TRA DOGMA E VERITA’

 

PRESENTAZIONE

Caro lettore, questo elaborato è stato scritto da un cristiano per chiarire il punto di vista della fede intorno alla persona di Maria, madre di Gesù.

Si dice che coloro i quali non adorano Maria non credono in Lei.

La cosa è del tutto non vera, poiché i cristiani credono in tutto ciò che Maria ha detto e fatto.

Noi sappiamo, purtroppo, che i cristiani, cosiddetti "Mariani", venerano ed adorano la Madonna, rendendole un culto fatto di genuflessioni, immagini, preghiere, processioni, canti.

La Bibbia, invece, sostiene che la fede cristiana è fondata in Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo, e questo è confermato dal "credo" formulato dalla Chiesa antica.

Ogni vero credente in Cristo Gesù conosce bene Maria, la vergine di Israele, scelta dalla Grazia per divenire madre del nostro Salvatore Gesù Cristo.

I Vangeli ci parlano di Lei, presentano la sua fede, la sua umiltà, la sua ubbidienza alla Parola, nonché la sua vita di credente esemplare.

Perciò i cristiani rispettano ed onorano Maria, la nominano a giusta ragione, e traggono esempio da lei e dalla sua vita, secondo l’indirizzo scritturale.

Ogni cristiano, quindi, riconosce Maria "grandemente favorita da Dio e benedetta fra le donne" e sa che "tutte le generazioni la chiameranno beata, poiché il Potente Le ha fatto grandi cose".

Questo scritto vuol mettere la beata Maria nella sua giusta prospettiva, secondo il dettato evangelico.

Ti esortiamo dunque a leggere con attenzione, per dare chiarezza alla ricchezza dei significati e degli insegnamenti contenuti nella figura della Madonna.

Maria sta, ancora una volta, indicando alla storia dell’umanità quell’unica via dataci da Gesù; Ella, a suo tempo, seppe seguirla in maniera completa, quando ubbidì alla volontà di Dio, fino ad esporre la sua giovane vita al vituperio del mondo.

Ella indica la Via, ma non è la via.

L’unica Via dell’uomo verso Dio è (e resterà sempre e solo) Gesù.

Per questo (ed altro) è facile dimostrare come la Maria della Bibbia, quella evangelica, sia totalmente diversa da quella costruita dagli uomini e dai loro dogmi religiosi.

Del resto l’apostolo Paolo, prevedendo alcune deviazioni dal consiglio dello Spirito Santo, ha invitato i cristiani di ogni tempo ad attenersi alle Scritture senza andare oltre, per non correre il pericolo di gonfiarsi d’orgoglio a danno dei fratelli.

Comunque, questo elaborato, che parte da un precedente opuscolo scritto da un fratello in Cristo, ritiene di poter sviluppare con maggiore ampiezza quanto già svolto sul tema, ed ha come unico scopo quello di aiutare a vedere, col cuore di Dio e con la vista delle Scritture neotestamentarie, la fulgente figura di Cristo Gesù e la figura della Beata Maria, chiamata nel piano della grazia, quale eccellente servitrice e credente umilissima, sempre pronta alla divina chiamata. Amiamo Maria, la serva di Dio.

 

IL PERCHE’ DEL NOSTRO IMPEGNO

La Bibbia è il libro di Dio, ispirato dallo Spirito Santo.

Per noi cristiani, le Sacre Scritture sono formate dal vecchio patto e dal nuovo patto. Il vecchio patto contiene tutti gli scritti sacri della fede ebraica, che vanno dalla Genesi a Malachia, mentre il nuovo patto contiene gli Evangeli, gli Atti degli Apostoli, le Lettere e l’Apocalisse.

Noi cristiani (biblici), unitamente a tutta la cristianità, diciamo, leggendo la Bibbia, che è Parola di Dio; e, come tale, la vogliamo rispettare, fino a separare il "vile dal prezioso" (Geremia 15,19). Infatti, riteniamo, nel campo della fede, vile tutto ciò che è umano e prezioso tutto ciò che appartiene a Dio.

L’Apostolo Paolo (nella I° lettera ai Corinti, al capitolo 4, versetto 6), scrive:

<< .. Or fratelli, ho applicato queste cose a me stesso e ad Apollo onde per mezzo nostro voi impariate a praticare il "non oltre quello che è scritto" onde non vi gonfiate d’orgoglio gli uni a danno degli altri .. >>

Paolo, con questo versetto (e con tanti altri simili), dà alla cristianità una regola precisa, che noi riteniamo debba essere osservata da tutti i credenti, per poter giungere ad un vero ecumenismo nella Parola e quindi nelle Scritture.

Nostro Signore, la Parola fatta carne, ha sempre citato le Sacre Scritture, le ha confermate e le ha praticate con tutta la sua vita.

Noi riteniamo che Lui è l’esempio perfetto, compiuto, che ci conviene imitare. Come il discepolo osserva ed imita il Maestro, anche noi dobbiamo imitare Lui, il Maestro per antonomasia, il solo che ci dice la Verità di Dio e che è la Verità stessa. Seguirlo ci dà la possibilità di essere chiamati "Cristiani". (Atti 11,26)

Nel capitolo 17 dell’Evangelo di Giovanni, al versetto 20, nostro Signore ci ricorda, mediante la sua invocazione al Padre, la necessità di contribuire a realizzare, in ubbidienza alla volontà di Dio, l’Ecumenismo, ovvero l’unità dei cristiani, dei discepoli di Gesù Cristo, dei nati di nuovo dalla Parola di Dio.

Questo scritto ha la principale funzione di rimuovere le ambiguità che l’umanità ha instillato nella fede dei cristiani e di rifondare in Cristo Gesù la loro vera unità.

E’ tempo di rinunciare a tutto ciò che divide la cristianità e saper tornare con umiltà alla Santa Parola, alle Sacre Scritture ispirate dallo Spirito Santo, per trovare la vera unione e rallegrare il nostro Signore e padrone Gesù Cristo.

Segnalateci tutto ciò che vi sembra noi diciamo contro la Parola e ci pentiremo con immediatezza, aiutateci a conoscere meglio le Scritture, quelle che parlano di Gesù e che fanno crescere la fede in Lui (Giovanni 5,39).

Nessuno può giungere a Gesù, se non che il Padre, che lo ha mandato, lo attiri. Infatti, chiunque ascolta il Padre ed impara da Lui, giunge a conoscere Gesù Cristo e ad avere fiducia in Lui.

Noi avvertiamo una forte responsabilità e, quindi, l’impegno di far conoscere la volontà del Padre e separare il vile dal prezioso, affinché molti possano udire e vedere la verità biblica su Dio e scegliere, mediante la loro fede in Lui, tutto quello che appartiene alla Vita ed alla pietà.

 

IMITIAMO MARIA

Per comprendere correttamente la figura di Maria, madre terrena del nostro Signore Gesù Cristo, bisogna innanzi tutto precisare che Ella era una ragazza ebrea e, come tale, condivideva la fede di Israele nelle promesse divine, contenute nell'Antico Testamento, sulla venuta del Messia (cioè del Cristo).

Perciò Maria è, per noi, esempio di fede come Anna, Sara, Deborah, Yael, Rut e tante altre pie donne d’Israele.

L'Evangelo la chiama beata, perché a lei è stata fatta una grazia particolare: concepire il Cristo.

"Ti saluto Maria"

L'esperienza di Maria inizia con l'azione rivelatrice di Dio:

"L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea detta Nazaret ad una vergine fidanzata ad un uomo chiamato Giuseppe e il nome della vergine era Maria. E l'angelo, entrato da lei, le disse:

Ti saluto, o favorita dalla _ grazia, il Signore è con te.

Ed ella fu turbata a questa parola e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. E l'angelo le disse:

Non temere Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco tu concepirai nel seno e partorirai un figliuolo e gli porrai nome Gesù. Questi sarà grande e sarà chiamato figliuolo dell'Altissimo, e il Signore Iddio Gli darà il trono di Davide suo padre, ed Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il Suo regno non avrà mai fine" (Luca 1,26-33).

Scelta tra le fanciulle di Israele per dare alla luce il Messia, Maria si rende conto di essere stata oggetto di una particolare grazia; grazia a cui bisogna rispondere con il libero assenso della fede, anche se tale atto gratuito di Dio rimane sempre un dono Suo proprio.

L'Apostolo Giovanni afferma:

"in questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo unigenito figliuolo nel mondo, affinché per mezzo di Lui vivessimo.

In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che Egli ha amato noi, e ha mandato il suo Figliuolo per essere la propiziazione per i nostri peccati" (1 Giovanni 4.9)

"Ti saluto Maria! Il Signore è con te. Egli ti ha colmato di grazia".

Nella versione latina della Bibbia, chiamata la Vulgata, queste ultime parole furono tradotte con "gratia plena" (piena di grazia), espressione che non corrisponde esattamente al testo originale.

In greco, infatti, la forma verbale usata indica qualcuno che ha ricevuto una grazia, che è stato favorito dal dono della grazia, cioè che "ha trovato grazia presso Dio".

Inoltre, nel testo biblico, non vi è nulla che possa suggerire l'idea di qualche merito o di qualche virtù di Maria su cui Dio abbia fondato la Sua elezione.

Chi intende le parole del saluto dell'angelo come esaltazione della persona umana di Maria e delle sue virtù (e non come l'annunzio della pura misericordia di Dio) cade in un equivoco pericoloso.

Infatti, proprio l'inesatta traduzione della Vulgata ha indotto molti a credere che Maria fosse immune dal peccato originale.

Eppure la stessa espressione biblica "piena di grazia" è usata nella Scrittura per caratterizzare Stefano (Atti 6:8); analogo concetto è ripetuto in Efesini (1:6), quando Paolo dichiara che la grazia di Dio è stata largita a tutti i credenti per mezzo di Cristo Gesù.

Giustamente i traduttori della nuova versione italiana della Bibbia interconfessionale in lingua corrente traducono: "Il Signore ti ha colmato di grazia".

Maria stessa interpretò in tal senso l'annunzio dell'angelo quando intonò quell'inno di lode che è il

"Magnificat":

"L'anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta in Dio Mio salvatore, poiché Egli ha riguardato alla bassezza della sua ancella.

Poiché ecco, da ora innanzi tutte le età mi chiameranno beata, poiché il Potente mi ha fatto grandi cose.

Santo è il suo nome, e la sua misericordia è d'età in età per quelli che lo temono" (Luca 1, 46-50).

Da un antico commento al testo, così si estrapola:

"Ciò che Maria vuol dire è dunque, questo: Dio ha rivolto i suoi sguardi a me povera serva, disprezzata e insignificante, mentre avrebbe potuto trovare regine ricche, grandi, nobili e potenti, figlie di principi e di grandi signori.

Avrebbe potuto scegliersi la figlia di Anna o di Caifa, che erano i capi della nazione. Invece ha volto a me i suoi occhi pieni di pura bontà e si è servito ai suoi scopi di una ancella misera e disprezzata.

Nessuno, infatti, avrebbe dovuto gloriarsi, dinanzi a Dio, di essere degno di tanto onore. E anch'io devo riconoscere che è tutta grazia e bontà divina, e non merito mio o mia virtù... ".

"Questa è anche l'opera maggiore dalla quale tutte le altre dipendono e dalla quale tutte scaturiscono.

Infatti, quando avviene che Dio rivolge il suo volto a guardare qualcuno, questi sperimenta pura grazia e beatitudine, e tutti i doni e tutte le opere devono far seguito.

