrastare, a cui non credere. Infatti, il
peccato ha sempre come obiettivo quello di uccidere il proprio prossimo e
quando non può, pur di compiere il suo desiderio di morte, sceglie di uccidere,
con i sensi di colpa, colui del quale si serve, ovvero la sua “casa terrena”
(Matteo 12).
Più testimoni
hanno sostenuto che nel momento in cui sono aggrediti dagli stimoli del male e
li condividono, nel loro cuore, pur restando l’affetto per la persona oggetto
del loro interesse, viene , però, meno la fiducia e la volontà di comprenderla.
Solo dopo l’instaurazione della sfiducia e della incomprensione le forze della
malvagità lanciano l’ultimo stimolo, teso ad uccidere il rapporto; questo
stimolo non è altro che l’odio mortale, sentimento opposto ed antitetico
all’amore vivificante che viene da Dio e dalla sua santa Chiesa.
I soggetti che
riferiscono sugli episodi loro occorsi, confermano come la condizione della
possessione venga rilevata anche dall'assenza del contraddittorio. Nel caso in
esame gli interessati non hanno potuto avere alcun controllo dei fatti, visto
che erano ormai entrati nel tunnel e non potevano più uscirne.
L’anima, in
quelle condizioni, poteva pensare solo secondo l'indirizzo degli spiriti ed
agire seguendo gli stimoli di quelle potestà tenebrose (caso tipico di
controllo della mente e del cuore).
Altro aspetto
di rilevazione della macchinazione delle realtà spirituali negative, è
l'immedesimazione profonda che esse generano tra la coscienza e le loro ipotesi
menzognere.
Infatti,
quando una persona è in quello stato, si sente come se avesse imboccato un
tunnel dal quale non è possibile uscire ed in fondo al quale vede proiettate le
immagini fornitele dal male, illusorie ed all'apparenza vere tanto da attrarre
l'anima posseduta fino a convincerla che la verità è quanto le viene mostrato dal
male, ossia, in primo luogo, che la realtà dei fatti e le versioni fornite da
tutti e da chiunque sono soltanto delle farse perfide e interessate, dalle
quali doversi difendere strenuamente.
Nella stretta
delle immagini non buone, l'anima sedotta è convinta d'essere la vittima di
grandi macchinazioni di male, e da spettatrice-attrice sotto il loro controllo,
prende piacere in questo gioco crudele, fino a crogiolarsi, masochisticamente,
nel meccanismo beffardo che la vede sconfitta dalle circostanze, ma nello
stesso tempo protagonista, dove afferma la sua vittoria per aver smascherato il
male, concepito ai suoi danni, proprio secondo quanto già da tempo aveva
intuito seguendo lo stimolo del sospetto.
Avere la
conferma mentale del male temuto è la pseudo vittoria delle anime che si legano
al lato oscuro del cuore. Nei proverbi sta scritto: “Il malvagio riceve ciò che teme mentre il giusto ottiene ciò che
desidera”.
Questo stato
di convincimento fa sentire l'anima, influenzata dai pensieri negativi, capace di
aver capito il male mostratole a bella posta dagli stimoli che operano in
opposizione al bene.
Ella diventa
vittima della malvagità e nello stesso tempo sua operatrice, plagiata ed
eroina, schiava ma convinta di essere la sola libera e liberata dalla strumentalizzazione
del negativo, capace di capire la verità del male nel suo massimo spunto di
concettualizzazione delle cose e dei rapporti.
Nel
procedimento si possono considerare tre fasi nelle quali il cuore viene a
trovarsi quando è sottoposto all'aggressione delle potestà spirituali.
Umanamente si
ritiene che l'uomo libero abbia l'anima, nella sua condizione di normalità, in
grado di vedere il bene ed il male, di ragionare sui fatti e sui concetti, possedendo
la facoltà di criticarli, in una condizione d'equidistanza tra le citate ed
antitetiche realtà (la Bibbia dice diversamente –Gal.5:1).
Si sostiene,
inoltre, che l’anima possa elaborare pensieri critici o ipotesi negative
riguardanti una determinata situazione, restando in ogni modo nella facoltà di
considerarli, dominarli e di porli in relazione con tutta un'altra serie di
possibilità diverse e contrarie.
In queste
condizioni, definite di normalità, la volontà dell'io cosciente sarebbe capace
di controllare con obbiettività e distacco gli stimoli all'azione che le
provengono dalle realtà spirituali del bene e del male, fino a scegliere quelli
che ritiene maggiormente utili.
Lo schema
dovrebbe essere così rappresentabile:
Bene ®(cuore)
Volontà libera ®(mente)
Male ®(peccato)
dove
la spiritualità del bene illumina e rende libera la coscienza e la volontà;
resta, così, sottoposto il male che comunque può far sentire, in ogni
occasione, i suoi stimoli.
L'elemento che
stabilisce il governo dell'anima da parte di una delle due aree spirituali:
quella del bene o quella del male, è la fede, ovvero la fiducia nella Parola o
nelle parole.
Va precisato,
in premessa, come tutto quello che occupa il primo posto del cuore governi la
volontà dell'essere, il quale si muoverà per fiducia in ciò che più ama e verso
i cui stimoli si adopera.
La Bibbia,
anche in questo campo, è precisa e rivelatrice delle verità più nascoste, che
regolano la vita dell'uomo. Sta scritto che il cuore animico è il centro della
personalità, in esso scorrono le sorgenti della vita ed è, pertanto, sempre
alla ricerca del rapporto con la realtà spirituale di Dio: anche quando è
velata mantiene in se questo desiderio.
Dal cuore
partono gli stimoli delle azioni umane che, giungendo alla mente, ne attivano
la volontà; il circuito della coscienza parte dai sentimenti che sono in esso e
giunge al raziocinio della mente e dei pensieri per esprimere, nella globalità
di tutti gli elementi in suo possesso, la determinazione alle scelte e, quindi,
la volontà specificata e produttrice delle varie azioni.
La globalità
degli elementi, a cui fa riferimento la volontà, appartengono alle percezioni
ricevute dalle tre nature dell'uomo: animica, spirituale e fisiologica
(terrena).
Dalla prima la
mente riceve gli affetti, i sentimenti, le passioni, le pulsioni e le
posizioni; dalla seconda riceve i riflessi coscienti degli stimoli che vanno al
cuore, siano essi positivi o negativi, appartenenti, dunque, all'area del bene
o a quella del male; dalla terza riceve le percezioni sensoriali: quindi,
eventi,fatti ed atti.
L'uomo, in sostanza, è un essere chiamato a vivere per fede nel
suo Creatore (per quanti credono in Dio). O in qualsiasi altra persona o cosa.
Quando altre entità o valori prendono il posto di Dio, allora le condizioni
della normalità e della libertà vengono meno e la realtà muta radicalmente. Se
si desidera conoscere come stanno realmente le cose nella psiche umana, nella
mente ed in tutto quello che è metafisico, non possiamo tralasciare la visione
biblica di esse, riconoscendo la necessità di adottare parole spirituali a cose
spirituali
(1Corinzi 2:6 Tuttavia, a quelli tra di voi che sono maturi esponiamo
una sapienza, però non una sapienza di questo mondo né dei dominatori di questo
mondo, i quali stanno per essere annientati; 7 ma esponiamo la sapienza
di Dio misteriosa e nascosta, che Dio aveva prima dei secoli predestinata a
nostra gloria 8 e che nessuno dei dominatori di questo mondo ha
conosciuta; perché, se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il
Signore della gloria. 9 Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non
vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle
che Dio ha preparate per coloro che lo amano». 10 A noi Dio le ha
rivelate per mezzo dello Spirito, perché lo Spirito scruta ogni cosa, anche le
profondità di Dio. 11 Infatti, chi, tra gli uomini, conosce le cose
dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così nessuno conosce le
cose di Dio se non lo Spirito di Dio. 12 Ora noi non abbiamo ricevuto lo
spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, per conoscere le cose che
Dio ci ha donate; 13 e noi ne parliamo non con parole insegnate dalla
sapienza umana, ma insegnate dallo Spirito, adattando parole spirituali a cose
spirituali. - Ef 3:2-11; Gv 16:12-15; 1Gv 2:20, 27; 1Te 5:21).
Il peccato che
sta nell'uomo, brama prendere il posto del bene e della luce, per far governare
le tenebre dell’ignoranza e delle malvagità.
Solo la
fiducia nelle parole delle tenebre fa giungere il peccato al centro del cuore,
da dove organizza le sue macchinazioni. La sua abilità consiste nell’acquistare
la fede di chi sta ingannando e poter soppiantare il bene: lancia così i suoi
stimoli e fa udire la sua voce, le sue false promesse, le sue induzioni alla
paura; procede nel suo piano, per raggiungere la meta, con un impegno
incessante. Lo spirito del peccato, nel momento in cui si accorge di essere
ascoltato, aumenta il ritmo degli stimoli, delle provocazioni, delle false
promesse e delle logiche volte a convincere l'anima che il vero male è ciò che
gli altri chiamano bene e viceversa.
La forza della
malvagità, infine, alle false promesse, commistiona le paure, dosate come
minaccia e prospettiva di sofferenze, qualora resti inascoltata; essa tenta di
divenire la confidente della sua vittima per poterla trasformare in suo
strumento per compiere le azioni.
Questi
attacchi al cuore, se manca la luce della Parola di Dio (la sola capace di
smascherare il male), sono per l'uomo il momento del reale ascolto dei messaggi
provenienti dalle tenebre.
In alcuni casi
si registra, da parte delle anime, l'accondiscendenza ad essi, ovvero la resa.
Avviene, quindi, una sottomissione alle circostanze negative sia per evitare il
male paventato che per risparmiarsi il logorio di una lotta che sembra non
finire mai (In queste circostanze vana appare la Parola di Pietro che consiglia
di resistere).
Tutto sembra
inutile, senza speranza e volto a causare solo maggiore sofferenza; persino la
Parola di Dio predicata sembra, per queste anime tormentate, un motivo in più
di dolore, sia perché non creduta, sia perché considerata ostile e anche
offensiva nei propri confronti.
Si finisce col
ritenerla non più degna di ascolto e considerazione (la Parola offende solo il
diavolo e i suoi angeli, ma, col tempo, la vittima “incarna” il male a tal
punto da avvertire astio verso le cose di Dio: quelle stesse che un giorno amò
ed in cui credette).
Quando la
persona crede alla voce delle potestà infere e vi pone fiducia, conclude la sua
azione col mettere al centro del cuore lo spirito ribelle, scalzando quello del
bene.
Si vive così
la peggiore delle condizioni dell'anima, che, come sostiene la Bibbia, è quella
della tiepidezza nei confronti delle due realtà spirituali antitetiche ed in
conflitto continuo.