Per questo motivo Maria accenna allo sguardo di Dio dicendo: ecco da ora innanzi mi chiameranno beata; cioè dal momento in cui Dio ha riguardato la mia bassezza, verrò chiamata beata.

Essa, quindi, non viene lodata, ma la grazia di Dio scesa su di lei. Così possiamo imparare quale sia il vero onore che si deve tributare a Maria.

"Il Signore è con te"

Il Magnificat è il cantico di una credente che appartiene alla Chiesa di Cristo, la quale sa di non essere né di avere nulla da sé e perciò si riconosce povera di tutto e bisognosa.

Anche la Chiesa vive in tutta umiltà, giorno dopo giorno, unicamente nella grazia divina, che opera in lei mediante lo Spirito Santo.

Essa ascolta costantemente le parole dell'angelo: "Il Signore è con te", e da queste parole trae certezza di fede e forza per il servizio.

MARIA NATA SENZA PECCATO

Circa il senso dato alla "immacolata concezione", tanto dagli ortodossi greci quanto dai protestanti, appare inammissibile sostenere che Maria, fin dal primo istante del suo concepimento, è stata preservata dal peccato originale.

Se ciò fosse vero, a Maria verrebbe a mancare una delle caratteristiche essenziali della condizione umana, dopo la caduta di Adamo; non avrebbe più parte a quella natura peccaminosa che tutti ci accomuna, per cui il dogma stesso della vera umanità di Cristo potrebbe essere messo in dubbio.

Ma la Bibbia afferma con ogni chiarezza che:

"nessuna creatura umana è immune dal peccato, perché non v'è alcun giusto, neppure uno" (Romani 3,10).

Ecco perché S. Agostino può dire:

"Quando troverai uno che non è nato da Adamo, avrai trovato uno nato senza colpa. Nessuno potrà mai togliere ai cristiani questa verità" (Serm. 293. Nat. Giovanni Battista).

La dottrina apostolica è chiara:

"Per mezzo di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo, e per mezzo del peccato vi è entrata la morte; in questo modo la morte è passata su tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato" (Romani 5, 12). E l'apostolo aggiunge: "Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio" (Romani 3,23).

Persino Maria conferma questa verità quando, nel Magnificat, esclama:

"Lo spirito mio esulta in Dio mio salvatore" (Luca 1,47).– Ella piena di umiltà e di chiara visione della realtà, dunque, non confusa, riconosce e confessa che Dio è colui che l’ha salvata da ciò da cui doveva essere salvata: ovvero dal peccato.

Pertanto, Dio l’ha salvata, concedendoLe il perdono dei peccati e permettendoLe di vedere con chiarezza la dimensione della sua missione (Salmo 32).

Ella, liberata dal peccato, con la mente aperta ed il cuore purificato, comprese l’incarico assegnatole da Dio, l’accolse e lo realizzò nella sua stessa natura umana.

Nel momento della annunciazione l'angelo, in riferimento a Gesù, aveva detto:

"Egli salverà il popolo dai suoi peccati" (Matteo 1,21), e Cristo è venuto nel mondo proprio per compiere questa specifica missione: espiare il peccato di tutta l'umanità.

Quando, nella "bolla Ineffabilis Deus" (firmata dal Papa Pio IX) ,

si afferma che Maria è esente dal peccato originale ("intuitu meritorum Christi Jesu, Salvatoris humani generis" cioè "in considerazione dei meriti di Gesù Cristo, Salvatore del genere umano"), va osservato che i meriti di Cristo sono applicabili soltanto ai peccatori (… non sono venuto per i giusti ma per i peccatori…) e che anche Maria, avendo trovato grazia presso Dio, è stata dunque sciolta dal peccato e resa pura dalla Parola.

Pertanto, è più accoglibile la versione secondo la quale Maria nacque nel peccato, come qualsiasi essere umano (la Stessa ha fatto bene a dichiarare d’essere stata salvata), ma, per la missione ricevuta, venne perdonata e sciolta da ogni peccato; per ciò poté chiamare Dio suo Salvatore.

Eminenti dottori e "padri" della Chiesa hanno sostenuto che Maria non è nata senza peccato, ma ha ricevuto grazia e purificazione dalla Parola di Dio.

S.Agostino

(nel III sermone sul Salmo 34) scrive: "Maria morì a causa del peccato originale trasmesso da Adamo a tutti i suoi discendenti, e la carne che il nostro Signore prese da Maria, soffrì la morte per togliere il peccato". Maria dunque non fu immune dal peccato.

Eusebio,

grande storico della Chiesa antica, afferma:

"Nessuno è esente dal marchio del peccato originale, neppure la madre del Redentore del mondo" (Emis in orat. 2, de Nativ.)

Anche S. Anselmo si esprime in tal senso:

"Sebbene la concezione del Cristo sia immacolata, tuttavia la stessa vergine, dalla quale Egli nacque, fu concepita nella natura umana e nacque con il peccato originale" (Op. 92).

S. Tommaso d'Aquino insegna che

"la beata vergine Maria contrasse il peccato originale essendo stata concepita dalla unione dei suoi genitori" (Summa Theol. pars. III), ..intendendo con questa espressione che anche Maria partecipa pienamente alla condizione di peccato originale che è comune ad ogni creatura umana.

Il papa Innocenzo III dichiarò:

"Eva fu generata senza peccato e partorì nel peccato; Maria fu generata nel peccato e partorì senza peccato" (Sermo Ass.)

Bernardo di Chiaravalle,

un devoto cantore delle glorie di Maria, (lettera 34 ai canonici di Lione), si oppose all’idea della immacolata concezione.

A partire dal XIII secolo,

due scuole teologiche opposte si scontrarono apertamente all'interno del cattolicesimo romano:

quella dei Francescani,

che difendevano l'idea della immacolata concezione,

e quella dei Domenicani

che vi si opponevano, fondandosi sulla Bibbia e sui Padri che abbiamo citato.

Nel diciannovesimo secolo

la lotta si concluse con l'imposizione autoritaria della dottrina sostenuta dai Domenicani ad opera di Pio IX (anno 1854) il quale al proposito, si espresse così:

"Da parte nostra preferiamo seguire l'insegnamento della Scrittura e il pensiero dei Padri della Chiesa antica.

Portiamo dunque a Maria il medesimo rispetto che ebbe per lei l'angelo della annunciazione, nutriamo per lei profonda attenzione quale eletta dalla grazia di Dio per essere la madre terrena del Salvatore, e crediamo che è benedetta tra le donne proprio perché seppe essere un membro fedele e ubbidiente nel popolo di Dio. (Maria viene vista come strumento di Dio, eletta per il piano della salvezza, ma non corredentrice)

Scrive S. Agostino:

"Santa è Maria, benedetta è Maria; però è meglio la Chiesa che Maria. Perché? Perché Maria è una parte della Chiesa, un membro santo, eccellente, eminentissimo, ma solo un membro del corpo; ma il corpo intero vale più di un solo membro. Il capo è il Signore, e Cristo nella Sua totalità è capo e corpo" (cfr. Opera completa di S. Agostino, vol. VII. Serm. 25,13: "La maternità di Maria", pp. 143-159, ed. BAC, Madrid, 1950).

Noi cristiani

siamo convinti di essere coerenti non solo con l'insegnamento della Bibbia, ma anche con il pensiero della Chiesa dei primi quattro secoli e con coloro che tale visione hanno confermato e mantenuto nel tempo, perciò onoriamo Maria come colei che fu scelta per dare la vita terrena a Gesù.

Riconosciamo che Maria fu salvata e resa senza peccato per pura grazia, al fine di compiere la divina missione.

Ella, credendo ed ubbidendo alla Parola di Dio, divenne lo strumento umano di cui Egli si servì per la sua incarnazione, per assumere quindi un corpo che poteva essere offerto in sacrificio. Per tutto ciò che era, che fu resa e che compì, noi riconosciamo Maria e la dichiariamo Beata, poiché il Potente ha fatto in Lei grandi cose.

Maria resa libera dal peccato e ripiena dello Spirito Santo, portando la Parola nel suo grembo, vide con chiarezza e precisa verità la sua realtà, quella del genere umano e, più che ogni altra cosa, quella di Dio. Per questa illuminazione (che consegue all’opera dello Spirito Santo ed alla incarnazione della Parola), Ella potè vedere ciò che mai prima aveva visto e cantare un canto, il Magnificat, che mai prima né Lei né altre creature avevano potuto cantare.

Altre donne videro e cantarono a Dio, ma nessuna mai come Maria: Ella ottenne la visione più chiara, completa e bella.

 

IL VERBO SI FECE CARNE

"La Parola è stata fatta carne, ed ha abitato fra noi" (Giovanni 1,14).

Il miracolo dell’incarnazione consiste nell'intervento personale di Dio nella storia, cioè nel fatto storico che Dio si fece uomo in Gesù, prendendo su di sé la nostra natura umana.

Dobbiamo però notare che l'apporto umano alla incarnazione si attua solo tramite una donna: Maria.

L'uomo, il cui apporto è indispensabile per generare una vita, viene totalmente escluso.

Questo non avviene a caso, ma ha un significato spirituale.

Nell’incarnazione, Maria è il simbolo della umanità, incapace di proporre alcun rimedio per la salvezza dalla morte eterna, derivante dal peccato; Ella viene raggiunta dal messaggio di Dio e coinvolta nell'opera della salvezza. La bellezza della fede mariana consiste nel saper ascoltare la volontà di Dio ed accettare il Suo progetto. Maria non ebbe una sua personale proposta, ma seppe dipendere interamente dall’iniziativa di Dio, il quale, come sempre, si realizza unicamente per la potenza dello Spirito Santo.

All'angelo che annunzia l'impossibile:

"Tu concepirai",

Maria risponde credendo e mettendo a disposizione di Dio il nulla che ella è, il suo stato di ragazza vergine e senza marito, perché sul nulla della creatura Dio operi il tutto della Sua potenza.

Due sono gli insegnamenti che il Vangelo ci vuol dare:

Innanzi tutto il fatto che Maria condivida con noi e con tutta l'umanità il peccato originale; questo ci assicura che Gesù ha avuto pienamente parte alla nostra realtà umana, che è stato veramente in tutto simile a noi, anche se non ha commesso alcun peccato; quindi, può comprendere veramente la nostra situazione e fare l’espiazione dei nostri peccati (Ebrei 2,17; 4,15).

In secondo luogo, il fatto che Maria riconosca di aver bisogno di salvezza come ogni altra creatura umana, che accolga liberamente il messaggio della Parola di Dio e che si offra spontaneamente al servizio del Signore (Luca 1,38), fa di Maria un esempio di fede e di ubbidienza senza condizioni.

Beata è colei che ha creduto

La grazia di Dio ci interpella sempre direttamente ed esige una risposta libera e personale, e Maria è uno dei più grandi esempi del "sì" che viene dalla fede, un sì totale e senza riserve che coinvolge tutta la vita e l'essere di colui che crede.

Educata nella fede ebraica, Maria sa che l'onnipotente Iddio mantiene quello che promette, ed ora comprende che è giunto il momento di sperimentare nella propria vita la potenza del Signore.

Perciò, rispondendo - "mi sia fatto secondo la tua volontà" (Luca 1,38), Maria non discute e non pensa ai pericoli a cui può andare incontro nel suo ubbidire (Matteo 1,18-19).

Le basta che Dio le abbia parlato e questo è sufficiente perché lei ubbidisca. Ella sa in maniera semplice, genuina e sicura che Dio è Dio e la sua Parola è verità.