In Apocalisse
è scritto: "Oh fossi tu pur freddo o fervente ma, poiché sei tiepido, ti
vomiterò dalla mia bocca"; anche Elia rimprovera un popolo che sta
continuamente dai due lati e lo invita a scegliere il bene: in altre parole,
l'unico Dio.
Quando lo
spirito del male giunge al centro del cuore, è allora che si manifestano gli
effetti più deleteri per l'intero essere, fino a produrre dolori fisici oltre
allo strazio dell'anima, alla confusione ed alla perdita della consolazione e
della gioia.
Esso ha
occupato il dominio del cuore, così come descritto nella parabola dell’uomo
forte in Luca 11 ed in Matteo 12.
La descrizione
biblica mostra, inoltre, che c'è chi è in grado di vincere l'uomo forte e di
scalzarlo, liberando la casa: nostro Signore Gesù Cristo è colui che vince e
libera gli uomini dagli spiriti delle tenebre.
E' da notare
che Egli, dopo aver liberato, sgombra la casa ma non la occupa, affinché sia la
volontà dell'uomo a scegliere di farla occupare dallo Spirito di Dio.
Il bene è
sempre delicato, non forza, non costringe, non rende schiavi ma liberi, aspetta
con pazienza ed è felice di governare il cuore che lo accoglie.
Se la persona
liberata, per suo tornaconto, pigrizia o altro, lascia la casa vuota (non
invitando lo Spirito Santo a dimorarvi), allora la parte finale della parabola
ci avvisa che il male noterà questo atteggiamento e si organizzerà per
riprenderne possesso con maggior forza, al fine di garantirsi una più stabile
permanenza.
Il governo del
bene nel cuore dell'uomo garantisce invece la libertà delle proprie scelte ed
il governo della propria vita; è, infatti, scritto che “se il Figlio vi farà
liberi voi sarete veramente liberi”.
Quando
invitiamo, pertanto, nostro Signore Gesù Cristo a togliere il male da noi, Egli
lo fa con gioia.
E' scritto
inoltre: "ora il Signore è lo Spirito e dov'è lo Spirito del Signore c'è
la libertà".
Ciò vuol
significare che la persona liberata dalla potestà delle tenebre deve invocare
nel suo cuore la signoria dello Spirito Santo, che è il solo capace di
conservarle la libertà e darle la forza di resistere agli stimoli negativi.
E' scritto
ancora, che lo Spirito dei profeti è sottoposto ai profeti.
Questo
versetto è citato per dimostrare che la presenza dello Spirito Santo non
stabilisce ingerenza alcuna nelle scelte dell'uomo, ma ne difende la libertà,
affinché sia la persona stessa, per sua volontà, a condurre la sua vita,
sapendo sempre che il male produrrà danni ed il bene prosperità.
Quando lo
stimolo del male riesce a prendere il primo posto nel cuore, il più immediato
effetto è il dolore che provoca anche a livello fisico; è come far fumare un
sigaro ad una persona che non ha mai fumato: tosse, soffocamento, dolore lo
assalgono, visto che è stato creato per respirare l'aria e non altro; così
avviene quando il male domina il cuore: c'è una crisi, una reazione dolorosa,
dal momento che l'uomo è stato creato per respirare lo Spirito di Dio.
Quando lo
spirito del male inizia a dominare il cuore, produce nella persona la
sensazione dell'ingresso in un tunnel e della caduta in un precipizio: immagini
e voci malefiche (verso le quali - nella seconda fase – la persona sentiva il
desiderio di opporsi, provando senso di disperazione e d'angoscia
attanaglianti, malessere fisico, nausea, fitte nel petto, al centro del torace,
nella gola) sono di un solo tipo e risultano ormai incontrastate, perché la
vittima, ovvero l’anima resa schiava dal male, le accetta e le condivide; ella
viene portata in una condizione di non reazione, di passività, di abulia.
Quella che era
angoscia e disperazione si trasforma in un sentimento diverso ma altrettanto
forte, diventa una smania, una frenesia, un auto compiacimento, una abnorme e
irriducibile convinzione di essere nella realtà che la persona cercava e nella
verità che voleva credere.
Tutto è come
una riprova del proprio intuito e sagacità, con ogni sorta di esaltazione e
soddisfazione per aver affermato la propria visione contro chiunque, avendo
così dato dimostrazione che quanto era stato prima immaginato veniva adesso
comprovato (ciò accade nell'anima senza che questa comprenda come sia
l'illusione del male a farle creder vero ciò che è, invece, menzogna).
La libertà
della ragione si riconosce dalla possibilità di valutare anche l'opposto e il
diverso. La ritenuta libertà data dalle tenebre, mediante la tecnica
dell’identificazione con la vittima, non permette di ragionare sulla esistenza
di eventuali ipotesi positive e sulla facoltà benefica delle forze della vita,
nonché la capacità delle anime di appellarsi ad esse in ogni tempo, per trovare
un soccorso di consolazione e liberazione.
Questa
condizione può essere definita come possessione, sottoposizione ad un unico
indirizzo logico, negativo, identificato col male ed aperto ad accogliere
l'ossessione delle voci e delle visioni, in una frequenza sempre crescente,
fino a giungere ad uno stato simile alla monomania.
Se il secondo
stadio è quello dell'angoscia, il terzo stadio è quello dell'esaltazione del
male, dell’identificazione con gli stimoli delle tenebre. Essi, alla fine,
appaiono come le uniche pulsioni liberatorie ed esistenti, caratterizzate da
soddisfazione (intessuta tuttavia di una cupa angoscia) e da un senso di
trionfo per essere giunti a dimostrare il male sospettato.
Purtroppo,
nello stesso tempo si prova un senso d'acuta disperazione e solitudine derivato
dalla percezione che in ogni caso non vi sarà più la possibilità di raggiungere
quel particolare tipo di felicità che si vorrebbe (tipica conclusione di uno
spirito romantico); si crede, in tali condizioni, che la vita darà sempre
sofferenza, perché gli altri (unici colpevoli) non sanno comprendere, ne ci
sarà mai qualcuno che potrà capire il dolore che l’anima, resa schiava dal
male, sta provando.
Al posseduto,
le ragioni del bene appaiono come male, dolore e fonte di tormento, mentre le
identificazioni nel male diventano gli elementi unici della conoscenza e della
consapevolezza dei fatti; del resto tutti accettati, senza verifica alcuna
della loro più spregiudicata mendacità.
Le anime poste
in questa condizione si è convincono di essere nel vero e nell'assoluto, che
non vi è aiuto da parte di nessuno e che tutti gli altri sono soltanto falsi e
brutali ingannatori.
In ultima
analisi, nella fase più acuta del raptus maniacale, provocato dalla
possessione, l'individuo non ha più alcuna speranza di intravedere le ragioni
del bene, anzi le ripudia con una sorta di disgusto e repulsione, come si
trattasse di un cibo avariato e ripugnante.
Questo
ribrezzo del bene è tipico della presenza delle potestà contrarie; la loro
reazione mostra quanto forte sia, in quel momento, l'identificazione anche
fisica che hanno con la persona nella quale operano.
Lo stimolo
negativo, una volta analizzato, compreso e chiarito, può tornare a prendere la
mente delle anime, ogni qual volta ne avrà l’occasione e con la forza di sempre
ed in alcuni casi anche con maggior vigore.
La persona
sottoposta all’inganno delle forze del male, divenuta strumento di quelle
perfide macchinazioni, pur avendo vissuto e conosciuto per esperienza
personale, in più occasioni, il percorso realizzato dalle tenebre,
assaporandone tutti i suoi momenti afflittivi, sebbene è cosciente dell’intero
procedimento riguardante il potere spirituale della malvagità, desideroso di
liberarsene, subisce, purtroppo, l’attrazione di quelle forze e, quindi, sempre
più sottoposto al loro dominio finisce col diventarne uno strumento ubbidiente
e sottomesso.
Il
concepimento del male, in simili soggetti, ha origine, quasi sempre, da fatti
semplici che vengono ritenuti di scarso rilievo ma utilizzati per generare il sospetto
fino ad attribuire loro significati non veri e pieni di tutta la forza
ingannatrice della menzogna. Il sospetto del male promosso dallo spirito
ingannatore, sulla base di elementi reali, visti sotto una luce in veritiera,
permanendo nel cuore crea delle logiche e dei procedimenti mentali che arrivano
ad affermare, intenzioni mai avute, fatti mai accaduti e situazioni
sentimentali inesistenti.
Dalle
testimonianze avute è emerso che molto spesso si gli elementi di fatto sopra
indicati vengono visti ed analizzati alla luce dei timori e delle paure, il cui
spirito negativo trasforma in premonizioni e visioni talmente condivise dalle
prospettazioni della paura da apparire, in quelle menti, come reali e già
verificate.
Per un
perverso meccanismo mentale che parte da elementi reali sostenuti dalle paure e
guidati spirito del sospetto di male giungono a convinzione e a credere nella
manifestazione di ciò che si teme; il vortice del sospetto in molti casi
raggiunge una tale potenza di fede nel male da vedere realizzate le cose che si
temono (Proverbi 10,24).
L’anima
coinvolta in tali vortici, avendo superficializzato il consiglio di Dio dato
per stare lontano dai fatti negativi, per una forza opposta al suo stesso
desiderio di bene giunge, quindi, ad essere artefice del peccato.
La presa di
coscienza di tutto questo, rende l’anima resa schiava, fortemente depressa. La
cosa che più la fa disperare consiste nella coscienza di aver distinto in se
gli stimoli del male, di averli visti crescere fino a divenire azioni e non
averne impedito il processo di gestazione e parto, perché vinta e soggiogata.
Infine, a
motivo del senso di colpa, sentendosi responsabile dei danni causati al
prossimo, che avrebbe dovuto amare, e per sfuggire alla responsabilità, che la
schiaccia, evita la confessione ed il pentimento, rifugiandosi nell’illusione
fino a negare anche a se stessa di aver compiuto il male, dichiarandosi vittima
di incomprensioni ed ingiuste condanne.
In questa
condizione, l’anima, assume la condotta dei confusi; essa è la sorte riservata
ai peccatori che rigettano la verità e rinunciano al pentimento fino a divenire
maggiormente complici dello spirito dell’errore, che mediante questo concorso
di menzogna, nascosto e protetto, prepara peggiori macchinazioni di male.
Il confuso,
quindi, pensa una cosa e ne fa un’altra; non vuole ricordare ciò che ha fatto e
dichiara di aver fatto quanto aveva detto.
La sua
condanna finale consiste nel ricevere l’efficacia dell’errore fini a credere
nella sua stessa menzogna e diventarne un divulgatore in buona fede, pronto ad
aggredire chi gli mostra la verità considerato che è contraria alla sua
condizione di errore.