L'Evangelo accentua fortemente la fede di Maria, anzi è proprio per questa fede che Elisabetta, la definisce "beata" dicendo: "Beata è colei che ha creduto" (Luca 1,48).

Nel voler imitare Maria, dobbiamo limitarci a parlare di lei come ne parla il Vangelo, cioè

come esempio di fede e

di consacrazione a Dio,

affinché la Chiesa ne esca fortificata.

Perciò ogni forma di venerazione o di culto reso alla sua persona appare fuori dai limiti posti nella Sacra Scrittura.

Questo era stato compreso dagli scrittori cristiani del IV secolo:

Epifanio, denunciando la setta dei Colliridiani, scrisse:

"Non si deve rendere ai santi un onore maggiore di quanto è giusto...

Lo stesso continua asserendo:

Maria non è Dio, né ha ricevuto il suo corpo dal cielo, quasi non fosse stata concepita da un uomo e da una donna. Il corpo di Maria è santo, ma non è Dio; è stata vergine fino alla nascita di Gesù e resta degna di molto onore, ma non ci è stata data in adorazione, e quello che lei adora è Colui che è nato dalla sua carne. Si onora Maria, ma si adora il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Nessuno adori Maria"

(Epifanio: Panarion, 78,11.24; 79A7).

Queste parole sembrano l'eco di ciò che affermava

S. Ambrogio da Milano nel medesimo secolo:

"Maria era il tempio di Dio, non il Dio del tempio; bisogna dunque adorare soltanto Colui che operava nel tempio" (Ambrogio, De spiritu Sancto, lib. III, cap. 11, n. 80).

Lapidarie e definitive sono le parole pronunciate da Nostro Signore Gesù, quando, nel deserto, contro il diavolo, disse: "Sta scritto:adora il Signore il tuo Dio ed a Lui solo rendi il culto".

Ora, a "Lui solo", significa "a nessun altro", neppure alla migliore delle creature, neppure a Maria.

 

INIZIO DEL CULTO A MARIA

Le prime tracce di un culto mariano risalgono alla fine del IV secolo, e più precisamente all'inizio del V (400),

quando, in alcune chiese in oriente e in occidente, si incominciò a venerare Maria con una forma di culto pubblico e con una festa speciale.

Ma tale culto, che all'inizio era piuttosto una specie di commemorazione, andò sempre più sviluppandosi dalla metà del VI secolo (500) in poi.

A tale riguardo è stata fatta una interessante osservazione:

Nelle pitture murali che decorano le Chiese fin dall'alto Medio Evo, il tema centrale dell'abside è costituito dalla figura di Cristo (Pantocrator) circondato dagli apostoli, tra i quali veniva situata la figura di Maria.

Alla fine del VIII secolo (700), invece, per la prima volta, al posto centrale appare la figura di Maria come madre che tiene in grembo Gesù bambino.

Inoltre, mentre nel principio Maria veniva dipinta in modo da dare rilievo alla figura di Gesù, man mano l’espressione del Figlio tende a spegnersi e viene evidenziato il ruolo della madre.

"Ecco mia madre e i miei fratelli"

Nel Vangelo, la posizione e l'atteggiamento di Maria nei confronti del Figlio sono invece ben diversi:

Maria, pur essendo la madre terrena del Salvatore, non potrà mai disporre del proprio figlio come le altre madri, anzi imparerà ben presto che i legami del sangue devono cedere il posto ai legami dello Spirito.

L'Evangelo di Matteo (12,46-50) riferisce che:

"Mentre Gesù parlava alle folle, ecco sua madre e i suoi fratelli che, fermatisi di fuori, cercavano di parlargli. E uno disse: Ecco tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori che cercano di parlarti. Ma Egli, rispondendo, disse a colui che gli parlava: Chi è mia madre? e chi sono i miei fratelli?

E stendendo la mano sui suoi discepoli disse: Ecco mia madre e i miei fratelli!

Poiché chiunque avrà fatta la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è fratello e sorella e madre" .

Così Maria imparò ben presto che la sua condizione di madre del Salvatore non le concedeva alcuna posizione di privilegio tra i seguaci di suo Figlio.

E' stata uno strumento nelle mani di Dio, ha avuto una vocazione del tutto particolare, ha svolto una missione unica e insostituibile nel piano della salvezza, ma ora che Gesù ha iniziato la sua opera di redenzione, lo sguardo dei credenti deve essere rivolto al Figlio, non alla sua madre terrena.

Maria, come ogni altro testimone di Cristo, ha imparato a lasciare il primo posto al Signore, come diceva Giovanni il Battista: "Bisogna che Egli cresca e che io diminuisca" (Giovanni 3,30).

L'Evangelo di Luca ci riferisce che, una volta, Gesù stesso riprese una donna, la quale, entusiasta del suo insegnamento, aveva pronunziato delle parole di esaltazione riguardo alla persona di sua madre:

La donna disse a Gesù: Beato il seno che ti portò e le mammelle che tu poppasti! Ma egli le rispose: Beati piuttosto quelli che odono la parola di Dio e la osservano" (Luca 11,27-28).

Con questa incisiva risposta, Gesù stesso sconfessò ogni tentativo di esaltazione della persona di sua madre.

La fede del cristiano deve essere chiara ed onorare i credenti che lo hanno preceduto nel cammino della fedeltà a Dio, ma saper distinguere tra i salvati e il Salvatore, cioè tra gli uomini e Gesù Cristo.

Infatti, come disse l'apostolo Pietro:

"in nessun altro è la salvezza, perché non v'è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad essere salvati (Atti 4,12)".

Maria ci insegna che il vero rapporto con Cristo si realizza nel contesto della fede vissuta nell'assemblea dei credenti.

Maria, sotto la croce, venne consegnata alle cure di Giovanni.

Infatti, Gesù disse all’Apostolo: "ecco tua madre" ed a Maria disse: "donna, ecco tuo figlio". E da quel momento il discepolo la prese in casa sua. (Giov:19,26).

Il fatto che Maria venne presa in casa di Giovanni fa dedurre che Ella fu curata e protetta dall’Apostolo, il quale, da allora in poi, esercitò nei confronti di Maria l’assistenza che la legge mosaica prevede da parte dei figli nei confronti dei propri genitori.

In effetti, le cure e l’assistenza previste, in quel tempo, per gli anziani, furono corrisposte a Maria da Giovanni: "Ecco tua madre", ovvero "colei che dovrai proteggere ed assistere al posto mio".

L'ultima volta che Maria è ricordata nel Nuovo Testamento è in Atti 2,14, dove si dice che:

"in attesa della Pentecoste - a Gerusalemme - i dodici discepoli perseveravano nella preghiera con le donne, con Maria madre di Gesù e con i fratelli di Gesù".

La discesa dello Spirito Santo sui centoventi dell’alto solaio chiarisce come anche Maria, alla pari dei fratelli di Gesù, degli Apostoli e dei discepoli, ebbe la grazia di ricevere la pienezza dello Spirito Santo.

Quindi, anche Maria ne aveva necessità, tanto quanto gli altri.

Ella, come il resto dei centoventi,solo nel giorno della Pentecoste fu resa Corpo di Cristo, inserita, dunque, nella vita e nell’onore eterno della Chiesa, ovvero nel tempio dell’Iddio vivente.

Dopo quest'ultima comparsa, Maria esce dalla scena biblica, umile serva del Signore, parte della Chiesa, simbolo di tutti quei credenti che vivono la vera umiltà del servizio nella ubbidienza della fede: quei credenti che Dio solo conosce.

Gli atti degli Apostoli non trattano più il personaggio di Maria e le Lettere del nuovo testamento non citano in alcun modo Maria, essendo tutte esclusivamente Cristocentriche.

Nel capitolo 19 dell’Apocalisse, l’Angelo dice a Giovanni, che stava per adorarlo:

"Guardati dal farlo. Io sono un servo come te e come i tuoi fratelli che custodiscono la testimonianza di Gesù. Adora Dio! Poiché la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia".

Lo Spirito Santo pratica il suo personale intervento solo dove è manifestata la testimonianza di Gesù Cristo. Egli, il Consolatore, è sceso soltanto per sostenere il regno di Dio ed il nome santo del Signore.

La cristianità, unta dallo Spirito Santo, vive nel mondo, ma non appartiene al mondo; come Maria alle nozze di Cana, essa non smette di indicare Cristo, dicendo:

"Fate tutto quello che Egli vi dirà" (Giovanni 2,5).

Per questi motivi e per il rispetto che nutriamo verso le Sacre Scritture, noi cristiani non possiamo accettare quanti tendono, per assecondare la tradizione popolare ("popolare pietà", sempre più "mariana" e sempre meno "cristiana"), a fare dell'umile fanciulla di Nazareth una figura sempre meno cristiana e sempre più "deificata", fin quasi a sostituirla a Cristo come oggetto di fede e speranza di salvezza, dandole perfino il titolo di corredentrice, mentre il nuovo testamento parla di un unico Salvatore e Redentore.

Atti 4,12: "non è dato altro nome sotto il sole per il quale possiamo essere salvati tranne il nome del Signore Gesù Cristo".

Maria fu e rimane una credente tra i credenti.

Quando nell'Apocalisse si parla della gloria celeste, Maria non è mai nominata tra coloro che siedono attorno al trono di Cristo (Apocalisse 4), perché come credente esemplare, non ha un posto d'onore distinto dagli altri, ma si confonde con essi e si unisce al loro coro, per proclamare che "la salvezza appartiene al nostro Dio, che siede sul trono, ed all’Agnello" (Apocalisse 7,10).

Noi crediamo di essere fedeli alla Scrittura ed allo spirito stesso di Maria, quando protestiamo contro tutto ciò che mira ad attribuire a Maria il ruolo di corredentrice.

Ella è stata uno strumento preziosissimo nel piano della redenzione, come lo sono stati i suoi progenitori: Abramo, Isacco, Giacobbe, Davide e la stessa madre Anna, nonché Giuseppe e quindi gli Apostoli, le pie donne che seguirono e servirono Gesù ed anche Paolo ed i fratelli del Signore.

Se nostro Signore avesse voluto dare un ruolo di particolare venerazione alla Madre, avrebbe saputo come insegnarlo.

Mentre, pur rispettando ed onorando Maria in qualità di madre, la dimensionò, in più occasioni, chiamandola semplicemente "donna", affinché non venisse frainteso il ruolo salvifico del Figlio di Dio con quello di una fedele servitrice dell’Altissimo; … altrimenti, perché non chiamarla Madre?

Ella fu certamente ed indiscutibilmente madre amorosa e premurosa: sempre cercò, infatti, di proteggere il Figlio, fino ad intervenire personalmente quando, a suo avviso, ritenne che stesse per sbagliare (andando in un territorio infestato e rischiando di contaminarsi e perdere la benedizione divina).

In Marco 3, dal versetto 20 in poi, sta scritto:

"Entrò in una casa e si radunò di nuovo attorno a lui molta folla, al punto che non potevano neppure prendere cibo. [21] Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; poiché dicevano: - E' fuori di sé –".

[22] "Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, ……………… dicevano: - E' posseduto da uno spirito immondo –".

[31] "Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. [32] Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: - Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano - [33] Ma egli rispose loro: - Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? -. [34] Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: - Ecco mia madre e i miei fratelli! [35] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre –".

L’episodio è altamente chiarificatore.

Infatti, i parenti di Gesù temettero per Lui.

Essi partirono per trovarlo e dissuaderlo dalle cose che stava per fare. Lo ritenevano «fuori di sé».