Inoltre, i
sensi di colpa, nonostante siano coperti dalle menzogne, restano e spingono
l’anima alla fuga dal luogo o dalla persona nei confronti della quale è stato
commesso il peccato, nonché da tutto ciò che è illuminato dalla verità e
dall’amore di Dio; tutte queste cose sono sempre considerate nemiche delle
tenebre che hanno invaso il cuore e nelle quali si è identificata accettandone
la volontà.
La
comprensione delle cose descritte ci porta nella necessità di chiarire chi
spinge l'anima in questo vortice di male, che in primo luogo abbatte il
soggetto che ne alberga gli stimoli e concorre allo sviluppo delle loro logiche
fino a divenirne agente ed artefice.
Dalle Sacre
Scritture sappiamo che a produrre il male e proseguirlo in azioni negative sono
quelle entità chiamate in alcuni casi “peccato” ed in altri “spiriti immondi”
entrambi definibili come le forze della malvagità.
E’ dimostrato,
anche da tutti i passi biblici già citati, che tali forze per poter operare
necessitano di alcune precise condizioni del cuore. La Bibbia le individua in
molti passi; tra questi citiamo i seguenti:
Romani 1:28 Siccome non
si sono curati di conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro
mente perversa sì che facessero ciò che è sconveniente; 29 ricolmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia;
pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di frode, di malignità; 30 calunniatori, maldicenti,
abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male,
ribelli ai genitori, 31
insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. 32 Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che
fanno tali cose sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano
chi le commette.
Galati 5:19 Ora le opere
della carne sono manifeste, e sono: fornicazione, impurità, dissolutezza, 20 idolatria, stregoneria, inimicizie,
discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte, 21 invidie, ubriachezze, orge e altre simili cose; circa le quali,
come vi ho già detto, vi preavviso: chi fa tali cose non erediterà il regno di
Dio.
Giacomo 3
vers. 13: "Ma se avete nel cuore
a.
amara gelosia e
b.
spirito di contesa
non vi vantate
e non mentite contro la verità. Questa non è sapienza che viene dall'alto; ma è
carnale, terrena, diabolica. Infatti, dove c'è
a.
invidia e
b.
contesa,
c.
c'è disordine e
d.
ogni cattiva azione.
La sapienza
che viene dall'Alto è pura, poi pacifica, mite, conciliante, piena di
misericordia e di buoni frutti, imparziale e senza ipocrisia. Il frutto della
giustizia si semina nella pace per coloro che si adoperano per la pace.
II Corinzi 12,
20 :
"Temo che ci siano fra voi contese, gelosie, ire , rivalità,
maldicenze insinuazioni, superbie, disordini.
Efesini 4,
26-31
" Adiratevi e non peccate, sul vostro cruccio non tramonti
mai il sole e non fate posto al diavolo - sia tolta via da voi ogni
amaritudine, cruccio, ira, clamore, parola offensiva con ogni sorta di
cattiveria. Siate invece benevoli e misericordiosi, perdonandovi a vicenda,
come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.
Efesini 6, 11
" Rivestitevi dell'armatura di Dio affinché possiate stare
saldi contro le insidie del diavolo".
Ebrei 12, 15
"vigilando bene che nessuno resti privo della grazia di Dio;
che nessuna radice velenosa venga fuori a darvi molestia e molti di voi ne
siano contagiati".
L'ambiente del cuore è formato dalle scelte quotidiane dell'uomo,
che ne resta sempre il solo responsabile; fare il bene produce riposo, pace e
fa rialzare il capo alla speranza, alla luce; fare il male irrita e fa
abbassare il capo fino a guardare a terra verso la disperazione. Si può
scegliere, quindi, l'amaritudine, il cruccio, la gelosia, l'invidia, l'ira, la
contesa, il disordine, oppure scegliere di essere benevolo, misericordioso,
perdonatore, di non invidiare, non vantarsi, non gonfiarsi, non inasprirsi, non
comportarsi in maniera sconveniente, non cercare il proprio interesse, non sospettare
il male, soffrire per l'ingiustizia. Nell'un caso o nell'altro viene creato un
ambiente, un'atmosfera del cuore che emana il suo particolare odore spirituale
(2Corinzi 2:15 Noi siamo infatti davanti a Dio il profumo di Cristo
fra quelli che sono sulla via della salvezza e fra quelli che sono sulla via
della perdizione; 16 per questi, un odore di morte, che conduce a morte;
per quelli, un odore di vita, che conduce a vita. E chi è sufficiente a queste
cose?)
Le forze della
malvagità, avvertono che tipo di ambiente c'è in un cuore; pertanto, se c'è
l'aria che gli permette di respirare e di abitarvi allora entrano e si
installano, fortificando il male e promovendone azioni oltre le intenzioni
stesse del soggetto che le alberga; il male produce azioni che vanno oltre le
intenzioni del soggetto e causa profondi sensi di colpa che al termine delle
azioni fanno soffrire fortemente chi le compie (il senso di colpa, come già
chiarito, è un altro elemento che ben individua la provenienza spirituale delle
azioni). Chi, invece, compie opere secondo lo stimolo dello Spirito di Dio,
trova appagamento, gioia e pace.
Se il cuore è
profumato dal bene, allora è lo Spirito Santo che lo dirige e ne prosegue le
tendenzialità promuovendo e fortificando la persona per compiere opere secondo
la volontà di Dio.
Pietro invita i Cristiani a resistere al diavolo facendo il bene
ed assicura che il male fuggirà da loro (1Pietro
5:8 Siate sobri, vegliate; il vostro
avversario, il diavolo, gira come un leone ruggente cercando chi possa
divorare. 9 Resistetegli stando fermi nella fede, sapendo che le
medesime sofferenze affliggono i vostri fratelli sparsi per il mondo).
La soluzione
sta nel resistere alle provocazioni del male, volte a creare un ambiente
negativo. Evitare le invidie, le gelosie, le contese, le ire, le amaritudini,
resistere affinché esse non si istallino nel nostro cuore, significa garantirsi
una vera protezione dalle malignità.
Accogliere lo
stimolo dello Spirito Santo e creare nel cuore un ambiente predisposto al bene,
significa far dominare il Consolatore e vivere il regno di Dio dentro l'anima e
tramite l'intera nostra vita.
Pertanto, va
considerato che prima dell'ingresso degli spiriti nel cuore, in alcuni casi
anche in quello del Cristiano, v'è la fase della stimolazione. Quando essa è
provocata dal male, Pietro e Giacomo consigliano di resistere e sostituire agli
stimoli del male quelli del bene.
In tale fase
si può ricorrere anche ad un metodo semplice. Esso consiste nel confessare con
le labbra che nel cuore il male sta cercando di istallare la gelosia,
l'invidia, l'amarezza, crucci; dichiarare che essi sono stimoli diabolici e
quindi rifiutarli, nel nome di Gesù Cristo, oralmente.
Subito dopo
dichiarare, sempre oralmente, che si vuole ricevere nel cuore le quindici
caratteristiche della carità (1 Corinzi 13 - dov'è indicato il carattere della
natura cristiana ovvero la nuova nascita) e pregare lo Spirito Santo, nel nome
di Gesù Cristo ad essere ripieni della natura Cristiana.
Se questo
procedimento viene seguito con tutto il cuore lo Spirito Santo guiderà la vita
di chi lo cerca e lo invoca.
In sostanza,
il procedimento che ogni anima vive appare il seguente:
1.
Stimolo spirituale del bene o del male;
2.
Scelta dello stimolo da parte
dell'anima;
3.
Formazione dell'ambiente del cuore
secondo
la scelta degli stimoli;
4.
L'ambiente emana un odore particolare e
una luminosità o tenebrosità;
5.
La condizione del cuore fa entrare il
tipo di spiritualità compatibile all'ambiente formato;
6.
Il tipo di spirito, che entra sotto
forma di stimolo e cresce psichicamente fino a diventare una forza in grado di
prevalere sulla coscienza, la mente ed acquisire la capacità di promuovere le
azioni che gli sono adatte;
7.
La coscienza dell'uomo, infine,
raccoglie i frutti delle azioni compiute.
Gli stimoli
del bene o del male fanno più o meno presa nell'anima del Cristiano secondo la
forza della natura che prevale. "Simone-Pietro, è il nome col quale
l'Apostolo fu per un tempo chiamato: significa che in lui erano presenti le due
nature, quella umana e quella cristiana. Anche Giovanni Battista afferma,
intorno a Cristo, come fosse necessario che Gesù crescesse e che egli stesso
diminuisse.
Così, nella
coscienza dei cristiani, deve avvenire la diminuzione della natura umana e la
crescita della natura cristiana. Paolo dichiara ai Corinzi che la loro natura
carnale è ancora forte e che quella cristiana è ancora piccola tanto da dover
dare loro del latte spirituale (1 Corinzi 3,1-4).
A questo punto
interviene la rivelazione biblica per dire ai Cristiani, in qualunque stadio di
crescita si trovino, che è necessario resistere al diavolo per farlo fuggire;
quindi, rigettare gli stimoli dell'odio, della gelosia, dell'invidia,
dell'amarezza (parte della loro natura carnale) e facilitare gli aspetti antitetici
che sono quelli della natura cristiana, indicati come carattere o carità.
Prendere
coscienza, resistere al male e favorire il bene, in una condizione di libertà,
agevolerà la crescita della natura Cristiana che diverrà sempre più forte e
dominante fino a poter tritare satana sotto i piedi dei credenti(Romani 16,20).
Gloria a Gesù Cristo.
L’esempio
perfetto, per valutare ogni cosa che opera intorno ai cristiani, è nostro
Signore Gesù Cristo
Nella sua vita
sono continuamente presenti le due aree spirituali in opposizione tra loro; il
Signore ascolta e guarda verso quella del bene per replicare sulla terra la
paterna volontà mentre resiste con decisione alle proposte ed agli stimoli del
male che lo inseguono fino al momento della croce.
Contro il male
Egli rispose citando le Sacre Scritture, fece di esse il motivo della sua
missione e visse per esserne il personale compitore. Per quanti credono in Lui
non c’è consiglio migliore circa il come contrastare il male e la seduzione che
gli è propria.