Ora, i parenti che erano partiti per prendere Gesù erano la madre, i suoi fratelli e le sue sorelle.

Maria ed il resto della famiglia, dunque, giunsero alla porta della casa dove Gesù era entrato. Tutti erano uniti e mossi dal timore che Gesù fosse incapace di gestire la sua stessa incolumità e potesse recarsi in luoghi di contaminazione e di morte.

I parenti volevano proteggere Gesù.

Questo dimostra che loro non credevano chi Egli fosse veramente né nella missione celeste che gli era stata affidata. In un altro passo viene dimostrata la stessa sfiducia che hanno i familiari verso il Signore (Giov.7,37).

Il focolare domestico della casa di Maria era pervaso dalla sfiducia in Gesù ed in quello che stava facendo, perciò tutti loro temevano per la sua sorte ed in qualche modo lo consigliavano, quasi non avesse il giusto criterio delle cose da fare.

Maria la Madre, verosimilmente, era il centro del pensiero, delle meditazioni e delle scelte di tutti; pertanto, se il sentimento verso Gesù era la sfiducia, ossia non credere in Lui né in quello che stava facendo, ciò è dimostrazione che, in buona parte, anche Maria poteva essere influenzata o contaminata.

Certamente non si oppose alle valutazioni fatte ed alla conclusione che il Figlio era "fuori di sé", ma partecipò alla spedizione per riportarLo a casa.

Maria, come madre terrena, era, nei confronti del figlio, apprensiva e protettiva; per questo è possibile ritenere che la stessa avesse smarrito l’iniziale rivelazione messianica di Gesù: quella che Le fu fatta conoscere fin dal principio dall’Angelo.

La parte umana di Maria, toccata dal timore per la vita del figlio, la poteva condurre nella paura e, probabilmente, anche verso una temporanea confusione.

Maria, serva del Signore, credente nella Parola, madre umana e protettiva, giunse a sfiduciare il Figlio, preferendo conservare la sua visione di vita e le cure materne, purtroppo in opposizione al piano di Dio ed alla stessa volontà di Gesù.

Il Signore, che tutto conosceva, come tutto conosce, all’udire che i suoi parenti erano giunti da lontano e stavano fuori dalla porta, non disse nulla per farli entrare ma, rivoltosi ai suoi discepoli, disse:

"Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? - . [34] Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: - Ecco mia madre e i miei fratelli! [35] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre".

L’episodio accennato fu certamente uno dei momenti di maggior tensione tra Gesù e la madre; in esso si manifestarono i sentimenti umani tipici dell’istinto materno, in contrapposizione all’equilibrio ed alla fermezza della divina sapienza.

Maria agì per fermare il Figlio, ma fu ridimensionata. Seppe tuttavia accettare la correzione ed imparò la lezione ricevuta.

Seppe stare al suo posto; al posto della credente, della serva, della figlia, pur essendo la madre, imparando a distinguere il ruolo spirituale da quello umano.

Dopo quella vicenda, Ella mai più cercò di ostacolare il figlio, che, nello stesso tempo era il suo Signore, ma lo seguì e gli stette vicino con assoluto rispetto ed ubbidienza.

Se la missione di Gesù fosse dipesa dalla Madre, essa avrebbe spesso subito forti deviazioni e le sue mete sarebbero state certamente variate.

Seguendo la Madre, il Signore avrebbe avuto una vita meno pericolosa ed un’anzianità più lunga, con una prospettiva di vecchiaia sicura e ridente.

E’ chiaro che la croce non era nei programmi di Maria, colei che teneva tanto alla integrità del figlio da volergli impedire di andare nel paese dei gadareni a liberare i posseduti.

Solo il Padre ha potuto tracciare una missione cosi incomprensibile al cuore dell’uomo, e tanto più a quello di una madre, quanto efficace e risolutiva per la salvezza del mondo.

Maria diede la sua persona per rivestire temporaneamente di umanità e di mortalità la Parola, ma in nessun modo partecipò alla progettazione della morte del Figlio, essendo ciò ad Ella innaturale ed incomprensibile.

Maria, come mostrato dalle scritture, non aveva la visione di Dio, ma quella della madre terrena, affettuosa, premurosa e protettiva, perciò verosimilmente indisponibile alla crocifissione del figlio, quindi mancata ed improponibile corredentrice.

Colei che non voleva far andare il figlio nel paese dei Gadareni, per timore che si contaminasse, come avrebbe mai accettato di lasciar andare il figlio sul Golgota, il luogo della morte?

Ecco perché è legittimo pensare che Ella subì la crocifissione e non riuscì a comprendere intimamente il dovere del figlio né, tantomeno, il progetto del Padre, che è e resterà comunque per l’eternità l’unica opera salvifica concessa all’uomo peccatore.

Ella, dunque, assistette addolorata alla uccisione del Figlio, ma non poté comprendere né concorrere all’opera della salvezza.

Pertanto è chiaro che Maria partecipò all’incarnazione del Verbo, ma non all’opera della croce né a quella, ancora più grande, della resurrezione.

Dunque, Maria Madre e strumento dell’incarnazione della Parola di Dio, ma non collaboratrice né corredentrice o compartecipe del progetto di salvezza compiuto attraverso la crocifissione di Gesù, né della sua resurrezione, perciò non avente parte alcuna al sacrificio del Golgota, nonostante ne subisse il dolore e la disperazione.

Inoltre, ci sorprende e ci scandalizza chi sostiene, con i pastorelli di Lourdes,

"che Maria sia la mediatrice della grazia e la madre di misericordia, la quale trattiene la collera del Figlio, giudice severo".

L’Evangelo dice il perfetto contrario del concetto sopra espresso, dato a Bernadette e fratelli nella grotta da una pseudo creatura angelica - ritenuta dai veggenti essere la Madonna. Infatti, in Galati è scritto: "quand’anche venisse un angelo dal cielo ad annunciarci una cosa diversa, sia esso considerato anatema"

lo Spirito Santo l’aveva predetto e gli uomini non si sono curati di lasciarsi illuminare e guidare dalla sua Parola.

Anche nell’Apocalisse (6,9), all’apertura del quinto sigillo, è Gesù che trattiene il giudizio sugli abitanti della terra, tanto invocato dai santi martiri.

Così, la verità non è quella di una madre che frena a stento l’ira del Figlio, ma quella del Figlio di Dio che trattiene la richiesta di giustizia sollecitata dai santi martiri.

La Bibbia, dunque, sostiene il contrario della visione di Barnadette. A tal punto, vale chiedersi: chi è più attendibile tra la Bibbia e tre bambini del XX secolo?

Fu solo Gesù Cristo, con i suoi fatti terreni e celesti, a dare una potente salvezza all’uomo che crede; è così che Egli fornisce la perfetta manifestazione dell'amore e della misericordia di Dio verso i peccatori (Apocalisse 5, Giovanni 3,16; Efesini 2,4-8) e ripetiamo non l’ira violenta e funesta che si vuole far credere.

Solo Gesù Cristo:

è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini (Giovanni 14,13; 16,23; 1 Timoteo 2,5);

è l'unica Via che conduce a Dio (Giovanni 14,6);

è il vivente che siede alla destra di Dio e intercede per noi (Romani 8,34);

è il nostro avvocato difensore presso il Padre (1 Giovanni 2,1).

In Cristo anche noi, come Maria, abbiamo trovato grazia presso Dio e siamo stati colmati dalla Sua grazia; perciò evitiamo ogni indebita esaltazione della persona umana ed imitiamo Maria nella fede, nella disponibilità e nella consacrazione al Signore.

Gesù ha sostenuto che i suoi discepoli sono a Lui anche "Madre": ciò è comprensibile per il fatto che anche noi, come Maria, abbiamo accolto nel seno la Parola di Dio e questa ha generato la nuova nascita, ovvero la nascita della natura di Cristo Gesù.

Per tutto ciò, anche noi, come Lei, poniamo la nostra speranza soltanto in Dio, nostro Salvatore, per mezzo di Gesù Cristo.

LA DONNA CHE HA I PIEDI SULLA LUNA

Altro elemento che andrebbe chiarito è quanto illustrato nel capitolo 12 dell’Apocalisse, strumentalizzato dagli adoratori di Maria, fino a far dire loro che la donna con le dodici stelle sul capo e che poggia i piedi sopra la luna sia la Madonna.

La stessa Bibbia spiega che la donna è la rappresentazione della Chiesa e non di Maria; la Chiesa è, dunque, la vera madre del corpo di Cristo, che sarà rapito e non toccato dal dragone.

Le forzature interpretative non migliorano la fede né facilitano la salvezza, bensì operano al contrario.

Voler dire che la donna di Apocalisse 12 è Maria ha l’unico scopo di condurre i credenti all’adorazione della Madonna e ciò, a nostro avviso, sa tanto di idolatria.

Del resto, la lettera ai Romani, nel capitolo 1 (dal versetto 24 in avanti) spiega come Dio non permetta l’adorazione di alcuna creatura, stabilendo di abbandonare quanti si avventureranno contro tale consiglio.

Pertanto, se in favore dell’uomo viene rivendicata la facoltà di scelta quale supremo momento della libertà e della dignità, perché non capire che anche Dio si è riservata la libertà di proteggere chi gli ubbidisce e di abbandonare chi gli si oppone?

Ora il Signore vuole che adoriamo Lui soltanto con tutto il nostro cuore:- questo è il primo comandamento della legge. Quindi, se dobbiamo adorare solo Lui, come possiamo adorare anche altri? E, visto che Maria non è Dio ma è creatura, come si può pretendere la protezione del Signore, qualora la si veneri o adori?

Se, nonostante ciò, uno vuol vivere senza la protezione di Dio, faccia pure, ma poi non si lamenti! Del resto, ognuno è libero di scegliere il protettore che desidera e noi abbiamo scelto Cristo e non una creatura.

Va tuttavia precisato che noi, proprio in forza del nostro discepolato, abbiamo voluto collocare la figura di Maria nella sua giusta prospettiva, secondo le Sacre Scritture, al fine di togliere uno dei più grandi ostacoli sulla via dell'ecumenismo biblico, che vede Cristo stesso e Cristo solo al centro del cuore del credente, del culto e dell’adorazione.

La base del nostro tentativo, come di tutta l'impostazione della nostra fede, è la Parola di Dio, secondo quanto contenuto nelle Sacre Scritture dell'Antico e del Nuovo Testamento, cioè nella Bibbia.

La Bibbia contiene tutta la rivelazione di Dio.

Per questo, essa è per noi l'unica norma di fede, di dottrina e di vita. Alla luce della Parola di Dio, dunque, noi abbiamo facoltà di sottoporre a verifica tutte le dottrine ecclesiastiche che sono state formulate dalla chiesa nel corso dei secoli, e di esaminare ogni tradizione religiosa e cultuale, per provare se deriva o no dalla Sacra Scrittura.

Perciò, proprio per fedeltà e ubbidienza alla Parola di Dio. siamo talvolta costretti a rifiutare quelle dottrine e quelle tradizioni che contrastano con l'insegnamento biblico.

Nella Bibbia, Gesù Cristo, che è "la via, la verità e la vita" (Giov.14,6), ci chiama alla fede e ci indica una via semplice e chiara per vivere in comunione con Lui nella verità: la via che Egli ci indica è quella descritta nel Vangelo.

Conoscere il Vangelo significa avere la possibilità di conoscere Dio e udire la sua voce, che ancora oggi parla a ciascuno di noi, personalmente e senza mediazioni, attraverso la sua Parola.