Nel capitolo 4 di Luca si legge intorno alle tentazioni rivolte a
Gesù Cristo da satana, si comprendono i suoi metodi, i dubbi che ingenera per
invalidare l'opera di Dio nonché la Santa Parola. Nostro Signore vinse il confronto
citando e mostrando, contro le insidie del diavolo, le Sacre Scritture (Matteo 4:3 E
il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che
queste pietre diventino pani». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: "Non
di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di
Dio"». 5 Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa,
lo pose sul pinnacolo del tempio, 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di
Dio, gettati giù; poiché sta scritto: "Egli darà ordini ai suoi angeli
a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con
il piede contro una pietra"». 7 Gesù gli rispose: «È altresì
scritto: "Non tentare il Signore Dio tuo"». 8 Di nuovo
il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni
del mondo e la loro gloria, dicendogli: 9 «Tutte queste cose ti darò, se
tu ti prostri e mi adori». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana,
poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi il
culto"»).
L'episodio si
conclude con la frase: "Allora il diavolo finita ogni tentazione si partì
da Lui fino ad altra occasione". In Ebrei al capitolo 4 è scritto che
nostro Signore fu tentato in ogni cosa come noi, ma senza peccare. Questo
dimostra come in ogni tempo del ministerio pubblico di Gesù il diavolo,
strumentalizzando molte persone, continuò a tentarLo.
Sotto la croce
del Golgota si raccolsero in molti, ma la Bibbia mostra che a parlare
attraverso loro era un solo spirito. I sacerdoti, i farisei, le guardie, il popolo
e lo stesso ladrone parlarono male del Signore fino a provocarlo tentandolo.
Gesù prima di
essere crocifisso pregò il Padre dicendo: "Padre perdona loro perché non
sanno quello che fanno". Questo dimostra che coloro i quali crocifissero
il Signore erano sotto uno spirito che li teneva schiavi ed incoscienti di ciò
che facevano.
Costoro, senza
rendersene conto, parlavano pronunciando il senso delle cose del diavolo; fino
all'ultimo respiro furono usati come strumenti nelle mani del male per tentare Gesù.
Va comunque
precisato che lo Spirito Santo non resta senza parlare e se c'è uno tra mille
che sa mostrare all'uomo le vie del Signore, Egli è fedele e giusto da dare la
rivelazione della verità ed il premio della vita eterna.
Intorno alla
Sua Santa Persona parlavano due realtà spirituali, quella del male, attraverso
i molti, e quella del bene, tramite il "buon ladrone".
Anche nella
vita degli apostoli si manifestò la grande opposizione. L'episodio di Paolo
alla presenza di Fabio Festo proconsole romano, Atti 13, mostra come le due
aree spirituali sono presenti davanti alla testimonianza dell'Evangelo e come
le stesse si combattono fino alla prevalenza del bene o del male, secondo la
scelta delle anime.
In quella
circostanza Paolo risponde alle parole distruttrici di Simone Mago dicendo:
"Oh pieno di ogni frode e di ogni furberia, figlio del diavolo, nemico di
ogni giustizia, non cesserai tu di pervertire le diritte vie del Signore?"
Infatti, da
questi esempi, possiamo rilevare come l'odio, l'invidia, la gelosia, la
maldicenza, l'ira, l'amaritudine, oltre a predisporre il cuore all'ascolto ed
alla ricezione degli stimoli del male, chiudono la vista e turano l'udito
affinché le persone non si convertano agli stimoli del bene per ricevere la
guarigione.
L’umanità ha
un suo percorso storico mediante il quale giungere alla meta della gioia
eterna; esso ha un preciso punto di partenza. La corretta conoscenza
dell’origine di tutte le cose permetterà di capire la direzione verso la quale
l’umanità si è incamminata e la conclusione che raggiungerà. La Genesi e
l’Apocalisse sono i libri che più degli altri ci portano a conoscere l’inizio e
la conclusione, che in questo capitolo vogliamo vedere e comprendere nel miglio
modo possibile.
Nel principio
era il Verbo, il Verbo era presso Dio, il Verbo era Dio. Questa è la frase con
la quale Giovanni inizia il suo Evangelo, fatto di eccelse rivelazioni e
conoscenze, che danno vita a coloro che credono.
Simile a
questo è l’inizio del libro della Genesi, dov’è scritto: “... Nel principio Dio
creò i cieli e la terra. ...”. La differenza tra i due inizi sta nel fatto che
la Genesi parla dell’inizio della creazione, mentre Giovanni parla in primo
luogo di Dio in quanto Verbo, da cui tutto trae origine.
L’argomento
primario e fondamentale, quindi, per Giovanni è Dio, la sua natura, la sua
eternità, la sua necessità di creare. Il prologo dell’Evangelo, nei primi 18
versetti, rappresenta la sintesi spirituale dell’intero piano di Dio, dalla
creazione alla salvezza mediante la nuova nascita.
E’ Giovanni che afferma lapidariamente che “... Dio è amore ... (Giovanni 4:16 Noi abbiamo
conosciuto l'amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi
rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui.)”.
La Scrittura sostiene che, per poter vedere la bontà di Dio,
bisogna prima ascoltare e meditare di che natura Egli è fatto: (Esodo 34:6 Il SIGNORE
passò davanti a lui, e gridò: «Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e
pietoso, lento all'ira, ricco in bontà e fedeltà, 7 che conserva la sua
bontà fino alla millesima generazione, che perdona l'iniquità, la trasgressione
e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l'iniquità
dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla
quarta generazione!)
Dio è, dunque,
amore e con esso mostra misericordia, pazienza, temperanza, benignità, fedeltà,
perdono. La sua natura è quanto di meglio un figlio possa desiderare in suo
padre, o un suddito nel suo signore, o un servo nel suo padrone. Da un tale
Padre, che ha pensieri di bene per i suoi figli e le sue creature in ogni
tempo, non si può ricevere che consolazione e comprensione nonché soccorso e
salvezza per chi lo riconosce e lo invoca.
Chi lo conosce
e lo ascolta ama la vita, chi lo invoca riceve salvezza, chi si ravvede riceve
perdono. Il rapporto con Lui è fatto di serenità, di certezze, di sicurezze, di
pace, di gioia. Solo abitare un giorno sulla soglia della sua casa vale più di
mille altri giorni passati altrove.
Nella preghiera sacerdotale il Signore disse: (Giovanni 17:3) Questa è la
vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato,
Gesù Cristo. Per la conoscenza di Dio noi abbiamo la
vita e per la conoscenza di Gesù veniamo resi giusti.
La creazione è il primo atto di Amore di Dio in quanto suo
personale bisogno. Egli è amore e crea per amare, per riempire tutto del suo
amore e far godere alle sue creature le gioie della sua natura. Crea per il
bisogno di altruismo e sta proseguendo nella creazione per continuare a
riempire delle sue ricchezze quanti lo riconoscono quale egli è (Efesini 1:18 egli illumini
gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati,
qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi, 19
e qual è verso di noi, che crediamo, l'immensità della sua potenza.)
La creazione
è, dunque, un’esigenza di Dio per riempire del suo amore le cose create; questo
circuito della vita scorre nel rispetto assoluto del principio della libertà.
Dio crea per
amore e lascia libere le sue creature di proseguire il rapporto dell’amore e
fare scorrere la vita: Dio, amore, libertà, vita.
Chi gusta la
gioia della vita nella libertà e nell’amore non ha desiderio di cercare oltre
ed altro perché è appagato.
La storia
della creazione mostra l’ingresso dell’orgoglio in una creatura, la
trasformazione della sua natura, le azioni conseguenti ed opposte a quelle
dell’amore, la ribellione, la formazione del regno delle tenebre, in
opposizione a quello della luce, il desiderio di affermare il potere della
malvagità in luogo di quello di Dio, la seduzione, la tentazione e la perdita
del circuito della vita come progetto satanico.
L’amore di Dio
verso la sua creatura, il mondo e la creazione è così forte e grande da aver
trovato un immediato antidoto per la restaurazione della vita e del bene contro
il male ed il peccato, mediante l’opera della croce di Gesù Cristo.
In Cristo Gesù l’amore di Dio ha mostrato la sua dimensione più
totale, tanto da rispettare la giustizia e pagare lui stesso al posto di chi lo
ha offeso, affinché, chiunque crede in Lui e nel suo atto di amore, non perisca
ma abbia la vita eterna nella natura di Dio, nella famiglia di Dio, in Dio
stesso (1Giovanni 3:1 Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di
essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce:
perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma
non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà
manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è.)
Nessuno può
conoscere le cose di Dio se non crede nella Sua Santa natura, fatta di solo
amore, sola luce, solo bene, sola vita. Conoscere Lui, il solo vero Dio, fa
ricevere, fa conoscere la verità di tutte le cose; è per questo, dunque, che
nessuno si può accostare alla Bibbia e capirla se non conosce prima Dio nella
sua natura, chiarita dalle Sacre Scritture, secondo quanto Giovanni indica nel
prologo del suo Evangelo.
Conoscere Dio
è vita; conoscere tutto attraverso la sua conoscenza vivifica; conoscere tutto
senza la preliminare conoscenza di Dio produce morte. Tenuto stabile, quindi,
il concetto che Dio è amore, è luce, è verità, è vita, tutte le conoscenze
bibliche si aprono ad una rivelazione che vivifica chi legge o ascolta ed anche
coloro i quali crederanno nelle parole e nelle testimonianze di questi.
Infine, è necessario capire che, quando dalle Scritture sembra
emergere un Dio severo, iroso o quant’altro simile, è necessario stare attenti
e cercare meglio per trovare, in quelle scritture stesse, la natura amorevole
di Dio; perché, se cerchi con tutto il tuo cuore, Egli si farà trovare (Geremia 29:13 Voi mi
cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore;). Conosciuta la verità di Dio e la sua natura, è necessario
utilizzare quanto compreso per difendere la sua verità dallo spirito
dell’errore e della confusione. Infatti, l’iddio di questo secolo sparge
pesanti veli di incredulità sulle menti di coloro che non riconoscono in ogni
cosa che Dio è amore (2Corinzi 4:3 Se il nostro vangelo è ancora velato, è
velato per quelli che sono sulla via della perdizione, 4 per gli
increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non
risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo, che è l'immagine di
Dio.).
Dio ha tanto
amato che ha dato il suo unigenito figlio, affinché chiunque crede in Lui non
perisca ma abbia la vita eterna. Dio è Amore.
Questo è il
primo e più grande comandamento: ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo
cuore e con tutta l’ anima tua e con tutta la mente tua. Dio è Amore.
Il secondo
comandamento è: ama il tuo prossimo come te stesso. Dio è amore. Da questi due
comandamenti dipende tutta la legge ed i profeti.Dio è amore.
Alla sua
Chiesa il Signore lascia un comandamento dicendo: “vi do un nuovo comandamento:
che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati anche voi amatevi gli uni
gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete
amore gli uni per gli altri”.
Dio è Amore.
A tal punto appare necessario precisare biblicamente cos’è il
peccato, qual è la sua natura, come opera, qual è la sua finalità. Dalle Sacre
Scritture saranno citati alcuni versetti, scelti fra i tanti ritenuti idonei,
per fornire risposte attendibili e nel rispetto dello Spirito che ha ispirato
la Bibbia.