Amiamo tutta la cristianità e vogliamo dare il nostro contributo a tutto ciò che concerne l’adorazione a Dio (Giov.4,22); Maria è per noi un esempio altissimo di fede, ma solo a Dio va offerto il culto. Troviamoci nella Parola, comprendiamoci nella Parola, serviamoci nella Parola, amiamoci per la Parola e con la Parola. Dio illumini sempre di più la nostra mente e ci permetta di capire ogni giorno meglio la Sua verità.

 

CRISTIANI E MARIANI

Dopo aver esposto il nostro pensiero su Maria, Madre di Gesù, abbiamo raccolto per strada un "volantino" avente i seguenti riferimenti;

"MARIA, IL CAPOLAVORO DI DIO";

PUBBLICAZIONE DI PADRE GIULIO MARIA, APPARTENENTE ALL’ASSOCIAZIONE CATTOLICA "GESU’ E MARIA". CASELLA POSTALE 223 – PALERMO CENTRO – tel. 0360/556781

A motivo dei contenuti rilevati, abbiamo sentito la necessità di inserirlo in questo studio, come elemento di valutazione fra il cristianesimo (a base biblica) ed il marianesimo.

Per meglio procedere all’esame critico del "volantino", nel riportarlo abbiamo ben stagliato le frasi, numerandole al fine di meglio indirizzare i nostri personali convincimenti rispetto al pensiero di Padre Giulio Maria.

MARIA - IL CAPOLAVORO DI DIO

Maria è realmente il Capolavoro di Dio.

È Colei che sola è rimasta inalterata da come Dio l'aveva pensata e creata.

Né Adamo ed Eva prima del peccato originale, né Noè e i Patriarchi, né Abramo e Mosè, né Davide e tutti i profeti, né gli Apostoli e tutti i Santi di tutti i tempi raggiungono l'infinitesima parte di Santità pari a quella di Maria, anzi, tutti questi messi insieme, sono sempre immensamente lontani dalla Santità di Maria,come il Cielo dista dalla terra.

La Madonna è l'Onnipotenza supplicante.

È Onnipotente per Grazia,perché è Madre di Dio e Tabernacolo della Santissima Trinità.

È la Vergine sempre in preghiera.

Lei ha autorità su tutti i Doni e Grazie dello Spirito Santo, e distribuisce Grazie ai Suoi devoti come meglio crede, in quanto queste Grazie sono il prezzo di quel Sangue che Gesù ha ricevuto da Lei, Sua Genitrice.

Andiamo a Gesù, ma occorre la Grazia, per avere la grazia ci vuole Maria.

Dio ha radunato in Maria tutte le grazie.

È la Vergine.

È l'Unica.

È la Perfetta.

È la Completa.

Pensata così da Dio, generata così, rimasta così,Incoronata così, eternamente così: Santissima.

Dio per formare Maria, raccolse il meglio che si trova negli Angeli, nei Santi e nel creato adornandola di ciò che mai occhio vide e mai orecchio udì.

"O Vergine, quello che Dio può per la Sua volontà Tu lo puoi per la Tua preghiera", dice San Agostino.

E Sant'Antonio continua: "La preghiera della Madre di Dio ha carattere di comando, e non è che non sia esaudita".

San Pier Damiani scrive: "Avvicinati, o Vergine, all'altare del perdono, non già per supplicare,ma per comandare come Regina, poichè nelle Tue mani sono tutti i Tesori della Misericordia di Dio".

E San Bonaventura non esita a dire: "Nessuno entra in Cielo,se non per mezzo di Maria" San Bernardo consiglia:"Andate a Maria, ve lo dico senza esitare, Ella sarà sempre ascoltata, per ragione della Sua Dignità; l'Angelo Le disse che aveva trovato Grazia ed effettivamente Maria sempre trova Cratia".

"Al comando di Maria afferma San Bernardino da Siena tutti obbediscono anche lo stesso Dio! Basta che la Vergine voglia e tutto sarà fatto"Maria e Colei che solo amò, la Creatura delle Delizie di Dio, il Sole del Suo Sole, il Fiore del Suo giardino, il Tabernacolo Santo di Dio, la Carezza dell'Eterno,la Perla del Paradiso, la Vergine che non conosce che il bacio del Signore, il Capolavoro della creazione universale, l'Immagine e la somiglianza perfetta di Dio, destinata a divenire l'Arca del Verbo, la Pace di Dio, la Colomba Soave di Dio, Colei che da sola sa amare più di tutta l’umanità messa insieme, inferiore in santità solo a Dio, la Creatura più grande dopo Dio, la gioia del Paradiso, ma ancora, Maria è la Rosa di Dio.

Maria è la Mediatrice universale di tutte le Grazie, è Portatrice di Grazia, perché é Lei diede la Vita fisica alla Grazia stessa: a Gesù.

Maria, perché é Madre del Signore è la Vergine Madre, l'Assunta in Cielo in Anima e Corpo, la Regina degli Angeli e dell'universo, la Corredentrice del genere umano, la Madre spirituale dell'umanità, la Regina del cielo e della terra, la Madre della Chiesa, Colei che innamora la Santissima Trinità,la Misericordia del Padre: è l'Immacolata.

Ma tutte queste prerogative scaturiscono dalla Maternità Divina:Maria è Madre di Dio.

La Maternità Divina è la base e il motivo di tutti i privilegi di Maria Santissima.

Immacolata perché non poteva essere macchiata da alcun peccato e quindi in potere di Satana, Colei che doveva ospitare nel proprio Grembo il Vincitore del peccato e del demonio.

Vergine Madre perché ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo, ed è rimasta Vergine, perché ciò era conveniente alla Madre di Dio.

Assunta in cielo perché "occorreva che la Madre della Vita (Gesù) condividesse la dimora della Vita".

Maria è creatura tutta singolare, si trova tra Dio e noi.

Vuole che Dio sia conosciuto, amato ed adorato,ma vuole anche che noi ci salviamo, andiamo in Paradiso, e ci riusciremo solo se conosceremo, ameremo ed adoreremo sempre più Dio.

Ella ha ricevuto da Dio quelle perfezioni che convengono solo a una che è Madre di un Dio, per questo Maria è grandissima.

La Sua Santità è così alta,che sfiora l'infinito.

"Dio Si fa Uomo, l'uomo diventa Dio dice Cornelio A Lapide; il Cielo si abbassa, la terra s'innalza; Dio ha una Madre, una Vergine ha Dio per Figlio; gli Angeli stupiscono, la terra esulta, freme l'inferno.

Tutto è salvo.

Un Fiato di Dio crea il mondo; un Fiato di Adamo lo perde; un Fiato di Maria permette l’incarnazione del Verbo Eterno e salva l'universo".

Il Beato Duns Scoto afferma, che"Maria è vera Genitrice di Dio, in forza della sostanziale unione del Verbo eterno alla Carne da Lei generata".

Tra tutte le donne, Maria è la Donna eletta, tanto che l'Immortale Creatore Si nutrì al Suo petto.

Dice San Bernardo che "nella Passione, Maria soffrì nel Cuore tutte le pene che Gesù soffrì nel Corpo: per questo Dio L’ha tanto esaltata" Dice lo pseudo Alberto Magno, che "Maria ebbe in grado superlativo tutte e singole le virtù, a differenza dei Santi, i quali ebbero solo qualche virtù eminente"Madre di Gesù, e se Gesù concede grandi Grazie ai Santi, quante più deve concederne alla Madre, che è Piena di Grazia la Donna bellissima, che innamorò la Santissima Trinità.

È lo Specchio del Signore, perché Ella rimanda sempre al Figlio Divino; è la Maestra dei Santi, come lo fu del Santissimo, Uomo unico ed irripetibile; la Luce del mattino o l'Aurora, perché è dopo Lei viene il Sole,che illumina le tenebre.

Maria fu l'obbediente, la Maestra di obbedienza.

Perché la Sua risposta a Dio, fu sempre "Si".

La Vergine Maria fu Colei che per la Sua Fede di obbedienza generò sulla terra lo stesso Figlio del Padre senza contatto con uomo, ma adombrata dallo Spirito Santo"come è scritto nella Marialis Cultus.

"Se il peccato di Eva fu quello della disubbidienza, la novella Maria, con la Sua perfetta ubbidienza, riparò questo peccato", sostiene Sant'Agostino.

Fra tutti i Più grandi Santi, solo l'ubbidienza di Maria fu perfetta.

"Gesù La onorò dall'eternità e La onorerà per l'eternità -afferma San Massimiliano Maria Kolbe- Nessuno si avvicina a Lui, si rende simile a Lui, si salva,si santifica, se non onora Maria nessuno, nè un Angelo,né un uomo, né un altro essere" Maria è l'Altissima, e mente umana non può comprendere quanto sia Potentissima.

Sant'Anselmo dice: "Dio che creò ogni cosa, fece Se stesso da Maria e così tutto rifece". La Vergine Madre ha detto alla mistica, Venerabile Maria d'Agreda: "Fui preparata dall'Altissimo per essere Madre dell'Unigenito, e da questa Santa Maternità provengono alla Mia Anima tutte le perfezioni, le Grazie e i Doni.

Appresi l’arte della perfetta Maternità quando nel Mio Seno il Mio dolce Bene dava istruzioni al Mio Cuore e insegnava alla Mia Anima; talvolta colloqui dolcissimi Mi intrattenevo con Lui, e il Mio Amato si accostava alla Fonte sigillata, e alle Mie orecchie sussurrava parole divine che nessun udito umano mai ha udito".

Maria Santissima è l'Amata da Dio e la Prediletta di Dio da tutta l'eternità, la più grande di tutte le creature, perché Dio riversò su di Lei come pioggia fertile Grazie, Privilegi ed infinito Amore.

La Santa Chiesa, dice che non reca meraviglia, se presso i Santi Padri, c'era l'uso di chiamare la Madre di Dio: "La Tutta Santa; immune da ogni macchia di peccato; dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura; adornata fin dal primo istante della Sua Concezione dagli splendori di una Santità tutta singolare"Precisa Sant'Agostino, che "pur essendo così grande,Maria fu tanto umile, che meritò di diventare l'arcana Scala per la quale Dio discese in terra".

"Sembra quasi che tra Maria e Dio si stabilisca una gara: più Dio innalza Maria più Lei Si abbassa nella Sua umiltà", afferma San Bernardo.

Maria è il Mare delle virtù di Dio, Colei che porta ogni bene, l'Ostensorio di Dio, la Porta del Cielo, l'Arca di Dio, l'Inno dei Cieli, il Tempio dello Spirito Santo, 1'Avvocata nostra, la Mediatrice e Dispensiera di Grazie.

Le meraviglie compiute da Dio in Maria sono state più numerose delle stelle del Cielo e più luminose del sole.

Per San Massimiliano "la Madonna è la più perfetta tra le creature, è stata elevata al di sopra delle creature, ed è una Creatura Divina in un modo ineffabile.

Ella è strumento di Dio.

Con piena consapevolezza Si lascia volontariamente condurre da Dio, Si conforma alla Sua Volontà, desidera solo ciò che Dio vuole.

Opera secondo la Sua Volontà nel modo più perfetto possibile, senza il minimo difetto, senza alcuna deviazione della propria Volontà, dalla Volontà di Lui".

"O Maria il Figlio di Dio aspettava alla porta della Tua Volontà che Tu gli aprissi dice Santa Caterina da Siena.

Bussava alla Tua porta il Dio Eterno; ma se Tu non avessi aperto Dio non Si sarebbe Incarnato in Te".

"Tutte le generazioni Mi chiameranno Beata"(Lc 1,48), profetizzò Maria, ma il popolo di Dio La invoca Beatissima, Santissima, Onnipotente per Grazia,Regina dell'universo e Madre di Dio.

Infatti, ogni cuore innamorato di Maria ripete insieme a Sant'Elisabetta: Beata Te che hai creduto " (Lc 1,4).

In Maria la Grazia ricevuta, corrisponde ad una santità quasi infinita, ed è proporzionata all'Amore che Ella ebbe verso Dio adornò Maria di incalcolabili gemme preziose.

Come Creatore Egli poteva creare una Creatura così Altissima sopra tutti gli Angeli; volle avere per Madre una Donna grandiosa; creò senza alcun interrogativo una Madre,che è Santissima ed umilissima: Maria di Nazareth.

Sì, Maria è la Casa d'oro e vivente dell'Incarnazione Divina.

Maria è la Casa di santità, del sacrificio, di·preghiera, la Casa di Dio.

Ella è il Tesoro di tutti i beni celesti; il Tesoro di bontà e di Grazia.

Maria i Creatura specialissima, creata con potenza, sapienza e bontà da Dio.

Maria è la mistica Città di Dio, la Tesoriera del Cuore di Dio e la prima degli Eletti.

È la Misericordia di Dio, in cui trovano riparo e salvezza i figli disperati.

È il Giardino fiorito, da dove germogliò il Fiore più prezioso e più bello: Gesù.

È l’Orto fruttuoso, che produsse quel Frutto Divino dolce e sazievole,che è l'Uomo Dio.

Sì, per nostra consolazione e conforto, la Grandezza e la Dignità di Maria è senza uguale, fino a toccare i limiti dell'infinito, perché é Lei è la MADRE DI DIO.

 

Estratto dal libro

"Maria, Madre di Dio"

Per richieste: ASSOCIAZIONE CATTOLICA "GESU’ E MARIA"

CASELLA POSTALE 223 – PALERMO CENTRO

0360/556781 – I LIBRI SONO FUORI COMMERCIO

ALTRE PUBBLICAZIONI DI PADRE GIULIO MARIA:

GESU’, GIUSEPPE E MARIA, VI DONO IL CUORE E L’ANIMA MIA

DIO E’ VIVO (CON PADRE A DIMONDA)

ADORAZIONE EUCARISTICA

 

Dal "volantino di Padre Maria Giulio" nascono le nostre riflessioni, che sottoponiamo con umiltà alla valutazione di chi vorrà leggerle, sia per considerarle e darci eventuali chiarimenti biblici, sia per correggere quanto da noi scritto e migliorarlo.

Innanzi tutto, Padre Maria Giulio sostiene che Maria sia stata pensata e creata da Dio, quasi fosse stata priva di una umana progenie e non derivata dalla famiglia del re Davide; quindi, senza alcun collegamento umano ed una natura terrena e carnale, come l’ebbe Abramo, Davide, Anna sua madre e tutti gli altri suoi progenitori.

Almeno questo è il senso che affiora dalla prima e dalla seconda frase del "volantino".

A tal punto viene da chiedersi se tale assunto sia accoglibile alla luce delle Sacre Scritture e la risposta più attinente e fedele alle stesse è certamente negativa.

Maria, dunque, fu una donna tra le donne, avente la stessa natura e gli stessi problemi di tutte le altre, ma scelta da Dio e graziata per poter compiere l’incarnazione del Verbo.

Tale missione terrena, accolta e portata a compimento da Maria, la vergine d’Israele, la rese beata fra le donne, piena di grazie e Le fu concesso che tutte le generazioni l’avrebbero chiamata beata, poiché Dio, scegliendola nel piano dell’incarnazione della Parola, aveva fatto in Lei grandi cose.

Nella terza frase Maria è descritta in maniera tale che, per poco, la di Lei santità è considerata pari a quella di Dio.

Noi riteniamo che Ella fu resa santa dalla grazia celeste e, per questo, chiamò Dio suo salvatore; ciò dimostra che lei stessa, prima di essere scelta a far parte del piano della incarnazione del Verbo, non si riconosceva salvata.

Inoltre, sostenere che Maria sia stata superiore in santità ad Adamo ed Eva, prima del peccato, ci appare un vero assurdo biblico, un vero e proprio paradosso dal punto di vista logico e temporale, visto che Maria nacque da Anna, da Davide, da Abramo, da Noè, e da Eva, la quale partorì Set dopo aver peccato ed essere stata allontanata dal giardino di Dio.

Se Maria non fosse nata dalla progenie di Davide e per questo non ne avesse portato la natura terrena e carnale (alla quale fu fatta la promessa), Ella non avrebbe potuto essere scelta come strumento del piano di Dio, circa l’arrivo del Messia: "La vergine partorirà un figlio e gli sarà posto il nome di Emmanuele" (Dio è con noi) – Isaia 7,14; "Beata è colei a cui il peccato è stato rimesso ed alla quale il Signore non imputa alcuna iniquità" (Sal.32).

Per questa ragione Maria, rivestita dell’umana natura conseguente da Adamo ed Eva, potè concepire in sé la Parola e darle un corpo mortale, per offrirlo in sacrificio al fine di acquistare la salvezza di ognuno che crede nel Signore e nell’opera della croce. Del resto, è Maria stessa a spiegare tutto questo nel "magnificat".

Nella quarta frase, a Maria viene riconosciuta una capacità di supplica onnipotente. A noi risulta che nulla esiste di onnipotente al di fuori di Dio e che la preghiera più alta non è quella di Maria, ma quella di Gesù Cristo (Rom.8,34).

Il potere d’intercessione mediante la preghiera è affidato anche allo Spirito Santo (Rom.8,26 sgg).

Siamo certi che Maria ha pregato per i bisognosi, sia prima di ricevere lo Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, che dopo, ma non possiamo confermare, con padre Giulio, che la preghiera di Maria possa essere stata superiore né uguale a quella di Gesù ed a quella dello Spirito Santo, il quale continua ad intercedere, tramite la chiesa ed i credenti, con sospiri ineffabili.

Nella quinta frase, troviamo che padre Giulio dichiara Maria Madre di Dio.

A tal punto è necessario precisare che la Bibbia indica Maria quale madre del Signore e non di Dio; in questo modo di definire Maria c’è una grande differenza.

Infatti, da troppo tempo è stato confuso il ruolo di Dio e quello del Signore. Sono due termini diversi, che indicano due differenti attributi, nonostante li ritroviamo uniti nella stessa persona di Gesù Cristo.

Gli angeli (Luca 2,1-3) dichiararono ai pastori: " Oggi nella città di Davide è nato per voi un Salvatore, che è Cristo il Signore", ovvero Colui che governa e regna su tutte le cose e le creature: Il Re dei re, il Signore dei signori, Colui che si incarnò e venne per regnare: nacque per questo; così disse a Pilato (Giov.18,37).

Dio Padre, invece, è colui che crea, genera e fa crescere.

Maria, dunque, non è madre del Creatore, ma del Signore; Egli è nato per regnare, quindi, quale Signore.

Sostenere che Maria è madre di Dio serve solo a commettere un terrificante errore, sul quale si fondano una serie di dogmi ed assiomi che conducono i credenti sempre più lontano dalla verità, ed in maniera inesorabile verso la confusione e la morte.

Credo che chi comprende tali cose troverà difficile esporre la propria vita alla condanna eterna, per aver chiuso il cuore all’amore della verità ed aver proseguito nell’efficacia dell’errore, quasi sempre a motivo di uno stolto "campanilismo denominazionale". Questo è il tempo del riscatto in forza della verità biblica: il domani non appartiene a nessuno, tranne che a Dio.

Un’ulteriore riflessione logica può essere fatta al proposito, chiedendoci se è possibile definire Maria come madre di Dio, e reputarla generatrice del creatore di tutte le cose, pur sapendo che Ella è una creatura voluta da Colui che ogni cosa ha creato e crea.

Può dunque il creatore essere generato dalla sua stessa creatura? Ecco perché la Bibbia chiama Maria Madre del Signore e non Madre di Dio.

E’ l’uomo, quindi, che ha detto, sostenuto e divulgato quello che mai Dio ha dichiarato.

E’ ora di tornare alla verità di Dio e rispettare la sua santa Parola e le sue Scritture Sacre, riconosciute e confermate da Gesù Cristo e dallo Spirito Suo Santo.

A chiarimento della sesta frase, ricordiamo che nel libro dell’Apocalisse, al capitolo 6, all’apertura del quinto sigillo, è descritta la richiesta di giudicare la Terra, fatta dai martiri, il cui sangue è stato versato a motivo della Parola di Dio.

Questi chiedono che i loro carnefici ricevano la condegna mercede del loro traviamento. Solo Gesù è colui che li invita ad aspettare, affinché altri siano salvati.

Colui che sta sempre in preghiera è Gesù: nel capitolo 8 della lettera ai Romani leggiamo che Egli è morto sulla croce per noi e, risorto, siede alla destra di Dio e prega per noi.

Sempre, nella lettera ai Romani, al capitolo 12, è consigliato a tutti i cristiani di pregare sempre.

Maria (possiamo dire in maniera più fedele possibile alle Scritture), recita la stessa preghiera di tutti i santi e prega come tutti i santi.

Solo Gesù ha una preghiera superiore.

In risposta alla settima frase, ricordiamo che la prima lettera ai Corinti, al capitolo 12, insegna come i doni li distribuisce lo Spirito Santo di Gesù a ciascuno come Egli (e nessun altro) vuole: lo Spirito li dà a chi vuole, per l’utile comune.

Del resto, nessuna Scrittura sostiene che lo Spirito Santo abbia delegato a Maria la funzione di consolare la Chiesa.

Infine, ci appare assurdo sostenere che il sangue di Gesù debba ritenersi appartenente a Maria, sol perché Ella è la madre.

Se seguiamo questa logica, si finirà per concludere che il sangue di Gesù, in fondo, è quello di Eva; per cui, potremmo ritenerci tutti sottoposti al peccato a motivo di Eva e nel contempo salvati dal sangue di Lei, trasmesso per progenie nel corpo di Cristo Gesù.

Crediamo che una tale conclusione del ragionamento, incautamente avviato da Padre Giulio, non sarebbe accoglibile, adesso, neppure dal medesimo. Certamente non lo è da noi.

L’ottava frase è un assioma antibiblico, poiché colui che è venuto dal cielo ed ha portato la grazia e la verità agli uomini è certamente Gesù Cristo e non Maria (Giov. 1, 15-16 e 17).

Pertanto, chiunque sostenga cosa diversa e contraria alle Scritture non può essere definito discepolo di Cristo, ma deve essere annoverato tra coloro che parlano e scrivono per screditare la missione salvifica di nostro Signore e Padrone Cristo Gesù.

Considerato che nei pochi versetti commentati abbiamo rilevato un così gran numero di conflitti con le Sacre Scritture, ci verrebbe voglia di lasciare ai lettori le valutazioni e le conclusioni ovvie che l’articolo marianeo suscita alla luce delle Sacre Scritture, le uniche capaci di dare la misura e la verità della volontà di Dio.

Comunque, impossibilitati a non reagire, ci permettiamo di aggiungere altri pochi e brevi chiarimenti: ad esempio, dalla frase dieci alla quattordici, è scritto che Maria è stata eternamente pensata, generata, rimasta santissima.