Cos’è il peccato.
Nel libro di Giobbe il peccato è inteso come perversione della
giustizia, infatti così sta scritto: “... avevo peccato, pervertito la
giustizia ...” (Giobbe 33,27). L’apostolo Giuda Iscariota (Matteo 27,4) dice:
“...ho peccato, tradendo sangue innocente...”. L’apostolo Giovanni, nella prima
lettera (3,4) scrive: “... il peccato è la violazione della legge ...” mentre,
(in 5,17) afferma: “... ogni iniquità è peccato ...”; Nei Proverbi (21,4) si
legge: “... gli occhi alteri sono peccato ...”; in Romani (14,23) sta scritto:
“... quello che non viene dalla convinzione è peccato ...”; in Giacomo (4,17) troviamo:
“... colui che sa fare il bene e non lo fa commette peccato ...”.
In sintesi il peccato è:
1.
pervertire
la giustizia;
2.
tradire
l’innocente;
3.
violare
la legge;
4.
commettere
iniquità;
5.
avere
occhi alteri;
6.
operare
senza convinzione del bene;
7.
non
fare il bene, potendolo fare.
Che natura ha il peccato e come opera.
Fin dalla Genesi (4,7) si trova il modo di operare del peccato e
si ha conoscenza della sua natura: “... se fai il male il peccato sta spiandoti
...”; in Numeri (32,23) viene precisato: “... il vostro peccato vi ritroverà
...”; nel salmo 32,5 è scritto: “... tu hai perdonato l’iniquità del mio
peccato ...”; Giovanni (8,34) avverte: “... chi commette il peccato è schiavo
del peccato ...”; Romani (5,12): ”... per mezzo di un uomo il peccato è entrato
nel mondo e per mezzo del peccato la morte ...”; Romani (6,6) : “ ... affinché
il corpo del peccato fosse annullato ...”; Romani (6,12): “... il peccato non
regni nel vostro corpo ... (13) non prestate le vostre membra come strumenti al
peccato ... (16) servi del peccato o dell’ubbidienza ... (23) ... il salario
del peccato è la morte ... (7,8) ...il peccato produsse in me ogni
concupiscenza (9) venuta la legge, il peccato prese vita ... (7,20) non sono io
che lo compio ma il peccato che abita in me ...”; in Ebrei (3,5) la Scrittura
precisa che il peccato, mediante l’inganno, produce un indurimento; nella
stessa lettera (12,1) è scritto “... il peccato che così facilmente ci avvolge
..., mentre al successivo versetto 4:” ... non avete resistito lottando contro
al peccato ...”.
Dai versetti citati si evidenzia il seguente riepilogo:
1.
il
peccato spia chi fa il male ed ha desideri da rivolgergli;
2.
il
peccato cerca e trova colui che lo commette;
3.
il
peccato è un’azione dotata di uno spirito di iniquità;
4.
il
peccato rende schiavi coloro che lo compiono;
5.
il
peccato è entrato prima nell’uomo e dall’uomo nel mondo;
6.
il
peccato ha un corpo dove opera;
7.
il
peccato è in grado di regnare nel corpo di chi lo accoglie;
8.
il
peccato ha bisogno delle membra umane per operare;
9.
l’uomo
può essere servo del peccato o dell’ubbidienza;
10.
il
peccato compiuto dà il salario della morte;
11.
il
peccato produce la concupiscenza;
12.
il
peccato è vivificato dalla legge;
13.
le
azioni di peccato sono compiute dalla natura del peccato che abita nell’uomo;
14.
il
peccato produce l’indurimento del cuore;
15.
il
peccato avvolge facilmente ogni uomo;
16.
il
consiglio è di resistere al peccato che abita nella carne.
Qual è il fine del peccato.
Romani (2,23); “... il salario del peccato è la morte ...”;
Romani (7,8) “...il peccato produsse in me ogni concupiscenza...”;
in Ebrei (3,5) la Scrittura precisa che il peccato, mediante l’inganno, produce
un indurimento; nella lettera di Giacomo (1,14) è descritto il processo di
formazione del peccato e la conclusione che esso tende a raggiungere: “...
ognuno è tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo adesca. Poi la
concupiscenza, avendo concepito, partorisce il peccato; ed il peccato, quando è
compiuto, produce la morte...”.
Dalle citazioni riportate appare evidente come il desiderio
conclusivo del peccato sia quello di produrre la morte, mediante il preliminare
induramento del cuore e la formazione della concupiscenza; esso avvolge con
facilità tutti gli uomini, Ebrei (12,1) “... il peccato che così facilmente ci
avvolge ...”, visto che il mondo intero giace nel maligno (1Giov.5,19).
1.
il
salario del peccato è la morte;
2.
il
peccato indurisce il cuore;
3.
il
peccato produce ogni concupiscenza;
4.
la
concupiscenza concepisce e partorisce il peccato;
5.
il
peccato produce la morte;
6.
il
peccato avvolge con facilità ogni uomo;
7.
il
mondo giace immerso nel maligno.
I passi biblici citati servono, inoltre, a trovare i punti di
interazione per osservare i circuiti operativi del peccato fino a determinare i
suoi processi formativi.
Il peccato è biblicamente inteso come una realtà che vive
nell’uomo fin da quando Adamo disubbidì e fu cacciato dal giardino dell’Eden.
Esso fu inserito nel cuore di Eva mediante le parole del serpente, che rivestì
il ruolo di seduttore e di ingannatore, fino ad inoculare il seme della
disubbidienza. Fu questo seme a promuovere una decisione ad agire, disubbidendo
a Dio, e fu il cibarsi del frutto dell’albero proibito che generò
l’allontanamento dal giardino.
L’ingresso del peccato nel cuore umano avvenne nel momento in cui
Eva credette alle parole del serpente e il processo formativo si concluse
quando il frutto proibito fu consumato; ciò mostra, dunque, che il peccato ha
una fase di concepimento e una di parto, intermezzate da un periodo più o meno
breve di gestazione.
In Genesi (4,1) troviamo i figli di Adamo impegnati nella vita
quotidiana ad operare il bene ed il male, fino a portare sul loro volto il
riflesso delle azioni, che rendono il cuore irritato o pacioso ed il volto
abbattuto o gioioso.
Il peccato, oltre che essere diventato una parte della natura
umana, è indicato anche come entità, piena di torbidi desideri, che spia alla
porta del cuore di chi fa il male, per proseguirne le azioni fino a generare la
morte del prossimo.
Nel citato capitolo esso è considerato come una entità capace di
guardare, osservare, valutare, avvicinarsi; dotato di aspetti morali negativi,
quali quelli che fortificano le azioni subdole, tanto da farlo spiare; infine,
è mostrato come sia carico di desideri di male e pieno della volontà di
inserirli nella vita di Caino, per dominarlo e condurlo fino all’omicidio di
Abele.
Dio parlò a Caino, rivelandogli la presenza del peccato intorno
alla sua vita e la voglia di dominio che il peccato stesso nutriva nei confronti
di colui che aveva il volto abbattuto, a motivo di un cuore irritato; rilevò
inoltre la propensione di questa entità esterna a servirsi del cuore di Caino,
per dar corso ai suoi piani.
I desideri del peccato erano, quindi, rivolti a Caino per la gelosia
che questi manteneva verso Abele, sebbene non ne avesse ancora premeditato
l’omicidio. In tutto ciò appare evidente come sia il peccato a non sopportare
la condotta di vita di Abele e a volerlo uccidere; tuttavia lo stesso si trova
impotente a causa della mancanza di uno strumento da utilizzare, finché non
vede in Caino un cuore idoneo a realizzare i suoi scopi.
Quando il “peccato”, o meglio “lo spirito di peccato”, si accorse
che Caino era irritato verso Abele, per motivi di gelosia e di invidia, si accostò
per spiare quali erano le potenzialità della sua vittima e per implementarle
fino ad uccidere Abele, le cui caratteristiche e potenzialità verso il bene
disturbavano i progetti del regno delle tenebre.
La Parola di Dio non lasciò Caino privo del consiglio, ma di più
non fece, affinché la creatura potesse vivere in libertà le sue scelte e le
conseguenze che esse producono, onde tornare eventualmente alla fonte del bene
dopo aver assaporato i frutti amari della disubbidienza.
L’avvertimento di Dio fu infatti quello di dominare il peccato e
contrastare i suoi stimoli. Esso infatti viene e desidera dominarci, spia per
coglierci nelle nostre debolezze, ci propone i suoi desideri, per proseguire le
nostre tendenzialità; ma a tutto questo l’uomo può e deve reagire, impedendo
ogni tipo di azione.
L’uomo deve lottare contro le condizioni del suo cuore, che
derivano dalle azioni negative commesse; per questo deve fare opere di bene e
formulare pensieri buoni in ogni tempo; deve evitare il sospetto del male e non
dare luogo alla riflessione su quanto appartiene alle tenebre.
Fare il bene scaccia dal cuore le irritazioni dovute alla gelosia
ed all’invidia e promuove la pace ed il desiderio di altruismo, che permettono
di rialzare il capo fino a contemplare il cielo e con gioia conoscere che Dio
ci ama, ci guarda, ci custodisce, ci protegge e ci consiglia contro il male,
per assecondare il bene del nostro cuore.
Dominato o dominatore: nel rapporto col peccato non c’è altra
condizione. Tritarlo sotto i nostri piedi o essere tritati dal peccato è la
conclusione della lotta dell’uomo. Caino fu poco attento al consiglio amorevole
di Dio ed accettò l’identificazione del peccato nelle sue gelosie ed invidie
verso Abele, per diventare strumento di morte sotto la guida di colui che
desidera dare la morte a chi di più rappresenta il bene.
Il peccato è, dunque, una natura posta nel cuore dell’uomo che lo
spinge all’ira, alle invidie, alle gelosie, ai sospetti di male ed altro
(natura carnale sorta in Adamo a causa della disubbidienza, e da lui
trasmessa), ed è anche una entità esterna all’uomo, che lo osserva e, se ne
trova la disponibilità, lo invade per dominarlo e proseguirne le tendenzialità.
Tuttavia l’uomo, dal momento che possiede il libero arbitrio,
rimane, comunque, totalmente responsabile delle proprie azioni di bene o di
male, che può scegliere liberamente di realizzare, col consiglio di Dio, il
quale lo invita a fare il bene; se non osserva il consiglio celeste e prosegue
nelle sue logiche di male, viene osservato, studiato, riempito di desideri a
lui esterni e condotto sotto il controllo del peccato, che non è riuscito a
dominare, fino a compiere azioni che vanno oltre la sua volontà.