L’autore sembra in tal modo voler disconoscere la volontà di Dio, depositata nella Bibbia, e la volontà dello Spirito Santo, contenuta, del resto, nelle stesse parole pronunciate da Maria nel Magnificat, quando innalza Dio come il suo personale Salvatore.

Ora, se Ella fosse stata santissima a priori, da cosa avrebbe dovuto essere salvata? E, dal momento che Ella dichiara Dio quale suo Salvatore, siamo autorizzati a ritenere che la sua sia stata falsa modestia oppure dichiarazione rivelata dal Santo Spirito. Naturalmente, noi crediamo nell’onestà e nella veridicità delle parole di Maria.

Inoltre, va precisato che Maria era solo una giovane figlia d’Israele, casta vergine, ma donna tra le donne, e per questo graziata e resa beata; i meriti, pertanto, appartengono a Colui che fa grazia e non a chi viene scelta per ricevere grazia.

Maria viene posta, inoltre, da padre Giulio, in parallelo e come contraltare di Dio, quasi che, mentre il Creatore opera mediante la sua personale volontà, la seconda agisca mediante la sua preghiera, dal momento che entrambe le azioni vengono inspiegabilmente, dal religioso, qualificate col termine "onnipotente".

A tal punto necessita riflettere sul senso che il curatore del volantino ha voluto attribuire alla preghiera di Maria, definita "onnipotente": poiché, se fosse preghiera, dovrebbe comunque essere subordinata, e per questo non sarebbe onnipotente; se invece le suppliche di Maria fossero "preghiere di comando", come Padre Giulio in altre parti sostiene, allora onnipotente sarebbe Maria e non più Dio, il quale si vedrebbe, in questo caso, subordinato alla di Lei preghiera.

Infatti, onnipotente non può essere che uno solo e, tra due (Dio e Maria), la questione è facilmente risolvibile, considerato che il primo è creatore e la seconda creatura.

E’ dunque impossibile dire che, per la volontà di Dio e per la preghiera di Maria, possa essere usato in maniera paritetica il termine "onnipotente".

Ciò che dice Sant’Agostino (e che padre Giulio ci ricorda, nella frase numero 16: "O Vergine, quello che Dio può per la Sua volontà Tu lo puoi per la Tua preghiera") è accoglibile a condizione che la preghiera di Maria sia ritenuta sottomessa all’onnipotenza di Dio e subordinata alla di Lui volontà; per tale ragione di sottomissione, la preghiera dovrà essere compatibile e condivisibile.

Pertanto sosteniamo che appare quanto mai errato definire la preghiera di Maria come elemento "di comando" o "di onnipotenza".

Del resto le Scritture mostrano come la preghiera di Maria non fu sempre accolta, visto che, almeno in un caso, Ella ed i suoi figli non furono ricevuti dal Signore. Infatti, un giorno, quando Ella si recò in casa della suocera di Pietro, con tutti i figli, per portare a casa Gesù, non fu né ascoltata né raggiunta.

In quella circostanza, la volontà e la richiesta di Maria erano difformi dalla volontà di Dio. Per tutto ciò possiamo affermare che nessuna preghiera contraria alla volontà del Padre potrà mai essere accolta ed esaudita, da chiunque provenga, neppure da Maria.

Nella Bibbia sta scritto (Giov. 11,42), che il Padre ascolta sempre ed in ogni occasione la preghiera di uno soltanto: Suo Figlio, Colui che condivide col Padre un’unica volontà. Inoltre, le Scritture sostengono in maniera esplicita che uno solo è l’intermediario tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù (I Tim. 2).

Ecco perché, qualora la preghiera di Maria a Dio fosse un comando, dovremmo concludere che Dio, ricettore del comando, sia sottoposto a Maria, emanatrice del comando stesso. Queste considerazioni, conseguenti alle affermazioni assiomatiche di padre Giulio, non ci appaiono accoglibili, essendo state dimostrate illogiche nel loro sviluppo, e per questo le riteniamo assurde, quand’anche l’abbia dette o scritte Sant’Antonio.

Solo uno è il detentore del bene ed è per la sua conoscenza che noi possiamo ottenere (2 Pietro 1) tutto ciò che appartiene alla vita ed alla pietà.

E’ vero che Maria ha trovato grazia per sé, ma in nessuna parte della Bibbia si trova scritto che Ella sia divenuta elargitrice di grazia, a nome e per conto di Dio, né, tantomeno, è indicato che lo possa fare autonomamente.

Padre Giulio sostiene che la Madonna non ha conosciuto altri baci che quelli di Dio, mentre dalle Scritture si rileva che, dopo la nascita del Signore, Maria è stata "conosciuta" da Giuseppe. Infatti (Matt.1,24) Giuseppe non ebbe con Maria rapporti coniugali finché

Ella non ebbe partorito un figlio, al quale pose nome Gesù. Così, Maria, dopo la nascita di Gesù, ricevette gli abbracci del suo fedele sposo Giuseppe, ed anche quattro figli, i cui nomi sono: Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda, oltre a numerose figlie (Matt.13,55).

Padre Giulio sostiene (come del resto tutti i Mariani) che la Madonna è la Mediatrice universale di tutte le Grazie, è Portatrice di Grazia, perché è Lei che diede la Vita fisica alla Grazia stessa: a Gesù.

Dare vita alla grazia, come formula possibile intorno alla maternità di Maria, per il religioso, è condizione sufficiente a rendere la Madre del Signore titolare delle grazie divine e capace di gestirne la distribuzione.

Dal volantino in esame appare quasi che Ella può far grazia a chi vuol far grazia e si intravede perciò un vuoto di grazia tra gli uomini prima della nascita di Maria, mancando a Dio lo strumento elargitore della grazia stessa: proiezioni concettuali, codeste, del tutto inattendibili e certamente fuorvianti dalla vera fede.

Infatti la Bibbia non dice affatto questo, ma sostiene che il solo che ha sempre fatto grazia e sempre potrà elargirla è Gesù, a tutti coloro che in Lui credono e sono a Lui sottoposti come discepoli.

Oggi, più che mai, i cristiani sono decisi a difendere la verità biblica contro ogni tipo di circonlocuzione e capovolgimento dei significati.

Fra questi ultimi, un altro fraintendimento provocato dai fedeli di Maria riguarda il fenomeno della sua presunta assunzione in cielo: ossia di Maria, l’Assunta in cielo in anima e corpo. Questo dogma religioso, come molti altri, ci coglie nello sgomento e nella meraviglia, visto che nessuna Scrittura lo conferma.

Anche la frase 22 ci turba non poco, visto che Maria viene dichiarata corredentrice del genere umano, nonché la Madre della Chiesa, Colei che innamora la Santissima Trinità.

Volendo tralasciare il resto dei contenuti inseriti nella frase in esame, non si può disattendere quanto sottolineato: se si sostiene Maria assunta in cielo senza aver "gustato la morte", la si ritiene superiore al progetto di Dio per gli uomini e, quindi, la sola a differire da quell’iter prezioso inaugurato da Gesù, che ci rende tutti figli della sua resurrezione. Padre Giulio fa quindi di Maria una realtà diversa da tutti e dal Signore stesso, che morì e resuscitò, secondo l’Evangelo della grazia e del regno. Anche questo dogma religioso non è sostenuto da alcuna Scrittura (1Cor.4,6).

Circa Maria quale presunta madre della Chiesa, si ricorda che tale affermazione contrasta violentemente con le Sacre Scritture, le quali (Galati 4,26) sostengono, nei secoli, come la Chiesa sia la vera Madre dei credenti. Questi, nell’unità dello Spirito, formano il Corpo mistico di Cristo (1Cor.12 e Rom.12).

Infine, per ciò che concerne il ruolo di corredentrice attribuito alla Madonna, ci permettiamo di ricordare le riflessioni sviluppate sul tema nel corso delle prime pagine del presente scritto.

In riferimento a quanto sostiene Padre Giulio (nelle frasi che vanno dalla 23 alla 28), precisiamo che Maria è esclusivamente Madre del corpo fisico di Gesù, del quale l’eterna ed immortale Parola di Dio si è rivestita. Maria, quindi, non ha generato né partorito Dio, che ad Ella preesisteva, ma soltanto il corpo fisico, carnale e mortale, mediante il quale la Parola si offriva in sacrificio al nostro posto.

Quel corpo, contenente la Parola, è risorto e regna in eterno essendo divenuto tutt’uno con la Parola, per questo sosteniamo che Maria, come già spiegato, è Madre del Signore e non del Creatore.

Il ruolo dell’intermediazione tra l’uomo e Dio, che è tipicamente sacerdotale, appartiene unicamente a Gesù Cristo(I Timoteo 2,5; Romani 8, Ebrei 7,8,9) ed allo Spirito Santo.

Padre Giulio sostiene (nella frase 28) "Maria Madre di un Dio", quasi che Dio non fosse uno solo.

Inoltre, ricordiamoci che Gesù chiama "sue Madri" anche i discepoli che lo seguivano e credevano in Lui; e noi riteniamo che ciò non sia stato scritto per caso. In merito, si può osservare come pure noi diventiamo madri della natura di Gesù Cristo, quando, similmente a Maria, crediamo nella Parola di Dio e la incarniamo nella nostra vita, ricevendo la nuova nascita (Giov.3) mediante il seme della Parola (1 Piet.1,23; Giov.1,13).

Ora, poiché tutto questo è vero, tutti i discepoli di Gesù, dovrebbero essere venerati e pregati, allo stesso modo di Maria, qualora si continuasse a ritenere che "alla madre del Signore" debba essere riservato un ruolo speciale mediante la venerazione, che, a ben guardare, attraverso le preghiere rivolteLe, diviene di fatto vera e propria adorazione.

Come è comprensibile, quanto stiamo esponendo diventa sempre più difficile per chi ama il preconcetto ed il dogma in luogo della Santa Parola; eppure tutto sarebbe facile ed accettabile se, con semplicità e genuinità di cuore, si avesse il coraggio di andare a Gesù e credere nel suo Evangelo, quale pane azzimo che alimenta la vera vita della natura dei figli di Dio.

Infatti anche noi credenti abbiamo accolto nel cuore la Parola vivente dell’Evangelo e, mediante questo Santo seme, Gesù è nato in noi: noi siamo così nati di nuovo alla natura del figlio di Dio, che è diversa da quella Adamitica, poiché è senza peccato.

Durante la loro vita terrena, i credenti possono camminare in due nature tra loro opposte (Gal.5,16) e devono adoperarsi affinché quella Spirituale (cristiana e del figlio di Dio) cresca (Ef.4,13) e quella carnale e terrena diminuisca.

In tal modo, la prima sarà prevalente sulla seconda e si verificherà ciò che viene esemplificato dalla metafora biblica di Simone che, per un tempo intermedio, fu chiamato Simone-Pietro, fino a quando, superato il livello di transizione dall’una all’altra natura (convertito), potè essere chiamato per sempre Pietro. Un nuovo nome per una nuova natura, che è destinata a vivere in eterno con Cristo Gesù.

Ecco perché, avendo accolto la Parola di Dio e fatto nascere in noi la natura di Cristo, siamo fratelli e sorelle di Gesù ed anche "sue madri" (Marco 3,34 e I Pietro 1,23), dato che abbiamo accolto il seme della Parola e lo abbiamo fatto crescere nel nostro seno.

Altro fatto da chiarire nelle espressioni di Padre Giulio è quando il lettore viene spinto ad intuire la Trinità come l’innammorato che brama la giovane fanciulla d’Israele e con Lei concepisce un figlio. Quasi che il desiderio verso la sposa sia preminente rispetto a quello riguardante l’incarnazione del Verbo.

Parimenti inaccoglibile è la tesi per la quale viene affermato dal religioso che Maria sarebbe paritetica a Cristo ai fini della salvezza dell’uomo peccatore, poiché avrebbe sofferto nel suo cuore gli stessi dolori patiti da Gesù sulla croce.

Pertanto si deduce che il dolore della Madre, ritenuto da padre Giulio pari a quello del Figlio, sia egualmente salvifico, e per questo Maria possa essere definita corredentrice.

A tal punto è necessario chiarire che la salvezza non è frutto del dolore patito, altrimenti molti altri uomini dovrebbero essere chiamati corredentori, come, del resto, gli stessi ladroni crocifissi ai lati del Signore.

La salvezza che viene dall’opera della crocifissione di Gesù Cristo deriva soprattutto dal fatto che Egli è stato l’Agnello sacrificale senza difetto, che Egli era il Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedec, che Egli era la Parola di Dio incarnata, e solo Egli poteva pagare al posto di tutti, avendo un valore superiore a tutti.

Pertanto, Gesù si offriva al posto nostro e pagava per tutti noi, mentre Maria soffriva per il figlio crocifisso e non poteva partecipare all’opera salvifica della croce, sia perché non ne aveva coscienza e sia perché, come madre terrena, non sarebbe stata disponibile a consegnare la vita del Figlio alla croce del Golgota.

Maria viene anche dichiarata "maestra del Santissimo", quasi che il Signore, il quale preesisteva alla fondazione del mondo, necessitasse dei consigli e degli insegnamenti di Maria per completare la sua perfezione. Maria ha certamente insegnato al bambino Gesù le cose di casa, ma, riguardo alle cose del Padre, anche da piccolo, Gesù insegnò a Maria (Luca 2,41).

Se avete compreso, tramite le Sacre Scritture, la corretta visione di Maria e capito che l’enfasi di Padre Giulio è difforme dalla Bibbia, se avete riconosciuto che Maria è santa, beata fra le donne e piena di grazia, ma non può essere definita corredentrice, se non a prezzo di sminuire l’amore di Dio, allora potete capire il resto da voi stessi e dichiarare, con noi cristiani, che c’è un solo vero Dio ed un solo vero Signore e Salvatore di tutti gli uomini: Gesù Cristo, poiché questo solo nome è stato dato agli uomini per la loro salvezza (Atti 4,12).

Attraverso quanto escusso, emerge chiaro che nessuna forma di venerazione né di adorazione deve essere rivolta a Maria né ai santi, visto, del resto, che la stessa Bibbia, in maniera esplicita (Rom.1,24) lo vieta, avvertendo che chi venera o adora qualsiasi creatura sarà abbandonato da Dio; e Maria, per quanto santa, amabile e preziosa, è pur sempre una creatura.

Così, anche se amiamo Maria insieme a tutti i santi, che in ogni tempo furono graditi al Signore, sentiamo la necessità di informare, per mezzo delle Sacre Scritture, che nessun atto di culto e di venerazione è ammesso da Dio nei confronti di qualsivoglia creatura, inclusa Maria.

Pertanto possiamo con certezza affermare che la preghiera dell’Ave Maria non è voluta da Dio, né dalla stessa Maria, che mai in tale ruolo si è proposta; a tal proposito, la stessa versione cattolica della Bibbia di Gerusalemme, nella lettera ai Romani (1,24), consiglia di non adorare né venerare le creature, per non essere abbandonati da Dio.

Se quanto scritto sembrerà ad alcuni una irriverenza nei confronti di Maria, si sappia che ciò non sta nelle nostre intenzioni, ma, al contrario, desideriamo evidenziare nei confronti di Maria i giusti riconoscimenti a Lei concessi da Dio, evitando che intorno alla sua preziosa persona vengano perpetrati misfatti spirituali che conducono le anime alla morte eterna.

Certamente la Beata Maria, Madre di Gesù, è d’accordo con noi, e da lei sentiamo giungere un prezioso ringraziamento. Lei, come chiunque altro dei santi, desidera sentire che il suo nome è al servizio dell’Altissimo e non in concorrenza o, peggio, in rivalità.

Riscattare il nome di Maria relativamente al suo giusto servizio nei confronti di Dio, è, anzi, l’atto d’omaggio e di riconoscenza migliore verso quella speciale vita che la Madre di Gesù ha saputo vivere con rispetto e grande decoro.

Ella ha saputo rimanere al posto assegnatole, partecipando con tutta la Chiesa alla glorificazione del Figlio, per ricevere da Lui la gloria dei santi, che in ogni tempo Lo hanno amato e servito.

Beata è Maria, la Madre del Signore, fra tutte le donne, e benedetto è il frutto del suo seno: Gesù.

 

DOCUMENTO STORICO

ROMA E LA BIBBIA

FOGLIO B N.1088 VOL.II PAG. 641-650

Sotto questo titolo, la rivista settimanale "The truth" (la Verità), pubblica in Gerusalemme, in data 3 Novembre 1911, un articolo che cita un documento conservato nella Biblioteca Nazionale di Parigi. Esso contiene consigli dati dai Cardinali a Papa Giulio III, all'epoca della sua elezione alla Santa Sede, nell'anno 1550.

Questo documento racchiude il seguente estratto:

"Tra tutti i consigli che possiamo avere a presentare alla Sua Santità, ne riserviamo il più importante in ultimo; dobbiamo tenere gli occhi bene aperti ed intervenire con tutta la potenza nostra nell'affare che abbiamo da considerare.

Trattasi di quanto segue: la lettura del Vangelo non deve essere permessa che il meno possibile, specialmente nelle lingue moderne, e nei paesi sottomessi alla vostra autorità.

Il pochissimo che viene letto generalmente alla messa, dovrebbe bastare e devesi proibire a chiunque di leggere di più. Finché il popolo si contenterà di quel poco, i vostri interessi prospereranno ma, nel momento che se ne vorrà leggere di più, i vostri interessi cominceranno a soffrire. Ecco il libro che più di nessun altro provocò contro di noi la ribellione, le tempeste che hanno arrischiato di perderci!

Difatti, se alcuno esamina accuratamente l'insegnamento della Bibbia e lo paragona a quanto succede nelle nostre chiese, troverà ben presto le contraddizioni, e vedrà che il nostro insegnamento spesso si scarta da quello della Bibbia e, più spesso ancora, è in opposizione ad essa.

Se il popolo si rende conto di questo, ci provocherà senza requie finché tutto venga svelato ed allora diventeremo l'oggetto della derisione e dell'odio universale.

E' necessario dunque che la Bibbia venga tolta e strappata dalle mani del popolo, però con grande prudenza, per non provocare tumulti."

Nel corso della storia, dal sesto secolo fino al ventesimo, sono stati aggiunti alla fede cristiana i seguenti dogmi:

Il culto a Maria (anno 531 circa);

Il culto ai santi ed agli angeli (anno 609 circa);

Il culto delle immagini e delle reliquie (intorno al 787);

Il celibato obbligatorio dei preti (intorno all’anno 1074). [Questo dogma contrasta con quanto indicato in 1 Tim,3,1. Pietro e molti altri erano sposati e portavano con loro le mogli.];

La corona ed il rosario (anno 1090 circa);

La confessione auricolare ( anno 1213 circa);

La transustanziazione (anno 1215 circa);

Lo scemamento della coppa (anno 1415 circa), mentre Gesù ha detto:"bevetene tutti";

Le indulgenze ( anno 1500 circa);

Il Corpus domini (anno 1519 circa);

L'immacolata concezione (anno 1854 circa);

L'infallibilità' del Papa (anno 1870 circa);

L'assunzione di Maria (anno 1950 circa).

Di tutto questo, né Gesù né gli Apostoli erano a conoscenza.

Se le autorità Marianee possono emanare e sostenere, col valore del dogma religioso, precetti contrari alle Scritture e far credere che sono volontà di Dio, noi cristiani siamo tenuti a precisare che il nostro Maestro e Signore rimproverò chi, a motivo della tradizione, diceva cose diverse dalle Sacre Scritture (Matt.15,3 sgg).

 

NOI CRISTIANI (biblici)

Riconosciamo che le varie denominazioni cristiane hanno promosso un valido avvicinamento all’ecumenismo biblico della cristianità e molte cose, ultimamente, stanno cambiando verso l’unità della fede, condotta dallo Spirito Santo nell’ambito delle promesse scritturali.

Nella famiglia di Cristo è in corso una presa di coscienza maggiore sui temi che ci sono pervenuti, poiché conservati dagli evangeli e da tutto il nuovo testamento, e un nuovo interesse e fedeltà alle Sacre Scritture si sta diffondendo ovunque.

La preparazione che precede il ritorno del Signore nostro Gesù Cristo sembra sia già stata avviata. Le ossa si stanno accostando alle ossa e la carne sta crescendo sulla struttura unita, mentre lo Spirito sta per essere chiamato e sta per soffiare e far tornare a vivere, nella volontà di Dio, ciò che era stato smembrato e disperso, e per ciò morto.

In Ezechiele 37,9 la voce dice:

"Profetizza allo Spirito, figliol d’uomo, e di’ allo Spirito: Così parla Dio, il Signore: vieni dai quattro venti, o Spirito, soffia su questi uccisi, fa che vivano. …. E lo Spirito entrò in essi, e tornarono alla vita, erano un esercito grande, grandissimo".

La storia della cristianità, nelle sue più varie manifestazioni, sta nelle mani della divina misericordia, e noi non vogliamo svolgere ruoli diversi da quelli assegnatici, che sono indirizzati alla salvezza e non al giudizio.

Ogni cristiano, che in ogni luogo invoca il nome del nostro Signore Gesù Cristo, ci è fratello e, nel nome del Salvatore, lo vogliamo accogliere, amare e, quindi, lo vogliamo servire.

Siamo afflitti per quanti, a motivo delle denominazioni e delle tradizioni, ci sono avversi senza ragione. Siamo afflitti perché questa loro condizione è alimentata dal preconcetto religioso e dal rifiuto della conoscenza contenuta nelle Sacre Scritture, dov’è indicato dal Signore ciò che i suoi credenti, seguaci e discepoli, devono fare.

Preghiamo, affinché la preparazione al ritorno del Signore possa trovare l’intera cristianità sveglia, con la lanterna accesa e l’olio sufficiente.

Preghiamo, affinché siano rotti i muri di separazione ed una coalizione che conduce all’unità della fede e dello Spirito ci trovi con Cristo, di Cristo e per Cristo.

In questi ultimi tempi, noi cristiani stiamo sognando un mondo migliore, il cui modello, ben conosciuto, è denominato messianico ed ha come Re Gesù Cristo.

E’ uno speciale sogno, che può essere inverato dal nostro servizio e dalla nostra fiducia nella realizzazione di quel mirabile progetto che è l’unità dei Cristiani:

Cristiani uniti nell’ecumenismo della Parola;

Cristiani che sanno rinunciare a tutto ciò che ostacola la crescita del regno di Dio;

Cristiani educati al metodo del dialogo, alla comprensione misericordiosa del prossimo ed ancor di più del fratello, impegnati nel rispetto dell’altrui dignità;

cristiani, infine, pronti a combattere ogni realtà culturale contraria alla comunione dello Spirito Santo.

Pace e grazia siano moltiplicate a tutto l’Israele di Dio.