Da ciò si evince un perfido meccanismo involutivo, che deriva
dalle azioni di male e dall’aiuto che esse trovano nei desideri dello spirito
in cui il mondo giace.
Se l’uomo, dopo aver fatto o pensato il male, non si riscatta
compiendo il bene e pensando positivamente, subisce l’interesse della forza di
peccato che opera nel mondo, e, se l’accoglie nel suo cuore, ne diventa
schiavo.
Alla fine l’uomo prende coscienza della propria volontà e ritorna
al libero arbitrio solo dopo aver compiuto il peccato, che è stato concepito in
lui.
La sua vita è ormai sporcata, la sua coscienza a fare il bene è
indebolita, il senso di colpa ne assorbe il succo vitale (Salmo 32,4).
La successiva caduta nelle opere del male sarà più devastante e
insidiosa per l’anima del peccatore, maggiormente dominata dallo spirito del
peccato.
In questa spirale involutiva, che precipita l’anima verso l’abisso
tenebroso,“... un abisso chiama un altro abisso ... (Salmo 42,7)”; c’è tuttavia
una grande speranza, ossia quella data da Dio e rappresentata dalla nostra
volontà di scelta (libero arbitrio), che può scattare in ogni momento, anche
quando l’anima sembra ormai irrimediabilmente attanagliata dalle resistenze
oscure.
E’ fondamentale ricordare che, qualunque sia la condizione dalla
quale il credente invoca Dio e qualunque sia la sua forza residua, anche minima,
purché sincera e totalmente coinvolgente (come l’obolo della vedova), il
Signore gli risponderà, intervenendo a liberarlo facilmente e con tutta la sua
potenza.
Questo dimostra che, pure nel caso di un credente che desideri
fortemente riscattarsi, la liberazione completa può subentrare soltanto quando,
rinunciando a raggiungerla con l’impiego delle proprie forze, egli si arrende a
Dio, invocando e glorificando Cristo Gesù.
Caino, nonostante il consiglio divino, fu attratto dal peccato che
lo dominò e lo strumentalizzò. Molti altri esempi biblici sostengono la
debolezza dell’uomo a reagire contro le forze della malvagità, che insidiano il
cuore. La lotta personale e senza Dio, contro il potere del peccato, è
destinata alla sconfitta.
Lo spirito della malvagità appare, a coloro che affrontano da soli
la lotta, come poteva apparire Golia ai fratelli di Davide: un gigante
invincibile; per Davide, invece, lo stesso Golia appariva uno sconfitto, un
perdente, visto che lo affrontava non da solo ma con l’aiuto e nel Nome del
vero ed unico Dio.
Nella lettera ai Romani, (5,12 sgg), sta scritto: “... per mezzo
di un uomo il peccato è entrato nel mondo e per mezzo del peccato la morte
...”. E’ evidente perciò che, prima della proposta di disubbidienza esercitata
su Eva, il peccato non stava nel giardino e l’intera creazione terrena ne era
libera.
Eva ricevette le parole attraenti e seduttrici dal serpente in cui
abitava lo spirito della ribellione, dell’opposizione, della menzogna,
dell’omicidio, del voler rubare all’uomo la felicità.
Nello spirito che animava il serpente abitava il peccato antico e
produttore di ogni altro peccato: l’orgoglio. Se lo spirito del male non avesse
trovato corresponsione in Eva ed Adamo, e questi lo avessero ostacolato, non ne
avessero accettato le proposte, le logiche e non si fossero lasciati convincere
a disubbidire, il peccato non sarebbe entrato nel mondo e con esso la
corruzione.
Il seme del peccato albergava in colui che per primo scelse, in piena
coscienza, di prendere il posto di Dio e sedersi sul suo trono (Isaia 14,14 e
II Tessalonicesi 2,4), abbandonando la sua prima dignità e diventando una
stella errante, senza più posto presso Dio e sempre più deciso a distruggere e
screditare l’opera del Creatore.
Lo spirito di questo angelo di luce, di questo cherubino dalle ali
distese, ribellandosi, ha cambiato l’originaria natura di luce in quella
opposta e tenebrosa.
Volendo salire oltre, senza il permesso di Dio, cadde in basso,
percorse la direzione opposta, convertì il suo percorso esistenziale e divenne
distruttore anziché edificatore, omicida anziché vivificatore, seduttore
anziché salvatore, malvagio anziché amorevole, ottenebrante anziché
illuminante, mendace anziché verace, conoscitore del male
anziché del bene, stolto anziché sapiente, misterioso anziché
rivelatore ed altro ancora; pertanto, volendo salire più in alto, lasciò il suo
ruolo e non potendo prendere il posto di Cristo, restò senza una collocazione
nel Regno di Dio.
Allontanatosi, quindi, di sua spontanea volontà dal compito
assegnatogli, nonostante fosse di grande prestigio, non trovò più una
sistemazione nell’ambito delle cose di Dio; e, lontano dalla Luce che illumina
ogni creatura, perse la sua prima natura, che da portatrice della luce si
trasformò in senza luce, da piena d’amore in senza amore, da sapiente in senza
sapienza, da intelligente per il bene in intelligente per il male.
Man mano che si spegneva la luce, questo angelo ribelle acquistava
le caratteristiche opposte a quelle ricevute dal Creatore; aveva, dunque,
subito un processo di conversione, ossia di caduta. Da angelo del bene diventò
angelo del male e da Lucifero diventò diavolo.
A motivo del suo atto di orgoglio, perse il rapporto con Dio, cambiò
l’originaria natura e crebbe nella realtà opposta a quella dei figli di Dio:
mutò da luce in tenebre, da pienezza in vuoto, da elevato in abisso, da
intelligenza del bene in intelligenza del male.
Nella nuova natura, priva
di bene, iniziò a utilizzare l’intelligenza per il male, producendo il primo
progetto di ribellione e portando via dal regno di Dio la terza parte degli
angeli, per costituire il regno delle tenebre (Atti 26:18 per aprire loro
gli occhi, affinché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di
Satana a Dio, e ricevano, per la fede in me, il perdono dei peccati e la loro
parte di eredità tra i santificati").
Dall’orgoglio sorto nel cuore di lucifero, dal voler prendere un
posto elevato pari a quello dell’Altissimo, si è formato per ribellione, ed in
opposizione a Dio, il regno delle tenebre; con una gerarchia al cui vertice si
è posto il diavolo. La sua nuova natura, opposta a quella nella quale era stato
creato, è natura di disubbidienza, di ribellione, di intelligenza di male, di
malvagità: è, dunque, natura di peccato.
Con questa natura, il ribelle per eccellenza sedusse, convinse,
infettò la terza parte degli angeli e, avendoli resi tenebrosi e simili a lui,
costituì il potere del male, in opposizione a quello del bene, che appartiene
dall’eternità all’unico e vero Dio.
I dominatori del mondo delle tenebre sono, dunque, in primo luogo,
gli angeli che si ribellarono a Dio sotto la guida del diavolo, che ne restò il
capo.
Ad essi si aggiunsero
quanti accettarono le seduzioni alla disubbidienza e si ribellarono a Dio;
anche per costoro si instaurò nei cuori la natura del peccato, simile a quella
del primo peccatore e, parimenti a quest’ultimo, anche costoro divennero
tenebrosi, svuotati, senza fede verso Dio, senza amore verso il prossimo,
egoisti, disubbidienti, ribelli ai genitori, mendaci, velati ed increduli
(“figli del diavolo” - Atti 13:10 «O uomo pieno d'ogni frode e d'ogni
malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, non cesserai mai di
pervertire le rette vie del Signore? Giovanni 8:44 Voi siete figli del
diavolo, che è vostro padre, e volete fare i desideri del padre vostro. Egli è
stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è
verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo
e padre della menzogna. -)
I “figli del diavolo” sono
tutti coloro che si fanno guidare dalla natura carnale, che è natura di
peccato, da non confondere con quella terrena (corpo fisico), che è fisiologica
e spiritualmente neutra. (Romani 1
“28 Siccome non si sono curati di
conoscere Dio, Dio li ha abbandonati in balìa della loro mente perversa sì che
facessero ciò che è sconveniente; 29 ricolmi di ogni ingiustizia,
malvagità, cupidigia, malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di contesa, di
frode, di malignità; 30 calunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio,
insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai
genitori, 31 insensati, sleali, senza affetti naturali, spietati. 32
Essi, pur conoscendo che secondo i decreti di Dio quelli che fanno tali cose
sono degni di morte, non soltanto le fanno, ma anche approvano chi le
commette.)
L’uomo, da Adamo in poi, nasce
con una natura spirituale di tipo carnale e pertanto destinata all’ira; in
Efesini, (2,1 sgg) sta scritto: “
1 Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre
colpe e nei vostri peccati, 2 ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo
l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di
quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli.
3 Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i
desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri
pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. 4 Ma
Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha
amati, 5 anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha
vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), 6 e ci ha
risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù, 7
per mostrare nei tempi futuri l'immensa ricchezza della sua grazia, mediante la
bontà che egli ha avuta per noi in Cristo Gesù.
Mentre la natura carnale nasce insita nell’uomo, la natura del
figlio di Dio viene nella nostra realtà spirituale mediante la fede in Gesù
Cristo e nella sua santa Parola. E’ la natura del figlio di Dio che si oppone
ed è la sola in grado di vincere quella carnale. Colui che è nato da Dio non
pecca ed il maligno non lo tocca, così sostiene Giovanni al capitolo cinque
della prima lettera:
“18 Noi sappiamo
che chiunque è nato da Dio non pecca; ma colui che nacque da Dio, Dio lo
protegge, e il maligno non lo tocca. 19 Noi sappiamo che siamo da Dio, e
che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno. 20 Sappiamo pure
che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere colui che
è il Vero; e noi siamo in colui che è il Vero, cioè, nel suo Figlio Gesù
Cristo. Egli è il vero Dio e la vita eterna. 21 Figlioli, guardatevi
dagl'idoli.
Tutto appare chiaro quando si riconoscono gli elementi sui quali
si fonda l’essere umano. Nei citati versetti è indicata la natura del figlio di
Dio, che non pecca e non può essere toccata dal maligno, ovvero non può essere portata mai nell’intelligenza del
male.
Quanti rinascono nella natura spirituale di Gesù Cristo possono
inserire in essa l’anima loro ed essere preservati dagli stimoli del male: i
loro pensieri sono di bene in ogni tempo. I cristiani incauti, che scelgono di
camminare ora nella natura del figlio di Dio ed ora in quella carnale, entrano
spesso in confusione, per giungere in alcuni casi anche alla resa, abbandonando
la fede.
La natura carnale o quella
Spirituale sono alimentate dalle opere del male o del bene. Pertanto, se un
credente si adopera contro la volontà di Dio, la sua natura carnale cresce e
quella spirituale resta piccola, con tutte le conseguenze che da ciò possono
derivare.
Diversamente, quando nella vita
quotidiana viene fatta la volontà di Dio, cresce la natura del figlio di Dio e
diminuisce quella carnale. In riferimento e chiarificazione a quanto stiamo
esaminando, il Signore ha detto (Giovanni 4,32 sgg):
“32 ... «Io ho un cibo da mangiare
che voi non conoscete». 33 Perciò i discepoli si dicevano gli uni gli
altri: «Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?» 34 Gesù disse loro:
«Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l'opera
sua.
Questo è il cibo, dunque, che fa
crescere nel credente la natura del figlio di Dio, mentre, nello stesso tempo,
fa avvizzire la natura carnale. Del resto ricordiamo ciò che Dio disse a Caino
quando lo vide col volto irritato ed abbattuto (Genesi 3,6 in poi):
“6 ... «Perché sei irritato? e perché hai
il volto abbattuto? 7 Se agisci bene, non rialzerai il volto? Ma se agisci
male, il peccato sta spiandoti alla porta, e i suoi desideri sono rivolti
contro di te; ma tu dominalo!» 8 Un giorno Caino parlava con suo
fratello Abele e, trovandosi nei campi, Caino si avventò contro Abele, suo
fratello, e l'uccise.
Caino
non ha saputo dominare il peccato e per conseguenza ne è stato dominato,
cedendo all’istinto assassino. Agire bene o agire male ci rende capaci di
alzare il capo o abbassarlo, guardare al cielo o guardare per terra. Se questa
regola funziona per l’uomo senza la nuova nascita, ancor di più vale per i
credenti in Cristo, i quali, per mezzo di Lui, possiedono una natura nuova e la
fanno crescere fino a renderla così grande e forte da tritare sotto i loro
piedi quella carnale.
(Romani 16:20 Il Dio della pace stritolerà
presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo
sia con voi.).
Il
libero arbitrio, quindi, non sta solo nello scegliere o meno la Parola
dell’Evangelo e nascere di nuovo: cosa che avviene una sola volta, ma nello
scegliere quotidianamente di fare la volontà di Dio e rinunciare alle opere del
male, visto che quelle del bene fanno crescere l’uomo interiore, che va
rinnovandosi ad immagine e somiglianza di Gesù Cristo.
La vita di fede e la crescita delle opere del bene dipendono
sempre dalla libera scelta del credente, che costruisce, con le azioni
quotidiane, il suo futuro e la sua benedizione e prosperità, nonché entra in
una maggiore conoscenza, rivelazione e libertà nell’intelligenza del bene.
Privare il
peccato dell’apporto umano è il compito dei credenti nati di nuovo. Lo spirito
del peccato, infatti, senza l’astuzia del serpente, non avrebbe potuto agire;
neppure può agire oggi se l’uomo si converte al bene e decide di affidare il
suo corpo e le sue membra a fare la volontà di Dio; l’apostolo Pietro, nella
prima lettera (4,1 sgg) scrive:
“1 Poiché dunque Cristo ha sofferto nella
carne, anche voi armatevi dello stesso pensiero, che, cioè, colui che ha
sofferto nella carne rinuncia al peccato, 2 per consacrare il tempo
che gli resta da vivere nella carne, non più alle passioni degli uomini, ma
alla volontà di Dio. 3 Basta con il tempo trascorso a soddisfare la
volontà dei pagani vivendo nelle dissolutezze, nelle passioni, nelle
ubriachezze, nelle orge, nelle gozzoviglie, e nelle illecite pratiche
idolatriche. 4 Per questo trovano strano che voi non corriate con loro
agli stessi eccessi di dissolutezza e parlano male di voi.”
Anche
l’apostolo Paolo nella lettera agli Efesini (2,3) scrive:
“3 Nel numero
dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne,
ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per
natura figli d'ira, come gli altri.
Pertanto, se un tempo siamo vissuti ubbidendo ai desideri della
carne ed avevamo prestato le nostre membra a fare le opere del male, è giunto
il tempo che ci adoperiamo e prestiamo le nostre membra terrene ad eseguire la
volontà di Dio.
Il peccato produce la concupiscenza (Romani 7,8 “..il peccato
produsse in me ogni concupiscenza ..”) e la concupiscenza attrae, adesca,
concepisce e partorisce altro peccato, il quale, una volta compiuto, produce la
morte. Questo meccanismo spirituale conduce in una spirale di male, che opera
in un crescendo continuo fino a stroncare la vita di chi ne è vittima; l’unica
possibilità di uscire da essa(che dalla concupiscenza giunge al peccato, che
uccide e fornisce all’anima stimoli di ulteriore concupiscenza, più forte e
devastante), è nascere di nuovo dentro, e far dimorare la propria anima nella
natura del figlio di Dio.
Nessun uomo, avvalendosi unicamente della propria volontà, può
liberarsi dalla natura carnale, tranne quanti, nati nella natura spirituale di
Gesù Cristo, possono scegliere di dimorare in quest’ultima, per non essere più
ingannati dalla prima natura.
Non invano il Signore rispose a Nicodemo, anziano dottore del
Sinedrio, quando gli indicò la nuova nascita come risposta e soluzione a tutti
i problemi dell’uomo (Giovanni 3,1 sgg).
I due regni
sono, ormai, ben distinti ed operano uno in opposizione all’altro:luce o
tenebre, amore o odio, verità o menzogna, vita o morte.
Il regno delle
tenebre cerca di annullare quello della luce mediante l’aiuto di uomini che
lasciano il loro cuore offuscato dai sentimenti peggiori e dalle passioni ingannatrici,
stimolate dalla carne: sospetti di male, ire, invidie, gelosie, maldicenze ed
altro.
La Bibbia sostiene che il mondo giace
nello spirito del maligno e per tale motivo ogni qual volta sorge un servo
della luce viene perseguitato dai servi delle tenebre senza che esista una
ragione (Giovanni 15:18 «Se il mondo vi odia, sapete bene che prima di voi ha
odiato me. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe quello che è suo;
poiché non siete del mondo, ma io ho scelto voi in mezzo al mondo, perciò il
mondo vi odia. 20 Ricordatevi della parola che vi ho detta: "Il
servo non è più grande del suo signore". Se hanno perseguitato me,
perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche
la vostra. 21 Ma tutto questo ve lo faranno a causa del mio nome, perché
non conoscono colui che mi ha mandato.).
Infatti,
quando l'uomo appartiene a Gesù, ed ancor di più quando parla delle cose
inerenti il Regno di Dio, sorgono intorno a lui due aree spirituali, una della
luce e l'altra delle tenebre.
Questo
ambiente, in cui parlano le due voci, due indirizzi opposti, due spiriti
diversi, è lo stesso nel quale è vissuto nostro Signore.
Gli Evangeli
ne spiegano con cura i particolari, nonché il modo con cui il Signore ha saputo
operare, fino a distruggere l'area del male ed affermare quello del bene,
mediante la Parola, i Suoi fatti ed il Suo vivere costantemente nel bene.
Del resto,
quando una persona non ha conosciuto il Signore né vuole aver a che fare con le
cose di Gesù, il problema delle due aree spirituali, in opposizione fra loro,
non si pone, considerato che continua ad esistere solo un'area, ossia quella
negativa, nella quale il mondo si trova immerso (1 Giovanni 5,19).
Nella
condizione delle sole tenebre parla l'unico spirito che le governa, perciò non
c'è contraddizione, ma un solo indirizzo essenziale. La diversità dei
particolari e delle situazioni specifiche mostra la sua pluralità di eventi e
fatti, in alcuni casi opposti fra loro, ma colorati sempre delle stesse
finalità a sostegno dell’anticristianesimo.
Viceversa, la
presenza di Gesù, e delle cose inerenti il suo Regno, stabilisce il confronto
delle due realtà e l'uomo diventa l'arbitro, la porta attraverso cui passerà
nel mondo il male o il bene.
Con Gesù
Cristo l'uomo è entrato nella possibilità di scegliere tra il potere di satana
e quello di Dio, tra la luce e le tenebre (Atti 26,17). Egli, in questa nuova
condizione, spesso si smarrisce e con difficoltà ne coglie il lato positivo,
che consiste nella grande possibilità di essere una nuova creatura, capace di
far splendere la luce di Dio in mezzo all'oscurità.
Le forze
spirituali della malvagità promuovono costantemente la grande opposizione
contro Gesù Cristo, contro il Regno di Dio, contro i Cristiani ed anche contro
i progetti che innalzano il buon nome del nostro unico Signore e Padrone Cristo
Gesù.
Taluni credono
che gli oppositori a Cristo siano soltanto i non Cristiani, mentre la Bibbia
sostiene che il contrasto viene dai cuori ottenebrati, ovvero da condizioni che
sono spiegate in precisi passi delle Scritture e dalle quali anche i Cristiani
possono essere, in qualche modo, intaccati.
Le tenebre
erano nel cuore di Giuda quando criticava lo spargimento dell'olio profumato
sul capo del Signore. Anche l'apostolo Pietro, del resto, aveva il cuore
ottenebrato quando si oppose al piano di Gesù.
Fu l'apostolo
Paolo a segnalare e spiegare questo tipo di spirito, presente anche in alcuni
Cristiani. Infatti, avversarono il suo ministerio poiché il loro cuore era
stato preso da sentimenti fortemente critici nei confronti dei progetti
dell’Apostolo.
Lo Spirito
Santo, nelle lettere del Nuovo Testamento, raccomanda a tutti i Cristiani di
mantenere un ambiente del cuore favorevole al bene (Proverbi 4, 23) e di
resistere contro la voce del male.
Gli Apostoli
consigliano di avere un cuore privo di gelosie, invidie, contese, ire,
maldicenze, amaritudini. Questi elementi non possono essere classificati come
fatti, essendo solo delle predisposizioni per le opere del male, ma possono
essere tuttavia considerati come un vero e proprio terreno di coltura dove
attecchiranno inevitabilmente gli alberi del male, che produrranno frutti
conseguenti.
Coloro che
lasciano albergare nel loro cuore simili sentimenti di negatività, finiranno
col produrre opere di male e col far respirare attraverso di loro il diavolo e
gli spiriti maligni che lo servono.
Il Cristiano,
quindi, rispetto agli altri uomini ha il considerevole vantaggio di conoscere
il bene e sceglierlo, facendo parlare per tramite lo Spirito dell'amore, della
verità e della giustizia.
Quando l'uomo
non cristiano si predispone a mantenere il cuore lontano dal male, avrà la
chiamata alla grazia e alla rivelazione della Parola (Giovanni 6,42), riceverà
così lo Spirito di Cristo e se continuerà a mantenere il cuore nel bene farà
sgorgare dalla sua bocca la Parola della vita.
Purtroppo, se
il Cristiano persiste negli stimoli del male, perderà sempre la rivelazione e
la sua vista ed il suo udito si discosteranno progressivamente dalle cose del
Regno, fino a perderne il contatto (Matteo 13,14).
Creare un
ambiente del cuore per lo Spirito del bene, permette di udire la Parola di Dio
e di vedere la volontà del Padre, fino a sentire sempre meno la provocazione
del male e dei sentimenti negativi che lo vorrebbero riempire.
Cresce, così,
nel cristiano obbediente, la sintonia con la voce del Signore per esserne sulla
terra il fedele artefice. Diversamente, per quanti hanno nel cuore invidia
amara, gelosia (sentimenti che Giacomo classifica come terreni, carnali e
diabolici), aumenterà la sintonia con gli spiriti della malvagità; tali persone
ne accoglieranno conseguentemente le provocazioni, le menzogne, fino a credere
in loro interamente e a diventare gli esecutori di quelle malvagie
macchinazioni.
E', dunque,
chiaro che i pensieri sono il prodotto di uno spirito che abita nel cuore, ma
ancor prima c'è la preparazione del cuore stesso che dipende dalla volontà
dell'anima; questa, innanzi tutto, sceglie di ascoltare e di seguire gli
stimoli che provengono dalle dimensioni del bene o del male.
Le azioni,
ovvero i frutti, sono la parte terminale dell'intero procedimento; spesse volte
non possono non essere compiute, considerata la forte pressione raggiunta nel
cuore a motivo della lunga e cosciente preparazione. Infatti le forze del male
riescono a condizionare l'anima ad un punto tale da renderla interamente
assuefatta alla sua volontà.
Nella lettera
di Giacomo, infatti, al capitolo uno, versetti 13,14,15, sta scritto: "
Nessuno quando è tentato dica: Sono tentato da Dio; perché Dio non può essere
tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno; invece ognuno è tentato
dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce. Poi la concupiscenza,
quando ha concepito, partorisce il peccato e il peccato quando è compiuto
produce la morte”.
Lo stimolo,
proveniente dalle aree spirituali, quando viene accolto crea l'ambiente
sentimentale del cuore; pertanto, se è di natura malefica, svilupperà la pianta
della concupiscenza (elemento negativo della spinta egoistica). Giacomo,
perciò, sostiene che non è mai Dio (come vorrebbero fare intendere le forze del
male) ma è la concupiscenza a generare la tentazione, che a sua volta attrae e
seduce l'anima.
La
concupiscenza, mediante il consenso ed il coinvolgimento della volontà
concepisce il peccato ovvero l’opera che offende la volontà di Dio. Essa lo
forma e l’organizza nel pensiero; lo tiene in gestazione nella mente dell’uomo
e, una volta che è fortemente desiderato, voluto e progettato come azione,
viene partorito; esce, quindi, dalla dimensione di idea e inizia a svolgere il
suo compito ed a sviluppare i suoi primi ed elementari fatti. Dopo un tale
avviamento giunge, in tempi più o meno brevi, al completamento di essi,
producendo la morte.
In particolare
tale morte si deve intendere come distruzione del rapporto con la vita e con
Dio, sia a livello spirituale che animico ed in ultima analisi perfino fisico
(visto che l'ultimo scopo dello spirito del male è quello di distruggere ciò
che Dio ama creare, ovvero la vita).
La morte si
invera nel compimento del peccato e tocca tre soggetti: chi produce il peccato;
chi lo subisce; chi osserva l'azione del peccato e si scandalizza.
In sintesi
questo processo interessato dallo stimolo del male, che crea l'ambiente negativo
del cuore, quando è condiviso dalla volontà, genera la concupiscenza. Il male a
tal punto è passato dalla dimensione di stimolo esterno, quindi realtà
spirituale, ad una prima incarnazione, assumendo, mediante la volontà
dell'uomo, una soggettivizzazione in grado di creare attrazioni e promuovere
seduzioni, divenendo così come una realtà dotata di una forza ed energia
psichica.
Lo stimolo
incarnato (stimolo spirituale), diventato concupiscenza (ossia forza in
crescita), ottiene uno sviluppo tale da riuscire a promuovere il concepimento,
del suo seme di peccato, nell'animo umano. Il peccato cresce nel grembo della
volontà e della coscienza fino a promuovere un desiderio forte e divenire,
azione e fatto.
Il principale
momento di commutazione dalla realtà spirituale a quella psichica, appartenente
al soggetto che lo ha accolto, può essere individuato attraverso i termini, che
Giacomo usa, ossia “concepisce” e “partorisce”; essi paragonano il procedimento
della tentazione ad un vero e proprio innesco di concepimento per giungere ad
un parto tramite una regolare gestazione.
Lo stimolo
spirituale dal concepimento al parto, nel corso della fase della gestazione
acquista una propria fisionomia ed individualità fino a divenire azione e fatto
reale.
Sembra che le
pulsioni prodotte dalla tentazione, mediante la concupiscenza, il concepimento,
il parto ed il compimento, spesso acquistano una propria carica psichica così
forte da prevalere sulla volontà dell’individuo; questi, pur volendo evitare il
compimento del peccato, non riesce ad evitarlo e ne pratica il desiderio con
azioni di peccato.
Giunti a tali
comprensioni possiamo sostenere che lo stimolo ( o insieme di più stimoli)
proviene da un preciso regno spirituale e porta con sè la volontà e le
caratteristiche della potestà che lo governa.
Un cuore dove
gli stimoli del peccato crescono è privato dal succo vitale (Salmo 32) e la
stanchezza di resistere al male cresce sempre di più fino ad abbandonarsi alla
corrente della negatività.
Il salmo
ricordato parla di un uomo coraggioso che non si abbandona alla corrente del
male, ma resistendo ad essa, pratica l’unica azione in grado di vincerlo,
unitamente allo spirito dell’iniquità, nel momento che confessa a Dio la
trasgressione.
Il soggetto
che accoglie gli stimoli del male nel suo cuore non è cosciente della forza di
crescita che essi hanno e si accorge di ciò solo nel momento in cui vede e
sente la sua volontà vinta e le sue energie disperse.
Se tutti
conoscessero il pericolo che posseggono gli stimoli del peccato eviterebbero di
farli entrare nel cuore e si purificherebbero da essi continuamente (Proverbi
cap. 4,23).
La parte buona
della volontà umana si presenta sempre più piccola e debole in chi accoglie gli
stimoli del male; essa, comunque, finché l'uomo vive mai verrà meno interamente
ed è proprio su questo lucignolo fumante che il Signore opera l’azione della
salvezza e della nuova nascita.
Gli stimoli
buoni, quando sono raccolti dall'anima e creduti col cuore, sono potenti a
debellare in maniera assoluta e definitiva quelli del male. Il vero problema si
verifica quando le persone credono con riserva e non danno mai interamente il
cuore al Signore. In questa condizione gli stimoli non crescono, hanno le
radici esposte, sono affogati dalle erbacce e mangiati dagli uccelli.
E' chiaro che
l'uomo volendo restare libero dalla schiavitù del male deve (perché può)
intervenire in ogni momento a distruggere il processo di gestazione psichica
(non fisica) degli stimoli.
Parimenti a
quanto avviene col concepimento della tentazione che produce la morte, lo
stimolo di Dio divenuto azione cristiana produce la vita per chi lo compie, chi
lo riceve e chi lo approva.
Infatti,
quando l'individuo riesce a rilevare con immediatezza l'invasione e la crescita
di queste "piante mortali" ed a liberare il terreno del cuore, prima
libera il suo spirito dalla morte e poi anche l'anima sua dalla contaminazione.
L'Evangelo di
Gesù Cristo è il solo annuncio di vittoria contro queste forze del male; esso
spiega ogni elemento necessario per rilevarle, fornendo la potenza per
distruggerle e liberare l'uomo dalla schiavitù.
Gesù Cristo
(sia sempre gloria al suo santo Nome) ha fatto già, morendo sulla croce, tutto
il necessario per la vittoria degli uomini che credono in Lui, contro le forze
spirituali della malvagità.
Ma l'uomo
accetterà la Sua proposta di salvezza?
Quanti credono
sono testimoni della sua potenza e vittoria sul regno delle tenebre e sul suo
re.
Quanto detto
mostra come gli stimoli negativi operanti su sentimenti come la gelosia,
l'odio, l'invidia, l'ira, l'amaritudine, la contesa diventano una forza in
grado di riuscire a controllare la volontà stessa dell'individuo e renderlo, di
fatto, schiavo.
Tale mortale
condizione, sebbene appaia forte, non è mai in grado di contrastare la potenza
del Regno di Gesù, capace in un sol momento di annullare la schiavitù e dare al
peccatore la libertà dei figli di Dio.
E' bene
ripetere che ciò avviene quando si crede senza riserve che Egli è morto sulla
croce per noi e che il suo sacrificio è valso compiutamente a pagare tutti i
nostri peccati, dei quali poi non viene chiesto alcun debito
In
conclusione, la Bibbia chiede all'uomo d'essere cosciente di tale procedimento
di morte ed invita tutti a fermare la manifestazione del peccato. In altre
parole chiede di impedire il suo concepimento ovvero la sua affermazione
nell'anima oppure di abortire la sua gestazione, o, infine, di ucciderlo prima
che giunga a produrre quella morte che desidera portare all'umanità.
Lo svolgimento
del nostro studio torna a passare dal capitolo quattro del libro della Genesi
dove il Signore al versetto 6, parla a Caino e dice:
“Perché
sei irritato e perché il tuo volto è abbattuto? Se fai il bene non rialzerai tu
il volto? Ma se fai male il peccato sta spiandoti alla porta ed i suoi desideri
sono volti a te; ma tu lo devi dominare!”.
Il dialogo tra
Dio e Caino e la posizione spirituale del peccato alla porta del suo cuore,
dimostrano come il modello evidenziato appare accreditato sempre più dalle
Sacre Scritture.
Caino ha già
un cuore condizionato dai suoi convincimenti, convinto nelle sue posizioni dai
fatti esterni e dai rapporti con Abele e, per questo, polarizzato verso
l’invidia e la gelosia. Tali condizioni della sua anima si riflettono sul suo
volto con i segni dell’irritazione e della tenebrosità.
Dio
interviene, dunque, esclusivamente su uno stato di fatto, vede il negativo
posizionamento di Caino verso il fratello e manda a lui la sua Parola ed il suo
consiglio.
Il cuore di
Caino per le condizioni in cui si è posizionato riceve sia l’interesse di Dio,
sia quello del peccato.